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Capitolo 4

Perdita e conquista Zeph strinse le mani attorno all’impugnatura delle sue spade e uscì. Il suo avversario si rivelò un ogre a due teste: era leggermente più piccolo del golem, ma con una costituzione estremamente muscolosa; le due teste, di aspetto simile a quelle di un orco, erano più grosse e con una mandibola eccessivamente larga. Queste sbavavano dalle lunghe zanne e confabulavano tra di loro, come se il giovane non fosse nemmeno apparso. Il segnale consueto dette inizio all’incontro. Il ragazzo girò attorno al nemico, contando di distrarlo; fece però l’errore di ritenerlo più stupido di quanto in realtà fosse, infatti la possente creatura mise mano a due immense asce e lo centrò in pieno petto con il piatto della lama. Zeph fu sbalzato via e perse lucidità, sputando sangue. La testa smise di girargli nel momento in cui l’ogre era sopra di lui, in procinto di farla finita. Lo spadaccino parò l’attacco appena in tempo, usando tutta la sua forza per non cedere. L’avversario era fin troppo avvantaggiato per via della sua mole; scartò di lato e lo volle bersagliare ripetutamente. Il giovane sentiva le spade tremare sotto la forza del nemico, e anche lui aveva compreso che non poteva resistere a lungo in questo modo. Si armò di determinazione e corse incontro alla creatura, saltando sulla sua pancia e mirando a una delle due teste. Però il combattimento era impari, due menti contro una: la testa non bersagliata deviò l’attacco e cacciò nella polvere Zeph. Doveva trovare una strategia efficace. Lo osservò meglio e trovò un punto scoperto; roteò le armi e ferì continuamente le sue gambe: la sua piccola dimensione gli consentiva di passare attraverso questa sua falla senza problemi. L’ogre si spazientì e gli saltò addosso con tutto il suo peso, ma lui scivolò sotto le sue gambe per l’ennesima volta e piantò le spade proprio in mezzo. Il nemico ululò di dolore e 32


cadde pesantemente, rimanendo completamente immobile. <Signore e signori, abbiamo davanti a noi il secondo finalista! Un applauso al ragazzo che ha steso nientemeno che un ogre! L’ultimo incontro incomincerà tra dieci minuti.> * Nel bagno, Zeph si pulì le labbra a un lavandino. L’acqua si sporcò del colore rosso del sangue che gli era costato durante l’ultima azione. Osservando l’acqua che via via pulì tutto, riflettè su dove era riuscito ad arrivare: la prima meta era stata raggiunta ed era finito a partecipare a un torneo dove avrebbe conquistato il suo onore. Ciò che l’aspettava fuori era il golem; si annunciava come la sua sfida più grande e difficile. Naturalmente aveva ideato una strategia dopo un’attenta ricerca nella biblioteca locale: tirò fuori cinque ampolle e le riempì del liquido trasparente, per poi incastrarle saldamente dentro alla cintura. Il vortice di pensieri lo portò al padre, ponendogli le abitudinarie domande “Dove sarà in questo momento? Cosa starà facendo?” e poi focalizzò l’attenzione sulle sue spade. Toccò affettuosamente le lame, vecchie ma ben curate; però avevano raggiunto il limite e pregò che resistettero per l’ultima sfida. Il momento decisivo arrivò e uscì nuovamente sotto il sole che splendeva dandogli il benvenuto per l’ennesima volta sul ring. Stonetide era già lì che attendeva, per nulla spazientito. Fu un momento carico di tensione; gli spettatori fischiavano e applaudivano, il cronista annunciava la finale, eppure il ragazzo non sentì una sola parola, continuando a fissare il proprio avversario deciso ad andare fino in fondo. E questi disse: <Ti ho sottovalutato. Sei riuscito ad arrivare fin qui e ti rende onore, certo. Sappi che però non hai speranze con me, umano. Preparati, solo perchè sei poco più di un bambino non credere che sarò gentile!> Zeph non perse tempo. Corse verso il nemico, lo raggirò e schivò il primo pugno che cercò di assestargli. Prese quindi una delle ampolle e la lanciò, rompendogliela in faccia con un rumore di vetro spezzato. “Ho solo una possibilità per verificare le mie informazioni!” pensò, balzando sul suo 33


