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ERODOTO108 • 14

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una tenda, una stufa e sto su’. A fine marzo, questa gente non sapeva nulla del proprio futuro.

Don Savino, ad Amatrice, mi aveva detto: ‘Il terremoto ha acuito i dissapori’. Per fortuna, Nunzio, agricoltore a Norcia, aveva un’idea opposta: ‘Il terremoto ci ha riunito, almeno per un poco’. ‘La gente delle mie montagne è ostinata – mi dirà a Fermo lo scrittore Angelo Ferracuti – ma è fiaccata, stanca, si sente abbandonata’.

Bisogna stare qui un po’, per capire. Dormire in un container è abituarsi agli scricchiolii, all’acqua bollente o gelata, a spazi ristretti, al freddo e, immagino, al caldo delle estati. È perdita di ogni intimità. È come vivere in un ospedale. Ma fatico ad andarmene. Non ho voglia di andarmene da queste montagne. Nasce anche una sorta di fratellanza. L’idea sbadata che assieme ce la possiamo anche fare. E allora vorrei abbracciare Cristina, quarantuno anni, sindaco (di destra, ‘se ancora ci fosse una destra’) di Bolognola, centoquaranta abitanti sull’Appennino marchigiano: ‘La terra ha tremato. Bene, ci siamo ancora? Sì? Bene, ricominciamo’. E a ricostruire quattro stalle per salvare gli animali dal gelo siberiano di questo inverno sono saliti alpini e uomini e

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Erodoto108 n°19  

Allo studioso dell’Orientale di Napoli che chiese agli ultimi otto membri di una tribù dell’Omo Valley nel Corno d’Africa ‘Che ne sarà della...

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