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Il problema lavoro per i giovani europei I dati più recenti forniti dall’Ufficio statistico dell’Unione europea, Eurostat, sono piuttosto chiari: la disoccupazione è in costante aumento nell’intera Unione e nella zona euro e colpisce soprattutto i giovani. Nell’aprile 2012, infatti, si sono registrati nei 27 Paesi dell’Ue 5,46 milioni di disoccupati di età inferiore ai 25 anni, dei quali 3,36 milioni nei Paesi della zona euro, il che equivale a un tasso di disoccupazione giovanile medio del 22,4% nell’Ue e del 22,2% nell’area dell’euro, ma con punte al limite della sostenibilità toccate negli ultimi mesi in Grecia (52,7%) e Spagna (51,5%) e tassi comunque elevatissimi superiori al 30% in Slovacchia (39,3%), Portogallo (36,6%), Italia (35,9%), Lituania (33,6%), Belgio (32,4%), Lettonia (31,9%) e Irlanda (30,3%). In generale, a parte Germania, Austria, Paesi Bassi e Malta, tutti gli altri Paesi dell’Ue presentano tassi di disoccupazione giovanile superiori al 15% e nella maggior parte dei casi superiori al 20%. Ovunque nell’Ue il livello di disoccupazione giovanile è almeno doppio di quello relativo a tutta la popolazione, mentre il numero dei giovani disoccupati continua ad aumentare: tra l’aprile 2011 e l’aprile 2012 si è registrato un aumento di 268.000 giovani disoccupati nell’Ue e di 214.000 nell’area dell’euro. È evidente dunque l’esistenza di un grave problema specifico, la disoccupazione giovanile appunto, all’interno del problema complessivo rappresentato dalla disoccupazione nei Paesi dell’Unione europea. Così, la crisi che negli ultimi anni ha colpito duramente la maggior parte dei Paesi europei mettendone a dura prova i rispettivi mercati del lavoro ha avuto effetti particolarmente gravi sulle possibilità occupazionali dei giovani, aspetto rilevante perché con conseguenze profondamente negative sul futuro delle giovani generazioni e quindi dell’intera popolazione europea. Evidentemente non è stato fatto e non si fa abbastanza per affrontare questo grave problema, sia a livello nazionale che a livello di Unione europea, questione all’ordine del giorno nell’agenda politica dell’Ue alla quale è anche stata dedicata un’apposita Conferenza di esperti promossa dalla presidenza di turno danese dal titolo I giovani: occupazione e integrazione in tempo di crisi (Horsens, Danimarca, 26-27 aprile 2012). Costatando come l’attuale crisi economica e sociale in Europa abbia colpito i giovani «in modo sproporzionato», i rappresentanti di Stati membri, istituzioni europee, parti sociali, organizzazioni di vario genere tra le quali anche giovanili che hanno partecipato alla Conferenza europea hanno sottolineato che la politica dell’occupazione è una questione di competenza nazionale, ma gli Stati membri possono trar2012

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re vantaggio dalle reciproche esperienze. «Identificazione delle sfide comuni e scambio di esperienze sulle migliori prassi» sono quindi ritenuti due elementi che possono contribuire a individuare soluzioni nazionali per aiutare i giovani ad accedere all’occupazione e a muoversi in mercati del lavoro socialmente inclusivi. Ma quali sono queste «sfide comuni» da affrontare? La Conferenza europea ha individuato tre questioni generali: le misure necessarie per garantire ai giovani l’accesso al mercato del lavoro; le misure di inclusione sociale che consentano migliori transizioni nel mercato del lavoro; le modalità per migliorare le competenze tra i giovani senza lavoro. Le cause della disoccupazione giovanile variano da un Paese all’altro, ma l’Europa deve affrontare la generale alta disparità tra le capacità tecniche in cui gli studenti si specializzano e le esigenze del mercato del lavoro, per questo è considerato importante il collegamento tra scuola e lavoro ad esempio attraverso la formazione e il tirocinio, che dovrebbe essere maggiormente riconosciuto da parte delle imprese. Serve poi un migliore coordinamento tra le varie parti interessate e i vari livelli (locale, regionale, nazionale, europeo) nonché un maggior coinvolgimento dei giovani nella ricerca e attuazione di soluzioni sostenibili. Ecco alcune delle risposte individuate dai partecipanti alla Conferenza alle tre questioni generali: - un sistema di insegnamento flessibile combinato con un mercato del lavoro dignitoso è la chiave per creare un mercato equilibrato e migliorarne l’accesso da parte dei giovani; - deve aumentare la fiducia nelle capacità e risorse delle persone in situazioni di vulnerabilità: l’inclusione sociale deve essere considerata un investimento a lungo termine in cui le scuole e le organizzazioni locali rivestono un ruolo fondamentale; - la formazione professionale e l’istruzione sono percorsi per garantire le giuste competenze, per questo servono programmi e servizi su misura per i giovani; così come servono incentivi alle piccole e medie imprese per l’assunzione dei giovani. «Le società che investono nella creazione di posti di lavoro sono quelle che superano la crisi, e investire sui giovani significa investire sul futuro dell’intera società» si legge nelle conclusioni della presidenza danese della Conferenza, che ha espresso alcune raccomandazioni per: interventi precoci, promozione di pari opportunità, assunzione reale di responsabilità e attuazione intelligente delle misure, sostegno alla transizione scuola-lavoro, evitare il trasferimento intergenerazionale dell’esclusione sociale. Ora però serve passare urgentemente dalle parole ai fatti.

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Giovani e lavoro: analisi e proposte della Commissione «La disoccupazione giovanile nell’Unione europea rimane al massimo storico e non si prevede nel breve periodo alcuna inversione del trend negativo rilevato nel 2011» sostiene la Commissione europea in un documento dedicato al tema delle opportunità per i giovani adottato nel mese di aprile 2012. Il tasso di disoccupazione giovanile nell’Ue è salito rapidamente a partire dall’inizio del 2008, passando dal 15% nel febbraio di quell’anno a oltre il 21% all’inizio del 2010, per poi ridiscendere moderatamente e stabilizzarsi entro la primavera del 2011. La ripresa del mercato del lavoro per i giovani non è però durata a lungo e la disoccupazione ha cominciato a salire di nuovo nel maggio 2011, ad un ritmo più veloce che per gli adulti, portando il tasso ad un livello elevato senza precedenti del 22,4% all’inizio del 2012. In totale, attualmente sono disoccupati circa 5,5 milioni di giovani nei Paesi dell’Ue, un numero aumentato di 265.000 unità rispetto all’inizio del 2011. Per la fascia di età 25-29 anni il tasso di disoccupazione media europea, pur decisamente più basso di quello degli under 25, è aumentato fortemente tra il 2008 e il 2010 passando dall’8,6% al 12,6% e da allora è rimasto a quel livello (12,4% a fine 2011). «I giovani sono particolarmente vulnerabili, dal momento che periodi prolungati di disoccupazione nel contesto attuale possono avere poi un effetto permanente nella loro futura vita adulta, con potenziali rischi di emarginazione, povertà ed esclusione sociale» osservano i servizi della Commissione nel documento.

