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LO ZIO RITROVATO testo e foto di Giovanni Breschi

E

ra tutto nella scatola riposta in un cassetto dell’armadio. Lo zio Angelo è apparso dopo anni con le sue foto, con i selfie degli anni Sessanta fatti con il cavalletto e con i 10 secondi per correre, mettersi in posa, indossare gli oggetti e volare nel mondo che voleva.

Lo zio Angelo voleva fare il fotografo, ma i genitori non vollero, continuò a lavorare nei campi, ma quando poteva correva a fotografare. Fotografava se stesso con il cane di ceramica e la frutta vera, con il corno-veliero, o mentre faceva un safari nel giardino. È la magia della fotografia, dove costruisci ricordi veri o falsi che siano, ma esistono, sono documentati. Lo zio Angelo sapeva che un giorno sarebbe arrivato a Fotografia Europea, Circuito Off di via Roma. Le foto dello zio Angelo sono esposte al LABART (PARCO SAnTA MARIA) all’interno della mostra CAMERA PRIVATA, un’installazione collettiva di Fonderia 20.9 (Chiara Bandino, Giulia Bianchi, Aminta Pierri, Tommaso Mori, Emanuele Brutti) in collaborazione con la casa editrice indipendente Balterbooks. L’archivio è luogo riposto, eppure scottante, in cui gli artisti affondano le mani. GIOVANNI BRESCHI, 65 anni, grafico poi anche fotografo. Ogni viaggio, anche piccolo diventa un motivo per trovare una storia. Poi la racconta con la grafica o la fotografia, anche mescolandole. 28

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Erodoto108 Numero Speciale  

Durante le giornate inaugurali di Fotografia Europea a Reggio Emilia, dal 5 al 7 maggio, Erodoto108 ha installato la sua redazione in via Ro...

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