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Arteam Cup 2016 Organizzazione Arteam Associazione Culturale via Traversa dei Ceramisti 8/bis 17012 Albissola Marina (SV) info@arteam.eu www.arteam.eu Presidente Livia Savorelli Event Manager Diego Santamaria Giuria Arteam Cup 2016 Deianira Amico Antonio D’Amico Matteo Galbiati Anna Lisa Ghirardi Kevin McManus Livia Savorelli Mostra Artisti Selezionati 29 ottobre - 20 novembre 2016 Sede Espositiva Palazzo del Monferrato via San Lorenzo 21, Alessandria www.palazzomonferrato.it Allestimenti a cura di Matteo Galbiati e Livia Savorelli con il contributo di Antonio D’Amico Patrocinio Città di Alessandria Provincia di Alessandria Camera di Commercio di Alessandria In collaborazione con Libera Mente – Laboratorio di Idee Partners Banca Sistema Figli di Pinin Pero & C. CUBO Centro Unipol Bologna Fabbrica EOS, Milano Galleria Nobili - Paraventi Giapponesi, Milano Must Gallery, Lugano Spazio Testoni, Bologna Riccardo Costantini Contemporary, Torino Punto sull’Arte, Varese Officine Saffi, Milano Studio Berné Vanillaedizioni

II edizione Ringraziamenti: Maria Ares, Alessia Barrera, Roberto Berné, Laura Borghi, Giampiero Campese, Lorenzo Campese, Gian Paolo Coscia - Presidente CCIAA Alessandria, Riccardo Costantini, Marco Dalla Nora, Francesca Di Giorgio, Francesco Fabris, Giovanna Felluga, Elisa Gurnari, Sofia Macchi, François Mellé, Angela Memola, Simone Morabito, Steven Music, Raffaella Nobili, Alessio Nobili, Francesca Parrilla, Giancarlo Pedrazzini, Beppe Pero, Fabrizio Priano, Francesca Salvatore, Chiara Serri, Paola Veronesi Testoni, Alberto Zanchetta Si ringrazia infinitamente l’Associazione Culturale Libera Mente – Laboratorio di Idee per la preziosa collaborazione. Si ringraziano, inoltre, tutti i volontari e colori i quali, grazie al loro prezioso contributo, hanno permesso la buona riuscita di Arteam Cup 2016.

Editore

via Traversa dei Ceramisti, 8 17012 Albissola Marina (SV) Tel. + 39 019 4500659 Fax + 39 019 2071005 info@vanillaedizioni.com www.vanillaedizioni.com ISBN 978-88-6057-346-9 Immagine coordinata e progetto grafico catalogo Elena Borneto Copyright © Arteam Associazione Culturale © Vanillaedizioni © per i testi, gli autori © per le opere, gli artisti Volume finito di stampare nel mese di novembre 2016 a cura di Vanillaedizioni. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti e dell’editore.


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“Arteam Cup” lo scorso anno ha esposto a Venezia in concomitanza con la Biennale Arte ed è quindi motivo di orgoglio e soddisfazione, per noi, ospitare la seconda edizione di un evento espositivo di alto livello, sia per la qualità delle opere sia per i nomi degli artisti che contribuiscono, con i propri lavori, ad impreziosire ancora di più la suggestiva cornice di Palazzo Monferrato. Siamo certi che questa sia una ulteriore opportunità per Alessandria di confermarsi sempre di più “Città della Cultura” ed è l’ideale prosecuzione del percorso che abbiamo iniziato nel 2015 con la Biennale d’arte OMNIA. Di grande interesse la presenza della sezione dedicata agli under 30, che rientra nella mission che come Associazione ci siamo dati, cioè dare spazio a giovani artisti emergenti. Oltre ai premi previsti, l’Associazione ha deciso di istituire il premio “Città di Alessandria” che darà l’opportunità all’artista prescelto di esporre le proprie opere in una mostra personale in Alessandria. Fabrizio Priano Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente – Laboratorio di Idee

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La nostra mission: condividere un progetto chiamato futuro

È innegabile che il motore della nostra Associazione sia una grande passione, passione che dà a ogni sforzo il volto di un traguardo raggiunto e a ogni successo la spinta per proiettarsi verso mete sempre più ambiziose. Il nostro motto è guardare sempre al futuro, mai adagiarsi e mettersi sempre in discussione. Cambiare prospettiva seguendo i cambiamenti di una società che evolve sempre più velocemente. Ebbene, dopo 16 anni di storia vissuta, mi sento di dire che la nostra passione è diventata storia, iniziata per un “sentire profondo” respirando un’aria permeata da chi ad Albissola la storia l’ha scritta e vissuta e, forse, ha fatto nascere l’Associazione Culturale Arteam sotto una buona stella. Quella stessa buona stella che ci ha permesso di dar vita ad una rivista di livello nazionale tra le più stimate e lette, Espoarte; di creare un portale sempre up-to-date con approfondimenti e notizie che si susseguono ogni giorno; di metterci ulteriormente in gioco con l’organizzazione di eventi di eccellenza, come l’Arteam Cup che qui mi accingo a presentare. Vediamo quindi insieme la mission e gli esordi dell’evento. L’Arteam Cup nasce come concorso riservato agli associati, artisti con cui la nostra Associazione intesse un rapporto di collaborazione privilegiato, volto a seguirli nella loro evoluzione, indirizzarli nelle scelte e fornir loro occasioni di crescita e di confronto. Si avvantaggia quindi rispetto ad altri premi, che si fondano su presupposti totalmente diversi, della conoscenza del lavoro dell’associato, del suo percorso e della sua crescita. Ma attenzione, come ogni evento fortemente selettivo, solo ad un certo numero di associati (40 nel 2015, 69 nel 2016) è consentito l’accesso alla mostra finale. Che questo “limite numerico” sia, quindi, di sprone a fare sempre meglio, a presentare candidature precise rispettando tutti i requisiti richiesti, perché la professionalità passa anche attraverso questi canali e la qualità del lavoro va accompagnata alla capacità di presentarlo, candidarlo e condividerlo! L’Arteam Cup nasce nel 2015 e sceglie come città d’esordio Venezia durante la Biennale Arte. Trampolino importante ma anche rischioso per le difficoltà connesse agli aspetti pratici che la città lagunare comporta. Ma l’evento, che ha come location l’Officina delle Zattere e presenta al pubblico il lavoro di 40 artisti finalisti, è un grande successo. Con l’edizione 2016, l’Arteam Cup viene accolta con calore dalla città di Alessandria e la favolosa sede di Palazzo del Monferrato si rivela da subito una location squisitamente adatta ad accogliere, nelle sue splendide sale, le 69 opere in mostra (19 della categoria Under 30 e 50 della categoria Over 30). Così come per l’allestimento della mostra si è proceduto per assonanze e corrispondenze, in un percorso che esalta ogni singola opera nel dialogo con opere affini per poetica e sensibilità, troverete nei testi a seguire un’analoga impostazione, in un racconto a più voci che si genera per “affinità elettive”. Livia Savorelli Presidente Associazione Culturale Arteam

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CUBO sostiene Arteam Cup perchĂŠ crede nello sviluppo del talento

CUBO Centro Unipol BOlogna Piazza Vieira de Mello, 3 e 5 (BO) - Tel 051.507.6060 www.cubounipol.it


Giuria Arteam Cup 2016

Deianira Amico è nata nel 1987 a Milano, dove vive e lavora. Storica dell’arte, ha studiato presso l’Università degli Studi di Milano seguendo temi di ricerca sul movimento di Corrente e sul dibattito artistico nelle riviste belga e francesi negli anni Trenta del Novecento. Collabora con gallerie d’arte, Fondazioni ed archivi d’artista. Antonio D’Amico è nato nel 1979 a Catania. È storico dell’arte e curatore. Laureato in storia dell’Arte moderna presso l’Università della Calabria, si è specializzato in Storia della critica d’arte presso l’Università Cattolica di Milano, città in cui vive. Collabora con istituzioni pubbliche, Fondazioni e musei italiani per i quali ha coordinato e curato diverse mostre d’arte antica e contemporanea. Matteo Galbiati è nato nel 1974 a Monza, dove vive e lavora. È critico e curatore d’arte. Docente presso l’Accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia, tiene regolarmente conferenze e corsi d’arte per istituzioni pubbliche e private. È tra i curatori del Premio Arti Visive San Fedele di Milano. È, inoltre, il Direttore Web di Espoarte. Anna Lisa Ghirardi è nata nel 1974 a Salò (BS), dove vive e lavora. Laureata a Ca’ Foscari a Venezia e specializzata alla Scuola di Specializzazione dell’Università di Padova in Storia dell’arte e delle arti minori, dal 2000 è docente di Storia dell’Arte e svolge attività di critica e curatela di arte contemporanea. È membro della Commissione della Civica Raccolta del Disegno di Salò. Kevin McManus è nato nel 1981 a Milano, dove vive e lavora. È docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e presso IES Abroad, sede di Milano. Fa parte del team di critici del Premio Arti Visive San Fedele. Livia Savorelli è nata nel 1975 ad Asti. Presidente dell’Associazione Culturale Arteam, è Direttore Editoriale del magazine ESPOARTE dal 2004.

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Palazzo del Monferrato Alessandria 29 ottobre - 20 novembre 2016 11


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Poetiche dell’io, tra corpo e memoria di Kevin McManus

L’arte degli ultimi decenni ha affrontato con crescente frequenza le tematiche legate all’individuo, spesso con un senso di sconfitta, di ammissione di impotenza rispetto alle grandi questioni del nostro tempo. Parallelamente, si sta tuttavia delineando un filone di ricerca che pone l’individuo in una condizione filosofica più profonda, fino a trasformarlo nel paradigma della collettività odierna: una collettività, cioè, plasmata sul modello dell’essere-individuo, sull’estensione su base sociale di conflitti, patologie, sentimenti e speranze tradizionalmente legati allo spazio limitato della sfera individuale. Il corpo è uno dei soggetti che, all’interno di questo filone, hanno avuto risalto. Corpo inteso non solo come materialità carnale o come veicolo di comunicazione, ma come sede dell’esperienza individuale del mondo, come sistema psico-fisico sul cui modello si articola anche la vita spirituale del singolo. Nell’opera di Eleonora Roaro Achille amava la Signora Tartaruga, infinitamente, il meccanismo obsoleto e affascinante dello zootropio, montato su un giradischi, ci rivela attraverso le sue fessure l’inseguimento senza epilogo di una figurina femminile da parte di una figurina maschile. Il corpo è qui letto come segno di una scrittura articolata nel tempo e nello spazio; e come in qualsiasi forma di scrittura, i segni grafici si inseguono senza mai raggiungersi, in una sorta di applicazione, poeticissima nella sua delicatezza, del paradosso di Zenone dichiarato nel titolo. Un’analoga concezione segnica del corpo è presente nel lavoro di Anna Skoromnaya, Homeward, in cui la gestualità di pose in lenta successione si rapporta alla presenza – fonte e destinazione finale del movimento – di una

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sfera luminosa. Il corpo vive pertanto nell’equilibrio precario tra la sua portata simbolica di involucro dell’umanità e la sua essenza di puro movimento, di pura forma, in una pulsione contraddittoria di coinvolgimento e straniamento, reiterata e rinforzata grazie al rapporto con la musica di accompagnamento. Se per la Skoromnaya il gesto è veicolo dinamico di un senso, per Gian Luca Groppi, con il suo dittico Tribute to Ian Curtis, esso è il referente di un indice, di una traccia, o di una serie di tracce. L’opera è parte di una serie dedicata all’«inespresso», ossia a personaggi che a causa di una morte prematura non hanno potuto realizzare appieno un enorme potenziale creativo. Di fronte a questi individui, tendiamo tuttavia a leggere il poco che abbiamo come un corpus concluso, “dato”, appiattendo le distanze fra le tracce lasciate dall’autore: come nelle impronte sulla neve della foto di destra, frutto di gesti la cui successione rimane illeggibile. Tipica dell’arte di oggi è anche la deformazione (o parcellizzazione) del corpo a contatto con un medium particolarmente opaco, pervasivo. In Costrizioni #11 di Me Nè - Simone Meneghello, il corpo allungato assume le dimensioni della cornice, dividendola ortogonalmente: questa, in un’immagine di disturbante ed efficace portata metaforica, la condizione dell’uomo contemporaneo, misura del mondo e, al tempo stesso, irrimediabilmente vittima delle forme di “incorniciatura” a cui il mondo lo sottopone. Così, in AGES 01 di Giorgio Bormida frammenti di corpo, decontestualizzati e ripresi in quanto segni fatti di carne, come i ricordi sconnessi di un amnesico, si affastellano sulla superficie, trovando nell’appiattimento della prospettiva una strategia di apertura semantica: mani che si aprono in occhi, che diventano una sorta di cuore, o addirittura di organismo vegetale. Una simile lettura è presente del resto, in modo palese, in Alcyonacea - Movimento 2 di Fabrizio Corbo, ripresa fieramente postmoderna delle metamorfosi scultoree barocche. La metamorfosi,

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tuttavia, è sostituita da una sorta di coesistenza ibrida, quasi che i rami fossero un’escrescenza del corpo stesso, evidenziata dal forte contrasto cromatico. Un’esplorazione diretta dell’io dell’artista è portata avanti, invece, nel lavoro fotografico di Stefania Zorzi, parte della serie InBunker: il corpo è marcatamente collocato, quasi imprigionato nel contesto dello scatto, resiste con la sua gestualità alla riduzione allo status di oggetto tra gli oggetti, e al tempo stesso si immerge in tale condizione nascondendo il volto, la sede primaria dell’identità visiva dell’individuo. Il corpo si fa invece apertura, strumento del contatto con il mondo nel video Nerti (2015) di Annalisa Pisoni Cimelli: manca anche qui la visione unitaria, identificante, così che l’identità è risolta nell’insieme dei sensi, nella matericità del visibile e nella magia del contatto tra interfaccia sensoriale (l’io) e natura (l’altro), esemplificato in modo estremamente pregnante dall’immersione di mani e piedi nell’acqua. Con il video si tocca inoltre un altro tema fondamentale della riflessione artistica sull’individuo, la memoria come sede dell’identità. Così il lavoro di Ettore Frani, I Sommersi, ci mostra memorie di corpi, di gesti, visti dal controcampo di panneggi che sembrano uscire dalla superficie del quadro, suggerire un movimento sommerso. L’uso della luce e la perfezione del dettaglio, elementi ricorrenti nel lavoro di Frani e mai limitati a una dimostrazione di virtuosismo, contribuiscono a creare l’impressione di fisicità, di presenza, proprio laddove abbiamo invece un’assenza. Anche Luca Barbiero, con Mezzo bancale a L/inginocchiatoio, mostra l’io nel suo non-esserci, attraverso una forma che richiama ad un gesto di grande significato spirituale, l’inginocchiarsi. La disposizione del “bancale” di marmo lo trasforma in un inginocchiatoio proprio in virtù dell’atto che suggerisce, della sua solidarietà con una posizione intima e al tempo stesso ritualmente codificata del corpo umano. Con un gesto complementare Gianni Berti, in Oggetti inconsumabili – 8, crea una sorta di presenza attraverso l’uso della luce come parte dell’installazione: una luce che avvolge di un’aura mentale la forma minimale e poeticissima posta a terra, mettendo in risalto la pregnanza

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simbolica del sale. Un’opera umana nel suo trovare l’equilibrio tra razionalità geometrica e sensorialità (visiva, tattile, gustativa), nell’espandersi come un respiro al di là dei limiti della “cornice”. La memoria si rivolge invece alle cose nel quadro Carillon di Maurizio Pometti: un oggetto deliziosamente obsoleto dipinto con colori che rimandano a tempi andati, e con un tratto che quasi cancella il confine tra visione e ricordo, soprattutto nella parte centrale – “figurativa” – del carillon, in cui ciascuna forma è definita da una sola, densa pennellata, come se fosse la memoria stessa a costruire da zero il soggetto. L’obsolescenza, infine, è al centro dell’opera di Alice Padovani, Motherwood, oggetto malinconico che rimanda a una sorta di surrealismo gentile, uno scrigno di memorie minute accuratamente annotate su frammenti di uovo di struzzo. Al di là delle simbologie legate al materiale, la disposizione di queste immagini mette a tema la frammentarietà del ricordo, e al tempo stesso la sua tendenza a suggerirci la sua derivazione, perlopiù irreversibile, da un tutto originariamente unitario, quell’io che l’arte di oggi cerca con rinnovata forza poetica.

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Tra dimensione intima e critica sociale di Deianira Amico

La declinazione del rapporto tra arte e linguaggio, in forma di scrittura-segno o nelle sue componenti processuali attraverso l’utilizzo di particolari materiali, nel caso specifico la carta, accomuna l’opera di Matilde Domestico, Alessandra Maio e Alice Zanin. ROSSO – non c’è più confine tra te e me di Alessandra Maio sviluppa sulla superficie della carta concatenazioni tra pittura, ridotta al grado zero, e scrittura, interpretata come segno dell’identità: la parola (illeggibile) è ossessione, appropriazione metodica dello spazio e del tempo, destrutturazione del linguaggio pittorico dove la valenza autobiografica si coniuga al valore ancestrale della traccia. Matilde Domestico lavora sulla poesia di Emily Dickinson per esprimere, mediante l’apparente fragilità del materiale – Ambiente Dickinson è un’installazione composta da libri realizzati in carta, elementi in biscuit e punti metallici che si aggregano tra loro trasformandosi nelle parole dei versi della poetessa – la volontà di uscire dalla condizione di anonimato attraverso una domesticità sovversiva rispetto alla retorica del dominio maschile. Alice Zanin, invece, nella serie dei “verba volant scripta...”, costruisce attraverso animali di cartapesta – dove è ancora possibile leggere in filigrana la parola stampata – un ironico discorso sull’idea di effimero, sul valore dell’espressione scritta e sul rapporto con il vissuto degli oggetti: nell’opera Post Fata Resurgam, ad esempio, l’animale si trova collocato in maniera spiazzante su un objet trouvé, un giocattolo di legno proveniente dal Rajasthan.

