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non si viene qui per le celebrità, bensì per rifamiliarizzare con un’epoca in cui l’italia cercava, freneticamente, di rinascere nazione

STORIE

DI CIMITERO

IL CIMITERO DELLE PORTE SANTE A FIRENZE Una vera e propria gerarchia sociale tra lapidi e vialetti, tic e manie religiose e culturali d’ogni tipo

testo di luana Salvarani foto di Giovanni breschi

ERODOTO108 •14

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I

l Cimitero delle Porte Sante, a Firenze, condivide con molti cimiteri monumentali d’Italia l’eclettismo stilistico e l’impossibilità di adeguarsi al sogno ottocentesco di igienico egualitarismo che spesso animava i fondatori di queste benemerite istituzioni, ben più interessati a pianificazioni urbanistiche, problematiche idrogeologiche ed epidemiologiche che all’aspetto artistico-letterario. Ognuno si fa la tomba come vuole, ed è giusto

così, se proprio ci si tiene alla fama post-mortem. Foscolo permettendo, nei grandi cimiteri c’è molto di più: una vera e propria gerarchia sociale che si ripropone tra lapidi e vialetti, tic e manie religiose e culturali d’ogni tipo si riflettono impietosamente nelle iscrizioni, non di rado assurde, e nelle sculture, che siano convenzionali o bizzarre. Non si cercano capolavori in un cimitero perché è il paesaggio umano quello che conta. Fondato nel 1848 e ampliato negli anni Sessanta dell’Ottocento, il cimitero s’intona per la maggior parte ai canoni della scultura tardo ottocentesca e liberty: futurismo e astrattismo non sembrano essere passati di qui. Chissà perché si dà per scontato che ai morti piaccia l’arte figurativa tradizionale. Angiolotti più o meno slanciati, volti espressivi o ispirati, ritratti e busti realistici, allegorie di arti e virtù varie, bambini e bambine (oltre ai celeberrimi “due innamorati” che sono in realtà fratello e sorella, Mario e Maria Mazzone) costituiscono la stragrande maggioranza delle sculture ammirabili alle Porte Sante. Vale la pena di andarci non per le sculture, ma per le architetture. Qui l’eclettismo dell’epoca si scatena in tutta la sua capacità di contaminazione, e la mancanza di pudore associata al ruolo del monumento funebre (c’è sempre la possibilità di appellarsi a qualche ultima volontà del caro estinto)

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Erodoto108 n°19  

Allo studioso dell’Orientale di Napoli che chiese agli ultimi otto membri di una tribù dell’Omo Valley nel Corno d’Africa ‘Che ne sarà della...

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