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Scarica gratuitamente l’album Fotografa questa pagina con kooaba Shor tc ut App per scar icare g r a t i s l ’u l t i m o a l b u m d e i M a t a n z a ‹D u b a m e r i c a› ( L e v a n t e R e c o r d s) .

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I Matanza

house impegnato dal Cile I n t e r v i s t a : A r c i F r i e d e , F o t o : Rai m u n d o B a r r o s

Il trio Matanza di Santiago del Cile produce una musica house coinvolgente, impreziosita dai suoni tradizionali del flauto di pan e dei tamburi. Il folk postmoderno, che raver vogliosi di esotismo e frequentatori dei festival nell’emisfero culturale nord ballano allegramente, porta però in sé un messaggio molto serio: il trio lotta per il riconoscimento dei popoli indigeni, sempre ancora discriminati e svantaggiati nei Paesi dell’America Latina. Vicente Bassquez, membro della band, (al centro) spiega come.

Cosa significa il nome ‹Matanza›? Tradotto liberamente direi ‹massacro›. Facciamo riferimento all’assassinio culturale dei popoli – non solo della popolazione indigena degli Stati dell’America del Sud bensì in generale e in tutto il mondo. Lottiamo contro la repressione e l’appiattimento culturale, rifacendoci alle nostre tradizioni, ridando vita al nostro folclore e ricorrendo all’aiuto della tecnologia per far sentire la nostra voce nel mondo moderno. Nel Cile d’oggigiorno questa battaglia è ancora attuale? Nel nostro Paese la guerra dei Conquistadores non è ancora terminata. Le comunità indigene sono sempre ancora discriminate, allontanate dalla loro terra e dai loro villaggi. Oppure è loro impedito di riappropriarsi dei territori. Dalla conquista dell’America del Sud, le popolazioni locali e le loro tradizioni sono state calpestate. Ecco a cosa ci ribelliamo. Pacificamente? O eventualmente anche con la violenza? Nelle zone rurali del sud del Paese ci sono ancora i guerriglieri. Ma la nostra arma è la musica – sempre e solo la musica. Sosteniamo così, moralmente, la resistenza attirando l’attenzione sull’ingiustizia. La violenza durante gli ultimi secoli ha portato in America Latina solo dolore e nessuna soluzione: non la porterebbe neppure adesso. Di solito le band underground sudamericane conosciute in Europa per i contenuti politici, provengono dall’hardcore o dall’hip hop, entrambi generi musicali di protesta. Perché avete scelto di affidare il vostro messaggio proprio all’house, genere musicale di per sé sostanzialmente

edonistico? La nostra generazione è cresciuta con i DJ e la club culture. La musica elettronica è, diciamo, il nostro linguaggio comune; una lingua che oggi è compresa mondialmente. Perciò ci è venuto naturale esprimerci artisticamente, e politicamente, attraverso questo genere. L’house è positivo, è una musica che, proprio per la sua natura, unisce nel bene le persone. Non vogliamo trasmettere il nostro messaggio con il risentimento, questo il pericolo di hardcore e hip hop. Pensate che in Europa, raver allegri e frivoli frequentatori dei festival prendano davvero sul serio il vostro messaggio? Le persone che ci hanno visti live hanno compreso il nostro messaggio, ecco cosa penso. Chi più, chi meno. La ricerca della propria identità e la rivalutazione delle tradizioni è una tendenza presente in tutto il mondo, la gente è aperta. Perfino la polizia cilena, solitamente molto repressiva, durante un concerto pubblico ci ha dimostrato grande rispetto e apprezzamento, ne siamo stati molto meravigliati. In fondo gli strumenti che suoniamo, anche visivamente, rappresentano la tradizione degli indigeni, tuttora sottomessi e discriminati dall’autorità governativa. Un turista come può conoscere il Cile autentico, delle origini? Anche noi ci siamo proprio posti la stessa domanda. E negli scorsi mesi di gennaio e febbraio abbiamo messo in piedi un ‹Rave Social Tour›. Eravamo 15 musicisti, DJ, scenografi, ballerini e registi e abbiamo attraversato in camper il sud, rurale e arretrato. Abbiamo suonato in locali di paese, a piccoli festival oppure ci siamo esibiti spontaneamente dove ca-

pitava. Perfino a Caleta Condor, località dalla mentalità molto conservatrice dove vivono unicamente piccole comunità paesane. Sulla nostra fan page su Facebook si trovano foto e brevi racconti di questo viaggio e ancora quest’anno vorremmo pubblicare un film-documentario sul viaggio: le istruzioni, per così dire, per viaggiare nell’incontaminato sud. E se io volessi solo fare vacanza nella città di Santiago? Dove trovo il meglio della vita notturna? Santiago è una città vivace, ogni giorno vi si tengono feste memorabili. I nostri amici della Diamante Records organizzano le migliori. Se io dovessi consigliare un posto in particolare, consiglierei lo ‹Espacio Cellar›. Un locale illegale, molto cool, dove anche noi ci buttiamo nella mischia. Ma a Santiago il club di musica elettronica per eccellenza è ‹La Freia›, dove adesso c’è un impianto audio Funktion One – il non plus ultra mondiale del suono. Vi si esibiscono quasi tutti i grandi nomi internazionali di passaggio a Santiago ed è la culla di Ricardo Villalobos, uno fra i più rinomati DJ di techno al mondo. A cosa state lavorando attualmente e qual è il vostro futuro prossimo? Al momento stiamo concludendo la stagione estiva. Ci esibiremo ancora qualche volta in Cile e a un festival per la pace e l’acqua in Argentina. Dopo di che desideriamo prenderci una pausa dai concerti. Vogliamo elaborare delle riprese girate lo scorso anno a Berlino, testare nuovi strumenti e sviluppare un nuovo concetto per le nostre esibizioni live. Quest’anno dunque resteremo in Cile a lavorare, ma ci vedremo nel 2014!

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AIUTO SU CHIAMATA Christoph Clerc, 28 anni, lavora da due anni come consulente presso Mobi24. Dal suo posto di lavoro a Berna aiuta assicurati in difficoltà in tutto il mondo.