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Le opere di due artisti dell’est europeo, caratterizzate da una poetica formale opposta, si accordano per un condiviso senso di inquietudine, rivelando una riflessione critica sul legame tra massa e potere: Dogmaster, installazione della polacca Monika Grycko, presenta un branco di carlini dai musi deformati che guarda fissamente un neon – oggetto dotato di una forza quasi mistica – attingendo per suggestioni oniriche alla tradizione artistica nord-europea (tardo-gotica, fiamminga, espressionista) e denunciando una sorta di consapevolezza del potere di atrofizzazione mediatica del nostro tempo. Dall’altra parte il serbo Stefan Milosavljevic attacca l’idea della verticalità in senso letterale e simbolico: in Pangea l’elemento scultoreo si sgretola in una poltiglia di gesso sparpagliata sul pavimento, evocando nel titolo una riflessione sull’indeterminazione entropica dei confini – che tanto hanno pesato, invece, per la determinazione delle vicende politiche nell’area della ex-Jugoslavia – mentre dalla polvere affiorano memorie nascoste (elementi in cera, fili di cotone, polistirolo). Al dialogo partecipa anche l’opera di Libera Mazzoleni presentando un video recente (Cogito, ergo sum?) in linea con il percorso che fin dagli anni Settanta vede l’artista protagonista di una militanza critica nei confronti della contemporaneità: “Forse oggi il pensiero non è più riferimento centrale del soggetto... Che sia stato sostituito dal calcolo economico e tecnico?”, si chiede Mazzoleni. In video, il colore della pelle dell’individuo ha ormai assunto i toni violacei della banconota, richiamando di fatto l’avvenuta metamorfosi.

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Pre-figurazioni naturali di Matteo Galbiati

Le affinità e le corrispondenze, che emergono dalla lettura delle opere degli artisti esposti nella Sala 4, individuano e sviluppano, ciascuna secondo la poetica e il linguaggio del proprio autore, temi che toccano gli aspetti della Natura e del “naturale”. Inattese e numerose somiglianze, richiami, considerazioni ed evocazioni attraversano le ricerche degli artisti riuniti in questo ambiente, permettendo al visitatore quell’immersione in coerenti e inaspettate simmetrie interpretative i cui raffronti amplificano il valore stesso delle singole opere. L’efficacia di questo dialogo “a distanza” accresce la misura della conoscenza delle esperienze individuali e delle condivise tensioni aprendo, in questa reciprocità allargata, uno scambio di pronunciata bellezza. Ritroviamo la soavità dell’impermanenza della Natura nella poetica installazione, scritta con leggerezza ed evanescenza da Asako Hishiki, che, attraverso la tecnica grafica della xilografia su tessuto naturale, riprende il grafismo degli aghi di pino caduti a terra. In questo reticolo segnico, l’artista cerca forme armoniche che, passando da quelle naturali alla sovrapposizione di forme geometriche, sintetizzano un senso di musicalità universale tra il creato dalla Natura e il pensiero dell’uomo. Ricorre all’installazione anche Federica Gonnelli la quale, nella contaminazione tra video e presenza fisica di oggetti veri, apre uno spiraglio tra il reale e il virtuale: da una parte si ammira la fluidità dell’immagine proiettata a parete che, attraverso la traccia sonora, allontana lo sguardo dalla realtà presente, cui si torna poi attraverso

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la dimensione fisica e pesante dei sassi. Il corpo, tangibile e assente, virtuale e reale, originale e riprodotto, si fa elemento la cui natura ambigua sottolinea l’aleatorietà del visibile che ci circonda, sempre da mettersi in perenne discussione. Le scatole di metallo di Alessandra Calò sommano al loro interno immagini che mettono a fuoco le reminiscenze della memoria, i lacerti di una realtà concreta che fa da ponte tra un passato lontano e l’eterno presente. I materiali pre-esitenti che le compongono sottolineano una natura fragile e transitoria dove le sensazioni espresse acuiscono il percorso emotivo ed emozionale proposto dall’artista. Sull’onda di un’immaginazione favolistica si muove anche il grafismo, elegante e misurato, di Elisa Bertaglia che ci restituisce – anche lei opera entro coordinate di forte lirismo pittorico – un universo di piccole figure umane e naturali, sospese in atmosfere peculiari e uniche. La sua diventa una personale nuova mitologia che saggia un tema assai dibattuto quale quello della metamorfosi e del ciclo delle trasformazioni, dell’identità e del doppio. Una Natura pittorica emerge dichiarata anche nel lavoro di Federica Giulianini la cui ricerca, come attesta l’opera esposta, cerca di mettere in luce l’intensità segnica, formale e visiva degli elementi naturali. Tra supporti e correlazioni eclettiche di elementi, con la sua personale tecnica mista sa interpretare il valore mutevole dell’esperienza delle “cose naturali”, toccandone, tra poesia e intimità, i diversi sentori con gli esiti di una raffinata e intrigante sensibilità gestuale. Due visioni che plasmano con la ceramica altrettante diverse rappresentazioni: Stefan Zaratin propone concreti simulacri fantasmatici di comuni animali e insetti sacrificati sulle strade. I suoi asfalti diventano piccoli altari-monumenti per richiamare l’attenzione sull’ecatombe silenziosa di queste

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creature. Agendo per contrasti tra materiali e componenti cromatiche, l’artista colpisce lo sguardo dell’osservatore richiamandolo a quella denuncia di una verità scomoda e taciuta, con una nuova interpretazione della natura morta e del memento mori. Enrica Casentini, invece, modella una serie di piccole forme totemiche che sollecitano l’interesse sulla potenzialità intrinseca del materiale ceramico, sfidato nelle sue estreme conseguenze. Creature, fragili e delicate, si dispongono nello spazio e affiorano con la loro fisicità sottile e leggera, cogliendo il grande interrogativo sul nostro senso di precaria incertezza e di sospensione spazio-temporale, assottigliando ulteriormente la metaforica concretezza di cui sono fatte. Una Natura virtuale emerge dal lavoro di L’orMa che, in un contenitore chiuso e oscuro, il cui fondo si increspa e si deforma, inserisce un elemento di richiamo quasi luminoso: due cubi semitrasparenti, inseriti uno nell’altro. Un cubo reale, presente, intagliato nella fragilità delle nervature di una foglia, richiama al rapporto oggi coesistente tra la certezza del mondo naturale e le nuove realtà virtuali. Nuovi universi naturali li descrive anche Aqua Aura che, raccogliendo e registrando la bellezza del mondo, compone immagini digitali che aprono su inediti e suggestivi panorami di paesaggi onirici e fantastici. Combinando immagini di natura differente, quello che ottiene l’artista è lo spiraglio verso l’esplorazione di altri cosmi che, tra micro e macro, sorprendono lo sguardo invitandolo ad insperati viaggi di scoperta verso orizzonti inesplorati e tutti da scoprire. I rami di rovo intrecciati da Francesca Romana Pinzari riconsegnano allo sguardo un nuovo ed iconico ex-voto, che s’impone sulla parete per la sua sacrale e inafferrabile esattezza. Quest’opera, tanto forte nell’impatto visivo, si fonda poi su due costituenti essenziali: le spinose ramaglie e l’opalescenza celeste dei cristalli sulfurei. La duplice componente sottolinea l’opposizione-coesistenza di due mondi lontani e interdipendenti come quello naturale e quello minerale. L’installazione di Angelica Consoli affronta il tema dello spazio sacro e del domestico attraverso il suo maturo linguaggio scultoreo che sa conquistare per la delicatezza con cui opera e anima la materia naturale prediletta: la cera. Questa sostanza, ispiratrice di una naturalezza atavica, si modella e sfuma in soffici tonalità che, contaminate dal profumo di essenze naturali, acuiscono l’impatto emotivo del suo racconto introspettivo. Richiama, infine, il concetto estetico-filosofico di Iki, che per il filosofo Kuki Shūzō costituisce l’essenza stessa della cultura nipponica del Mondo Fluttuante, l’opera di Cesare Galluzzo. In questo lavoro l’artista sottolinea, attraverso la rielaborazione modulare di segmenti di filo di canapa, composti e sedimentati in una struttura verticale, una porzione cristallizzata di infinito impermanente, rispondente a canoni che riverberano nello splendore del poco. La moltiplicazione e l’imprecisa bellezza accompagnano alla contemplazione, in sintesi, degli orientamenti assoluti della Natura.

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Frammenti di identità di Anna Lisa Ghirardi

Nelle sale 5 e 6 sono state poste in relazione opere che, sebbene siano nate – come tutte quelle presentate in concorso – slegate da un tema, tessono degli evidenti rimandi. Identità, memoria, stratificazioni e frammentarietà della percezione sono tematiche che rimbalzano da un’opera all’altra, all’interno di una ricerca formale imprescindibile. Nell’opera Le Strade del Tempo di Massimiliano Galliani, una mappa – apparentemente astratta – traccia e ingrandisce, come se cogliesse l’immagine attraverso lo zoom di una telecamera, la craquelure del dettaglio attorno agli occhi della Gioconda, il ritratto emblematico ed enigmatico per eccellenza. Quella dell’artista è una ricerca che si muove sia in ambito materico sia iconografico, fondamentale è il valore dato al processo artistico e all’iter vitale delle opere d’arte. Emerge, inoltre, una visione da riferirsi all’ambito esistenziale: la crettatura evoca il tracciato delle rughe che percorrono il corpo. Galliani affonda le proprie radici nella storia sperimentando in nuovi linguaggi la dimensione contemporanea, non è un caso che questa ricerca parta dallo straordinario Leonardo. L’immagine della Gioconda ritorna nell’opera di Silvia Noferi, Bonaugo (Art now). Qui il volto della Monnalisa è ritagliato ed è inserita un’immagine nell’immagine: un interno con un cavalletto da pittore. Non possiamo non cogliere i riferimenti presi dal mondo dell’arte, da Duchamp, non solo per l’icona della Gioconda ma anche per l’ironia della scritta “Bonaugo” (tra l’altro si tratta di un’immagine di recupero inserita in nuovo assemblaggio fotografico), ai molti ritratti o autoritratti della storia della pittura. Del resto il dittico fotografico, realizzato in analogico, è un’esplicita riflessione sull’evoluzione dell’arte, sino a giungere ai tempi odierni in cui il bombardamento delle immagini digitali ci travolge e ne cancella la potenza icastica in uno smarrimento di identità. Il tema del ritratto è presente altresì nel dipinto di Lorenzo Puglisi, Ritratto 140515. Anche la ricerca di questo artista è attraversata dal confronto con i maestri del passato, tanto che non mancano nelle sue opere dialoghi aperti con Leonardo, Caravaggio, Correggio... La ricerca nell’iconografia e nella tecnica della pittura a olio sono mezzi necessari a far condensare il flusso del pensiero dell’essere umano. I suoi ritratti sono generati, dopo un lungo lavoro, dalla sintesi espressa da alcuni dettagli peculiari: il volto e le mani. Nel buio vaga il pensiero esistenziale e il ritratto è l’apparizione del reale, in un soliloquio fisico e metaforico tra ombra e luce, presenza e rivelazione. La tensione che ne scaturisce palesa i quesiti escatologici che impregnano la sostanza materica, tra palpabile e invisibile. L’opera di Luca Pianella, Ombra VIII, fa parte di una serie di teste eseguite in matita su carta, ed è una sorta di negativo dei ritratti di Puglisi, qui è infatti il nero, l’ombra, a definire un volto, ritagliato e isolato nella sospensione della luce. Esso appare come un oggetto consunto e raggrinzito dal tempo, abbandonato come le scatole arrugginite del precedente ciclo di disegni di Pianella. L’essere umano, la cui effige è deformata, è privato della vita, lasciato a consumarsi nella solitudine di una morte lenta. L’uomo fa la medesima fine di un rifiuto gettato a terra. L’ombra può invero essere intesa non solo come contenitore, ma anche come anima dell’oltremondo, come Dante narra. In tal senso, l’opera dell’artista crea una dicotomia tra oggetto destinato a

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consumarsi e ombra come persistenza. Nell’opera Io, affiora dal bianco l’evanescente volto di Melissa Provezza. Lo spettatore-voyer svela l’autoritratto sfogliando le cinque tele sovrapposte. L’identità è pertanto diafana, sbiadita, quasi impercettibile. L’effige, colta in un angolo intimo, è spogliata, resa vulnerabile nella sua percezione. Se da un lato l’opera e la gestualità che ne consegue è metafora della scoperta dell’essere umano, nella sua profondità e complessità, quasi si possa accedere ai vari strati dell’epidermide, dall’altro la ricerca dell’artista è ancora una volta intrisa della riflessione sulla pittura stessa, sulla sua sopravvivenza e sul valore del linguaggio figurativo. Provezza ci conduce nelle plurime visioni dell’immaginazione e dello svelamento, in un percorso che coinvolge più sensi. Anche la ricerca di Giorgio Tentolini nasce dalla stratificazione, l’opera presentata in concorso è realizzata con dieci strati di rete ritagliati a mano e sovrapposti, da qui il titolo Mesh. Il soggetto raffigurato è una modella, una delle molte mannequin prigioniere della loro bellezza e destinate ad essere dimenticate. Quest’opera fa parte della serie di lavori ispirati al libro Elementi per una teoria della Jeune-Fille, scritto dal collettivo Tiqqun. La jeune fille è il prodotto del capitalismo, è l’esito più radicale della trasformazione dei corpi in inoffensivi, è consumatrice ma nel tempo stesso un lussuoso bene di consumo; un dispositivo estensibile a tutte le categorie sociali. La tecnica è per Tentolini sempre più di un medium, essa infatti è legata alla poetica stessa ed è soggetto dell’opera, la rete è pertanto malleabile rispetto ad ogni spinta e ad ogni pressione, come la stessa jeune fille. La genesi visiva dell’artista parte sempre da un’immagine bloccata dalla fotografia, in cui Tentolini segue i pieni e vuoti delle luci e delle ombre, in una ricerca che si fa metafora del ritmo dell’esistenza.

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Sfocata appare l’immagine in movimento dell’opera Blurring motion (rose light) di Ettore Pinelli. Molte sue opere attingono ad un repertorio di fotografie estrapolate del web, egli coglie scenari della realtà contemporanea saturi di violenza, che passano quotidianamente davanti ai nostri occhi senza però permearci. Per Pinelli la pittura e il disegno sono linguaggi che si contaminano a vicenda, in entrambe le pratiche si crea infatti un ponte tra figurazione e astrazione e la forza dell’immagine è espressa con la delicatezza della risoluzione, in quello che l’artista definisce un “pugno delicato”, un ossimoro espressivo che alimenta la macchina della pittura. Il soggetto può smarrirsi, come nella realtà dei fatti, ma la ricerca pittorica permane. Nell’opera di Juan Eugenio Ochoa si instaura una compenetrazione tra due livelli di configurazione cromatica, un linguaggio astratto strutturale e uno iconico, come nell’opera Iconica-analitica. Il soggetto è un pretesto per uno studio analitico delle componenti materiali della pittura. Nel dittico l’immagine speculare crea ipotesi di variazione, le figure di Ochoa sono infatti sfocate, evanescenti e coperte da sottili strati di colore, in bilico tra la fissità di un’immagine immortalata e la sua natura effimera di futuro in divenire. La sua opera è creata per sovrapposizioni e sottrazioni, in cui i piani di stesura si confondono tra sopra e sotto, prima e dopo. L’artista definisce la sua ricerca “lirica-analitica”, tanto che si incontrano la razionalità della costruzione dell’immagine cromatica e la percezione più emotiva e cangiante della visione stessa. Pensiero analitico ed emozioni coesistono nell’opera come nella percezione del vivere. Nell’opera di Matteo Suffritti due piedi appesi sono l’unico frammento restante di un corpo umano, a seguito della deflagrazione di una grande cassa metallica. Al centro di essa un grande buco svela l’assenza di un volto e di un corpo. L’opera nasce a seguito dei numerosi attentati degli estremisti

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islamici in tutto il mondo e in particolare modo nelle vicine città di Parigi e Bruxelles. In sottofondo il suono duro e sofferente delle lamiera trascinata a terra è metafora degli spari e delle urla umane in preda al terrore. L’opera è accompagnata dal titolo ‫ ناونع نودب‬/ Senza titolo, perché tutto ciò appare incomprensibile, tanto da creare smarrimento, timore e fobia. Nell’idolatria e nella violenza si perde, in una nuova Babele, l’identità dell’essere umano. La necessità di un luogo di intimità e di identicazione è il tema dell’installazione di Guido Airoldi, Heimat, una sorta di patria, il luogo natio, degli affetti. L’artista crea delle piccole casette in legno e carta da manifesto recuperata, un’ossessione materica che ritorna nella sua opera. Un materiale che ama perché porta con sé una storia, segnato da appunti, timbri, muffe, strappi di ruggine e di muro, trattiene infatti parte del passato. Le piccole dimore, essenziali nella forma archetipale, alludono a quella tensione spesso presente nell’essere umano, quel bisogno di una patria spirituale che può portare alla completezza. In questo senso le sue case sono autoritratti di luoghi materiali, ma anche dell’anima, la Patria in senso lato. L’opera di Daniela Ardiri, Una qualunque (41 atti mancati), è un’installazione costituita da 41 fotografie con autoritratti e 41 lettere, ognuna di esse è indirizzata ad un uomo con cui ha consumato un amore fatuo. L’elogio del fallimento di Massimo Recalcati è stato l’input della genesi del percorso introspettivo e dell’atto creativo. Il lavoro è nato da una meditazione a ritroso, in cui si pone accento sull’assenza di autostima e la difficoltà di amare e di essere amati. Il linguaggio si permea di un sapore démodé nell’uso della lettera d’amore e nella dimensione dello scatto erotico, sebbene l’autoscatto, o selfie, sia esplicito riferimento alla modalità di comunicazione odierna, alla frenesia dei rapporti e, usando le parole di Recalcati, “la spinta imperativa del godimento immediato”. Senso di precarietà e smarrimento, desiderio e assenza di esso, iperedonismo e vuoto diffuso, tematiche esplorate dallo psicanalista, sono espresse, oltre che nel contenuto delle lettere, nella frammentarietà degli scatti, in cui il soggetto è colto in una visione parziale, talvolta persino quasi fuori dall’obiettivo. Serena Zanardi, artista poliedrica, presenta in mostra una scultura dal sapore domestico e nel contempo surreale. Nelle sue sculture vi sono spesso figure umane, materializzazioni plastiche di vecchie immagini fotografiche e riferimenti naturali che creano paesaggi, luoghi. L’artista realizza piccoli monumenti di sconosciuti, antieroi, che riprendono vita. La sua opera attraversa il tempo della memoria, tra dimenticanza, amnesia e ricordo, in cui i tasselli di spazio vuoto, anonimo, sono parte della nuova enigmatica esistenza. Nell’opera Voragine due tavolini sono sovrapposti, quello in basso è bucato, sopra il secondo è posizionata una roccia, realizzata con la tecnica raku, sulla quale si muovono tre figure femminili in grès. La visione è magrittiana, il nonsense si mescola con la realtà delle suggestioni e dei ready made, creando il tempo dell’attesa, di un prima svelato dall’immagine fotografica e un dopo che parrebbe dover compiersi proprio ora, davanti a noi. In un percorso in cui l’identità appare parziale e frammentaria, in termini sia formali sia esistenziali, l’artista contemporaneo si trova sempre più a chiedersi il senso della sua ricerca. L’artista è per sua natura un essere umano che non può fermarsi alla superficie delle cose senza esplorare il medium, i linguaggi e il pensiero, ma non ha certezze da affermare, se non la necessità del fare. Oggi più che mai i versi di Montale sono attuali: “Non chiederci la parola che squadri da ogni lato/ l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco/ lo dichiari e risplenda come un croco/ perduto in mezzo a un polveroso prato […]”.

