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STORIE DI LIBRI Una donna in fuga trova rifugio in un fiordo norvegese. Accolta da una frugale comunità luterana. Un giorno decide di preparare un grande pranzo. Fuori nevica. E così si rivela il potere alchemico e inspiegabile del cibo. Testo di Valentina Cabiale

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abette, Babette, Babette… Il nome sembra evocare una fanciulla sedotta e abbandonata nel XVIII secolo, che innacqua di lacrime le lettere che scrive da una canonica in campagna. Un vitino snello da piccola ape. No. (A chi scrive, poi?) No. Babette è una comunarda in fuga dalla Parigi del 1871 con l’accusa di essere una ’petroleuse’, ovvero di incendiare le case dei nobili con la paraffina. Una donna, al suo apparire nel paesino norvegese di Berlevaag, ‘tarchiata, bruna, mortalmente pallida’. Viene accolta come domestica dalle sorelle Martine e Philippa. Col tempo acquisisce serenità e sicurezza. E, soprattutto, sa cucinare. Con la pubblicazione nel 1950 di “Babette’s Feast” Karen Blixen accolse la richiesta di un amico inglese, Geoffrey Gorer, di scrivere qualcosa sul cibo. Blixen ambienta il racconto in un fiabesco fiordo norvegese dove il cibo è solo sopravvivenza.

Il piccolo capolavoro di Karen Blixen

E Babette cucinò… Brodo di tartaruga Blinis Dermidoff (grano saraceno con caviale e panna acida) Cailles en sarcophage (Quaglie in crosta con salsa Périgourdine: foie gras e salsa al tartufo) Insalata mista (Radicchio belga e noci in vinaigrette) Formaggi francesi Savarin al rum (Savarin al rum con frutta glassata) Frutta mista (uva, pesche, papaia, ananas e melegrane) Caffè Friandises (piccola pasticceria): pinolate, frollini, amaretti Vini: Amontillado Clos de Vougeot 1845 Champagne Veuve Clicquot 1860

Martine e Philippa sono le figlie di un pastore luterano fondatore di una setta dedita a un’esistenza dimessa, apparentemente armoniosa. Cercano di portare avanti l’opera del padre, morto da tempo, e il pensiero, quest’ultimo condensabile nel disinteresse completo per i piaceri terrestri (cibo, sesso, arte, seduzione, musica, desiderio, …), considerati illusori. È una piccola comunità dove tutti si considerano fratello

e sorella e per comunicare si limitano a un sì o un no. Martine e Philippa hanno una certa età. Sono alte, flessuose, vestite in grigio e nero. Vivono in stanze spoglie, con tavole non imbandite, mangiano stoccafisso e pane e birra. Martine non sospetta neppure che i vini possano avere un nome. Qualche rossore c’è stato, nella loro giovinezza. Babette arriva a Berlevaag raccomandata da

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Erodoto108 n°8  

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