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WHY ART

The of


“Un gesto casuale, che annulli l'autore ne è invece piena espressione poichè ne annulla gli schemi e ne rivela l'inconscio.”


The WHY of ART introduzione alla mostra L’impulso artistico è concepito in antichità come Estasi,quindi come istanza esterna all’uomo, una “sacra follia” in cui l’uomo diveniva tramite di dio, tale teoria fu sviluppata con la triade di muse che ispiravano i poeti antichi, divenute per potenziamento nove. Solo con l’umanesimo inizia a farsi strada l’idea di artista laicizzata, nell’ottocento realismo e naturalismo danno vita a nuovi parametri secondo cui l’artista era quanto più degno di lode quanto più la sua opera coincideva e ritraeva la realtà. La figura moderna oscilla tra l’antica forma estatica e la forma realista ottocentesca. Lo slancio creativo nasce da varie esigenze e volontà, Uno dei caratteri che concorrono a questo impulso è lo psichismo interiore che cerca uno sbocco espressivo. Lo sbocco espressivo può essere più

o meno sublimato, in alcuni casi, ad esempio, l’inquietudine porterà a ritratti sformati o poesie stridenti o lugubri, in altri l’espressione sarà in antitesi con il concetto di partenza e l’inquietudine si trasformerà in armonia ed equilibrio. Altro importante fattore è la volontà divulgativo-sociale, meno legata alla nozione di interiorità e piuttosto dipendente dal mondo in cui si è calati. I caratteri non sono mai “puri” in ogni creazione ritroveremo perciò una mescolanza di interiorità espressa e divulgazione di pensieri articolati o di rappresentazione del reale, il tutto permeato e ricoperto dal velo della forma. Si parla qui dell’unione di inferenze estetiche, extra estetiche e psichismo. Anche se contrastata da molti movimenti artistici l’impatto estetico rimane imprescindibile nelle opere, persino l’informale Statunitense è un codice estetico, anche se non è canonico ne tanto meno accademico.

L’arte come supporto all’immaginazione. La volontà di produrre arte è interpretata in svariati modi, interessante è la teoria del filosofo britannico Walton il quale è persuaso che la spinta alla produzione artistica sia innata e supporta la sua tesi prendendo in considerazione i “giochi di far finta” dei bambini che sulla base di giocattoli e dell’immaginazione riescono ad arrivare ad un appagamento estetico, così l’artista diviene per Walton giocattolaio che fornisce il supporto necessario ad accendere l’immaginazione del fruitore che arriva così all’agognato appagamento estetico. La teoria waltoniana ha però il difetto di ridurre il pittore, lo scultore ed il poeta ad un artigiano che confeziona orsacchiotti e trenini, il che la rende ampiamente dissonante con la concezione corrente della figura dell’artista, non risponde inoltre al quesito


principale cioè cosa spinga alla creazione artistica andando invece a rimarcare il solo fatto, comunque da non trascurare, che tale slancio è innato nell’uomo. Aumento del consumo di prodotti culturali: crescita della coscienza culturale o moda del momento? L’odierna crescita esponenziale dell’interesse verso la cultura, che si concretizza con un’affluenza esorbitante, e fino a qualche anno fa impensabile, alle grandi mostre e manifestazioni di carattere artistico e culturale da parte di tutti gli strati della società incentiva chiaramente lo sviluppo dell’industria della divulgazione e della creazione dell’arte, ma si tratta di una presa di coscienza verso l’universo culturale o di un curiosismo divertentistico-modaiolo? In molti, nel post-moderno, notano un’affluenza impressionante ed imprevedibile a conferenze filosofiche e si chiedono se queste manifestazioni non si stiano

trasformando nelle nuove fiere della porchetta, insomma in un buon modo per trascorrere il tempo libero, senza alcun reale interesse verso le tematiche trattate. Il paragone, volutamente provocatorio, inquadra però con grande precisione l’interrogativo. A questo punto, invece di demonizzare la componente “volgarizzante e modaiola” di questo interesse è compito delle istituzioni di divulgazione riuscire ad indirizzare il vago interesse dei curiosi dandogli i mezzi per immergersi nell’universo della cultura traendone non solo una compiacenza para-intellettualistica ma un’esperienza estetica di buon livello che aiuti a comprendere quel mondo a cui si stanno accostando.


