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#50

ERA

SUPERBA

// LA RIVISTA GENOVESE A DISTRIBUZIONE GRATUITA // ANNO VI // AC PIRRI

COSTRUZIONI SUI TORRENTI Norme regionali in contrasto con le leggi nazionali


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ERA

SUPERBA

//SOTTO LA LENTE //4 COSTRUZIONI SUI TORRENTI: LEGGI E DEROGHE //a voxe de zena //9 IL PESO DELL'IMPERCEPIBILE //10 PUNTO EMERGENZA PRÈ //11 PORTO PETROLI MULTEDO //12 DAL DEMANIO AL COMUNE: LA LISTA DEI BENI //14 CORNIGLIANO 2015 //15 A SPASSO PER ZENA: NOSTRA SIGNORA DELLE GRAZIE, VOLTRI //di tutto un pO' //17 LETTERE DALLA LUNA //18 DIARIO DI VIAGGIO: DENVER //20 LA MISURA DELL’ANIMA //21 LIBERAMENTE IL BANDITORE //il caffè degli artisti //22 TEATRO GENOVESE IN CINA //24 INCONTRO CON SERGIO NOBERINI //25 POETI SENZA LANTERNA //26 FERMATA A RICHIESTA //27 L'ANGOLO DI GIANNI MARTINI //varie ed eventuali //29 PARLA COME MANGI //30 AGENDA

È

DIRETTORE Gabriele Serpe EDITORE Associazione Culturale Pirri AMMINISTRAZIONE Manuela Stella, Marco Brancato GRAFICA E COPERTINA Constanza Rojas REDAZIONE Manuela Stella, Matteo Quadrone, Elettra Antognetti, Simone D’Ambrosio HANNO COLLABORATO Diego Arbore, Michela Alibrandi, Gianni Martini, Gigi Picetti, Gianluca Nicosia, Daniele Aureli, Claudia Baghino, Nicoletta Mignone, Roberto Marzano, Adriana Morando COMMERCIALE Annalisa Serpe (commerciale@erasuperba.it) STAMPA Tipografia Meca CONTATTI www.erasuperba.it 0103010352 redazione@erasuperba.it Autorizzazione tribunale di Genova registro stampa n 22/08

notte fonda a Borgoratti. Una candela accesa e la tazzina del caffè vuota, una sigaretta che si consuma nel posacenere e “La Vita Agra” di “unòrsominòre” a basso volume. È l’editoriale notturno, la lettera che scrivo senza conoscere il destinatario, come una preghiera. Da qui osservo le persiane chiuse del civico 1 di via Bocciardo, il casermone evacuato due anni fa e ancora deserto, il pensiero va alle famiglie che non hanno più fatto ritorno alle loro case. I miei occhi gonfi non sanno più piangere, cercano il riflesso della luna in quell’inquietante scheletro di cemento. Dovreste venire a vederlo, per farvi voi stessi un’idea. Finisce il disco, ma il silenzio subito si frantuma sull’asfalto, è una lattina spinta dal vento o scontrata da qualche topo sgraziato. C’è un tempo inutile in cui non accade nulla e può durare all’infinito, un manichino dietro la vetrina, che se agiti la mano per destarlo la commessa al banco ricambia perplessa con un saluto appena accennato. Vorrei romperlo in due questo tempo, con un colpo d’ascia, con una motosega; vorrei avere la forza di correre contro il muro senza timore e allora si che proverei dolore, i miei occhi tornerebbero a piangere, finalmente, invece di aspettare che il muro mi crolli addosso. Il civico 1 di via Bocciardo di notte ha l’odore della nebbia che ti nasconde alla vista, l’aria che promette pioggia e non mantiene mai. Come si può rimanere calmi, immobili e lucidi davanti a questo scempio? Con affetto, Gabriele Serpe


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COSTRUZIONI SUI TORRENTI: NORME REGIONALI IN CONTRASTO CON LE LEGGI NAZIONALI L’argomento è importante quanto delicato perché in un territorio come quello ligure, soggetto ad alto rischio idrogeologico, la normativa regionale in materia di tutela delle aree di pertinenza dei corsi d’acqua – soprattutto riguardo all’edificazione vicino ai torrenti e alla realizzazione di tombinature e discariche o abbancamenti di materiali inerti – dovrebbe essere improntata alla massima prudenza. La Regione Liguria, invece, nel corso degli anni ha inserito tra le pieghe delle leggi, eccezioni e deroghe spesso in palese contrasto con le norme nazionali, come ha rilevato lo stesso Ministero dell’Ambiente. A sollevare il caso per prima è stata la sezione Tigullio di Italia Nostra, come racconta il presidente, Annamaria Castellano: «Noi abbiamo cominciato a lavorare su questo fronte nel 2009 perché nel Comune di Chiavari era previsto un progetto per la realizzazione di una discarica di inerti nella valle del Rio Campodonico: ci siamo accorti che il Piano di bacino della Provincia di Genova presentava una discrepanza assai grave con il Codice dell’ambiente».

Creazione di discariche previo tombinamento dei rivi Il D.Lgs. 03-04-2006 n. 152 “Norme in materia ambientale”, all’articolo 115 (tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici) recita: “[…] le regioni disciplinano gli interventi di trasformazione e di gestione del suolo e del soprassuolo previsti nella fascia di almeno 10 metri dalla sponda di fiumi laghi stagni e lagune, comunque vietando la copertura dei corsi d’acqua che non sia imposta da ragioni di tutela della pubblica incolumità e la realizzazione di impianti di smaltimento dei rifiuti”. L’art. 9 delle “Norme di attuazione del Piano di Bacino della Provincia di Genova”, invece, afferma: “Non sono consentite nuove tombinature o coperture […] salvo quelle dirette ad ovviare a situazioni di pericolo, a garantire la tutela della pubblica incolumità e la tutela igienico sanitaria, nonché quelle necessarie per consentire la realizzazione delle discariche di rifiuti solidi urbani e MATtEO QUADRONE //

di inerti”. «La congiunzione “e” diventata “nonché” capovolge di fatto il significato e lo spirito della Legge, chiaramente volta a conservare il più possibile la naturalità dei corsi d’acqua e la sicurezza idrogeologica – spiega Castellano – Così facendo, in Liguria si consente la possibilità di creare discariche previo tombinamento di rivi e torrenti». La Provincia di Genova, nella formulazione della norma in questione, si è attenuta ai criteri ricevuti dalla Regione Liguria che, con Deliberazione di Giunta regionale del 23/3/2001 n.357, ha approvato alcuni “Criteri per la redazione della normativa di attuazione dei Piani di Bacino” in cui, all’art. 9, sono vietate le tombinature e le coperture salvo “quelle necessarie per consentire la realizzazione delle discariche di rifiuti solidi urbani e di inerti”. La sezione Tigullio di Italia Nostra decide allora di indirizzare una segnalazione in merito a tutti gli enti preposti (Regione, Provincia e Ministero) chiedendo


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la rettifica delle disposizioni regionali e provinciali onde adeguarsi alla legge nazionale. A questo tentativo, dimostratosi vano, fa seguito nel marzo 2011, una diffida. Il 12 luglio 2011 arriva la risposta del Ministero dell’Ambiente che riconosce la giustezza delle osservazioni di Italia Nostra, riscontra la difformità tra l’art. 115 del D.Lgs 152/06 e l’art. 9 del Piano di Bacino della Provincia di Genova ed invita le amministrazioni regionale e provinciale a “fornire ogni utile chiarimento al riguardo a questo Ministero e quindi ad apportare le pertinenti modifiche atte ad assicurare che i piani di stralcio in oggetto risultino conformi con la citata normativa nazionale”. Appena due giorni dopo la risposta del Ministero dell’Ambiente, la Regione Liguria approva un nuovo “Regolamento recante disposizioni in materia di tutela delle aree di pertinenza dei corsi d’acqua” – R.R. 14 luglio 2011, n. 3 – in cui «La norma incriminata esce dalla porta e rientra dalla finestra – spiega Castellano – Una vera e propria legge col trucco. Abbiamo cercato di instaurare un dialogo con i rappresentanti regionali, non trovando disponibilità da parte loro». E così Italia Nostra, insieme a WWF e Legambiente, presenta ricorso al Tar Liguria: «in particolare su due punti – espone Castellano – Le tombinature funzionali alla realizzazione di discariche e abbancamenti; la distanza minima delle costruzioni dalle sponde di rivi e torrenti». Costruzioni sui torrenti, distanza minima dalle sponde Con il succitato regolamento la Regione consente di ridurre la fascia di inedificabilità, in ambito urbano, fino a soli 3 metri dai corsi d’acqua. Nell’art. 4 (Fasce di tutela) del R.R. 14 luglio 2011, n. 3, comma 1, possiamo infatti leggere: “Per i corsi d’acqua ricadenti nel reticolo idrografico di primo, secondo e terzo livello è stabilita una fascia di inedificabilità assoluta pari a 10 metri, articolata nei termini di seguito indicati: a) all’interno del perimetro dei centri urbani, e ad esclusione dei tratti di corso d’acqua ricadenti nelle aree a valenza naturalistica, la fascia può essere ridotta, previa autorizzazione idraulica