A maggior rischio di disoccupazione sono i giovani poco qualificati, coloro cioè che hanno al massimo completato l’istruzione secondaria inferiore abbandonando prematuramente i percorsi educativi e formativi: nel settembre 2011(dato più recente in merito), mentre il tasso medio di disoccupazione giovanile nell’Ue era del 21,2%, tra i giovani scarsamente qualificati ha raggiunto il 27,7%. In molti Stati membri, i loro tassi di disoccupazione sono superiori di 10 punti percentuali a quelli della popolazione giovanile complessiva, mentre in alcuni Paesi il divario supera anche i 20 punti. Sebbene il tasso di disoccupazione tra i giovani diminuisca al crescere del livello di formazione raggiunto, i tassi di disoccupazione per i giovani con istruzione secondaria superiore e formazione superiore (rispettivamente 18,5% e 17,9%) indicano una generale diminuzione del vantaggio occupazionale per i giovani più qualificati.

Priorità politiche per l’occupazione giovanile Nonostante l’attenzione generalmente elevata rivolta nelle politiche nazionali al problema dell’occupazione giovanile, esiste scarso consenso in merito alle misure che dovrebbero essere adottate per meglio indirizzare i giovani. Di fronte al forte au-

PROGETTO PILOTA PER TROVARE ALL’ESTERO IL PRIMO POSTO DI LAVORO Si chiama “Il tuo primo posto di lavoro Eures” ed è un progetto pilota avviato dalla Commissione europea per aiutare i giovani a trovare lavoro in un altro Paese dell’Ue. Nella fase iniziale il progetto intende migliorare la mobilità transfrontaliera di 5000 persone e servirà anche quale banco di prova per trasformare la rete dei servizi per l’occupazione degli Stati membri, Eures, in un servizio paneuropeo. La Commissione intende infatti migliorare la rete Eures in modo da creare maggiore trasparenza sul mercato del lavoro europeo, indirizzando le persone in cerca di lavoro e coloro che cambiano lavoro verso i luoghi in cui vi sono posti di lavoro vacanti. Il sistema fornirà inoltre un accesso agevole in tempo reale ai posti di lavoro vacanti nell’Ue presentando ai datori di lavoro un bacino di candidati dotati delle necessarie abilità. Il progetto pilota «segna l’avvio di un servizio di collocamento lavorativo maggiormente rispondente ai bisogni individuali che aiuterà le persone a trovare lavoro in altri Paesi europei. Il fatto di aiutare le persone che hanno le qualifiche richieste a trovare lavoro in altri Paesi dove tali qualifiche sono ambite può contribuire in parte a risolvere la crisi occupazionale in Europa» ha dichiarato László Andor, commissario europeo responsabile per l’Occupazione, gli Affari sociali e l’Inclusione. Nell’ambito del progetto, quattro servizi per l’occupazione selezionati in Germania, Spagna, Danimarca e Italia aiuteranno i giovani a cercare lavoro in Stati membri diversi da quello d’origine. Nel contesto del programma, giovani cittadini dell’Ue tra i 18 e i 30 anni riceveranno informazioni e aiuto all’assunzione, nonché la possibilità di un sostegno finanziario per potersi candidare o seguire una formazione. Le medie e piccole imprese possono chiedere un sostegno finanziario per coprire parte dei costi di formazione dei lavoratori neoreclutati e aiutarli a stabilirsi nel nuovo contesto. Inoltre, l’Osservatorio europeo dei posti di lavoro vacanti e il Bollettino europeo per la mobilità professionale contribuiranno anch’essi a fare incontrare i posti di lavoro offerti e le persone in cerca di lavoro in una dimensione transfrontaliera. I dati dell’Osservatorio sono ricavati da un’ampia gamma di fonti: i servizi pubblici dell’occupazione, le agenzie di lavoro temporaneo, i servizi on line, le statistiche sui posti di lavoro vacanti dell’Istituto statistico dell’Ue (Indagine sulle forze di lavoro), gli istituti statistici nazionali e altri studi di settore. Il Bollettino europeo per la mobilità professionale presenta invece un’ampia rassegna degli sviluppi recenti sul mercato del lavoro europeo e indica le tendenze che si registrano sul piano della domanda di lavoro. Il Bollettino evidenzia come, attualmente, le qualifiche elevate rimangano un fattore importante per trovare opportunità di lavoro mentre un numero crescente di Paesi registra un calo dei posti di lavoro vacanti. Il Bollettino, pubblicato con periodicità trimestrale, analizza i posti di lavoro vacanti offerti tramite il portale Eures e indica dove si possono trovare le migliori opportunità di occupazione. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/social/yourfirsteuresjob http://ec.europa.eu/eures http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=950&langId=it

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d i s o c c u p a z i o n e mento della disoccupazione c’è la convinzione diffusa che solo un miglioramento generale della situazione economica e del mercato del lavoro può avere ricadute positive anche sui giovani. Molti Stati membri sottolineano che i giovani non sono l’unico gruppo che lotta per rimanere nel mondo del lavoro e che devono essere affrontati i problemi strutturali: mercati del lavoro ben performanti mostrano infatti alti tassi di occupazione anche tra i giovani. Vari Stati membri cercano però di mettere in atto nuove strategie politiche globali per i giovani, cercando risposte coordinate che coinvolgono diversi settori. Così, in Bulgaria è stata lanciata nell’ottobre 2011 un’iniziativa nazionale per l’occupazione giovanile; in Portogallo è in corso di attuazione un piano strategico globale per l’inclusione dei giovani nel mercato del lavoro con uno stanziamento di 1 miliardo di euro (di cui circa un terzo derivante dalla riprogrammazione dei Fondi strutturali); in Spagna, la riforma del mercato del lavoro varata nel febbraio 2012 include misure quali contratti di apprendistato e di formazione, incentivi di assunzione e misure per promuovere il lavoro autonomo tra i giovani; l’Italia sta adottando una riforma complessiva del mercato del lavoro al fine di migliorare in particolare l’occupazione giovanile: per garantire una più rapida attuazione delle misure per i giovani, il Paese ha trasferito i fondi del Fondo sociale europeo dal livello regionale a quello nazionale.

