Erodoto108 Numero Speciale

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NELLO STUDIO DI ANTONIO FAVA, NEL CUORE DI VIA ROMA

LA FABBRICA DI PULCINELLA

Maschere e matrici di legno, foto di Rossini e dell’uomo di Leonardo, libri, velluti rossi: lo spettacolo si fa con tutto. testo di Silvia La Ferrara foto di Giovanni Breschi

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a giovane Antonio Fava da Scandale (Crotone), trasferitosi presto a Reggio Emilia con la famiglia, fa il musicista e il cantante e gira il mondo. In Francia assiste ad alcuni rifacimenti di spettacoli di Commedia dell’arte che non lo convincono molto: l’idea dei guitti improvvisati e scalcinati va poco d’accordo con la precisione, la cura e la professionalità tecnico-artigianale dell’epoca rinascimentale nella quale questa forma d’arte è nata. Così Antonio inizia a studiare, agguerrito, serio e appassionato e oggi la sua attività attoriale e autoriale si alterna con l’insegnamento in accademie e università di molte città europee e americane. Per mostrare, raccontare, rappresentare cosa fu e cosa ancora può essere una cultura teatrale che invece di frazionare e separare sappia unire con gusto e sapienza comico e dramma, corpo e voce, parola e movimento. Ha anche ritrovato la radice della sua vocazione: in famiglia non si diceva, perché non pareva cosa di cui vantarsi, ma il padre di Antonio, Tommaso, era un Pulcinella. Prima barbiere, poi fruttivendolo, nel tempo libero ricopriva il fondamentale ruolo sociale di “pubblico divertitore” del paese e recitava con la maschera disarmata (cioè alzata sopra la testa) come insegna. Le maschere di Antonio Fava oggi sono sui visi dei Pulcinella di tutto il mondo, 32