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TAMAULIPAS MESSICO NORD OVEST CENTRO AMERICA

TORNEREMO SEMPRE A TAMPEMOL PER IL POZOLE di CARLOS ACOSTA (traduzione di Adriana Altamirano)

A

rriva ottobre, il mese delle miti serate. L’alba è nuvolosa. A mezzogiorno piove e verso le cinque, si affaccia il sole. Inaspettatamente, sembra che la vita rallenti. L’autunno è nell’aria. Ancora non sono ancora cadute le foglie degli alberi, un fruscìo di nostalgia pare affacciarsi fra le frasche. Guardo dalla finestra: il canto di un uccello pijúi mi porta indietro nei ricordi. Mi vedo a casa dei nonni. Seduto a tavola con quasi tutta la famiglia. Anni fa, ci siamo dispersi per il mondo, ma in giornate come queste, ritorniamo. Sempre ritorniamo. Sempre ritorneremo. Io torno sempre. Oggi mangeremo pozole. Pozole rosso. C’è anche del pozole bianco. Per quelli che non possono, o non vogliono, mangiare peperoncino. Non mancherà il coriandolo, la cipolla e i rava116 nelli. Las tostadas1 e la salsa. Qualcosa deve avere il Messico, il mio paese, per farci sempre ritornare. Qualcosa ci deve pur essere in questo cortile dove un eucalipto quasi raggiunge le nuvole. Il pozzo di diciotto metri di profondità ci ha dato acqua per più di mezzo secolo. Il mulino macina il mais per il nixtamal2. Il mugnaio è al lavoro dalle cinque del mattino. Qualche segreto devono averlo anche gli alberi d’anona3, il ciliegio fosforescente e il profumo dell’arancio fiorito. La cena è una caciara. All’improvviso mio nonno dice qualcosa che già conosciamo:

sentite, voglio due minuti di baccano! E tutti – nipoti, figli, zii, zie, cognati, cugini e amici occasionali – parliamo, chiediamo o diciamo qualcosa solo per dire e si fa un gran guazzabuglio familiare che emoziona chi ci ha chiesto di farlo. Dopo tutti ridiamo. In realtà, è molto semplice essere felici. Arriva la notte e rimaniamo a chiacchierare. Beviamo birra e liquore. Ridiamo di tutto e di niente. C’è un cane silenzioso. Si chiama Poy, arriva e si butta sui piedi. Alcuni rumorosi pappagalli ridono per conto loro. La nostra casa è piena d’infanzia, parola, che se non sbaglio, vuole dire: questi sono i ricordi. Mio nonno Matteo se ne va a riposare. Mia nonna Cristina, seduta nella sua poltrona, con il suo fazzoletto fiorito in testa e i suoi cento anni, veglia fino alle tre del mattino. Zii e zie ci accompagnano, alcuni bambini dormono nel grembo delle mamme. È finito il pozole, dice qualcuno, con un sorriso malizioso. Silenzio. Se ne vanno le ore della notte. Dove vanno, non lo so. Forse in un abisso dove saranno semi di un orizzonte per un albero di luce. A quest’ora Tampemol4, il nostro paese, ritorna nebbioso. Sono già le cinque e mezza del mattino. L’alba annuncia il suo spuntare a oriente. L’alba vuole trovarci svegli. Mi piace l’albeggiare, mi piace aspettarla con le pupille avide. E, giusto in questo momento, quando la rugiada inumidisce i capelli e la stanchezza nelle palpebre si fa sentire, appare, come uscita dal capello a cilindro di un mago, una pentola di cibo. Venite ragazzi, venite!... vengono in fretta le zie, cercando un posto dove sistemare il pentolone caldo: qui c’è ancora pozole!... Guardo dalla finestra: il canto del pijúi mi sveglia. La sera è quiete. Quasi imbrunisce. 1Tostadas. Tortillas di mais (granoturco) cotte e fritte, leggermente salate in superficie 2 Anona. Conosciuta anche come chirimoya, frutto originario dagli altipiani andini. Si può trovare anche in alcune regione del Messico. 3 Nixtamal è un tipo di pasta di mais preparata mediante bollitura della granella con calce. Il termine deriva direttamente dal náhuatl nextli, (cenere o polvere di calce), e tamalli (pasta di mais). 4 Tampemol è il vecchio nome di Antiguo Morelos. La cittadina si trova nello stato di Tamaulipas, estremo Nord-ovest del Messico

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Erodoto108 n°4  

Elogio della normalità - Andrea Semplici. Il traghetto del Mar Caspio - Tino Mantarro, Andrea Forlani. Voglio vivere alle Vergini - Andrea...

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