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Una wunderkammer di attitudini di Antonio D’Amico

La galleria di Palazzo del Monferrato si presenta come una wunderkammer, ovvero un’intrigante pinacoteca delle meraviglie, dove è possibile osservare da vicino molteplici e originali attitudini che ciascun artista esprime nel proprio lavoro. Le opere si mostrano come uno scrigno da scoprire, cariche di significati e significanti sia sul piano tecnico sia su quello dei contenuti che investono il personale di ciascun artista ma anche e particolarmente la sfera del sociale. Di grande fascino risulta l’impiego delle tecniche adoperate con deroghe differenti, anche in funzione del soggetto, tanto da rendere la visione della galleria entusiasmante per la varietà degli elementi e i dettagli che ne emergono. La pittura, nelle sue molteplici sfaccettature, rimane l’entusiasmante ambito in cui risiede l’espressività più spiccata. Su questo versante, la duttilità dei colori ad olio o degli acrilici miscelati con particolari solventi, o con la grafite, gli spray o arricchiti da applicazioni di tessuto, sono solo alcune delle sperimentazioni su tela che si possono osservare da vicino. Così facendo, Tina Sgrò in Consolle impronta con l’acrilico uno spazio interno, inteso come luogo di memoria, in cui le cose assumono una consistenza sedotta dall’evanescenza. Una seduzione da cui si lasciano catturare in chiave astratta Renato Calaj in Serie 16 e Deborah Ieranò che con fare realistico nitidamente risoluto, in Esaminando tra le righe, occulta l’identità del volto affidando alle strisce rosse di tessuto una riflessione sulle forme e sul tempo che irrompe su di esse. Invece, l’armonico connubio di memoria e natura si respira tra i colori di Chen Li, dove Il rumore del silenzio diventa

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uno spazio della mente entro cui muoversi e sentirsi coccolati dall’idilliaco, come lo sono le Figures in the darkness #1 #2 di Guido Pecci, compresse nel loro microcosmico dittico sovrabbondante di sensazioni intime e forse inespresse. Vibranti di satirici e impertinenti intendimenti è la domanda che Matteo Sanna mette in bocca al suo fanciullino: Can I go to the toilette? Tante e disparate sono le suggestioni che apre quest’immagine sul piano interpretativo e socio-politico, così come le suggerisce Uniformi, l’olio su tela di Lucia Simone, la quale mediante il colore squillante e la serialità delle forme s’interroga sulla confusione e allo stesso tempo sull’equilibrio, lasciando comunque un alveolo di mistero irrisolto. Nelle figure iperrealiste di Gabriele Grones, invece, il mistero è solo nel rebus da decifrare per comprendere appieno cosa lega tra loro i tre fotografici Frammenti del trittico… aspettando che maturino le fragoline di bosco e, dunque, che giungano tempi migliori. Del resto, la vita non è una fiaba e gli uomini farebbero bene a indossare elmi da difesa come gli eroi e le eroine leggendarie, quasi come prefigura con garbo, nel suo piccolo e delicato Flag, Ludmila Kazinkina. Proseguendo alla scoperta di interessanti attitudini che esulano dall’ambito strettamente pittorico, è il caso di soffermarsi su alcuni artisti che compongono questa singolare wunderkammer. Ad esempio, Nadia Galbiati, con fare scultoreo, incide il ferro e lo sospende con leggerezza e dinamicità sulla trasparenza del plexiglass. Il suo Segno I è la summa di una poetica ben riconoscibile in cui la riflessione sul metallo e il disegno/segno assumono una sintassi equilibrata e armoniosa. Lara Monica Costa, invece, dedica la sua attenzione all’incisione calcografica, presentando Aequilibrium - Ciclo II, un ‘ensemble’ di vernice molle e puntasecca che possiede

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tutto il fascino del mondo antico. I vortici entro cui vivono e si muovono le figure incise respirano un’aura cinquecentesca, figlia di un manierismo dai sussulti interiori che si apparentano a quelli della società odierna. Da un mondo ancor più lontano provengono le animazioni di Lumen, il video di Ester Grossi, in cui si dipana una panoramica dolce, fiabesca e ricca di delicati portati musicali che s’intrecciano con forme semplificate e colori morbidi ma decisi. In questa danza delle arti sorelle appare anche la lavorazione della seta che riveste un ruolo fondamentale nel linguaggio artistico di Manuela Toselli, la quale nel suo Morbide geometrie accompagnano le linee rigide del mio pensiero #17, tesse con pazienza trame silenziose. L’organza di seta pura è cucita su uno shantung di seta selvaggia in un gioco di incastri, non soltanto di forme ma anche di equilibri interiori. Gli stessi che mette in discussione Adua Martina Rosarno che nelle sue Note di Viaggio (introspettivo) accosta l’uno all’altro molteplici tasselli accumulati da visioni della sua giovane anima, lasciando deflagrare tecniche, tra loro in costante contaminazione ma in simbiosi perenne. Oriella Montin, invece, si riveste del ruolo di “sarto” dei ricordi, tanto è vero che attraverso l’uso del filo ridisegna e assembla figure e memorie tra loro lontane in uno spazio scenico che appartiene all’oblio. Rammendo – Mending n°2328 è un lucido tentativo di riassestamento e di riconnessione con l’oggi. Il lavoro composito di Maria Marilena De Stefano ruota su livelli prospettici intermedi e paralleli, grazie anche all’impiego di più tecniche sovrapposte, con le quali riesce a consegnarci una visione in cui la medesima figura si ripete acquisendo valori semantici differenti e le apparenze somigliano piuttosto a ricordi evanescenti. A questo punto, dopo la pittura nelle sue caleidoscopiche forme su tela,

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l’eterea scultura, l’impiego raffinato dei tessuti, la video animazione e l’incisione, la galleria ospita una varietà d’interventi dove la carta è l’assoluta protagonista. Materiale fascinoso quanto misterioso, la carta custodisce memorie antichissime e segreti reconditi su luoghi fisici o mentali, su pensieri celati o espressi con coraggioso piglio. La carta è una complice perfetta e asseconda tutte le speranze e le istanze. Per Alessio “Sfiggy” Bolognesi la carta è uno strumento di memorie lontane da lasciare integre e sulle quali intervenire con nuove geografie del presente, come attua nel dittico Fuori Orientamento: America, mentre per Giorgio Di Stefano il supporto cartaceo diviene un luogo entro cui appuntare sentimenti circoscritti su linee già tracciate. Il suo EX VOTO - Chiaramonte conserva i ricordi dell’infanzia, l’anima barocca siciliana che si mescola all’impiego del cartamodello utilizzato dalla nonna, che adesso l’artista riprende in mano per lasciare affiorare forme, figure, aneliti. Giacomo Montanelli è un cacciatore d’immagini, di spazi del presente fotografati e stampati su carta, sui quali fantastica e modella altre identità, concependo nuovi luoghi, ovvero andando Oltre il luogo, per riscoprire l’immediato, come ci presenta nel #5 esposto in mostra. Sulla carta poi si possono ingigantire dettagli di storie o leggende, ironizzando sull’accaduto, come fa Cristiano Baricelli nel suo piccolo riquadro, dove l’Impiccata è forse facile ipotizzare chi sia, anche se il mistero rimane. Allo stesso modo Elisa Muliere, nel suo On Fire, suggerisce il destino ormai irrimediabile a cui è soggetta la figura in fiamme, intesa forse come un simbolo di degenerazione collettiva. Chiara Fucà, invece, ci consente di immergerci in una storia tutta da svolgersi che ha il sapore dell’Abbandono, non solo nei luoghi che l’artista delinea con delicatezza ma anche nelle trame del racconto, lasciato alla libera interpretazione di ciascuno.

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Per Carolina Corno il foglio diviene un campo d’esercizio, quasi del tutto spirituale, sul quale è possibile segnare ripetutamente e armoniosamente “chi siamo” e “da dove veniamo”, per avere ben chiari gli obbiettivi dell’esistere e del sussistere nel mondo. Nel mio nome è un segno distintivo identitario nel quale riconoscere il proprio ‘io’. Thomas Scalco, già vincitore per la sezione under 30 nell’edizione precedente del premio, in questo tempo recente ha sviluppato un progetto che punta verso la riscoperta del baricentro, individuando un punto Focale d’attrazione nel contesto di una più grande e complessa forma, giungendovi attraverso l’analisi di un dettaglio. I suoi sono pensieri che risiedono nel ridimensionamento, nell’accostamento di sagome ritagliate e nel ripensamento della lettura di un’immagine. Questa giravolta di meraviglie e attitudini volge al termine con due libri d’artista. Camilla Rossi, con Panoramiche, Nel silenzio la bellezza, un tramonto, e Marco Rossi, con The look, affidano alle pagine di un diario tutto da sfogliare o da ricomporre in verticale, come strutture organiche di un insieme architettonico, i loro immaginari, i sogni che all’alba svaniscono o si rafforzano al primo sole. Entrambi, di fatto, compongono una commedia silenziosa e cifrata dell’apparire per sentirsi parte di un piccolo mondo che accomuna tutti. In questa wunderkammer di attitudini ciascun artista, attraverso la propria pratica espressiva, cerca momenti di connessione tra l’io più recondito e lo spazio che ha intorno, ovvero quell’ambiente forse ostile alle attitudini che ciascuno esprime ma in verità tanto infinitamente ospitale. Questa galleria di immagini si configura quindi come il tentativo di entrare e immergersi in questo immenso cosmo dell’arte, per influenzarne l’essenza e sentirsi parte di esso.

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ARTISTI SELEZIONATI UNDER 30 LUCA BARBIERO RENATO CALAJ ANGELICA CONSOLI FABRIZIO CORBO CAROLINA CORNO LARA MONICA COSTA CHIARA FUCÀ CESARE GALLUZZO FEDERICA GIULIANINI DEBORAH IERANÒ CHEN LI STEFAN MILOSAVLJEVIC GIACOMO MONTANELLI MAURIZIO POMETTI ELEONORA ROARO ADUA MARTINA ROSARNO MARCO ROSSI THOMAS SCALCO ALICE ZANIN

P. 44 P. 48 P. 52 P. 56 P. 60 P. 64 P. 68 P. 72 P. 76 P. 80 P. 84 P. 88 P. 92 P. 96 P. 100 P. 104 P. 108 P. 112 P. 116

ARTISTI SELEZIONATI OVER 30 GUIDO AIROLDI AQUA AURA DANIELA ARDIRI CRISTIANO BARICELLI ELISA BERTAGLIA GIANNI BERTI ALESSIO “SFIGGY” BOLOGNESI GIORGIO BORMIDA ALESSANDRA CALÒ 42

P. 120 P. 124 P. 128 P. 132 P. 136 P. 140 P. 144 P. 148 P. 152


ENRICA CASENTINI MARIA “MARILENA” DE STEFANO GIORGIO DISTEFANO MATILDE DOMESTICO ETTORE FRANI NADIA GALBIATI MASSIMILIANO GALLIANI FEDERICA GONNELLI GABRIELE GRONES GIAN LUCA GROPPI ESTER GROSSI MONIKA GRYCKO ASAKO HISHIKI LUDMILA KAZINKINA L’orMa ALESSANDRA MAIO LIBERA MAZZOLENI ME NÈ - SIMONE MENEGHELLO ORIELLA MONTIN ELISA MULIERE SILVIA NOFERI JUAN EUGENIO OCHOA ALICE PADOVANI GUIDO PECCI LUCA PIANELLA ETTORE PINELLI FRANCESCA ROMANA PINZARI ANNALISA PISONI CIMELLI MELISSA PROVEZZA LORENZO PUGLISI CAMILLA ROSSI MATTEO SANNA TINA SGRÒ LUCIA SIMONE ANNA SKOROMNAYA MATTEO SUFFRITTI GIORGIO TENTOLINI MANUELA TOSELLI SERENA ZANARDI STEFANO ZARATIN STEFANIA ZORZI

P. 156 P. 160 P. 164 P. 168 P. 172 P. 176 P. 180 P. 184 P. 188 P. 192 P. 196 P. 200 P. 204 P. 208 P. 212 P. 216 P. 220 P. 224 P. 228 P. 232 P. 236 P. 240 P. 244 P. 248 P. 252 P. 256 P. 260 P. 264 P. 268 P. 272 P. 276 P. 280 P. 284 P. 288 P. 292 P. 296 P. 300 P. 304 P. 308 P. 312 P. 316 43


UNDER 30

Luca Barbiero Varese, 1991 Diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara dove ha frequentato la cattedra di scultura di Aron Demetz e il corso di plastiche ornamentali presso la cattedra di Paolo Grassino. La sua ricerca si basa sul tema del sacro e della sua trasposizione all’interno della quotidianità attraverso gli oggetti; gli oggetti legati all’ambiente in cui vive si fanno portavoce di una dimensione altra rispetto la loro natura nel momento in cui vengono modificati, riletti o semplicemente ri-presentati. La dimensione del sacro conferisce un cambiamento di natura e una elevazione. L’uso del marmo accentua la dimensione sacra in quanto tende per sua natura ad una dimensione pura e minimale. La forza propulsiva di tale visione risiede in un pensiero inevitabilmente legato al fallimento e alla fine della vita, la quale non rimane stroncata e finita, bensì fortificata e trasformata.

OPERA SELEZIONATA Mezzo bancale a L/inginocchiatoio, 2015 marmo bianco, cm 80x42x42 44


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TAM TAM, 2015 tavolo da tam tam modificato, racchette, pallina, legno, pannello mdf, cm 180x65x90

Senza titolo, 2015 marmo e patina, dimensioni varie 46


Sacro Chiodo, 2015 dado e bullone meccanico in marmo bianco, cm 100x50x50 47


UNDER 30

Renato Calaj Fier (Albania), 1992 Ha frequentato il liceo artistico Decio Celeri di Lovere (BG) diplomandosi a pieni voti nel 2013. Nel 2014 inizia un’esperienza all’estero a Berlino e Tirana. Si interessa, fin dall’inizio della sua attività, alla pratica della pittura, avviando un’importante attività di studio su tecnica e materiali con artisti italiani e stranieri. Vive a Darfo Boario Terme (BS).

OPERA SELEZIONATA Serie 16, 2016 acrilico, olio, enamel e spray paint su tela, cm 120x80 48


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Serie 16, 2016 olio, acrilico, vernice, smalto all’acqua e spray paint su tela, cm 120x82,5 50


Untitled, 2015-16 olio, acrilico, vernice, smalto all’acqua e spray paint su tela, cm 100x70 51


UNDER 30

Angelica Consoli Sarnico (BG), 1991

► PREMIO SPECIALE ARTEAM Nel 2015 consegue il Diploma di II livello in Arti Visive Contemporanee presso l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia (docenti di riferimento: A. Morandi e P. Ricci). Nello stesso anno vince il Premio Speciale Galleria Melesi partecipando ad Arteam Cup 2015. Nel giugno 2016 viene selezionata per collaborare all’allestimento e al disallestimento dell’opera “The Floating Piers” di Christo (e Jeanne-Claude), lavorando inoltre come Monitor Fire emergency crew per tutto il periodo di apertura dell’opera. Nella fase attuale della sua ricerca, Consoli conduce un affondo nella sfera dei ricordi, studiando il rapporto di stabilità e di instabilità all’interno delle nostre radici. Importante è la scelta degli spazi: oratori, monasteri, vecchie cantine, accolgono il suo lavoro, composto molto spesso da moduli che interagiscono con gli ambienti e lo spettatore. Vive a Tavernola Bergamasca (BG).

OPERA SELEZIONATA Persone che abitano nella stessa casa, 2016 zafferano, paraffina, caffè, medagliette raffiguranti la Vergine Maria, libri di preghiera, carta, stoffa, fotografie, pigmenti, cm 130x30x130 52


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Untitled, 2016 carta, paraffina, mattonelle di cotto antico, misure ambientali

Untitled, 2016 libro di preghiera, cera e paraffina, misure ambientali 54


Untitled, 2016 carta, paraffina, libro di preghiera, mattonella di cotto antico, misure ambientali 55


UNDER 30

Fabrizio Corbo Sessa Aurunca (Caserta), 1994 Diplomato in Fashion Design al LISA G. Chierici di Reggio Emilia. In seguito alla vincita del Primo Premio al concorso Giulia Maramotti, inizia la sua carriera lavorativa come stilista all’interno del gruppo Max Mara. Contemporaneamente porta avanti la sua ricerca artistica realizzando sculture in pasta sintetica, che l’hanno portato a riconoscimenti internazionali con Primi Premi ai concorsi Dabida Day 2015 – con esposizione al Nationaal Klok & Peel Museum (Asten) – e Colliii Awards 2012. Nel 2015 partecipa alla prima edizione di Arteam Cup vincendo il Premio Speciale Vanillaedizioni.