provinciale ex R.D. 523/1904, fino a: 5 metri per i corsi d’acqua di primo livello; 3 metri per i corsi d’acqua di secondo livello; b) per i corsi d’acqua compresi nel reticolo idrografico di terzo livello la fascia può essere ridotta, previa autorizzazione idraulica provinciale ex R.D. 523/1904, fino a: 5 metri all’esterno del perimetro del centro urbano; 3 metri all’interno del perimetro dei centri urbani, e ad esclusione dei tratti di corso d’acqua ricadenti nelle aree a valenza naturalistica”. L’art. 5 (Interventi nelle fasce di inedificabilità assoluta), comma 1, precisa: “Nella fascia di inedificabilità assoluta, articolata secondo quanto previsto dall’articolo 4, non sono ammessi interventi di nuova edificazione”. Ma il comma 3 prevede: “In casi di notevole acclività del versante interessato, esterno al perimetro del centro urbano, possono altresì essere ammessi, previa autorizzazione della Provincia, interventi di nuova edificazione con le stesse modalità previste all’art. 4 all’interno dei centri urbani […]”. Il comma 4, infine, aggiunge: “A seguito dell’approvazione di progettazioni di livello almeno definitivo di messa in sicurezza idraulica di un corso d’acqua, che, nell’ambito di un contesto di sistemazione complessiva, comportino la demolizione di volumi edilizi esistenti in fregio al corso d’acqua, può essere autorizzata dalla Provincia, la ricostruzione, anche non fedele, di tali volumi a distanze inferiori a quelle previste all’articolo 4, a condizione che ricadano in tessuti urbani consolidati e che: a) gli interventi idraulici da realizzare siano finalizzati alla messa in sicurezza […] b) si tratti di insediamenti produttivi e sia dimostrato che non sia possibile prevederne la ricostruzione a maggiore distanza dal corso d’acqua […]”. «La Regione, rispondendo alle nostre contestazioni, ha sostenuto l’esigenza di uniformare il quadro normativo – racconta il presidente della sezione Tigullio di Italia Nostra, Annamaria Castellano – ma la Legge nazionale (D.Lgs. 03-04-2006 n. 152) stabilisce in tutti i casi la distanza minima di 10 metri dalle sponde dei corsi d’acqua per la realizzazione di edificazioni. Pur volendo lasciare per buone alcune situazioni esistenti, dove oggi la distanza è


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addirittura pari a zero, almeno per le nuove costruzioni è necessario rispettare la fascia di inedificabilità assoluta pari a 10 metri». Proseguiamo nell’analisi del regolamento regionale. L’art. 7 (interventi negli alvei dei corsi d’acqua), comma 1, sancisce : “[…] negli alvei dei corsi d’acqua non sono consentiti i seguenti interventi, fatti salvi quelli necessari ad ovviare a situazioni di pericolo ed a tutelare la pubblica incolumità: a) interventi che comportino ostacolo o interferenza al regolare deflusso della acque di piena, […] nonché il deposito di materiali di qualsiasi genere; b) interventi di restringimento o rettificazione degli alvei […]; c) plateazioni o impermeabilizzazioni continue del fondo alveo dei corsi d’acqua di origine naturale, salvo il caso in cui siano previsti come misura necessaria […] alla messa in sicurezza del corso d’acqua, in tratti ricadenti in contesti di tessuto urbano consolidato […]; d) reinalveazioni e deviazioni dell’alveo dei corsi d’acqua, salvo il caso in cui siano previsti come misura necessaria in un progetto […] finalizzato alla messa in sicurezza […]”.

Il comma 2, però, ammette delle eccezioni: “Non rientrano nei divieti di cui alla lettera d) del comma 1 gli interventi di reinalveazione dei corsi d’acqua inseriti nell’ambito: a) della realizzazione di abbancamenti di materiale litoide sciolto superiori a 300.000 mc e di discariche di rifiuti, purché previsti nei piani di settore, a condizione che il nuovo tracciato d’alveo sia mantenuto a cielo libero, e sia dimostrata la funzionalità idraulica ed il deflusso senza esondazioni della portata di piena duecentennale con adeguato franco; b) dell’ampliamento di abbancamenti esistenti il cui volume complessivo risulti superiore a 300.000 mc o di discariche di rifiuti in esercizio, nel rispetto delle stesse condizioni di cui alla lettera a), purché sia contestualmente adeguato il sistema di allontanamento delle acque della porzione esistente”. Mentre all’art. 8 (Tombinature e coperture), comma 1, si legge: “Sui corsi d’acqua del reticolo idrografico regionale, ad esclusione del reticolo minuto, non sono ammesse le tombinature e coperture dei corsi d’acqua, non inquadrabili tra i ponti o gli

Fotografia di Diego Arbore


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attraversamenti, né l’estensione di quelle esistenti, salvo il caso, previa autorizzazione della Provincia, di quelle dirette ad ovviare a situazioni di pericolo, e a garantire la tutela della pubblica incolumità […]”. Il comma 2 puntualizza: “E’ fatta salva la realizzazione di tombinature provvisorie, adeguatamente dimensionate, in fasi transitorie costruttive o in situazioni di emergenza, che, se del caso, possono essere mantenute come canali di drenaggio delle acque, in caso di realizzazione di discariche o abbancamenti”. Come vediamo, in taluni casi, la Regione evita accuratamente di citare la parola tombinatura. «L’escamotage consiste nel parlare prima di reinalvazione (che in pratica vuol dire incanalare le acque in un alveo artificiale) del corso d’acqua – spiega Castellano – Quindi dopo, se il torrente è già stato deviato, a norma di regolamento non si tratterebbe più di una tombinatura». A distanza di pochi mesi dall’approvazione del R.R. 14 luglio 2011 n. 3, la Liguria è stata colpita dai tragici eventi alluvionali che hanno portato morte e distruzione a Genova e nelle Cinque Terre. «In quell’occasione, Italia Nostra ha ribadito con forze che le opere di tombinamento hanno sicuramente peggiorato la situazione», sottolinea Castellano. Per ottenere opportune delucidazioni in merito, abbiamo provato a contattare l’assessore regionale all’Ambiente, Renata Briano, via telefono e tramite posta elettronica, ma la sua segreteria ci ha gentilmente risposto che, causa numerosissimi impegni, sarebbe stato impossibile parlare con il responsabile delle politiche ambientali. Arriviamo così alla primavera del 2013, quando, grazie alla legge regionale 14 maggio 2013 n. 14 “Disposizioni di adeguamento e modifica della normativa regionale”, l’amministrazione guidata dal presidente Claudio Burlando introduce all’art. 5 la possibilità di derogare in maniera indefinita alle norme sulla tutela dei corsi d’acqua in caso di attività produttive o di attività estrattive. “[…] la Giunta regionale […] definisce […] criteri puntuali per le attività produttive esistenti, non

altrimenti localizzabili, anche in deroga alla disciplina regionale delle fasce di tutela dei corsi d’acqua, purché siano assicurate le condizioni di sicurezza idraulica, fermo restando il nulla osta idraulico. […] Alle attività estrattive come definite dalla legge regionale 5 aprile 2012, n. 12 (Testo unico sulla disciplina dell’attività estrattiva) e successive modificazioni ed integrazioni previste nella pianificazione si applicano le deroghe per le discariche”. Infine, nell’agosto 2013, con Delibera di Giunta Regionale n. 965 del 01/08/2013, viene approvato il seguente criterio specifico: “Per attività produttive esistenti, non altrimenti localizzabili, per le quali sia dimostrata, al fine del mantenimento delle proprie attività, la necessità di procedere all’attuazione di interventi di tipo urbanistico edilizio interferenti con le fasce di tutela delle aree di pertinenza dei corsi d’acqua di cui all’art. 4 del regolamento regionale n. 3/2011 […] è possibile ridurre la fasce di rispetto prevista per i corsi d’acqua di primo livello all’interno del perimetro dei centri urbani, e ad esclusione dei tratti di corso d’acqua ricadenti nelle aree a valenza naturalistica, fino a 3 m dai limiti dell’alveo”. La posizione del Ministero dell’Ambiente L’associazione ambientalista Italia Nostra ha scritto nuovamente al Ministero dell’Ambiente che «Per ben due volte ci ha risposto dando ragione alle nostre contestazioni – sottolinea Castellano – Inoltre, è tuttora pendente il ricorso al Tar». In sostanza il dicastero dell’Ambiente «Ha detto no a tutte le opere pubbliche o private che prevedano la copertura dei corsi d’acqua – continua il presidente della sezione Tigullio di Italia Nostra – e ha ribadito il carattere tassativo del divieto di realizzare, in alveo e nella fascia di pertinenza fluviale compresa entro i 10 metri dalle sponde del corso d’acqua, interventi di copertura, salvo casi imposti dalla tutela della pubblica incolumità, e nemmeno impianti di smaltimento dei rifiuti, chiedendo altresì di provvedere per mettere fine alle difformità con la legge nazionale».


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ERASUPERBA! Da dove proviene l’inglese? Quante persone lo parlano? E’ la lingua del presente ma sarà anche quella del futuro? E’ possibile comprendere i testi delle canzoni? O i film in lingua originale? Esistono dei trucchi per imparare da autodidatti? Come si scrivono un’email o una lettera di presentazione? Sono queste alcune delle domande alle quali il corso English & the Media cercherà di dare una risposta, oltre a proporsi di insegnare più di 500 espressioni e vocaboli nuovi in 7 incontri. L’obiettivo è di costruire un corso non solo di inglese, ma sull’inglese, chiarendo dei punti controversi che rendono lo studio dell’inglese meno efficace. Il livello delle lezioni verrà calibrato in base alle competenze dei partecipanti, che verranno verificate nell’Open Day iniziale. Per tutte le informazioni scrivere a redazione@erasuperba.it Tel/fax 0103010352

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// GIGI PICETTI // IL PESO DELL'IMPERCEPIBILE

Ma che mania strana voler la vita sana…!

