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poggiarsi l’un l’altra delle numerose biciclette. cercavo quelle con i freni a bacchetta, che sempre mi hanno incantato conducendomi ad immaginare un’altra maria degli anni trenta passeggiare tra i vicoli stretti di chissà quale paese o città. Quando ne trovavo una, rigorosamente non era in vendita. era lì per qualche riparazione, o una di quelle che riccardo custodisce gelosamente come quella del suo papà agganciata al soffitto. un giorno entrai all’interno della bottega, incuriosita dalla porta esterna di legno consumata dal tempo, le striature erano anni trascorsi, come il vetro rotto tenuto insieme dal nastro adesivo che aveva preso lo stesso colore brunito della porta. non potevo soltanto gonfiare le ruote in quella bottega, sentivo odore di storia. il mio fiuto non m’ingannò, c’era un piccolo mondo ad accogliermi, gli anni trenta appiccicati ai muri e quelli del duemila quindici tra le bici moderne sul pavimento. un’enorme cassettiera di legno a muro e vetrine che arrivano al soffitto, raccolgono tutti gli attrezzi da lavoro e gli accessori delle bici. un arredamento che sopravvive dai primi del novecento, perché la storia ha radici che iniziano proprio in quel periodo. l’attività di vendita e riparazione di biciclette fu avviata nel 1905 a pistoia in via cavour da severino cecconi. nel 1929, subentrò la moglie pia; il negozio fu poi espropriato nel 1933 per realizzare il palazzo delle poste. l’attività fu trasferita in via palestro e gestita, a partire dal 1964, da giulio romoli, il padre 143 di riccardo. devo ringraziare le mie ruote sgonfie per aver scoperto di poter ammirare un luogo che è testimone di almeno cento anni di vita trascorsa in bicicletta, quel periodo in cui l’italia ancora priva delle sue fiat 500 e vespa special, sognava di libertà in sella a una bici. operai, contadini, maestri, preti, postini e innamorati in movimento su due ruote. ci sono foto di vecchi ciclisti, adesivi e stemmi con le ali e la corona edoardo bianchi, ma vicino ad un telefono da parete, in bianco e nero, riccardo mi indica un giovane seduto all’esterno della bottega “questo è mio padre”. in quel momento il tempo si è catapultato nell’altro mondo, e lo sguardo sgranato dal

ERODOTO108 •13

PISTOIA

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Erodoto108 n°13  

ERODOTO È UNA FRONTIERA, salta di qua e di là. Ma dove siamo arrivati camminando per capannoni vuoti o varcando soglie di case disabitate?...

Erodoto108 n°13  

ERODOTO È UNA FRONTIERA, salta di qua e di là. Ma dove siamo arrivati camminando per capannoni vuoti o varcando soglie di case disabitate?...

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