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Il Centro - Periodico di Informazione Parrocchiale

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Periodico di informazione parrocchiale - Anno X, Numero VIII

Parrocchia Matrice “Maria SS. Assunta” E-mail: newsilcentro@hotmail.com

di Emilio Longo

Il Vescovo secondo Francesco Chiusa la parentesi relativa agli impegni derivanti dalla canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII, l’instancabile Francesco in questa settimana ha incontrato tutti vescovi italiani in occasione della 66 Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana tenutasi dal 19 al 22 Maggio. Non ha perso tempo, ed in apertura ha rotto subito gli indugi indicando quella che dovrebbe essere la strada da percorrere per riscoprire la funzione del vescovo nella società e nella Chiesa. In un continuum di stile non ha risparmiato, così come fa ai fedeli nelle udienze del mercoledì, ai suoi confratelli le sue domande: “Siate pastori di una Chiesa comunità del Risorto. Chiediamoci, dunque: chi è per me Gesù Cristo? Come ha segnato la verità della mia storia? Che dice di Lui la mia vita?”. Per poi ribadire l’importanza dell’unità della Chiesa da preferire all’ambizione individuale, alle chiacchiere, alle mezze verità: “meglio cedere, rinunciare, disposti anche a portare su di sé la prova di un’ingiustizia piuttosto che lacerare la tunica e scandalizzare il

25 MAGGIO 2014

Piazza del Popolo—SAN PIETRO VERNOTICO - Tel. 0831671355 www.parrocchiamatricespv.it

POVERTÀ E RISORSE NELLA CHIESA DI LECCE! popolo santo di Dio”. Papa Francesco, ancora, ha invitato i vescovi ad essere più vicini ai sacerdoti che quotidianamente sono a stretto contatto con la sociètà ed in particolare famiglie, disoccupati e migranti a lui molto cari. Chiudo questo editoriale comunicandovi che l’esperienza positiva e riuscita del Periodico “Il Centro” ha generato l’entusiasmo e la voglia di cimentarci con una nuova esperienza altrettanto importante e significativa. In una società come la nostra, completamente votata ai social media, dove tutti hanno una pagina facebook ed un profilo su twitter dai quali comunicare non solo il proprio stato d’animo, il proprio pensiero ma dare anche notizie e comunicazioni istituzionali ai cittadini, anche noi abbiamo deciso di stare al passo coi tempi e di realizzare un sito parrocchiale con il quale restare più vicini ai nostri parrocchiani ed a tutti coloro che per un motivo o per un altro si trovano a “navigare” nel sito della nostra Parrocchia. A voi tutti l’invito a visitarlo facendoci conoscere il vostro punto di vista e i vostri suggerimenti.

Aiutare i poveri è un dono, un dono che bisogna chiedere allo Spirito Santo Nel contesto culturale attuale, caratterizzato da una frattura sempre più profonda tra Vangelo e vita, in cui emerge imperiosamente tutto un mondo sommerso e vasto di persone, italiane e non, che non possiedono più nulla, neppure la speranza in un domani diverso e migliore, la Chiesa di Lecce, tramite la Caritas, organizza la testimonianza della carità, sostenendo il cammino di fede, fortificando la speranza, manifestando l’amore di Dio, promuovendo e coordinando le attività assistenziali, individuando le cause delle varie forme di disagio e tentando di fornire risposte significative. La nostra Chiesa locale, infatti, non considera i poveri un “fardello”, ma “fratelli” chiamati a partecipare alla stessa “mensa” della vita in pienezza, a essere protagonisti di uno sviluppo integrale e inclusivo. Allora i poveri, coloro che chiedono il nostro aiuto, coloro che per sopravvivere hanno bisogno del nostro sostegno, in realtà sono i nostri "benefattori". Continua a pag. 7


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«Questa maternità di Maria nell'economia della grazia - come si esprime il Concilio Vaticano II - perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell'annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, assunta in cielo non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della salute eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata». Enciclica Dives in Misericordia di G.P.II

Regina: Madre della Misericordia La Salve Regina mi riporta al periodo della fanciullezza, quando, entrato a scuola quasi allo scadere dell’orario limite, suor Maria era pronta a recitare la preghiera mattutina. Spesso recitavamo la Salve Regina. Ognuno di noi, riporterà alla mente il ricordo legato a questa preghiera, le emozioni, le persone, i sapori e gli odori. Ma perché Maria è Regina? Di quale regno? La Salve Regina è come l’AVE MARIA, un saluto a MARIA; la seconda preghiera è ricca di sacra scrittura, mentre la Salve Regina nasce dal popolo, dalle emozioni del popolo e riflette le ansie e le gioie dei cristiani che hanno consegnato la loro vita in Cristo a Maria. Papa Francesco, in una sua udienza, una delle prime, raccontò di un sacerdote dell’Argentina, giovane e tanto umile, che ogni sera quando andava a dormire, si consegnava a Maria, ma sorprese una sua frase, “Maria ti consegno la mia anima, sii custode della porta della mia anima, se la lascerò aperta custodiscila tu dagli assalti del male”. La regina custodisce e abita il palazzo del re. Teresa d’Avila ha scritto un’ opera monumentale, per la vita spirituale, Il castello interiore. La nostra anima è come la reggia del re. A custodirla c’è Maria. Non c’è luogo più bello dove Dio abbia posto la sua dimora, l’anima dell’uomo: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te” Lc 1,28, “Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre… Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorarono.” Gv 4,21;23 Sono riconoscibili nella "Salve, Regina" tre parti che si possono distinguere co-