Come sei arrivato a Mobi24?  Prima, avevo un ‹normale› lavoro d’ufficio che però non mi dava più gli stimoli di cui ho bisogno. Mia sorella era consulente esterna presso Mobi24. Era entusiasta dei colleghi e del clima di lavoro, e mi ha consigliato di inviare una candidatura. Poco tempo dopo, ero a bordo anch’io. Come mai proprio Mobi24? Dev’essere piuttosto stressante cercare di tirar fuori le persone da situazioni d’emergenza… Sono sempre stato un tipo curioso e aperto alle novità. In questo caso, mi interessavano il lavoro in un’organizzazione attiva 24 ore su 24 e il contatto diretto con il cliente. Sono convinto che si è artefici del proprio stress. In una situazione d’emergenza, i pazienti e i clienti si aspettano un interlocutore calmo, quasi freddo. È necessaria una formazione speciale? Di quali capacità bisogna disporre? È un vantaggio se si è viaggiato molto? Non serve una formazione speciale. Presso Mobi24 si segue il corso di consulente della durata di un anno, al termine del quale si è pronti per gestire da soli un turno di lavoro. Servono naturalmente buone nozioni informatiche, competenze sociali e ottime conoscenze linguistiche. Nelle situazioni d’emergenza, per i clienti è un sollievo poter comunicare nella loro lingua madre. Aver viaggiato ha sicuramente i suoi vantaggi, è più facile immedesimarsi nelle situazioni che si trattano. Gli usi e costumi di un paese possono essere un ulteriore fattore di stress, visto che il cliente è abituato alle comodità del sistema sanitario svizzero.

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«Non so se riuscirei a fare questo lavoro se dovessi vivere tutto direttamente e dal vivo.»

Ogni tanto, ti capita di avere al telefono persone agitatissime, che si trovano in situazioni estreme. Ti è già capitato di rischiare di perdere il sangue freddo? Sono quasi sempre situazioni estreme, nelle quali la persona in questione sta lottando per la vita lontano da casa e dalla famiglia. Spesso sono casi che comportano costi molto elevati e un impegno non indifferente a livello organizzativo, per esempio se si ha a che fare con qualcuno in Asia. Molto dipende da me. All’inizio, ci sono stati sicuramente momenti in cui ho sofferto la pressione e la responsabilità, anche se così su due piedi non mi vengono in mente esempi concreti. Fondamentalmente, devo dire che i pazienti e i clienti si dimostrano sempre straordinariamente flessibili e cordiali.

Quando si è testimoni di storie tragiche, si riesce sempre a mantenere una certa distanza professionale oppure ogni tanto si fa dura? Ci sono casi che mi toccano più di altri, ma cerco comunque sempre di mostrarmi competente e neutrale. Se sono confrontato con un decesso, per esempio, mi sforzo di restare concentrato sui fatti invece che sulle condoglianze. Anche ai familiari risulta così meno difficile fornirmi le informazioni necessarie. Evidentemente, ciò non toglie che devo rispondere alle esigenze dei miei interlocutori. Il fatto di essere in contatto ‹solo› al telefono crea automaticamente una maggiore distanza. Non so se riuscirei a fare questo lavoro se dovessi vivere tutto direttamen › te e dal vivo.


› Qual è stata la storia più folle che hai vissuto sul lavoro? Un incidente in barca a vela nell’Atlantico: una cliente ha preso in pieno volto l’albero dell’imbarcazione e ha subìto gravi ferite. Dopo aver ricevuto l’SOS, una nave brasiliana è intervenuta immediatamente e dopo tre settimane in mare aperto ha finalmente attraccato in un porto dei Caraibi, dove la donna ferita è stata ricoverata in ospedale. Questo caso ha occupato tutta la nostra squadra per mesi. È stato bello vedere quante persone hanno cercato di aiutare la paziente, persino la moglie dell’ambasciatore svizzero sul posto si è mobilitata. È già capitato che un interlocutore ti richiamasse in un secondo tempo per ringraziarti? I nostri clienti sono sempre molto riconoscenti. Dato che i casi complicati vengono sempre gestiti da due-tre consulenti, il ringraziamento è sempre rivolto alla squadra. Riceviamo lettere e cartoline, una volta un cliente è addirittura venuto qui apposta da Zurigo per ringraziarmi personalmente per l’assistenza prestata in occasione di un incidente automobilistico all’estero. Che cosa fai nel tuo tempo libero per staccare la spina? Mi piace stare con gli amici, magari una bella cenetta. Non disdegno però anche serate un po’ più movimentate, con buona musica.

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«Per me non c’è nulla di più bello che vederla felice e sorridente. Mi si stringe il cuore quando fa di tutto per sorridere senza aprire la bocca.» S t e f a n

tatura. Per me non c’è nulla di più bello che vederla felice e sorridente. Mi si stringe il cuore quando fa di tutto per sorridere senza aprire la bocca. Non ho ancora molti soldi sul conto, ma grazie al montepremi della Mobiliare che mi sono aggiudicato con il mio progetto di risparmio presto disporrò del necessario per finanziarle l’intervento. Non vedo l’ora di vedere la mia ragazza sorridere più spesso. Spero che la mia iniziativa possa servire a liberarla dalle sue insicurezze.

Il piano di risparmio e i consigli di Stefan

Progetto ‹Smile› Risparmiare per un sorriso

• Ordine permanente: versare ogni mese cento franchi sul conto separato. • Fare la spesa poco prima della chiusura acquistando gli alimentari ribassati del 50%. • Svuotare regolarmente il portamonete in un salvadanaio. • Invece di andare al cinema, guardarsi un DVD sul divano con una bella coperta e tutto lo spazio per allungare le gambe, naturalmente con popcorn e gelato fatti in casa. • Invece di far andare a mille il riscaldamento, abbassarlo e scaldarsi abbracciando più spesso la dolce metà. • Scegliere la Mobiliare come assicurazione ;-)

Retroscena Ne l l ’u l t i m o n u m e r o d e l l a r i v i s t a e u r o 2 6 , l a Mobiliare aveva messo in palio una somma d i C H F 20 0 0 .- p e r i l p i a n o d i r i s p a r m i o p i ù

Il mio progetto di risparmio non è legato a qualcosa di materiale, a un oggetto o a un apparecchio tecnico di cui ho assolutamente bisogno o che desidero possedere. Si tratta di qualcosa di molto più importante, del sorriso della mia ragazza.