Dispersione scolastica La disoccupazione giovanile è fortemente influenzata dai livelli di istruzione e formazione raggiunti, per cui è necessaria una maggiore attenzione ai sistemi scolastici di tutti i livelli, anche in ottica occupazionale. Per prevenire l’abbandono scolastico precoce gli Stati membri si sono impegnati a mettere in atto strategie globali, coniugando prevenzione, misure di intervento e di compensazione entro la fine del 2012. Tuttavia, osserva il documento della Commissione, mancano una strategia equilibrata e coerente così come la raccolta, il monitoraggio e l’analisi dei dati e delle informazioni sulla dispersione scolastica, elementi essenziali per sviluppare politiche più efficaci e mirate. Molti Stati membri riferiscono di sforzi per incrementare la partecipazione di qualità nei cicli di istruzione e assistenza per la prima infanzia e per estendere l’istruzione obbligatoria. Altri si stanno impegnando su approcci e misure di apprendimento individualizzato, come un miglior supporto mirato agli alunni a rischio di abbandono, sistemi di allarme rapido e attività extracurricolari per ampliare le opportunità per l’apprendimento e lo sviluppo personale. Le varie misure per prevenire l’abbandono scolastico precoce mostreranno effetti soprattutto nel medio-lungo termine. Tuttavia, sottolinea la Commissione, il recente aumento della disoccupazione giovanile in alcuni Stati membri è dovuto anche al fatto che molti lavori poco qualificati sono andati persi durante la crisi, così molti giovani che hanno abbandonato il ciclo educativo e quindi scarsamente qualificati sono caduti in situazioni di disoccupazione. Anche i flussi di istruzione a livello secondario superiore e di formazione professionale presentano spesso alti tassi di abbandono, soprattutto tra i giovani appartenenti a gruppi più vulnerabili, perciò sono necessari «interventi immediati ed efficaci per reintegrare questi giovani in proposte di istruzione e formazione che si adattano alle loro esigenze». 2012

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Tasso di disoccupazione tra i giovani di età inferiore ai 25 anni UE (27 Paesi) UE (25 Paesi) UE (15 Paesi) Zona euro (17 Paesi) Zona euro (16 Paesi) Austria Belgio Bulgaria Cipro Danimarca Estonia Finlandia Francia Germania Grecia Irlanda Italia Lettonia Lituania Lussemburgo Malta Paesi Bassi Polonia Portogallo Rep. Ceca Romania Slovacchia Slovenia Spagna Svezia Regno Unito Ungheria Islanda Liechtenstein Norvegia Svizzera Montenegro Croazia Macedonia Turchia

2000 17,5 17,3 15,2

2002 17,9 17,5 14,6

2004 19,0 18,8 16,5

2006 17,5 17,4 16,2

2008 15,8 15,7 15,7

2009 20,1 20,2 19,9

2010 21,1 21,0 20,4

2011 21,4 21,3 20,7

16,8

15,9

18,2

17,0

16,0

20,2

20,9

20,8

16,8

15,9

18,2

17,1

16,0

20,2

20,9

20,8

5,3 16,7 33,7 9,9 6,2 24,4 21,4 19,6 8,7 29,1 6,7 26,2 21,4 30,6 6,6 13,7 6,1 35,1 10,5 17,8 17,2 36,9 16,3 22,9 10,5 12,2 12,4 : : 9,8 : : : : :

6,7 17,7 37,0 8,0 7,4 17,6 21,0 17,2 9,9 26,8 8,4 22,0 22,0 22,4 7,0 17,1 5,4 42,5 14,3 16,9 21,0 37,7 16,5 22,2 16,4 12,0 12,7 : : 10,8 : : 35,4 : :

9,7 21,2 25,8 10,2 8,2 21,7 20,7 20,7 13,8 26,9 8,7 23,5 18,1 22,5 16,4 16,6 9,0 39,6 18,9 21,0 21,0 33,1 16,1 22,0 20,4 12,1 15,5 8,1 : 11,2 : : 33,2 : :

9,1 20,5 19,5 10,0 7,7 12,0 18,7 22,4 13,8 25,2 8,6 21,6 12,2 9,8 15,5 15,9 7,5 29,8 20,1 17,5 21,0 26,6 13,9 17,9 21,5 14,0 19,1 8,2 : 8,8 : : 28,9 : 16,4

8,0 18,0 12,7 9,0 8,0 12,0 16,5 19,3 10,6 22,1 13,3 21,3 13,1 13,4 17,3 12,2 6,3 17,3 20,2 9,9 18,6 19,0 10,4 24,6 20,2 15,0 19,9 8,2 : 7,3 : : 21,9 : 18,4

10,0 21,9 16,2 13,8 11,8 27,5 21,5 23,9 11,2 25,8 24,4 25,4 33,6 29,2 16,5 14,4 7,7 20,6 24,8 16,6 20,8 27,3 13,6 37,8 25,0 19,1 26,5 16,0 : 9,2 : : 25,1 : 22,7

8,8 22,4 23,2 16,7 14,0 32,9 21,4 23,6 9,9 32,9 27,8 27,8 34,5 35,1 15,8 13,1 8,7 23,7 27,7 18,3 22,1 33,6 14,7 41,6 25,2 19,6 26,6 16,2 : 9,2 : : 32,6 : 19,7

8,3 18,7 26,6 22,4 14,2 22,3 20,1 22,9 8,6 44,4 29,4 29,1 31,0 32,9 15,6 13,8 7,6 25,8 30,1 18,0 23,7 33,2 15,7 46,4 22,9 21,1 26,1 14,6 : 8,7 : : 36,1 : 16,8

Fonte: Eurostat, maggio 2012

Collegamento scuola-lavoro Elemento fondamentale per aumentare le possibilità dei giovani di inserirsi nel mondo del lavoro è quello di sviluppare le competenze che sono rilevanti per il mercato del lavoro. Il documento della Commissione rileva come una tendenza importante nella riforma dell’istruzione e della formazione sia lo sviluppo di curricula sulla base di abilità e competenze che sono essenziali per la vita lavorativa. Vari Stati membri stanno rafforzando un approccio basato sulle competenze, con riforme dei programmi scolastici mirate al migliorando delle competenze didattiche di base per garantire un insegnamento di alta qualità e aumentare la flessibilità e la permeabilità dei percorsi di apprendimento. Vi è una crescente consapevolezza della necessità di promuovere un aumento dei programmi di formazione di competenze trasversali pertinenti al lavoro, quali processi di problem-solving e team

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i di lavoro, oltre all’acquisizione di conoscenze specialistiche. Allo stesso modo, tirocini e altre forme di esperienze di lavoro sono sempre più integrati nei programmi di istruzione superiore e professionale. In molti casi, però, tali iniziative introdotte per colmare i divari di competenze mostrano risultati contrastanti. Da molti Stati membri si segnala infatti che, nonostante i livelli elevati di disoccupazione giovanile, risulta difficile attirare i giovani alla formazione in settori dove invece esiste domanda di lavoro: basse prospettive di retribuzione e la mancanza di stima per mansioni prettamente tecniche causano poca attrattiva tra i giovani. Resta poi una grande necessità per gli Stati membri di adottare iniziative e attuare politiche mirate a sviluppare ulteriormente strumenti aggiornati o che addirittura anticipino le esigenze del mercato del lavoro in termini di competenze, al fine di migliorare la risposta dei sistemi di istruzione e formazione e diffonderne i risultati, per facilitare le possibilità di trovare o mantenere un lavoro.