enorme braccio e affondando la spada nel suo occhio destro, come fosse burro. Del sangue (se così possiamo chiamarlo, aveva la stessa consistenza della terra bagnata) sprizzò dalla ferita che fece urlare di dolore il golem. Incoraggiato da questo primo successo, si accinse a lanciare una seconda ampolla, quando accadde l’imprevedibile: il nemico rialzò la testa e lo colpì con un pugno, all’altezza dello sterno. L’impatto fu terribile; fu come se una lastra di marmo si fosse abbattuta sui suoi addominali. Il ragazzo volò via di parecchi metri e atterrò bruscamente rotolando via. Si rialzò a fatica: probabilmente qualche costola si era incrinata e l’atterraggio brusco gli stava provocando una perdita di sangue anche dal naso. Ma ciò che lo spaventò ancora di più fu vedere le ampolle rimaste completamente rotte ai suoi piedi. <Sei ancora più intelligente di quanto pensassi> disse tranquillo l’elementale massaggiandosi la ferita <e hai approfittato della cosa per privarmi di un occhio. Ebbene, se vengo colpito dall’acqua, la mia pietra viene privata della sua durezza e diventa molle come la terra sotto un fiore. Ora però non hai mezzi per ritentare, e ho intenzione di ricambiare il favore!> L’avversario si avvicinò minaccioso. Zeph si alzò ma stavolta non ebbe nemmeno tempo di difendersi: il golem, velocissimo, gli assestò un secondo pugno sul visto e un calcio facendolo tornare a mordere polvere. “Maledizione! Non posso più ferirlo, e in queste condizioni non riesco quasi a muovermi!” pensò disperato, oramai coperto di lividi dappertutto. “No, non devo cedere. Per il mio sogno!” Lo spadaccino cercò di assaltarlo ma le sue spade si scontrarono contro un materiale troppo duro anche solo da scalfire. Stonetide, divertito, calò dall’alto una mano; stavolta Zeph parò fermando in parte la sua potenza, ma comunque sufficiente a sbatterlo nuovamente a terra. Dopo tutti questi attacchi, il ragazzo si alzò nuovamente, tremante. Stonetide aprì le dita delle mani a tenaglia e tentò un affondo contro il suo collo, parato prontamente ma così potente che catapultò l’avventuriero contro il muro orientale. Stavolta sembrò quasi un esplosione: Zeph sparì sotto un cumulo di detriti e di fumo. 34


Sugli spalti, Loys si era ritrovato senza accorgersene in piedi a urlare il nome dell’amico. Headbreaker provava una strana sensazione di perdita, ma per una volta volette credere di sbagliarsi. Il golem guardò il cronista spronandolo ad annunciare la sua vittoria. Così fece: <Alla fine, per quanto coraggioso e determinato, il giovane spadaccino non è riuscito a battere il suo avversario! La forza del golem ha avuto la... un attimo! Signore e signori, guardate! E’ ancora vivo!> L’attenzione di tutti si focalizzò nel punto in cui lo sfortunato era andato a sbattere. Tra i detriti del muro si scorse una figura in piedi: era Zeph, completamente ricoperto di sangue, il quale impugnava ancora le spade. Le lame gocciolavano del liquido color cremisi per via delle numerose ferite alle mani che stavano provocando una grande emorragia. Eppure, le condizioni a dir poco disperate del ragazzo sembravano non importare a lui stesso. Tutte le persone attorno a loro rimasero con il fiato sospeso, mentre Stonetide era ancora stupefatto che il suo avversario riuscisse a reggersi in piedi. <E’ il momento di farla finita, brutto muso.> disse lo spadaccino incrociando le armi davanti a sè. La sua vista era annebbiata e da lì a pochi secondi avrebbe perso conoscenza; solo un ultimo sforzo. Corse a perdifiato verso il golem, che ritornò calmo e lo colpì con un pugno. Invece, Zeph era saltato nuovamente sul suo braccio e attaccò, deciso: l’elementale fu tagliato in due di netto e le spade si frantumarono con un rumore assordante. L’arena, per la prima volta della giornata, rimase per alcuni minuti in un silenzio inquietante. Ciò che era davanti agli occhi degli spettatori non aveva eguali: il giovane era inginocchiato, l’impugnatura delle sue spade senza lama ancora in mano; Stonetide era a terra, con due lunghi squarci nel petto e in una pozza di sangue marrone. Si cominciò a bisbigliare domande del tipo “il golem ha davvero perso? E’ possibile una cosa del genere?” ma il cronista urlò nel megafono spezzando questo gelo. <E’ incredibile! Una cosa inaudita, veramente! Il ragazzo ha sconfitto... il golem! Il vincitore di questo torneo è lui!> 35