Dopo questo titolo, chi pensa che io abbia cambiato totalmente l’indirizzo dei miei principi si tranquillizzi: è solo la sintesi di un bizzarro articolo, apparso nell’inserto “Salute” de “La Repubblica” del 15 ottobre scorso, intitolato “L’ortoressia, il cibo “bio” che diventa un’ossessione” a firma dell’esimio Prof. Eugenio Del Toma. L’eminente esperto, dopo aver equiparato a gravi disturbi alimentari come l’anoressia e la bulimia anche l’inventata ortoressia, così definisce quella che ritiene una malata fissazione: “Si tratta di un comportamento caratterizzato dall’esasperata ricerca di elementi “naturali” che esaltino, come il cosidetto “biologico”, la caratteristica di essere esenti da trattamenti tecnologici e da residui chimici (farmaci, pesticidi, concimi, ecc.).” Capito? Continuare a scegliere di mangiar sano è un’affezione compulsiva! Rifiutare alimenti avvelenati da diserbanti, concimi chimici, anticrittogramici, coloranti e conservanti è una patologica ossessione! Il titolato specialista aggiunge inoltre: “gli ortoressici si avvalgono solo di alimenti biologici, ormai disponibili in molte catene distributive e non solo negli agriturismo, ma anche di prodotti ritenuti genuini perché acquistati presso piccoli produttori.” Ed ecco l’accusa finale (in cauda venenum) dove egli afferma che tali acquisti avverrebbero “… lungo le strade, dove però i prodotti sono esposti per ore agli effluvi delle auto di passaggio”. Lo vorrei trascinare di peso qua a Genova, nei posti che frequento io, come il mercatino del martedì mattina nel giardino del Circolo Operaio S. Giuseppe al 52 di Corso Torino o anche, per l’intera giornata di mercoledì, al punto biologico di piazzetta Tavarone, in quell’area tra Campetto e S. Matteo ben protetta dai lontani percorsi delle auto e dei bus, dove ci sono anch’io per fornire ulteriori informazioni sui benefici effetti del ganoderma lucidum descritto nel numero scorso di Era. E in questi posti sfiderei il Prof. a confrontare le analisi chimiche dei prodotti in distribuzione con quelle eseguite sulle coltivazioni massive provenienti da lontani latifondi intersecati giorno e notte dai TIR delle autostrade… Poi risulta che l’influente personaggio è consulente di due importanti Mi(ni)steri non casuali, quelli dell’Agricoltura che consente la coltivazione del mais transgenico e della Salute che ritira i farmaci dopo i danni causati. E se non bastasse è anche ben pensionato ma contemporaneamente Primario ad Honorem della Clinica Biochimica di Roma… Chi è interessato ad ulteriori indagini in materia vada anzitutto sul suo sito www.eugenio-del-toma.it e già che c’è può informarsi anche su un’ulteriore autorità del settore, il Prof. Antonio Macrì che, sempre nel pezzo citato, riassume un report del Consumer’s Forum dichiarando ad un recente convegno che “il martellamento dei media sui vantaggi che deriverebbero da una dieta basata su alimenti “naturali”, ma più costosi perché ottenuti con le stesse modalità dei nostri avi, ha suggestionato diversi ortoressici…” infatti l’industria della cattiva nutrizione risparmia sui costi a scapito della salute. E qui vi saluto: ortoressici di tutto il mondo, uniamoci contro chi si arricchisce sui bocconi avvelenati per umani!


//10 A voxe de zena

PUNTO EMERGENZA PRÉ,

UNA LEZIONE DI SOLIDARIE TÀ

elettra antognetti //

Un’eccellenza nascosta nel cuore pulsante del centro storico genovese. Siamo andati in via Pré per incontrare i volontari del Punto Emergenza Pré, presidio della Caritas Diocesana al 62r. Si tratta di un centro di accoglienza “sulla strada” che dà aiuto ai migranti, in particolare alle madri straniere che vivono a Genova e ai loro bambini, accompagnando il percorso postparto fino ai 18 mesi. Bruna Doglio, la responsabile, ci ha raccontato la storia del presidio e il loro lavoro nel quartiere, precisando che: «Il servizio che offriamo è gratuito e vengono da tutta la città chiedendo il nostro aiuto, da Molassana a Voltri. È dura sopravvivere ma ci siamo guadagnati credibilità: la nostra serietà fa sì che le persone siano felici di aiutarci». Il Punto Emergenza è stato fondato più di 30 anni fa, in questi anni i volontari hanno accolto un’infinità di mamme e bambini migranti («Gli uomini qui non possono entrare!», ironizza una delle volontarie) dotandole di un corredo, di alimenti appositi per i neonati, di medicine e cure mediche, grazie alla continua collaborazione con medici pediatri. I volontari oggi sono in tutto una decina, tengono aperto il centro ogni pomeriggio, a partire dalle 14.30 fino alla sera. Poco distante, sempre sulla strada, il presidio pediatrico e deposito di farmaci, dove i medici possono visitare i piccoli pazienti. Tutto, rigorosamente gratuito e senza che i volontari ricevano alcuna sovvenzione da Amministrazione o altri soggetti istituzionali. Ci tiene a sottolinearlo Bruna Doglio, che racconta: «Genova è una città solidale: sfatiamo il mito dei genovesi poco disposti ad occuparsi dei bisogni altrui. Dapprima diffidenti, sono pronti a dare molto per i servizi seri come il nostro. Siamo l’esempio tangibile del livello di partecipazione e altruismo di questa città: altrimenti come faremmo ad essere ancora qui, dopo 30 anni? All’inizio non avevamo nulla, siamo partiti da zero». Grazie alla risposta dei genovesi, dunque, il Punto Emergenza continua a fare il suo lavoro, sempre di più: sono tantissime le madri che si rivolgono all’associazione, indirizzate a Pré dai centri d’ascolto dei 27 vicariati della provincia di Genova. «Quando abbiamo iniziato questa attività, l’immigrazione a Genova era inferiore rispetto ad oggi. Adesso, non sappiamo come fare per rispondere alle esigenze di tutti quelli che ci chiedono aiuto», raccontano i volontari, e ci accorgiamo di quanto ciò sia vero già dopo 10 minuti che li guardiamo lavorare. Arrivano mamme di continuo, con bambini neonati e i loro fratelli più grandi. I volontari corrono dallo stock degli alimenti, all’armadio con i vestitini, alla farmacia più vicina per comprare le medicine: «I conti li pagano i nostri benefattori, che credono nel nostro lavoro di aiuto alle famiglie e di recupero di Pré». Lo constatiamo con i nostri occhi, osservando il via vai di persone con pacchi di cibo e vestiti, ma attenzione: le iniziative private e spontanee sono sconsigliate: «si finirebbe per avere merce che non riusciremmo a piazzare». Per maggiori informazioni su donazioni e aiuti vi consigliamo di recarvi in via Pré e parlare direttamente con i volontari.


A voxe de zena 11//

PORTO PETROLI MULTEDO,

TRASFERIMENTO AL LARGO DELLA COSTA

matteo quadrone //

inchiesta integrale sul progetto della nuova boa offshore di Multedo su erasuperba.it

Innanzitutto partiamo da un dato di fatto: la società moderna non intende rinunciare al petrolio. Dunque occorre approntare soluzioni lungimiranti per migliorare la convivenza della città con il suo porto, in questo caso il terminale petrolifero di Multedo che movimenta petrolio grezzo e prodotti finiti (benzina, gasolio, olio combustibile, semilavorati e prodotti petrolchimici di base). A ottobre è arrivato il parere positivo nell’ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA) per un’opera in tal senso strategica ovvero la realizzazione di una nuova boa off-shore a tre km al largo dalla costa per il trasferimento del greggio dalle petroliere a terra. Il progetto presentato dalla Porto Petroli Genova SpA, nel dettaglio, prevede la realizzazione di una boa monormeggio ancorata al fondo del mare a largo della diga foranea antistante l’aeroporto di Genova, un PLEM sottomarino per l’alloggiamento delle valvole di sezionamento del sistema, due condotte sottomarine di lunghezza pari a circa 3.3 km ed un terminale a terra localizzato all’interno del Porto Petroli. Il piano, inserito in uno specifico Accordo di Programma, fa anche riferimento alla riduzione dello spazio in banchina per il ribaltamento a mare di Fincantieri. Il costo complessivo dell’intervento è di 50 milioni di euro a carico della società Porto Petroli Genova SpA. «I depositi petroliferi così come sono stati concepiti nel Ponente genovese, vicino alle case, non possono più stare – spiega Giovanni Spalla, noto architetto e urbanista che insieme ad altri docenti dell’Università di Genova, tra 2010 e 2011, ha realizzato degli studi di fattibilità per il nuovo Piano Regolatore Portuale di Genova – nel progetto si parla di parziale trasferimento dei traffici petroliferi al largo ed è proprio questo il limite principale dell’intervento. Per liberare il quartiere dai pericoli per la salute pubblica e dal rischio di incidenti, invece, occorre riqualificare completamente l’area del Porto Petroli e spostare al largo la totalità dei traffici». La domanda da porsi dunque è la seguente: qual è la quota di traffico petrolifero che la nuova piattaforma sarà capace di assorbire rispetto alla movimentazione totale? La risposta, leggibile nel progetto della Porto Petroli SpA, non è delle più incoraggianti: circa il 20% del traffico navi annuo. «Noi proponiamo di eliminare completamente il terminale petrolifero di Multedo - afferma l’architetto Spalla - Così la Fincantieri potrebbe allargarsi sull’intera superficie attualmente occupata dai moli del Porto Petroli. Ma è ipotizzabile anche una strutturazione diversa degli spazi: destinandoli in parte al “ribaltamento” Fincantieri, in parte ad un nuovo polo della cantieristica. Inoltre, in una logica di scambio reciproco città-porto, una porzione potrebbe essere dedicata a spazi verdi per la popolazione». In questo disegno il Porto Petroli sarebbe completamente spostato sulla piattaforma a largo della costa. «È una soluzione che esiste e funziona anche in altri porti – continua Spalla – oltre al terminale petrolifero, però, sarà necessario eliminare i depositi da terra, trasferendoli in zone compatibili con l’abitato esistente e futuro».