Ho venticinque anni e lei ne ha ventuno. Stiamo insieme da più di quattro anni, per

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me è molto importante, perché prima non avevo mai avuto una relazione fissa. La amo e adoro il suo sorriso, e questo è anche il motivo per cui un anno fa ho aperto un conto separato per lei. La mia ragazza ha una fessura tra i due incisivi superiori e una posizione dentale imperfetta, il che la mette a disagio: è una persona allegra, ma fa fatica a ridere in pubblico perché si vergogna per la sua den-

o r i g i n a l e . I l v i n c i t o r e è S t e f a n d i We t t i n g e n ( A G) , c h e v u o l e f i n a n z i a r e u n i n t e r v e n t o odontoiatr ico alla sua ragazza, con la quale s t a d a q u a t t r o a n n i , p e r p e r m e t t e r l e d i c o rreggere la posizione dei denti che ora la mette a disagio.


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Quando nella tua vita hai capito di voler diventare assistente di volo? Dopo la maturità, il solito dilemma ‹adesso cosa faccio?›. Allora non avevo alcuna intenzione di continuare gli studi. Dopo una visita alla Fiera delle Professioni di San Gallo e una lunga chiacchierata con due collaboratori della SWISS presenti, tutto fu chiaro: avrei fatto l’assistente di volo. Fino a allora avevo volato solo 3 volte, non avevo un’idea precisa del lavoro né particolari aspettative. E come sei arrivata a questa professione? Un mese dopo avere inoltrato la mia candidatura, già frequentavo il corso base della SWISS. Tu voli in tutto il mondo. Ma del mondo cosa vedi effettivamente? Solo la trasferta aeroporto-hotel e viceversa? Chiaramente non si ha mai il tempo che si vorrebbe per vedere il più possibile. Inoltre spesso si arriva in hotel molto affaticati. Ci si deve proprio sforzare un po’. Sui voli a corto raggio, secondo la rotazione/il piano di lavoro, si arriva attorno a mezzogiorno e si riparte presto, il mattino del giorno seguente. Così si ha l’intero pomeriggio o la serata per visitare la zona oppure uscire a cena con la crew.

Lavorare in cielo Inter v ista: A RCI F R IEDE , Illu strazione: RODJA GA L L I

Désirée Obrecht Gómez Rojas lavora sopra le nuvole. Nelle brevi pause vede il mondo. Durante i suoi viaggi privati, la 23enne ha percorso già diverse volte il continente sudamericano.

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E sui voli a lungo raggio? Hai più tempo? Sicuramente, lì riesci a fare escursioni, un po’ di shopping o a uscire. Con il tempo uno ha i suoi posti, che conosce bene, e sviluppa secondo la destinazione il ‹proprio programma›. Solitamente diversi colleghi dell’equipaggio si mettono insieme e organizzano qualcosa. Anche se di norma fai la conoscenza della maggior parte dei colleghi della crew solo prima del decollo, si trova sempre qualcuno in sintonia, con interessi simili e insieme si pianifica come trascorrere il soggiorno. Inoltre puoi approfittare della rete di contatti e conoscenze della ditta. Se ti serve una dritta per una destinazione qualsiasi, trovi sempre qualcuno che conosce un buon ristorante o un bel negozio dove acquistare una specialità. Non ho mai visto un cabin crew member con una guida di viaggio in mano. Dove ti è particolarmente piaciuto? La visita al Taj Mahal in India appartiene si-  › Continuazione a pag. 14


euro26      Museo Svizzero dei Trasporti

Passeggeri   del mondo   Swiss Con la Carta euro26

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C’era una volta   la Swissair Il fallimento della Swissair è ancora una spina nel fianco del nostro orgoglio nazionale. Il Museo Svizzero dei Trasporti dedica un’esposizione alla storia dell’ex compagnia di bandiera.

al Museo dei Trasporti

Nella nuova area del Museo Svizzero dei Trasporti dedicata alla Swiss, puoi ammirare la sezione trasversale della fusoliera di un Airbus A340 in grandezza originale, la sezione longitudinale di una cabina e rilassarti in una Business Lounge.

Il percorso incomincia dallo sportello di benvenuto, prosegue con il check-in e una sosta nella Business Lounge, e si conclude al posto a sedere sull’apparecchio. Lungo il tragitto, al visitatore sono proposti scorci sul mondo professionale della Swiss e dietro le quinte, in particolare nella zona di carico. La sezione della fusoliera aperta consente di farsi un’idea della vita all’interno dell’aereo: sopra, sul ponte passeggeri e sotto, nella zona di carico. Attraverso un pavimento di vetro, i passeggeri guardano nel vano di carico e scoprono le merci trasportate. Giochi e attrazioni interattive come il ‹Balance Trainer› o lo zootropio completano l’offerta.

Aeronautica e astronautica al Museo Svizzero dei Trasporti Dall’inaugurazione del padiglione dell’aeronautica e dell’astronautica nel 1972, sono stati raccolti, preparati e resi accessibili al pubblico testimoni dell’aviazione di ieri, oggi e domani. Una collezione vivace, continuamente adattata e ampliata nel corso dei decenni, ormai di fama internazionale.

Entrata gratuita al Museo dei Trasporti P resentando la t u a Car ta euro26, a c c e d i g r a t u i t a m e n t e a l Mu s e o S v i z z e r o d e i Tr a s p o r t i (a e c c e z i o n e d e l c i n e t e a t r o) .