Come un immensa cascata, urli, fischi, incitamenti rimbombarono sugli spalti. Loys ancora non riusciva a credere a quello che aveva visto. <Ma come ha fatto?> <Ricordi quando è stato lanciato contro il muro? Era ricoperto di sangue, e con lui le sue spade. Il sangue è liquido, e come tale ha avuto lo stesso effetto dell’acqua. Un vero colpo da maestro.> <Incredibile. Come faceva a saperlo?> <Credo che in quel momento non abbia pensato molto alla cosa. Ha agito semplicemente d’istinto.> L’avventuriero aprì gli occhi debolmente. Attorno a lui tutto stava diventando sempre più scuro; alzò la mano in segno di vittoria e urlò a squarciagola: <Il mio nome è Zeph Fogg! Non dimenticatelo!> poi le forze gli vennero meno e svenne. * Quando si risvegliò era in un letto di ospedale. Era ricoperto di bende lungo tutto il corpo e la testa gli girava ancora un pò. Si accorse che dentro la stanza c’erano il suo amico contadino e il tauren, seduti all’angolo. Loys gli si avvicinò e appoggiò una mano sulla sua spalla, raggiante. <Ben svegliato, Zeph.> <Grazie. Com’è finita? Ho vinto l’incontro?> <Che domanda! Certo, è stato un combattimento spettacolare, come non ne avevo mai visti! Nel momento in cui hai tranciato il corpo del golem tutti sono rimasti con il fiato sospeso! Poi dopo aver urlato il tuo nome sei svenuto e ti hanno ricoverato di urgenza; le tue condizioni erano pessime. Ma guarirai presto, dicono. Hai la pelle dura, a quanto pare!> <Ne sono felice. Heddie, tu che ne pensi invece?> <E’ la seconda volta che mi chiami in quel modo. Posso sapere perchè?> <Beh, il nome Headbreaker è troppo lungo! Ti dispiace se preferisco chiamarti così?> <Come vuoi.> il tauren abbozzò un sorriso e tutti e tre scoppiarono a ridere. 36


* L’affermazione di Loys fu fondata, infatti lo spadaccino riprese quasi completamente le forze in pochi giorni. Ricevette la spada del torneo ancora in convalescenza, ma nonostante questo si mise subito ad allenarsi con la nuova arma guadagnata. Maneggiandola si convinse di come fosse splendidamente leggera da usare e letale nel colpire; non avrebbe potuto desiderare di meglio. Corse dai vari armaioli in cerca di una seconda spada, ma non aveva abbastanza soldi e dovette rinunciare. Allora decise di continuare il viaggio con questo importante obbiettivo. Una di queste mattine Headbreaker e Loys trovarono l’amico chino su una mappa del continente. <Cosa stai guardando?> Il ragazzo alzò gli occhi. <La nuova destinazione, ovviamente. Necessito di una seconda arma, e analizzando attentamente la zone credo che l’isola fortezza di Theramore sia l’ideale dove poterla trovare. Ho intenzione di prepararmi a partire entro domani.> <Non ti sei ancora ripreso del tutto, è un pò un azzardo metterti in cammino così prematuramente.> Fu il tauren a dire la sua: <Lo accompagnerò io.> Tutti e due i giovani lo guardarono stupiti. <Mi sono reso conto che non ho nulla da fare, e inoltre mi sentirei in colpa di lasciar Zeph da solo con tutta quella distanza da percorrere; non bisogna dimenticare che ha subito delle ferite profonde sul suo corpo e non guariranno in un giorno all’altro.> <La cosa mi rende davvero felice, Heddie. Accetto il tuo aiuto, però non credere che sia uno sprovveduto!> <Tranquillo, almeno di questo me ne sono accorto.> * Con il sorgere del sole Zeph e Headbreaker erano ai cancelli della città; davanti a loro Loys, con il suo carretto, si ap37