OPERA SELEZIONATA Alcyonacea - Movimento 2, 2016 gorgonia e pasta polimerica, cm 46x26x11 56


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Alcyonacea - Movimento 3, dettaglio, 2016 gorgonia e pasta polimerica, cm 40x32x8

Les Pierres PrĂŠcieuses, 2016 pasta polimerica e fette di agata, dimensioni varie 58


Les Pierres Précieuses - L’Émeraude, dettaglio, 2016 pasta polimerica e fetta d’agata, cm 35,5x14x6,5 59


UNDER 30

Carolina Corno Milano, 1991 Frequenta il terzo anno di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera con il maestro Omar Galliani. Dopo un esordio legato al mondo della street art, intraprende un nuovo percorso intitolato “nel mio nome”. Alcuni di questi lavori sono stati esposti in una mostra personale nell’ex studio di Piero Manzoni a Milano e a Tokyo, accanto alle opere dei maestri di pittura di Brera.

OPERA SELEZIONATA Nel mio nome, 2016 inchiostro su carta, cm 25x21 60


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Nel mio nome, 2016 inchiostro su carta e carta carbone, cm 25x21 62


Nel mio nome, 2016 incisione su rame e legno, cm 25x25 63


UNDER 30

Lara Monica Costa Camposampiero (PD), 1987 Dopo gli studi superiori in grafica pubblicitaria, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Venezia, acquisendo nel 2013 il diploma di laurea specialistica in Grafica d’Arte. Dal 2014 è inserita nell’Annuario degli incisori (Redaz. Edi. Artes, Milano) e da diversi anni è socia dell’Associazione Nazionale Incisori Contemporanei. I soggetti da lei trattati sono composizioni di figure femminili in cui cerca di creare un’atmosfera di analisi rispetto a vari temi, sia semiotici sia simbolici, relativi all’archetipo del femminile, tramite l’atavica forza evocativa del segno inciso. I corpi femminili sono concepiti come involucri in cui si cela l’esoterismo dell’anima, incastonati tra loro in una vorticosa danza anatomica. Il senso dell’opera consiste nel suggerire, tramite la struttura di immagini intercomunicanti rappresentate, l’Essere Individuale oltre che collettivo, alla discesa-ascesa nella Conoscenza di Sé.

OPERA SELEZIONATA Aequilibrium - Ciclo II, 2013 incisione calcografica mista, vernice molle, puntasecca su rame, stampata su carta, cm 50x70 64


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Un aspetto del SĂŠ, 2016 incisione calcografica mista, vernice molle, acquaforte, acquatinta, puntasecca su rame, stampata su carta, cm 70x70

Traces, 2015 incisione calcografica mista, vernice molle, acquaforte, acquatinta, puntasecca su zinco, stampata su carta, cm 50x70 66


PulsionalitĂ , 2016 incisione calcografica mista, vernice molle, acquaforte, acquatinta, puntasecca su rame, stampata, cm 70x50 67


UNDER 30

Chiara Fucà Venaria (TO), 1988

► PREMIO SPECIALE ARTEAM Nata e cresciuta a Torino, è diventata illustratrice e graphic designer assecondando le sue passioni. I luoghi da lei visitati hanno influenzato fortemente una prima e considerevole parte del suo portfolio artistico, con atmosfere nordiche contraddistinte da colori chiari e suggestioni di quiete e silenzio. Ha partecipato a varie esposizioni sia in Italia sia all’estero tra cui The Others Art Fair (Torino), Colours and shades of Italy (Koping - SE), Ateliers Ouverts (Strasburgo - FR).

OPERA SELEZIONATA Abbandono, 2016 tecnica mista, cm 35x50 68


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Blu ‘66, 2016 tecnica mista, cm 50x35

Julien, 2015 tecnica mista, cm 40x50 70


Arandoma, 2016 tecnica mista, cm 50x35 71


UNDER 30

Cesare Galluzzo Milano, 1987

► PREMIO SPECIALE ARTEAM Conseguita la maturità artistica, segue i Corsi in Architettura Ambientale al Politecnico di Milano. La sua ricerca artistica, ispirata principalmente dalla lettura e dalla musica, si fonda sull’azione astrattiva dei concetti e della realtà, riducendo le immagini, in primo luogo mentali, ad un grado zero e privandole del loro aspetto più fisico, fino al tentativo di raggiungere una sfera più intima ed emotiva. In questo operare, presenta la struttura delle cose che, nel corso del suo indagare, diventa via via incerta. Il tentativo dell’annullamento del peso dai corpi, quindi dei suoi effetti, collima con i principi della scultura stessa, trasformando lo spazio fisico in spazio simbolico. Vive e lavora a Milano.

OPERA SELEZIONATA Niente dentro niente fuori, 2012 smalto su canapa, cm 70x5x5 72


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Salire cadere, 2013 acciaio, smalto e grafite su legno, cm 120x150 ø. Foto: Alessio Ballerini

Diario di una segreta simmetria, 2011 cemento-collage e grafite su carta, cm 70x50 74


L’autunno della coscienza, 2011 tempera e grafite su carta, 13 elementi, cm 28x13 cad. 75


UNDER 30

Federica Giulianini Ravenna, 1990 Dopo il diploma presso il Liceo Artistico P.L. Nervi di Ravenna, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove consegue il diploma di laurea triennale e di biennio specialistico in Arti Visive/ Pittura con il massimo dei voti, e dove è attualmente assistente della Cattedra di Pittura Novali. La sua ricerca artistica indaga tra le vibrazioni ottiche della natura, del mondo animale e della forma stessa nutrendosi di una sensibilità poetica, storico culturale e mitologica. L’artista è fortemente legata alla pittura ed al disegno che mettono in relazione la sua decisa componente segnica e cromatica. La sua pittura è composta da un’eclettica tecnica mista che occupa antiche carte, tavole o tele, evocando una pittura statica e dinamica allo stesso tempo, la quale induce ad un’analisi emozionale intima ed innesta una relazione etica tra lo spettatore ed il dipinto. Vive e lavora a Ravenna.

OPERA SELEZIONATA Sanctissimum Pope Joan, 2016 tecnica mista su carta, cm 68,5x66 76


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Viaggio monocarpico, 2015 tecnica mista su pioppo bianco, cm 100x84 78


Eolo, 2016 tecnica mista su tela e carta, cm 53x45 79


UNDER 30

Deborah Ieranò Mentone (Francia), 1989 Dopo una formazione artistica presso l’EMAP di Mentone in Francia, si trasferisce in Italia e frequenta la cattedra di pittura del prof. Carlo Di Raco presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, corso in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo. La sua ricerca artistica prende spunto da situazioni di vita reali, che siano banali o drammatiche, con l’intento di dar loro una seconda vita. Come un’operazione di découpage, fonde queste “fotografie dimenticate” con elementi di routine o di pura fantasia, dando loro una nuova esistenza. Vive e lavora tra Nizza e Venezia.

OPERA SELEZIONATA Esaminando tra le righe, 2016 acrilico, olio e applicazione di tessuto su tela, cm 35x35 80


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Terra di tartufi, 2015 acrilico e olio su tela, cm 90x120 82


Carta da parati #1, 2016 acrilico, olio e applicazione di tessuto su tela, cm 100x70 83


UNDER 30

Chen Li Pechino, 1988

► PREMIO SPECIALE TESSERA SOCIALE ARTEAM 2017 Dal 2008 ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove ha conseguito il diploma in Pittura nel 2012. Ha preso parte a diverse mostre collettive in spazi pubblici e privati ed è stata tra i finalisti del Premio Combat e del Premio Lissone. Protagoniste delle sue opere sono figure antropomorfe circondate da elementi naturali, che evocano una condizione di purezza primordiale. La sua ricerca pittorica si sviluppa attraverso una serie di atti successivi di creazione e distruzione, durante i quali le visioni provenienti dall’inconscio e dalla memoria dell’artista si sovrappongono e si fondono con elementi della realtà. Questo processo creativo dà origine a una pittura stratificata e mutevole, che si configura come una sorta di geologia personale, una stratigrafia dell’anima che tiene traccia dei mutamenti dell’esistenza. Vive e lavora a Torino.

OPERA SELEZIONATA Il rumore del silenzio, 2016 acrilico su tela, cm 80x120 84


85


Radice fluttuante, 2015 acrilico su tela, cm 100x100 86


Profumo, 2016 acrilico su tela, cm 100x100 87


UNDER 30

Stefan Milosavljevic Smederevo (Serbia), 1992

► PREMIO SPECIALE MAC UNDER 30 Nel 2004 si trasferisce a Vicenza, dove si diploma nel 2012 alla Scuola superiore Boscardin. Nel 2016 consegue la Laurea triennale presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Dal 2016 fa parte del Collettivo Barnum (www.collettivobarnum.com). Il suo lavoro si basa principalmente su immagini di situazioni comuni all’essere umano e su ciò che è invece comune alla natura. Si creano relazioni naturali o forzate di elementi, facendoli comunicare o contrastare fra loro, dando origine ad una lettura metaforica della realtà. Una geografia emozionale che si instaura fra la dimensione naturale ed autobiografica, riducendo tutto ad una considerazione univoca di esistenza e di espressione di materia come pura sensazione. Studia e lavora a Vicenza.

Foto: Luca Forestan

OPERA SELEZIONATA Pangea, 2015 installazione: polvere di gesso, vanillina, acqua e cartone, sculture in gesso e cemento, cera, fili di cotone e polistirolo, dimensioni ambientali 88


89


We don’t get along (serie), 2014 sassi, polline di pioppo, cm 10x8 cad.

In the middle of the volcano I lost my little pony, 2015 installazione: stampa in b/n su carta cm 100x80, due rettangoli di vetro cm 18x15 90


Lucky Ones, 2016 installazione: materasso in spugna cm 190x90, carta adesiva metallizzata, dimensioni complessive cm 180x90x100 ca. 91


UNDER 30

Giacomo Montanelli San Miniato (PI), 1996 Ha studiato al Liceo Artistico di Empoli. La sua ricerca ruota intorno al concetto di spazio che, tramite l’uso di un mezzo fotografico, occulta, rivela o lo prolunga in maniera sensibile. La fotografia e l’uso di prospettive aberrate è un pretesto per creare uno sfondamento capace di accogliere il segno, oggettivazione della sensibilità e frutto di una immediatezza inconsapevole col supporto. Partecipa e ne è finalista a: ART PRIZE CBM – Areacreativa42 (Rivarolo Canavese - TO); Colonos open call 2015: “l’art e jôt di plui” (Villacaccia - UD); ARTEFATTO_10 (Trieste). Espone in numerose sedi tra cui Christine Park Gallery (Londra) e all’interno di Fotografia Europea (Reggio Emilia). Nel luglio 2016 è in residenza d’artista a Casa Toesca - Areacreativa42 (Rivarolo Canavese - TO) dove affina un percorso centrato sull’archeologia industriale e sulla memoria come contenitore d’assenze. Vive a Fucecchio (FI).

OPERA SELEZIONATA Oltre il luogo, l’immediato #5, 2016 tecnica mista su carta, cm 50x70 92


93


Phenomenon [fainòmenon] #18, 2016 tecnica mista su carta e carta fotografica, cm 25x19 94


Phenomenon [fainòmenon] #23, 2016 tecnica mista su carta e carta fotografica, cm 25x19 95


UNDER 30

Maurizio Pometti Catania, 1987 Lavora e studia all’Accademia delle Belle Arti di Catania, dove ha conseguito il diploma accademico di primo livello in pittura, seguendo la cattedra dell’artista Salvo Russo. Nel 2014 viene selezionato per la quarta stagione dell’Art Factory tenutasi presso la galleria d’arte moderna le “Ciminiere” di Catania e per l’Art Market Budapest, importante fiera d’arte internazionale. Nel 2015 espone ad “Artisti di Sicilia – Nuovi Talenti”, esposizione curata dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, e al MF Museum&Fashion, Museo Biscari, Catania, per la collettiva “Uova d’autore” a cura di Marella Ferrera. La sua pittura si concentra sulla fragilità dell’uomo. In questa ricerca il percorso si concentra principalmente su ciò che l’essere umano vive e le problematiche che oggi lo turbano, come la solitudine (visione introspettiva) e l’assenza di solidarietà globale.

OPERA SELEZIONATA Carillon, 2016 olio su tela, cm 50x40 96


97


Daniela, 2016 olio su tela, cm 100x80 98


Autoritratto, 2016 olio su tela, cm 40x30 99


UNDER 30

Eleonora Roaro Varese, 1989 Studia Fotografia presso lo IED (Milano) e, successivamente, Arti Visive e Studi Curatoriali in NABA (Milano). Come artista visiva lavora principalmente con le immagini in movimento, con un particolare interesse per l’archeologia del cinema. Tra le esposizioni recenti: Mediterranea17 - Young Artist Biennale, Milano (2015); 28th Festival Les Instant Video, Marsiglia (2015); Instabilità, equilibro ed infinito, StudioDieci, Vercelli (2014); Il corpo solitario, Riccardo Costantini Contemporary, Torino (2013); Biennale di video-fotografia, Alessandria (2011). Vive e lavora a Milano.

OPERA SELEZIONATA Achille amava la Signora Tartaruga, infinitatamente, 2012 installazione (giradischi, lampada, plexiglass, vinile, stampa fotografica), zootropio cm 25x30 ø, giradischi dimensione variabile 100


101


No Needle Is Needed, 2016 still da video, 04’05’’ (loop)

Forever Yours, 2016 still da video, 01’47’’ 102


Tulipomania, 2015 still da video, 06’02’’ 103


UNDER 30

Adua Martina Rosarno Cinquefrondi (RC), 1990

► VINCITORE CATEGORIA UNDER 30 Motivazione: Nella serie di piccole opere poste in sequenza la giovane artista non solo dichiara una spiccata sensibilità per la pittura, ma anche per una sua possibile contaminazione con altre modalità espressive che alimentano un flusso continuo di rimandi, affinità e diverse reciprocità. La ricorrente narrazione, spostandosi da un elemento all’altro, restituisce un raffinato equilibrio di variazioni che assecondano un gesto artistico che fonda una pittura espressiva ad un disegno elegante, per intensificarsi poi con la delicatezza del ricamo.

Specializzatasi nel 2015 in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, vive e lavora tra Treviso e Nicotera (VV). Nei suoi lavori, per lo più dipinti ad olio o acrilico acquerellato con tessiture su tele dalla grana fine, il tema ricorrente è il paesaggio, talvolta frutto di osservazioni del quotidiano ma anche risultato di un ricordo personale che a suo modo influenza la memoria collettiva. La sua pittura si esprime prevalentemente per mezzo del colore acquerellato, mostrando velature, dettagli in trasparenza ma anche forti contrasti. Un mondo reale o illusorio, brulicante di forme e spazi da annotare, da imparare e da custodire come eventi memorabili. Alla base del suo lavoro risiedono inevitabilmente i suoi ricordi passati, ma anche quelli comuni all’ambiente che la circonda; ne sono un esempio la traccia tessuta e l’ossessivo girovagare nel paesaggio, suo, ma non solo.

OPERA SELEZIONATA Note di Viaggio (introspettivo), 2014 acrilico acquerellato e tessiture su tela, cm 60x70 104


105


Dis-corsi, 2016 acrilico acquerellato e tessiture su tela, cm 50x50 106


Trasposizione, 2015 acrilico acquerellato e tessiture su tela, cm 50x50 107


UNDER 30

Marco Rossi Treviglio (BG), 1987 Ha frequentato il Liceo Artistico di Bergamo e l’Accademia di Brera a Milano, dove si è laureato nel 2013 nel corso di Pittura. Il suo lavoro parte essenzialmente dal disegno e dalla pittura, che sono i mezzi espressivi che predilige e con i quali ha iniziato a indagare la realtà che lo circonda. Registra quotidianamente immagini e scritte che a volte raccoglie in quaderni e diari, mentre in altri casi ingrandisce su carte che poi incolla su tela. Di recente sta realizzando – sempre attraverso il disegno – delle video animazioni in stop-motion, che gli permettono di unire alla componente visiva anche quella uditiva (suoni e musica), un altro ambito a cui è interessato e che sta coltivando da diversi anni.

OPERA SELEZIONATA The look (libro d’artista), 2016 mista su carta, cuciture, ferro, cm 125x70x50 108


109


Gum, 2015 tecnica mista su carta (da un quaderno), cm 45x65

Errors, 2016 installazione (tecnica mista, oggetti), dimensione variabile 110


Kenner wir uns nicht?, 2016 inchiostro calcografico su carta su legno, cm 50x35x5 111


UNDER 30

Thomas Scalco Vicenza, 1987 Dopo la maturità artistica, ha conseguito il diploma di primo livello in Arti Visive, indirizzo Pittura, presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2011. Nel 2014 ha conseguito il diploma di specializzazione in Pittura e Arti visive nella stessa Accademia, con una tesi che intrecciava il pensiero di Pavel Florenskij e la ricerca di Marco Tirelli. Tra i maestri che più hanno influenzato il suo pensiero e il suo approccio all’arte, durante gli anni di formazione, spiccano Luca Bendini e Remo Salvadori. È il vincitore di Arteam Cup 2015 per la categoria Under 30, aggiudicandosi una mostra personale negli spazi di Banca Sistema a Milano all’interno del progetto no-profit Banca SISTEMA ARTE; la mostra, dal titolo “Ossimori”, si è svolta dal 24 febbraio al 27 maggio 2016.

OPERA SELEZIONATA Focale, 2016 acrilico e collage su carta, 6 fogli, cm 20,9x29,7 cad. 112


113


Senza titolo, 2015 acrilico e collage su carta, cm 20,9x29,7 cad. 114


Monochrono, 2015 tecnica mista su tela, cm 100x70 115


UNDER 30

Alice Zanin Piacenza, 1987 Autodidatta di formazione, sperimenta diversi mezzi espressivi fino a scegliere di concentrarsi pressoché esclusivamente sulla tecnica della cartapesta a partire dagli inizi del 2012. Ha realizzato mostre personali e collettive e ha partecipato a fiere in Italia. Sue opere fanno parte di collezioni private in Italia, Austria e Venezuela. Nella prima parte della sua produzione (la serie dei “verba volant scripta…”) costruisce attraverso “animali di parole” un ironico discorso sull’idea di effimero, transitorio e mutevole al quale la componente verbale nel suo valore umano è assolutamente riconducibile. Raggiunge nel tempo risultati più minuziosi e raffinati eliminando le parti testuali dei quotidiani dalle coperture dei pezzi, allo scopo di ottenere superfici più lievi, come epidermici giochi di colore per mezzo di accordi cromatici tra le carte. Attualmente il lavoro dell’artista, pur restando a tutti gli effetti scultoreo, tende all’installazione, soprattutto in termini espositivi, o alla costruzione di un dialogo tra opere e oggetti sulla base del registro dell’incongruenza e dell’associazione di idee. Vive e lavora a Podenzano (PC).

