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Bimestrale n° 73 - maggio 2012 Cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma “Europe for Citizens” 2007-2013

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Realizzato da CGIL-CISL-UIL Lombardia e dall’Associazione per l’Incontro delle Culture in Europa (APICE)

Grecia: l’uscita dalla crisi secondo la Commissione

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Le tappe dell’Ue verso la stabilità e la crescita

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Bilancio 2013: investimenti in crescita e occupazione

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Economia europea verso un lento recupero

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Crisi: crescono i timori dei cittadini

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INSERTO DISOCCUPAZIONE GIOVANILE

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Il problema lavoro per i giovani europei Come aumentare la fiducia dei consumatori

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Il punto sul Sistema Schengen

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Rendere effettiva l’integrazione dei rom

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Politica di vicinato: Ue soddisfatta

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Consultazione pubblica sui diritti dei cittadini

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Promuovere le energie rinnovabili

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Flash

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Divisione europea Chissà se da oltre Atlantico, a Chicago dove erano riuniti per il G8, i governanti europei hanno avuto occasione di vedere meglio la piccola Europa, con al centro il vulcano in ebollizione della minuscola Grecia, e rendersi conto di quanto sia frammentata l’Unione europea e quanto essa sia giunta stremata all’appuntamento con i Grandi di questo mondo? Attorno al tavolo, a rappresentare l’Ue, i suoi due facenti funzione di presidenti: quello del Consiglio europeo, Van Rompuy, e della Commissione, Barroso; poi, in ordine sparso, Merkel sempre ostinata sul rigore, Hollande pieno di buone intenzioni sulla crescita, Monti a fare da pontiere tra i due e Cameron a dare lezioni sulla salvaguardia dell’eurozona di cui non fa parte. Di fronte a loro, preoccupato come non mai, il presidente degli Stati Uniti Obama, ormai in campagna elettorale e con la rielezione appesa agli esiti di una crisi economica, che l’Europa potrebbe aggravare. Nonostante la crisi abbia falciato occupazione in tutto il mondo – hanno perso il lavoro oltre 120 milioni di persone secondo gli ultimi dati forniti dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo-Oil) – l’attenzione continua a essere calamitata dalle vicende finanziarie: dalla Grecia sul bordo di un definitivo fallimento alla Spagna seduta sulla polveriera di banche dissestate, fino a lambire l’Italia, non ancora del tutto al sicuro sui conti pubblici e con un’economia in recessione. La Grecia, alle prese con nuove elezioni, danza sull’orlo del baratro e soltanto da un allentamento del rigore può sperare di evitare, uscendo dall’euro e forse dall’Unione europea, una catastrofe senza precedenti che trascinerebbe con sé molti: prospettiva che ha fatto dichiarare da tutti al G8 segue a pagina 2


che la Grecia dall’euro non deve uscire. Preoccupa per ora meno la Spagna, anch’essa stretta nella morsa del risanamento, con una disoccupazione giovanile attorno al 50% come la Grecia e sicuramente non in grado di raggiungere il pareggio di bilancio entro il termine convenuto del 2013. Quella del 2013 è una scadenza che va molto stretta anche all’Italia, difficile se non impossibile da onorare senza depurare il deficit dalla spesa per investimenti pubblici: per riuscirci bisogna però convincere l’Unione europea – Merkel in particolare – che si tratta di investimenti produttivi e non di spesa corrente mascherata. Dalla Francia di Hollande arrivano stimoli utili, ma prima bisogna vedere l’esito delle elezioni politiche di giugno e quale sarà la capacità dei nuovi governanti di coniugare la crescita promessa e il necessario risanamento di un deficit superiore a quello italiano. Alla fine le carte restano in mano alla Germania, dove la cancelliera Merkel sente ormai sul collo il fiato che le viene dai ripetuti successi degli avversari alla sua sinistra e la pressione di cui è stata oggetto al G8 e dopo da parte di Obama. C’è da sperare che non rinvii alle elezioni del 2013 decisioni in favore della crescita: altrimenti prima di allora sarà esplosa la Grecia, tremerà l’euro e con esso l’intero progetto di Unione europea, cosa che rappresenterebbe un gran brutto “biglietto da visita” per le elezioni europee del 2014. Riusciranno in queste condizioni i nostri governanti, reduci dalle lezioni del G8 e dopo il Consiglio europeo del 23 maggio, a dare prime risposte concrete alla crisi e ad avviarsi verso un’Unione politica, invocata da anni e adesso indispensabile per salvare moneta e mercato unico? Capiranno finalmente che è urgente rafforzare la legittimità democratica dell’Ue dandole un governo politico frutto del consenso dei cittadini europei? Passerà di lì anche la salvaguardia della democrazia in Europa, la salvezza della Grecia e dell’Italia e, ci pensi la Merkel, anche quella della sua Germania. (Franco Chittolina)

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Grecia: l’uscita dalla crisi secondo la Commissione È possibile e come risollevare le condizioni di un Paese come la Grecia, da mesi considerato sull’orlo del fallimento economico-finanziario e alle prese con una drammatica situazione sociale? Sì secondo la Commissione europea, che nell’aprile scorso ha pubblicato un comunicazione in cui ha indicato gli elementi principali del programma da attuare nel corso del 2012 e illustrato la vasta gamma di misure di sostegno che possono essere attuate per contribuire a un nuovo dinamismo economico, alla creazione di posti di lavoro e alla coesione sociale nel Paese. «Per aiutare la Grecia è stato mobilitato un pacchetto di sovvenzioni, prestiti e cancellazioni di debiti pari a 380 miliardi di euro. Se la Grecia darà seguito alle azioni prioritarie per il 2012, i sacrifici dei suoi cittadini saranno ricompensati» ha dichiarato il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso. L’esecutivo europeo ritiene che esistano i presupposti per avviare la transizione verso la crescita in Grecia: «Il consenso sul secondo programma di aggiustamento economico e il successo dell’accordo con il settore privato sulla riduzione del debito permettono di concentrare integralmente gli sforzi per conseguire l’indispensabile obiettivo di crescita e occupazione». La Commissione ha fatto il punto sull’incidenza della crisi per il Paese, specificato il sostegno finanziario proveniente dal bilancio dell’Ue e l’assistenza tecnica fornita, spiegato in che modo le principali politiche dell’Unione sostengono la crescita e l’occupazione nel Paese. L’Unione europea fornisce alla Grecia un aiuto finanziario e pratico, sostiene la Commissione: «I finanziamenti dell’Ue per il periodo 2007-2013 ammontano a 40 miliardi di euro; la riduzione del debito del settore privato è pari a 100 miliardi di euro e l’assistenza finanziaria fornita dall’Ue e dai partner internazionali ammonta a 240 miliardi di euro, che equivalgono a 33.600 euro per cittadino greco o al 177% del Pil greco». Il secondo programma di aggiustamento economico, quindi, secondo la Commissione «deve essere attuato integralmente» anche se, dato il suo carattere pluriennale, «ci vorrà tempo prima che possa dare tutti i risultati auspicati». La Commissione individua poi tre settori in cui le misure adottate dalle autorità greche nel 2012 nell’ambito del programma daranno

presumibilmente risultati incoraggianti per la fine del 2012: controllo delle finanze e delle entrate pubbliche per garantire la sostenibilità; erogazione di prestiti all’economia reale grazie alla ricapitalizzazione delle banche e al sostegno alle Pmi, per ottenere prestiti a un costo abbordabile; liberalizzazione dell’attività commerciale, per promuovere la crescita. La comunicazione illustra in dettaglio come saranno usati i fondi europei per fornire prestiti e garanzie alle Pmi greche (sono disponibili 4 miliardi di euro) e come l’Ue ha modificato le proprie regole per renderle più flessibili e agevolarne l’applicazione nel contesto attuale della Grecia. Tra le misure necessarie per liberalizzare l’attività commerciale onde promuovere la crescita figurano l’agevolazione e la promozione delle esportazioni, la modernizzazione e la semplificazione del contesto normativo, la preparazione delle imprese pubbliche alla privatizzazione e la modernizzazione di settori quali l’energia e i trasporti. La comunicazione spiega anche in che modo la Commissione intende collaborare con le autorità greche per gestire l’impatto sociale della crisi. Il secondo programma di aggiustamento economico «è stato elaborato in modo da tutelare le categorie vulnerabili, operando tagli mirati alle pensioni e tutelando i pensionati con i minori introiti, combattendo la frode previdenziale, riducendo i costi dell’assistenza sanitaria senza comprometterne la qualità, rendendo più equo il sistema tributario ecc.» sostiene la Commissione, sottolineando inoltre la sua collaborazione con le autorità greche «per aiutare i giovani disoccupati agevolando l’acquisizione di esperienza lavorativa, aumentando le possibilità di tirocinio e promuovendo l’imprenditoria giovanile e i periodi di studio e formazione in altri Stati membri dell’Unione». I Fondi strutturali dell’Ue finanziano poi aiuti economici temporanei alle categorie svantaggiate, mentre si ritiene fondamentale una «riforma della pubblica amministrazione greca per trasformare il Paese e costruire un futuro più dinamico, giusto e maggiormente improntato alla coesione sociale». INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/ president/taskforce-greece/index_en.htm

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Le tappe dell’Ue verso la stabilità e la crescita Rafforzare la stabilità finanziaria, rilanciare la crescita e creare occupazione: si tratta di operazioni necessarie per l’Unione europea che dipendono da adeguate misure di bilancio e riforme economiche, per la realizzazione delle quali la Commissione europea ha adottato una serie di raccomandazioni specifiche per Paese, tenendo conto della situazione di ciascuno Stato membro, nonché illustrato l’azione politica a livello di Unione europea che deve integrare le misure nazionali al fine di completare e rendere coerente l’iniziativa europea per la crescita. Si tratta di decisioni che «riflettono il ruolo centrale della Commissione nella governance economica dell’Europa e fanno parte di un approccio coerente volto a riequilibrare l’economia europea» ha dichiarato il presidente della Commissione, Barroso, aggiungendo: «La direzione da seguire è chiara. Ora dobbiamo moltiplicare gli sforzi, a livello nazionale ed europeo, per agire in modo più rapido ed efficace». Per quanto riguarda le finanze pubbli-

che, osserva la Commissione, nel complesso gli Stati membri stanno adottando le misure necessarie al ripristino della sostenibilità, ma in diversi casi «il risanamento dovrebbe essere più favorevole alla crescita». La disoccupazione, in particolare fra i giovani, resta un problema grave su cui «occorre intervenire immediatamente» per aumentare la produttività e conciliare meglio le competenze e la formazione con le esigenze del mercato del lavoro. Molti Stati membri hanno intrapreso «profonde riforme strutturali, tra cui quelle dei loro mercati occupazionali, che contribuiscono a migliorare la competitività e a correggere gli squilibri macroeconomici in Europa» sottolinea la Commissione, secondo la quale occorre tuttavia «un’azione nettamente più estesa» in tutta l’Ue per liberare il potenziale di crescita, creare opportunità di sviluppo dell’attività imprenditoriale e sfruttare il potenziale di occupazione dei servizi, dell’energia e dell’economia digitale. Per raggiungere poi un’unione economica e monetaria a tutti gli effetti, com-

prendente un’unione bancaria, servono vigilanza finanziaria della zona euro e garanzie sui depositi per tutta la zona euro: «Questo processo dovrà tener conto di questioni giuridiche quali le modifiche del Trattato e le modifiche costituzionali, conferendo nel contempo legittimità democratica e responsabilità alle prossime tappe verso l’integrazione» nota l’esecutivo dell’Ue.

