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mini e delle donne della Terra. Come i ceci, il mais, il riso, il merluzzo….. pensate al baccalà, cibo mediterraneo e figlio di un pesce dei mari freddi. E il merluzzo, come la patata, ha davvero salvato generazioni e generazioni. Nel nostro viaggio siamo stati accompagnati (e salvati) da una straordinaria pattuglia di disegnatori: Giuseppe Palumbo, celebre fumettista materano, ha riunito amici, allievi, colleghi (Pino Creanza, Roberto Ditaranto, Giovanni Forleo, Danilo Barbarinaldi, Angelo Palumbo) e ha chiesto loro di illustrare le parole che raccontavano il cibo. Gabriele Genini ha interrotto, per un giorno, la sua esplorazione dei fari dell’isola d’Elba, per viaggiare per noi in Messico e donarci la raffigurazione del più intrigante piatto di quel paese, i chiles en nogada. Mario Boccia, fotografo romano, ci ha accompagnato dalle donne della cooperativa Insieme di Brutanac, nella Bosnia ferita a morte dalla guerra di venti anni fa. Il cibo, qui, è diventato una speranza, un futuro, un cammino assieme. La cooperativa Insieme produce marmellate e succhi di piccoli frutti che oggi si trovano anche nelle Coop del Nord Italia. I lamponi stanno provando a cambiare il mondo in un angolo dei Balcani. In Grecia, Anna Daverio, ci racconta delle devastazioni delle politiche di austerità. Mangiare è un soccorso, in un paese a un passo da noi e dove noi italiani passiamo le vacanze. E il cibo innesca solidarietà primarie. Riunisce, anche nella disperazione, attorno a una resistenza. E, in una valle dell’Emilia, diventa teatro grazie alle tagliatelle e i tortelli delle Ariette. Ce ne racconta Tommaso Chimenti con addosso ancora il sapore di una splendida cena comunitaria. A Volterra, Isabella Mancini e Massimo D’Amato varcano i portoni del carcere-fortezza per andare a mangiare cibi cucinati dai prigionieri. Oltre le pagine sul cibo, altri giornalisti e fotografi ci hanno donato il loro lavoro. Bellissimo il ritratto di Carlo Fruttero del fotografo fiorentino Alberto Conti. Irreale il racconto di Metthew Licht. Sandro Abruzzese ci fa conoscere un’altra Ferrara proprio nei giorni in cui la città diventa il palcoscenico del festival di Internazionale (applausi a scena aperta alla più bella rivista italiana). Francesco Zuccaro vola per noi (che invidia) nei cieli della Lucania e ci mostra, con nostalgia, le geometrie della tua terra. Infine, le acque africane. Dalle sorgenti del Nilo alle apprensioni di chi attraversa il fiume Gambia e all’avventura di chi si imbarca sul più vecchio traghetto al mondo, il Liemba, nave regina del lago Tanganika.

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Ora capite perché questo numero è stato fatica pura. Qui, in queste prime pagine, vedete due foto di una tavola: l’ordine, quasi giapponese, di chi si sta preparando a impastare farine e il disordine rosso di chi sta facendo la salsa di pomodoro. Foto scattate in Puglia e in Lucania. Sud d’Italia. Foto lontane da ogni stereotipo. Come ci piace mischiare questi mondi e questi metodi: la meticolosità di una grande cucina e il sapere/sapore di chi ha raccolto i pomodori e lavora tutta la notte per donarci un salsa di eccezionale bontà. Non sappiamo cosa vogliamo dire, né sappiamo cosa abbiamo fatto con questo numero. Ci sediamo a due tavole, ci beiamo dei cibi e la fatica, per un attimo, solo per un attimo, scompare. Buona lettura. E, soprattutto, buon appetito. Andrea Semplici

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Erodoto108 n°8  

ELOGIO DEL CIBO Firenze L’attimo fuggente del lampredotto Catalogna L’eleganza dei cipollotti Burkina Faso Tò, polenta d’Africa Argentina L...

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