OPERA SELEZIONATA Post Fata Resurgam, 2015 cartapesta, piume, giocattolo di legno proveniente dal Rajasthan, cera rosa, acrilico, plexiglass, cm 50x50x50 116


117


Teatime in Chinatown, 2015 cartapesta, passamaneria, filo, smalto, resina, tazzine in ceramica, plexiglass, cm 77x77x40 118


Horse & Interjection 12, 2016 cartapesta, acrilico, voile, filo, resina, plexiglass, cm 70x25 119


Guido Airoldi Bergamo, 1977 Guido Airoldi si laurea nel 2002 all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. La sua attività artistica è orientata verso la pittura, il collage e la performance, con una particolare attenzione al recupero di immagini preesistenti. È stato finalista di The 4th International Arte Laguna Art Prize, esponendo nei prestigiosi spazi dell’Arsenale di Venezia. Qui ha vinto i premi Catch by the Eye, Save in the Heart e Koller Gallery Special Prize, ottenendo la possibilità di esporre a Budapest e a Londra. Nel 2010 presenta il ciclo Animali Recuperati nella mostra Ex Circus da Anfiteatro Arte a Milano. Quest’ultima lo presenta nel 2011 ad Arte Fiera di Bologna mettendo a confronto il suo lavoro con l’opera storica di Mimmo Rotella. Sempre nello stesso anno il Comune di Lecce e l’Università del Salento hanno organizzato la personale Circus Lupiensis, a cura di Carolina Lio, presso le sale del Castello di Carlo V. Nel 2015 espone l’installazione Heimat presso la Galleria Toselli di Milano.

OPERA SELEZIONATA Heimat, 2015 collage e carta da manifesto su legno, dimensioni variabili 120


121


Falegname macabro, 2015 collage e carta da manifesto su tela, cm 40x25 122


Coppia di borghesi macabri, 2015 collage e carta da manifesto su tela, cm 40x25 123


Aqua Aura Vimercate (MB), 1969 Aqua Aura è un progetto nato a Milano nel 2009. L’artista, dopo gli studi al Liceo Artistico di Bergamo, si laurea in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano con uno studio e una tesi su “Anselm Kiefer. L’altro barocco: uno sguardo sull’espressionismo tedesco contemporaneo”. Partendo da Milano, il suo percorso di formazione continua in giro per il mondo, assumendo svariate forme: viaggi tra musei, in laboratori di ricerca e attraverso i grandi spazi della natura. I suoi interessi e le sue investigazioni si nutrono di studi sulla fisica astronomica, la fisica delle particelle, la biogenetica, la filosofia e la psicologia della percezione. Negli ultimi anni il suo linguaggio si è sviluppato nell’ambito della fotografia e della Digital Art. Attualmente vive e lavora tra Milano e Akureyri (Islanda) con il suo gatto, un norvegese delle foreste. Recentemente ha esposto in molte istituzioni, gallerie e musei a livello internazionale.

OPERA SELEZIONATA Elusive Landscape, 2015 stampa digitale su carta cotone Hahnemuehle, montata su alluminio e cornice floccata, cm 86x134x8 124


125


The Great Sea of Shadows, 2016 stampa digitale su carta cotone Hahnemuehle, montata su alluminio e cornice floccata, cm 150x130x8

Warped Passage, 2015 stampa digitale su carta cotone Hahnemuehle, montata su alluminio e cornice floccata, cm 100x123x8 126


Liquid Still Life #2, 2015 stampa digitale su carta cotone Hahnemuehle, montata su alluminio e cornice floccata, cm 150x130x8 127


Daniela Ardiri Catania, 1984 Diplomata in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, ha esposto in diverse gallerie in Europa, tra cui Obraz Gallery, Fabbrica Borroni (all’interno del progetto Spirito Italiano), e partecipato a diversi premi nazionali. La sua ricerca è volta all’indagine dei ricordi e del vissuto personale, attraverso diversi strumenti fra i quali la fotografia. Vive e lavora a Milano.

OPERA SELEZIONATA Una qualunque (41 atti mancati), 2015 41 fotografie cm 15x10 + 41 lettere scritte a mano, cm 110x80 128


129


Il viaggio di telemaco, particolare, 2015 polaroid

Il peso del corpo, particolare, 2011 fotografia fine art su carta cotone, cm 13x15 130


Teoria delle piccole oscillazioni, particolare installazione, 2016 fotografia, cm 50x45 131


Cristiano Baricelli Genova, 1977 Autodidatta, dal 1997 elabora una personale tecnica di disegno basata sull’uso della penna a sfera. Nel 2008 per la GRRRzetic editrice ha pubblicato “Corpus Homini” Atlante di Medicina Immaginaria. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali e ha collaborato con fanzine e magazine di illustrazione tra cui: Nurant, Osel, Watt, L’inquieto, Pastiche, Verde, Antropoide, Illustrati, Nèura, Freak Out. Attualmente sta sperimentando tecniche miste.

Foto: Chiara Saitta

OPERA SELEZIONATA Impiccata, 2016 china e penna bic su carta, cm 14x10 132


133


Cane, 2015 china e penna bic su carta, cm 14x10 134


Alket, 2015 china e penna bic su carta, cm 14x10 135


Elisa Bertaglia Rovigo, 1983

► PREMIO SPECIALE RESIDENZA OFFICINE SAFFI Iscrittasi nel 2002 all’Accademia di BBAA di Venezia, presso l’Atelier di Pittura del Prof. Di Raco, consegue la Laurea di I Livello nel 2006 e la Laurea di II Livello in Pittura nel 2009. Dal 2008 inizia una ricca attività espositiva, instaurando diverse collaborazioni con critici, curatori e giornalisti tra cui Chiara Serri, Stefano Suozzi, Francesca Baboni, Niccolò Bonechi, Petra Cason, Simona Bartolena, Andrea Del Guercio, Gianluca D’Incà Levis. Da aprile 2016 si trasferisce a New York per una residenza d’artista presso la Fondazione ESKFF. Collabora con diverse gallerie in Italia e all’estero. La ricerca artistica di Elisa Bertaglia verte soprattutto su cicli di dipinti e disegni su carta. Attraverso un linguaggio lirico, evanescente e altamente simbolico, Bertaglia sviluppa un vocabolario mitologico personale che, in dialogo con cinema e letteratura, riflette in modo obliquo e dinamico sui temi del doppio e della metamorfosi.

OPERA SELEZIONATA Brutal Imagination, 2016 olio, carboncino e grafite su carta incollata su legno, cm 150x100 136


137


Brutal Imagination, 2016 olio e pastelli su carta, cm 22,8x16,6 138


Brutal Imagination, 2016 olio, carboncino e grafite su carta, cm 30x22 139


Gianni Berti Pordenone, 1973 Ha iniziato la sua ricerca artistica sotto la guida dell’artista e poeta Mario Momi. Ha studiato lingue orientali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, dopo un anno come aiuto regista nella produzione documentaristica a Roma, ha frequentato la cattedra di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Si è poi trasferito in Versilia, dove ancora vive e lavora, per approfondire le tecniche di lavorazione del marmo. Qui ha iniziato una serie di collaborazioni con artisti di fama ed esperienza internazionali. Tra il 2005 e il 2007 ha vissuto negli USA. Al suo rientro, ha continuato a collaborare alla realizzazione di progetti in Italia e all’estero, tra cui installazioni presso la Jerusalem Academy of Music and Dance di Gerusalemme, la cattedrale Grossmünster di Zurigo e il Kunstmuseum di Berna. Ha realizzato due mostre personali presso l’Atelier Sarti di Pietrasanta, nel 2005, e alla Galleria Giannone di Pisa, nel 2008.

OPERA SELEZIONATA Oggetti inconsumabili - 8, 2014 piombo, sale, luce, cm 32x32x6 + installazione 140


141


S. Sebastiano, 2014 legno e aculei d’istrice, cm 20x12x12

Spectrum of Myself, 2014 HD Video dual channel audio, 19:40 min - stampa digitale su piombo 142


Mi son (mi son rotto i coglioni di tutte le vostre verità – dedicato a Rabanus Maurus VIII-IX sec.), 2016 lastra di piombo, taglio a getto d’acqua, led, cm 40x40x1,5 lastra + installazione 143


Alessio “Sfiggy” Bolognesi Ferrara, 1978 Alessio Bolognesi è il papà di Sfiggy, personaggio alter-ego e protagonista principale della sua ricerca artistica a partire dal 2010. Street art, pittura e illustrazione sono i campi espressivi in cui Alessio si muove. Di recente la sua ricerca si sta allargando a nuove tematiche e nuovi stili come testimoniano i recenti “Fuori Orientamento”, lavori nei quali indaga il senso di perdita di identità all’interno della società contemporanea; o come le opere della serie “Di treni, scambi e passaggi a livello” in cui invece il focus è sulle opportunità e le scelte che la vita ci pone di fronte. Alessio è oggi rappresentato dalla MAG di Como, Silbernagl&Undergallery di Milano, BI-Box Art Space di Biella, SQUARE 23 di Torino e Tiziana Severi Arte Contemporanea di Rubiera, con le quali ha preso parte a diverse fiere specializzate quali Scope Basel, Paratissima e Setup Art Fair. È inoltre tra i vincitori del Premio Ora 2012.

OPERA SELEZIONATA Fuori Orientamento: America (dittico), 2016 acrilico, inchiostro, spray su collage di carte antiche, cm 60x120 144


145


Train of thoughts, 2016 tecnica mista su collage di carte antiche, cm 63x110

Uccello che girava le viti del mondo (dalla serie Rebellion of the nature), 2016 tecnica mista su carta antica, cm 21x30 146


Bombing squirrel (dalla serie Rebellion of the nature), 2016 tecnica mista su carta antica, cm 42x30 147


Giorgio Bormida Cengio (SV), 1969 Dopo aver frequentato il Liceo Artistico “Paul Klee” di Genova, si laurea all’Accademia di Belle Arti “G. B. Cignaroli” di Verona con una tesi dal titolo L’attività scenografica di Gianfranco Padovani tra teatro e televisione. La sua attività artistica è legata alle attività di musicista e scenografo – dal 2004 al 2008 è scenografo realizzatore per il Teatro Carlo Felice di Genova. Di recente si è conclusa la sua personale VIXI presso Sabrina Raffaghello Arte Contemporanea, mostra premio di Arteam Cup 2015. Vive e lavora a Savona.

OPERA SELEZIONATA Ages 01, 2016 fotografia e manipolazione digitale, cm 100x100 148


149


Ages 05, 2016 fotografia e manipolazione digitale, cm 100x100 150


White 05 (study), 2015 fotografia e manipolazione digitale, cm 50x35 151


Alessandra Calò Taranto, 1977 Dopo aver terminato gli studi – totalmente estranei al mondo dell’arte – si trasferisce a Reggio Emilia, dove attualmente vive e lavora. La sua ricerca artistica verte sul concetto di recupero memoriale e ricordo latente ed i suoi progetti vengono realizzati con un’impronta personale molto delineata: la sovrapposizione. L’immagine restituita è il risultato di una molteplice messa a fuoco, scavando nel passato per tentare un dialogo col presente, un tempo in cui tutti hanno la possibilità di esistere nella forma di esseri senzienti, fantasmi o prefigurazioni. Il lavoro, composto con materiali differenti e spesso preesistenti, è un percorso emozionale dove il luogo e lo stesso spettatore hanno un rapporto diretto con l’opera stessa. Le sue installazioni, spesso site specific, vengono ospitate in gallerie e musei italiani ed esteri e pubblicate su riviste internazionali.

OPERA SELEZIONATA Secret Garden, 2014 installazione, tecnica mista (legno, lastre negative ai sali d’argento, elementi vegetali, ferro, opera letteraria), dimensioni variabili 152


153


Fotoscopia, 2015 lastra in cristallo cm 20x20 stampata a mano con tecniche miste (sali d’argento, callitipia, digitale), pezzo unico 154


Kochan, 2016 stampa Giclée su Hahnemühle Photo Rag® gr308 carta 100% cellulosa di cotone, tiratura di 5 pezzi cm 60x50 155


Enrica Casentini Vicenza, 1982

► PREMIO SPECIALE VANILLAEDIZIONI Nel 2006 si laurea all’ISIA di Urbino in Comunicazione Visiva. Dal 2006 al 2009 frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia a Torino. Nel 2009 è tra i vincitori del Premio Iceberg presentando “The Open Doors” al Museo d’Arte Contemporanea di Skopje, durante la Biennale dei giovani artisti del Mediterraneo. Nel 2010 è invitata all’evento Gemine Muse presso il Palazzo dell’Archiginnasio di Bologna dove presenta l’installazione “Scripta Manent”. Dal 2010 al 2015 vive a Londra, studia “Contemporary Ceramics and Art” presso City Lit Institute, Metropolitan University, diplomandosi nel 2015. Tra il 2011 e il 2015 espone a Londra in diverse mostre collettive. La sua ricerca negli ultimi anni si concentra attraverso la pratica quotidiana con la ceramica, indagando sui limiti e le possibilità espressive del materiale stesso e mettendo in questione tematiche come l’incertezza, la sospensione fisica e temporale e il loro rapporto con lo spazio.

OPERA SELEZIONATA Kairos, 2016 ceramica, installazione di dimensioni variabili composta da un minimo di 30 pezzi ad un massimo di 70, h compresa tra i 25 e i 35 cm cad. 156


157


Diaries, 2016 stoneware clay, cm 21x21 cad.

Shelter, 2015 ceramica, cm 12x21x6 158


Cradle, 2015 ceramica, cm 28x18x26 159


Maria Marilena De Stefano Messina, 1974 Nel 1997 consegue il Diploma Accademico presso l’Accademia di Belle Arti. Nel 2005 si specializza in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo. Ha partecipato e curato diverse esposizioni ottenendo importanti riconoscimenti nel campo della Grafica Incisa e delle Arti Visive. Di recente ha pubblicato il volume Guida Pratica alle Tecniche di Incisione. Procedimenti della calcografia tradizionale, moderna-sperimentale. Vive e lavora Torino.

OPERA SELEZIONATA Grand Hotel (dalla serie Castroreale Terme), 2009-2016 tecnica mista (acquaforte, acquatinta, taccheggio, goffratura + disegno a matita su carta washi), cm 90x100 160


161


Frische frasche, 2015 incisione - tecnica mista, misure variabili

Lupo, 2015 disegno a matita su carta washi, cm 90x100 162


L’onomastico della nonna, 2016 disegno a matita su carta washi, cm 98,3x61,3 163


Giorgio Di Stefano Ragusa, 1972 Giorgio Distefano ha frequentato e conseguito il diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze, città dove tuttora vive e opera. La sua produzione indaga la rappresentazione di stati di luce e si sofferma sullo studio dello spazio nel paesaggio e nei centri urbani, principali motivi di ispirazione iconografica, idealizzati nostalgicamente come all’interno di una scatola scenica. I luoghi delle sue origini, la Sicilia e il Mediterraneo, sono messi a nudo nella loro evidente perdita di identità, in una sospesa convivenza – tutta contemporanea – tra natura, relitti tecnologici e simboli. Il progetto sul quale è attualmente impegnato prevede l’utilizzo di cartamodelli per abbigliamento – omaggio alla nonna, sarta – che fungono da supporto delle sue opere, in un paziente lavoro di tessitura spaziale, nel quale si rivelano luoghi e paesaggi. Ha partecipato a numerose mostre, personali e collettive, in Italia, in Europa e in Cina.

Foto: Hugh Fulton

OPERA SELEZIONATA EX VOTO - Chiaramonte, 2015 tempera acrilica su carta (cartamodello per abbigliamento), foglia rame, tela di cotone, legno, nylon, cm 85x80 164


165


EX VOTO - Cuore, Aria, Casa, 2016 tecnica mista su carta, cm 25x20 cad.

Paper view - sun, 2016 tecnica mista su carta (cartamodello per abbibliamento), cm 60x100 166


EX VOTO - Napoli, 2015 tecnica mista su carta (cartamodello per abbigliamento) foglia rame, tela, legno, cm 58x48 167


Matilde Domestico Torino, 1964 Dopo il diploma in Scenografia presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, inizia a collaborare come freelance con case editrici, realtà teatrali e artistiche. È fondamentale l’incontro con la I.P.A. Industria Porcellane S.p.A. per lo sviluppo della sua attività artistica. Oggetti in porcellana prevalentemente bianchi, assemblati e aggregati tra di loro danno origine ad opere e installazioni di dimensioni ambientali. Carta, grafite, punti metallici sono gli altri materiali usati per realizzare opere di grande e piccolo formato. Il foglio di carta abilmente modellato diventa talvolta un tavolo, un abito, un libro o un lume, rievocando l’atmosfera della stanza di Emily Dickinson. I versi delle sue poesie affiorano dalla superficie della carta e si diffondono in un ambiente volutamente bianco, all’unisono con i rumori di cocci di porcellana ed i ritmi meccanici della fabbrica – un’Esistenza di porcellana che si racconta senza confini di luogo e di tempo.