Fondata nel 1931, nel corso degli anni e nonostante le crisi la Swissair diventò una delle principali linee aeree del mondo. La Swissair si distingueva dalla concorrenza per la continua ricerca della qualità in tutti i settori e molti cittadini svizzeri, non solo i suoi dipendenti, si identificavano con la compagnia. Lo shock fu quindi comprensibilmente forte quando la Swissair sospese temporaneamente il servizio il 2 ottobre 2001 e spense definitivamente i motori a fine marzo 2002. Nel padiglione dell’aeronautica e dell’astronautica, il Museo Svizzero dei Trasporti presenta un’esposizione dal titolo Swissair Saga che ripercorre l’entusiasmante storia della compagnia aerea con oggetti tridimensionali, modelli di aerei e documenti dalla collezione del Museo.

I n f o r m a z i o n i a l s i t o w w w.v e rk e h r s h a u s .c h

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I consigli di Désirée per il Sudamerica   › curamente alle mie mete preferite. Ma anche in luoghi meno famosi si possono vivere momenti indimenticabili. Una volta, di domenica, gironzolavo con una collega per San Paolo, non c’era granché da vedere e ci eravamo un po’ perse. Per caso in una stradina secondaria abbiamo scoperto un mercato di generi alimentari. Hanno subito visto che eravamo delle turiste, ma siamo state accolte calorosamente. Alle bancarelle ci veniva offerta frutta esotica di tutti i colori da assaggiare. L’ospitalità e la gioia di vivere di queste persone erano toccanti. Voli molto spesso sulle rotte verso il Sudamerica. Hai un rapporto speciale con questo continente? Dato che alla scuola media avevo lo spagnolo fra le materie principali, ho iniziato presto a costruire un rapporto con il ‹mondo spagnolo›. Al 3. anno di scuola ho trascorso tre settimane in Ecuador, per un soggiorno linguistico. Mi ricordo ancora bene la prima volta che ho respirato aria ‹sudamericana› – da lì in poi la mia attrazione per questo continente è sempre aumentata. Dopo il mio matrimonio con un cileno, il mio rapporto è ancora cresciuto dato che buona parte della sua famiglia vive in Cile. Hai conosciuto tuo marito in aereo? Ci siamo conosciuti in Svizzera, grazie ad amici. In seguito abbiamo però potuto constatare che per un pelo non ci siamo incontrati per la prima volta fra le nuvole – perché proprio un solo giorno dopo il mio primo volo a San Paolo, lui è venuto in Svizzera dal Cile, via San Paolo. Nell’America del Sud quali destinazioni raccomanderesti in particolare? Qualche consiglio segreto? Il Sudamerica è molto variato e pieno di contrasti. Deserto – mare – montagne – foresta pluviale – ghiaccio. Per ognuno c’è qualcosa. In generale consiglierei di non andarci senza nozioni di spagnolo, rispettivamente portoghese. Nelle grandi città con l’inglese te la cavi, ma fuori diventa dura.

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Cile / Patagonia

Isola di Pasqua

Il Parco Nazionale Torres-del-Paine: natura incontaminata, ghiacciai. I Torres del Paine (enormi monoliti di granito) ne sono l’emblema; ottimo per passeggiare, godere la natura e rilassarsi.

Camping Mihinoa: campeggio a buon prezzo, direttamente al mare e vista sui tramonti. Per visitare l’isola, noleggiare una jeep è la cosa migliore. Spiaggia di Anakena: spiaggia di sabbia bianca, palme e acqua color turchese. Moai: figure di pietra disseminate dappertutto sull’isola (ca. 630 figure in totale).

Cile / Viña del Mar, Valparaiso ‹Festival Internacional de la Cancion de Viña del Mar›: ogni febbraio, il più importante festival di musica del Sudamerica (pop, reggaeton, salsa, merengue). ‹La Sebastiana›: la casa di Pablo Neruda (noto poeta cileno) a Valparaiso. Molti piccoli particolari nella casa, vista incantevole sui tetti colorati delle case di Valparaiso e sul Pacifico. Playa ‹El Canelo›: spiaggia di sabbia bianca e acqua color turchese – meravigliosa ma purtroppo piuttosto turistica, strapiena nel weekend. L’acqua del mare è freddissima, anche in estate! Casa Matriz nell’Avenida Valparaiso 1093 a Viña del Mar: ristorante piccolo, semplice, a due passi dal terminal dei bus. Specialità cilene: involtini di pasta con diversi ripieni.

Bolivia Potosí: la città più in alto del mondo, ca. 4000 m s.l.m. Punto di partenza per l’escursione al deserto salato Salar de Uyuni. Salar de Uyuni: la più grande distesa salata del pianeta, ci si sente su un altro pianeta, spettacolare anche nella stagione delle piogge (da dicembre) – un sottile strato di acqua sul sale produce un effettospecchio.

Ecuador / Quito Ristorante Mirador El Ventanal (Calle Carchi y Nicaragua): vista favolosa su tutta la città. PapayaNet: Internetcafe nel quartiere La Mariscal. Vicinissimo ai migliori locali e club di Quito, ottimo luogo d’incontro a inizio serata. Trasferta in bus verso ‹Mitad del Mundo›, ca. 23 km a nord di Quito, dove si può stare con un piede sull’emisfero sud e con l’altro sull’emisfero nord.


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Quando la spazzatura è nominata all’Oscar … Te s t o : A R C I F R I E D E , F o t o : Z V G

Il film-documentario ‹Waste Land› racconta la storia di un progetto artistico che parte dalla più grande discarica di rifiuti del mondo in Brasile e, dopo l’arrivo a Londra, attira l’attenzione mondiale.

Sul Corcovado, nel cielo di Rio de Janeiro, il famosissimo Cristo Redentor veglia a

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braccia aperte sulla Baia di Guanabara. Il suo sguardo benevolo cade sui quartieri della costa, dove vivono i ricchi e famosi e dove i turisti si godono il glamour della vita da spiaggia di Rio. Alle sue spalle, sul fianco della montagna, vivono i poveri. Molti di loro fino all’estate del 2012 lavoravano nel ‹Jardim Gramacho›, a quel tempo la più grande discarica di rifiuti del mondo,

dove ogni giorno venivano depositate fino a 7000 tonnellate di spazzatura proveniente da Rio. I ‹catadores› (‹riciclatori› senza alcun incarico ufficiale), dalle montagne di rifiuti ricavavano fino a 200 tonnellate di materiale riciclabile al giorno da vendere o barattare, grazie alle quali la discarica vantava una quota di riciclaggio fra le più alte del globo.