me introduzione, corpo e conclusione. L'introduzione è nelle parole: "Salve, Regina, Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve". La seconda parola "Regina" è il titolo che la preghiera vuol mettere in evidenza. E ciò è tanto più signifi-cativo quanto più si pensa che era citato sì ma non studiato, nel tempo in cui nasceva questa preghiera. La terza parola o meglio espressione "Madre di misericordia" preannuncia già i motivi che saranno svi-

luppati nelle invocazioni seguenti. Dopo la considerazione della regalità segnata dal termine precedente potrebbe, nascere nell'animo un certo senso di soggezione, ecco subito a dissiparlo la precisazione consolante di Madre di misericordia riferita alla Regina. Maria è la madre della Misericordia, perché la Misericordia è il titolo di Dio, e lei è Madre di Dio. Incalzano poi le parole: "vita, dolcezza e speranza nostra". L'Avvocata è quella che difende gli accusati. Accusati perché colpevoli. Accusati, dalla giustizia del Re, colpevoli di troppi peccati. La "Salve, Regina", pur chiamando Maria con il titolo regale, non si preoccupa affatto di spiegarlo, ma insinua dolcemente questo pensiero: Maria è Regina non perché si goda da sola la

sua grandezza, ma perché mette tutto a nostro servizio. E' un pensiero cristiano che la Madonna è la prima ad accettare, perché vuole veramente usare della sua autorità soltanto per il nostro bene. Non si esclude che più di uno abbia messo mano a perfezionare questa preghiera. Si dice, per esempio, che quelle che sono oggi le parole di chiusura siano di san Bernardo che le avrebbe pronunziate la vigilia del Natale 1146 nel Duomo di Spira (Germania). E' accertato comunque che la copia di "Salve, Regina" più antica è del secolo undicesimo ed è dell'abbazia benedettina di Reichenau (presso il lago di Costanza). I nostri antenati hanno compreso che senza Maria non c’è fede in Gesù. Basti pensare alle numerose parrocchie del nostro Salento dedicate a “Deipare Mariae”, Assunzione Maria. La Salve Regina è l’espressione più curata di un credo che nasce dal popolo, non chiuso in una stanza del Vaticano a tavolino dove viene scritta una data teoria da apprendere imparare e trasmettere. La fede non si impara nelle università. La fede la si vive tra la gente, pregando il rosario e consumando le ginocchia per l’umiltà grande verso il Santissimo Sacramento e il Confessionale. Non sapremo più pregare fin quando non impareremo a inginocchiarci davanti al mistero della fede. Maria è grande perché nella sua umiltà ha saputo inginocchiarsi dinanzi al mistero dell’incarnazione e accoglierlo nel suo cuore e nel suo grembo. Salutiamola come Regina della nostra anima, del nostro castello interiore, sarà lei a sorvegliare chi entra e chi esce. Salve Regina! Giorgio CALISI

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L’ANGOLO DEL a cura di Loredana VERDURA

La storia ha insegnato tanto a tutti noi durante la nostra carriera scolastica: nozioni che abbiamo imparato e subito rimosso e eventi che invece abbiamo il dovere di non dimenticare MAI! L’Olocausto è stato l’errore e l’orrore più grande di cui si è macchiata l’umanità, lo sterminio più ignobile, la “strage degli innocenti” che non si sarebbe mai dovuta ripetere. Gli ultimi superstiti ormai se ne sono andati, ma nella letteratura c’è tanto di quel materiale che terrà vivo il ricordo di ciò che hanno vissuto gli ebrei. E noi dobbiamo alimentare tale ricordo, raccontare ai nostri figli la cattiveria di cui è capace l’essere umano contro i propri simili. Di libri sull’Olocausto ne ho letti davvero tanti, ma questo di Balson, pubblicato inizialmente dallo stesso autore e poi comprato dalle

Volevo solo averti accanto Di Ronald Basson più grandi case editrici, ha la capacità di coinvolgere emotivamente il lettore, mentre viene narrata una vita, un caso giudiziario: la condanna del “macellaio di Zamosc”. Settembre 2004. Durante la prima all’Opera di Chicago, un vecchietto si avvicina con una pistola a Elliot Rosenzweig, un personaggio di spicco della città, accusandolo di essere Otto Piatek, il macellaio. Nessuno crede al vecchio Ben Solomon ad eccezione di una avvocatessa, la giovane Catherine Lockhart, che, all’inizio scettica, man mano viene coinvolta emotivamente nel racconto di Ben, sfuggito allo sterminio e al campo di concentramento. La storia dell’uomo è straziante: il tradimento da parte di colui che i Solomon avevano cresciuto nella loro casa come un figlio è vergognoso; l’amore di Ben per Hannah, commovente; il desiderio di vendetta e di riscatto, comprensibile; la possibilità di vincere e dimostrare chi sia in realtà il ricco benefattore di Chicago, molto im-

