Erodoto108 n°15

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STORIE DI POESIA

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testo e foto di Kumbro bigazzi

gni mattina Haydee invia un saluto a Josè Maria. Dal Salvador al Costarica. Via facebook. ‘Buen dia’. Non è un semplice buongiorno. Sono le cinque del mattino. Haydee sa che Josè Maria si sveglia presto. Per lavorare. Per scrivere. Per la poesia. Josè Maria Zonta è un poeta costaricense. Un buon poeta.

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Josè Maria ha 54 anni. Haydee Valencia ne ha 21. E da quando ne aveva tre è cieca. Quel buen dia è un richiamo. Dopo qualche minuto, Josè Maria risponde. Manda un verso. Parole che sono un inizio. ‘L’ombra del gatto è un leone. La lucertola proietta sul muro l’immagine di un dragone’. E’ quello che Haydee aspetta. Legge quelle parole e lascia che entrino dentro di lei. Attraverseranno le ore della sua mattina, prenderanno altra forma nel pomeriggio.

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KumBro BigAzzi. 34 anni, è nato a Tavarnelle Val di Pesa. Sei anni fa è partito per il Nicaragua ed è capitato, per caso, che là è rimasto (anche se torna spesso in Italia). Avrebbe voluto fare il poeta, ma, alla fine, vive di 'espedienti'. Continua a occuparsi di poesia, questo sì. Ha cambiato nome: e un mago costaricense gliene ha inventato uno toscano di fronte a un piatto di Gallo Pinto.

haydee Valencia cominciò a scrivere poemas per un’assenza

UN ALTRO GUARDARE ogni mattina, Josè maria invia alcune parole a haydee. dal costarica al Salvador. lei lascia che quelle frasi entrino dentro di lei e, a sera, è un nuovo poema. in centroamerica la poesia fa parte della vita. Alla fine della giornata, lei, giovane poetessa salvadoreña, avrà scritto un poema. Che il poeta del Costarica leggerà, correggerà, ne parleranno assieme. ‘Quando saranno centoquaranta poemi, sceglieremo i settanta migliori. E li raccoglieremo in un libro’. Per ora, destinato a chiamarsi Otro mirar. Possiamo tradurlo con un ‘Un altro sguardo’? Oppure ‘Un’altra maniera di guardare’? Haydee un anno fa aveva smesso di scrivere. L’incontro, casuale e fortunato, avvenuto nel mondo del web, con Josè le ha fatto ritrovare il desiderio di comporre le sue poesie.

Josè si incuriosì quando in una foto (i piccoli miracoli di quella ossessione che è Facebook, a volte, diventano reali) vide Haydee assieme ad altri poeti. ‘Sì, mi colpì. Si capiva subito che non vedeva. Le scrissi, volevo leggere le sue poesie’. ‘Scrivo ogni giorno, da quando ho dieci anni – dice Haydee - In braille. È semplice: prova… ’E allora sfioro con il dito indice (mi spiega che si usa questo dito) i puntini rotondi di un alfabeto a me incom-

prensibile. Un altro modo di leggere. Posso chiudere gli occhi, è vero. Ma io posso riaprirli. ‘Scrivo perché mia madre se ne andò. Avevamo bisogno di soldi, e lei provò a cercare lavoro al Nord, negli Stati Uniti. Rimasi da sola con la zia. Scrivevo per un’assenza’. La madre è tornata sei anni dopo. Questa è la storia del Salvador, dei paesi del Centroamerica. Madri sole con figlie. Il viaggio clandestino e oscuro verso la ricchezza del Nord America. Haydee, senza vedere, nel buio mentre il sole accendeva i colori dei tropici, scriveva. Fino a riuscire ad andare all’Università. In Centroamerca la poesia è importante. Ora Haydee vive con la madre, a La Paz, un quartiere della periferia di El Salvador. Vicino all’aeroporto.

Josè ha riacceso il desiderio di scrivere di Haydee. ‘Mi ha dato una disciplina. Mi dà consigli’. Josè è esigente, le ordina di togliere aggettivi: ‘La poesia non deve spiegare troppo, deve accompagnare un lettore’. I versi di Josè, le parole per