Contenuto del pacchetto Il pacchetto adottato il 30 maggio scorso dalla Commissione si articola in tre componenti distinte ma connesse tra loro. Una serie di 27 raccomandazioni specifiche per Paese, più una per l’intera zona euro, sulle politiche economiche e di bilancio: le analisi su cui si basano le raccomandazioni sono contenute in 28 documenti di lavoro, mentre i messaggi politici generali sono riuniti in una comunicazione sull’azione per la stabilità, la crescita e l’occupazione. In secondo luogo, la Commissione ha pubblicato i risultati degli esami avviati all’inizio di quest’anno per 12 Stati membri considerati a rischio di squilibri macroeconomici. La conclusione della Commissione è che tutti presentano squilibri, anche se attualmente nessuno squilibrio è eccessivo. Infine, la Commissione raccomanda al Consiglio di abrogare la procedura per i disavanzi eccessivi per Bulgaria e Germania e propone una decisione

SINDACATI EUROPEI CAUTI DI FRONTE ALLA «NUOVA TENDENZA» «La crescita non verrà dall’austerità, ma da un piano di recupero attraverso investimenti. Le scelte che devono essere prese sono decisive per il futuro dell’integrazione europea e di milioni di europei». È quanto sostiene la Confederazione europea dei sindacati (Ces) prendendo atto del cambio di direzione attuato negli ultimi mesi dai leader e dalle istituzioni dell’Ue. I sindacati europei sottolineano come da molto tempo chiedessero all’Ue di varare politiche per la crescita sostenibile, denunciando le gravi conseguenze recessive delle politiche di austerity. «Siamo molto soddisfatti per il recente interesse a favore la crescita mostrato dai leader europei. Ora è evidente a tutti che l’austerità è stata un fallimento. Dobbiamo tuttavia essere cauti di fronte a questa inversione di tendenza, perché mentre tutti parlano di crescita le proposte su come stimolarla sono spesso in conflitto tra loro» ha dichiarato Bernadette Segol, segretario generale della Ces. Molti nuovi sostenitori della crescita stanno chiedendo riforme strutturali «che in realtà è solo un modo diverso per richiedere più liberalizzazioni, più flessibilità, meno servizi pubblici e, in breve, più insicurezza» ha osservato Segol, sottolineando come la crescita consigliata dai sindacati europei sia completamente diversa: «Noi vogliamo una ripresa attraverso gli investimenti, attraverso aumenti salariali. La Banca centrale europea deve garantire la moneta comune per rilanciare la crescita e la fiducia. Devono poi essere prese in seria considerazione nuove fonti di finanziamento, quali la tassa sulle transazioni finanziarie e gli Eurobonds. Inoltre, ci si deve concentrare sulla creazione di occupazione sostenibile e uno dei modi per farlo sarebbe quello di approvare una direttiva ambiziosa sull’efficienza energetica con obiettivi vincolanti a livello nazionale ed europeo: queste misure dovrebbero garantire la creazione di milioni di posti di lavoro». Secondo i sindacati europei è anche giunta l’ora che si sostenga con forza come sia socialmente, politicamente ed economicamente indispensabile per la Grecia rimanere nella zona euro. A tal fine, sostiene la Ces, è necessario fornire un sostegno reale per l’economia greca e per porre fine alle «riforme ideologiche imposte dalla Troika» che hanno causato «politiche di attacco a salari, accordi collettivi e protezione sociale, portando il Paese in un vicolo cieco». INFORMAZIONI: http://www.etuc.org

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del Consiglio che conclude che l’Ungheria ha adottato misure efficaci per correggere il suo disavanzo eccessivo e revoca la sospensione dei suoi impegni nell’ambito del Fondo di coesione per il 2013.

Raccomandazioni specifiche Le raccomandazioni specifiche per Paese contengono orientamenti operativi per la definizione delle politiche di bilancio e delle riforme economiche che gli Stati membri dovrebbero attuare nei prossimi dodici mesi per aumentare la competitività e favorire la creazione di posti di lavoro, concludendo il semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche lanciato il 23 novembre 2011. Si basano su una valutazione approfondita dell’attuazione delle raccomandazioni dell’anno scorso, nonché su un’analisi dettagliata dei programmi nazionali di riforma e dei programmi di stabilità o di convergenza presentati dagli Stati membri il 30 aprile 2012.  Le raccomandazioni integrano per la prima volta i risultati dei dodici esami approfonditi svolti nell’ambito della procedura per gli squilibri macroeconomici e riguardano un’ampia gamma di settori quali le finanze pubbliche e le riforme strutturali in materia di fiscalità, pensioni, pubblica amministrazione e servizi, nonché questioni connesse al mercato del lavoro, in particolare la disoccupazione giovanile. Ai Paesi oggetto di un programma di aggiustamento (Grecia, Portogallo, Irlanda e Romania) è rivolta un’unica raccomandazione: attuare le misure concordate nell’ambito dei rispettivi programmi.

LA PARITÀ DI GENERE STIMOLA LA CRESCITA Migliorare la parità tra uomini e donne è una componente essenziale della risposta dell’Ue all’attuale crisi economica: è quanto emerge dall’ultima Relazione annuale della Commissione europea sulla parità di genere. Prendendo in esame i progressi compiuti nel 2011 per colmare il divario tuttora esistente tra uomini e donne in ambito professionale, economico e sociale, la Relazione sottolinea come resti ancora molto da fare malgrado i timidi progressi in termini di aumento del numero di donne ai vertici aziendali e di riduzione del divario nelle retribuzioni. «Per raggiungere l’obiettivo generale dell’Ue di un tasso occupazionale del 75% della popolazione adulta entro il 2020, i Paesi membri devono promuovere maggiormente la presenza delle donne nel mercato del lavoro» sostiene la Commissione, secondo cui «un modo per accrescere la competitività dell’Europa consiste nel conseguire un migliore equilibrio tra uomini e donne nei posti di responsabilità in ambito economico». Vari studi hanno infatti dimostrato che la diversità di genere apporta notevoli benefici e le aziende con una percentuale più alta di donne nei consigli di amministrazione sono più performanti rispetto a quelle guidate da soli uomini. La Relazione illustra i principali sviluppi a livello nazionale ed europeo nei cinque settori chiave della strategia europea in materia di parità di genere per il 2010-2015, ovvero l’economia, la parità di retribuzione, il processo decisionale, la violenza contro le donne e la parità tra uomini e donne fuori dai confini dell’Ue. Sul mercato del lavoro il tasso di occupazione delle donne è pari al 62,1%, rispetto al 75,1% degli uomini. Ciò significa che l’Ue potrà raggiungere l’obiettivo di portare l’occupazione al 75%, come previsto nella strategia Europa 2020, solo attraverso un forte impegno a sostegno della parità di genere. Nella strategia Europa 2020, la Commissione ha sottolineato la necessità di promuovere un migliore equilibrio tra vita privata e professionale, in particolare attraverso strutture adeguate di assistenza all’infanzia, un migliore accesso a formule di lavoro flessibili, e facendo in modo che i sistemi fiscali e previdenziali non penalizzino le persone. Tutto ciò contribuirà ad assicurare che un maggior numero di donne possa inserirsi e restare nel mercato del lavoro. Il divario retributivo tra uomini e donne nell’Ue è diminuito leggermente. In media però, le donne guadagnano ancora il 16,4% in meno degli uomini per ogni ora di lavoro. Tale disparità è provocata da diversi fattori, come la segregazione nel mercato del lavoro e le differenze nelle scelte dei percorsi formativi. Gli scarsi progressi compiuti nell’assicurare l’equilibrio di genere nei consigli di amministrazione aziendali hanno portato la Commissione ad avviare una consultazione pubblica sulle possibili misure a livello europeo per affrontare un problema che rischia di frenare l’innovazione e la crescita in Europa. Infine, la Commissione ha adottato una serie di misure per la lotta alla violenza contro le donne, che mirano a rafforzare i diritti delle vittime di reato e ad aiutare le donne vittime di violenza domestica. «Le ragioni economiche a favore di una maggiore occupazione femminile e una maggiore presenza delle donne ai vertici aziendali sono evidenti» ha affermato Viviane Reding, commissaria europea responsabile per Giustizia, Diritti fondamentali e Cittadinanza, aggiungendo: «Saremo in grado di raggiungere gli obiettivi economici ed occupazionali solo se sapremo sfruttare al meglio le nostre risorse umane, sia nel mercato del lavoro in generale che ai vertici delle aziende. Ciò costituisce una parte essenziale del piano per la ripresa economica». INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/index_it.htm

Esami approfonditi Gli esami approfonditi fanno parte della procedura per gli squilibri macroeconomici, che è stata introdotta per prevenire e correggere questi squilibri e viene applicata per la prima volta quest’anno. Gli esami riguardano i dodici Stati membri per i quali la relazione sul meccanismo di allerta del 14 febbraio 2012 ha individuato la necessità di un’ulteriore analisi economica, onde accertare l’eventuale esistenza o l’eventuale rischio di squilibri macroeconomici. Gli Stati membri interessati sono: Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Finlandia,

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Francia, Italia, Ungheria, Slovenia, Spagna, Svezia e Regno Unito. Scopo dei dodici esami approfonditi è analizzare l’origine, la natura e l’entità degli eventuali squilibri macroeconomici. Gli esami valutano se il Paese presenti uno squilibrio e, in caso affermativo, di quale natura. Gli esami confermano che i dodici Stati membri interessati presentano squilibri macroeconomici che devono essere corretti e monitorati attentamente. Essi concludono che il processo di correzione

degli squilibri economici procede globalmente bene, tuttavia in certi casi non è chiaro in che misura l’aggiustamento sia completo e duraturo o se proceda a un ritmo adeguato. In molti casi, gli squilibri interni ed esterni accumulatisi continuano a porre un problema serio, ad esempio per quanto riguarda il debito dei settori privato e pubblico. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/europe2020/index_ it.htm

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Bilancio 2013: investimenti in crescita e occupazione Il progetto di bilancio dell’Ue per il 2013, presentato a fine aprile dalla Commissione europea, tiene conto delle dichiarazioni del Consiglio europeo circa il fatto che la crescita e l’occupazione nell’Ue possono essere realizzate solo associando risanamento delle finanze pubbliche e investimenti nella crescita. La proposta di bilancio concentra così gli investimenti sui settori prioritari definiti nella strategia di crescita Europa 2020, tenendo conto anche del difficile contesto economico e della pressione sui bilanci nazionali. Per il 2013 è proposto un congelamento delle spese: l’aumento degli impegni (prossimi pagamenti) si attesta sul livello dell’inflazione (2%), mentre il bilancio amministrativo della Commissione è bloccato al di sotto del tasso d’inflazione, con una riduzione del personale dell’1% quale primo passo verso l’obiettivo di una riduzione del 5% in cinque anni. D’altro canto il progetto di bilancio propone invece un aumento del 6,8% del livello dei pagamenti, il che contribuisce direttamente alla crescita e all’occupazione in Europa. Così, 62,5 miliardi di euro di pagamenti sono destinati alla «crescita favorevole all’occupazione in Europa». È stato fatto uno sforzo particolare per i programmi quadro di ricerca (9 miliardi di euro, +28,1% rispetto al 2012), i programmi Competitività e innovazione (546,4 miliardi di euro, +47,8%), i fondi di coesione e i fondi strutturali (49 miliardi di euro, +11,7%) nonché l’apprendimento permanente (1,2 miliardi di euro, +15,8%). «Nelle circostanze attuali, i bilanci nazionali e il bilancio dell’Ue sono più che mai due facce complementari della stessa medaglia: in un momento in cui gli Stati membri si trovano ad operare tagli dolorosi ma necessari, il bilancio dell’Ue si concentra sugli investimenti e quindi funge da pacchetto di misure anticrisi. Non ristabiliremo la crescita soltanto con i tagli: l’Europa deve investire in maniera oculata per il suo futuro, già da oggi. Questo è lo scopo del bilancio e questo è quanto propone il nostro progetto di bilancio per il 2013» ha affermato il commissario europeo Janusz Lewandowski, responsabile del Bilancio e della Programmazione finanziaria. 2012

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Risparmi ed efficienza Le linee di bilancio per i programmi che non danno prova di efficacia sono state ridimensionate, mentre si è premuto su tutte le istituzioni e agenzie dell’Ue al fine di realizzare ogni risparmio possibile: la maggior parte delle agenzie dell’Ue subirà quindi tagli concreti al bilancio annuale. Nel complesso, il progetto di bilancio 2013 ammonta a 150,9 miliardi di euro di impegni, ossia un aumento del 2% rispetto al 2012, in linea con il tasso di inflazione attuale. I pagamenti rappresentano 137,9 miliardi di euro, il che corrisponde a un aumento del 6,8%. Si tratta della conseguenza degli impegni del passato, come spiega Lewan-

dowski: «I cittadini possono legittimamente domandarsi perché chiediamo un aumento del 6,8% dei pagamenti in tempi di crisi. Vi sono due motivi: in primo luogo, il 2013 è l’ultimo anno dell’esercizio finanziario in corso e per ciascun periodo finanziario questo anno coincide con un forte aumento dei pagamenti, in quanto i progetti finanziati dall’Ue in Europa si concretizzano e dobbiamo pagare le relative fatture. In secondo luogo, negli ultimi anni gli Stati membri in sede di Consiglio e il Parlamento europeo hanno adottato bilanci dell’Ue che erano nettamente inferiori ai nostri bisogni previsti di pagamenti. Ne è seguito un “effetto a cascata” di fatture non pagate, perché ogni anno non potevamo onorare alcuni dei nostri impegni giuridici per mancanza di fondi». Le prossime tappe dell’iter istituzionale relativo al bilancio 2013 prevedono un parere del Consiglio nel luglio prossimo sul progetto della Commissione, cui seguirà il parere del Parlamento europeo. In caso di disaccordo sarà avviata una procedura di conciliazione della durata di 21 giorni. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/budget/index.htm