Vedere il lancio F o t o g r a f a q u e s t a p a g i n a c o n l ’a p p l i c azione kooaba Shor tcut e g uarda il lancio d e l f i l m- d o c u m e n t a r i o ‹Wa s t e L a n d›.

  › lettore accanito di ogni libro trovato nella spazzatura, e Magna, finita in discarica dopo che il marito aveva perso il lavoro e si era lasciato andare. Muniz trasferì le gigantografie delle foto sul pavimento di un magazzino (foto) e insieme ai ‹catadores› le ricoprì di rifiuti dai colori corrispondenti alle varie parti dei ritratti. Poi fotografò i collage di spazzatura ottenuti da un’altezza di 22 metri. Ad un’asta a Londra, uno di questi ritratti fu venduto per 64 097 dollari e Muniz devolse il ricavato all’ACAMJG, l’associazione dei raccoglitori di rifiuti del ‹Jardim Gramacho›. Il film della Walker ‹Waste Land› documenta il progetto artistico di Muniz, ma accompagna anche i ‹catadores› verso una nuova vita. Nelle persone ritratte, grazie alla collaborazione all’allestimento delle opere e soprattutto al contatto con l’arte, si risvegliò qualcosa. Trovarono l’ispirazione e il coraggio di immaginare una vita diversa. Zumbi, l’appassionato di libri, poco dopo le riprese aprì una biblioteca con un centro studi equipaggiato di computer per i riciclatori e i loro figli. Magna cercò un altro lavoro, lo trovò presso una farmacia e traslocò lontano dal ‹Jardim Gramacho›. Isis iniziò a lavorare per una designer di gioielli che utilizza materiale di scarto per i suoi pezzi e si sposò. I rifiuti di Rio oggi vengono smaltiti a Seropédica, a 75 km di distanza dalla città, secondo nuove norme ecologiche. Nel 2011, ‹Waste Land› è stato nominato all’Oscar.

Nel 2007, i riciclatori e le loro storie attirarono l’attenzione della regista inglese Lucy Walker e dell’artista e fotografo brasiliano Vik Muniz, residente negli USA. L’idea di Muniz era di ritrarre i ‹catadores› con i rifiuti mentre Walker voleva riprendere la scena con la telecamera. Fra gli altri, Muniz fotografò Isis, un’amante della moda che odiava il suo miserabile lavoro, Zumbi,  ›

IN PALIO UN DVD ‹Waste Land›

A l l ' i n d i r i z z o w w w.e u r o 26.c h / w i n , e s t r a i a m o a s o r t e 3 x 1 DV D d e l f i l m- d o c u m e n t a r i o ‹Wa s t e L a n d›. Te r m i n e d i p a r t e c ip a z i o n e : 2 8 .0 4 .13 .

Brasile

Stephan

24, studente di Comunicazione visiva, madre di origini brasiliane

Cosa apprezzi del Brasile emergente?  Le dimensioni sono totalmente diverse, la varietà è immensa. Ho vissuto molti bei momenti durante i miei viaggi. A Salvador siamo stati dapprima ad un concerto open air gratuito, lì ti prende-

« La Svizzera ne è meno condizionata, ma è sempre ancora troppo. » vi i drink da un carretto adibito a bar ambulante, poi abbiamo seguito in strada il gruppo musicale attraverso la città, sotto la pioggia. Questa spontaneità, la rilassatezza mi mancano in Svizzera. Anche la scoperta della favolosa isola dei ‹Pirati dei Caraibi› in Sao Paulo era impagabile. Secondo te ci sono anche lati negativi? A Rio e più in generale nell’intera America del Sud una forte religiosità è molto presente. L’attaccamento a una simile ‹fuffa› forma la società in modo distorto. La Svizzera ne è meno condizionata, ma è sempre ancora troppo. Cosa rende il viaggio interessante?  Viaggiare è un arricchimento in generale. Ti porta in posti nuovi, ti permette di vivere esperienze che altrimenti non vivresti e non serve neppure che uno vada chissà dove. Penso che queste esperienze siano importanti per la vita.

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Intervista

SERDAR SOMUNCU ‹Hassprediger Reloaded› 26.5.2013, Basilea / 27.5.2013, Zurigo

Il tuo programma è intitolato Hassprediger Reloaded. In tedesco, un ‹Hassprediger› è un predicatore di odio, ossia chi approfitta della sua funzione per chiamare all’odio e alla violenza. Che cosa deve aspettarsi il pubblico? Quale funzione riveste il predicatore per te? È impossibile rispondere basandosi sulla sola definizione. Si tratta di un concetto frequentemente utilizzato nell’ambito della politica di immigrazione per definire il pericolo che l’arrivo di esponenti religiosi islamici possa comportare una deriva fondamentalista, ma il mio programma non c’entra nulla con tutto ciò. Il mio predicatore di odio è un modo diverso di affrontare i temi della libertà e dell’autodeterminazione nella moderna società dei media e, al contempo, una parodia di quei cittadini che ce l’hanno con tutto e tutti, palesando così la superficialità del loro voler essere politicamente corretti. Che cosa succede alla satira di Serdar Somuncu se finisce nelle orecchie sbagliate? In altre parole, quale potenziale di violenza si cela nel tuo programma? Questa domanda è suggestiva, ma spetterebbe a chi si sente chiamato in causa rispondere. In ogni caso, posso dire che il mio programma ha un potenziale di violenza molto inferiore a quello di un’iniziativa dell’UDC o del pensiero di un Christoph Blocher. Non chiedo né l’espulsione degli stranieri criminali né lancio campagne di affissioni in cui si vedono mani dalla pelle scura cercare di ghermire la croce svizzera. Durante i tuoi spettacoli, utilizzi un vocabolario grossolano e concetti politicamente provocatori. Il tuo canale su YouTube è stato bloccato. Ci si chiede se sia peggio pronunciare certe battute o il fatto che il pubblico ci rida sopra. Credi che gli spettatori percepiscano la componente di tristezza delle loro risate? Il mio pubblico è più intelligente della maggior parte dei giornalisti che lo taccia di stupidità.