Formazione in apprendistato Le esperienze attuate in vari Paesi europei mostrano come la formazione attraverso forme di apprendistato sia più efficace rispetto alla tradizionale istruzione e formazione scolastica, nel senso che tende ad aumentare le opportunità di occupazione all’inizio della vita lavorativa. La formazione in apprendistato ha anche la capacità di rispondere maggiormente alle nuove esigenze di competenze rispetto alla formazione professionale scolastica. È necessaria dunque una maggiore attenzione all’importanza e all’utilizzo della formazione sul posto di lavoro nella formazione professionale, ma l’istituzione di forme di apprendistato è questione complessa e non immediata, perché deve tener conto dei sistemi formativi e di regolamentazione dei mercati del lavoro vigenti nei vari Paesi, nonché dell’attuale difficile contesto economico. Pertanto, affinché gli Stati membri dell’Ue adottino simili sistemi di formazione e apprendistato di qualità è di fondamentale importanza un ruolo attivo delle parti sociali e una stretta collaborazione tra queste e le autorità nazionali, come evidenziato in diverse prese di posizione delle stesse parti sociali europee e nazionali. Nel complesso, vi è un forte interesse a imparare da Paesi in cui esiste un “doppio binario” aziendale basato su sistemi di apprendistato, come in Austria, Danimarca o Germania. Dal canto suo la Commissione mette a disposizione 1,3 milioni di euro attraverso il Fondo sociale europeo per sostenere la creazione di schemi di apprendistato. Tirocini e altri programmi di formazione “sul posto di lavoro” sono poi stati introdotti in un certo numero di Stati membri, alcuni dei quali hanno adottato misure per le persone fino a 30 anni al fine di aiutare i laureati ad acquisire esperienza pratica. Gli stage all’estero, poi, rappresentano una forma specifica di tirocini: un obiettivo europeo adottato recentemente mira ad innalzare i livelli di mobilità per l’apprendimento transnazionale nell’ambito dell’istruzione e formazione professionale. Alcuni Stati membri hanno anche adottato sistemi per fornire esperienze nel luogo di lavoro a giovani svantaggiati nell’ambito di politiche attive del mercato del lavoro. Nell’aprile 2012 la Commissione ha lanciato la campagna “facciamo sul serio” per aumentare la conoscenza dei tirocini transnazionali nell’ambito dei programmi europei Erasmus e Leonardo da Vinci, incoraggiando le aziende a ospitare tirocinanti europei. In ogni

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TASSI DI DISOCCUPAZIONE IN EUROPA Giovani (under 25)

Uomini

Donne

Aprile Febbr. Marzo Aprile Aprile Febbr. Marzo Aprile Aprile Febbr. Marzo Aprile 2011 2012 2012 2012 2011 2012 2012 2012 2011 2012 2012 2012

UEM 20,4 21,9 22,2 22,2 17 UE 27 AT BE BG CY CZ DE DK EE EL ES FI FR HU IE IT LT LU LV MT NL PL PT RO SE SI SK UK IS NO US JP

20,9 22,3 22,5 22,4 8,4 18,8 26,5 20,8 18,3 8,9 13,5 22,1 42,9 45,0 20,3 23,2 25,2 29,0 27,3 33,6 14,9 31,9 13,5 6,9 25,3 28,5 23,4 22,1 14,4 32,3 19,9 15,8 8,7 17,6 :

8,5 17,3 31,9 28,5 19,4 8,0 15,2 22,3 52,7 50,9 19,6 21,7 27,7 30,3 33,9 30,9 17,0 28,1 12,5 9,4 26,3 35,2 24,8 23,4 16,6 36,5 21,7 16,0 7,9 16,5 :

8,9 17,5 32,4 28,5 19,4 8,0 15,7 22,3 : 51,1 19,5 21,7 28,0 29,0 35,9 29,9 17,4 28,1 11,6 9,3 26,1 35,9 : 22,7 16,6 37,0 : 16,0 7,7 16,4 :

8,9 17,8 32,3 : 20,3 7,9 15,6 : : 51,5 19,5 22,0 26,8 27,5 35,2 27,3 17,3 : 10,4 9,4 25,4 36,6 : 21,9 : 39,3 : 16,1 : 16,4 :

9,7 10,7 10,8 10,9 10,2 11,1 11,1 11,2 9,4 10,1 10,2 10,2 4,2 7,0 12,2 7,2 5,9 6,4 7,5 13,8 13,5 20,4 8,4 9,1 10,9 17,3 7,2 18,6 3,5 20,2 6,7 4,4 9,0 12,2 8,0 7,4 8,1 13,3 8,4 8,5 3,5 9,5 5,0

3,7 7,3 13,9 10,5 6,0 5,9 7,5 12,0 18,6 23,4 8,3 10,0 10,8 17,6 8,8 15,2 4,1 16,4 5,6 4,9 9,3 14,6 7,7 7,7 8,3 14,0 8,6 7,2 3,7 8,3 4,7

3,6 7,3 14,0 10,7 5,8 5,8 7,6 12,0 : 23,7 8,3 10,1 10,8 17,4 9,2 15,1 4,1 16,4 5,4 5,0 9,3 14,9 7,9 7,6 8,2 13,9 : 7,2 3,5 8,3 4,8

3,5 7,3 14,1 10,9 5,7 5,8 7,6 : : 23,9 8,3 10,3 10,4 17,1 9,5 15,5 4,1 : 5,5 5,2 9,3 15,0 8,0 7,4 8,3 13,7 : 7,2 : 8,2 4,8

9,6 10,2 10,3 10,3 4,1 7,1 10,1 7,1 8,1 5,8 7,0 12,5 19,8 21,2 7,3 10,2 10,9 10,3 9,2 13,3 6,2 14,0 6,9 3,9 10,2 12,9 7,2 7,5 7,8 13,1 7,1 6,9 3,2 8,4 4,2

4,5 7,3 10,7 8,8 7,9 5,1 7,6 9,7 25,7 24,3 6,8 10,1 11,2 10,7 11,2 12,1 6,5 14,0 6,6 4,9 10,8 15,0 6,4 7,2 9,1 14,0 7,5 6,3 2,6 8,2 4,3

4,5 7,3 10,9 9,1 7,9 5,1 7,7 9,7 : 24,5 6,8 10,1 11,3 10,6 11,3 12,1 6,6 14,0 6,5 5,0 10,7 15,3 6,5 6,9 9,0 13,8 : 6,1 2,4 8,1 4,1

4,2 7,4 10,9 9,2 7,8 5,1 7,7 : : 24,7 6,8 10,1 11,1 10,6 11,3 12,2 6,7 : 6,2 5,1 10,7 15,5 6,6 7,2 9,1 13,6 : 6,0 : 8,0 4,2

: dato non disponibile Fonte: Eurostat, 31 maggio 2012

caso, sottolinea la Commissione europea, «i tirocini devono essere di buona qualità e non devono sostituire posti di lavoro regolari».