Orario spettacoli: 18.30 - 20.45

probabile. Il racconto galoppa, le vicende si susseguono rapidamente, il riscatto finale ci sarà. Ma nulla potrà riscattare i milioni di esseri ingiustamente uccisi dai tedeschi e da chi la pensava come loro. Nulla potrà farci dimenticare che non c’è peggiore “animale” dell’essere umano. “Mio caro avvocato … Trovatela da sola una risposta razionale a un mondo che aveva perso il lume della ragione” (Ben Solomon) “Ci sono molte ragioni per studiare l’Olocausto e parlarne nelle scuole, ma forse la più importante è prevenire che possa verificarsi di nuovo” (Ben Solomon)


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Italia verso Brasile ‘14 2048 è un gioco molto semplice. Si basa su multipli di due che vanno spostati attraverso una griglia composta da 16 caselle: ogni volta che due numeri uguali finiscono vicini questi possono essere sommati. Ovviamente, lo scopo è arrivare a 2048. Il suo successo di questo rompicapo matematico è planetario, con milioni di partite che vengono giocate ogni giorno in ogni angolo del Mondo. Il lato meno conosciuto del successo di 2048 è la storia del suo creatore Gabriele Cirulli. E' un dician-

novenne goriziano, diplomato presso un istituto tecnico e con una forte passione per l'informatica. Ha creato questo progetto con lo scopo di ammazzare il tempo durante il weekend. Dal giorno in cui ha messo online il gioco (9 marzo), il sito è stato visitato da oltre 9 milioni di utenti. Grazie alle donazioni ha guadagnato qualche centinaio di euro, ma Gabriele non punta a diventare ricco con questo progetto. Tant'è che il codice del gioco è scaricabile gratuitamente ed è possibile crearne una versione personalizzata. Il lato più interessante sono le tante proposte di lavoro che gli arrivano ogni giorno. Nonostante il successo, Gabriele Cirulli non si scompone: "aspetterò che si calmino le acque, poi valuterò: potrei continuare a lavorare come freelance o accettare un contratto in una delle aziende che mi hanno contattato". Federico MELLI

Meno di un mese all’inizio della competizione calcistica più importante. Tra diverse difficoltà, il Brasile si prepara a ospitare i prossimi Mondiali. Per i nostri Azzurri, la fase d’avvicinamento è iniziata con le preconvocazioni del c.t. Prandelli. Trentuno gli uomini scelti (quattro i portieri con l’inclusione di Mirante pronto a sostituire, in caso di infortunio, i restanti tre). Forte delusione, invece, per gli esclusi: Gilardino, Criscito, Astori, Florenzi, Osvaldo e Giaccherini i più inaspettati. Fra i promossi a sorpresa Pasqual, Romulo e Darmian. Convocato anche Giuseppe Rossi, reduce da un brutto infor-

tunio al ginocchio. Il raduno per la nazionale azzurra è lunedì 19 maggio a Coverciano. Sabato 31, a Londra, amichevole contro la Repubblica d’Irlanda mentre il 4 giugno, a Perugia, Italia di scena contro il Lussemburgo. Fra i due match, il 2 giugno, Prandelli dovrà presentare alla FIFA l’elenco dei 23 calciatori che partiranno per il Brasile. Partenza fissata il 5 giugno. Domenica 8, ultimo test prima dell’esordio (sabato 14 a Manaus con l’Inghilterra) nella Coppa del Mondo contro il team brasiliano del Fluminense. Molte opzioni tattiche per Prandelli. Difficilmente vedremo la difesa a 3 in stile Juventus (BarzagliBonucci-Chiellini), piuttosto il c.t. sembra proiettato verso i 4 dietro, il rombo a centrocampo e Balotelli a guidare l’attacco supportato da un partner di grande qualità. Sono proprio legate a quest’ultimo le maggiori incognite. Se Cassano e Rossi non dovessero essere al top, Prandelli è pronto a rinunciare a un centrocampista per dare spazio sulle fasce a Cerci e Candreva. Igor SABELLA

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LA PAROLA:

“PARACLITO’”

di don Benedetto STRUMIELLO

VI DOMENICA DI PASQUA anno A 25 Maggio 2014 Nel discorso dell’ultima cena Gesù rassicura i suoi discepoli che, quando non sarà più presente fisicamente, la sua azione verrà proseguita dallo Spirito Santo chiamato nell’originale greco Paraclito. L’evangelista Giovanni è il solo, nel Nuovo Testamento, a adoperare il termine Paraclito. Non è un nome proprio dello Spirito, non designa la natura, ma la sua funzione: colui che è “chiamato accanto”; svolge la funzione attiva di assistente, di avvocato, di sostegno. Questa funzione è svolta sia da Gesù Cristo, il primo Paraclito, che in cielo è “nostro avvocato presso Dio Padre, ed intercede per i peccatori” (1 Gv 2,1), sia quaggiù dallo Spirito Santo, il quale essendo per i credenti il rivelatore e il difensore di Gesù (Gv 14, 16ss), ne attualizza la presenza. La venuta dello Spirito Santo, il Paraclito, dunque, è legata alla partenza di Gesù, che segna una nuova tappa nella storia della presenza di Dio tra gli uomini. Nel discorso dopo l’ultima cena Gesù annunzia che verrà nuovamente. Tuttavia la sua presenza tra i suoi non sarà più di ordine sensibile, ma “spirituale”. Dio Pa-

“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce! ” (Gv 14, 15)

dre darà loro “un altro Paraclito”, che Gesù stesso manderà, lo Spirito Santo. Pur essendo diverso da Gesù, lo Spirito Santo porta a perfezione la presenza di Gesù. Nella comunità dei discepoli il Paraclito ha una presenza attiva. Deve glorificare Gesù, in primo luogo attualizzando il suo insegnamento: “Egli vi insegnerà tutto e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (14,26). Con ciò rende testimonianza a Cristo e permette ai discepoli di testimoniare con lui e per mezzo di lui.

Lo Spirito Santo, il Paraclito, non rivela soltanto una verità, ma giustifica la verità contro la menzogna del mondo. Lo Spirito di verità è il difensore di Gesù: da accusati, i discepoli diventano giudici dei loro giudici, come lo era stato Gesù nella sua vita terrena. Gesù presenta l’esistenza del cristiano sottoposta a un attacco sistematico da parte del

Periodico di informazione parrocchiale Parrocchia “Maria SS. Assunta” - San Pietro Vernotico - E-mail: newsilcentro@hotmail.it Direttore Responsabile: Sac. Strumiello Benedetto Redazione: Giorgio Calisi, Federica Canuto, Federico Melli, Antonio Miceli, Antonio Renna, Igor Sabella, Daniele Verde, Loredana Verdura - Grafica: Emilio Longo “Il Centro” non rappresenta una testata giornalistica poiché pubblicato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n. 62 del 7.03.2001– La responsabilità di quanto riportato negli articoli è prettamente dell’autore

mondo che lo trascinerà nel male e nel peccato. Il Paraclito confonde il mondo su tre punti: il peccato, perché il peccato è l’incredulità nei confronti di Gesù; la giustizia, perché la giustizia è dalla parte di Gesù che è glorificato presso il Padre; il giudizio, perché il verdetto di condanna è già pronunciato contro il demonio, principe di questo mondo. Lo Spirito Santo sosterrà così efficacemente il discepolo che il risultato è la vittoria contro il male; lo difende, lo sostiene nella fede, lo consola per le sofferenze che esso patisce a causa del demonio. Così nel cuore del credente, grazie allo Spirito Paraclito, che non abbandona mai la comunità dei credenti, che l’accoglie ed ascolta, dimora una convinzione: non il mondo, ma è Gesù ad avere ragione; perciò anche i cristiani hanno motivo di credere, di soffrire per la causa del loro maestro. Con lui, sono già vincitori del mondo e del demonio. Per questo motivo, il padre della Chiesa Cirillo di Alessandria nel Commento al Vangelo di Giovanni dice:”O Signore, ci hai circondati di uno scudo di grazia”, chiamando scudo di grazia null’altro che lo Spirito Santo che protegge e rafforza con la sua incredibile potenza. Vieni Spirito Paraclito e accendi in noi il fuoco del tuo amore!


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ACi Mentre le grandi stelle del calcio si preparano per i Mondiali, i “grandi campioni” dell’Azione Cattolica stanno affrontando una difficile competizione, in cui vincere importa relativamente, ma che esalta il gioco di squadra e la sportività. A questo evento possono partecipare tutte le parrocchie della Diocesi di Lecce che devono presentare una rosa di 15 giocatori, ambo i sessi, che ha l’obbligo di coprire la fascia d’età tra i 12 e 14 anni. A ogni squadra è affidato il compito di personalizzare le magliette e soprattutto inventare cori che durante la partite si susseguiranno. In-

divertiamo!!! fatti ciò che colpisce particolarmente, è la bellissima atmosfera che può essere paragonata a quella delle grandi bolge che avvolgono i grandi stadi, perché i tifosi si danno al tifo scatenato. E infine, non possiamo dimenticare il momento più importante di ogni partita, la Preghiera, che viene recitata non per superstizione, ma per ricordare che ogni momento della giornata, in qualità di cristiani, deve avere come fine Gesù.