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Durante una recente trasmissione televisiva, hai dichiarato che con il tuo programma vuoi stimolare il dialogo. Il tuo ciclo di lettura del Mein Kampf ha spinto neonazisti ad assaltare lo spettacolo, hai ricevuto minacce di morte una dopo l'altra e sei salito sul palcoscenico con un giubbotto antiproiettile. Sembra tu sia pronto a molto per questo ‹dialogo›. Sei un martire moderno? Sono un artista e, di conseguenza, rappresentante e difensore della mia opinione, altrimenti sarei un vigliacco. Sarei un martire se per far passare il mio messaggio provocassi o mettessi in conto attacchi alla mia persona, ma non lo faccio.

do un po’ troppo semplicistico di illustrare il mio pensiero. Io parlo di opinione differenziata, non di rifiuto xenofobo. Quella votazione è stata un disastro dal punto di vista della politica dell’integrazione e una pietosa conferma del fatto che la Svizzera vive fuori dal mondo e dal tempo. La Confederazione nasconde la sua incapacità di condurre un dibattito politico dietro la facciata della presunta democrazia diretta. In verità, questa forma di plebiscito è manovrata da forze tendenziose e da manipolatori delle opinioni. L’economia svizzera dovrebbe smetterla di approfittare delle persone alle quali vieta di vivere la loro cultura.

Durante uno spettacolo auspichi un po' più di intolleranza. Avresti dunque votato sì all’iniziativa per il divieto di costruzione di minareti che nel 2009 è stata accettata dal 54% degli Svizzeri? È un mo-

Che cosa diresti ai cittadini svizzeri alla luce del risultato di quella votazione? Li inviterei a rinunciare alla loro neutralità per un po’ più di credibilità.

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«Gli Svizzeri dovrebbero rinunciare alla loro neutralità per un po' più di credibilità.»

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euro26, rispettivamente la Carta Giovani Svizzera SA, è politicamente e confessionalmente neutrale. Le dichiarazioni di Serdar Somuncu riflettono unicamente le sue opinioni.

CIRCUS SHOWCASE 6.4.2013, Komplex 457, Zurigo

Alla fine del decennio scorso, quando dal genere musicale grime, un ramo dell’hip hop britannico, nacque il dubstep, nessuno sembrava credere che avesse possibilità di imporsi. Secondo i critici era troppo aggressivo, troppo dark. Oggi, percepiamo l’influenza del dubstep in generi di musica che spaziano dalla commerciale alla underground. Basti pensare al più grande di tutti, Skrillex, ma anche a Doctor P, Flux Pavillon (nella foto), Mizuki, Slum Dogz e Kraty MC. Tutti questi artisti hanno in comune l’appartenenza all’etichetta londinese Circus, un’istituzione di un settore che al momento sta dominando la scena dei locali mondiali.

In palio: 3 x 2 biglietti P a r t e c ip a z i o n e : w w w.e u r o 26.c h / f a c e b o o k . Te r m i n e d i p a r t e c ip a z i o n e : 0 3 .0 4 .13 . Infor mazioni e prevendita : w w w.k o m p l e x 45 7.c h

TEEN

9.4.2013, Bad Bonn, Düdingen

Finalmente di nuovo una band tutta al femminile sulla scena della musica indipendente – e che band! Le Teen sono quattro ragazze di Brooklyn che hanno trovato la via del successo con il disco In Limbo. Si tratta di un misto tra krautrock, lo-fi e dream pop. Teeny Lieberson, la fondatrice del quartetto e già membro degli Here We Go Magic, definisce la sua musica ‹gospel psichedelico›. Ma a prescindere da come si vuole classificare il genere, resta il fatto che i loro brani si impossessano dell’orecchio dell’ascoltatore e non lo lasciano più.

In palio: 5 x 2 biglietti P a r t e c ip a z i o n e : w w w.e u r o 26.c h / f a c e b o o k . Te r m i n e d i p a r t e c ip a z i o n e : 0 3 .0 4 .13 . Infor mazioni e prevendita : w w w.b a d b o n n .c h

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URBAN CONE 13.4.2013, Exil, Zurigo

Il conto alla rovescia fino all’arrivo in Svizzera degli Urban Cone è ormai agli sgoccioli. Il quintetto svedese è conosciuto in particolare per brani come Kings & Queens. La Universal ha riconosciuto il potenziale di questi ragazzi di Stoccolma e li ha messi sotto contratto. Il concerto a Zurigo sarà l’occasione per presentare l’album di debutto Our Youth, uscito lo scorso autunno.

KASHMIR 17.4.2013, X-TRA, Zurigo

Abbiamo aspettato a lungo il settimo album dei danesi Kashmir, ma il 22 marzo l’attesa è stata ricompensata dall’uscita di E.A.R. Kaspar Eintrups e compagni sono già stati paragonati ai primi Radiohead o ai Madrugada e hanno collaborato con leggende come David Bowie e Lou Reed. Il concerto all’X-Tra di Zurigo è di quelli da non perdere, un mix di indie rock melodico, elementi progressivi e collage di suoni.

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In palio: 3 x 2 biglietti. P a r t e c ip a z i o n e : w w w.e u r o 26.c h / f a c e b o o k . Te r m i n e d i p a r t e c ip a z i o n e : 10 .0 4 .13 . I n f o r m a z i o n i e p r e v e n d i t a : w w w.x- t r a .c h


ELECTRON Dal 28 al 31.4.2013, Ginevra

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Con una riuscita miscela di eventi in locali, concerti, arte contemporanea, danza, laboratori e conferenze, l’Electron Festival è ormai giunto alla decima edizione. Per quattro giorni, la crème de la crème della scena elettronica internazionale sarà a Ginevra. Da non perdere le esibizioni di LFO, Tiga, Theo Parrish, Atari Teenage Riot, Anja Schneider e di diversi esponenti dell’etichetta Kompakt.