Accesso al primo impiego Per migliorare l’accesso dei giovani al mercato del lavoro in vari Stati membri sono stati introdotti incentivi finanziari per l’assunzione dei giovani e per misure di formazione all’interno di contratti di lavoro, spesso sostenuti dal Fse. La Commissione ha lanciato nel 2011 l’iniziativa “Your first Eures job” con un budget di 4 milioni di euro, attuata in collaborazione con selezionati servizi per l’occupazione dell’Unione europea, mentre nella primavera 2012 è stata rilanciata con un budget di 3,25 milioni. Il programma sostiene direttamente circa 5000 giovani nel periodo 2012-2013 a prendere in considerazione offerte di lavoro in Stati membri diversi da quello di residenza (vedi box a pag. II). Tuttavia, osserva la Commissione, devono essere considerati attentamente i regimi che mirano a favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Spesso, infatti, l’eccessiva segmentazione è a svantaggio dei giovani che si trovano intrappolati

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d i s o c c u p a z i o n e in contratti a tempo detrminato e con scarse prospettive di progressione, come avviene ad esempio in Spagna e Italia con un numero illimitato di contratti che dovrebbero contribuire a superare la riluttanza dei datori di lavoro ad inserire giovani privi di esperienza lavorativa ma che di fatto penalizzano i giovani stessi. Così come si ritengono poco efficaci a risolvere il problema della disoccupazione giovanile le iniziative di sostegno al lavoro autonomo e all’imprenditoria giovanile se non indirizzate attentamente in un’ottica di efficacia ed efficienza e in grado di offrire pacchetti integrati di sostegno complementare per lo sviluppo di conoscenze e competenze imprenditoriali. Nell’iniziativa Youth on the Move, la Commissione ha incoraggiato gli Stati membri a garantire che tutti i giovani entro quattro mesi dalla fine del ciclo scolastico ricevano un’offerta qualitativamente buona di lavoro, formazione continua, apprendistato o tirocinio. In generale, rileva il documento della Commissione, la maggior parte degli Stati membri deve intensificare il contatto con i giovani disoccupati, perché da questo punto di vista «il tasso di copertura delle politiche attive del mercato del lavoro per i giovani è ancora basso». Entro la fine del 2012 la Commissione presenterà una proposta sulle misure di attivazione di sostegno a favore dei giovani nel contesto dei sistemi di garanzia a livello nazionale, regionale o locale.

Utilizzo dei Fondi europei Migliorare l’erogazione di misure volte a prevenire la disoccupazione giovanile con un maggiore impiego del Fondo sociale europeo (Fse) è una «pietra miliare» dell’iniziativa europea di

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opportunità per i giovani (Youth opportunities initiative - Yoi). In generale, gli Stati membri hanno espresso la volontà di rafforzare le politiche volte a combattere la disoccupazione giovanile e hanno mostrato disponibilità a considerare il riorientamento dei Fondi strutturali. Dagli scambi di pareri tra istituzioni dell’Ue e Stati membri sono emersi «chiari impegni» da parte dei governi nazionali per una gestione proattiva del restante periodo del Fse, al fine di migliorare l’efficacia e la destinazione delle misure previste per l’ccupazione giovanie sostenute dal Fondo (ad esempio Cipro, Grecia, Ungheria, Italia, Spagna). Per alcuni Stati membri vi è la necessità di sviluppare una strategia chiara per rafforzare le misure di lotta contro la disoccupazione giovanile elevata, compresa la riassegnazione dei fondi tra o all’interno dei Programmi operativi. La Commissione si impegna comunque a continuare ad aiutare gli Stati membri nella lotta alla disoccupazione giovanile, in particolare quelli dove la situazione dei giovani è più difficile, mediante l’attuazione delle misure annunciate nel Yoi e sviluppate successivamente. «È ora importante mantenere lo slancio, intensificare gli sforzi congiunti tra tutti i diversi attori degli Stati membri, procedere rapidamente con i cambiamenti nell’utilizzo dei Fondi comunitari e garantire una rapida attuazione delle azioni concrete» conclude la Commissione, annunciando che valuterà e monitorerà l’adozione delle misure attuate per contrastare la disoccupazione giovanile presentando una serie di raccomandazioni specifiche per Paese e una Relazione al Consiglio sulle azioni intraprese. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/social/home.jsp?langId=it

UNA CAMPAGNA PER PROMUOVERE I COLLOCAMENTI LAVORATIVI La Commissione europea ha avviato lo scorso mese di aprile la campagna “We Mean Business”, che intende incoraggiare le imprese a creare un maggior numero di posti di tirocinanti per promuovere le abilità e l’occupabilità dei giovani. I tirocini possono agevolare i giovani nel passaggio dal mondo dell’istruzione e della formazione ad un primo collocamento lavorativo. Tali collocamenti possono anche recare vantaggi alle imprese consentendo loro di identificare i dipendenti futuri che potrebbero, con il loro apporto di idee nuove, essere elementi importanti per la produttività e la competitività future. Nel periodo 2012-2013 la Commissione metterà a disposizione un sostegno finanziario per un totale di 280.000 collocamenti attraverso i suoi programmi Leonardo da Vinci ed Erasmus a vantaggio di studenti dell’istruzione professionale e superiore. «Con “We Mean Business” sosteniamo gli sforzi degli Stati membri nella lotta contro la disoccupazione giovanile, che ha raggiunto livelli inaccettabilmente elevati in alcuni Paesi dell’Ue. Vogliamo in particolare fare opera di sensibilizzazione sul valore dei collocamenti internazionali che possono migliorare le abilità linguistiche di una persona nonché aiutarla ad acquistare maggiore fiducia in sé stessa e ad essere più adattabile. Da studi da noi condotti emerge che i datori di lavoro apprezzano sempre di più questo tipo di abilità» ha dichiarato Androulla Vassiliou, commissaria europea responsabile per Istruzione, Cultura, Multilinguismo e Gioventù. Le indagini condotte evidenziano infatti che poche imprese sono consapevoli della possibilità di ospitare un tirocinante nel quadro di un programma europeo, per cui la campagna “We Mean Business” intende cambiare questa situazione e dimostrare alle imprese i vantaggi derivanti dai collocamenti internazionali. La campagna dispone di un sito web dedicato che contiene informazioni e link per sapere come organizzare o reperire un collocamento europeo. Negli Stati membri si svolgeranno azioni di sensibilizzazione indirizzate alle camere di commercio, alle agenzie di sviluppo regionale, alle organizzazioni di sostegno alle imprese e ad altri “moltiplicatori” che possono porre in luce i vantaggi che i collocamenti presentano per le imprese. Nel contesto dell’iniziativa “Opportunità per i giovani”, annunciata nel dicembre 2011, la Commissione europea si è impegnata ad aumentare del 30% il numero di collocamenti lavorativi nell’ambito di Leonardo da Vinci ed Erasmus destinati agli studenti dell’istruzione professionale e superiore. Nel 2012 almeno 130.000 giovani riceveranno un sostegno per fare un tirocinio lavorativo all’estero. Tale cifra dovrebbe salire a 150.000 l’anno prossimo. Dagli studi condotti risulta che i tirocinanti con competenze nelle lingue straniere possono aiutare le imprese a penetrare su nuovi mercati. Allo stesso tempo, le imprese la cui manodopera manca di abilità linguistiche e comunicative possono trovarsi a sostenere i costi delle opportunità mancate. In un’indagine della Commissione condotta tra quasi 2000 imprese europee, l’11% dei rispondenti ha dichiarato di aver perso un contatto a causa della mancanza di competenze linguistiche, il che si è tradotto in un costo complessivo di 50 milioni di euro. INFORMAZIONI: http://we-mean-business.europa.eu

