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Page 64

storie di poesia

V

ai a capire perché la Polonia di poeti ne ha avuti così tanti. Celebri e tradotti all’estero oppure a noi del tutto ignoti, complici nomi impossibili. Vai a capire. Sarà che in polacco i termini ‘parola’ e ‘slavo’ – slowo e slowian – possiedono la stessa radice. Sarà che quando non hai più terra ti rimane solo la poesia. E che se invece ti hanno rubato la

Szymborska tutte le volte che viene meno il rispetto per le cose, il senza dell’attenzione e la sua necessità.

wislawa c’è Trafigge con la forza della verità. Racconta gli enigmi di ogni giorno, degli incanti del sentimento, degli incroci del caso e della possibilità. Cracovia era l’aria che respirava, la linfa che la nutriva.

testo e foto di Paolo Ciampi

ERODOTO108 • 24

voce, ancora, ti rimane solo la poesia. 64 Allora capisci che possa saltare fuori un poeta come Adam Mickiewicz, a cui si deve il ‘Pan Tadeusz’, poema epico che gli studenti polacchi imparano a scuola come da noi ‘I Promessi Sposi’: dodici libri sugli eventi di cinque giorni del 1811 e di un giorno del 1812, quando la Polonia si era ridotta a una congettura, senza uno spazio nella mappa dell’Europa. Oppure Czesław Miłosz, cui gli accademici di Svezia conferirono il

Nobel per aver esposto – questa la motivazione – ‘la condizione dell’uomo in un mondo di duri conflitti, senza compromessi’. Era il 1980 e lo stesso anno Solidarność depose i suoi versi ai piedi del monumento per i lavoratori uccisi dalla polizia durante gli scioperi. Però la poesia che arriva dalla Polonia per abitare il mio cuore è soprattutto quella di Wislawa Szymborska, anzi, di Wislawa, come più semplicemente la chiamo. Anche perché ho fatto fatica a capire come si pronuncia davvero il suo cognome. Per anni ho ignorato anche lei, prova provata di come ti fregano i pregiudizi. ‘Ma chi sarà mai’, mi ero detto prima di leggerla, ‘bene che vada sarà una di quelle intellettuali gelide e astruse’. Poi i primi due o tre versi mi trafissero con la forza della verità. Raccontavano degli enigmi di ogni giorno, degli incanti del sentimento, degli incroci del caso e della possibilità: ‘Su un tavolo più giovane da una mano d’un/giorno più giovane/il pane di ieri era tagliato diversamente’. Verso la fine della vita Wislawa forzò il suo temperamento schivo e si concesse a due giornaliste polacche – Anna Bikont e Joanna Szczesna – che si erano messe in testa di raccontare la sua vita. Ne venne fuori un libro ponderoso che si legge tutto di un fiato, a partire dal titolo: ‘Cianfrusaglie del passato’. Dentro non ci sono rivelazioni e pettegolezzi. Solo la vita di una donna che, malgrado il Nobel e la fortuna procurata ai suoi editori, era riuscita a

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Erodoto108 n°24  

La Polonia è il tema del dossier centrale, con i suoi 2000 laghi e il parco nazionale dello Slowinski, insieme alla casa di Kapuściński alla...

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