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funzioni incongrue nel complesso (sebbene funzionali a quel singolo intervento), non collegate fra loro, consumatrici di suolo, caotiche. Salvo poi piantarci qua e là… i cipressi toscani. Ma nella Piana questa era un’essenza ben poco presente, mentre invece c’erano pioppi, querce, i coltivi; il cipresso vuole il terreno collinare, non la palude. è buffo che chi ha realizzato questi interventi di risulta, abbia sentito il bisogno di imbellettarli con la piantagione dei cipressi (su dossi creati ad arte, tra l’altro) per creare l’effetto “Toscana”, ma in questo aumentando lo spaesamento.

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omba sopra di noi un aereo che atterra nel vicino aeroporto di Peretola, su cui si sta consumando un ultimo scontro sullo sviluppo con una nuova pista per poter aumentare il numero di voli giornalieri. All’epoca della Fiat-Fondiaria noi ambientalisti lo combattevamo con l’idea di una maggiore integrazione con Pisa, migliorando i collegamenti fra lo scalo pisano e il centro di Firenze via ferrovia. Questo avrebbe recuperato un grande spazio alla Piana. Oggi ci sono movimenti importanti nella Piana contro l’ae98 roporto e contro l’inceneritore; sono certamente radicati nel territorio e coinvolgono migliaia di persone direttamente toccate dall’intervento: questa è la loro forza, ma al contempo rischia di essere il loro limite, perché pur fondandosi su temi importanti come il diritto alla salute ci sembra che manchi loro un’idea alternativa di città, un progetto complessivo di sviluppo. Questo pensiamo vedendo un grande striscione firmato dai comitati e appeso a una rete con il motto “no inceneritore sì polo universitario”. Parcheggiamo, scendiamo dall’auto e saliamo su un piccolo terrapieno (demarcato da una linea di cipressi) che dal parcheggio ci rivela un altro orizzonte: in basso un fosso, le cui rive sono state ben cementate. Oltre

qualche capannone produttivo, un maneggio e, dopo la curva del canale, un’altra piccola area industriale, pronta a essere alluvionata quando la velocità che assume l’acqua nel fosso durante qualche pioggia un po’ più intensa del normale, non troverà più una sponda capace di trattenerla. Ma tutto è “impreziosito” dalla fila di cipressi che ornano alcuni edifici vernacolari: siamo a Fiesole? ecco un inserto sbagliato di cui è stata riempita la piana: un rettangolo contenente qualche costruzione, appoggiato al canale ben cementato nelle scarpate così da evitare rischi proprio qui, a queste costruzioni; salvo poi spostare il problema più avanti, dopo la curva. Il reticolo idraulico, che in parte era stato realizzato dai Romani e serviva a drenare l’acqua, ha perso parte della sua funzionalità grazie a una miriade di piccoli interventi con rinterri che, rialzando qui la quota, scaricano a valle il rischio alluvionale. Il parco che invece noi avevamo in mente trent’anni fa aveva quest’altra, fondamentale, funzione di ridurre il rischio idraulico mantenendo e rinaturalizzando questo reticolo di canali e fossi. Mentre la grande cementificazione dell’area avrebbe innalzato il rischio in casi di picco, con masse d’acqua che si sarebbe riversata a valle in pochi minuti, creando danni enormi. Le paratie, le sponde in calcestruzzo, secondo la filosofia idraulica imperante, servono a velocizzare l’acqua, risolvendo un problema puntuale qui, ma spostandolo e amplificandolo a valle. Se invece qui si fossero tenute basse le quote dei terreni, rotto alcuni argini artificiali e fatto in modo che quando l’acqua sale potesse laminare – anche attraverso piccoli canali – impantanando alcune zone agricole o naturali (che possono anche tollerare alluvionamenti parziali e temporanei), non si sarebbe fatto danno alcuno, anzi si sarebbe portato nutriente per la terra, senza mettere a rischio le aree a valle. Ma non si è fatto perché si è pensato all’immediato (cioè alla possibilità di poter edi-

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Erodoto108 n°24  

La Polonia è il tema del dossier centrale, con i suoi 2000 laghi e il parco nazionale dello Slowinski, insieme alla casa di Kapuściński alla...

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