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Nuove misure per l’occupazione nell’Ue La disoccupazione in Europa ha raggiunto livelli da record nei primi mesi del 2012, con tassi del 10,3% nell’Ue e dell’11% nell’area dell’euro, un numero complessivo di persone disoccupate nell’Ue che si avvicina ai 25 milioni e soprattutto che è aumentato di quasi 2 milioni nell’ultimo anno. Se la situazione occupazionale dei giovani preoccupa in modo particolare, perché è il gruppo di popolazione maggiormente colpito dalla crisi con tassi di disoccupazione ovunque almeno doppi rispetto a quelli della popolazione complessiva, c’è la consapevolezza che servono misure strutturali per far fronte a una situazione generale difficilmente sostenibile economicamente e socialmente. La Commissione europea ha così presentato in maggio un insieme di misure per dare impulso all’occupazione concentrandosi sul lato della domanda, definendo modalità all’indirizzo degli Stati membri per incoraggiare le assunzioni riducendo gli oneri fiscali che gravano sul lavoro o dando un maggiore sostegno agli avvii di nuove imprese. La proposta identifica anche gli ambiti che presentano le migliori prospettive occupazionali per il futuro: l’economia verde, i servizi sanitari e le tecnologie della comunicazione. È ribadita la necessità di una più forte dimensione occupazionale e sociale nella governance europea e sono delineate nuove strategie per coinvolgere maggiormente i rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori nella definizione delle priorità dell’Unione. «Se vogliamo rilanciare la crescita e affrontare importanti fattori strutturali come l’ambientalizzazione dell’economia, una popolazione che invecchia e il cambiamento tecnologico, l’Ue ha bisogno di un mercato del lavoro europeo dinamico e inclusivo» che abbatta gli attuali «livelli drammatici e inaccettabili» di disoccupazione, ha dichiarato il commissario europeo per l’Occupazione, gli Affari sociali e l’Inclusione, László Andor.

Richieste agli Stati membri Il nuovo “pacchetto occupazione” dell’esecutivo dell’Ue sollecita gli Stati membri a rafforzare le loro politiche nazionali per l’occupazione. In particolare esso contiene proposte rivolte agli Stati membri affinché essi: - pongano in atto le condizioni adeguate per stimolare la creazione di posti di lavoro e la domanda di manodopera come ad esempio sussidi alle assunzioni nel caso di creazione di nuovi posti di lavoro, uno spostamento del carico fiscale (che sia neutro sotto il profilo del bilancio) dalla tassazione che grava sul lavoro alle tasse ambientali, ovvero il sostegno ai lavoratori autonomi; - valorizzino gli ambiti che presentano potenzialmente grandi prospettive occupazionali per il futuro, come ad esempio l’economia verde nel cui contesto si potrebbero creare 20 milioni di posti di lavoro entro il 2020 e includano l’occupazione verde nei loro Piani nazionali per l’occupazione; - migliorino la pianificazione e la previsione delle necessità di manodopera nella sanità e nei servizi alle persone; - si adoperino per accrescere una manodopera altamente qualificata nelle tecnologie della comunicazione e promuovano le competenze digitali tra tutta la forza lavoro.

Ambiti di riforma La comunicazione definisce inoltre gli ambiti di riforma per far sì che i mercati del lavoro divengano più dinamici e inclusivi e meglio reattivi al cambiamento economico: - trarre insegnamento da quanto si è appreso nel corso della crisi, stimolando ad esempio la flessibilità interna per ridurre l’insicurezza del lavoro e i costi fiscali;

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- definire salari dignitosi e sostenibili ed evitare le trappole dei bassi salari; - assicurare soluzioni contrattuali adeguate per prevenire il ricorso eccessivo ai contratti non standard. La Commissione ribadisce inoltre la necessità di offrire effettive opportunità per i giovani nonché di sviluppare l’apprendimento permanente che è un elemento chiave per la sicurezza dell’occupazione e per la produttività; - maggiori investimenti nelle abilità in modo da affrontare gli squilibri in tema di domanda e offerta di abilità che si riscontrano sui mercati del lavoro europei e di meglio prevedere il fabbisogno di abilità, con strumenti specifici per ravvicinare il mondo dell’istruzione e quello del lavoro.

Mercato del lavoro europeo Sono esposte anche alcune indicazioni per creare un mercato del lavoro unico a livello di Unione europea: - per migliorare la mobilità del lavoro la Commissione sta cercando di rimuovere gli ostacoli legali e pratici che si frappongono alla libera circolazione dei lavoratori, tra cui il miglioramento della portabilità delle pensioni, il trattamento fiscale dei lavoratori transfrontalieri o la conoscenza dei diritti e degli obblighi. La Commissione sollecita gli Stati membri a permettere l’esportazione delle prestazioni di disoccupazione alle persone che cercano lavoro in un altro Paese (per un periodo fino a 6 mesi); - per migliorare la perequazione della domanda e dell’offerta di lavoro il pacchetto propone di trasformare il portale Eures destinato alle persone in cerca di lavoro in un vero e proprio strumento europeo di collocamento e di reclutamento e prevede, a partire dal 2013, applicazioni innovative on line basate sul principio del self-service che forniranno sull’instante agli utilizzatori una chiara mappatura geografica delle offerte di lavoro in Europa. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/social/home.jsp?langId=it

RICHIESTE DELLA CES PER L’OCCUPAZIONE GIOVANILE «La drammatica situazione dei mercati del lavoro, in particolare per i giovani, richiede misure urgenti» ammonisce la Confederazione europea dei sindacati (Ces), manifestando la sua totale contrarietà alla «abituale ricetta politica della “porta girevole” per quanto riguarda i contratti di lavoro precario per i giovani disoccupati». La disoccupazione poi, sottolineano i sindacati europei, «non è l’unica dimensione di esclusione sociale che i giovani si trovano ad affrontare. Nel lavoro i giovani hanno poca scelta nell’accettare contratti di lavoro precari; i contratti temporanei offrono un salario più basso, ridotto accesso alla sicurezza sociale e ridotto accesso alla formazione continua: non rappresentano cioè una base su cui i giovani possono costruire la loro vita futura». Servono dunque politiche diverse per affrontare seriamente la questione occupazionale dei giovani in Europa, osserva la Ces che ritiene prioritario: - garantire la creazione di posti di lavoro di qualità per i giovani; - garantire ai giovani contratti stabili, salari dignitosi, accesso affidabile alle reti di sicurezza; - politiche attive del lavoro attuate di concerto con le parti sociali; - accesso a un’istruzione di qualità aperta a tutti; - misure volte a impedire che i giovani abbandonino la scuola; - garantire formazione o un posto di lavoro entro un determinato periodo di tempo; - una Carta europea sulla qualità di tirocini e apprendistati. INFORMAZIONI: http://www.etuc.org/