CITTADINI CONTRO L’AUSTERITÀ «L’austerità non è una necessità, ma una scelta politica avvolta nell’ideologia dell’ordine e del comando. È stata imposta dall’irresistibile Merkozy» (cioè Merkel e Sarkozy) e ora, caduto l’ex presidente francese, Merkel «si permette di concedere al presidente eletto della Francia la possibilità di mettere “un accento” sull’intoccabile trattato di austerità. La Commissione europea dice che non cambia niente. La Bce rimane imperterrita sulla sua linea. Il premier britannico Cameron riafferma la bontà di un trattato che non ha firmato. Il premier spagnolo Rajoy ne approfitta per prendere tempo con Bruxelles e far quadrare il bilancio, dichiarandosi a favore di tutto senza impegnarsi su nulla. Politici, esperti e mezzi d’informazione ce la stanno mettendo tutta per calmare le paure riguardo all’eurozona (che lo vadano a raccontare alle borse mondiali), sostenendo che Germania e Francia dovranno capirsi per mantenere il sistema ed evitare rotture traumatiche». Si inventa così la «crescita austera. Che tutto cambi perché tutto resti com’è. Ma c’è un dettaglio che è stato tralasciato in questo schema di realpolitik: i cittadini europei». L’amara quanto condivisibile opinione è del sociologo spagnolo Manuel Castells, pubblicata sul quotidiano spagnolo “La Vanguardia” e riportata dal settimanale “Internazionale”. E a proposito dei cittadini europei, Castells osserva che «mentre i politici sfruttano il malcontento popolare per demolirsi a vicenda», in tutta Europa i cittadini chiamati alle urne «emettono il loro verdetto, spesso contraddittorio, una volta che hanno vissuto gli effetti dell’austerità», esprimendo tutto il loro dissenso verso i partiti e gli uomini di governo che hanno portato alla situazione attuale. Così, «in pochi giorni è cambiato il clima politico in Europa e l’inevitabile austerità è diventata una parolaccia da diluire in un intruglio pro-crescita che nessuno capisce: perché senza investimenti non c’è crescita e, perché ci siano investimenti, ci dev’essere una domanda che li preceda e che può essere creata solo dalla spesa pubblica». Ora si ripropone la questione di chi serve a chi: l’euro all’Europa o l’Europa all’euro? Secondo Castells «è probabile che la risposta a questa domanda stia sorgendo nell’anello debole dell’ormai fragile Unione: la Grecia», Paese dove il 66% dei cittadini ha detto no alle politiche di austerità accettate dal governo «messo sotto ricatto da Merkel». Se la Grecia dovesse uscire (essere cacciata) dall’euro «i mercati faranno il resto» sostiene Castells, concludendo così il suo ragionamento: «O Merkel accetta di non imporre l’austerità ai cittadini europei o l’euro finirà. (…) L’austerità nella mente dei cittadini è finita. Il resto è questione di tempo. E di sofferenza inutile». FONTE: “Internazionale” n. 949 maggio 2012, pag. 19

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Economia europea verso un lento recupero Insieme alla prevista accelerazione della crescita mondiale, la ripresa economica dell’Unione europea «dovrebbe avviarsi lentamente a partire dalla seconda metà dell’anno», almeno secondo quanto stima la Commissione europea nelle consuete Previsioni economiche di primavera 2012, rese note all’inizio di maggio. «Dopo la contrazione della produzione alla fine del 2011, si stima che l’economia europea sia attualmente in lieve recessione. Mentre l’incer-

tezza sulle prospettive economiche e finanziarie resta elevata, forti azioni politiche e importanti progressi del quadro istituzionale dell’Ue hanno determinato un’attenuazione delle tensioni sui mercati finanziari all’inizio del 2012 ed una provvisoria stabilizzazione della fiducia, che dovrebbe rafforzarsi ulteriormente nel periodo oggetto della previsione» afferma la Commissione. Il quadro generale presentato con le previsioni intermedie del febbraio scorso è dunque «am-

piamente confermato» per il 2012, osserva la Commissione, con la prevista stagnazione del Prodotto interno lordo (Pil) reale nell’Ue e una sua contrazione dello 0,3% nell’area dell’euro. Per il 2013 si prevede invece un tasso di crescita dell’1,3% nell’Ue e dell’1% nell’area dell’euro. La disoccupazione dovrebbe rimanere ad un livello elevato, pari al 10% nell’Ue e all’11% nell’area dell’euro nel periodo oggetto della previsione, mentre l’inflazione dovrebbe diminuire progressivamente, via via che viene meno l’impatto del rincaro dei prezzi petroliferi e degli aumenti fiscali. Si prevede poi che il risanamento del bilancio prosegua, con disavanzi pubblici destinati a calare nel 2013 al 3,3% nell’Ue e poco sotto il 3% nell’area dell’euro. Naturalmente, sottolinea il documento, la situazione economica è notevolmente diversa da uno Stato membro all’altro, «anche in considerazione dell’aggiustamento in corso alla luce delle grandi disparità delle posizioni esterne e delle condizio-

PREVISIONI ECONOMICHE PER PIL E INFLAZIONE Prodotto interno lordo Previsioni di primavera 2012 UE Zona euro Austria Belgio Bulgaria Cipro Danimarca Estonia Finlandia Francia Germania Grecia Irlanda Italia Lettonia Lituania Lussemburgo Malta Paesi Bassi Polonia Portogallo Regno Unito Rep. Ceca Romania Slovacchia Slovenia Spagna Svezia Ungheria Croazia

2010 2,0 1,9 2,3 2,3 0,4 1,1 1,3 2,3 3,7 1,5 3,7 -3,5 -0,4 1,8 -0,3 1,4 2,7 2,3 1,7 3,9 1,4 2,1 2,7 -1,6 4,2 1,4 -0,1 6,1 1,3 -1,2

2011 1,5 1,5 3,1 1,9 1,7 0,5 1,0 7,6 2,9 1,7 3,0 -6,9 0,7 0,4 5,5 5,9 1,6 2,1 1,2 4,3 -1,6 0,7 1,7 2,5 3,3 -0,2 0,7 3,9 1,7 0,0

2012 0,0 -0,3 0,8 0,0 0,5 -0,8 1,1 1,6 0,8 0,5 0,7 -4,7 0,5 -1,4 2,2 2,4 1,1 1,2 -0,9 2,7 -3,3 0,5 0,0 1,4 1,8 -1,4 -1,8 0,3 -0,3 -1,2

2013 1,3 1,0 1,7 1,2 1,9 0,3 1,4 3,8 1,6 1,3 1,7 0,0 1,9 0,4 3,6 3,5 2,1 1,9 0,7 2,6 0,3 1,7 1,5 2,9 2,9 0,7 -0,3 2,1 1,0 0,8

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10,3 4,4 3,0 5,1

9,2 -0,7 1,7 3,7

8,4 1,9 2,0 3,3

8,2 1,7 2,1 3,7

Inflazione Differenza da autunno 2011 2012 2013 -0,6 -0,2 -0,8 -0,3 -0,1 -0,2 -0,9 -0,3 -1,8 -1,1 -0,8 -1,5 -0,3 -0,3 -1,6 -0,2 -0,6 -0,1 -0,1 -0,1 -0,1 0,2 -1,9 -0,7 -0,6 -0,4 -1,5 -0,3 -0,3 -0,4 -1,0 -0,3 0,1 -0,2 -0,1 -0,1 -1,4 -0,6 0,2 -0,2 -0,3 -0,8 -0,1 0,2 -0,7 -0,2 -0,7 -0,5 0,7 0,0 -2,4 -0,8 -2,5 -1,7 -1,1 0,0 -0,8 -0,4 -2,0 -0,4

2010 2,1 1,6 1,7 2,3 3,0 2,6 2,2 2,7 1,7 1,7 1,2 4,7 -1,6 1,6 -1,2 1,2 2,8 2,0 0,9 2,7 1,4 3,3 1,2 6,1 0,7 2,1 2,0 1,9 4,7 1,1

2011 3,1 2,7 3,6 3,5 3,4 3,5 2,7 5,1 3,3 2,3 2,5 3,1 1,2 2,9 4,2 4,1 3,7 2,4 2,5 3,9 3,6 4,5 2,1 5,8 4,1 2,1 3,1 1,4 3,9 2,2

2012 2,6 2,4 2,4 2,9 2,6 3,4 2,6 3,9 3,0 2,1 2,3 -0,5 1,7 3,2 2,6 3,1 3,0 2,0 2,5 3,7 3,0 2,9 3,3 3,1 2,9 2,2 1,9 1,1 5,5 2,4

2013 1,9 1,8 2,0 1,8 2,7 2,5 1,5 3,4 2,5 1,9 1,8 -0,3 1,2 2,3 2,1 2,9 2,0 2,2 1,8 2,9 1,1 2,0 2,2 3,4 1,9 1,7 1,1 1,5 3,9 2,0

-0,2 0,1 0,5 -0,2

3,3 -0,7 1,6 -

-0,3 3,2 -

-0,3 2,5 -

0,8 2,0 -

0,0 0,7 0,8 0,1

Previsioni di primavera 2012

Differenza da autunno 2011 2012 2013 0,6 0,1 0,7 0,2 0,2 -0,1 0,9 -0,1 -0,5 -0,3 0,6 0,2 0,9 -0,3 0,6 0,6 0,4 0,7 0,6 0,5 0,6 0,0 -1,3 -1,1 1,0 0,0 1,2 0,4 0,2 0,1 0,4 0,1 0,9 -0,5 -0,2 -0,1 0,6 0,5 1,0 0,0 0,0 -0,4 0,0 0,0 0,6 0,6 -0,3 0,0 1,2 -0,2 0,9 0,5 0,8 -0,2 -0,2 -0,1 1,0 -0,2 0,9 0,3 -0,2 0,6 -

0,0 -0,2 -

Fonte: Commissione europea, “European Economy Forecast Spring 2012”

6

73

2012


PREVISIONI ECONOMICHE PER L’ITALIA PIL Consumo privato Consumo pubblico Investimenti fissi lordi Di cui: attrezzature Esportazioni (beni e servizi) Importazioni (beni e servizi) Reddito nazionale lordo Contributo alla crescita del PIL

2010 Mld euro % PIL 1553,2 100 941,5 60,6 327,4 21,1 304,5 19,6 130,6 8,4 413,2 26,6 443,4 28,5 1545,4 99,5 domanda interna scorte esportazioni nette

Occupazione Tasso di disoccupazione Redditi da lavoro dipendente Costo unitario del lavoro intera economia Costo reale unitario del lavoro Tasso di risparmio delle famiglie* Deflatore del PIL** Indice armonizzato dei prezzi al consumo Commercio di beni Bilancia commerciale (a) Saldo Conto corrente bilancia dei pagamenti (a) Prestito (+) o indebitamento (-) (a) Saldo amministrazioni pubbliche (a) Correzioni cicliche saldo di bilancio (a) Saldo di bilancio strutturale (a) Debito pubblico lordo (a)

92-07 1,5 1,3 0,9 1,6 2,3 5,0 4,3 1,6 1,2 0,1 0,2 0,4 9,3 3,2 2,1 -0,8 18,5 3,0 3,0 -0,4 1,6 0,3 0,5 -4,5 -4,8 110,7

2008 -1,2 -0,8 0,6 -3,7 -5,2 -2,8 -3,0 -2,2 -1,1 0,0 0,0 -0,4 6,7 3,8 4,7 2,1 15,2 2,5 3,5 -3,4 -0,1 -2,9 -2,9 -2,7 -3,3 -3,5 105,7

2009 -5,5 -1,6 0,8 -11,7 -16,8 -17,5 -13,4 -4,9 -3,2 -1,2 -1,1 -2,9 7,8 1,7 4,6 2,4 14,5 2,1 0,8 7,4 0,1 -2,0 -2,0 -5,4 -3,3 -4,0 116

Variazione percentuale annua 2010 2011 2012 1,8 0,4 -1,4 1,2 0,3 -2,3 -0,6 -0,9 -0,8 2,1 -1,9 -3,8 11,9 -0,9 -6,9 11,6 5,6 1,1 12,7 0,4 -4,1 1,8 0,3 -1,5 1,0 -0,4 -2,3 1,2 -0,5 -0,7 -0,3 1,4 1,5 -0,9 0,1 -1,1 8,4 8,4 9,5 2,3 1,4 1,5 -0,4 1,0 1,9 -0,8 -0,3 -0,2 12,9 12,2 11,1 0,4 1,3 2,1 1,6 2,9 3,2 -3,9 -3,6 -1,6 -1,3 -1,0 -0,1 -3,5 -3,1 -2,2 -3,6 -3,1 -2,2 -4,6 -3,9 -2,0 -3,4 -2,9 -0,6 -3,6 -3,6 -0,7 118,6 120,1 123,5

2013 0,4 -0,4 -0,4 1,3 3,5 4,0 2,3 0,4 -0,1 0,0 0,5 -0,1 9,7 1,4 0,9 -1,3 11,3 2,2 2,3 1,8 0,9 -1,3 -1,3 -1,1 0,1 -0,1 121,8

* Risparmio lordo diviso per reddito disponibile lordo **Strumento che consente di “depurare” la crescita del PIL dall’aumento dei prezzi (a) In percentuale del PIL Fonte: Commissione europea, “European Economy Forecast Spring 2012”

ni strutturali emerse negli ultimi anni». «La ripresa è in vista, ma la situazione economica resta fragile, con il permanere di grandi disparità tra gli Stati membri. Stiamo assistendo ad un aggiustamento degli squilibri di bilancio e strutturali accumulati prima e dopo l’inizio della crisi, resi ancora più gravi da un sentimento economico tuttora debole. Senza un’ulteriore azione determinata, tuttavia, i bassi livelli di crescita nell’Ue potrebbero permanere» ha affermato il commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn, presentando le previsioni 2012 dell’esecutivo europeo. Secondo Rehn «finanze pubbliche sane sono essenziali per una crescita duratura», ma sulla base del nuovo quadro della governance economica «dobbiamo sostenere l’aggiustamento accelerando le politiche di rafforzamento della stabilità e della crescita».