Davide Rudini L’opera di D.Rudini lascia trasparire una forte creatività legata alla materia ed alla sua plasmabilità, la sperimentazione dell’artista appare irriflessa ed immediata, sensazioni e gusto si cogniugano spontaneamente nell’incontro con la materia andando a creare composizioni espressive ed a tratti enigmatiche.

sulla sinistra, in alto: untitled 3

qui sopra: untitled 2

sulla sinistra, in basso: untitled 4

nella pagina a fronte: untitled 1


Untitled 1: Acrilico su tela in cui la sperimentazione sulla materia diventa sperimentazione percettiva. Il colore, azzurro cielo, steso al centro della tela è raschiato e graffiato andando a formare una maglia, un’intreccio dinamico e grezzo. Interessante l’effetto dato dalle lacune pittoriche date dai graffi che scoprono il bianco della tela. Verso il centro della tela le maglie si allargano, anche per la maggior densità cromatica, e ne risulta uno sformamento percettivo che inganna l’occhio del fruitore dando l’idea di tridimensionalità e ricordando, accantonando l’estrema precisione, sostituita quì dalla matericità, l’opera di Victor Vasarely.


Matteo Barbieri I lavori pittorici di M.Barbieri sono dominati dalla tensione tra razionalità, critica ed espressiva, e allusività, oscura ed estatica, che si traduce in una forte sperimentazione compositiva e nell’uso di contrasti cromatici, spesso a colore puro, che vanno ad enfatizzare il disegno, sovente sublimato e ripulito dal tratto fino a dare un effetto grafico che annulla, tranne in casi isolati, la matericità.

dall’alto e da sinistra: Violence of ideology, Pi greco, Lifes, Om

a fronte: Black’n white dynamics


Black’n white Dynamics: L’opera è un arabesco, un labirinto contorto, irregolare, a tratti tirato e distorto che si dissolve nel contrasto delle campiture nere su sfondo bianco che vanno a formare una composizione mossa e dinamica. Il labirinto che si viene a creare ed il forte dinamismo, che sembra alludere ad una fiamma, rendono l’opera “oscura” ed aperta all’interpretazione.


Fabio Falanga L’opera di F. Falanga è caratterizzata da un forte impatto estetico e dalla sperimentazione percettiva, con cui ottiene effetti stranianti, vicini all’estetica del sublime, che travalica i confini tra sfera naturale e sfera urbana. Molto intenso anche il lavoro legato alla percezione del mondo esterno, propone infatti punti di vista inusuali in cui un elemento quotidiano, che fà da sfondo alle nostre vite, è innalzato a oggetto estetico e di curiosità quasi bambinesca, un vero e proprio “stupore del quotidiano”. in alto: ciclo dei Palazzi a fronte ciclo dei palazzi: Uomo e palazzo Altre opere: Paletto, Lampione, Birra


Palazzi : il ciclo di opere fotografiche è caratterizzato dallo scorcio dato dal palazzo che crea una frattura spaziale e concettuale tra l’artificio e la naturalità dinamica del cielo, tale dicotomia è resa però meno nitida dal gioco di luci che porta tutto sullo stesso piano dando vita ad una vera e propria composizione che trova negli angoli spezzati e geometrici del palazzo la sua forza espressiva. Lo stesso gioco di luci crea inoltre un’atmosfera spettrale in bilico tra la metafisica dechirichiana ed il sublime romantico, la natura monolitica ed insieme sfuggevole e vibrante dell’opera lascia il fruitore stupito e disorientato.