Foto: Gianpiero Trivisano

OPERA SELEZIONATA Ambiente Dickinson, 2015 tecnica mista, installazione composta da due libri realizzati in carta, due elementi in biscuit, punti metallici, grafite cm 70x40x35 circa, cm 35x70x40 168


169


Presentimento, 2015 porcellana IPA, grafite, acrilico, cm 41x29x2

Esistenza di porcellana, 2015 installazione composta da oggetti modellati con la carta, punti metallici, fogli in biscuit, polvere di marmo di Carrara, materiale refrattario, caolino calchi in gesso e altro materiale proveniente dalla IPA, cm 40x120x80 ca.; montaggio e ottimizzazione del suono a cura di Gianni Messina. Foto: Gianpiero Trivisano /Claudio Cravero 170


Potrebbe pensarmi senza un ritratto?, 2013 carta, grafite, cm 49x76x1,5. Foto: Pino Scavo 171


Ettore Frani Termoli (CB), 1978

► PREMIO SPECIALE FABBRICA EOS ► PREMIO SPECIAL PROJECT GALLERIA NOBILI - PARAVENTI GIAPPONESI

Foto: Paola Feraiorni

Si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino nel 2002 e si specializza all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 2007. Dal 2011 al 2016 ha lavorato in esclusiva con la Galleria L’Ariete artecontemporanea di Bologna. Con l’uso esclusivo della pittura ad olio su superfici laccate ed una essenzialità cromatica data dall’utilizzo quasi esclusivo del nero, la sua ricerca artistica muove verso il tentativo di avvicinare e custodire il mistero dell’Uomo e della Natura attraverso immagini dal forte valore simbolico e lirico. La sua pittura oscilla da una figurazione più rarefatta ad una nettamente più definita dove la luce diviene l’elemento privilegiato e rivelatore di una realtà altra e trasfigurata. Nel corso della sua ricerca artistica ho avuto modo di intrecciare la sua poetica con il pensiero di Massimo Recalcati, Silvano Petrosino, Giuseppe G. Gaudino e Leonardo Bonetti. Negli ultimi 10 anni di attività ha esposto in Musei e in importanti spazi pubblici e privati, in Italia e all’estero. Vive e lavora a Roma.

OPERA SELEZIONATA I Sommersi (dittico), 2016 olio su mdf laccato bianco, cm 50x78 (50x34 cad.). Foto: Paola Feraiorni 172


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Pane, 2015 olio su tavola laccata, cm 50x50. Foto: Paola Feraiorni

L’Aperto, 2016 olio su tavola laccata, cm 58,5x75,5. Foto: Paola Feraiorni 174


Silenziosa, 2016 olio su tavola laccata, cm 70x55. Foto: Paola Feraiorni 175


Nadia Galbiati Cernusco sul Naviglio (MI), 1975 Diplomata in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano nel 1999, ha partecipato a diversi corsi di specializzazione per la lavorazione dei materiali scultorei e per l’approfondimento delle tecniche di grafica d’arte in Italia e in Europa. È stata “Artist in residence” nel 2008 a Kuzukubo Art Camp in Giappone. L’analisi dello spazio come materia e forma della scultura, lo studio delle costruzioni architettoniche e il dialogo che esse instaurano con lo spazio circostante sono le tematiche su cui si articola la sua ricerca artistica. Nella rappresentazione del dialogo tra spazio e materia che è la scultura, la prima forma che nella sua ricerca esplicita questa relazione è l’angolo: primo elemento segnico atto a rappresentare lo spazio come materia della terza dimensione; struttura e luogo, da cui si manifesta la materia del vuoto. Vive a lavora a Pioltello (MI).

OPERA SELEZIONATA Segno I, 2014 ferro con disegno acidato a morsura, plexiglass, cm 28x23x10 Courtesy: E3 arte contemporanea 176


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Spazio del Luogo 2, 2015 ferro con disegno acidato a morsura, cm 74x110x6. Courtesy: E3 arte contemporanea

Coefficiente Spazio 5, 2011/16 ferro con disegni acidati a morsura e specchio, installazione, misure variabili 178


Spazio costruito II, 2015 ferro con disegno acidato a morsura, ferro verniciato alla polvere, cm 62x37x31. Courtesy: E3 arte contemporanea 179


Massimiliano Galliani Montecchio Emilia (RE), 1983

► PREMIO SPECIALE SPAZIO TESTONI Nel 2002 si diploma in Scenografie per l’arte presso l’Istituto d’Arte Paolo Toschi di Parma. Nel 2008 si laurea in Nuove Tecnologie per l’Arte presso l’Accademia di Brera, Milano. Nel 2010 si diploma in Regia Cinematografica presso NUCT, Nuova Università del Cinema e della Televisione di Roma. Pittore, fotografo e video maker, ha preso parte ad esposizioni personali e collettive, tra le quali si segnalano “Tre di cuori” (Galleria Romberg Arte, Roma, 2010 e Galleria Antonio Battaglia, Milano, 2010), “50 sedie d’autore all’asta” (Triennale di Milano, Milano, 2013) ed “Inside Beauty. Beyond Classic” (Castello Villa Smilea, Montale, Pistoia, 2013, a cura di Niccolò Bonechi), “LSDT - Le Strade Del Tempo” (Spazioborgogno, Milano, 2015), “Destrutturazioni - Maurizio Galimberti, Massimiliano Galliani, Michelangelo Galliani” (Spazio Gerra, Reggio Emilia, 2015), “A Bigger Splash” (Glenda Cinquegrana Art Consulting, Milano, 2015). Ha realizzato videoinstallazioni ed installazioni interattive come “Presepe Apparente” (Chiesa di San Carlo, Reggio Emilia, 2011), “La Stanza di Santa Lucia” per la collettiva “L’arte del Tempo di Mezzo” (Palazzo Montevergini, Siracusa, 2013), “7 opere di Misericordia” (Palazzo Casotti, Reggio Emilia, 2013, in occasione di Fotografia Europea e Palazzo dei Principi, Correggio, Reggio Emilia, 2013), “Atramentum” (Palazzo Casotti, Reggio Emilia, 2014, in occasione di Fotografia Europea). Nel 2012 ha aperto CromaKinema, sala di posa video-fotografica con sede a Tortiano di Montechiarugolo (PR). Vive e lavora a Montechiarugolo (PR).

OPERA SELEZIONATA Le Strade Del Tempo - dagli occhi della Gioconda, 2016 acrilico + oro in foglia su tela, cm 100x150 180


181


Autoritratto e matita, 2016 matita su carta, cm 42x60 182


Benedetta riflessa su tela, 2016 olio su tela, cm 120x80 183


Federica Gonnelli Firenze, 1981 Dal 1995 frequenta il Liceo Artistico e successivamente l’Accademia di Belle Arti. In Accademia sviluppa una profonda ricerca sul rapporto contenuto-contenitore, con immagini alle quali sovrappone, grazie alla trasparenza dell’organza, altre immagini. Contemporaneamente, attraverso questa ricerca amplia i suoi progetti affiancando alla realizzazione delle opere tridimensionali anche installazioni e video-installazioni. Il video supera il concetto di contenitore reale, acquisendo un contenitore virtuale (il video stesso), nel quale le immagini scorrono fluide, elastiche, pulsanti, vitali, leggere e semitrasparenti; mantenendo così gli aspetti più tipici del lavoro. In questa dialettica tra contenitore-contenuto, velo-opera d’arte, abito-corpo, si inserisce il tema della presenza-assenza del corpo stesso. Nel 2006 consegue il diploma di Alta Cultura Artistica, in Pittura, con tesi in Storia dell’Arte dal titolo “L’Arte & L’Abito” e nel 2013 il diploma di Specializzazione in Arti Visive Multimediali e Discipline dello Spettacolo, con tesi dal titolo “Videoinstallazioni tra Corpo-Spazio-Tempo”, entrambe presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 2015 è selezionata tra i finalisti di Arteam Cup 2015. Vive e lavora tra Firenze e Prato.

OPERA SELEZIONATA Terminus + Le cose false confinano con le vere - Falsa finitima sunt veris, 2015 videoinstallazione assemblaggio di sasso e 50 copie di gesso, video in loop con sonoro, dimensioni variabili 184


185


Qui e-o in ogni altro luogo, 2015 videoinstallazione, assemblaggio di materiali vari, dimensioni ambientali

Confluenti, 2016 assemblaggio di immagine su carta cotone, organza e filo di cotone, cm 50x50 cad.; zinco saldato a stagno, legno e luci led, cm 25x25x20 186


Cos(ci)enza, 2015 installazione, assemblaggio di materiali vari, dimensioni ambientali 187


Gabriele Grones Arabba (BL), 1983 Frequenta il Liceo Artistico “Leonardo da Vinci” di Belluno e nel 2002 frequenta il quinto anno integrativo presso il Liceo Artistico Statale di Venezia. Nel 2009 consegue la Laurea Accademica di II Livello in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo, indirizzo Pittura. Durante gli anni di studio in Accademia inizia ad esporre le proprie opere in mostre ed eventi culturali. Nel marzo del 2006 si tiene la sua prima personale presso la Galleria Santo Stefano di Venezia. Nel 2010 si aggiudica il 2° posto al “Premio Celeste”; nel 2011 viene selezionato tra i finalisti dei premi “Arte Laguna” di Venezia e “Royal Society of Portrait Painters” di Londra. Nel 2011 espone alla “54. Biennale di Venezia”, Padiglione Accademie, Arsenale di Venezia. Tra il 2011 e il 2014 partecipa a numerose personali e collettive. Nel 2014 espone un autoritratto alla mostra “The portrait gala”, National Portrait Gallery di Londra ed è invitato a partecipare alla “Contemporary Realism Biennial” al Fort Wayne Museum of Art, Fort Wayne (USA) ed il museo acquisisce una sua opera. Nel 2015 si tiene la personale “Gabriele Grones, new paintings” alla Bernarducci Meisel Gallery, New York. Nello stesso anno vince il Premio Speciale Galleria d’Arte Narciso all’Arteam Cup 2015. Attraverso una pittura molto dettagliata ed apparentemente iperrealista, ad olio su tela, vuole indagare i soggetti che rappresenta dando forma a ogni singolo dettaglio che possa evocare la complessità del reale. I ritratti rappresentano immagini intense ed iconiche, immerse in atmosfere metafisiche. Le composizioni ed i dettagli di nature riflettono sul dialogo con gli elementi della nostra esperienza, sottolineando come ogni frammento contenga in sé profondi aspetti poetici e simbolici.

OPERA SELEZIONATA Frammenti (trittico), 2014 olio su tela, cm 30x70 (dimensioni delle singole opere cm 30x22; 23,5x16; 25x20) 188


189


Frammento 1, 2015 olio su tela, cm 30,5x30,5 190


Ritratto, 2015 olio su tela, cm 30x30 191


Gian Luca Groppi Piacenza, 1970

► PREMIO SPECIALE ESPOARTE Dai 27 anni si dedica alla fotografia, prevalentemente in bianco e nero, stampata personalmente in camera oscura. Negli ultimi anni sperimenta anche il digitale a colori. Dopo aver vinto numerosi premi, nel 2008 è finalista con menzione speciale al Premio Arte Laguna. Le sue fotografie sono state pubblicate, tra gli altri, su “Eyemazing” e “B+W photography”. Ha al suo attivo molte mostre collettive e personali in Italia e all’estero. Tra le più recenti: “Uno sguardo italiano”, a cura di Marco Antonetto e Clelia Belgrado (Arles Festival Voies Off, 2016), “Photographie hiver 2015-16”, a cura di Julie Arnal (Centre d’Art Contemporain - Briancon France. 2015-16), “Frame Foto Festival”, a cura di Cecilia Partizzoli (Salsomaggiore, 2014). Definito dalla critica: “un cantastorie moderno che unisce sensibilità ed ironia, nascosta da una facciata di rigida serietà”, pratica l’arte come necessità, utilizzando mente e medium fotografico per esprimere la propria poetica: raccoglie e mette in scena, per disvelare e bonificare, i malesseri, i vuoti e le ansie della società, ammantandoli di un humor salvifico, piuttosto nero. Vive e lavora a Genova.

OPERA SELEZIONATA Tribute to Ian Curtis (dittico), 2015 stampa b/n su carta baritata, 2 fotografie con passpartout e cornice, cm 50x50 cad., ed. 5 + 1 P. A. 192


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Tribute to Kawabata (dalla serie Tributo all’inespresso), 2015 fine art digital print, carta Ilford Fiber Silk Baryta 310 polittico: 2 fotografie cm 60x40, 1 fotografia cm 90x60, tot. cm 120x220 circa, ed. 5 + 1 P. A.

Tribute to Antonia Pozzi (dalla serie Tributo all’inespresso), 2014-2015 fine art digital print, carta Ilford Fiber Silk Baryta, cm 80x100, ed. 5 + 1 P.A. 194


Maternity (dettaglio - dalla serie Nightmore), 2014 fine art digital print, 6a di 9 foto diverse, cm 60x50, ed. di 3 195


Ester Grossi Avezzano (AQ), 1981 Dopo il diploma in Moda, Design e Arredamento, consegue la laurea specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale presso l’Università di Bologna. Si dedica da anni alla pittura ed ha all’attivo mostre in Italia e all’estero. Come illustratrice ha realizzato manifesti per festival di cinema, musica e teatro. Collabora frequentemente con musicisti e video-artisti per la realizzazione di progetti multidisciplinari. Nel 2015 ha creato, con la fashion designer Giulia Marani, la collezione Sunrise SS16 ispirata al suo progetto Lumen. Quest’ultimo ha come punto di partenza l’archeologia, il territorio di origine, la Marsica. Il tema centrale, la luce, è affrontato partendo dallo studio dell’universo grafico, simbolico e apotropaico (animali fantastici, astri, svastike, dischi solari) presente nei dischi-stola in lamina di bronzo (VIII-VII sec. a.C.), indossati dalle donne marse con scopo decorativo delle loro vesti.

OPERA SELEZIONATA Lumen, 2015 video animazione di Ester Grossi e Nico Murri, musiche inedite di Matti Bye 196


197


Rosso fuoco (dittico), 2015 acrilico su tela, cm 100x200

Rosso, 2016 wall painting, acrilico su muro 198


To the point, 2015 acrilico su tela, cm 100x100 199


Monica Grycko Varsavia (Polonia), 1969

► PREMIO SPECIALE VANILLAEDIZIONI Monika Grycko si è diplomata al liceo artistico di Varsavia e nel 1999 ha conseguito la laurea in Scultura e filosofia presso l’Università e Accademia di Belle Arti di Varsavia, nello studio del Prof. Gregorz Kowalski, in un ambiente artistico post concettuale. Nello stesso anno si trasferisce a Faenza, dove ha cominciato ad usare il materiale ceramico elaborando una sua particolare tecnica, che non ha molto in comune con la classica produzione locale. Il suo lavoro è incentrato sulle installazioni scultoree, ma comprende anche pittura, fotografia, video e arte urbana. Le installazioni possiedono certe caratteristiche della pop-cultura: lisce, narcisistiche, facili da osservare. Monika Grycko è molto affezionata al freddo espressionismo dell’arte nordica medioevale e rinascimentale, che riusciva a trasmettere un senso di inquietudine e paura, rintracciabile oggi, ad esempio, nella filmografia di David Lynch.

OPERA SELEZIONATA Dogmaster, 2014 tecnica mista (ceramica, resina epossidica, vetro, lampada neon), cm 35x25x30 cad. 200


201


Holy Monkey, 2015 tecnica mista (ceramica, resina epossidica, vetro, lampada neon, dipinto ad olio su tela), figura cm 25x25x80, tela cm 123x105

Worship Factor, 2016 tecnica mista (ceramica, vetro, illuminazione elettrica, oggetti e cibo per piccoli mammiferi) dimensioni variabili 202


Totem, 2016 tecnica mista (ceramica, vetroresina, vetro, plastica), cm 75x40x25 203


Asako Hishiki Hamamatsu (Shizuoka - Giappone), 1980 Consegue la laurea in pittura nel 2004 presso la Joshibijutsu Daigaku (Joshibi University of Art and Design) di Kanagawa-Tokyo. Nel 2005 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna dove, nel 2010, si diploma in pittura. Dopo aver ottenuto nello stesso anno una borsa di studio dal Governo Italiano, si iscrive al Biennio Specialistico in Pittura e si diploma nel 2015. Nel 2015 è selezionata tra i finalisti di Arteam Cup 2015. Vive e lavora a Villasanta (MB).

OPERA SELEZIONATA Shiki-Matsuba (I aghi di pino estesi, il silenzio del giardino), 2015 xilografia su tessuto, plexiglass, cm 150x150 204


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Shiki-Matsuba #8 - #9, 2015 xilografia su tessuto, plexiglass, cm 15x20 - cm 30x30

Simbiosi armoniche, 2016 xilografia su tessuto, cm 200x150x150 206


Simbiosi armoniche #4, 2015 xilografia su tessuto, cm 148x166 207


Ludmila Kazinkina Kaluga (Russia), 1975 Ludmila Kazinkina nasce nel 1975 a Kaluga, dove frequenta la Scuola d’Arte. Si trasferisce prima a Mosca e poi in Italia, risiedendo in diverse città. Attualmente vive e lavora tra Parma e Kaluga. Ha preso parte a numerose esposizioni personali, collettive e fiere d’arte in Russia, Italia, Germania, Cina, Singapore, Australia, partecipando anche alla 54. Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Regione Emilia Romagna (2011).

OPERA SELEZIONATA Flag, 2016 olio, tecnica mista su tela, cm 40x40 208


209


Golem 1, 2015 olio e tecnica mista su carta, cm 25x24 210


Viaggio nel vento, 2016 olio e tecnica mista su tela, cm 80x60 211


L’orMa Milano, 1985

► VINCITORE CATEGORIA OVER 30 ► VINCITORE ASSOLUTO Motivazione: L’opera dell’artista, partendo da una composizione e una ri-elaborazione di un elemento naturale reale (le foglie di gelso), approda ad un lavoro in cui la naturalezza diventa motivo per trasferire la propria definizione di forma biologica in un’immagine la cui struttura si connette ad un ambito astratto e virtuale. Il lavoro con una natura “viva”, estrapolata e ricondotta ad un processo di geometrizzazione, apre altre prospettive di comprensione che spaziano in un campo libero, alimentando inediti stimoli e letture. Reale e virtuale, naturale ed artificiale, bidimensionale e tridimensionale diventano gli spunti semantici che, con una riduzione concentrata di elementi in apparente contraddizione o contrasto, connotano l’attualità di quest’opera e delle sue riflessioni e intuizioni.

Nel 2007 si laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, diventa assistente della coppia artistica vedovamazzei e viene ospitato presso residenze artistiche (Spinola Banna, Careof Milano). Entra nel panorama artistico esponendo presso gallerie d’arte, enti pubblici e privati e conquistando la selezione in concorsi d’arte (vincitore Premio Euromobil Under 30 Bologna Arte Fiera 2016, Premio Cascella, Premio Novara, segnalato al Premio Cairo 2011). Nel 2011 gli viene commissionata da Regione Lombardia una scultura rappresentativa del tema proposto da Expo 2015, ad oggi visibile presso il nuovo complesso di grattacieli. L’orMa persegue una ricerca che sfrutta la scelta di varie forme di espressione e tecniche artistiche affrontando tematiche a lui care. Negli ultimi anni l’indagine si è concentrata principalmente sull’attuale “coabitazione” tra il mondo naturale e la nuova realtà virtuale. Vive e lavora a Milano.