Non è mai semplice riuscire a descrivere con le parole, che per loro natura definiscono e limitano, la bellezza e la grandezza di un'esperienza di fede. Perché la fede, lungi dal poter essere racchiusa in definizioni più o meno ampie, va ad abbracciare ogni aspetto, ogni momento della nostra vita, fino a coincidere con l'interezza della nostra vita. Mi spiego meglio. La fede non è un optional, non è come le app dei nostri più moderni tablet, da attivare al momento op-

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portuno e poi disattivare quando non ci serve più. Essa deve, invece, orientare tutte le scelte che ogni giorno siamo chiamati a compiere, nei diversi ambienti in cui le nostre vocazioni ci spingono. Per noi cristiani, concretamente, significa vivere ogni giorno secondo il messaggio del Vangelo, secondo l'esempio di Gesù. Per noi, giovani cristiani, significa non aver paura delle sfide che il mondo ci pone davanti, ma affrontarle con coraggio, nella parrocchia come nella scuola, nell'università come sul posto di lavoro. Questa è anche la mia piccola, personale esperienza. Quella di un cammino di fede vissuto sin da bambino nella Chiesa e, più in particolare, nella splendida realtà dell'Azione Cattolica, da accierrino, da giovanissimo e, ora, da giovane adulto, nella salda convinzione che, nonostante gli affanni che, talvolta, sembrano sopraffarci, “è Gesù che cerchiamo quando sogniamo la felicità”. Mauro SPEDICATI

Stefano ZAFFINO

LA STORIA DEL FUMETTO

LA FEDERAZIONE EUROPEA COME MITO DI PACE Il 9 Maggio 1950 Schuman tenne un discorso che sarebbe rimasto alla storia come il discorso della politica dei piccoli passi; e di piccoli passi fino ad oggi in Europa ne sono stati fatti. Il sogno dei Padri Fondatori è diventato realtà, ma non è ancora certezza. Diventerà certo quando l’Europa riuscirà a realizzare un progetto politico e diventare uno Stato federale. Una Comunità politica diversa dalla forma giuridica statale che si è imposta a partire dal ‘500 in poi. Composta non da un solo popolo, ma da tanti popoli diversi e uniti nella diversità. È questa la sfida delle elezioni del 25 maggio, è questa la sfida del semestre italiano alla Presidenza del Consiglio europeo. L’Italia deve dimostrare che un mondo in cui trionfi la democrazia è possibile; ma per far questo il nostro Paese dovrà riuscire innanzitutto a riformare se stesso. I due progetti sono strettamente legati e la buona riuscita di uno dipende dalla buona riuscita dell’altro. Anche i tempi sembrano pronti e il momento più propizio che mai. Forse quello che manca sono delle persone piene di speranze, di sogni e di forza di volontà. Quelle persone siamo noi giovani, noi che continuiamo a credere in un futuro migliore anche se il mondo ci sprona ad essere pessimisti, noi che crediamo negli ideali, noi che crediamo in quel mito che

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ben descriveva De Gasperi in un discorso al Senato del 15 novembre 1950: “Qualcuno ha detto che la Federazione europea è un mito. È vero, è un mito (…) E se volete che un mito ci sia, ditemi un po’ quale mito dobbiamo dare alla nostra gioventù per quanto riguarda i rapporti di Stato e Stato, l’avvenire della nostra Europa, l’avvenire del mondo, la sicurezza, la pace, se non questo sforzo verso l’Unione? Volete il mito della dittatura, il mito della forza, il mito della propria bandiera, sia pure accompagnato dall’eroismo? Ma noi allora creeremo di nuovo quel conflitto che porta fatalmente alla guerra. Io vi dico che questo mito è mito di pace; questa è la pace, e questa è la strada che dobbiamo seguire.” Maria Pia DI NONNO

Un fumetto è un racconto in cui testo scritto e immagini contribuiscono in pari misura al risultato finale. Le storie del fumetto vanno frequentemente alla ricerca di antenati storici del fumetto moderno. Questa ricerca ha spesso il fine di “mobilitare” una forma di narrazione per molti decenni considerata “bassa”, e tende a considerare “fumetto” ogni tipo di narrazione per immagini del passato, dalle pitture rupestri e le steli egizie fino a forme artistiche sette e ottocentesche. Tra le forme artistiche indicate come antesignane del fumetto, le più significative sono probabilmente le cosiddette bibliae pauperum (narrazioni per immagini di episodi, soprattutto a vantaggio di chi non sapeva leggere) e le stampe popolari, diffuse in tutta Europa già dal XVI secolo. Il fatto che per secoli si fossero realizzate narrazioni per immagini ha dato ai fumettisti moderni la possibilità di continuare in forme nuove questa tradizione narrativa. Determinanti per queste forme nuove sono soprattut-

