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ERODOTO108 • 24

tecipano, non solo i ceraioli che portano i ceri in spalla. Certo, parlare di popolo pare un po' azzardato. Come possono esistere i popoli, oggi? 88 Più che altro esiste gente che se ne va in giro smarrita a comprare roba nei supermercati. Per questo un fatto così anomalo mi appare ogni anno più prezioso. Per questo invito chi legge a venire a vederla. Non da turista, ma da poeta. La Festa dei Ceri non si può comprare, non c'è un biglietto da staccare, non c'è una staccionata dalla quale assistere. Si sta dentro, in mezzo, insieme. Forte di una storia lunga, mai arresa, neanche durante le due grandi guerre, quando i ceri furono portati dalle donne, mai una pausa dal 1160, anno in cui la convenzione fa risalire la prima salita al monte di una processione in onore della morte dell'amato vescovo Ubaldo. Proces-

sione che, innestandosi su precedenti rituali umbri e romani (a Gubbio sono state ritrovate le famose Tavole eugubine, il più lungo e importante testo rituale dell'Italia antica) si trasforma presto in corsa. C'è una sorta di continua propiziazione in ogni aspetto della festa, basti pensare che la corsa ha inizio con l'Alzata, in cui i tre ceri di legno vengono eretti dai ceraioli per immergersi nella folla in delirio, tra palesi mitologie falliche e culti di fertilità. Per finire sul monte, dopo una giornata così piena che passa in un baleno, nel momento culminante del canto al santo patrono, quando anche lo scettico più incallito non può che commuoversi fino alle lacrime, sempre senza capire il perché. La bellezza è così, ti leva il fiato, ti scuote nel pro-

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Erodoto108 n°24  

La Polonia è il tema del dossier centrale, con i suoi 2000 laghi e il parco nazionale dello Slowinski, insieme alla casa di Kapuściński alla...

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