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kapuściński è stato il più grande reporter del ‘900

Questo mestiere non è adatto ai cinici è nato a Pinsk. era terra polacca, allora. Non ha mai scritto un solo rigo di narrativa, ma Salman Rushdie disse di lui: “Ha tutte le qualità del grande scrittore di immaginazione”.è una leggenda per chi voleva raccontare il mondo. Dieci anni fa, scrissi un libriccino attorno a Kapu, trenta pagine. Per saldare un debito di gratitudine. I polacchi hanno sempre avuto l’istinto dell’andare. testo di Andrea Semplici foto di Angelo Ferracuti Uno dei taccuini dove prendeva appunti.

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ERODOTO108 • 24

ice Kapuściński che erodoto, il grande storico greco ‘camminò per seimila chilometri pur di vedere con i suoi occhi quanto voleva raccontare’. Già, vedere con i propri occhi. essere parte. essere partecipe. Occhi e piedi come strumento del viaggiare e del raccontare. e, indispensabile, è il talento dell’ascolto. In viaggio, a volte, come quando di notte cammini in un bosco ed è il chiacchiericcio degli uccelli a sorprenderti, sono gli orecchi ad essere l’organo più importante del tuo corpo. Kapuscinski era un uomo gentile. Molti anni fa passammo tre giorni as48 sieme in una piccola città di mare. Lui era stato invitato a un incontro con i giovani. Ci regalammo un pomeriggio fra le bancarelle di un mercato (cercava un cappello) e la spiaggia. Mi accorsi subito della sua immensa gentilezza. Salutava le donne dietro ai banchi, ringraziava più volte un cameriere, si scusò della sua curiosità con una giovane commessa di un negozio. La gentilezza, per Kapu, era un istinto. ‘Il nostro lavoro – aveva già spiegato – dipende dagli altri. Senza gli altri non avrei mai saputo raccontare nessuna storia. Gli altri meritano rispetto’. ero abituato all’arroganza e alla superbia degli inviati superuomini e mi trovavo accanto ad un uomo timido, curioso, fragile, inquieto e, allo stesso tempo, sereno. Aveva una ma-

(Angelo Ferracuti è uno scrittore marchigiano: poche settimane fa è stato nella soffitta di Ryszard Kapuscinski in ulica Prokuratorska a Varsavia. Ci ha mandato le foto del suo viaggio e del suo incontro. Il testo è tratto da In viaggio con Kapuściński di Andrea Semplici, edito da Terre di Mezzo).

niera di camminare un po’ sbilenca. Come se volesse sempre rallentare. Come se aspettasse che i suoi pensieri, rimasti indietro, lo raggiungessero. Annotava spesso qualcosa nel suo taccuino. A volte una sola parola, non di più. era come se fosse sempre in dubbio, come se fosse preso dal timore di aver tralasciato un dettaglio, un particolare, come se si sentisse in colpa di non aver salutato quel passante che avevamo appena lasciato alle nostre spalle. Ripenso alla sua storia: nel 1957, a venticinque anni, il suo desiderio di varcare le frontiere viene assecondato. Più che assecondato: veniva invitato a farne un mestiere. Non aveva soldi, Kapu. Viaggiare doveva di-

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Erodoto108 n°24  

La Polonia è il tema del dossier centrale, con i suoi 2000 laghi e il parco nazionale dello Slowinski, insieme alla casa di Kapuściński alla...

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