Modesta ripresa nel 2012 Il documento della Commissione rileva che l’attività economica nell’Ue ha subito una contrazione nell’ultimo trimestre del 2011 e anche nel primo trimestre del 2012. Una graduale ripresa dovrebbe cominciare nella seconda metà dell’anno e accelerare nel 2013, ma «dovrebbe restare modesta in quanto diversi fattori con2012

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tinuano a pesare sulla domanda interna». Gli sforzi necessari da parte delle banche per migliorare ulteriormente i loro bilanci impediranno un allentamento delle condizioni del credito, sebbene nel complesso la domanda di credito sia rimasta debole finora, mentre i consumi privati saranno frenati dalla disoccupazione elevata, dalla lenta crescita dei salari e dall’inflazione nonché dall’elevato indebitamento delle famiglie in una serie di Stati membri. Gli investimenti privati, tuttora in calo, nel periodo oggetto della previsione dovrebbero iniziare a beneficiare del previsto ritorno della fiducia, di tassi di interesse bassi e della solida crescita della produzione mondiale. Si prevede che il contributo positivo delle esportazioni nette sarà il principale motore della crescita del Pil nel 2012, mentre nel 2013 dovrebbe subentrare una domanda interna in graduale rafforzamento. «Queste proiezioni sono basate sull’ipotesi che la fiducia si rafforzerà nel tempo, man mano che i problemi posti dalla crisi saranno affrontati con successo, anche attraverso la risoluta attuazione delle decise azioni politiche convenute» osserva la Commissione. Nel complesso, il quadro per il 2012 tratteggiato nelle previsioni intermedie di febbraio è «ampiamente confermato». Nell’anno in corso,

infatti, la crescita annuale del Pil dovrebbe essere nulla (0%) nell’Ue e minima (0,3%) nella zona euro. Per il 2013 è invece prevista una crescita modesta dell’1,3% nell’Ue e dell’1% nell’area dell’euro. Il rallentamento ha colpito tutti gli Stati membri, tuttavia secondo le previsioni persisteranno i differenziali di crescita a causa di differenze nelle esigenze di aggiustamento strutturale, nei costi di finanziamento e nella sostenibilità delle finanze pubbliche: «L’aggiustamento degli squilibri esterni a livello degli Stati membri è in corso e dovrebbe continuare nel periodo oggetto della previsione». In linea con il rallentamento dell’attività economica, l’occupazione dovrebbe contrarsi dello 0,2% nell’Ue (0,5% nell’area dell’euro) nel 2012. Il previsto ritorno della crescita dovrebbe portare ad un graduale miglioramento dei mercati del lavoro nel 2013, il che a sua volta contribuirà ad una ripresa più sostenuta. La disoccupazione dovrebbe rimanere ad un livello del 10,3% nell’Ue nel corso del periodo oggetto della previsione e all’11% nell’area dell’euro nel 2013. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/economy_finance/eu/ forecasts/2012_spring_forecast_en.htm

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crisi

economica

e

sociale

Crisi: crescono i timori dei cittadini Monitorare l’impatto sociale della crisi attraverso la percezione dell’opinione pubblica europea, questo l’obiettivo di una tipologia di sondaggi Eurobarometro in corso fin dal 2009 dei quali l’ultimo è stato pubblicato lo scorso aprile. L’indagine è stata svolta nel dicembre 2011 con 25.544 interviste condotte in tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea. Riportiamo di seguito i principali risultati del sondaggio.

Percezione della povertà • L’80% degli intervistati ritiene che la povertà è aumentata nell’ultimo anno nel proprio Paese; il 67% afferma che è aumentata nell’intera Unione europea e il 63% nella propria area di residenza. • In tutti e tre i gruppi di cui sopra, la percentuale di intervistati che percepiscono una crescita della povertà è aumentata in modo sostanziale rispetto al sondaggio precedente (ottobre 2010). • Le percentuali relativamente più elevate di persone secondo le quali la povertà è aumentata nel loro Paese si sono registrate in Grecia (97%), Francia (93%), Portogallo (93%) e Spagna (92%). • Sostanzialmente in linea con le precedenti indagini, il 32% degli intervistati ritiene che un terzo dei loro concittadini può essere considerato povero, mentre il 64% pensa che sia povera almeno una persona su cinque.

Difficoltà finanziarie • Quasi un quinto degli intervistati europei (18%) dichiara che il proprio nucleo familiare ha esaurito i soldi per pagare beni e servizi essenziali a un certo punto nel corso degli ultimi 12 mesi. • Percentuale che riguarda oltre un terzo degli intervistati in Grecia (45%), Lettonia (42%), Lituania (37%), Bulgaria (36%), Romania (36%) e Ungheria (34%). Il primo posto della Grecia in questa categoria segna un cambiamento rispetto alle indagini precedenti. • Poco più di un quinto degli intervistati (21%) afferma di aver sperimentato difficoltà nel pagamento di bollette domestiche e impegni di credito. Percentuale che cresce sensibilmente soprattutto in Grecia (73%) e a Cipro (59%).

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• Il 63% degli intervistati teme il rischio di non riuscire a far fronte ad una spesa imprevista di 1000 euro per il prossimo anno; il 45% di non essere in grado di pagare le bollette ordinarie o acquistare cibo; il 43% di non essere in grado di pagare l’affitto o un mutuo; il 31% di non essere in grado di rimborsare prestiti.

Previsioni finanziarie delle famiglie • Guardando ai prossimi 12 mesi, oltre un cittadino europeo su dieci (14%) ritiene che la situazione finanziaria della propria famiglia migliorerà, mentre poco meno della metà (47%) pensa che la propria situazione finanziaria rimarrà stabile. Più di un terzo (36%) prevede invece un deterioramento della propria situazione finanziaria, rispetto ad appena il 26% rilevato nell’ottobre 2010. • Rispetto al precedente sondaggio, la percezione negativa della propria situazione finanziaria è aumentata un po’ ovunque ma soprattutto in Portogallo, Italia e Irlanda. Solo in Romania, Estonia e Lettonia sono diminuiti coloro che prevedono un peggioramento delle proprie condizioni finanziarie.

Accessibilità abitativa • Solo il 6% degli intervistati ritiene di poter essere costretto a lasciare l’attuale sistemazione abitativa entro i prossimi 12 mesi perché non più in grado di permettersela. Tuttavia, sempre più persone rispetto ai sondaggi precedenti ritengono una simile eventualità come “abbastanza improbabile” anziché “molto improbabile”. • La percentuale di coloro che ritengono di dover lasciare la propria casa sale però sensibilmente in Grecia (26%), Lussemburgo (16%) e a Cipro (15%).

Situazione occupazionale • Quasi un quinto degli intervistati a livello europeo (18%) non è sicuro di poter mantenere il proprio posto di lavoro nei prossimi 12 mesi. • Percentuale che supera però il 30% in sette Paesi ed è particolarmente elevata in Grecia

(51%), a Cipro(40%) e in Slovacchia (40%). La percezione di sicurezza occupazionale è invece più elevata in Austria, Finlandia, Germania, Svezia e Danimarca, dove meno del 10% degli intervistati teme di perdere il lavoro. • Le persone più colpite da problemi finanziari sono anche quelle più pessimiste circa la loro capacità di mantenere il posto di lavoro: circa un terzo (34%) degli intervistati il ​​cui nucleo familiare ha finito i soldi negli ultimi 12 mesi non è sicuro di mantenere il lavoro, mentre è pessimista circa la propria situazione occupazionale solo il 15% di coloro il cui nucleo familiare non ha finito i soldi. • Rispetto alla possibilità di trovare un altro lavoro nel caso di perdita di quello attuale, le opinioni si dividono più o meno a metà: mentre il 46% dei cittadini ritiene possibile trovare un altro lavoro entro sei mesi, il 48% considera improbabile tale possibilità. • Anche per quanto concerne la fiducia occupazionale le differenze sono rilevanti a livello nazionale: riuscire a trovare velocemente un altro lavoro è ritenuto particolarmente improbabile in Grecia (82%), Portogallo (74%), Cipro (72%) e Spagna (70%). Viceversa, almeno sei su dieci ritengono di poter trovare in fretta una nuova occupazione in Finlandia (64%), Austria (63%), Belgio (62%), Svezia (61%) e Paesi Bassi (60%).

Accessibilità sanitaria e sociale • Quasi un terzo dei cittadini europei (32%) ritiene sia diventato più difficile sostenere i costi dell’assistenza sanitaria in generale; il 38% dichiara la crescente difficoltà di permettersi la custodia dei bambini, mentre il 40% fa riferimento all’assistenza di lungo termine. • Rispetto al precedente sondaggio, dell’ottobre 2010, è aumentato a livello europeo il numero di persone secondo cui è più difficile permettersi le cure sanitarie. Al proposito le percentuali più elevate si registrano in Grecia e a Cipro.

Redditi nella terza età • Solo il 14% degli europei intervistati ritiene che la propria pensione non sarà influenzata da condizioni economiche ed eventi finanziari. Un quarto (24%) pensa che riceverà una pensione più bassa di quanto previsto, stessa percentuale (24%) per coloro che ritengono di dover risparmiare di più per ottenere la pensione preventivata, mentre il 21% dichiara di dover andare in pensione più tardi. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/public_opinion/index_en.htm

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2012


mercato

interno

Come aumentare la fiducia dei consumatori Massimizzare la partecipazione dei consumatori e accrescere la loro fiducia nel mercato: questo l’obiettivo, ambizioso ma necessario nell’attuale contesto europeo, che si pone la Commissione europea con l’Agenda del consumatore europeo, presentata lo scorso 22 maggio. Partendo dalla constatazione dell’importanza fondamentale che i consumatori hanno sull’economia, dimostrata dal fatto che la spesa per i consumi è pari al 56% del Pil dell’Unione europea, la nuova Agenda dei consumatori intende rafforzare la sicurezza dei consumatori, «facendo opera di informazione, intensificando le misure repressive e assicurando meccanismi di riparazione nonché allineando i diritti dei consumatori e le politiche in tema di consumo ai cambiamenti intervenuti nella società e nell’economia». Essa presenta inoltre diverse azioni chiave da attuarsi entro il 2014. «Nell’Unione europea la crescita ha bisogno di una offerta competitiva e di una forte domanda. I consumatori devono pertanto essere i protagonisti delle politiche dell’Ue alla stregua delle imprese. Abbiamo bisogno di consumatori fiduciosi che facciano da volano dell’economia europea» ha affermato Viviane Reding, commissaria europea per la Giustizia, sottolineando però che «occorre ben più di nuovi strumenti legislativi per far funzionare il mercato unico digitale nell’interesse dei consumatori. Gli Stati membri devono intensificare gli sforzi per assicurare un’attuazione celere e non burocratica delle regole europee onde far sì che il diritto del consumo diventi una realtà concreta per i nostri 500 milioni di consumatori». Il commissario europeo responsabile per la Salute e i Consumatori, John Dalli, ha invece spiegato come la strategia dell’esecutivo europeo intenda dare maggiori poteri ai consumatori e stimolare la loro fiducia, «fornendo loro gli strumenti per partecipare attivamente sul mercato, per farlo funzionare nel loro interesse, per esercitare il loro potere di scelta e far rispettare adeguatamente i loro diritti».