//12 A voxe de zena

Beni del Demanio,

acquisto gratuito: il Comune di Genova prepara la lista

lista integrale dei beni su erasuperba.it

Con il parere unanime favorevole del Consiglio comunale è iniziato l’8 ottobre il percorso per l’acquisizione a titolo gratuito dal Demanio di una lunga serie di strutture che potrebbero modificare sensibilmente la viabilità e l’aspetto di Genova nel prossimo futuro, di pari passo con il nuovo Piano Urbanistico. Un elenco di dodici pagine sciorina i beni che entro il 30 novembre potrebbero passare dal Demanio a Palazzo Tursi. Una lista di aree, terreni, immobili, gallerie e forti che non è assolutamente esaustiva e potrà essere implementata a seconda delle segnalazioni, delle esigenze e delle proposte dei municipi e del territorio. Gli uffici comunali devono predisporre un’istruttoria per ciascuno dei beni che Tursi intende acquistare, specificandone la descrizione, le finalità di utilizzo futuro e le risorse finanziarie previste per lo stesso. Toccherà, poi, alla Giunta dare il via libera alla presentazione formale della richiesta, prestando particolare riguardo agli aspetti ambientali, geomorfologici e idrogeologici del territorio, nonché alla fattibilità tecnico-economica degli interventi di ripristino. Dopodiché la palla passerà definitivamente al Demanio che valuterà la bontà delle richieste pervenute dagli Enti Locali. Non va dimenticato, però, che in un contesto alquanto tragico per quanto riguarda le casse comunali, non sarà facile reperire le risorse necessarie per la bonifica dei beni acquistati e per la loro riconversione d’uso. Diverso il ragionamento se buona parte di queste aree e strutture venissero rivendute ai privati, dal momento che la legge statale non pone vincoli in merito. Un comportamento, d’altronde, che ben si sposerebbe con la volontà che più volte il premier Letta ha annunciato di dismissione parziale del patrimonio pubblico per risanare le casse dello Stato. «Ma il nostro obiettivo principale non è questo», ha risposto a precisa domanda l’assessore al Bilancio, Francesco Miceli. «I beni e le aree che richiederemo saranno soprattutto utili per il patrimonio immobiliare della città. Ogni elemento avrà una sua specifica funzionalità nell’ottica del miglioramento di servizi e viabilità. Questo non è tanto il momento di pensare alle “coperture” economiche, quanto quello di capire quali sono i beni che ci possono essere più utili e in quale prospettiva». UN LUNGO ELENCO: IMMOBILI, TERRENI, GRETI DEI TORRENTI, GALLERIE ANTIAREE, FORTI Scorrendo la lista l’attenzione di tutti si rivolge immediatamente all’ex Caserma Gavoglio, al Lagaccio, per la quale la delibera approvata prevede una norma specifica con procedura d’urgenza con l’obiettivo di verificare l’eventuale disponibilità del Demanio a consegnare anticipatamente l’area. Se non nella sua interezza, quantomeno per quanto riguarda la zona tra i due cancelli d’ingresso, dove dovrebbe sorgere il nuovo parcheggio per i residenti di Via Ventotene, e i tratti necessari alla messa in sicurezza del territorio circostante. Ma già in questa prima versione dell’elenco compaiono altri beni piuttosto interessanti. Come le Mura di Malapaga nel quartiere del Molo, l’ex ospedale


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militare di Sturla, che potrebbe essere oggetto di una significativa trasformazione urbana del quartiere, e le cliniche universitarie di San Martino, che garantirebbero la ricomposizione della proprietà nell’ottica dell’introduzione di una nuova funzione urbana privata della zona, affianco naturalmente a quella universitaria. Oltre ad aree, immobili e terreni che potrebbero rivestire in futuro nuove funzioni urbane, ad esempio con la realizzazione di spazi verdi o di servizio; oltre al miglioramento della viabilità cittadina, attraverso l’acquisizione di sedimi stradali come la rampa di accesso alla Sopraelevata o la strada che conduce al forte di San Martino; oltre ai vecchi greti di torrenti che potrebbero consentire la realizzazione di opere funzionali alla messa in sicurezza degli alvei o alla loro riqualificazione anche in ottica della mobilità veicolare e pedonale; vi sono due categorie particolari di immobili che meritano assolutamente di essere citate. Stiamo parlando dei Forti e delle ex gallerie anti-aree. Per quanto riguarda i primi, più volte l’amministrazione ha accennato alla volontà di pensare a nuovi sistemi di attrazione turistica, sperando di non ripetere errori e sprechi economici del passato (su tutti, Forte Begato). Le seconde, invece, sono una risorsa molto preziosa sia nell’ottica della realizzazione di nuovi parcheggi o depositi di mezzi aziendali, che andrebbero così a liberare le strade, sia per

simone d'ambrosio //

Fotografia di Daniele Orlandi

l’attuazione di nuovi collegamenti interni alla città. A questo proposito, risultano di particolare interesse: la galleria di via Cantore – corso Scassi, per l’accesso tramite ascensore all’area ospedaliera e alle zone collinari di Sampierdarena (un collegamento di questo tipo è già previsto nel piano di riqualificazione di Sampierdarena da 12 milioni di euro ma non ancora realizzato, ndr); la galleria Brignole – Sturla, che potrebbe rappresentare un’eccezionale opportunità per i collegamenti tra centro e Levante, ma soprattutto tra la stazione e l’ospedale Gaslini; la galleria sottostante le Mura di Carignano, che necessita ancora di qualche approfondimento circa le proprie potenzialità in ottica di mobilità.


//14 A voxe de zena

CORNIGLIANO 2015: BOULEVARD PARIGINO

E NUOVA VITA AL MERCATO COMUNALE simone d'ambrosio //

Strada di scorrimento a mare, da una parte, boulevard alla parigina con negozi, panchine, alberi e aree verdi, dall’altra. Se il traffico a lunga percorrenza dovrebbe usufruire dei vantaggi offerti dalla nuova infrastruttura a partire dalla fine estate – inizio autunno 2014, anche il cuore pulsante del Medio Ponente cittadino potrebbe trarre importanti benefici dalla drastica diminuzione di traffico. Il progetto ambizioso, che punta a rendere via Cornigliano una seria concorrente allo shopping e alle passeggiate sestresi, è stato presentato ai cittadini nel corso di un’assemblea pubblica durante la quale sono state illustrate le modalità di partecipazione al concorso di idee per la riqualificazione complessiva dell’arteria principale del Medio Ponente. I professionisti che vorranno prendere parte al concorso dovranno sottostare a una serie di vincoli piuttosto rigidi nella redazione dei propri elaborati. Si parte da una riduzione della carreggiata dalle attuali cinque a sole due corsie, una per senso di marcia. Di conseguenza, si potrà procedere a un sostanziale allargamento dei marciapiedi e delle zone pedonali e alla predisposizione di alcune aree verdi con panchine e penisole per la sosta delle vetture. Tutte operazioni che dovrebbero dare vita a una sorta di lungo viale, con ampio spazio per i pedoni. Verranno chiusi gli attuali sottopassaggi e saranno previste due piste ciclabili, una per senso di marcia. Insomma, una riqualificazione significativa che permetterebbe un ricompattamento dell’attuale frattura che divide la zona nord di Cornigliano da quella più a sud, vicina alla stazione. Due le fasi del concorso. Nella prima, tutti i partecipanti saranno chiamati a presentare elaborati molto semplici, in modo da poter garantire la massima partecipazione ai professionisti del settore. Le cinque idee più convincenti accederanno alla seconda fase, in cui si dovrà redigere il progetto preliminare. I cantieri, ovviamente, non potranno partire prima del definitivo completamento della strada a mare, quantomeno per il suo tratto principale. Stimati anche i costi per il restyling di via Cornigliano, un limite di spesa complessivo non superiore ai 5,5 milioni di euro.

RIQUALIFICAZIONE EX MERCATO COMUNALE L’ex mercato al coperto di Cornigliano, chiuso nel 2011 a causa della crisi che aveva portato alla sopravvivenza di sole tre attività mercatali, giace semi-abbandonato in piazza Monteverdi. Il progetto di riqualificazione dello stabile (di cui si parla già da due anni) interessa una rete di associazioni cittadine che vorrebbe dare vita ad un nuovo punto di ritrovo per il quartiere, non proprio ricco di servizi in questo senso. Non più esercizi commerciali, ma un nuovo luogo di aggregazione, con tanto di bar e ludoteca, grazie all’azione, tra gli altri, del comitato residenti, del Circolo Lucani e del neonato civ. La notizia è che l’amministrazione comunale sembra vedere di buon occhio il progetto. «Gli uffici – ha spiegato l’assessore Francesco Miceli – hanno già verificato la fattibilità economica dell’operazione. I canoni pagati dai soggetti interessati, infatti, sarebbero sufficienti a coprire le spese di manutenzione straordinaria (principalmente svuotamento degli interni e derattizzazione) e ordinaria (canone di concessione e pagamento delle utenze) della struttura». A questo punto, si tratta di capire quale sia l’iter migliore per l’assegnazione degli spazi. Da un lato il percorso tradizionale, ma più lungo, di una riprogettazione della destinazione d’uso dell’immobile da parte del Comune che poi passerebbe alla concessione tramite bando ad evidenza pubblica; dall’altro, l’affidamento diretto alle associazioni interessate, secondo le modalità di utilizzo e gestione concordate.