to due generi artistici, l’illustrazione riguardante storie d’avventura e la caricatura con le storie comiche. La nascita del primo fumetto vero e proprio avviene nel 1894, quando Richard Felton Outcault pubblica per la prima volta Yellow Kid sulla rivista TRUTH. Yellow Kid, come quasi tutti i fumetti delle origini, appartiene al genere comico e il legame grafico con l’illustrazione e la caricatura è ancora evidente. Il successo di Yellow Kid, apre la strada a un fiorire di racconti a fumetti e alcuni personaggi, diventano subito molto popolari. Lo stesso Outcault disegna Buster Brown, mentre Rudolph Dirks è autore dal 1897 dei Katzer Jammer Kids, di George Herriman è il surreale Krazy Kat (dal 1910). Il 15 ottobre 1905 al 23 aprile 1911 appare sul “New York Herald” la serie Little Nemo in Slumberland, di Winsor McCay, ogni avventura è vissuta in sogno dal piccolo Nemo e ha termine con il suo risveglio. Questo permette all’autore di rappresentare storie fantastiche, ambientate in un mondo surreale che ha molto in comune con il Wonderland di Lewis Carroll e che viene rappresentato secondo i modelli dell’arte grafica di inizio secolo. Antonio RENNA


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IL SITO PARROCCHIALE: NUOVO STRUMENTO DI EVANGELIZZAZIONE E CATECHESI Grazie a un gruppo di persone volenterose è stato possibile realizzare questo progetto: portare la nostra parrocchia sul web. Questo nuovo sito è stato ideato per poter informare in modo semplice ed immediato la comunità sui diversi percorsi proposti, per essere sempre aggiornati con gli avvisi, per poter consultare in qualsiasi momento gli appuntamenti settimanali e per raccontare le no-

terza che racconta attraverso le foto, tutte le iniziative e gli eventi legati alla nostra parrocchia. Nel sito è presente una parte dedicata al nostro giornalino, dove è possibile reperire vecchi e nuovi numeri in formato PDF. Vi riporto di seguito un estratto del messaggio di San Giovanni Paolo II per la 36° Giornata delle comunicazioni sociali: “ La Chiesa si avvicina ad internet con realismo e fiducia. Come altri mezzi di comunicazione, esso è un mezzo e non un fine in se stesso. Internet può offrire magnifiche opportunità di evangelizzazione se utilizzato

stre iniziative attraverso articoli e immagini. 
Ogni realtà presente nella "Nostra Chiesa" ha una sezione dedicata che contiene informazioni e contatti diretti a cui accedere facilmente oltre che ad avere in evidenza le attività e le proposte parrocchiali. Una sezione multimediale contiene diverse gallerie di immagini. La prima dedicata alla nostra chiesa, con foto riguardati gli altari, le tele, le statue ecc. La seconda che raccoglie le foto della chiesa di S. Pietro Apostolo. La

con competenza e con una chiara consapevolezza della sua forza e delle sue debolezze. Soprattutto, offrendo informazioni e suscitando interesse, esso rende possibile un primo incontro con il messaggio cristiano, in particolare ai giovani che sempre più ricorrono al ciberspazio come finestra sul mondo. E’ importante, quindi, che la comunità cristiana accolga questo nuovo strumento di evangelizzazione”.

DEO GRATIAS

sapevolezza che tutto è per la gloria di Dio. È questo il filo rosso della vita e del pontificato di Giovanni Paolo II, incontrare la gente lì dove è impegnata nelle sue occupazioni, con la povertà culturale, umana e ricordare sempre che noi siamo amati da Cristo e siamo soldati di Cristo. Il giorno della canonizzazione, il 27 aprile, Roma esterrefatta, ha assistito ad un’emozione enorme, un plotone enorme di uomini e donne armati di rosari, seggiolini, e bottigliette d’acqua pronti a dire: IO c’ero per Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Il loro testamento è la fede forte e viva di tante donne, giovani, vecchi e bambini, di ogni cultura, credo e colore, che hanno respirato l’aria di rinnovata speranza, che ci hanno donato questi papi tra il finire di un rovinoso secolo, il 900, e l’alba del nuovo millennio.. Questa è la Chiesa di Dio, edificata da Dio grazie alla lucidità, bontà e acutezza di intelligenza prima da Giovanni XXIII che ha permesso tutto questo, grazie al rinnovamento del Concilio, e poi con Giovanni Paolo II che con invidiabile intelligenza, ha saputo rendere il Concilio concreto, radunando i soldati di Cristo, e facendo sorgere un nuovo sole nel nostro secolo, un sole che riscalda con umanità e semplicità il cuore dei fedeli, il sole è l’Amore per Dio, unico centro e senso della vita del mondo.