Gli obiettivi principali Nonostante l’Ue disponga di un corpus sostanziale di diritto del consumo e la dimen2012

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sione “consumatori” costituisca un elemento importante di molte politiche europee, secondo la Commissione «occorre un quadro globale che tenga anche conto delle sfide incombenti come quelle legate alla digitalizzazione della vita quotidiana, al desiderio di passare a modelli di consumo più sostenibili e ai bisogni specifici dei consumatori vulnerabili». L’Agenda del consumatore presenta così misure volte a raggiungere gli obiettivi della strategia per la crescita Europa 2020 e si articola attorno a quattro elementi principali «volti ad accrescere la fiducia dei consumatori». • Rafforzare la sicurezza dei consumatori: «Per quanto concerne i beni, i servizi e gli alimenti, rendendo più rigoroso il quadro normativo e più efficiente la sorveglianza del mercato». • Migliorare gli aspetti dell’informazione: «Venire a capo della crescente complessità dei mercati in cui i consumatori hanno bisogno di strumenti e informazioni adeguati per comprendere i vari aspetti, dal costo reale del credito al consumo al reperimento dell’istanza cui rivolgersi per un reclamo. Questo aspetto è importante sia per i consumatori che per i commercianti; in proposito svolgono un ruolo chiave le organizzazioni dei consumatori». • Migliorare la repressione degli illeciti e assi-

curare un’adeguata riparazione: «Fattori senza i quali i diritti non sussistono nella pratica. Ciò è ancora più importante se si considera che il danno subito dai consumatori europei a causa di problemi che danno origine a controversia è stimato a circa lo 0,4 % del Pil dell’Ue. Il ruolo delle reti che curano i diritti dei consumatori ha un’importanza centrale». • Allineare la politica ai cambiamenti intervenuti nella società e renderla più pertinente per la vita quotidiana: «Adattare il diritto del consumo all’età digitale e affrontare i problemi che i consumatori incontrano nelle transazioni on line; tener conto dei bisogni dei consumatori vulnerabili, rendere agevole fare scelte sostenibili».

I settori chiave L’Agenda supporta gli interessi dei consumatori in determinati settori chiave. • Alimenti: assicurare la sostenibilità e la sicurezza. • Energia: far sì che i consumatori riescano a fruire dei prezzi più vantaggiosi nel mercato liberalizzato e sappiano meglio gestire il loro consumo energetico. • Settore finanziario: tutelare gli interessi finanziari dei consumatori e conferire loro gli strumenti per gestire le loro finanze. • Trasporti: adattare la legislazione ai moderni pattern di viaggio e incoraggiare la mobilità sostenibile. • Digitale: affrontare i problemi che i consumatori incontrano e garantire la loro tutela online. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/consumers/strategy/index_en.htm#agenda

MENO PRODOTTI PERICOLOSI RAGGIUNGONO L’UE Grazie all’accresciuta efficienza del sistema d’informazione rapida sui prodotti di consumo pericolosi diversi dagli alimenti (Rapex), i prodotti pericolosi sono individuati prima e più efficacemente e rimossi più tempestivamente dal mercato dell’Ue. Lo rilevano i dati contenuti nell’ultima Relazione sulla sicurezza dei prodotti, pubblicata a inizio maggio dai servizi della Commissione europea. Il sistema Rapex ha registrato un’evoluzione significativa a partire dal 2004 (anno in cui la direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti è stata recepita nelle legislazioni nazionali). Gli Stati membri hanno speso fino a 100 milioni di euro e impiegato circa 6000 ispettori per assicurare il rispetto della normativa sulla sicurezza dei prodotti. Secondo la Relazione 2011 si è raggiunta così: un’individuazione più tempestiva; una migliore sorveglianza del mercato e una migliore attuazione della normativa sulla sicurezza dei prodotti ad opera delle autorità nazionali; una migliore valutazione del rischio ad opera delle autorità; una crescente cooperazione internazionale. Anche se la Cina rimane – con più della metà delle notifiche Rapex – il primo Paese per il numero di notifiche relative a prodotti, si constata un calo dal 58% registrato nel 2010 al 54% del 2011. Il 19% delle notifiche (293 in tutto) riguardavano prodotti di origine europea: tra i quali 44 prodotti di origine francese (3%), 43 prodotti tedeschi (3%) e 32 prodotti italiani (2%). Il 15% ha riguardato prodotti di altri Paesi e l’8% prodotti di origine ignota (rispetto al 23% del 2004). Informazioni: http://ec.europa.eu/consumers/safety/news/index_en.htm

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li

b

era

circolazione

Il punto sul Sistema Schengen La Commissione ha adottato il 16 maggio scorso la prima Relazione sul funzionamento del cosiddetto «Spazio Schengen», cioè il sistema che permette attualmente a oltre 400 milioni di cittadini europei di poter circolare senza passaporto nello spazio europeo costituito da 26 Paesi: tutti gli Stati membri dell’Ue tranne Regno Unito, Irlanda, Romania, Bulgaria e Cipro, più i Paesi non Ue Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein. La Relazione, che sarà redatta ogni due anni con l’obiettivo di rafforzare l’indirizzo politico e la cooperazione fra i Paesi partecipanti al sistema di Schengen, è accompagnata da orientamenti «volti a garantire un’interpretazione e attuazione coerente delle questioni affrontate, in uno spirito di solidarietà». Schengen, ha ricordato la commissaria europea per gli Affari interni Cecilia Malmström, «è uno dei risultati più preziosi dell’integrazione europea. Sta molto a cuore ai cittadini europei e dà un apporto importante alla nostra prosperità economica. Tutti devono contribuire al mantenimento di questo sistema e il punto di partenza è un dibattito regolare e sano al Parlamento europeo e al Consiglio».

Applicazione delle norme

Frontiere esterne e spazio interno

L’avvio del sistema di informazione visti (Vis), l’11 ottobre 2011, ha avuto esiti postivi nella prima regione di sviluppo (Algeria, Egitto, Li-

Secondo la Relazione, la pressione alle frontiere esterne dello Spazio Schengen si concentra su un numero limitato di punti critici, in particolare la via del Mediterraneo orientale verso la Grecia attraverso la Turchia. Negli ultimi tre mesi del 2011 sono stati individuati quasi 30.000 attraversamenti irregolari delle frontiere esterne, di cui il 75% circa sulla via del Mediterraneo orientale. A seguito dei gravi problemi riscontrati in Grecia la Commissione ritiene che debba essere mantenuto l’impegno nel controllo soprattutto delle frontiere esterne terrestri e marittime. «L’Unione europea deve quindi continuare a sostenere gli sforzi della Grecia nella gestione delle frontiere esterne, in particolare aiutando il Paese a utilizzare in modo più efficiente i fondi europei per la gestione dell’immigrazione» osserva la Relazione.

10

Nei sei mesi interessati dalla Relazione, i controlli alle frontiere interne sono stati ripristinati solo due volte: dalla Francia al confine con l’Italia (per il G20 del novembre 2011) e dalla Spagna alle frontiere con la Francia e negli aeroporti di Barcellona e Gerona (per la riunione della Banca centrale europea del maggio 2012). In numerosi Stati partecipanti a Schengen è stata verificata l’applicazione corretta delle norme (attraverso il meccanismo di valutazione Schengen) nei seguenti settori: frontiere aeree in Ungheria, a Malta e in Slovenia; visti nella Repubblica Ceca, in Ungheria, a Malta e in Slovenia; Sistema d’informazione Schengen (Sis/ Sirene) in Finlandia e Svezia; cooperazione di polizia a Malta, in Slovenia, Svezia, Islanda e Norvegia; protezione dei dati nella Repubblica Ceca, in Ungheria, Polonia, Slovacchia e Islanda. Benché la Relazione mostri che in alcuni casi vi è spazio per miglioramenti, nessuna delle valutazioni ha individuato carenze che richiederebbero un intervento immediato della Commissione.

Rilascio dei visti

bia, Mauritania, Marocco e Tunisia). Entro due anni tutte le sedi consolari degli Stati Schengen nel mondo dovrebbero essere collegate a tale sistema.

Rilascio dei permessi temporanei La Commissione europea sottolinea la necessità che uno Stato membro informi tempestivamente gli altri Stati membri, e la Commissione stessa, in merito alle decisioni che intende prendere riguardo al rilascio dei permessi di soggiorno. Se un migrante non soddisfa le condizioni per circolare nello spazio Schengen, lo Stato membro che concede un permesso di soggiorno (temporaneo) dovrebbe scegliere di rilasciare un tipo di permesso non equivalente a un visto per soggiorni di breve durata. Lo Stato membro dovrebbe inoltre informare il titolare di tali documenti, in modo adeguato ed efficace, in merito alle condizioni in base a cui può (o non può) viaggiare nello spazio Schengen.

Controlli interni Nel valutare la compatibilità dei controlli di polizia nelle zone di frontiera interna con le norme Schengen è necessario esaminare come questi vengono attuati nella pratica. La Commissione ha bisogno di ottenere dagli Stati membri interessati concrete informazioni statistiche: può pertanto chiedere loro di fornire dati sui controlli effettuati alle frontiere in un dato periodo di tempo e sul modo in cui essi hanno contribuito al raggiungimento degli scopi stabiliti nella legislazione o nelle strategie nazionali, ad esempio nella lotta contro la criminalità transfrontaliera. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/ dgs/home-affairs/index_en.htm

PROPOSTA PER COMPLETARE IL SISTEMA COMUNE D’ASILO Nel corso del 2011 i 27 Stati membri dell’Unione europea hanno ricevuto oltre 300.000 domande d’asilo, con un aumento del 16,2% rispetto al 2010. Pur essendo ben lontani dal picco del 2001, anno in cui furono ricevute dai Paesi dell’Ue 425.000 richieste, gli aumenti dei flussi di richiedenti asilo possono mettere in crisi le capacità di accoglienza di alcuni Stati membri. Per questo motivo la Commissione europea ha proposto di aumentare l’efficienza di Eurodac, sistema di raccolta delle impronte digitali dei richiedenti asilo che favorisce l’identificazione rapida e corretta dello Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo. La proposta fissa termini più chiari per la trasmissione dei dati, garantisce la piena compatibilità con la legislazione più recente in materia di asilo e risponde meglio alle esigenze di protezione dei dati. Prevede inoltre la possibilità che le autorità di contrasto degli Stati membri consultino la banca dati di Eurodac a fini di prevenzione, accertamento e indagine di reati di terrorismo e altri reati gravi, su richiesta degli Stati membri dell’Ue. Il confronto delle impronte digitali sarà possibile solo in casi specifici e in circostanze ben definite. Le nuove disposizioni sull’accesso ai dati e sulla sicurezza dei medesimi, sottolinea la Commissione, «garantiscono il rispetto dei diritti fondamentali delle persone le cui impronte digitali sono memorizzate in Eurodac e la protezione del diritto alla vita privata dei richiedenti asilo e dei migranti in posizione irregolare».

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2012


diritti

fondamentali

Rendere effettiva l’integrazione dei rom Gli Stati membri dell’Ue si sono impegnati per affrontare in modo globale l’integrazione delle popolazioni rom, elaborando piani nazionali come richiesto dal Quadro europeo adottato nell’aprile 2011, tuttavia «occorre fare molto di più» per assicurare finanziamenti sufficienti a favorire l’inclusione, stabilire meccanismi di controllo e combattere la discriminazione e la segregazione dei 10-12 milioni di rom residenti in Europa. Si tratta della costatazione contenuta in una Relazione resa nota dalla Commissione europea il 23 maggio scorso, con cui si esortano i Paesi dell’Ue a «cambiare marcia» e intensificare la loro azione prendendo misure più concrete, fissando obiettivi espliciti, stanziando finanziamenti appositi e stabilendo validi meccanismi di monitoraggio e valutazione. «Ci vuole qualcosa di più delle strategie sulla carta: occorrono risultati tangibili nelle politiche nazionali, che migliorino la vita dei milioni di rom in Europa» ha dichiarato la commissaria europea per la Giustizia, Viviane Reding. I rom, la principale minoranza europea, continuano infatti a essere spesso vittime di razzismo, discriminazioni ed esclusione sociale. Secondo un Rapporto recentemente pubblicato dall’Agenzia europea dei diritti fondamentali relativo alla situazione dei rom in undici Stati membri, tra i rom intervistati uno su tre è disoccupato, il 20% non è coperto da assicurazione medica e il 90% vive al di sotto della soglia di povertà. Molti si scontrano quotidianamente con pregiudizi, intolleranza, discriminazioni ed esclusione sociale. I rom sono generalmente emarginati e vivono nella maggior parte dei casi in condizioni socioeconomiche estremamente povere. La Relazione della Commissione europea sottolinea come, sprecando questi potenziali talenti, i Paesi europei perdano in termini di entrate e opportunità, mentre in tempi di crisi è invece indispensabile una migliore integrazione economica e sociale di tutti i cittadini dell’Ue. Secondo alcune stime della Banca mondiale, un’integrazione completa dei rom potrebbe rappresentare circa 0,5 miliardi di euro all’anno per le economie di alcuni Paesi, permettendo di aumentare la produttività, tagliare le spese sociali e accrescere le entrate fiscali. 2012

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Se però si vuole che gli interventi siano efficaci occorre agire in modo concertato su tutti i livelli, per affrontare le molteplici cause dell’esclusione.