A SPASSO PER

ZENA

adriana morando //

// santuario di Nostra Signora delle Grazie, voltri

Q

uesta pieve sul colle di San Nicolò, a cui deve il primigenio nome, pare avere origini antichissime. Sembrerebbe, infatti, risalente al 67 d.C, forse col nome di Santa Croce, e sarebbe, se così fosse, l’edificio religioso più vetusto del ponente genovese. Un’iscrizione del 1676 in cui si legge “ Haec ecclesia consecrata fuit anno 345 in honore sancti Nicolai Episcpi die 25 Julii”, parrebbe spostarne, però, la datazione a quell’anno, anche se l’unico riferimento inequivocabile sulla sua esistenza è un documento del 1205 in cui si cita un religioso, tal “Rubaldo”, quale prete della Chiesa di San Nicolò di Voltri, una piccola parrocchia con annesso un ospitale, luogo di pellegrinaggio e di ricovero per gli infermi. Dal 23 settembre 1568, la chiesa venne affidata ai frati Cappuccini che posero in opera la costruzione dell’annesso edificio conventuale. Dopo alterne vicende in cui l’eremo conobbe momenti di degrado, fu acquistato, nel 1864, dalla duchessa Brignole Sale che ne curò la ristrutturazione, salvandolo dalle rovine del tempo e facendone, contestualmente, il Pantheon della famiglia che, ancor oggi, conserva le ceneri dell’antica protettrice. A differenza delle altre chiese francescane, normalmente essenziali e sviluppate in un singolo spazio, l’interno si distende lungo tre navate corrispondenti ai tre aditi che si aprivano nell’antica facciata (attualmente residua solo quello centrale) in cui la luce si disperde in un alternarsi di strisce bianco e nere tipiche dello stile neogotico. Evidenti sono, poi, i tratti medievaleggianti introdotti dal restauro operato nel 1864, secondo il gusto romanico dell’epoca, che si esteriora in modo emblematico nella torre campanaria che, per l’occasione, fu elevata di 6 metri e dotata di una copertura cuspidale centrale contornata da quatto guglie minori. A seguito di questo restyling anche il tetto ligneo a vista fu rimosso e sostituito da una copertura in muratura che modula, all’interno, ampie volte a crociera. Qui, imponenti colonne accompagnano il fedele all’altare maggiore su cui è esposto un pregiato dipinto (1502) di Corrado Odone, raffigurante la Madonna che porge un fiore al Bambino. Infatti, la chiesa, meglio conosciuta come Santuario di Nostra Signora delle Grazie, è dedicata alla Vergine in ricordo di un’apparizione avvenuta nel 1764 durante un attacco dell’esercito austropiemontese. Nell’insieme, però, l’habitus rimane quello di “una chiesa di famiglia” con numerose lapidi e sculture funerarie; pregevole, all’inizio della navata di sinistra, è la statua (1865) raffigurante la Carità, opera di Giovanni Battista Villa che veglia sulle spoglie di Artemisia Negrone (madre della Duchessa) a cui si contrappone, in quella di destra, il busto marmoreo del marito Antonio Brignole Sale, manufatto dell’artista francese August Dumont. Sotto il coro, con accesso indipendente dall’estero, è, invece, ubicata la cripta funebre, realizzata su progetto dell’architetto Gerolamo Patrone, che accoglie le ceneri Della Duchessa di Galliera, di suo marito (Raffaele De Ferrari) e dell’amato figlio Andrea morto a 16 anni. Da segnalare, infine, anche la ricca raccolta di ex voto, nell’attigua sacrestia, prevalentemente a tema marinaresco e le preziose tele seicentesche. Un sacrario, dunque, di antiche memorie immerse in un religioso silenzio che veglia sul riposo dei nobili protettori.


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lettere dalla luna 17//

Lettere

dalla luna

Prendi ad esempio un gruppo di amici, nelle più classiche delle circostanze confidenziali, seduti a discorrere intorno ad un fuoco o a tavola davanti ad un piatto. È semplice comprendere quanto parte della realtà che percepiamo nasconda svariati aspetti bui, che tendiamo ad ignorare quando ci rapportiamo con la gente. In una qualunque discussione su qualsivoglia argomento, gli interventi dei presenti non è affatto detto che rispecchino o spieghino il loro punto di vista, l’opinione che il soggetto parlante sostiene e magari vorrebbe anche spiegare. Vuoi per cosciente falsità o desiderio di tacere e così ascondere vari anfratti di sé e del proprio pensiero, vuoi per l’oggettiva impossibilità di spiegare, di riuscire attraverso il linguaggio a rendere anche minimamente un’idea a chi ci sta ascoltando... Tuttavia quell’enorme fetta di te che, consciamente o inconsciamente, non riesci o non vuoi rivelare è totalmente presente e incide non poco sulla tua percezione del reale, in misura di quanto invece è assente in quella del tuo interlocutore, che non ne può sapere nulla e chissà, magari, che messaggio distorto gli è arrivato. D’improvviso una cerchia di amici intorno al fuoco diventa un’agghiacciante esposizione di maschere. Quale ruolo ha nei rapporti umani quel che c’è e non si rivela? Quello che è, anche se non accade? Le parole sono condizionate da un’infinità di inibizioni, così i gesti e le intenzioni stesse di ognuno di noi. Quel che vedi non è tutto, quel che ascolti non è tutto, mai. Mancherà sempre qualcosa alla realtà per poterla definire tale.

Sei silente universo che i sensi cinque in fila difendono dipingono perpetui costellano. Quello poi che c’è fuori è tutto altro tema.


//18 di tutto un po'

DIARIO di

VIAGGIO DENVER, COLORADO Una notte, da qualche parte nel Colorado, la pioggia picchiava forte sul tetto della macchina, così forte da lasciare intravedere solo qualche luce colorata di un motel e una sagoma di Elvis con in mano un cartello recante la scritta illuminata “vacancy”. Entro e mi avvio al bancone. Lo sgabello al mio fianco era occupato da un uomo di carnagione olivastra con baffoni a cascata e un cappello da cow-boy, sorseggiava whisky on the rock con aria annoiata, batteva il piede al ritmo di Bad Moon rising dei Creedence e il suo volto ricordava terribilmente il sergente Garcia del telefilm Zorro ma dai lineamenti meno affabili. Nell’aria passava un odore di birra ormai impregnato nel legno scuro del locale. Allungo una mano per prendere due noccioline americane quando da una tenda a stelle e strisce esce una cameriera in completo rosa con una coroncina di stoffa in testa: “di cosa hai bisogno?” Lanciando nella sputacchiera il guscio della nocciolina le dico che stavo cercando un letto caldo e una doccia, lei mi rispose con sicurezza: “Straniero, sei nel posto giusto”. Ho percorso il lungo corridoio incrociando gli sguardi di alcuni sudamericani dall’aria poco raccomandabile lasciando alle spalle stanze aperte e buie che emanavano odori acri e fetori di piedi. Mi sono fatto largo tra i fumi e le lattine

// diego arbore

vuote della sala TV avendo il buon gusto di salutare tutti i presenti che risposero con un piccolo cenno del capo o alzando la mano che reggeva il grosso sigaro, ai loro occhi ero un forestiero capitato li per caso: non avevano tutti i torti. Un neon in fin di vita illuminava il tratto finale del corridoio al secondo piano, l’ultima porta recava il numero 317 scritto con pennarello nero e pessima grafia, quella era la mia camera. Io e Matteo, il mio compagno di viaggio, usciamo per cena decidendo di seguire il consiglio della cameriera che ci ha indirizzato verso una steakhouse a qualche km di distanza. Attraversiamo il buio della valle con gli abbaglianti accesi, tra ululati di coyote e tassi kamikaze e arriviamo di fronte al ristorante, una sorta di baita in legno. Ho spinto la porta saloon come nel vecchio west e siamo entrati con il passo da cow-boy e l’aria un po’ smarrita. Nel locale c’era un banco di macelleria dove si poteva scegliere la propria bistecca, una grande piastra simile a un tavolo da biliardo posto al centro del salone per cuocere e intorno solo tavoli. I bocconi si scioglievano in bocca e si fondevano con il gusto del condimento nero a base di cipolle spennellato in cottura, è stata la carne più buona che abbia mai mangiato, quel sapore intenso e selvaggio era così coinvolgente che ho dovuto cuocere un’altra bistecca. Finita la cena abbiamo percorso la stessa strada illuminata dalla luna che nel frattempo si era svegliata; nel bar del motel l’uomo con i baffi era seduto nello stesso sgabello ma il suo piede questa volta era fermo e i suoi occhi coperti dal cappello, russava e davanti a lui qualche bicchiere vuoto di troppo.


