Erodoto108 n°23

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Negli anni Settanta è la città più gay di tutta l’America. Anzi, del mondo intero. testo di Piergiorgio Paterlini foto National Archives and Records Administration, USA

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LA SAN FRANCISCO DI HARVEY MILK È qui che la sua vita cambia, ma non per la popolarità o il successo: Milk voleva solo essere felice.

Se vai a San Francisco, ti sarà facile incontrare Harvey Milk. È qui che la sua vita cambia all’inizio degli anni Settanta, e San Francisco è così determinante per la sua storia che ora Milk è un po’ nell’oceano, nella Baia, e un po’ sotto il marciapiede, di fronte al 575 di Castro Street, dove c’era il suo negozio di fotografia, Castro Camera e, quasi fino alla fine, la sua casa. È in questi luoghi che i suoi amici hanno sparso le sue ceneri dopo quel 27 di novembre del 1978. E in uno dei cinque Colombari della città (i Colombari sono una via di mezzo fra un cimitero e un mausoleo), quello laico della Neptune So-

ciety, al piano terra c’è una nicchia decorata in sua memoria. È un luogo, molto riparato e tranquillo ma anche pieno di luce, grazie all’atrio sovrastato da una cupola in vetri colorati, e qui si ripercorrono le tappe importanti della storia della città. Ma è pur sempre un cimitero, quindi finisce che qui si ricordano le tragedie, le catastrofi, le morti. Di Milk invece non devi ricordare tanto la morte (eroica certo, da passare alla storia) quanto la vita. Perché quello che cercava Harvey Milk non erano la popolarità o il successo: Milk voleva solo essere felice.