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Una delle etichette più coraggiose del panorama jazz mondiale, che esplora senza bussola e senza timore i meandri dell’improvvisazione come gesto politico. testo di Nazim Comunale foto Not Two Records

eScalatoR, no-exit coRneR Un classico trio di free sanguigno e grondante veemenza black, questo di Ken Vandermark (sax tenore e clarinetto), con Klaus Kugel alla batteria e Mark Tokar al basso. Le regioni interstellari del Coltrane decollato verso altre galassie, l’urgenza della protesta contro il reale, i pugni chiusi alle olimpiadi di Monaco del 1972, le urla della storia. Un disco che non inventa nulla ma è perfetto da sbattere in faccia a chi ha scambiato il jazz per musica di sottofondo che deve accompagnare cene sofisticate e chiacchiere arrampicate sul nulla. Vandermark è un musicista completamente immerso nella grande tradizione dell’improvvisazione afroamericana, con ascolti vasti, una personalità poliedrica ed una voce nitida e forte: non c’è uscita da questo angolo, ci si arrende ad un’energia che sì porta sulle spalle il peso di un alfabeto ampiamente codificato, ma sa comunque travolgere.

akiRa Sakata, nicolaS field, fiRSt thiRSt, live at cave12 L’albero sembra/Un cane intento a/ringhiare verso i Cieli (Jack Kerouac, Il libro degli haiku). Il venerabile Sakata San è una leggenda vivente del free jazz: nato nel 1945 a Hiroshima, biologo marino, attore, scrittore, suona dal 1972 e ha collaborato con una valanga di musicisti. Nella prima sete siamo investiti da un magnifico rotolare di massi (Nicolas Filed alle percussioni) che esplodono da un vulcano, non ci si graffia ma si sente letteralmente il cervello creare nuove connessioni neurali, musica indicibile, nuova ogni volta che la ascolti, alla quale è sciocco cercare di imporre la museruola del nostro misero linguaggio: va semplicemente ascoltata ad alto, altissimo volume, senza spiegazioni. Del resto, ancora con Kerouac, “il cielo è blu perché tu vuoi sapere perché il cielo è blu”. the diagonal, no filteR Due sessioni, un quintetto con Jeff Parker (chitarrista anche con Tortoise), il trombonista Jeb Bishop, il basso elettrico di Nate McBride, Pandelis Karayorgis al fender rhodes e al piano e Luther Gray alla batteria. In questo disco la ricognizione della Not Two Records esplora un versante diverso del grande cosmo del jazz

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ERODOTO108 •24

chetta che porta avanti un’idea di musica libera e senza compromessi: l’improvvisazione come gesto politico, innanzitutto, per restare alla larga dalle secche del prevedibile e dell’accomodante. Perché, come diceva Hikmet, il miracolo del rinnovamento è il non ripetersi del ripetersi.

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Erodoto108 n°24  

La Polonia è il tema del dossier centrale, con i suoi 2000 laghi e il parco nazionale dello Slowinski, insieme alla casa di Kapuściński alla...

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