Erodoto108 n°7

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STORIE DI LIBRI AMERICA LATINA MESSICO

VALENTINA CABIALE

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Pedro Paramo è morto. Non si tarda a scoprirlo. Juan Preciado, uno dei suoi tanti figli frettolosamente avuti e poi dimenticati, promette alla madre morente di andare a cercarlo, a Comala. Il viaggio a piedi verso Comala, paese fantasma, non avrà ritorno. Pedro Paramo, gli dicono subito, è morto. Ma anche tutti gli altri abitanti lo sono; anche Juan Preciado, almeno dalla metà del libro in avanti. In Pedro Paramo nessuno è vivo nel senso biologico del termine.

PEDRO PARAMO È MORTO

J

uan Rulfo, scrittore e fotografo messicano (Jalisco 1917 - Città del Messico 1986) pubblicò questa sua seconda e ultima opera nel 1955 (la prima, del 1953, è una raccolta di racconti, El Llano en llamas – ‘La pianura in fiamme’, Einaudi). Non sono stata in Messico; conosco pochissimo della storia del paese negli anni ‘50 e di quello contemporaneo. Non so contestualizzare Pedro Paramo né se abbia senso farlo. Quello che mi stupisce è che mi succede di pensare a Pedro Paramo mentre cammino per le strade della grande città del nord Italia dove vivo, fitte di persone e cose in movimento, carne e lamiere, odori risate piedi che calpestano, sciarpe e capelli risistemati al loro posto contro il vento. Cammino e mi capita di

Gli occhi di Zapata.

vedere tutti morti. Ma ancora ritti in piedi e fastidiosi e disperatamente bisognosi di raccontare le proprie storie, di giustificarsi, di rimpiangere, di desiderare, di risolvere, di rispondere a domande di anni prima. Dopo aver letto Pedro Paramo si cammina diversamente, ti viene il dubbio. Non importa se Comala non esiste e non assomiglia a nulla di esistente o di inventato. Nemmeno alla Macondo di Garcia Marquez, che pure l’aveva certo in mente, quanto scrisse Cent’anni di solitudine (1967). Ricorda un po’ l’Argia di Calvino, città invisibile dove al posto dell’aria, c’è