Erodoto108 n°21

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editoriale

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di quanti mondi è fatto il mondo? Questo numero di Erodoto viaggia stupefatto tra paesi e storie tanto differenti che sembrano non appartenere allo stesso pianeta. Natale è appena passato e chissà se continua a san Francisco la processione dei visitatori che vogliono farsi fotografare vicino al grande pino, alto 18 metri, con inquietanti decorazioni in scala. di certo continua il conflitto senza senso che ha finora provocato ottomila morti in Yemen, dove dilagano epidemie di colera e di difterite e venti milioni di persone sono sulla soglia della fame: Laura Silvia Battaglia, da anni corrispondente da sana’a, racconta come è scomparso – se mai è davvero esistito – il mondo arcaico e puro di cui si innamorò Pasolini negli anni settanta e di come non sia più accettabile qui lo sguardo di un occidentale che pensi di cogliere la bellezza lì dove comunque esiste una condizione di vita spaventosa, senza diritti e senza certezze. da acquabona, sull’appennino reggiano, Irene Russo e Alessandra Calò ci mostrano il miracolo di un’acqua freschissima, leggera e ineffabile che è proprietà dei cittadini che con la bolletta sostengono il servizio di distribuzione e manutenzione: hanno privatizzato per la loro comunità questo impagabile bene per non privare del gusto di berla i tanti che arrivano dalla pianura o dai monti vicini carichi di damigiane. l’acqua sarà di sicuro un bene comune anche in Corea del Nord, ma per il resto il paese asiatico dove Carla Reschia ha passato una settimana insolita, premurosamente “accompagnata”, è davvero un mondo a parte, un enigma dove nell’ordine e nel silenzio spiccano le performance dei gruppi pop, le acrobazie del circo e i monumenti iperbolici. abbiamo scelto una sua foto per la copertina del numero che ci accompagna in questo inizio d’anno, cominciato proprio con le dichiarazioni minacciose di Kim Jong-un che ha il pulsante nucleare sulla scrivania e guida un paese dove alla periferia della capitale Pyongyang i palazzi altissimi, bianchi, ultramoderni e ordinati mancano di ascensori e di riscaldamento. Ci sono addirittura in questo numero due pezzi che portano titoli che si fronteggiano. The last illusion è quella dei migranti ambientali che da ogni parte della terra fuggono negli slum delle metropoli cercando riparo dagli esiti disastrosi dei cambiamenti climatici: li ha fotografati, nel corso di un lungo e bellissimo progetto, Alessandro Grassani, in mostra al Collettivo WsP di Roma. Ostinata realtà è la missione della fotografia di