P a r t e c ip a z i o n e : w w w.e u r o 26.c h / f a c e b o o k . Te r m i n e d i p a r t e c ip a z i o n e : 17.0 4 .13 . I n f o r m a z i o n i e p r e v e n d i t a : w w w.e l e c t r o n f e s t i v a l .c h

DEEP HOUSE FESTIVAL CON WANKELMUT 11.5.2013, Komplex 457, Zurigo

Quando negli anni Ottanta Frankie Knuckles a Chicago e Larry Levan a New York posavano la prima pietra della musica house, non immaginavano certo che quel sound sarebbe poi diventato un fenomeno culturale mondiale. Allo stesso modo, tre decenni dopo anche il DJ berlinese Wankelmut non avrebbe mai creduto che la sua interpretazione in chiave house del brano Reckoning Song di Asaf Avidan sarebbe diventato un successo planetario, perfino tra chi di solito non mastica musica dance. Eppure è andata proprio così, e Wankelmut si godrà il suo momento al Deep House Festival.

In palio: 3 x 2 biglietti P a r t e c ip a z i o n e : w w w.e u r o 26 .c h / f a c e b o o k . Te r m i n e d i p a r t e c ip a z i o n e : 0 3 .0 5 .13 . Infor mazioni e prevendita : w w w.k o m p l e x 45 7.c h

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Tramite internet, ognuno può vendere la propria musica, le videocamere professionali sono ormai alla portata di tutti e gli organi di informazione incensano artisti che hanno imbroccato una canzone. Dezmond Dez, che cosa c’è di buono in un debutto discografico che avviene dopo dieci anni di carriera? Tutto. Gli album di debutto degli artisti che mi ispirano erano tutti dei classici. Del resto, chi mai ascolterebbe il tuo secondo disco se già il primo lasciava a desiderare? Al mio album ho lavorato per gli ultimi dieci anni e oggi sono in grado – da un punto di vista tecnico e contenutistico – di pubblicare un lavoro fuori dalla portata di un artista con alle spalle due-tre anni di carriera.

Dezmond Dez debutto discografico dopo dieci anni I n t e r v i s t a : T o m m y V e r c e tti

In febbraio, è uscito Verlornigs Paradies,

Kutti MC viene pagato per raccontare baggianate, Knackeboul fa il pagliaccio alla televisione svizzero-tedesca. Come è possibile prendere ancora sul serio il rap e che cosa non capisce la vecchia generazione? Ciò che la gente fatica a capire è che ci sono criteri semplici per valutare la raffinatezza tecnica di un rapper. Uno come Kutti sarà anche un poeta passabile, ma come rapper è pressoché privo di talento e se i media lo mettono sullo stesso livello di un tipo come Greis, significa che non ne hanno un’idea. Sarebbe come paragonare Martin Suter e Christoph Ransmayr, nessuno sano di mente lo farebbe. La poca rilevanza del rap è inoltre riconducibile in gran parte agli stessi rapper, che si rifiutano di crescere e di uscire dal vicolo cieco tematico di sesso, droghe e violenza. Ognuno scrive di ciò che vuole, ci mancherebbe, ma in un disco da solista bisognerebbe essere capaci di affrontare anche argomenti più seri e importanti. Sarebbe un modo per destare l’interesse delle vecchie generazioni, che a loro volta, va detto, continuano a dimostrare un’ignoranza ingiustificata nei confronti del rap. In un brano del tuo disco affermi che nessun pensiero è immune dalla sua comunicazione. Con chi ce l’hai? In fondo, il rap non è pura comunicazione? Esatto.

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l’album di debutto del rapper bernese Dezmond Dez. Il suo compagno d’avven-

ne. Quanto è importante leggere per un rapper? Dipende dalle esigenze dell’artista. Se si vuole andare oltre i classici temi del settore, leggere è imprescindibile. Anche nel battle rap, la lettura consente di padroneggiare meglio le metafore e di ampliare il vocabolario. Nel settore sei considerato un artista dotato, Kool Savas ti ha scoperto già otto anni fa. Bisogna comunque lavorare duro o, considerato che il pubblico magari non percepisce determinate finezze, basta affidarsi al proprio talento? Lavorare, assolutamente, è la base di tutto. Se poi si aggiunge anche l’arte, tanto meglio, ma l’arte senza il lavoro di base non va da nessuna parte. Molte persone danno sfogo al loro talento artistico ma non sono disposte a rimboccarsi le maniche e a fare la gavetta.

tura di lunga data Tommy Vercetti lo ha intervistato per noi.

Con quella frase mi scaglio contro la deriva intellettuale e l’odiosa moda di postare citazioni in Facebook. Facebook è diventato uno strumento per vivere il nostro narcisismo e il fatto che tutti dobbiamo in qualche modo partecipare è già sufficientemente deprecabile, senza che ci si senta anche in dovere di accompagnare i nostri video e le foto delle vacanze con citazioni di Schopenhauer e Adorno. Ciò equivale a derubare questi pensatori della loro forza sovversiva e, sostanzialmente, si ottiene l’effetto contrario. Proprio un filosofo come Adorno direbbe che non è possibile esprimersi criticamente su una base musicale con scopi commerciali, ma sono dell’opinione che un artista deve posizionarsi per non fare la fine del leccapiedi. A parte questo, continuiamo a essere indipendenti, dalla produzione alla gestione degli ingaggi facciamo tutto noi. Di sicuro non ci possono accusare di scendere a compromessi.

Festeggerai il debutto del tuo disco al Bierhübeli di Berna, che hai già riempito tre volte consecutive. Per quale motivo le persone dovrebbero correre di nuovo a prendere un biglietto, a parte il fatto che sul mercato nero si fanno discreti guadagni? Dovrebbero acquistare un biglietto perché propongo sempre uno spettacolo di buona qualità e carico di energia, perché sarò accompagnato da una band da sballo, perché in Verlornigs Paradies do il meglio di me come rapper e perché, in quanto artisti indipendenti, abbiamo bisogno dei nostri fan. Chi era presente ai nostri ultimi tre concerti al Bierhübeli non si farà scappare questa occasione.