prestava a salutarli. Era dispiaciuto ma questa esperienza lo aveva maturato profondamente nello spirito, infatti affrontò la separazione a testa alta. L’avventuriero gli strinse la mano, sorridendo. <Direi che è giunto il momento, amico mio.> <Già. Ormai i miei genitori saranno preoccupati, è parecchio che manco; sono sicuro che però sapendomi al tuo fianco penseranno che mi stia divertendo!> <E in fondo è stato così, no?> <Hai ragione.> <Addio, Loys. Vedrai che riuscirai a realizzare il tuo grande sogno come sto facendo io ora.> <Addio. E’ stato un piacere conoscerti, Headbreaker.> <L’onore è tutto mio.> I due gli dettero le spalle e si allontanarono; la figura del contadino sparì alla vista dopo la prima curva, e il ragazzo sospirò: <Un’avventura davvero interessante. Pensare che siamo solo agli inizi mi elettrizza! Non sei d’accordo?> <Vai avanti prima che cambi idea.> Lui rise. <Certo, non me lo faccio ripetere! Andiamo!> * Loys trascinò il carretto lungo la strada che lo avrebbe finalmente riportato a casa. Le ruote consumavano il pietrisco che alzava una piccola striscia di polvere. Il contadino era assorto nei suoi pensieri quando il rumore di uno scontro giunse alle sue orecchie; un tempo sarebbe andato avanti facendo finta di nulla, invece volle verificare che stava accadendo al di là degli alberi. Corse verso l’origine del rumore e arrivò per assistere a un uomo armato di corazza cadere a terra pesantemente, colpito da due gnoll feroci. Le creature avevano un corpo tozzo, gambe esili e un muso che incrociava quello di un lupo con quello di un umano. Erano abbastanza intelligenti da procurarsi armi di ogni tipo e causare parecchie devastazioni nella zona circostante. Si accorsero subito della presenza del ragazzo, il quale era completamente disarmato. Una parte di lui gli diceva meccanicamente di 38


scappare, ma dall’altro lato non voleva dimostrarsi ancora un codardo. Abbassò la testa e caricò la prima delle bestiacce, colpendola in bocca e facendola traballare. Il suo compagno lo ferì lievemente con un pugnale, ma Loys ebbe modo di raccogliere la spada dell’uomo ferito in modo da potersi difendere e attaccare. Lo gnoll però era agile ed esperto, impiegò poco a prevedere le sue tattiche e cercò di finirlo. Nel frattempo, il primo che si era preso la testa del giovane in bocca si era ripreso; quindi il contadino si lanciò in un duplice e pazzo rischio: calò la spada sul petto dello gnoll trafiggendolo e accecò l’altro tirandogli una manciata di terra negli occhi, in modo da uccidere anche lui. Loys cadde a terra, madido di sudore e con il cuore che batteva all’impazzata. Gli avversari giacevano inermi a terra in un lago di sangue scuro. Osservò colui che aveva aiutato: si trattava chiaramente di un soldato della milizia del regno, riconoscibile dal simbolo infisso sullo scudo abbandonato lì vicino. Fu lui a rialzarsi e a togliersi l’elmo, constatando che era ferito lungo un fianco, e a rivolgersi al suo provvidenziale salvatore: <Grazie. Purtroppo queste bestie mi hanno colto impreparato, tendendomi una trappola dietro a un cespuglio. Hanno avuto ciò che si meritavano.> <Figuratevi, era mia dovere.> Non ebbero modo di continuare la conversazione perchè apparvero altri sei gnoll infuriati e accecati dall’odio. Il soldato spalancò gli occhi. <Maledizione! Sono troppi per noi!> <Riuscite ancora a combattere?> <Si, ma...> <Di alternative non ne abbiamo, signore. Quindi l’unica cosa che ci resta da fare è vendere cara la nostra pelle. Non siete d’accordo?> Il soldato comprese ciò che voleva dire e annuì. Brandì la mazza di uno dei caduti e si preparò ad affrontare la nuova minaccia. Loys strinse le dita saldamente al manico della sua spada, pensando: “A quanto pare non so se sopravviverò a questo scontro. Conoscendo Zeph, però, ho imparato ad 39


abbattere i muri della paura che si erano insediati nella mia mente. Affronterò tutte le difficoltà che mi si pareranno davanti! Sono sicuro che lo rivedrò presto!” E con coraggio si lanciò contro i nemici. * Anche questa giornata passò velocemente. Il sole stanco stava scomparendo, ormai in gran parte sostituito dalla notte. Thernyt era ancora in agitazione per l’evento che si era appena concluso; in un quartiere poco raccomandato della città, due uomini entrarono in una locanda. Uno era il grasso mercante Jarto e lo accompagnava il magro cacciatore di taglie di nome Losh. Fu il primo a lamentarsi. <Costretti a rinfrescarci la gola in una topaia, dove servono liquori di terza mano! Bah!> <Dovresti aver capito che nella nostra attuale situazione non possiamo farci notare.> <Idiota, lo so perfettamente.> Si sedettero a un tavolo e chiamarono l’oste ordinando da bere. Questi impiegò un paio di minuti per tornare con due boccali di legno traboccanti birra con la schiuma scoppiettante. Il mercante trangugiò quasi tutto in un solo sorso, guardato dall’altro che invece sorseggiava. Sempre lui sbattè i pugni sul tavolo ringhiando. <Dannazione! Quel maledetto... ragazzino! Eravamo incappati in un forziere d’oro e lui ce l’ha portato via sotto i piedi. E ora, avendo rischiato troppo su una scommessa, mi trovo qui a fare preparativi di fuga.> <Non starai ingigantendo la cosa? Solitamente punti i soldi con gente poco pericolosa.> <Il fatto che Stonetide fosse finito contro a un moccioso mi aveva dato la sicurezza di un grande guadagno con il minimo sforzo. Ho perso su tutti i fronti; e naturalmente ho intenzione di andarmene prima che vengano a reclamare la somma, ben troppo alta! Ti consiglio di seguirmi, dopotutto che ti rimane da fare in questo lurido posto?> Mentre i due continuavano a conversare animatamente, una 40