Una folla immensa. Numerose lingue. Tanta gioia e commozione. Grida di giubilo. Semplicità, povertà e tanta tanta simpatia. Non c’è nulla di surreale, ma tanta realtà e naturalità. È questa la canonizzazione dei due grandi papi Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. I plotoni d’attacco del ventunesimo secolo. Miliardi di uomini e donne, i soldati di Cristo, pronti a Marciare, con in mano una croce, uno stendardo, una bandiera, una foto: tutto riecheggiava DEO GRATIAS. Tutto per la lode a Dio. La Chiesa è sulla strada giusta. Giovanni XXIII con la sua Enciclica Pacem in terris, ci ha lasciato il testamento più espressivo e significativo. Gli uomini e le donne che hanno Cristo nel cuore, combattono la battaglia della vita mettendosi in marcia e testimoniando Amore, pace, gioia, semplicità e tanta cordialità. Una scelta di vita, vissuta in primis da Giovanni Paolo II, il primo dei Pontefici, che ha girato il mondo per annunciare Cristo alle folle, alle masse incrudeli o ferventi di fede, piene di sofferenza o gioia, ma tutti sull’unica strada che è la vita. Non si aumenta la fede lasciando alle spalle la vita, il dolore, la sofferenza, la cruda realtà. I soldati di Cristo vivono la loro esperienza di fede con la con-

Daniele VERDE

Giorgio CALISI

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GLI INQUINANTI DOMESTICI E LA CASA ZERO: CONSIGLI Nelle case ci possono essere inquinanti pericolosi: radon, particelle, campi magnetici, gas di sostanze pericolose ecc. Una lista può aiutarci a individuarli e possibilmente a neutralizzarli, vediamo quali sono e i relativi rimedi. - Radon malattie gravi ventilare, isolare e impermeabilizzare - Tralicci elettrici nelle vicinanze campi magnetici cambiare casa - Emettitori e ripetitori telefonia portatile micro cambiare casa oppure schermature con intonaci speciali - Impianto a gas malattie evacuazione fumi, ventilazione, caldaie sul balcone - Batteri malattie respiratorie pulizia impianti di condizionamento, ventilazione, correzione ponti termici. La casa zero è una casa costruita tenendo conto di tutti i seguenti aspetti: zero energia, zero rischi per la salute, zero impatto ambientale, zero disconfort. Esempio di casa zero; accorgimenti progettuali e attenzioni: - tetto evaporativo a raffrescamento estivo: - evita l’uso del condizionatore

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- impianto di ventilazione con recupero di calore - super isolamento delle pareti, del tetto e dei solai

- accumulatore di caldo e di freddo - uso di materiali biocompatibili - terreno esente da campi magnetici, correnti idriche e radioattività - distanza da centri industriali e correnti di traffico - distanza da altri edifici - materiali da costruzione di provenienza locale non radioattivi - evitare campi elettromagnetici indotti Arch. Giuseppe DI TARANTO


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L’unicità di alcuni incontri Nella vita c’è sempre l’occasione, la situazione particolare, l’incontro che ti colpisce, che non ti aspetti, ma che resta in maniera indelebile nella memoria. E’ quello che abbiamo vissuto nella ricorrenza del nostro giubileo matrimoniale: la partecipazione alla messa mattutina presieduta da Papa Francesco. Ancora increduli, per la notizia ricevuta dal suo segretario particolare, con grande emozione abbiamo cercato di prepararci a questo incontro “ravvicinato” per cercare di viverlo nel migliore dei modi. Questa opportunità era a ridosso del grande evento per la canonizzazione dei due Papi e la nostra preoccupazione era di non riuscire a raggiungere oggettivamente Roma e quindi la Domus Santa Marta, proprio per il notevole afflusso di pellegrini previsto. Ma una serie di circostanze, non preventivate, ci hanno portato ad essere a Roma già dal 23 aprile dandoci la possibilità di vivere “in diretta” anche questo evento unico nella storia. Sono stati giorni pieni, vissuti con grande emozione ed intensità che si è manifestata soprattutto nel vedere Piazza San Pietro alle 5.30 del mattino deserta, in un silenzio quasi irreale alle prime luci del giorno, con gli arazzi dei due nuovi Santi ancora illuminati che sembravano aspettarti per accoglierti dopo una notte di pioggia e temporale, nel superare i diversi e minuziosi controlli che ti portano ad accedere per diverse tappe fino alla Domus Santa Marta. Colpisce l’ordine, la precisione, la gentilezza e la fermezza dei gendarmi e degli uomini della sicurezza del Santo Padre che ti accompagnano, anche con discrezione, fino all’accesso della residenza e quindi nella Cappella della celebrazione. Con affabilità discreta e preci-

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sione il Segretario personale di Papa Francesco accoglie e istruisce le poche persone e gli alti prelati presenti sulle modalità della celebrazione e alle 7.00 precise il Santo Padre entra in Cappella dalla sacrestia. Sorprende subito l’essenzialità del luogo e della celebrazione, il forte tratto di semplicità e umiltà del Papa. L’emozione è tanta nel vedere e poter pregare insieme al Papa, ma da subito prevale la quiete e l’intensità partecipativa, come se ognuno dei presenti fosse stato sempre lì. L’emozione si fa ancora più forte quando dopo la Messa, Papa Francesco si viene a sedere proprio a fianco per la preghiera personale di ringraziamento. Sono dieci minuti interminabili di incredulità: il Papa è seduto a pochi passi da noi, in profondo raccoglimento e ognuno sembra quasi fermare il respiro per non disturbare. E’ un qualcosa di unico ed eccezionale. Ma l’emozione più grande viene quando il Papa saluta ognuno dei presenti: la grande disponibilità del Santo Padre nell’accogliere le persone, nel sollevarle e nel trattenerle dall’inginocchiarsi, nell’ascoltare con attenzione e dolcezza nello sguardo… E’ un qualcosa di indescrivibile quando gli occhi si incrociano... Sembra che aspettasse proprio ciascuno, che già lo conoscesse, proprio come vecchi amici. In questo momento salta tutto: quello che uno mentalmente si era “preparato” non c’è più. Il parlare è spontaneo, genuino, confidenziale. Non c’è uno schema. C’è soltanto l’intimo che spontaneamente viene fuori tra lacrime di gioia e riconoscenza. Spontaneamente e liberamente arriva poi l’abbraccio che conclude questo momento unico, l’abbraccio di un vero Padre che accoglie tutti i suoi figli nella gioia del Signore. Cinzia e Tonino MICELI

