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cinque classici

della letteratura sarda contemporanea da leggere sotto l’ombrellone!

di Nike Gagliardi Ci sono molti modi per visitare un luogo: uno di essi è viverlo, respirarlo, cercare di comprenderlo a fondo. La Sardegna come isola dalle cristalline distese marine e dai bianchissimi arenili è nota e ambita meta turistica, ma c’è un’altra isola che si sovrappone a quella immediatamente percepibile – e che, una volta conosciuta, non potremo più smettere di vedere – ed è quella dei luoghi letterari, una toponomastica resa immortale dai grandi autori che in questa terra sono nati e si sono formati e nella cui opera è possibile rintracciare i punti di forza e le fragilità, le zone d’ombra e le virtù che sottendono la storia e la cultura sarde. Un’ottima maniera per cominciare questa esplorazione è partire dalle pagine di cinque celebri romanzi del Novecento, qui proposti in modo da costituire uno spunto per ulteriori letture, approfittando magari delle vacanze e delle rilassanti pause sotto l’ombrellone. Il nostro primo consiglio riguarda colei che più di tutti ha imposto all’attenzione della comunità intellettuale internazionale la Sardegna come topos letterario. Stiamo naturalmente parlando di Grazia Deledda, unica donna italiana fino ad ora insignita del prestigioso Premio Nobel: la sua Nuoro è tradotta dal reale alla pagina grazie all’intento mimetico della lingua utilizzata, al fine di rispecchiare più compiutamente la società sarda e abbandonare certe leziosità dell’italiano letterario dell’epoca. Inoltre, attraverso l’universo sardo, la Deledda dà voce ai problemi universali che attraversano l’esistenza umana. Di questa impareggiabile autrice suggeriamo L’edera (quando venne pubblicato per la prima volta in Italia, nel 1908, aveva già riscosso un enorme successo all’estero) per la magistrale caratterizzazione di Annesa, sua protagonista, paragonata per la pervicacia del suo amore all’arbusto rampicante che dà titolo all’opera, efficace simbolo dell’indissolubilità di un legame. Un clima diverso si respira nella Nuoro purgatoriale de Il giorno del giudizio di Salvatore Satta. Pubblicato postumo dalla CEDAM nel 1977, per poi essere riedito dall’Adelphi nel 1979, è considerato uno dei capolavori della

seconda metà del Novecento letterario europeo. Le vicissitudini della città barbaricina, nelle parole del narratore, si snodano liberamente: una galleria di personaggi grazie ai quali prende vita una Nuoro trasfigurata – e per questo ancor più ferocemente vivida – terra di possibilità mancate in virtù dell’assenza di solidarietà tra i suoi abitanti, una comunità di isole nell’isola, la cui sconcertante e lirica rappresentazione conquista il lettore sin dalle primissime pagine. C’è una suggestiva località del Medio Campidano, Villacidro, a cui un romanzo di incontestabile valore assegnò immortale dignità letteraria. Ci riferiamo all’immenso Paese d’ombre di Giuseppe Dessì, vincitore del Premio Strega nel 1972. La comunità umana che ne anima l’avvincente narrazione, a cominciare dal protagonista Angelo Uras, è ritratta nello sforzo di conquistare una migliore giustizia sociale sullo sfondo di una Sardegna troppo a lungo considerata come territorio marginale da sfruttare e attanagliata dalle gravi problematiche che ne caratterizzarono la storia più recente, quali il disboscamento selvaggio e lo sfruttamento minerario. Passavamo sulla terra leggeri, ritenuto il romanzo più importante di Sergio Atzeni, non può mancare in una lista di opere contemporanee che, per loro grandezza, sono divenute classici moderni. Pubblicato postumo nel 1996, vi viene rievocata una parte della storia sarda, in cui riferimenti storico-geografici attendibili convivono con elementi dichiaratamente fantastici, capaci di donare a questo testo un’ineffabile natura di narrazione mitica, rendendolo unico. Per la sua innovatività, la figura di Atzeni viene citata tra quelle all’origine di una nouvelle vague letteraria sarda, movimento a cui – e a ragione – afferirebbe anche Salvatore Mannuzzu. Il suo Procedura, giallo d’autore dal ritmo efficace e dallo stile limpido impose l’autore all’attenzione del pubblico e della critica, ed ebbe il merito di consegnare ai posteri un’immagine di Sassari quale perfetto teatro di un raffinatissimo noir. Chiudiamo qui questo breve excursus che, per ragioni di spazio, ha lasciato fuori un numero notevolissimo di gioielli della letteratura sarda. Non prima, però, d’aver augurato a tutti una buona e feconda lettura.

S&H Magazine n. 250 • Luglio 2017  

Edizione Sassari

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