Erodoto108 n°7

Page 98

STORIE DI CIMITERI LITUANIA VILNIUS

Testo e foto di Fabio Belafatti

SPOON RIVER A VILNIUS Le tombe di Antakalnis raccontano duecento anni di storia lituana.

ERODOTO108 • 7

98

Antakalnis è uno dei quartieri storici di Vilnius, capitale della Lituania. È anche il cimitero più celebre di questa città. Ed è come un’antologia sparpagliata della storia di questo paese. In questo brandello di terra incastrato tra il fiume Neris e i palazzoni sovietici della periferia, Vilnius ha narrato se stessa per secoli.

FABIO BELAFATTI, 27 anni, esperto in geopolitica dell’Asia Centrale, insegna all'Università di Vilnius in Lituania. E’ uno scrittore diarista. Appassionato della storia dei paesi baltici.

V

i sono stato spesso e vi ho sempre scoperto qualcosa di inaspettato. I primi ad accogliervi sono gli abitanti della Vilnius del primo ottocento. Croci cattoliche, croci ortodosse, una di fianco all’altra. Una scacchiera di religioni. Cippi e lapidi sembrano usciti da un romanzo gotico: blocchi di pietra grigia ormai spezzati, coperti di muschio, foglie e aghi di pino, a volte avviluppati tra le radici di alberi moribondi. Nomi e cognomi polacchi, russi, bielorussi, qualche cognome ucraino. Il latino per i polacchi e per una manciata di mercanti tedeschi, il cirillico sotto alle croci ortodosse ma anche sotto a quelle cattoliche dei piccoli riti orientali. E’ una Vilnius che non esiste più. I suoi fantasmi si mescolano a quelli della città contemporanea. Tra il sepolcro di un prete ortodosso e quello di una nobildonna russa, ecco la tomba di Justinas Marcinkevičius, uno dei cantori della Lituania moderna. Il fregio della tomba del poeta, morto tre anni fa, è una dichiarazione di intenti: simboli etnici tradizionali, emblemi folkloristici, e, al centro alla splendida croce di ferro battuto, lo stemma tradizionale della Lituania, il cavaliere che scaccia l’invasore. Un grido silenzioso di orgoglio nazionale.

Poco oltre, il cimitero si irreggimenta per un lungo tratto in rigide geometrie militari. E l’aquila della Polonia orna le tombe dei soldati polacchi morti combattendo i bolscevichi nella guerra del 1919-1920. Risalite poi la china lungo la quale riposano i Tomasz, i Łukasz e gli Stanisław morti a centinaia per la Polonia, e vi troverete nel mezzo di un monumento con su scolpiti nomi del tutto diversi: Algymantas, Vytautas, Apolinaras, Ignas, e tutti gli altri che diedero la vita per l’indipendenza lituana. Ancora una volta, ad Antakalnis, due passi significano un cambio di epoca. Nel 1991, la Lituania lottò per liberarsi dal giogo sovietico.

trionfalmente in Vilnius il 28 giugno 1812, cinquecentomila uomini di venti nazioni diverse lanciati verso Mosca; sei mesi dopo ne tornarono un decimo, stremati, feriti, in fuga. Migliaia di loro riposano ad Antakalnis, sepolti in una fossa comune con una lapide in francese e in lituano.

In una sorta di anfiteatro naturale, si trova la sezione sovietica del cimitero. Migliaia di nomi di giovani da tutta l’Unione Sovietica, azeri, georgiani, armeni, turkmeni, kazaki, russi, ucraini: sono caduti attorno a Vilnius con la divisa dell’Armata Rossa durante la Seconda Guerra Mondiale. Le date dell’eroico sforzo sono scolpite a caratteri Erano rimasti dimenticati per secoli. Se- cubitali all’ingresso del memoriale: polti nelle trincee che loro stessi ave- 1941-1945. E il ’39? E il ’40? Già allora vano scavato. I soldati della Grande Armata di Napoleone entrarono