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Istruzione e formazione importanti per l’occupazione Come evidenziato dai principali studi sulle caratteristiche e le dinamiche dell’occupazione in Europa, e come sottolineato anche nel documento dei servizi della Commissione europea sulle opportunità dei giovani citato nelle pagine precedenti, esiste una forte correlazione tra i livelli di formazione e competenze acquisite nei cicli educativi e le possibilità di accesso e mobilità all’interno del mercato del lavoro. Per affrontare seriamente il grave problema della disoccupazione giovanile nei Paesi dell’Unione europea è dunque necessario analizzare e affrontare anche la questione dell’efficienza e dell’efficacia dei sistemi educativi esistenti negli Stati membri. Così, all’interno della strategia di crescita denominata Europa 2020 l’Ue ha posto alcuni obiettivi specifici riguardanti in particolare la riduzione della dispersione scolastica, che deve scendere al di sotto del 10%, e l’aumento del numero di giovani laureati, che deve raggiungere almeno il 40%. Recentemente sono state pubblicate da Eurostat le statistiche aggiornate in materia, dalle quali si evince come gli Stati membri dell’Ue debbano intensificare gli sforzi se vogliono raggiungere gli obiettivi stabiliti nella strategia Europa 2020 nel campo dell’istruzione e della formazione. I dati raccolti relativi al 2011 indicano infatti che i Paesi dell’Ue stanno facendo progressi, ma che permangono ampie disparità e non è affatto certo che l’Ue riesca a raggiungere i suoi obiet-

TASSI DI DISPERSIONE SCOLASTICA NELL’UE E OBIETTIVI 2020 (%) 2000 17,6 10,2 13,8 : 18,5 : 14,6 11,7 15,1 18,2 29,1 9,0 13,3 13,9 : 25,1 16,5 16,8 : 54,2 15,4 : 43,6 22,9 7,3 : : 18,2

UE27 AT BE BG CY CZ DE DK EE EL ES FI FR HU IE IT LT LU LV MT NL PL PT RO SE SI SK UK

2010 14,1 8,3 11,9 13,9 12,6 4,9 11,9 10,7 11,6 13,7 28,4 10,3 12,8 10,5 11,4 18,8 8,1 7,1 13,3 36,9 10,1 5,4 28,7 18,4 9,7 5,0 4,7 14,9

Fonte: Eurostat, Indagine sulle forze di lavoro, 2012

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2011 13,5 8,3 12,3 12,8 11,2 4,9 11,5 9,6 10,9 13,1 26,5 9,8 12,0 11,2 10,6 18,2 7,9 6,2 11,8 33,5 9,1 5,6 23,2 17,5 6,6 4,2 5,0 15,0

Obiettivi 2020 meno di 10,0 9,5 9,7 11,0 10,0 5,5 10,0 10,0 9,5 10,0 15,0 8,0 9,5 10,0 8,0 15,5 9,0 10,0 13,4 29,0 9,0 4,5 10,0 11,3 10,0 5,1 6,0 :

tivi per il 2020: la percentuale di abbandoni scolastici si situa mediamente al 13,5%, quindi al di sotto del 14,1% registrato nel 2010 e del 17,6% nel 2000, ma ancora distante dalla soglia massima del 10%. Per quanto riguarda invece la percentuale di laureati, nel 2011 si è raggiunto nell’Ue il 34,6% tra le persone di età compresa tra i 30 e i 34 anni, meglio dunque rispetto al 33,5% dell’anno precedente e al 22,4% del 2000, ma ancora abbondantemente al di sotto dell’obiettivo minimo del 40%. «Gli Stati membri devono concentrarsi sulle riforme e intensificare gli sforzi per porre in atto strategie globali onde arginare la dispersione scolastica. Essi devono promuovere l’accesso all’istruzione superiore migliorandone nel contempo la qualità. Il fatto di dotare i giovani delle opportune competenze e qualifiche aiuterà l’Europa a lottare contro la disoccupazione, a superare la crisi e a cogliere le opportunità determinate dall’economia basata sui saperi» ha dichiarato la commissaria europea responsabile per Istruzione, Cultura, Multilinguismo e Gioventù, Androulla Vassiliou, sottolineando che «un serio investimento nell’istruzione e nella formazione è condizione essenziale per un successo duraturo: se non si disporrà di finanziamenti adeguati l’Europa non potrà vincere la battaglia globale per la crescita, l’occupazione e la competitività».

Qualche progresso, ma non basta Sebbene le statistiche evidenzino i progressi compiuti verso il raggiungimento di entrambi gli obiettivi, la Commissione europea teme che ciò sia il risultato non di riforme aventi un impatto di lungo periodo, ma sia piuttosto una conseguenza collaterale dell’elevato tasso di disoccupazione giovanile che induce un maggior numero di giovani a protrarre il loro periodo di istruzione e formazione. Un’altra preoccupazione riguarda gli obiettivi nazionali fissati dagli Stati membri, che non sembrano sufficienti per far sì che l’Ue raggiunga il suo obiettivo di insieme. Per quanto concerne la dispersione scolastica, definita come la percentuale dei 18-24enni che nel migliore dei casi hanno soltanto qualifiche a livello di istruzione secondaria inferiore e che non frequentano più corsi di istruzione o formazione, 11 Stati membri hanno superato la soglia di riferimento del 10%. Malta (33,5%), Spagna (26,5%) e Portogallo (23,2%) presentano i tassi più alti di abbandoni scolastici, ma hanno compiuto notevoli progressi negli ultimi anni. Tra gli altri Stati membri che hanno ridotto la dispersione scolastica vi sono Cipro (11,2%), Lettonia (11,8%) e Bulgaria (12,8%). Non va molto bene l’Italia, che con un 18,2% di dispersione si posiziona a un livello molto distante dall’obiettivo europeo del 10%. Sono invece 13 gli Stati membri che presentano risultati in materia di diplomi di istruzione superiore che vanno al di là dell’obiettivo del 40%. Tra i Paesi che presentano risultati inferiori all’obiettivo, la Slovenia (37,9%), la Lettonia (35,7%), l’Ungheria (28,1%), il Portogallo (26,1%), la Repubblica Ceca (23,8%) e la Romania (20,4%) hanno registrato tutti aumenti annuali di oltre due punti percentuali. La Grecia (28,9%), l’Austria (23,8%) e l’Italia (20,3%) hanno invece registrato aumenti

