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a cracovia alla larga dalle secche del prevedibile e dell’accomodante.

blu di prussia: viaGGio nel cataloGo della not two records

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ERODOTO108 • 24

ell’aprile 2007 andai in Polonia a trovare enrico, un amico la cui voce sa di greto di fiume e di camicie stirate. Viveva a Lodz, era andato lì a insegnare ai polacchi a diventare turbocapitalisti: ne ho approfittato per fare un viaggio in questo paese del quale fino a quel momento conoscevo solo Woytila, Wibicki, Walesa, Boniek, Jaruzelski, Penderecki. Lodz, la Manchester polacca, città di Krzystof Kiesloski: un posto poco interessante, grigio, cupo, che aveva affascinato e non poco David Lynch; c’era in effetti un che di vagamente sinistro nel contrasto tra il nuovo progresso che avanzava a grandi falcate e i casermoni socialisti che ancora resistevano, ma soprattutto nell’aria, a tratti ruvida e non così accogliente. I casi della vita mi portarono poi a scoprire un locale semplicemente favoloso, Jazzga, dove capitò di vedere dal vivo Triosk, una band australiana a cui poi organizzai un concerto a Padova. Nel mentre avevo anche scoperto che in Polonia c’era un forte interesse per le musiche non ortodosse, e così scoprii gruppi coraggiosi e fuori dagli 70 schemi come Robotobibok, Puch, Don’t Shelest. Avevo avuto un paio di anni prima la fortuna di poter assistere ad un’opera totale e magnifica di Christian Boltanski, “tant que nous sommes vivants”. Un’opera imprendibile e commovente, diversa da qualsiasi cosa avessi mai visto in vita mia. Come diverse, desuete erano le musiche di quelle band polacche. Finchè siamo vivi, già: intanto musica. In Polonia allora, non solo Wibicki (che bello il suo inno, scritto a Reggio emilia!), Gorecki, Penderecki, Krzystof Komeda (sua la soundtrack di Rosemary’s Baby di Polanski) oppure Leszek

Mozder se cercate più rassicuranti vibrazioni jarrettiane, ma anche, e soprattutto, una delle etichette più coraggiose del panorama jazz mondiale, che esplora senza bussola e senza timore i meandri dell’improvvisazione: Not Two Records, da Krakow. “La Polonia è lontana dai centri nevralgici del jazz come New York o Chicago, così come la musica di Chopin lo è dall’improvvisazione”, recita il sito dell’etichetta creata oramai 21 anni fa da Marek Winiarski, appassionato di jazz con una laurea in ingegneria metallurgica e una travolgente passione per la musica di avanguardia. Interessata a coprire tutto il processo della creazione musicale, la Not Two, attraverso i suoi programmi di residenza, ha prodotto box completi come i 12 (!) cd di Alchemia di Ken Vandermark con il suo quintetto. Le registrazioni live sono più la interessante e creativa forma della musica – sostiene Winiarski – : “tutto quello che faccio, contribuire a creare nuovi contesti per diversi ensemble, grandi o ridotti, non funziona sempre, ma vale comunque la pena provarci”. Il mio primo contatto con l’etichetta è stato attraverso un disco che vede coinvolto un musicista romano, il clarinettista Marco Colonna: Agrakal, in trio con il pianista spagnolo Agustì Fernandez e il percussionista di Lubjana zlatklo Kaucic (del quale è recentemente uscito un magnifico box di 5 cd, Diversity, proprio per Not Two); in dialetto berbero Agrakal significa Mediterraneo e si sentono le onde e il viaggio, nelle improvvisazioni liriche e spericolate di questi musicisti. era allora necessario approfondire. ecco dunque una panoramica delle ultime uscite di questa eti-

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Erodoto108 n°24  

La Polonia è il tema del dossier centrale, con i suoi 2000 laghi e il parco nazionale dello Slowinski, insieme alla casa di Kapuściński alla...

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