Imperativo economico, sociale e morale Scopo del Quadro dell’Ue per le strategie nazionali di integrazione dei rom è infatti di «trasformare in modo tangibile la vita di queste popolazioni cambiando l’approccio per la loro integrazione». Superando un’impostazione frammentaria e concentrata sui singoli progetti, il Quadro ha innalzato per la prima volta l’inclusione dei rom a livello di Unione europea, collegandola chiaramente alla strategia per la crescita Europa 2020. Inoltre, si intende procedere a controllare la coerenza tra i programmi nazionali di riforma nell’ambito del semestre europeo e le rispettive strategie nazionali di integrazione dei rom e, se necessario, gli Stati membri saranno invitati ad affrontare la questione dell’inclusione dei rom nei loro programmi di riforma. Molti dei settori in cui l’integrazione dei rom può e deve essere migliorata sono innanzitutto di competenza nazionale o regionale, tuttavia all’Ue spetta l’importante ruolo di coordinare le azioni degli Stati membri e di assisterli attraverso strumenti finanziari quali il Fondo sociale e i Fondi strutturali. «L’inclusione dei rom in Europa costituisce un imperativo economico, sociale e morale comune, anche se le difficoltà cui si confrontano le comunità rom variano da uno Stato all’altro» ha affermato il commissario europeo responsabile per Occupazione, Affari sociali e Integrazione, László Andor, osservando inoltre: «La Relazione sottolinea la necessità, riguardo alla nostra proposta dell’ottobre 2011, che gli Stati membri dispongano di un’adeguata strategia di inclusione dei rom prima di ricevere gli stanziamenti del Fondo sociale europeo destinati a tale strategia nell’esercizio finanziario 2014-2020».

Buone prassi, poche risorse Secondo il Quadro dell’Ue sono quattro i settori fondamentali in cui occorre impegnarsi a

livello nazionale per migliorare l’integrazione dei rom: l’accesso all’istruzione, l’occupazione, l’assistenza sanitaria e l’alloggio. La Relazione rileva che per la prima volta tutti gli Stati membri si sono impegnati a sviluppare un approccio integrato in questi quattro settori prioritari e hanno elaborato strategie nazionali in proposito. Tra gli esempi di buone prassi sono citati: • le misure che promuovono l’inclusione dei rom nel settore dell’istruzione in Slovenia, Spagna e Finlandia; • i piani per migliorare l’occupazione dei rom in Bulgaria e Spagna; • il sostegno all’accesso dei rom all’assistenza sanitaria in Ungheria, Irlanda e Romania; • le misure per migliorare la situazione abitativa di queste popolazioni in Francia e Ungheria. Un altro aspetto positivo, nota la Relazione, consiste nel fatto che tutti gli Stati membri, seguendo l’invito della Commissione, hanno istituito punti di contatto nazionali incaricati di seguire l’attuazione delle strategie nazionali. Dalla valutazione risulta però che la maggior parte degli Stati membri non ha assegnato risorse di bilancio sufficienti a favore dell’inclusione dei rom: solo 12 Paesi (Bulgaria, Repubblica Ceca, Grecia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia e Svezia) hanno indicato chiaramente i fondi stanziati, a carico dei bilanci nazionali o dell’Unione, e hanno presentato importi specifici destinati alle misure di inclusione dei rom previste dai loro documenti strategici.

Raccomandazioni e valutazioni Per ciascuno dei quattro settori chiave dell’integrazione dei rom la Commissione ha quindi presentato raccomandazioni agli Stati membri e commentato specificamente ognuna delle strategie nazionali, sottolineando gli elementi principali e identificando le principali carenze. In seguito a questa Relazione, poi, la Commissione si impegna a valutare periodicamente le iniziative prese dagli Stati membri e a pubblicare Relazioni annuali sui progressi compiuti riguardo alle misure nazionali nel contesto del Quadro dell’Ue: «Oltre a mantenere stabilmente la questione dell’integrazione dei rom all’ordine del giorno nel programma dell’Ue, queste relazioni, creando una sorta di pressione di gruppo, stimoleranno gli Stati membri ad attuare le raccomandazioni della Commissione e le iniziative da essi annunciate nelle rispettive strategie». INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/roma

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politica

estera

Politica di vicinato: Ue soddisfatta I Paesi del vicinato meridionale e orientale dell’Unione europea che danno prova di un deciso impegno a livello di riforme riceveranno un sostegno europeo più ampio e consistente, secondo quanto prevede il nuovo pacchetto sulla Politica europea di vicinato (Pev) presentato da Catherine Ashton, Alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, e da Štefan Füle, commissario europeo per l’Allargamento e la Politica di vicinato. Si tratta di una valutazione del primo anno di attuazione del nuovo approccio europeo in relazione ai Paesi vicini, e dell’indicazione di una road-map per dare ulteriore slancio all’attuazione del partenariato orientale. I responsabili della politica estera e di vicinato dell’Ue, nella loro comunicazione congiunta, ritengono che nell’ultimo anno l’Ue abbia «risposto con determinazione» al rapido evolversi della situazione nei Paesi del vicinato, con alcuni risultati tangibili derivanti dalla nuova politica: • L’Ue ha riorientato i programmi di assistenza mettendo a disposizione un importo supplementare di un miliardo di euro da erogare nel 2011-2013 attraverso due programmi innovativi: Spring per il vicinato meridionale e EaPic per il vicinato orientale; ha portato a 1,15 miliardi di euro i massimali di prestito della Banca europea per gli investimenti; ha proposto e ottenuto l’estensione del mandato della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo ai Paesi del vicinato meridionale e orientale. • In applicazione del principio “more for more”, che ricompensa le riforme, l’Ue ha sostenuto i partner che hanno intrapreso riforme politiche. L’assistenza finanziaria alla Tunisia è raddoppiata, passando da 80 a 160 milioni di euro nel 2011. L’Ue ha inoltre ridotto le relazioni con i Paesi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e imposto una vasta gamma di sanzioni contro i regimi in questione, dirigendo invece il proprio sostegno verso la società civile e le popolazioni colpite. • È stato introdotto uno strumento per la società civile – con una dotazione iniziale

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di 26 milioni di euro per il 2011 e importi di simile entità previsti per il 2012 e il 2013 – a beneficio di tutti i Paesi della Pev. Inoltre, sostengono i rappresentanti dell’Ue, «vi sono stati notevoli progressi per quanto riguarda l’associazione politica con i Paesi partner». Sono in corso negoziati per un accordo di associazione con la Repubblica moldova, la Georgia, l’Armenia e l’Azerbaigian. Si registrano passi avanti anche in termini di integrazione economica (le cosiddette zone di libero scambio globali e approfondite, parte integrante degli accordi di associazione); i negoziati sono stati avviati con la Moldova e la Georgia e inizieranno a breve con l’Armenia. Entro la fine dell’anno saranno probabilmente intavolati negoziati analoghi con la Giordania, il Marocco e la Tunisia. Nonostante il completamento dei negoziati su un accordo di associazione con l’Ucraina (comprendente una zona di li-

bero scambio globale e approfondita) e la successiva sigla dell’accordo a marzo, «le preoccupazioni che rimangono in merito alla situazione politica interna del Paese potrebbero rallentare il processo di firma e ratifica». Come richiesto dal Consiglio europeo del marzo 2012, è proposta poi una road-map che individua gli obiettivi, gli strumenti e gli interventi necessari per l’attuazione delle politiche dell’Ue nei confronti dei partner del Mediterraneo meridionale, mentre una distinta comunicazione congiunta propone una road-map fino al Vertice del partenariato orientale dell’autunno 2013. «Sono certa che la road-map aiuterà i Paesi partner ad accelerare la transizione verso la democrazia e l’economia di mercato fornendo uno strumento di monitoraggio a sostegno dei loro processi di riforma. Il sostegno dell’Ue ai Paesi partner sarà commisurato ai progressi tangibili da essi conseguiti in termini di riforme. È fondamentale, inoltre, che i partner si adoperino con rinnovato vigore per risolvere i conflitti che da troppo tempo devastano la regione. L’Ue è pronta ad aumentare il sostegno ai Paesi disposti a prendere decisioni coraggiose e a voltare pagina» ha concluso l’Alta rappresentante Ashton. INFORMAZIONI: http://eeas.europa.eu/ashton/index_it.htm

LA CRISI NON DEVE GIUSTIFICARE MENO AIUTI ALLO SVILUPPO Con 53 miliardi di euro di aiuti allo sviluppo erogati nel 2011, l’Unione europea e i suoi 27 Stati membri rimangono al primo posto fra i donatori mondiali e forniscono oltre metà dell’aiuto pubblico allo sviluppo, come risulta dai dati preliminari pubblicati dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). Nonostante le forti restrizioni di bilancio, 16 Stati membri sono riusciti ad aumentare gli aiuti, tre di essi si collocano tra i primi cinque donatori al mondo e quattro spendono già per gli aiuti lo 0,7% del Reddito nazionale lordo (Rnl). L’aiuto pubblico allo sviluppo dell’Ue è arrivato allo 0,42% del suo Rnl, un risultato superiore a quello di altri importanti donatori, «ma occorreranno ulteriori sforzi per raggiungere l’obiettivo fissato per il 2015, pari allo 0,7% dell’Rnl dell’Ue» ha osservato il commissario europeo per lo Sviluppo, Andris Piebalgs. Dopo la crescita registrata per tre anni consecutivi malgrado la crisi finanziaria ed economica, l’aiuto pubblico dell’Ue è diminuito di circa 500 milioni di euro rispetto al 2010, passando dallo 0,44% dell’Rnl nel 2010 allo 0,42% nel 2011 a causa del diverso comportamento dei singoli Stati membri. • Quattro di essi (Svezia, Danimarca, Paesi Bassi e Lussemburgo) continuano a superare il traguardo dello 0,7%; la Danimarca, il Lussemburgo e la Svezia mirano ad arrivare all’1% dell’Rnl. • Altri Stati membri progrediscono verso il traguardo dello 0,7% (Regno Unito) o mantengono i livelli di aiuti al di sopra del traguardo 2010, pari allo 0,51% dell’Rnl (Belgio, Finlandia, Irlanda). Nel 2011 la Germania e l’Italia hanno aumentato considerevolmente gli stanziamenti di bilancio destinati agli aiuti. • Per quanto riguarda gli Stati membri entrati a far parte dell’Unione nel 2004, tutti tranne uno hanno innalzato o mantenuto i livelli di aiuti: il massimo incremento è stato registrato a Malta, ma anche la Romania, la Lituania e l’Estonia hanno aumentato notevolmente gli aiuti erogati. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/europeaid/index_en.htm

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cittadinanza

Consultazione pubblica sui diritti dei cittadini La cittadinanza europea, che integra e non sostituisce quella nazionale, conferisce a tutti i cittadini dei 27 Stati membri dell’Unione una serie di diritti in più: il cittadino dell’Unione ha il diritto di circolare liberamente, votare e candidarsi alle elezioni amministrative ed europee nello Stato membro in cui risiede, gode della tutela consolare delle autorità di un qualsiasi Stato membro se il suo non è rappresentato all’estero, può presentare una petizione al Parlamento europeo, rivolgersi al Mediatore europeo e, dal 2012, partecipare ad un’iniziativa dei cittadini europei. La libertà di movimento, in particolare, è il più apprezzato tra i diritti derivanti dalla cittadinanza europea: ogni anno i cittadini europei compiono infatti più di un miliardo di spostamenti nell’Unione e sono sempre più numerosi quelli che esercitano il diritto di vivere in uno Stato membro diverso dal proprio (12,3 milioni nel 2010). Non sempre però la realtà è in piena sintonia con la teoria, infatti sussistono ancora vari ostacoli che limitano di fatto il pieno esercizio dei diritti derivanti dall’essere cittadini dell’Unione europea. Così, in attesa della proclamazione del 2013 come Anno europeo dei cittadini, la Commissione europea ha lanciato la più grande consultazione pubblica sui diritti dei cittadini mai condotta nell’Unione per definire l’agenda politica dei prossimi anni e delineare il futuro dell’Europa. Con questa consultazione, che durerà fino al 9 settembre prossimo, la Commissione intende ascoltare i cittadini per conoscere i problemi che questi incontrano quando circolano nell’Ue per motivi di lavoro, studio o vacanza, o quando esercitano i loro diritti elettorali e di consumatori. La Commissione vuole inoltre sapere come i cittadini immaginano l’Unione europea del 2020. Per alcuni mesi sarà dunque possibile per chiunque lo desideri partecipare alla consultazione rispondendo ad un breve questionario on line all’indirizzo http:// ec.europa.eu/your-rights-your-future indicando quali sono i principali ostacoli che impediscono l’esercizio della piena 2012

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cittadinanza dell’Unione europea. La Commissione si avvarrà poi dei risultati raccolti per definire l’agenda politica ed elaborare la Relazione sulla cittadinanza europea del 2013, che verrà presentata il 9 maggio 2013.