La notte scorreva serena tra latrati di volpi e canti di civette, la luna si affacciava timidamente dal monte e la sua luce impregnava le fluorescenti tende ingiallite dal fumo. Improvvisamente due spari tagliano in due la quiete, mi sveglio di soprassalto, alle tre del mattino non potevano essere cacciatori e il rumore non era quello di un fucile, era una pistola. Istintivamente abbiamo acceso la luce, eravamo pronti a scappare ma una volta capito che non sarebbe stata una buona idea abbiamo spento tutto e siamo restati in stanza ad attendere l’evolversi della sparatoria. Il mattino seguente di buon ora siamo ripartiti senza guardare indietro attraverso le verdi vallate del Colorado. Duecento km di strada e avvistiamo in lontananza i grattacieli di Denver svettare tra le nuvole, in contrasto con la natura e le montagne che li circonda. La città non spicca certo per la sua originalità, qualche spazio verde e i volti dei giocatori di scacchi nelle vie del centro erano le uniche scappatoie dalla morsa della noia. “Cosa fare a Denver quando sei morto” è il titolo di un film con Christopher Walken e Andy Garcia,

non sapere cosa fare a Denver quando sei vivo era la mia situazione. Ma i colpi di scena sono sempre all’ordine del giorno nei miei viaggi e, dopo aver visitato lo stadio dei Denver Nuggets, abbiamo attraversato un quartiere popolare passando attraverso un campo da basket di strada dove alcuni ragazzi stavano tirando a canestro. A causa di uno strano rimbalzo il pallone finisce tra i piedi di Matteo che lo prende e lascia partire un tiro da tre punti che si insacca in rete. Dopo questo gesto atletico siamo stati obbligati a giocare, ci siamo divisi in due squadre diverse e abbiamo iniziato il match senza un’apparente posta in palio che, dopo essere stati sconfitti, abbiamo scoperto essere dieci dollari, poteva anche andare peggio. Il sole tramontava lento disperdendo il suo giallo come un acquarello che tingeva di rhum la linea dell’orizzonte, il vento faceva danzare le spighe di grano al ritmo del suo soffio e il cielo blu era cosparso di nuvolette bianche, ricordavano le stelle della bandiera americana. L’ultimo ricordo di viaggio è il cielo notturno del Colorado, una sigaretta e “Birds” di Neil Young che risuona nelle orecchie.


//20 di tutto un po'

La misura dell'

anima perché le diseguaglianze rendono le società più infelici Esiste un rapporto diretto tra disuguaglianza e malessere sociale? E soprattutto è possibile dimostrarlo scientificamente? A queste domande hanno provato a rispondere gli epidemiologi britannici Richard Wilkinson e Kate Pickett che hanno raccolto i risultati di anni di ricerche nel libro “La misura dell’anima – Perché le diseguaglianze rendono le società più infelici”. Tra i paesi sviluppati vi è una grande differenza per quanto riguarda la distribuzione della ricchezza: da una parte abbiamo Giappone, Finlandia, Norvegia e Svezia dove il 20% più ricco della popolazione guadagna da 3,5 a 4 volte più del 20% più povero. Dall’altra abbiamo invece Regno Unito, Portogallo, Stati Uniti e Singapore dove questo rapporto arriva addirittura a 10 volte. I due epidemiologi britannici hanno preso in considerazione i dati ufficiali provenienti dall’ONU e dalla Banca Mondiale riguardanti l’aspettativa di vita, l’andamento scolastico, il tasso di mortalità infantile, il tasso di omicidi, la proporzione di popolazione detenuta, il tasso di natalità tra coppie di adolescenti, il grado di fiducia, l’obesità, le malattie mentali e la mobilità sociale. Incrociando questi dati con quelli relativi alla disuguaglianza è stato possibile trovare una fortissima correlazione tra quest’ultima e i problemi sociali: maggiore è la diseguaglianza e più alto è il malessere sociale che affligge la società. Questa ricerca comparativa ha dimostrato che, oltre una certa soglia di ricchezza, non

// giorgio avanzino

è importante quanto è ricco un paese, l’importante è come questa ricchezza viene distribuita tra i suoi abitanti. Probabilmente non bisogna sforzarsi troppo per credere che le società più diseguali siano soggette a maggiori tensioni sociali, ma d’altro canto siamo abituati a vedere le diseguaglianze come l’altra faccia della medaglia della possibilità di scalare la piramide sociale velocemente partendo dal nulla. Ma siamo proprio sicuri che sia così? Purtroppo questa visione non potrebbe essere più lontana dalla realtà: paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno la minore mobilità sociale tra i paesi sviluppati. È inutile dire che Giappone e paesi scandinavi si trovano invece in cima alla classifica. Sembra proprio che per vivere il sogno americano sia necessario andare in Scandinavia... C’è però una differenza sostanziale tra il Giappone e i paesi del nord Europa: la Svezia ha grosse disparità di reddito che vengono bilanciate attraverso la tassazione e uno stato sociale molto forte, mentre il Giappone ha differenze di reddito molto contenute già prima delle imposte e uno stato sociale limitato. Perciò non è importante come si arrivi a una maggiore equità, l’importante è arrivarci. Purtroppo dall’inizio della crisi stiamo assistendo all’allargamento della forbice tra le varie classi sociali in tutti i paesi sviluppati, soprattutto in Europa. Questo non è altro che il risultato delle politiche di austerità che, oltre a non dare i frutti sperati nel consolidamento dei conti pubblici, stanno erodendo a poco a poco il modello di società europeo. È necessario che lo Stato ritorni prepotentemente a perseguire il proprio obiettivo principale: limitare la diseguaglianza redistribuendo la ricchezza.


DI tutto un po' 21//

//LIBERA //MENTE // psicologa michela alibrandi www.ps icologo-genova.it

// Mi iscrivo in palestra e dopo pochi mesi non ci vado più; programmo l’ennesima dieta o l’ultima sigaretta e cedo alla prima tentazione, formulo propositi per l’anno nuovo che a febbraio ho già dimenticato. Alcune piccole strategie possono aiutarci. 1.SCEGLIERE GLI OBIETTIVI. Impegnarsi su diversi fronti è un dispendio di energie, che porta necessariamente a fallimenti. Scegliamo al massimo due o tre obiettivi e i risultati saranno migliori e più rapidi. 2.DEFINIRE CHIARAMENTE GLI OBIETTIVI. Gli obiettivi generici come “allenarmi”, “studiare di più”, “stare meglio” non ci permettono di capire quanti progressi facciamo! Proviamo a sostituirli con obiettivi più definiti: “allenarmi” va trasformato in “andare a correre due sere a settimana per un mese”, “studiare di più” diventa “studiare tutti pomeriggi feriali dalle 14 alle 18”, “stare meglio” diventa… diverso per ogni lettore! 3.SUDDIVIDERE GLI OBIETTIVI IN MICRO-OBIETTIVI. Se l’obiettivo richiede troppo tempo per essere raggiunto, capita di dimenticarsene o di annoiarsi. Proviamo a suddividerlo in tanti micro-obiettivi di cui essere soddisfatti ogni giorno! “Dimagrire” in termini operativi significa “perdere 5 kg entro tale data”, che diviso in micro-obiettivi diventa “perdere 1/2 kg a settimana”. È più facile e più incoraggiante, no? 4.PREVEDERE UN PICCOLO PREMIO AL RAGGIUNGIMENTO DEI MICRO-OBIETTIVI. Ogni volta che un mio micro-obiettivo è raggiunto, mi concedo un piccolo premio: una passeggiata sul mare, una telefonata ad un amico, un “bravissimo” detto allo specchio, un momento per me: mi aiuta ad essere costante. 5.CONOSCERE ED AMARE “ME STESSO E IL MIO RISULTATO”. L’ultimo step è il più divertente e piacevole: immaginiamoci come saremo al raggiungimento del risultato e prendiamo confidenza con questa “nuova persona”, rendiamocela amica, viviamo come se fossimo già così! E buon cambiamento a tutti!

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IL

BANDI

TORE

*Posteshop video contest: produzione di un video di trenta secondi in cui far emergere tutti i valori aggiunti che contraddistinguono il nuovo portale di e-commerce di Poste Italiane. Forma a discrezione degli ideatori, animazione, girato o intervista. Premi fino a 20 mila dollari, mail di riferimento zooppa.ita@zooppa.com. Scadenza 28 novembre *Giffoni Film Festival 2014: bando di concorso Be Different. Il bando è rivolto a illustratori, professionisti e appassionati di disegno per creare l’immagine rappresentativa della 44esima edizione del festival. In palio 2.000 euro e soggiorno gratuito a Giffoni durante la manifestazione.Scadenza 29 novembre *Donne che fanno testo: concorso di scrittura creativa al femminile dedicato alle scrittrici, debuttanti e non, sul tema “Donne e lavoro. Il coraggio e la capacità di dividersi in molti ruoli”. Testo in italiano dal 10000 battute, gli scritti selezionati saranno pubblicati su Il Messaggero. Info su www.donnechefannotesto.it. Scadenza 15 dicembre 2013 *Laboratorio Gutenberg: concorso letterario per racconti in lingua italiana.Tema centrale delle opere, il concetto di bellezza. Gli scritti selezionati verranno pubblicati in una raccolta. www.laboratoriogutenberg.it. Scadenza 31 dicembre.