figura incappucciata, seduta al banco, aveva reclinato leggermente la testa in modo da sentire le loro parole. Il suo visto era nascosto e in ombra, perfino il barista non era riuscito a capire chi potesse essere. <Perfetto, allora prendiamo le nostre cose e andiamo via.> concluse l’uomo panciuto. Losh annuì e, lanciando tre monete sul tavolo, si alzarono per uscire. Varcata la soglia furono accolti da una leggera brezza della sera appena arrivata, con gli ultimi deboli raggi di sole quasi del tutto spariti. <Si può sapere con chi hai scommesso, Jarto?> <Gente potente. Pare che si tratti di una gil...> L’uomo non finì la frase perchè una mano lo zittì. I suoi occhi andarono istintivamente a guardare in basso, dove una lama luccicante scivolò sotto il mento e aprì completamente la sua gola facendo scaturire un immenso spruzzo di sangue. Piegandosi in due dalle convulsioni, crollò a terra. Il magro cacciatore di taglie ebbe appena tempo di rendersi conto della morte del collega quando un ombra si lanciò su di lui. Sguainò la spada e fermò l’attacco, permettendogli di osservare il suo aggressore. Era lo stesso misterioso personaggio con il cappuccio abbassato; senza dire una parola prese un altro grosso pugnale: le sue intenzioni erano piuttosto chiare. <Chi sei, dannato?> chiese Losh tremando. La risposta non arrivò: l’attaccante chiuse le lame dei suoi pugnali su quelli dell’arma del sudaticcio uomo frantumandola completamente. Il poveretto venne sbalzato in aria e sbattuto a terra in una frazione di secondo. Non era riuscito a vedere quei movimenti dalla velocità quasi innaturale; cercò di alzarsi ma l’altro lo bloccò a terra. <Ho capito! Vuoi soldi, vero? Allora guarda il grassone che hai appena fatto fuori> esclamò terrorizzato <in tasca ha parecchi gioielli e contanti. Io non ho nulla che possa interessarti. Lasciami andare!> lui sentì improvvisamente due lame trapassargli il cervello prima di perdere completamente visione della vita. L’enigmatico assassino pulì le sue armi con la tunica del cadavere, poi frugò tra gli indumenti del mercante e se andò con parecchie mazzette di banconote più uno strano amuleto a forma di stella, chiuso in una sfera di vetro. Sgattaiolò agile 41


in mezzo alle vie delle case chiuse e silenziose, raggiungendo in pochi minuti i cancelli. Si mosse così velocemente che una delle due guardie pensò si trattasse del vento; non era stato minimamente visto. Seguendo un sentiero poco visibile, l’uomo camminò più rilassato fino a un piccolo campo che era ricco solo di un braciere, da cui scaturiva un piccolo fuoco. Vi era un altro personaggio simile a lui, seduto, con lo stesso mantello e cappuccio. L’arrivo del compagno gli fece alzare la testa. <Tutto a posto?> <Liscio come l’olio. Il mercante ha pagato la sua codardia, inoltre sono venuto in possesso della reliquia senza bisogno di futili baratti.> <Il destino ci porta alla violenza, ma per ottenere ciò in cui crediamo certe azioni sono necessarie. Che mi dici, invece, del ragazzo e del tauren?> <Sono diretti a Theramore. Impiegheranno qualche giorno prima di arrivare a destinazione. Li seguiamo?> <Non ce n’è bisogno, anche noi dobbiamo fare un salto lì. Inoltre, voglio dire a Bruce che suo figlio si è messo in viaggio.>

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Zeph Fogg Chapter 4