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EDITORIALE LE VERGINI GIURATE. IL CIBO. E LA FATICA DI ERODOTO Un dono. Un regalo prezioso. Paola Favoino è una fotografa lucano-calabrese. Un pomeriggio di primavera era a fotografare una festa arborea ad Alessandria del Carretto. Paese di montagna. Estremo nord della Calabria. Pollino orientale. Dà lì si guarda all’Jonio. E ci si smarrisce fra feste straordinarie e una solitudine invernale. Come non accorgersi di Paola? fotografava in pellicola. E ogni suo scatto, si vedeva, cercava un racconto, una storia, una perfezione testarda e forse impossibile. Alla fine, una conversazione. Breve. E lei che racconta di altre montagne. Paola, da quattro anni, va nel Nord dell’Albania, altra sponda dell’Adriatico. E’ affascinata da una storia che ha ascoltato quasi senza crederci, la storia delle Vergini Giurate, la storia delle donne che, per sfuggire alle leggi tradizionali di quelle terre, hanno deciso di non essere donne. E si sono cucite addosso una identità da uomini. Sono diventate uomini. E hanno vissuto tutta la loro vita come uomini. Paola, ora, ci ha donato foto bellissime che narrano di queste donne. E il suo racconto per immagini dà qualità e dignità a un numero di Erodoto che ci è costato fatica. Forse troppa fatica. Contate i collaboratori di questo numero, sono alcune decine (siamo così stanchi che non abbiamo nemmeno voglia di fare questo conteggio) e tenerli tutti assieme è stato uno sforzo eccessivo. Abbiamo cercato di fare il giro del mondo attraverso il cibo. Non siamo certi di esserci riusciti. Abbiamo viaggiato dall’Argentina all’Uzbekistan. Dall’Indonesia alla Catalogna. Abbiamo chiesto a giornalisti, fotografi, amici, artisti di darci una mano. Di raccontarci i cibi-sim-

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Foto di Mirella Caldarone

bolo dei paesi che conoscono, dove vivono, dove passano il loro tempo. Strane cose: chi si è occupato di Brasile ha scelto la pamonha e non la feijoada. Chi ci ha scritto da Barcellona ha deciso che preferiva cipollotti alla brace, i colçots, alla paella. A un certo punto pensavamo di mettere qualcosa su Parigi e avevamo in mente la baguette. Ci hanno risposto che questo pane non è il simbolo della capitale francese: e la controproposta è stato il pastis. Non siamo riusciti a trovare spazio a un bicchiere di questa delizia. Alla fine, abbiamo lasciato libertà assoluta ai nostri

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Erodoto108 n°8  

ELOGIO DEL CIBO Firenze L’attimo fuggente del lampredotto Catalogna L’eleganza dei cipollotti Burkina Faso Tò, polenta d’Africa Argentina L...

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