Eliminare gli ostacoli rimanenti Una prima Relazione sulla cittadinanza europea era stata adottata dalla Commissione nel 2010, individuando 25 interventi concreti per risolvere i problemi che ostacolano l’esercizio dei diritti dei cittadini europei. Sono quindi state avviate misure specifiche di vario genere al fine di: - migliorare la tutela dei diritti di circa 75 milioni di persone vittime di reati in tutta l’Unione; - ridurre le pratiche per l’immatricolazione dei veicoli in un altro Stato membro a vantaggio di 3,5 milioni di persone ogni

anno e con un abbattimento totale dei costi di 1,5 miliardi di euro; - eliminare le spese extra per l’uso della carta di credito e i riquadri già contrassegnati per gli acquisti online; - tutelare meglio il diritto a un processo equo per tutti i cittadini dell’Unione, che interessa circa 8 milioni di procedimenti l’anno; - chiarire i diritti di proprietà per 16 milioni di coppie internazionali nell’UE. La Relazione 2010 ha inoltre indicato gli interventi necessari per eliminare gli ostacoli alla libera circolazione dei cittadini europei all’interno dell’Unione, ad esempio con campagne di sensibilizzazione sullo status di cittadino europeo, sui relativi diritti e sulle implicazioni nella vita di tutti i giorni. Proponendo di proclamare il 2013 Anno europeo dei cittadini la Relazione consigliava poi di organizzare eventi mirati sulla cittadinanza dell’Unione e sulle politiche per i cittadini. La seconda Relazione sulla cittadinanza dell’Unione, che la Commissione pubblicherà nel 2013, sarà quindi un piano d’azione inteso ad eliminare i rimanenti ostacoli che impediscono ai cittadini dell’Unione di godere pienamente dei propri diritti. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/ reding/factsheets/index_en.htm

ORA SONO POSSIBILI LE “INIZIATIVE DEI CITTADINI” Il diritto di iniziativa dei cittadini europei, introdotto dal Trattato di Lisbona e che consente a un milione di cittadini di almeno un quarto degli Stati membri dell’Ue di invitare la Commissione europea a presentare proposte di atti giuridici nei settori in cui è autorizzata a farlo, è un diritto esercitabile dal 1° aprile 2012 in seguito all’adozione del regolamento che lo disciplina. Dopo una lunga attesa, dunque, gli europei potranno ora promuovere iniziative chiedendone la registrazione sul sito web della Commissione. La richiesta deve essere presentata da un comitato dei cittadini composto da almeno sette persone residenti in almeno sette Stati membri diversi. Una volta registrato, il comitato ha 12 mesi di tempo per raccogliere le dichiarazioni di sostegno necessarie da almeno sette Stati membri. La soglia fissata per far parte di questi sette Stati membri è pari al numero di membri del Parlamento europeo eletti in ciascuno Stato membro moltiplicato per 750. Chiunque sia in età di voto per le elezioni europee (18 anni in tutti gli Stati membri e 16 anni in Austria) può sostenere l’iniziativa. Il numero di dichiarazioni di sostegno deve essere certificato dalle autorità competenti degli Stati membri. La Commissione dispone poi di tre mesi per esaminare l’iniziativa e decidere come procedere, dopo aver incontrato gli organizzatori per consentire loro di illustrare in modo più approfondito le questioni sollevate. Gli organizzatori hanno anche la possibilità di presentare la loro iniziativa in occasione di un’audizione pubblica al Parlamento europeo. Successivamente la Commissione adotta una comunicazione che illustra le sue conclusioni sull’iniziativa, l’azione che intende eventualmente intraprendere e le relative motivazioni. La Commissione europea ha semplificato il processo per i cittadini, predisponendo al tempo stesso le salvaguardie necessarie per evitare che vengano registrate iniziative in conflitto con i valori europei o che non rientrano nelle competenze della Commissione, così come sono previste misure volte a garantire un’adeguata protezione dei dati di chi sostiene le iniziative. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/citizens-initiative

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Promuovere le energie rinnovabili «L’Unione europea si è impegnata a raggiungere una quota del 20% di energie rinnovabili entro il 2020. Un simile obiettivo può essere conseguito in modo efficiente rispetto ai costi solo se tutte le politiche attualmente in vigore vengono attuate in tutti gli Stati membri e a fronte di una convergenza di tutti i regimi di sostegno». È quanto afferma la Commissione europea in una comunicazione in materia ambientale dedicata alla questione delle energie rinnovabili, in cui invita a privilegiare un approccio europeo più coordinato per stabilire e riformare i regimi di sostegno e a ricorrere più diffusamente ai meccanismi di scambio tra gli Stati membri di questo tipo di energie. Serve inoltre giungere in breve tempo alla costruzione di un «solido quadro di riferimento che vada oltre il 2020», al fine di dare certezze in materia normativa agli investitori. «Dobbiamo continuare a sviluppare le energie rinnovabili e a promuovere soluzioni innovative. Ciò va fatto in modo efficiente rispetto ai costi. Questo significa produrre energia eolica e solare dove sia sensato farlo da un punto di vista economico, commercializzandola poi in Europa come già facciamo per altri prodotti e servizi» ha dichiarato il commissario europeo responsabile per la politica energetica, Günther Oettinger.

Settori di intervento Sono quattro i settori principali individuati dall’esecutivo dell’Ue nei quali «è necessario intervenire in maniera più incisiva da qui al 2020 per poter raggiungere gli obiettivi stabiliti in materia di energie rinnovabili, restando efficienti sotto il profilo dei costi»: • Mercato dell’energia: completare il mercato interno dell’energia e affrontare, all’interno del mercato, il problema degli incentivi agli investimenti per la generazione di energia elettrica, in modo da consentire una facile integrazione delle energie rinnovabili nel mercato stesso. • Regimi di sostegno: privilegiare i programmi che incoraggiano la riduzioni dei costi ed evitano sovracompensazioni. La Commissione auspica inoltre il rafforzamento della coerenza dei regimi di sostegno negli Stati membri, al fine di evitare inutili ostacoli. • Meccanismi di cooperazione: promuovere

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un maggiore ricorso ai meccanismi di cooperazione contenuti nella direttiva sulle energie rinnovabili, che permettono agli Stati membri di raggiungere gli obiettivi nazionali vincolanti mediante lo scambio di energie rinnovabili. Ciò significa, ad esempio, che uno Stato membro può acquistare energia eolica o solare da un altro Stato membro o da un Paese terzo al di fuori dell’Ue: scelta che può risultare più economica rispetto alla produzione di energia solare o eolica nel Paese di origine. • Cooperazione in materia di energia nel Mediterraneo: la Commissione suggerisce di migliorare il quadro normativo e sottolinea che un mercato regionale integrato nel Maghreb faciliterebbe gli investimenti su larga scala nella regione e consentirebbe all’Europa di importare energia elettrica da fonti rinnovabili.

Dare certezze sulle politiche future Con la direttiva del 2009 sull’uso dell’energia da fonti rinnovabili, l’Ue ha fissato obiettivi vincolanti per le energie rinnovabili, concentrandosi sul raggiungimento di una quota del 20% di energie rinnovabili nel mix energetico europeo entro il 2020. Ogni Stato membro deve così conseguire obiettivi individuali per giungere a una quota complessiva di energie

rinnovabili nell’ambito del consumo globale di energia. La crescita iniziale nel settore delle rinnovabili, sostenuta da questo quadro, si è dimostrata promettente. Tuttavia, il mercato unico dell’energia è in corso di attuazione e la crescita delle energie rinnovabili rende ancora più urgente il suo completamento: «Solo su mercati aperti le energie rinnovabili possono competere in modo equo» osserva la Commissione. Per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2020, gli Stati membri sono tenuti ad attuare i rispettivi piani d’azione nazionali e ad aumentare significativamente i finanziamenti destinati alle energie rinnovabili. Gli investimenti di capitale dovrebbero rapidamente raddoppiare fino a raggiungere 70 miliardi di euro all’anno, provenendo principalmente dal settore privato. La mancanza di certezza sulle politiche future è però di ostacolo a tale processo. Come sottolinea la comunicazione della Commissione, senza un quadro adeguato in materia di energie rinnovabili «il periodo successivo al 2020 registrerebbe un crollo della crescita in questo settore». La comunicazione propone pertanto di avviare il processo destinato alla preparazione delle future opzioni politiche e delle tappe in prospettiva del 2030, individuando tre opzioni: • Stabilire nuovi obiettivi per i gas a effetto serra ma non per le energie rinnovabili. Fare del sistema Ets lo strumento principale per ridurre le emissioni di Co2. • Stabilire tre obiettivi nazionali: per le energie rinnovabili, l’efficienza energetica e i gas a effetto serra. • Stabilire tre obiettivi a livello dell’Ue: per le energie rinnovabili, l’efficienza energetica e i gas a effetto serra. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/energy/renewables/index_en.htm

CALO DELLE EMISSIONI NEL 2011 Nel corso del 2011 le emissioni di gas serra provenienti da impianti che aderiscono al sistema di scambio delle quote di emissione dell’Unione europea (sistema Ets) sono diminuite di oltre il 2%, «il che dimostra che il sistema sta determinando una riduzione delle emissioni in maniera efficace rispetto ai costi» spiega la commissaria europea responsabile dell’Azione per il clima, Connie Hedegaard, secondo la quale «questa riduzione dimostra anche che il sistema Ets è ancora la chiave per una crescita a basse emissioni di carbonio in Europa. Tuttavia, le quote inutilizzate sono in aumento e la Commissione sta riesaminando il profilo temporale delle aste». Al sistema Ets dell’UE aderiscono più di 12.000 centrali e impianti di produzione nei 27 Stati membri dell’Ue, in Norvegia e nel Liechtenstein; a partire da quest’anno, vi rientrano inoltre le emissioni provenienti dalle compagnie aeree che operano da e verso aeroporti in questi Paesi. Nel 2011 le emissioni verificate di gas serra provenienti da questi impianti sono scese a 1889 miliardi di tonnellate di Co2 equivalente, con un calo di oltre il 2% rispetto al 2010. Le imprese hanno in larga misura rispettato le norme stabilite dal sistema Ets: meno dell’1% degli impianti aderenti non ha restituito le quote relative al totale delle loro emissioni del 2011 entro la scadenza del 30 aprile 2012, mentre il 2% degli impianti non ha trasmesso le emissioni verificate per il 2011. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/environment/ets/

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Tutelare i cittadini dalle crisi bancarie

Nuovo portale “Trasparenza” dell’Ue

La crisi finanziaria mondiale ha dimostrato che un problema bancario può diffondersi rapidamente al resto dell’economia e ad altri Paesi e che nell’Ue mancano norme efficaci per gestire adeguatamente i casi di banche in difficoltà. In molti casi, infatti, i governi europei hanno dovuto spendere i soldi dei contribuenti per salvare gli istituti più grandi ed evitare danni a milioni di clienti e al sistema finanziario. Per colmare questa lacuna, la Commissione europea ha proposto un quadro comune di norme che aiutino i Paesi dell’Ue e gli organi nazionali di regolamentazione a rispondere in maniera rapida ed efficace a una crisi bancaria. Le misure proposte contribuirebbero anche a ridurre il potenziale impatto del fallimento di una banca sulla stabilità dei mercati finanziari e ad arginare il costo sostenuto dal contribuente in caso di salvataggio. La competenza e i costi della ristrutturazione verrebbero così trasferiti su azionisti e creditori della banca e sugli eventuali responsabili della cattiva gestione. Inoltre, le misure proposte dovrebbero: conferire ampi poteri alle autorità pubbliche per evitare il fallimento delle banche, intervenire tempestivamente e risolvere i problemi; imporre a tutte le grandi banche di elaborare piani di recupero; avviare una risposta immediata se le riserve di capitale dovessero scendere al di sotto di una determinata soglia (la banca dovrebbe intervenire per ripristinare le sue finanze, avviare le riforme necessarie e ristrutturare il proprio debito); permettere alle autorità nazionali di assumere il controllo di una banca in crisi se l’intervento preventivo non dovesse funzionare, autorizzandole ad esempio a vendere l’intera banca o parte di essa; aiutare le autorità nazionali a collaborare in maniera più efficiente quando si tratta di intervenire per una banca transfrontaliera in crisi, attribuendo all’Autorità bancaria europea un ruolo determinante. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/internal_market/bank/crisis_management/index_ en.htm