OPERA SELEZIONATA Fossil, 2016 foglia di gelso e cartoncino, intervento manuale, cm 85x53,5x20 212


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Leaves Studio 24, 2016 intervento manuale su foglia di gelso, cm 32x42x7

Frieze, 2016 14 risme di carta intarsiate, anelli metallici, cm 600x35x20 214


Output, 2016 foglia di gelso e tarassaco, cm 75x45,5x20 215


Alessandra Maio Bologna, 1982 Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna, nel 2008 consegue la Laurea in Storia dell’Arte Contemporanea. A immagini semplici e a campiture di colore lega parole e frasi che scrive migliaia di volte componendo le trame fitte da cui scaturisce, come un ricamo, il disegno finale. La ripetizione è un modo per riflettere: quando si riscrive una frase questa assume un significato più intenso portando ad uno stato meditativo. Vive e lavora a Bologna.

OPERA SELEZIONATA ROSSO - non c’è più confine tra te e me, 2016 penna e acquerello su carta di cotone, cm 23x30,5 216


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Prove di colore - non riesco a essere come vorrei, 2015 penna e inchiostro su carta di cotone, cm 23x30,5

Non devo aver paura del buio, 2015 penna e inchiostro su pannelli, cm 61x91 218


SFUMATURA A - non devo aver paura del buio, 2016 acquerello e penna su carta di cotone, cm 71x56 219


Libera Mazzoleni Cavenago d’Adda (LO), 1949 Libera Mazzoleni vive a Milano, dove ha insegnato e dove svolge la sua attività artistica. Artista complessa e poliedrica, ha respirato l’humus culturale degli anni Settanta nei confronti del quale si è sempre mossa in modo attento alla propria autonomia espressiva. Le sculture in poliestere dei primi anni Settanta, le fotografie, le performance, la pittura, i libri evidenziano, come costante, la compenetrazione tra ricerca sperimentale e riflessione critica. Nel suo percorso, il rifiuto della concezione astratta e idealistica dell’arte trova, nella Storia e nella Contemporaneità, il senso di un fare che non si allontana dal mondo. Centrale nella sua espressione artistica è la necessità di una relazione critica con la contemporaneità, esplorata nei suoi problematici e contradditori aspetti.

OPERA SELEZIONATA Cogito ergo sum?, 2013 video, 5'44'', musica: piano: Fragment71, Fragment/2 da Koiné di Rita Marcotulli 220


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“L’Ultimo Uomo” ha belle scarpe, 2002-2003 acrilico su tela, cm 160x110

IO SONO; io so-no, io non so, io non sono; mi fa male la testa!, 2002-2003 acrilico su tela, cm 160x110 222


Attraverso il tempo - Cassandra e Aiace elaborazione grafico fotografica su supporto in legno e plexiglas, cm 19x30 223


Me Nè Simone Meneghello Milano, 1973

► PREMIO SPECIALE STUDIO BERNÉ Vive e lavora a Milano dove è cresciuto studiando, alla fine degli anni ’80, al Liceo artistico I di Brera, successivamente all’Accademia di Belle Arti Scenografia e alla Civica scuola di Jazz. Talentuoso sassofonista, ha lavorato per 20 anni con i più grandi e importanti jazzisti italiani e come compositore, produttore e arrangiatore musicale. Contemporaneamente ha sviluppato un suo originale linguaggio artistico con il quale riesce ad addentrarsi negli angoli più nascosti dell’animo umano, illuminandone le contraddizioni. Me Nè è artista poliedrico. Le sue opere più recenti spaziano dalla fotografia alla scultura e alle installazioni. Il progetto artistico di Me Nè si sviluppa verso una vera e propria riduzione dell’essere umano a ciò che intimamente è, e si avvicina all’arte antica sarda in una sorta di primitivismo astratto. L’uomo viene raffigurato nella sua semplicità, nella sua sintesi, nella sua condizione fatta di costrizioni.

OPERA SELEZIONATA Costrizioni #11 (dal progetto Luoghi mentali), 2015 stampa fine art su carta cotone Hahnemuehle, cm 100x100, ed. 4 224


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Equilibri #01 (dal progetto Luoghi mentali), 2015 stampa su carta cotone Hahnemuehle, cm 100x100, ed. 4 | cm 50x50, ed. 4 226


Trasformazioni #26 (dal progetto Luoghi mentali), 2015 stampa su carta cotone Hahnemuehle, cm 100x100, ed. 4 | cm 50x50, ed. 4 227


Oriella Montin Rovigo, 1978 Dopo il Liceo Artistico Bruno Munari di Castelmassa (Rovigo), si è diplomata in pittura presso la NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Seguendo un indirizzo concettuale, la sua ricerca è in bilico tra linguaggio fotografico e pittorico. Attratta dal valore simbolico degli oggetti di recupero, l’artista lavora sull’effetto straniante, enigmatico e surreale della rappresentazione. Negli ultimi anni la sua ricerca è incentrata sul tema della Famiglia in tutte le sue sfaccettature. Attraverso l’uso di oggetti di recupero appartenenti all’ambiente domestico e rielaborati tramite l’utilizzo della garza medica e del cucito, l’artista parla della Donna e del suo ruolo all’interno della Famiglia. Ci mostra le memorie e i percorsi che l’inconscio traccia nei corpi e nei volti di queste figure ripescate dal passato, mai viste ma così familiari. Vive e lavora a Milano.

OPERA SELEZIONATA Rammendo – Mending n°2328, 2013 intervento con ago e filo su fotografia d’epoca con cornice garzata tinta col caffè, cm 29x24 228


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Rammendo Mending, 2015 intervento di cucito su fotografia di recupero, cm 36,5x48

Alla ricerca del Tempo Perduto 7118, 2016 intervento di cucito su fotografia d’epoca, pezzo unico 230


Rammendo Mending, 2010 intervento di cucito e collage su fotografia di recupero, cm 17,8x23,8 231


Elisa Muliere Tortona, 1981 Laureata in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna nel febbraio del 2008, è stata allieva di Concetto Pozzati e di Luca Caccioni. Pittrice durante gli anni di studio, la sua produzione spazia oggi dal lavoro su carta alla sperimentazione di altre forme di ricerca quali installazioni, video e interventi di street art. Nel 2014 ha pubblicato il suo primo libro d’artista, “Icaro deve cadere”, edito dalla casa editrice GRRRz Comic Art Books di Genova, presentato in diversi spazi tra cui la VII Biennale Internazionale dell’Illustrazione di Lisbona “ILUSTRARTE”, il Treviso Comic Book Festival, la Galleria Il Vicolo (Genova), lo spazio espositivo Adiacenze per BilBOlbul ’14, con installazioni ad esso dedicate. La sua indagine intende esplorare l’umano e i suoi sentimenti, traducendo sensazioni e visioni attraverso pochi tratti scarni, essenziali. Vive e lavora a Bologna.

OPERA SELEZIONATA On Fire, 2015 inchiostro e pastello su carta, cm 37x24 232


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Just another black moon, 2016 pastello e inchiostro su carta, cm 40x30 234


Fare un mucchietto delle proprie radici, 2016 installazione site specific, pastello e pigmento in polvere su carta e resina, dimensioni ambientali. Foto: Luciano Paselli 235


Silvia Noferi Firenze, 1977 Il suo percorso nella fotografia inizia nell’adolescenza e si sviluppa negli anni attraverso molteplici esperienze di studio e approfondimento, fino alla prima esperienza lavorativa come stampatrice e assistente in uno studio di riproduzione d’arte. Nel 2003 si iscrive alla scuola di fotografia Fondazione studio Marangoni, conseguendo il diploma del triennio nel 2006. In quegli anni inizia la sua ricerca artistica concentrandosi inizialmente sull’autoritratto. Ha frequentato numerosi workshop con artisti quali Marzia Migliora, Mario Cresci, Gea Casolaro, Alessandra Spranzi, ecc. Attualmente i temi sui quali si concentra il suo lavoro sono quelli dell’identità, del sogno e della memoria.

OPERA SELEZIONATA Bonaugo (Art now), 2015 fotografia analogica, cm 80x120 236


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ID, 2015 fotografia analogica, stampa inkjet su dibond, cm 60x40 238


Vacui, 2015 fotografia digitale, stampa inkjet, dimensioni variabili 239


Juan Eugenio Ochoa Medellin (Colombia), 1983

► PREMIO SPECIAL PROJECT SUG@R(T) HOUSE Dopo aver conseguito il Diploma di Laurea in Medicina, ha realizzato studi di ricerca in Cardiologia presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ottenendo il titolo di dottorato nel luglio 2013. Nello stesso anno ha conseguito il diploma di Bienno specialistico in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera con la tesi “Caratteri della Pittura Analitica Italiana e rapporti con la Pittura Europea”. Ha realizzato diverse mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Vincitore e finalista di alcuni premi nazionali ed internazionali, vive e lavora a Milano. Il suo interesse in pittura si rivolge allo studio del colore-luce con particolare attenzione alla ricerca delle trasparenze del colore in rapporto all’aspetto strutturale della forma, favorendo il dialogo tra il piano di configurazione cromatica astratto-strutturale e quello iconico figurale; l’uno necessario alla percezione dell’altro.

OPERA SELEZIONATA Iconica-analitica (dittico), 2016 olio su tela, cm 70x100 240


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Lirica-analitica (serie), 2013 olio su tela, cm 160x90 cad.

Iconica-analitica (dittico), 2015 olio su tela, cm 120x160 242


Lirica-analitica, 2014 olio su tela, cm 120x80 243


Alice Padovani Modena, 1979 Laureata con il massimo dei voti in Filosofia (laurea specialistica) e in Arti Visive (laurea magistrale) presso l’Università di Bologna, dalla metà degli anni ‘90 fino al 2012 si forma e lavora come attrice e regista nell’ambito del teatro contemporaneo di ricerca. Preferendo l’utilizzo del disegno, dell’installazione e della performance, come artista visiva ha esposto in diverse personali e collettive a carattere nazionale e internazionale.

OPERA SELEZIONATA Motherwood, 2016 tecnica mista (baule di legno, disegni a matita su frammenti di uovo di struzzo), cm 52x20x25 244


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Collezione di una gazza ladra - progetto zero, 2014-2016 installazione, teca entomologica, nido, piccoli oggetti, una cetonia 246


Operette vegetali, 2016 installazione composita per corpi effimeri (particolare), vetro, legno, materia vegetale 247


Guido Pecci Alatri (FR), 1975 Si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Roma (scuola di Pittura). Esordisce, nel 2004, con la mostra personale “Landscape poems”, presso il “Centro di Documentazione Ricerca Artistica Contemporanea Luigi di Sarro”, Roma. L’anno successivo, presso la galleria romana Studio Arte Fuori Centro, raccoglie un ciclo di opere dal titolo “La casa di Giulia”. Nel 2006, è la volta di “anno(t)tando” presso la Fondazione Peano di Cuneo. A Napoli, negli spazi della galleria Franco Riccardo Arti Visive, presenta “Painting kills the mural stars”. La galleria Romberg Arte Contemporanea ospita, a Roma, “Don’t forget me!” (2010), “Tamburo di latta” (2011) e “Nothing is forever” (2014). Nel 2012 realizza, per la Galleria delle Battaglie di Brescia, la mostra “Racconti selvatici”. “Pink like a chewing gum” è l’ultimo progetto ideato ed esposto a Milano da Federico Rui Arte Contemporanea, nel marzo 2014. Vive a lavora a Roma.

OPERA SELEZIONATA Figures in the darkness #1 #2 (dittico), 2014 olio, acrilico, grafite su tela, cm 30x50 Courtesy: Federico Rui Arte Contemporanea, Milano 248


249


Untitled 1. 2. 3. 4., 2015 collage e tecniche miste su carta, cm 18x13 cad. 250


Davide, 2014 olio su tela, cm 100x80 251


Luca Pianella Genova, 1985 Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove nel 2012 consegue il diploma di II livello in Arti Visive. Nei suoi disegni si realizza una netta polarizzazione tra i toni di un’estrema luminosità e la totale oscurità: delimitata da un segno molto netto, la figura è ottenuta tramite una lenta ed intensa stratificazione di grafite, come se il soggetto risucchiasse a sé tutti i toni e i possibili colori, così da tendere inesorabilmente ad una oscurità pesante e opaca. Il campo circostante, invece, mantiene la luminosità abbagliante del foglio incontaminato dai segni, sospendendo il soggetto in una dimensione metafisica.

OPERA SELEZIONATA Ombre VIII, 2016 matita su carta, cm 70x70 252


253


Ombre V, 2016 matita su carta, cm 70x70 254


Ombre VI, 2016 matita su carta, cm 70x70 255


Ettore Pinelli Modica (RG), 1984 Formatosi presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, si diploma in pittura nel 2007 e in progettazione e cura degli allestimenti nel 2010. Le immagini che analizza e sviluppa divergono dalla consueta proiezione mentale rispetto all’idea di relazione. La sua ricerca si concentra sul fermo immagine estrapolato dal web, elaborando immagini di scene violente. Tradimento e fedeltà rappresentano l’ossimoro alla base di questa sua pratica in cui la tecnica pittorica e il procedimento di appropriazione costituiscono le costanti in un ventaglio di declinazioni e tecniche potenzialmente infinite.

OPERA SELEZIONATA Blurring motion (rose light), 2016 olio su tela, cm 49x49 256


257


About reactions | paper 2, 2016 fusaggine su carta, cm 150x210

About reactions | paper 1, 2016 fusaggine su carta, cm 150x210 258


Negare una visione personale (payne gray), 2016 olio su tela, cm 120x100 259


Francesca Romana Pinzari Perth (Australia), 1976

► PREMIO SPECIALE RICCARDO COSTANTINI CONTEMPORARY Si forma all’Accademia di Belle Arti. Lavora con video, installazione, performance, scultura e pittura. Nel 2011 vince il premio giovani talenti del Comune di Roma ed una residenza alla SVA di New York. Vive e lavora a Roma. Ha un approccio al lavoro di stampo performativo, la sua ricerca parte dal corpo per parlare d’identità fisica, culturale, politica e religiosa. Prende come punto di partenza se stessa e le proprie esperienze, i suoi lavori sono intimi ritratti che raccontano concetti universalmente noti nei quali gli spettatori possono immedesimarsi. Nelle sue installazioni fatte di crini di cavallo e di suoi stessi capelli intrecciati il rapporto con il corpo e l’organico diventa immediato mentre nelle opere più recenti realizza intrecci di rami di rovo e cristalli.

OPERA SELEZIONATA Natura Naturans, 2016 rami di rovo e cristalli di solfato di rame, cm 70x25 260


261


Holy Thorn, 2016 rami di rovo intrecciati, cm 70x70

Una Ciocca dei tuoi capelli in cambio del mio cuore, 2015 capelli di numerose persone e plexiglass, dimensioni variabili 262


Chimera, 2014 crini di cavallo intrecciati su struttura metallica, cm 250x90x100 263


Annalisa Pisoni Cimelli Genova, 1981 Nel 2005 si laurea in Pittura all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova e nel 2010 consegue la specializzazione in Arti visive e Discipline dello Spettacolo. Dal 2003 vive e svolge la sua attività artistica a Genova, approfondendo l’uso delle arti visive (pittura, fotografia e video) focalizzato principalmente sullo sviluppo e l’interpretazione del tema del Corpo. Dal 2002 partecipa a numerose esposizioni sia in Italia (Genova, Trieste, Bologna, Torino, Milano) che all’estero (Dubai, Berlino, Kaunas). Le sue mostre personali si sono tenute a Trieste (“Le zone di Impatto”, 2013; “Closer 2.0”, 2015) e Genova (“Closer”, 2014). Ha partecipato a laboratori d’arte contemporanea ed è stata pubblicata sulle riviste “Diafora” (2014) e “Juliet Art Magazine” (2015) e nel volume “Il Corpo Solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea”, a cura di Giorgio Bonomi (Rubettino Editore, 2016). Attualmente vive e lavora a Genova.

OPERA SELEZIONATA Nerti, 2015 video digitale hd, 16:9 264


265


Genova a fior di pelle - on my neck, 2015 fotografia digitale con interventi grafici

Genova a fior di pelle - on my chest, 2015 fotografia digitale con interventi grafici 266


Eat me_eat yourself (serie fotografica), 2015 fotografia digitale con interventi grafici 267


Melissa Provezza Orzinuovi (BS), 1978 Dopo la maturità artistica si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera (ha poi conseguito due abilitazioni per l’insegnamento), dove ha lavorato come tecnico di laboratorio e in seguito come docente. Con una borsa di studio ha studiato presso la Facoltà di Belle Arti-Universidad Complutense di Madrid, dove ha vissuto alcuni anni lavorando con gallerie d’arte spagnole. Ha esposto nella 54ª Biennale d’Arte di Venezia (Padiglione Accademie, Tese S. Cristoforo-Arsenale), in personali e collettive, in Italia e all’esterno, in gallerie private e spazi istituzionali. Sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private italiane e straniere. La sua ricerca è soprattutto pittorica, centrata su figura, corpo e identità: una pittura estremamente eterea, al limite della visibilità (che diventa riflessione metapittorica nell’epoca dell’ipervisibilità). Oltre a pittura e disegno, di recente sta indagando le possibilità espressive della fotografia. Vive e lavora a Milano.

OPERA SELEZIONATA Io, 2013 olio su cinque strati di tela sovrapposti, supporto in legno, cm 50x60 (in basso, veduta del I strato) 268


269


Dalla serie Doppelgänger polaroid, cm 60x100 (dimensioni variabili)

Sol Invictus (e veduta del II strato) olio su 3 strati di tela sovrapposti, supporto in legno, cm 90x120 270


Estratto (veduta del I strato) olio su tre strati di tela sovrapposti, supporto in legno, cm 100x70 271


Lorenzo Puglisi Biella, 1971 Lorenzo Puglisi è un artista che lavora in ambito nazionale ed internazionale, con una serie di mostre a Milano e a Parigi che vanno definendo il suo curriculum quale originale emergente, sostenuto da diversi critici, fra i quali Mark Gisbourne. La sua pittura si caratterizza con l’utilizzo diffuso del nero, per creare uno sfondo di buio assoluto, dal quale si sprigionano fiotti di luce che definiscono i volumi, i volti, le parti del corpo, come presenze fermate in un’espressione o in un gesto, frutto di un lungo percorso verso l’essenzialità della rappresentazione e denso di rimandi alla storia della pittura ad olio dal 1600 fino ad oggi. Nel 2015 il suo percorso stilistico è arrivato alla composizione della scena pittorica nel senso più classico ed ampio del termine, con grandi tele riferite ad opere del passato e filtrate dalla sua iconografia, come il Cenacolo di Leonardo, San Matteo e l’angelo di Caravaggio, Giove ed Io del Correggio.