In palio

2 x 2 biglietti per il concerto di Dezmond Dez del 5.4.2013 al Bierhübeli di Berna. P a r o l a c h i a v e : ‹D e z m o n d D e z ›. Te r m i n e d i p a r t e c ip a z i o n e : 0 3 .0 4 .13 . Infor mazioni e prevendita :

Nel libricino che accompagna il disco, ogni brano è presentato con una citazio-

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In palio: 5 biglietti   al giorno

FESTI’NEUCH 30.5.– 2.6.2013, Neuchâtel

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Il concerto di apertura del Festi’neuch è sempre affidato a recenti interpreti di successo del rock, del pop, del reggae, della world music e della musica elettronica. La splendida area del festival, che si estende lungo la riva del Lago di Neuchâtel, attira ogni anno circa 40 000 visitatori. Questo openair, il terzo più grande della Svizzera romanda, è un incontro di stelle attuali e future. Al momento di andare in stampa, il programma definitivo non era ancora noto. Sono però già confermati Boys Noize e Vitalic Vtlzr, e scusate se è poco!

ROUND TABLE KNIGHTS 17.5.2013, Salzhaus, Winterthur

In palio: 5 x 2 biglietti

Due ragazzi di Berna alla conquista del mondo con i loro giradischi, la loro musica mette a ferro e fuoco qualsiasi locale. Nel 2011 e nel 2012, i Round Table Knights si sono aggiudicati lo Swiss Nightlife Award nella categoria dei migliori DJ di musica elettronica. Impossibile stare fermi con il loro ritmo house!

P a r t e c ip a z i o n e : w w w.e u r o 26.c h / f a c e b o o k . Te r m i n e d i p a r t e c ip a z i o n e : 0 3 .0 5 .13 . Infor mazioni e prevendita : w w w. s a l z h a u s .c h

BAD BONN KILBI 23.5.–25.5.2013, Düdingen

In palio: 4 biglietti   al giorno P a r t e c ip a z i o n e : w w w.e u r o 26.c h / f a c e b o o k (i n d i c a r e l a d a t a d e s i d e r a t a) . Te r m i n e d i p a r t e c ip a z i o n e : 0 2 .0 5 .13 .

Il Bad Bonn Kilbi è uno dei primi festival della stagione e, anche se si tiene a Düdingen, nel verde della campagna friborghese, il programma non ha nulla da invidiare a manifestazioni organizzate in posti più ‹in›, basti pensare che quest’anno ci saranno artisti del calibro di My Bloody Valentine, Grizzly Bear, Evelinn Trouble, Trust e DJ Fett. Non stupisce che il tutto esaurito sia ormai la regola a Düdingen.

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Il popolo più felice di tutti Te s t o : A r c i F r i e d e , f o t o : M a r t i n S c h o e l l e r

I Pirahã vivono isolati nella foresta vergine brasiliana. Nella loro lingua non ci sono nomi per indicare i numeri né per i colori. Ciò nonostante, o forse proprio per questo, sono molto più felici di noi.

con una bibita gassata contenente caffeina o con un’acqua minerale. Molti altri pensieri vengono fatti inconsciamente, pure nel sonno.

Perché pensare rende tristi Se un buon allenamento ci rende capaci di trattenere per un breve periodo il respiro, è invece assolutamente impossibile fermare il pensiero. Da mattina a sera, siamo tempestati da un turbinio multimediale che al meglio ci regala stimoli, al peggio ci estenua con un ingestibile eccesso di possibilità. Ogni tentativo di semplificarci la vita non fa che renderla ancora più complicata, perché ci affidiamo a mezzi ipertecnologici che nella maggior parte dei casi sorpassano la nostra capacità di comprensione. Questo stato di sovreccitamento e di fragilità provoca presso molte persone sonnolenza cronica, ansie, attacchi di panico, depressioni o altri disturbi psichici. I Pirahã non conoscono nessuno di questi problemi.

La religione della civiltà Quando Daniel Everett giunse presso il popolo Pirahã nell’Amazzonia brasiliana nel 1977, lo assillava un obiettivo soltanto: convertire al cristianesimo questi indigeni privi di qualsiasi contatto con la civiltà. Sebbene non avesse alcuna nozione della cultura di queste persone, era convinto che il messaggio salvifico di Gesù Cristo e la concezione giudeo-cristiana della nostra civiltà avrebbero condotto i Pirahã fuori dall’apparente desolazione della loro esistenza. In quanto linguista, aveva deciso di cominciare studiando la loro lingua. Con l’accrescersi delle sue conoscenze in questo ambito, aumentava però anche la sua comprensione del loro modo di pensare e parallelamente scemavano le certezze della sua fede. Nel suo magnifico saggio Dieci (possibili) ragioni della tristezza del pensiero, George Steiner, professore di letteratura all’Università di Oxford, spiega che due sono i processi che gli esseri umani non possono fermare finché sono vivi: respirare e pensare. Da qui la conclusione che siamo quasi forzati a pensare. Mentre viaggiamo in autobus, pensiamo a quali fatture dobbia-

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mo pagare questo mese e quali possono aspettare. Quando andiamo a correre, riflettiamo sulle nostre relazioni e dubitiamo dei nostri sentimenti. Prima di coricarci, soppesiamo i pro e i contro di incominciare una nuova formazione piuttosto che entrare nel mondo professionale. Altre volte invece si tratta semplicemente di decidere se accompagnare il nostro hamburger bio

Il convertitore convertito Le ricerche sul campo spalancarono a Everett le porte di una società fondata sull’uguaglianza dei suoi membri: anche i più piccoli venivano trattati alla pari degli altri, che parlavano loro nello stesso modo con cui ci si parla tra adulti. La lingua dei Pirahã non conosce un vocabolo che significhi ‹preoccupazione›, non usa i numeri se


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