Il Centro - Periodico di Informazione Parrocchiale

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Segue dalla Prima

Sono loro che ci "costringono" ad uscire dal nostro egoismo, dal nostro cuore chiuso e ottuso e a metterci in gioco per scoprire fino in fondo la nostra vera umanità. Sono loro che in realtà ci danno le indicazioni per proseguire nel giusto cammino: tendere alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza (cf 1Tm 6,11). Ecco perché, particolarmente in questi ultimi anni, la nostra Diocesi ha offerto a tutti soprattutto un “cuore aperto”, da cui è nato lo slancio per i seguenti servizi: • “CASA DELLA CARITÀ”. Voluta fortemente dal Pastore, Mons. Domenico D’Ambrosio, benedetta dal Segretario di Stato Vaticano, Card. Tarcisio Bertone, il 9/12/2012, salutata da Sua Santità Francesco, durante l’Angelus del 09/06/2013, visitata il 21/07/2013 dal Ministro per l’Integrazione, Cécile Kyenge, e l’1/01/2014 dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dott. Massimo Bray, divenuta sul territorio una realtà, ha erogato ad oltre 9.900

ospiti, provenienti da 32 Paesi, accoglienza notturna, ascolto, mensa, docce, consulenza medica e legale. Il Ministro Kyenge, in particolare, ha commentato che “la Casa della Carità di Lecce è l’emblema dell’Italia migliore, un esempio di buona pratica da esportare nel resto del Paese, modello evidente di coesistenza pacifica di tutte le etnie e di tutte le religioni”. • “UFFICIO MIGRANTES”. Assicura a migranti e locali l’assistenza religiosa, promuove nelle Comunità cristiane atteggiamenti ed opere di fraterna accoglienza, stimola nella Comunità civile comprensione e valorizzazione dell’identità di ciascuno, in un clima di pacifica convivenza, rispettosa dei diritti della persona umana. • “CARITAS PARROCCHIALI”. Organismi pa-

storali che incarnano e traducono su tutto il territorio la carità cristiana in educazione alla verità, alla giustizia, alla libertà, all’accoglienza, alla solidarietà, all’interculturalità, alla mondialità, alla pace, osservando sistematicamente la realtà onde riconoscere i fenomeni di povertà e programmare e realizzare gli interventi necessari a vantaggio di coloro che sono nel bisogno, attraverso gli elementi portanti della progettualità Caritas al fine di una proficua animazione: - Ascoltare – Osservare – Discernere; - Collegare emergenze e quotidianità; - Favorire esperienze educative per i singoli e la comunità; - Mappatura delle povertà e delle risorse presenti sul territorio; - Riflettere sulla spiritualità di povertà e di condivisione nella prospettiva del Regno che viene. • “MENSE”. Dislocate nel territorio della Città, cinque diurne ed una serale, forniscono giornalmente 450 pasti (tra colazione, pranzo e cena). • “ASSISTENZA SANITARIA”. Sono disponibili n. 3 ambulatori: negli ultimi 3 anni hanno effettuato oltre 3.500 prestazioni. • “DISTRIBUZIONE”. Sono stati forniti viveri, biancheria ed altro per circa 170.000 realtà di bisogno. • “ASSISTENZA SCOLASTICA”. Corsi di avviamento e formazione frequentati da 800 ragazzi. • “MICROCREDITO” (Progetto Policoro). È un progetto di speranza per i giovani. “Sportello” per l’ascolto, il discernimento, l’informazione e l’orientamento al lavoro e, contestualmente, risposta economica finalizzata alla riqualificazione professionale o all’avvio di possibilità lavorative, sia per singoli che per cooperative. La via della Nuova Evangelizzazione, come afferma Papa Francesco, è lunga e difficile e passa attraverso la Parola e la Carità, sostenuta dalla speranza in un mondo in cui tutti, superando ogni difficoltà, si ritrovino fratelli e figli dello stesso Padre. Maria, modello di carità perfetta, ci aiuti ad andare sempre avanti con gesti semplici di verità e di bontà. Don Attilio MESAGNE Direttore CARITAS Diocesana - Lecce


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