Erodoto108 n° 3

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Venti anni dopo di Andrea Semplici

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Sono arrivato a Lalibela venti anni fa. Allora erano necessari tre giorni di viaggio da Addis Abeba. Chi sceglieva l’aereo provava il brivido di una malmessa air-strip in terra battuta, impraticabile durante la stagione delle piogge. Il check-in avveniva all’ombra di una grande acacia. L’albero è ancora lì. Non è stato tagliato, quasi un omaggio alla sua generosità, durante i lavori di costruzione del nuovo aeroporto della città sacra. Ma oggi l’asfalto raggiunge le basiliche rupestri di Lalibela. Questo viaggio non è più un’avventura. I pellegrini continuano a camminare. E non sono soli: vivaddio, ci sono agenzie che offrono trekking in loro compagnia. Modernità dell’andare a piedi. Lalibela è un frammento del potere economico della chiesa ortodossa

d’Etiopia. Possiede alberghi, detta le regole delle visite, impone prezzi altissimi per l’ingresso, obbliga a servirsi di guide organizzate su turni a rotazione. La modernità di Lalibela è nei nuovi alberghi (investimenti della diaspora etiopica negli Stati Uniti), ma è anche nelle parole di inglese farfugliate dai preti-guardiani. Si è lavorato alla formazione dei preti. Conosco Tesfa, custode da sempre e figlio di custodi, di Bet Maryam, una delle chiese più sacre della Gerusalemme d’Africa. Oggi, quando i turisti tirano fuori le loro macchine fotografiche, Tesfa inforca scurissimi occhiali da sole (lo fanno tutti i preti). Non vuole essere accecato dai flash mentre esibisce, con qualche noia, le grandi croci conservate nella chiesa. Nelle pieghe della