OPERA SELEZIONATA Ritratto 140515, 2015 olio su tela, cm 120x100 272


273


Nell’orto degli ulivi, 2016 olio su tela, cm 200x150 274


Portrait 100915 (Self portrait), 2015 olio su tela, cm 50x40 275


Camilla Rossi Brescia, 1977 Nel 2002 si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, indirizzo Pittura, frequentando anche l’Università di Belle Arti di Granada. La sua attività espositiva, a livello nazionale e internazionale, prende avvio alla fine degli anni ’90, tra mostre personali e collettive. Caratteristica del suo linguaggio, l’unione e al contempo il contrasto tra segno incisivo e finezza cromatica, necessari ad esprimere l’ambivalenza tematica del “ricordo” e delle “presenze”, costanti ambiti di una riflessione creativa che crede ancora nel valore della pittura come intervento “onnivoro” e rigenerante, tra memoria e attualizzazione dell’immagine-segno. Alcune sue opere sono presenti in collezioni private e pubbliche. Vive e lavora a Brescia.

OPERA SELEZIONATA Panoramiche, nel silenzio la bellezza, un tramonto - volume secondo, 2016 libro d’artista, tecnica mista su carta, cm 28x80 ca. (formato aperto) 276


277


Proporzioni, Sudari, 2016 Museo della carta di Mele, Genova, installazione, tecnica mista su carta

Moduli (dalla serie Le proporzioni), 2016 tecnica mista su carta intelata, 2 elementi cm 70x50 278


Mappa 1+4, 2013-2016 tecnica mista su carta intelata, cm 70x70 - 4 libri d’artista, cm 20x15 ca. 279


Matteo Sanna San Gavino Monreale (VS), 1984 Autodidatta, dal 2006 il suo lavoro è stato presentato in mostre personali e collettive in Italia e all’estero sia in spazi pubblici sia gallerie. Le sue opere sono presenti in prestigiose collezioni pubbliche e private. Vive e lavora tra Cagliari e Milano. Nel suo lavoro la bellezza è legata direttamente all’esistenza e alla memoria personale. L’utilizzo di vari linguaggi tecnici (pittura, scultura, disegno, neon, installazioni, fotografia e video) gli consente di superare la dicotomia che esiste fra chi pensa e realizza l’oggetto dell’arte e chi lo fruisce.

OPERA SELEZIONATA Can I go to the toilette?, 2016 acrilico su lenzuolo, cm 130x90 280


281


Breathe, 2015 gesso, palloncino, aria, cm 16x10x5, pezzo unico

How deep is your love, 2015 acrilico su juta, cm 150x200. Collezione Ernesto Esposito 282


As you are, I once was. As I am, you’ll once be, 2016 acrilico su lenzuolo, cm 130x90 283


Tina Sgrò Reggio Calabria, 1972 Le sue inclinazioni artistiche emergono fin dalla prima infanzia. Frequenta l’Istituto Statale d’Arte di Reggio Calabria e dà inizio ad un percorso artistico/emozionale che sarà importante nella sua vita di donna ed artista. Consegue poi il Diploma di Pittura presso un’Accademia di Belle Arti italiana ed inizia il suo percorso artistico con la partecipazione a prestigiosi concorsi di pittura e a numerose mostre collettive. Vince nel 2006 il Premio arte Mondadori. Espone in seguito le sue opere in mostre collettive e personali presso selezionate gallerie italiane. Nel 2011 è vincitrice del lotto A3 – bando opere pubbliche, sede della nuova Questura e della Polizia di Stato di Grosseto. È stata finalista al Premio Arte Laguna 2013 aggiudicandosi il premio galleria - Maelström Art Gallery.

OPERA SELEZIONATA Consolle, 2012 acrilico su tela, cm 100x118 284


285


Luce, 2015 acrilico su tela, cm 85x115

Oggetti in luce, 2016 acrilico su tela, cm 90x130 286


Intima croce, 2015 acrilico su tela, cm 95x70 287


Lucia Simone Perugia, 1986 Nel 2010 consegue il Diploma di Primo Livello in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2013 consegue il Diploma di Secondo Livello in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2012 ottiene una borsa di collaborazione presso la cattedra di pittura di Gianfranco Notargiacomo. Durante tutto il percorso accademico ha frequentato il corso d’incisione di Aristea Kritsotaki, approfondendo così le tecniche dirette. È presente nel VI Repertorio degli Incisori Italiani, edit. Faenza. Il suo lavoro è fatto di simbologie che si avvalgono del concetto di entropia; tendono quindi al disordine o all’equilibrio come conseguenza del disordine stesso, per suggerire un processo di riflessione sul mutamento del genere umano. Il colore porta con sé altrettanto contenuto, sia singolarmente sia negli accostamenti, è funzionale al soggetto, ma insieme a forme e volumi occupa una componente sostanziale del lavoro. Vive e lavora a Roma.

OPERA SELEZIONATA Uniformi, 2015 olio su tela, cm 100x100 288


289


Ciclope, 2016 olio su tela, cm 80x80 290


Contemplazione, 2016 olio su tela, cm 80x80 291


Anna Skoromnaya Minsk (Bielorussia), 1986

► PREMIO SPECIALE MUST GALLERY Diplomata in Arti Applicate al Liceo Artistico, nel 2008 consegue il diploma triennale in Grafica d’arte all’Accademia Belle Arti di Minsk. Nello stesso anno è vincitrice di un Grant per effettuare un corso di laurea presso un’Accademia di Belle Arti in Italia che consegue nel 2013 presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Dal 2013 è docente di Disegno all’Accademia di Belle Arti di Sanremo. Interessata da tempo a scandagliare le trasformazioni psicologiche connesse a momenti cruciali della vita, spinte e cadute, vuoti, ambizioni e consapevolezze dell’essere umano, fino ad affrontare temi relativi anche all’anima collettiva della società, ai percorsi di esclusione del diverso e di sopruso, alle dinamiche del potere in relazione al condizionamento sulle masse e sul pensiero collettivo a danno degli ultimi e dei loro diritti negati. Le tecniche impiegate vedono una particolare attenzione alla costante sperimentazione nell’ambito di nuovi media.

OPERA SELEZIONATA Homeward, 2015 stampa lambda, light box con intervento di luce LED dinamica, audio, sequenza 4’35’’, cm 114x80x7 292


293


Emergence, 2014 stampa lambda, light box con intervento di luce LED dinamica, audio, sequenza 3’25’’, cm 91x105x7

Steps, 2014 stampa lambda, light box con intervento di luce LED dinamica, audio, sequenza 7’35’’, cm 130x180x8,5 294


Adrift, 2015 stampa lambda, light box con intervento di luce LED dinamica, audio, sequenza 2’12’’, cm 123x170x7 295


Matteo Suffritti Milano, 1979 Matteo Suffritti vive e lavora come disegnatore in una fotoincisione a Milano, sua città natale. La prima macchina fotografica che ha avuto tra le mani è stata una Kodak Disc regalatagli dal padre a 8 anni. In seguito, durante l’adolescenza, ha approfondito la sua conoscenza della fotografia utilizzando la reflex e lavorando in camera oscura. Dopo il diploma in grafica pubblicitaria si è avvicinato al mondo digitale, esplorando anche le tecniche video. Ha iniziato ad esporre i suoi primi lavori nel 2008.

OPERA SELEZIONATA

‫( ناونع نودب‬senza titolo), 2016

stampa inkjet su spirit film, ferro, cm 200x60x10 296


297


Frammentazione Ambientale #2, 2016 stampa lambda su fujitrans, metallo e led, cm 10x75x3

Odisseo, 2016 stampa inkjet su spirit film, plexiglass e acqua, cm 50x80x10 298


Gratta &... Portrait #2, 2016 stampa lambda su duratrans con scratch off, legno e led, cm 60x60x5 299


Giorgio Tentolini Casalmaggiore (CR), 1978

► PREMIO SPECIALE PUNTO SULL’ARTE ► PREMIO SPECIALE RESIDENZA “SUGAR IN ART” - FIGLI DI PININ PERO Giorgio Tentolini si forma in Arti Grafiche presso l’Istituto d’Arte “Toschi” di Parma, per diplomarsi in design e comunicazione alla “Università del Progetto” di Reggio Emilia. Dopo stages presso artisti come Marco Nereo Rotelli, inizia una personalissima ricerca con installazioni su base fotografica, per le quali subito ottiene riconoscimenti significativi. Ogni sua opera nasce da una precisa indagine sul Tempo come memoria e identità, in un’attenta e lenta ricostruzione che avviene con lo studio della luce e l’incisione di strati di materiali diversi, tessuti, carte, PVC. Sono il tulle e il nastro adesivo gli attuali media della sua ricerca per la levità meditativa che i vari strati restituiscono all’immagine, metafora di luoghi e ricordi, di sogni e visioni. Un lavoro pittorico, dunque, che vive la realtà della scultura. Vive e lavora tra Casalmaggiore, Reggio Emilia e Milano.

OPERA SELEZIONATA Mesh, 2016 10 reti in metallo a maglia esagonale, intagliate a mano e sovrapposte, cm 94x94 300


301


Intersectio, 2016 rete in fibra intagliata a mano, cm 100x140x45

Syria, 2016 carta pergamena bianca, cm 18x26,7 302


Oak (Fallen), 2016 stampa laser su circa 5400 strisce di carta bianca, cm 105x42 303


Manuela Toselli Torino, 1971

► PREMIO SPECIALE CITTÀ DI ALESSANDRIA Nel 1989-90 ottiene il diploma di Maturità d’Arte Applicata, sezione tessuto, presso l’Istituto Statale d’Arte di Udine “G. Sello”. Nel 1995 ottiene il diploma di Designer Orafo presso l’Istituto Calligari di Vicenza. Nel 2010 raggiunge la Laurea di Secondo Livello Specialistica in “Arti visive e discipline dello spettacolo”- Sez. Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 2011 ottiene il diploma di qualifica professionale di secondo livello in Grafica Integrata. Nel 2015 è selezionata tra i finalisti di Arteam Cup 2015. Nel suo lavoro prende spunto dalla quotidianità, da tutto ciò che in qualche modo scuote la sua attenzione. I concetti che intende esprimere sono rielaborati attraverso un meccanismo di astrazione e personale codificazione. Per i suoi lavori, divisi in cicli, predilige la seta, a volte combinata con altri materiali, per la sua elevata valenza concettuale: infatti, per la sua estrazione, il baco viene ucciso prima che possa compiersi la metamorfosi da crisalide a farfalla. Vive e lavora in provincia di Udine.

OPERA SELEZIONATA Morbide geometrie accompagnano le linee rigide del mio pensiero #17, 2016 organza di seta cucita su shantung di seta, cm 80x80 304


305


Morbide geometrie #16, 2016 organza di seta e cotone, cm 45x45 306


Nutriti di bugie #2 1# #3 #4, 2015 seta shantung e filo di seta, 4 pezzi, cm 32,5x32,5 cad. 307


Serena Zanardi Genova, 1978

► PREMIO SPECIALE VANILLAEDIZIONI Dopo essersi diplomata all’Accademia di Belle Arti di Carrara, frequenta il corso di specializzazione in tecnologie e linguaggi del progetto fotografico contemporaneo presso il CPFR Bauer di Milano. Dal 2015 frequenta lo studio di Adriano Leverone dove approfondisce la conoscenza della ceramica ad alta temperatura. Le sculture sono la rielaborazione di ricordi personali, la riproduzione plastica di fotografie acquistate ai mercatini dell’antiquariato. Nel 2013 vince il premio San Fedele a Milano presentata da Chiara Gatti. Tra le mostre più recenti, la personale “Cromlech” alla 3D Gallery di Venezia Mestre a cura di Giulia Bortoluzzi, e la partecipazione a diverse collettive tra cui “Terra!” 56ª Mostra della Ceramica di Castellamonte a Cura di Olga Gambari. Diverse le esperienze di residenza d’artista come “Bocs Cosenza”, “CAIR” Ceramic Artist Residence (Neümunster), FRAC Corse (Ajaccio), e Albisola artisti cercasi. Vive e lavora in Liguria.

OPERA SELEZIONATA Voragine, 2015 ceramica raku, grès, tavolini in legno antichi, cm 136x75x50 308


309


Candido, 2015 terracotta, grès, cm 25x25x16

Lisbon story, 2016 grès, smalto, ingobbio, pigmento, cm 36x30x93 310


Nuotatrice ingamba, 2016 grès, smalto, vetro, legno, cm 37x33x32 311


Stefano Zaratin Mestre (VE), 1962 Dopo aver frequentato il Corso di laurea in Ingegneria Elettronica presso l’Università di Padova, la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia, e la SommerAkademie di Salisburgo (corso “Sculpture meets photography”), dal 2001 al 2007 frequenta l’Accademia di Belle Arti di Venezia, corso di scultura, dove consegue la laurea. È sempre stato affascinato da ciò che lo inquieta, da ciò che sarebbe meglio non mostrare, da ciò che viene messo sotto il tappeto perché disturba. Nelle sue opere, alcune volte sceglie di usare il linguaggio verbale – sempre curando il legame tra le parole e il puro segno grafico –, altre volte, individua degli elementi per lui significativi per rappresentare una sintesi di ciò che vuole comunicare. Utilizza materiali diversi ma tutti legati ad un senso di leggerezza, come la carta, la luce che filtra attraverso un lavoro di traforo, o l’acciaio che cerca di rendere instabile o di usarlo come elemento grafico.

OPERA SELEZIONATA Asfalti, 2016 ceramica, asfalto su legno, cm 36x36x15 cad. 312


313


PlayfulFlies, 2013 ceramica, ferro zincato, cavo elettrico, cm 50x50x20

Appropriazioni #2, 2016 carta, gesso, paraffina, acrilico, plastica, cm 30x35x25 314


EV #5, 2013-2016 rete metallica, cartapesta, nylon, filo di seta, cm 130x200 315


Stefania Zorzi Gavardo (BS), 1985 Consegue il Diploma specialistico in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti L.A.B.A di Brescia (2010). Tra il 2008 e il 2009 frequenta, tramite il progetto Erasmus, la Facultad de Bellas Artes di Cuenca (Spagna). Ha insegnato per due anni al Liceo Artistico M. Olivieri (Brescia). Collabora con lo studio fotografico Studio Rainbow (Maderno - BS). Ha frequentato insegnanti quali Luigi Compagnoni, Angelo Bordonari, Luciano Pea, Marcello Gobbi, Camilla Rossi. La ricerca artistica di Zorzi ha come punto centrale il corpo che si relaziona a se stesso, allo spazio e alla materia. Le opere diventano scorci di vita e spinta ad una continua metamorfosi del sé. Gli autoscatti raccontano un vissuto quotidiano che, reinterpretato, porta alla rivelazione della solitudine e della difficoltà di costruire un’identità stabile nell’era contemporanea. C’è un’attenzione continua sul rapporto tra l’uomo e gli spazi. Vive a Vobarno (BS).

OPERA SELEZIONATA InBunker (serie), 2015 fotografia digitale, cm 60x80 316


317


InBunker (serie), 2015 fotografia digitale, cm 70x50

L’attesa, 2016 fotografia digitale, cm 70x50 318


Lacrima, 2016 fotografia digitale 319


ARTISTI UNDER 30 LUCA BARBIERO RENATO CALAJ ANGELICA CONSOLI FABRIZIO CORBO CAROLINA CORNO LARA MONICA COSTA CHIARA FUCÀ CESARE GALLUZZO FEDERICA GIULIANINI DEBORAH IERANÒ CHEN LI STEFAN MILOSAVLJEVIC GIACOMO MONTANELLI MAURIZIO POMETTI ELEONORA ROARO ADUA MARTINA ROSARNO MARCO ROSSI THOMAS SCALCO ALICE ZANIN

ARTISTI OVER 30 GUIDO AIROLDI AQUA AURA DANIELA ARDIRI CRISTIANO BARICELLI ELISA BERTAGLIA GIANNI BERTI ALESSIO “SFIGGY” BOLOGNESI GIORGIO BORMIDA ALESSANDRA CALÒ ENRICA CASENTINI MARIA “MARILENA” DE STEFANO GIORGIO DISTEFANO MATILDE DOMESTICO ETTORE FRANI NADIA GALBIATI MASSIMILIANO GALLIANI FEDERICA GONNELLI GABRIELE GRONES GIAN LUCA GROPPI ESTER GROSSI

MONIKA GRYCKO ASAKO HISHIKI LUDMILA KAZINKINA L’orMa ALESSANDRA MAIO LIBERA MAZZOLENI ME NÈ - SIMONE MENEGHELLO ORIELLA MONTIN ELISA MULIERE SILVIA NOFERI JUAN EUGENIO OCHOA ALICE PADOVANI GUIDO PECCI LUCA PIANELLA ETTORE PINELLI FRANCESCA ROMANA PINZARI ANNALISA PISONI CIMELLI MELISSA PROVEZZA LORENZO PUGLISI CAMILLA ROSSI MATTEO SANNA TINA SGRÒ LUCIA SIMONE ANNA SKOROMNAYA MATTEO SUFFRITTI GIORGIO TENTOLINI MANUELA TOSELLI SERENA ZANARDI STEFANO ZARATIN STEFANIA ZORZI

ISBN 978-88-6057-346-9

9 788860 573469

€ 30,00 (IVA assolta dall’editore)

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Arteam Cup 2016  

Catalogo della mostra finale del premio Arteam Cup 2016, Palazzo del Monferrato, Alessandria, 29 ottobre - 20 novembre 2016.

Arteam Cup 2016  

Catalogo della mostra finale del premio Arteam Cup 2016, Palazzo del Monferrato, Alessandria, 29 ottobre - 20 novembre 2016.

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