//22 il caffè degli artisti

LAMPONI E CASALES IL TEATRO GENOVESE VOLA IN CINA

// claudia baghino

Irene Lamponi, attrice e regista, e Beppe Casales, attore e drammaturgo, vivono a Genova. Quest’estate si sono imbarcati in un’avventura senza precedenti e dai vicoli della nostra schiva città sono volati verso gli spazi immensi della Cina, per portare sui palcoscenici cinesi “Il Grande Salto”, uno spettacolo interamente pensato da loro. Dai caruggi genovesi alla muraglia cinese: come è arrivata l’idea di fare teatro proprio in Cina? «Il progetto di cui abbiamo fatto parte è stato organizzato dal Festival della Scienza di Genova e dalla Sast (Shanghai association for science and technology). Siamo stati chiamati da uno dei partner italiani che conosceva i nostri lavori e che

aveva visto alcuni nostri spettacoli a Genova. Ciò di cui avevano bisogno era uno spettacolo teatrale su un tema scientifico da presentare all’interno del corso di formazione per animatori scientifici che il Festival della Scienza avrebbe portato in Cina per 3 mesi. Inoltre avevano bisogno che gli stessi attori potessero gestire un pomeriggio di workshop teatrale all’interno del corso. Abbiamo dovuto presentare un progetto

di spettacolo che ha passato l’approvazione di tutti i partner italiani e cinesi e così è iniziata la nostra avventura in Asia. La tournée ha toccato undici teatri diversi, ogni settimana eravamo in un luogo diverso. Siamo stati principalmente a Shanghai data la sua vastità, rappresentando lo spettacolo in diversi distretti. Ma siamo stati anche in altre città come Nanchino, Ningbo». “Il Grande Salto”: che significa? Di cosa trattava lo spettacolo? C’erano dialoghi? Se sì, la distanza culturale-linguistica ha costituito un ostacolo al coinvolgimento del pubblico? «Il testo dello spettacolo prevalentemente è stato tratto da “Vita di Galileo” di Brecht. Abbiamo inserito anche il ventiseiesimo canto della Divina Commedia (quello di Ulisse) e degli scritti di Einstein. Tutti i testi ragionano sull’innata tendenza umana ad andare oltre i propri limiti per scoprire il mondo: questo è il “grande salto”. Abbiamo voluto portare in scena il coraggio degli scienziati – e non solo degli scienziati – di provare ad andare oltre il conosciuto. Lo spettacolo è in lingua italiana. In Cina il pubblico aveva i sopratitoli, ma questo non è stato un problema perché lì convivono molte lingue differenti, quindi il pubblico cinese è molto abituato a leggere i sopratitoli». Il teatro cinese ha origini molto antiche, ma oggi i cinesi amano il teatro, lo frequentano? Che tipologia di pubblico avete avuto? Quali le differenze


il caffè degli artisti 23//

tra il pubblico cinese e quello italiano o meglio ancora genovese? «È stata decisamente una scommessa portare un testo contemporaneo come quello di Brecht in un paese che non ha drammaturgia contemporanea. In Cina il teatro è quello tradizionale, come potrebbe essere la nostra lirica o la commedia dell’arte. Il pubblico cinese è abituato a un teatro molto più esteriore. La reazione al nostro spettacolo è stata comunque buona. Abbiamo avuto pubblici estremamente differenti, dai bambini agli adulti, da professori ed esperti di scienza a non addetti ai lavori. Tutte le volte la reazione è stata positiva: i cinesi sono curiosi di tutto, soprattutto di ciò che non conoscono». In cosa è consistito il laboratorio? «Abbiamo tenuto un workshop di comunicazione per animatori scientifici e insegnanti di scienza. L’obiettivo era di farli lavorare su tecniche teatrali per migliorare la comunicazione con il

pubblico dei Science Center e degli studenti. È stata un’esperienza straordinaria perché abbiamo avuto la possibilità di lavorare direttamente con loro (ogni settimana una sessantina di persone)». Avete avuto la possibilità di interagire per un periodo abbastanza lungo con una cultura millenaria e così lontana dalla nostra, in un paese ricco di contraddizioni…..cosa avete capito, cosa ne avete tratto? «La Cina è un paese straordinario e la parola che racchiude tutta la nostra esperienza lì è “contraddizione”. Sono tanto più avanti rispetto all’Europa (per non parlare dell’Italia) in alcune cose, e molto più indietro in altre. In generale quello che ci ha più colpito è la praticità con cui affrontano le cose, la loro curiosità. Dall’altra parte hanno grandi problemi di gerarchia e burocrazia. È insomma una continua e bellissima contraddizione».


//24 il caffè degli artisti

SERGIO NOBERINI

INCONTRO CON IL DIRETTORE DEL MUSEO LUZZATI // ELETTRA ANTOGNETTI

Dopo il successo della mostra dedicata al fumettista Andrea Pazienza, siamo andati al Porto Antico a fare quattro chiacchiere con Sergio Noberini direttore del museo Luzzati, uno dei più attivi e stimolanti della città, nato dal genio dell’artista ligure Emanuele Luzzati. La scelta di ospitare questa mostra è stata una rottura rispetto ai linguaggi percorsi fino ad oggi (illustrazioni, foto, cinema d’animazione) e si è rivelata una scelta audace ma vincente che si inserisce nel solco già tracciato con le esposizioni di Mordillo e Altan. «Conclusa l’esperienza di Pazienza racconta il direttore - ci sono nuovi progetti in serbo: vogliamo che il nostro museo sia un cantiere, un laboratorio, un’officina delle arti. Non un museo in senso tradizionale e statico, ma un’agorà di sperimentazione, come avrebbe voluto Emanuele Luzzati, che si definiva un “artigiano”.

Dalla mostra “Andrea Pazienza” “Pompeo” (1985) copyright Marina Comandini

Genova e la cultura: qual è il ruolo del Museo Luzzati nella valorizzazione del patrimonio artistico della città? «Il Museo Luzzati prova a combattere la staticità e la scarsa valorizzazione del patrimonio culturale cittadino -e non solo- attraverso un approccio sperimentale e dinamico alle arti applicate. Per questo, nel tempo abbiamo cercato di aprire a esperienze insolite e meno tradizionali, se paragonate ad altri musei più “istituzionali” e tradizionali. Cerchiamo di aprirci a nuovi temi, anche sociali: ad esempio, anni fa la mostra provocatoria di Letizia Battaglia dedicata alla Sicilia, per rendere il territorio più vivo, e oggi stiamo lavorando per portare a Genova un’esposizione sul tema dei diritti umani. Si tratta di un progetto “in itinere” realizzato da vari grafici mondiali basato solo su immagini, senza parole. Vorremmo portare al Museo alcuni di loro e organizzare workshop, aprirci a professionisti nuovi, ma spesso quel che vorremmo fare si scontra con i limiti di sovvenzioni a disposizione di un Museo privato come il nostro. Per fortuna collaboriamo con Porto Antico S.p.A., che ci ospita e che rappresenta un partner privilegiato: grazie a questa collaborazione, siamo riusciti a “fare rete” sia con loro che con altri soggetti come la Triennale di Milano e il MART di Rovereto. In questo momento di tagli alla cultura e mancanza di fondi, noi crediamo che si possa sopravvivere: se un’idea è forte si riesce a trovare il modo per realizzarla. Serve tenacia, servono bei progetti: lavoriamo sulle sfide e pensiamo che, per prima cosa, non si debba mai dimenticare l’elemento fondamentale del “gioco”. Per questo, stiamo pensando a una serie di iniziative sulla strada della commistione tra arti diverse: ad esempio, vorremmo proporre percorsi eno-gastronomici al Museo, per avvicinare più persone e aprirci all’esterno. Inoltre, vogliamo puntare sull’idea di museo dinamico, sul modello francese: perché ancora oggi l’arte fugge da Genova? Le nostre collezioni “scappano” a Firenze, i fondi bibliotecari e i patrimoni archivistici (da quello di Sanguineti a quello dell’agenzia Publifoto) non sono valorizzati. Non è niente di nuovo, ma solo così possiamo guardare avanti».


Poeti Senza Lanterna //di roberto marzano immagine a cura di Nicoletta mignone

Luca Valerio Avete presenti quei poeti noiosi e spenti che propinano melensi, con una flebile vocina, quasi un rantolo sospiroso, i loro versi molli e colorati come lo stracchino? Bene, cancellate questa immagine dalla vostra mente e avrete il ritratto di Luca Valerio: tutta un’altra cosa... Nato il 5 di maggio da una mamma probabilmente ispirata da Manzoni, Valerio è un poeta scoppiettante tanto nello scritto quanto nell’eloquio... Una scarica a salve di petardi e mortaretti, una forza della natura capace di produrre vagonate di poesie e di porgerle al pubblico con la forza suadente dell’abile attore, quale è.

Eppure sono un male asintomatico M’assumi come un farmaco ipotetico e pragmatico: apparirò granitico, lenendo le tue voglie. L’ansiolitico oppur chi ti seduce? Quello eretico? Son l’abaco: un po’ amletico e aritmetico. Perciò t’appaio eclettico e frenetico, nevrotico, estremista e ipercinetico. Son stitico e un po’ etilico. Sintetico. Ti sgancio la cerniera o l’automatico e tu sarai per me il mio cardiotonico. Non son vegetariano, ma famelico: m’abbufferò di te, pantagruelico democraticamente. Ma egemonico. Eppure sono un male asintomatico.


