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nelle stazioni le trasformazioni sono avvenute attraverso la destinazione a sale espositive, spazi per il teatro, centri sociali, aree didattiche e soprattutto strutture ricettive gestite da giovani. allora, preso da insano moto progettuale, ho lanciato l'idea provocatoria su un social, eccola: trasformare tutta l'area in un parco tematico pieno zeppo di divertimenti. soprattutto, realizzare la pista di autoscontro più grande d'europa nel parcheggio ora dominato dagli appassionati di modellini telecomandati. hanno iniziato a fioccare i "mi piace". chissà quanti avevano voglia di scherzare per scacciare la malinconia - come me, che pensavo allo spreco di risorse e alla nostra vertiginosa percentuale di disoccupati - e quanti invece facevano sul serio. la stazione può aspettare. PASQUALE DORIA, 56 anni, materano, cronista dal 1984 a La Gazzetta del Mezzogiorno. Ha scritto narrativa, racconti brevi e testi legati al territorio e alla storia urbana di Matera. È la storia del passaggio dagli antichi rioni Sassi ai quartieri della città pubblica progettata da Quaroni, Aymonino, De Carlo, Piccinato e altri grandi architetti italiani del Novecento. ANTONIO SANSONE, 48 anni, materano, da sempre incantato dalla fotografia. Il reportage è il mio modo di intenderla, raccontando l'attimo senza interferire per renderlo per quello che realmente é. Difficile, ma ci provo.

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squadrata dei rioni sassi. più avanti si indovinava il vasto solco cementato in cui avrebbero dovuto essere alloggiati i binari. un serpentone lungo una trentina di chilometri, spinto ben oltre lo sguardo e di colpo tramutato in una specie di torrente per la defluizione rapida delle piogge e di un fallimento melmoso che ha trovato solamente questo modo insolito per muoversi da qualche parte. "straordinario. se piove di nuovo a dirotto mi organizzo. mi fiondo a pagaiate e ridiscendo per un bel pezzo la valle del bradano con il mio gommone. da qui si arriva non lontano dalla cripta rupestre del peccato originale. la prossima volta non me la perdo". mi girerà le foto, me lo ha promesso un amico ascoltando il mio racconto. si chiama rafting questo sport che ha tutta l'aria di una sfida di quelle estreme. non lo farei mai. ma la cosa forse non è tanto improbabile, non così come mi è apparsa in un primo momento. provo a guardare se c'è qualcosa dentro il bicchiere - che non è neppure lontanamente mezzo pieno - e ricordo di aver letto da qualche parte che linee ferroviarie, stazioni e caselli dismessi stanno diventando appetibili. cerco meglio. sono già 450 i siti riconvertiti. si parla di cultural-park diffuso dove i binari si sono trasformati in piste ciclabili e percorsi verdi accessibili a tutti. le chiamano greenways ed evocano la cosiddetta mobilità dolce. mentre

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Erodoto108 n°13  

ERODOTO È UNA FRONTIERA, salta di qua e di là. Ma dove siamo arrivati camminando per capannoni vuoti o varcando soglie di case disabitate?...

Erodoto108 n°13  

ERODOTO È UNA FRONTIERA, salta di qua e di là. Ma dove siamo arrivati camminando per capannoni vuoti o varcando soglie di case disabitate?...

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