Erodoto108 n°16

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BanchettoCaraibi, a metà del 1700,

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per dieci anni il pirata Joe è vissuto da solo. Abbandonato dai suoi compagni. Poi all’improvviso un veliero… Racconto di Marco Gobetti

ermo sul punto più alto degli scogli, lo sguardo all'orizzonte: il mare calmo, poi un veliero. Non era neanche troppo lontano. Il primo, da dieci anni che stava sull'isola. La barba nera si confondeva con il resto del viso, tanto era scuro di sole. Joe se la tirava alternando per gioco smorfie a sorrisi. Intanto calcolava: con il vento a favore, in meno di tre ore la nave avrebbe attraccato. Quanti erano? Non lo spaventava il numero: solamente, sentiva il bisogno di fare una stima precisa.

Dieci anni di attesa. E ora finalmente una nave. Li avrebbe accolti e rifocillati? O avrebbe fatto ciò a cui si preparava da anni? Chi c’era su quel legno? Occorreva saperlo quanto prima. E in quell’istante, come se gli avessero letto nel pensiero, sul pennone spuntò la bandiera nera. Pirati.

Doveva fare presto. La grotta era poco lontana dal recinto delle tigri; non un semplice recinto: chiusa anche in alto da grossi tronchi, era una gabbia inespugnabile a cielo aperto. Unica via di fuga possibile, l'angolo più a sud: un buco nel terreno, chiuso da una serranda di assi spesse, sollevabile con un sistema di funi fissate alla parte più alta della struttura. Il buco dava su un imbuto roccioso. Così appariva da sotto. Un tetto di pietra a tronco di cono, che sovrastava l'unico punto dell'isola attraccabile da qualunque imbarcazione: la spiaggia cortissima e zeppa di tartarughe.

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Pirati. Joe li avrebbe accolti con ogni onore, da vero pirata quale era pure lui. Un pirata stanziale: la specie vivente più rara dei Caraibi, a metà del XVIII secolo d.C. La selvaggina che Joe procurava da un giorno all'altro per le tigri, era stipata nell'entrata della grotta: la trasportò oltre la gabbia e la gettò tutta in spiaggia dall’alto degli scogli. Quel giorno le tigri avrebbero fatto digiuno.

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La nave era sempre più vicina. Finalmente ospiti! Ghignava come un matto Joe, mentre seppelliva capre e conigli selvatici sotto la sabbia; insieme all'ultima preda, la capra più grassa, sotterrò anche due tartarughe, vive com’erano, sottratte allo stuolo che in lenta fuga abbandonava la spiaggia. Avrebbe riservato quel pasto speciale per se stesso e per il capitano della nave pirata. La cottura iniziò con l'accensione di tanti fuochi, uno sopra a ogni sepoltura: quando il fuoco si fosse spento, sarebbe bastato dissotterrare le pietanze. La