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Foto ricordo a fianco della scritta Chernobyl. ‘Non ridere, fai l’espressione triste’, suggerisce Stephan.

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ci avevano consegnato un foglio d’istruzioni e un braccialetto di plastica con il simbolo giallo a trifoglio della radioattività. regole drastiche da seguire: vietato toccare oggetti, piante, evitare di sedersi e di appoggiare a terra borse, assolutamente proibito portare via qualsiasi cosa, uscire dai percorsi segnati, mangiare o fumare all’aria aperta. eppure l’atmosfera a bordo del pullman era quella di un’allegra scampagnata. i norvegesi si fotografavano fra loro indicando il braccialetto che portavano al polso con un’espressione grottesca di terrore. dal 2010, l’ucraina ha autorizzato gite turistiche a chernobyl. sul pullman, durante il viaggio, fino al check point di ingresso nella zona di esclusione, viene trasmesso un video sulla tragedia del 1986. sono filmati d’epoca. le autorità sovietiche mentirono alla popolazione, la pravda relegò la notizia in un trafiletto da terza pagina. il commentatore è chiaro: il regime era abituato, per natura, a dire il falso. io penso a quanto accaduto, trent’anni dopo, a fukushima, in giappone: i dirigenti della tokyo electric power company negarono l’evidenza fino all’ultimo. chernobyl è lontana cento e venti chilometri da kiev. la campagna ucraina è idilliaca. boschi, piccoli villaggi con le case di legno, covoni di fieno, campi di girasoli e di granturco. il vento della morte appare invisibile. al check point c’è stephan, la nostra guida. un esuberante ragazzo sui vent’anni, ben

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Erodoto108 n°13  

ERODOTO È UNA FRONTIERA, salta di qua e di là. Ma dove siamo arrivati camminando per capannoni vuoti o varcando soglie di case disabitate?...

Erodoto108 n°13  

ERODOTO È UNA FRONTIERA, salta di qua e di là. Ma dove siamo arrivati camminando per capannoni vuoti o varcando soglie di case disabitate?...

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