Livia Ratti La fotografia di L.Ratti evidenzia, con fine sensibilità estetica, l’impatto dell’uomo sulla natura trovando giochi prospettici creati dall’incontro del paesaggio con l’artificio. L’opera non decade però in eccessivi ecologismi lasciando al fruitore il parere finale e un’opera molto connotata a livello estetico e compositivo. Il colore permane in una sola fotografia in cui spicca più che mai il contrasto tra artificio e natura, infatti il rosso dei papaveri, che sorgono dal rudere in laterizio, è lo stesso delle transenne dismesse che proteggevano e vietavano il rudere.

a colori: Cascina in bianco e nero: Silver (ciclo di opere: Campo, Risaia, Rudere, Stagno, Stratificazione)


Silver: Le fotografie sottolineano in modo sotteso ma a tratti documentaristico l’impatto dell’uomo sulla natura, con artifici relativi alla coltivazione e delimitazione, ma anche con veri e propri urti alla natura, come asfalto e materiali plastici. Molto forte è la ricerca compositiva,

legata alle linee di fuga e dagli effetti prospettici, resi spesso con una particolare attenzione per i particolari. La serie di fotografie è dominata dalla veste argentea che da una parte enfatizza la composizione e dall’altra dà un effetto snaturante e sfarzoso.


Alberto Bertolotti Il Lavoro di A.Bertolotti appare polimorfo e limato, sintomo di un forte legame al medium, con cui cattura momenti o immagini che richiamano al vissuto, all’esotismo ed alla sensorialità. Molto forte è lo slancio vitale che traspare annullando e quasi negando la dilagante apatia, superata con la riflessione che innalza il momento ad un vissuto estetizzato e, grazie a ciò, universale.

a sinistra: Deserto (Marocco) sotto dall’alto: Gocce, Fune e Moschettone

a fronte: Scimmie (Marocco)


Scimmie (Marocco): La fotografia annulla e spana il contesto con la messa a fuoco che ribalta il punto di vista dello spettatore catapultandolo nella scena, l’espressione dell’animale, impressa con stupefacente e sfuggevole precisione sulla pellicola, trasmette, infatti, un misto di desolazione abitudine ed inconsapevolezza.


Laboratorio: Action Painting La mostra ospita uno spazio dedicato alla sperimentazione dei fruitori in cui è data la possibilità di cimentarsi nella pittura d’azione con tuta antimacchia, colori, vasetti e pennelli. Il tutto correlato da una breve introduzione teorica all’Action Painting, forma d’arte spesso criticata e raramente compresa.

Storia dell’Action Painting L’action painting nasce dal genio sregolato di Jackson Pollock il quale, partendo dal modello surrealista di Mirò, lo sublima nell’incontro con la tecnica del Dripping, diffusa in ambito Dada. La tecnica consiste nello sgocciolamento del colore sulla tela con pennelli o direttamente dai barattoli, tale pratica creava una relazione tra interiorità ed opera data da quello che si potrebbe definire uno stream of conciousness pittorico in cui la gestualità prendeva il sopravvento rivelando l’inconscio dell’autore. L’arte va così a perdere la coincidenza con l’oggetto creato il quale diventa testimonianza dell’impeto artistico.


o r t serso

EstroVerso è un movimento apolitico per la promozione, l’approfondimento e la divulgazione dell’arte e della cultura in tutte le sue forme, portata avanti con l’organizzazione di eventi di vario genere che diano visibilità ad artisti emergenti ed avvicinino i fruitori al polimorfo universo culturale.

Estroverso-Gruppo Aperto: Estroverso vuole dare visibilità alle creatività individuali ed alle realtà culturali milanesi, e non solo, è perciò aperto alle suggestioni esterne. Hai entusiasmo e voglia di metterti in gioco? Produci Arte? Vuoi avvicinare il pubblico ad argomenti di rilievo culturale? Contattaci su Facebook (EstroVerso- Milano) o via Mail (teobarbieri@hotmail.it – giulio.bertolotti@fastwebnet.it ) e proponi i tuoi lavori o eventi culturali.


Grazie a: Rosi e Sofia di Nonsolodanza, Camillo Russo e Nicoletta Meroni, Alberto Sportelli, Diego e Claudia Bertolotti, Alfredo del colorificio Sarpi, Luca Zabotto. Testi: Matteo Barbieri Progetto grafico: Giulio Bertolotti


the WHY of ART  

catalogo della prima mostra di EstroVerso

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