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La mansarda dove Kapuściński lavorava è un covo pieno di libri. Potrà sembrare strano, ma molti sono volumi di poesie.

navano. Alla perenne ricerca di un telex dal quale poter inviare il proprio pezzo. Capire dove fosse un telex era il rebus da risolvere ogni volta che arrivava in un paese. Kapu aveva un istinto: sapeva, meglio di colleghi, al sicuro in una redazione in europa, che avevano più informazioni di lui, dove sarebbe accaduto qualcosa. Dove bisognava andare. Al punto che gli altri corrispondenti impararono in fretta che ogni volta che questo sconosciuto giornalista polacco prenotava un biglietto aereo era bene che anche loro si mettessero in movimento.

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Kapuscinski ha raccontato 27 rivoluzioni. Non so chi le abbia contate. Ci credo e basta. Lo ha fatto per un quarto di secolo, in almeno tre continenti, come anonimo redattore di un’agenzia di stampa polacca. Chi ha letto i suoi dispacci di quegli anni? Chi, davvero, conosce il lavoro che Ryszard ha fatto, ogni giorno, per venticinque anni? Quanti taccuini avrà riempito con storie che non sapeva se un giorno avrebbe mai scritto? Scriveva stringati lanci di agenzia e, allo stesso tempo, cercava di non perdersi alcun dettaglio della vita quotidiana dell’etiopia mentre veniva detronizzato il ‘re dei re’ o dell’Iran mentre cadeva nella polvere un imperatore. Chi sei, Kapu? Ho provato a sostituire la parola repor-

ter con la parola viaggiatore. Ho scoperto che sono interscambiabili. Ho capito che il racconto (compresa la cronaca giornalistica) e il viaggio sono fratelli. Forse sono sorelle, perché vi intravedo un’anima femminile. Dice Kapuscinsky (ed è una delle sue frasi più famose e ripetute: ‘Un giornalista non può essere un cinico, non può dimenticare la sua umanità e quella delle persone che incontra’). Provate a cambiare la parola ‘giornalista’ con la parola ‘viaggiatore’: non cambia il senso, il viaggiatore deve avere le stesse qualità di chi si mette in movimento per scrivere. Non può essere cinico o sbruffone. Deve essere ‘buono’. Deve provare ‘benevolenza’ verso l’umanità.

ANGELO FERRACUTI, 59 anni, marchigiano di Fermo. Ha pubblicato romanzi, racconti, reportage narrativi, tra i quali "Le risorse umane" (Feltrinelli, 2006), "Il costo della vita" (Einaudi, 2013), "Andare, camminare, lavorare" (Feltrinelli, 2015), "Addio" (Chiarelettere, 2016). Scrive per il Manifesto, e collabora con Lettura del Corriere della Sera, Venerdì di Repubblica, Left e Radio3.

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Erodoto108 n°24  

La Polonia è il tema del dossier centrale, con i suoi 2000 laghi e il parco nazionale dello Slowinski, insieme alla casa di Kapuściński alla...

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