Page 123

R

accontano che sia l’albero più antico di Torino: un gigantesco platano di sei metri e mezzo di circonferenza, piantato nel ‘700 nel parco della villa La Tesoriera. Non poteva esserci luogo migliore per immaginare linee tracciate in aria ed equilibri certamente possibili. Anche la vanità del rischio, qui, non sembra poi così vana. Nel camminare in alto c’è qualcosa, la sospensione (sospensione di chi guarda dalla terraferma) che avvicina quella passeggiata più a un gesto stanziale che a un movimento. Più a un platano che a un paracadutista, a un volo in parapendio o a un giocatore d’azzardo. La libertà dell’essere immobili e del non avere tutte le scelte. Perdonatemi: avrei dovuto dirvi subito che questa è un’intervista ad Andrea Loreni. Che di mestiere fa il funambolo. Ha quaranta anni ed è il solo italiano che cammina a grandi altezze mettendo un passo dopo l’altro su un cavo d’acciaio. Ha compiuto passeggiate aeree sopra il Po (a dieci metri dalle acque del

fiume, per cento venti metri), ha camminato sopra piazza della Signoria a Firenze e nel grande salone della Mole Antonelliana a Torino ed è andato, a novanta metri di altezza, per duecentocinquanta metri (record nazionale) dalla rocca di Penna e alla guglia Billi, nell’Appennino romagnolo. Il tuo gesto, camminare su un filo sospeso, è ripetuto sempre uguale. Cambiano il luogo e il percorso, ma il gesto è sempre quello. Qual è la forza simbolica di quello che fai? È sempre una camminata, sì, un gesto essenziale, ma dato che funziona, qualcosa deve significare. Penso che il primo simbolo sia proprio la camminata: partire, muoversi, lasciare indietro delle cose, ritrovarle al ritorno, e anche il rischio che uno si prende mettendosi in cammino. Lì sul cavo è più esplicito, ma tutti stiamo camminando, possiamo fingere di non prendere rischi o di stare fermi ma in verità ci muoviamo. L’essenza è proprio il movimento che è poi la vita, il cambiamento, il muoversi. Un altro aspetto simbolico può essere

il volo, lo staccarsi da terra, l’uomo-uccello. In una tua intervista hai parlato della “libertà degli alberi”. Mi spieghi questa libertà: quella degli alberi di essere ancorati al suolo, e quella del funambolo che non ha scelte, deve solo andare avanti? È una libertà ‘da’, non è libertà di fare questa o quella cosa. Sul cavo c’è un’unica cosa da fare, mettere un piede davanti all’altro. Sei libero da tutte le costruzioni mentali, libero dal fare la spesa, dai pensieri che ti contestualizzano in questo presente che io mal sopporto, dalla scelta di prendere questa o quella strada: sul cavo hai fatto una scelta all’inizio e non ne hai di ulteriori, non c’è un piano B. Tutta la parte razionale che ci spinge a fare sempre più cose per me non è un simbolo di libertà: è un peso. La camminata perfetta è quella dove sono sempre fermo perché ho trovato l’equilibrio, ma nello stesso tempo mi muovo. È un po’ quel che accade all’albero che è libero di crescere come vuole; il fatto che sia radicato non gli impedisce di sviluppare la sua

Profile for Erodoto108

Erodoto108 n°13  

ERODOTO È UNA FRONTIERA, salta di qua e di là. Ma dove siamo arrivati camminando per capannoni vuoti o varcando soglie di case disabitate?...

Erodoto108 n°13  

ERODOTO È UNA FRONTIERA, salta di qua e di là. Ma dove siamo arrivati camminando per capannoni vuoti o varcando soglie di case disabitate?...

Advertisement