È stato inaugurato un nuovo portale web dedicato alla trasparenza, destinato a rendere i processi decisionali della Commissione europea più chiari e accessibili ai cittadini europei. Il portale, spiegano i responsabili dell’esecutivo dell’Ue, «rappresenta una vera e propria vetrina dell’ampia gamma di strumenti elaborati negli ultimi anni per rendere più facile il controllo da parte dei cittadini e migliorare le loro capacità di esercitare i propri diritti». Il nuovo servizio web fornisce un accesso rapido e diretto a informazioni su: legislazione, valutazioni d’impatto, gruppi di esperti e i comitati consultivi, consultazioni, rappresentazione degli interessi e lobbismo, accesso ai documenti, beneficiari dei finanziamenti dell’Ue. L’iniziativa è nata dopo aver ascoltato il parere di chi si serve dei servizi on line della Commissione e aver raccolto parecchie lamentele sul fatto che tali strumenti sono sparpagliati sul sito Europa e talvolta difficili da reperire. Così, nell’intento di rendere il nuovo portale più fruibile possibile, sono stati invitati a testarlo cittadini e rappresentanti di diverse categorie sociali, Ong, giornalisti, rappresentanti di gruppi di interesse e membri del Parlamento europeo. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/transparency/index_en.htm

Internet più sicuro per i minori Al fine di garantire ai minori le competenze e gli strumenti necessari per beneficiare pienamente e in modo sicuro del mondo digitale, la Commissione europea ha elaborato un nuovo piano per un web più sicuro. Secondo dati recenti, oggi il 75% dei minori nell’Ue usa Internet, un terzo dei quali attraverso la telefonia mobile. Quattro minori su dieci dichiarano di essersi imbattuti in situazioni rischiose on line, quali il bullismo, l’esposizione a contenuti creati dagli utenti che promuovono l’anoressia o atti di autolesionismo e l’uso improprio dei loro

RAPPORTO ILO SUL LAVORO FORZATO Sono quasi 21 milioni nel mondo le vittime del lavoro forzato secondo un nuovo Rapporto pubblicato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil-Ilo). L’organizzazione stima che 18,7 milioni di persone (il 90%) siano sfruttate nell’economia privata da individui o imprese: di queste, 14,2 milioni (68%) sono vittime di sfruttamento lavorativo in attività economiche come l’agricoltura, le costruzioni, il lavoro domestico e l’industria manifatturiera; 4,5 milioni (22%) sono vittime di sfruttamento sessuale. Circa 2,2 milioni (10%) sono ivece sottoposti a forme di lavoro forzato imposte dallo Stato, ad esempio in carcere in condizioni che violano le norme internazionali, oppure da eserciti nazionali o da forze armate ribelli. Per quanto riguarda l’età, si stima che 5,5 milioni (26%) dei lavoratori forzati abbiano meno di 18 anni. La regione Asia-Pacifico conta il maggior numero di lavoratori forzati nel mondo: 11,7 milioni (56% del totale mondiale). Al secondo posto l’Africa con 3,7 milioni (18%), seguita dall’America Latina con 1,8 milioni di vittime (9%). I Paesi sviluppati e l’Unione europea contano 1,5 milioni (7%) di lavoratori forzati, mentre i Paesi dell’Europa centrale e sudorientale e della Comunità degli Stati indipendenti (Csi) ne contano 1,6 milioni (7%); si stimano poi 600.000 vittime nel Medio Oriente. Diversa però la situazione considerando l’incidenza del lavoro forzato, più elevata in Europa centrale e sudorientale e nella Csi, con un rapporto di 4,2 lavoratori forzati ogni 1000 abitanti, così come in Africa (4‰), mentre è più bassa nelle economie industrializzate e nell’Unione europea (1,5‰). Le stime dell’Ilo permettono anche di valutare il problema del lavoro forzato connesso alle migrazioni. Sono 9,1 milioni (44% del totale) le vittime che si sono spostate all’interno del proprio Paese o al di là dei confini, mentre 11,8 milioni (56%) sono sottoposti al lavoro forzato nella regione di origine o di residenza. I movimenti transfrontalieri sono molto spesso associati allo sfruttamento sessuale forzato. Al contrario, la maggioranza dei lavoratori forzati in altre attività, e quasi tutti quelli sottoposti al lavoro forzato dallo Stato, non si è allontanata dalla regione di origine. I responsabili dell’Ilo, secondo i quali occorrerebbe concentrare l’attenzione su una migliore identificazione e perseguimento del lavoro forzato e dei reati connessi come la tratta di essere umani, esprimono preoccupazioni per le conseguenze della crisi sul fenomeno: «Dobbiamo anche far sì che il numero delle vittime non aumenti durante l’attuale crisi economica, che rende le persone maggiormente vulnerabili a queste abominevoli pratiche». INFORMAZIONI: http://www.ilo.org

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AMNESTY INTERNATIONAL: RAPPORTO 2012 SUI DIRITTI UMANI «Il fallimento delle leadership è diventato globale nel 2011, anno in cui i dirigenti politici hanno risposto alle proteste con brutalità o indifferenza. I governi devono dimostrare di possedere una leadership legittima e combattere l’ingiustizia, proteggendo chi è senza potere e limitando l’azione di coloro che il potere ce l’hanno. È giunto il momento di mettere le persone prima delle aziende e i diritti prima dei profitti» ha dichiarato la presidente di Amnesty International Italia, Christine Weise, in occasione della presentazione del Rapporto annuale 2012 sui diritti umani nel mondo, il 24 maggio scorso a Roma. Nel corso dell’ultimo anno, ha aggiunto la presidente dell’organizzazione internazionale, «è stato troppo spesso evidente come le alleanze opportunistiche e gli interessi finanziari avessero il sopravvento sui diritti umani, mentre le potenze globali si spintonavano per esercitare influenza in Medio Oriente e in Africa del Nord. Il linguaggio dei diritti umani è stato adottato quando funzionale all’agenda delle imprese o della politica e messo da parte quando non è parso opportuno o quando ha ostacolato il profitto». Secondo Amnesty, la mancata azione sullo Sri Lanka e sui crimini contro l’umanità in Siria, uno dei principali acquirenti di armi dalla Russia, ha reso il Consiglio di sicurezza dell’Onu «un organismo superfluo come guardiano della pace globale», mentre le potenze emergenti India, Brasile e Sudafrica sono state troppo spesso complici, con il loro silenzio. Il Rapporto annuale 2012 documenta restrizioni alla libertà d’espressione in almeno 91 Paesi e in almeno 101 Paesi casi di maltrattamenti e torture, soprattutto nei confronti di persone che avevano preso parte a manifestazioni. Amnesty ritiene poi fondamentale un trattato sul commercio di armi, perché senza un forte trattato il ruolo del Consiglio di sicurezza dell’Onu come “guardiano della pace globale” sembra destinato al fallimento: i suoi membri permanenti mantengono un potere assoluto di veto su ogni risoluzione, nonostante siano i principali fornitori mondiali di armi. «Le persone scese in strada per manifestare nel 2011 hanno mostrato che il cambiamento è possibile. Hanno gettato il guanto della sfida ai governi, chiedendo loro di stare dalla parte della giustizia, dell’uguaglianza e della dignità. Hanno fatto vedere che i leader che non rispondono a quelle aspettative non saranno ulteriormente accettati» ha osservato Weise, aggiungendo che «dopo un inizio nefasto, il 2012 dev’essere l’anno dell’azione». INFORMAZIONI: http://www.amnesty.it

dati personali. Si ritiene che entro il 2015 il 90% dei posti di lavoro in tutti i settori richiederanno competenze tecnologiche, ma soltanto il 25% dei giovani dell’Ue dichiara di possedere livelli “elevati” di competenze di base (quali l’uso di Internet per fare telefonate, creare una pagina web o avvalersi della condivisione di file peer-to-peer). La nuova strategia consiste nello sviluppo di un mercato dei contenuti on line interattivi, creativi ed educativi, in collaborazione fra la Commissione europea e gli Stati membri, gli operatori di telefonia mobile, i fabbricanti di telefoni cellulari e i prestatori di servizi di socializzazione in rete. Le azioni si articolano intorno a quattro obiettivi principali: - stimolare la produzione di contenuti on line creativi ed educativi per i bambini e sviluppare piattaforme per l’accesso a contenuti appropriati in funzione dell’età; - incrementare le azioni di sensibilizzazione e formazione sulla sicurezza on line in tutte le scuole dell’Ue per sviluppare la dimestichezza e la responsabilità on line dei minori nei confronti del mondo digitale e mediatico; - creare un ambiente sicuro per i minori in cui i genitori e i minori stessi dispongano degli strumenti necessari per garantire la loro protezione on line – quali meccanismi di facile impiego per denunciare i contenuti e i comportamenti nocivi, impostazioni predefinite di privacy in funzione dell’età e controlli parentali facili da usare; - lottare contro i materiali relativi ad abusi sessuali di bambini on line promuovendo la ricerca su soluzioni tecniche innovative e il loro impiego nelle indagini svolte dalle forze dell’ordine. INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/information_society/activities/sip/index_en.htm

Euronote - Progetto di consolidamento di una strumentazione comune d’informazione europea Bimestrale n. 73 - maggio 2012 (ottantottesimo numero dall’avvio del progetto pilota sull’informazione sociale europea). Registrazione n. 1366 del 18.11.1998 presso il tribunale di Monza.

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DIRETTORE: Enrico Panero. EDITORE/PROPRIETÀ: Cisl Lombardia, Via G. Vida 10 - Milano. REDAZIONE: Davide Caseri, Franco Chittolina, Miriam Ferrari, Fabio Ghelfi, Enrico Panero. HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO: Stefano Frassetto. Realizzato da: Cgil-Cisl-Uil Lombardia e Associazione per l’Incontro

Qualità delle statistiche europee La domanda di statistiche di alta qualità si è intensificata nell’ambito del coordinamento rafforzato delle politiche economiche deciso nell’Unione europea negli ultimi anni. I recenti sviluppi dell’economia dimostrano l’importanza di disporre di statistiche credibili per rafforzare la fiducia del pubblico e dei mercati finanziari nelle decisioni adottate. Una nuova proposta della Commissione europea ha così stabilito le misure necessarie per rafforzare la qualità, l’attendibilità e la credibilità delle statistiche dell’Ue, caratteristiche essenziali per fondare su basi solide il processo decisionale. La Commissione ha proposto una revisione del regolamento dell’Ue sulle statistiche allo scopo di rafforzare il quadro giuridico con riguardo all’indipendenza, all’affidabilità e alla gestione della qualità delle statistiche fornite dagli Stati membri e compilate a livello europeo. Le proposta si concentra su due aspetti principali: l’indipendenza degli istituti nazionali di statistica, in particolare dei dirigenti di queste autorità nazionali che devono essere nominati esclusivamente in base a criteri di professionalità; l’obbligo per gli Stati membri di firmare «impegni per assicurare la fiducia nelle statistiche» che confermano al massimo livello politico l’obbligo di rispettare il Codice delle statistiche europee. «Oggi più che mai dobbiamo rassicurare i cittadini sul fatto che le politiche proposte, soprattutto quelle economiche, si fondano su dati affidabili e di qualità» ha dichiarato Algirdas Šemeta, responsabile dell’Ue per la lotta antifrode. INFORMAZIONI: http://epp.eurostat.ec.europa.eu

delle Culture in Europa (APICE). Cgil Lombardia, Viale Marelli 497, 20099 Sesto San Giovanni (MI), tel. 02 262541 - fax 02 2480944, www.cgil.lombardia.it Cisl Lombardia, Via G. Vida 10, Milano, tel. e fax 02 89355203, www.lombardia.cisl.it Uil Lombardia, Viale Marelli 497, 20099 Sesto San Giovanni (MI),

tel. 02 262491 - fax 02 2485766, www.uil.it/uil_lombardia/ APICE - Via Principe Tommaso 37, 10125 Torino, tel. 011 3822139, info@ apiceuropa.eu, www.apiceuropa.eu SEGRETERIA: info@euronote.it PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE: Luca Imerito. Questo numero è stato chiuso in redazione il 09/06/2012.

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2012

euronote n.73  

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