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DIPLOMATI DELL’ISTRUZIONE SUPERIORE NELLA FASCIA DI ETÀ 30-34 ANNI E OBIETTIVI 2020 (%) UE27 AT BE BG CY CZ DE DK EE EL ES FI FR HU IE IT LT LU LV MT NL PL PT RO SE SI SK UK

2000 22,4 : 35,2 19,5 31,1 13,7 25,7 32,1 30,8 25,4 29,2 40,3 27,4 14,8 27,5 11,6 42,6 21,2 18,6 7,4 26,5 12,5 11,3 8,9 31,8 18,5 10,6 29,0

2010 33,5 23,5 44,4 27,7 45,1 20,4 29,8 41,2 40,0 28,4 40,6 45,7 43,5 25,7 49,9 19,8 43,8 46,1 32,3 21,5 41,4 35,3 23,5 18,1 45,8 34,8 22,1 43,0

2011 34,6 23,8 42,6 27,3 45,8 23,8 30,7 41,2 40,3 28,9 40,6 46,0 43,4 28,1 49,4 20,3 45,4 48,2 35,7 21,1 41,1 36,9 26,1 20,4 47,5 37,9 23,4 45,8

Obiettivi 2020 40,0 32,0 47,0 36,0 46,0 38,0 42,0 40,0 40,0 32,0 44,0 42,0 50,0 30,3 60,0 26,0-27,0 40,0 66,0 34,0-36,0 33,0 oltre 40,0 45,0 40,0 26,7 40,0-45,0 40,0 40,0 :

Fonte: Eurostat, Indagine sulle forze di lavoro, 2012

di un solo punto percentuale o anche meno, mentre la Bulgaria (27,3%) e Malta (21,1%) hanno subito una riduzione nel tasso di completamento dell’istruzione superiore. Anche e soprattutto per quanto riguarda la percentuale di laureati va segnalata in negativo la situazione dell’Italia, che con uno scarso 20,3% si posiziona all’ultimo posto della graduatoria europea nel 2011.

Le raccomandazioni agli Stati membri Va ricordato che nel giugno 2011 gli Stati membri si sono impegnati a sviluppare strategie nazionali globali e basate su dati esperienziali al fine di ridurre entro la fine del 2012 la dispersione scolastica. Il 30 maggio 2012, poi, la Commissione europea ha presentato un insieme di raccomandazioni agli Stati membri in tema di riforme per promuovere la stabilità, la crescita e l’occupazione nell’Ue. Sei Paesi (Danimarca, Ungheria, Italia, Lettonia, Malta e Spagna) hanno ricevuto raccomandazioni affinché affrontino la piaga della dispersione scolastica, mentre sette Paesi (Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Lettonia e Slovacchia) hanno ricevuto raccomandazioni per quanto concerne l’istruzione superiore. Nell’ambito del quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione dell’Ue, la Commissione incoraggia gli Stati membri a collaborare per ridurre gli abbandoni scolastici e modernizzare l’istruzione superiore identificando e scambiando buone pratiche a livello europeo. Nel dicembre 2011 la Commissione ha istituito un gruppo di

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lavoro composto di esperti provenienti dai diversi Paesi dell’Ue per sostenere gli sviluppi strategici e lottare contro la dispersione scolastica. La Commissione riferirà poi sugli ultimi sviluppi in tema di dispersione scolastica e di risultati accademici nell’Education Monitor (autunno 2012) e nella prossima indagine annuale sulla crescita (2013). INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/education/

POSSIBILITÀ LAVORATIVE DAL PROGRAMMA ERASMUS Venticinque anni dopo il suo avvio Erasmus è diventato il programma dell’Ue più noto e il più efficace sistema di scambio di studenti al mondo. Più di 231.000 studenti hanno ricevuto borse Erasmus per studiare o ricevere una formazione all’estero nel corso dell’anno accademico 2010-11, dato che rappresenta un nuovo record e un aumento dell’8,5% rispetto all’anno precedente. Erasmus conferisce ai giovani abilità essenziali per accrescere la loro occupabilità e assicurare il loro sviluppo personale e da quando ha preso il via, nel 1987, il programma ha offerto a più di 2,5 milioni di giovani europei l’opportunità di andare all’estero per studiare presso un’istituzione di istruzione superiore o per un collocamento lavorativo in impresa. L’obiettivo europeo in tema di mobilità studentesca complessiva è raggiungere almeno il 20% entro la fine del decennio. Attualmente, circa il 10% di studenti studia o riceve una formazione all’estero con il sostegno di Erasmus o di altri sistemi pubblici e privati. Erasmus consente agli studenti dell’istruzione superiore di trascorrere da 3 a 12 mesi in un altro Paese europeo – per studiare o per un tirocinio in impresa o presso un’altra organizzazione. Possono beneficiare di tali opportunità tutti gli studenti iscritti presso un’istituzione d’istruzione superiore in uno dei 33 Paesi aderenti al programma (Stati membri dell’Ue, Croazia, Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Turchia e, dal 2011-12, Svizzera). Anche gli studenti dell’istruzione professionale e superiore a ciclo breve possono fruire del sostegno del programma. A partire dal 2007 Erasmus offre agli studenti l’opportunità di recarsi all’estero anche per fare un’esperienza lavorativa nelle imprese o in altre organizzazioni. Nel 2010-11 uno studente Erasmus su sei – 40.912 su 231.410 – ha scelto questa opzione, il che corrisponde a un aumento del 15,1% rispetto all’anno precedente. La durata media di un tirocinio è stata di 4,3 mesi e gli studenti hanno ricevuto mediamente una borsa mensile di 366 euro (in calo rispetto ai 386 euro del 2009-10). Come negli ultimi anni la Francia è stata il Paese che ha inviato il maggior numero di studenti nell’ambito di tirocini Erasmus (5958, con una percentuale del 14,6%), seguita dalla Germania (5096, cioè 12,5%) e dalla Spagna (4756, cioè 11,6%). Il Regno Unito è stata la destinazione più popolare per i tirocini Erasmus ed ha ospitato 6970 studenti (17%), seguito dalla Spagna (6852, pari al 16,7%) e dalla Germania (5614 pari al 13,7%). Per coadiuvare i tirocini all’estero un’istituzione d’istruzione superiore può costituire un consorzio con altre organizzazioni, come imprese o associazioni. Nel 2010-11 sono stati fondati 74 consorzi di collocamento in 13 Paesi. I consorzi di collocamento hanno trovato opportunità di lavoro per più del 14% degli studenti in tirocinio. Il maggior numero di studenti inseriti in tirocini Erasmus nel 2010-11 proveniva dalle scienze sociali, dai corsi di amministrazione aziendale e dalle facoltà di diritto (26,6%), superando gli studenti delle discipline letterarie e artistiche (17,1%) che erano stati i più numerosi nell’anno accademico precedente, e seguiti dagli studenti di agricoltura e veterinaria (15,4%) il cui numero è ottuplicato rispetto all’anno precedente. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/education/lifelong-learning-programme/doc80_ en.htm

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inserto di euronote n.73  

informazione sociale europea