Visioni

Fermata a richiesta

Musica abbinata: J. Airplane - White Rabbit Sostanza consigliata: morfina Fotografia di Matteo Slovacchia Il risveglio sembra normale ma tra l’essere e il sembrare questa mattina sembra esserci una bella differenza. Un dolore improvviso, dietro la schiena. Io, che non ho mai sofferto di niente; al massimo un raffreddore o una qualche allergia da adolescente: non sopportavo la polvere e la matematica! Il dolore è così forte che chiedo un passaggio al pronto soccorso direttamente all’ambulanza. Esco da casa. Il sole non c’è, la felicità neanche, l’ambulanza arriva. Scendono, mi prendono, salgo. L’ambulanza parte, un dottore mi guarda e scrive… Io quasi svengo. Arrivo. Traguardo. Entrata. Barella. Mi stendo. Datemi un antidolorifico… vi prego! Flebo. Mi sento svenire, poi come morire, vedo la luce ma non è l’aldilà: sono i neon del soffitto. In questo momento la vita scorre in orizzontale e vengo spinto da un reparto a un altro con una velocità degna di una gara d’automobili. I dottori sono vicini, li sento parlare. Percepisco nomi strani… Sembrano nomi di medicine, invece no: sono i cognomi di calciatori. Chi ha segnato, chi ha vinto, chi ha giocato e chi diavolo se ne frega per tutti i santi che ogni giorno non prego e per tutte le sante che non ho mai incontrato in vita mia. Mi trovo in un momento mistico, ho strani miraggi, vedo strisce zebrate e una vecchia signora che mi dice bidibibodibibu, hai visto i miei koala? E loro parlano di calcio. Impreco, poi prego, poi impreco, poi non lo so più: si ricordano di me. Mi portano in un luogo asettico e mi dicono: tra poco farà effetto la flebo. Il luogo è bianco ma io vedo nero. Poi, improvvisamente… Il sole. Un sole accecante e una distesa di spighe di grano, sembrano d’oro… poi farfalle, fiori colorati, pecorelle che saltano, arcobaleni e una pioggia di gocce di cioccolato, colori. L’assolo di Jimmy Page in Stairway to heaven, il mare al mattino, il corpo liscio e il suo seno, la quiete, le mani di mia madre: l’antidolorifico fa il suo effetto. Sia lode alla morfina, sempre sia lodata (in coro). Sorrido. L’infermiera mi sussurra: la prima dose la offriamo noi. Dentro di me, la pace. Dall’inferno al paradiso lo scalino è stato istantaneo. Tutto questo è legale? Mi sento fortunato, poi spaesato, poi felice, poi non lo so più. Qualcuno mi chiama. Mi giro. Alla mia sinistra una signora anziana, dai tratti stranieri. Non mi dice bidibibodibibu e non mi chiede dei suoi koala: non sto sognando! Lei mi dice “ehi, io 92 anni, quasi finito mio percorso… tu giovane. Goditi la vita, e tranquillo che tutto passa, divertiti e non preoccupare se cose non vanno. C’è un tempo per tutto. Non ti accadrà niente di male. Te lo dico io.” Me lo dice lei. E io piango. Sono un uomo con la sensibilità di un bambino. Piango perché è il mio modo per dire tante cose che ora non ho la forza di formulare. Piango perché un antidolorifico così non l’ho mai provato ed è meraviglioso: amplifica le emozioni. Piango perché non c’è nessuno che mi vede e finalmente posso confessare a me stesso che per un momento ho avuto paura di morire, che tutto potesse finire. E per un momento ho apprezzato in maniera assoluta la vita. Tutto, anche quello che di solito non sopporto; anche le zanzare, anche quando metto per sbaglio il sale nel caffè; anche quando mi scappa la pipì e non trovo un bagno per farla, anche quando ho il naso rosso durante l’inverno. Tutto! In fondo… ne è valsa la pena. Quasi quasi, mi faccio un altro giro!

// DANIELE AURELI, pagina fb: 2ue


// l'angolo di gianni martini Oggi chiunque sa cos’è una canzone, ciascuno ne potrebbe indicare svariati esempi, visto che è un elemento costantemente presente nella nostra quotidianità. Cerchiamo, tuttavia, di indagare un po’, per capire da dove è nata questa forma di espressione così familiare. Dunque, la canzone come traccia/testimonianza/segno/simbolo/icona sonora di un determinato periodo storico. Ma, nell’avvicendarsi delle trasformazioni storiche c’è anche qualcos’altro che ha subito profonde modificazioni. Certo, da un lato c’è – chiamiamola – la “spontanea creatività popolare”, ossia il fatto che da sempre c’è chi crea canzoni e musica spontaneamente. Basti pensare alle filastrocche o alle ninna nanne che vengono tramandate oralmente da centinaia e centinaia di anni: chi le ha composte? Nessuno lo sa. Sono il frutto di un’attitudine creativa che si riscontra in tutte le società umane e ne costituisce un comportamento antropologicamente rilevante. Da un altro lato c’è chi ha composto anonimamente musiche destinate ad accompagnare i più diversi culti religiosi, dall’antica Grecia ai salmi ed inni delle religioni ebraico-cristiane. Chi ha composto queste musiche? Nella quasi totalità dei casi non si sa. Tuttavia questi sono aspetti che potremmo ritenere costanti, comportamenti che, pur nella varietà dei singoli casi, possiamo facilmente rilevare anche oggi. Ciò che invece più ci interessa e che progressivamente si è profondamente trasformato è l’insieme delle relazioni sociali che, nel tempo, hanno costituito il contesto in cui hanno vissuto e creato i musicisti “professionisti”. Muoviamo quindi le nostre considerazioni partendo dal medioevo. In quel periodo, un futuro musicista quasi sempre apprendeva le regole della disciplina musicale – ancora bambino – presso gli oratori delle varie parrocchie oppure presso la cappella di corte o nei conventi. Diventato musicista a tutti gli effetti- se non prendeva i voti – come laico poteva riuscire a vivere solo grazie all’ala protettiva dei nobili che, assumendolo a corte si facevano carico del suo mantenimento, a volte corrispondendogli anche una qualche forma di salario e inquadrandolo come facente parte della servitù. Solo musicisti straordinari (ad esempio Mozart) potevano godere di una certa autonomia e libertà. Pensiamo però che Haydn (1732 - 1809), ad esempio, era tenuto ad indossare in pubblico la livrea come i domestici e che poteva essere tenuto ad onorare eventuali debiti contratti dal suo predecessore. Haendel (1685-1859) fu uno dei primi musicisti a comporre per un pubblico borghese e pagante, dato che l’Inghilterra si trovava nel pieno di una grande espansione economica con annessi tutti i radicali cambiamenti che le rivoluzioni economiche comportano. In generale possiamo sostenere che per tutto il Rinascimento, e in piccola parte fino a tutto l’ottocento, i musicisti campavano grazie alla protezione di mecenati – nobili e successivamente alto borghesi- che, mantenendoli, gli permettevano di comporre le loro opere. Nel ventesimo secolo l’industrializzazione ha imposto nuovi rapporti sociali e la nascita dell’industria discografica, unitamente alla diffusione di strumenti di comunicazione di massa impensabili fino a pochi anni prima, ha favorito la nascita di nuove forme di espressione, inedite modalità compositive, nuovi stili, percorsi artistici e profili professionali. Una figura professionale comparsa recentemente ed “esplosa” nell’immediato dopoguerra è proprio l’autore di canzoni. La canzone moderna e tutta la cosiddetta musica leggera non avrebbero raggiunto l’invasività che conosciamo se non ci fosse stata l’invenzione del disco –soprattutto del 45 giri - e della radio. Ma questo tipo di prodotto musicale può esistere solamente nella città: nasce e si sviluppa nelle metropoli, ne porta l’impronta, segue i suoi ritmi e, come si diceva all’inizio, ne costituisce un segno avvertibile…anzi, udibile! Il mondo contadino e le sue tradizioni musicali millenarie avrebbero potuto benissimo continuare ad esistere senza le città. La storia ci ha mostrato come proprio i fenomeni di inurbanizzazione e industrializzazione selvaggia, espressione di un capitalismo criminale e predatorio, abbiano fortemente compromesso tutta la cultura contadina nel suo insieme.


Porta a casa tua la cucina del Grillo Parlante! “Linguine al tonno fresco e scorza d’arancia”

Ingredienti - 50 g di tonno fresco, 100 g di linguine spesse, 1 cucchiaio grande di olio extravergine di oliva, 1 pomodoro ciliegino fresco, aglio, cipolla e mentuccia q.b., olive taggiasche e capperi q.b., peperoncino e finocchietto selvatico q.b., 1 arancia. Preparazione - Scaldate in padella l’olio con uno spicchio d’aglio e mezza cipolla tagliata a rondelle fini, soffriggete per circa due minuti e aggiungete i capperi, le olive taggiasche e il finocchietto selvatico. Unite il pomodoro ciliegino fresco e il peperoncino, a parte preparate le linguine (ricordate di scolare la pasta a metà cottura e mantecarla nel composto preparato), unite la scorza d’arancia grattuggiata finemente, aggiungete poi un mestolo di acqua di cottura della pasta. Terminate aggiungendo il tonno fresco (in questo caso non occorre tagliarlo finemente) e amalgamate il tutto per circa due minuti. Per dare un po’ di colore e profumo al piatto, impiattate aggiungendo una fettina d’arancia e una spolverata di mentuccia.


parla come mangi 29//

MANGI // TAGLIATELLE ALLA FARINA DI CASTAGNE

IN VINO VERITAS

Il DOLCETTO DI OVADA è un vino DOC prodotto nella provincia di Alessandria all’interno di un’area che comprende i comuni di Ovada, Belforte Monferrato, Bosio, Capriata d’Orba, Carpeneto, Casaleggio Boiro, Cassinelle, Castelletto d’Orba, Cremolino, Lerma, Molare, Montaldeo, Montaldo Bormida, Mornese, Morsasco, Parodi Ligure, Prasco, Rocca Grimalda, San Cristoforo, Silvano d’Orba e Tagliolo Monferrato. E’ consentito produrlo esclusivamente con uve Dolcetto in purezza. La DOC è stata istituita con decreto 1/09/1972. La gradazione alcolica minima del vino è 11,5°. Il Dolcetto di Ovada ha caratteristiche ben definite: colore rosso rubino intenso, profumo estremamente vinoso e sapore asciutto, morbido, gradevolmente mandorlato, talvolta amarognolo. Questa DOC è prevista anche nella versione Superiore che deve avere gradazione alcolica minima 12,5° e un invecchiamento obbligatorio di 14 mesi. Si serve tra 16/18° se giovane e tra 18/20° se invecchiato. ABBINAMENTI: Ottimo con primi piatti di media struttura come paste fresche con sughi di carne rossa o creme di formaggi, carni rosse o bianche se invecchiato. Formaggi stagionati e saporiti.

gianluca nicosia //

Ingredienti 300 g di farina bianca, 200 g di farina di castagne, 1 uovo, sale Preparazione Mettete le due farine su una spianatoia, mescolatele e impastatele insieme all’uovo, a un pò d’acqua e al sale, fino ad ottenere un impasto sodo e compatto. Tirate la sfoglia con il matterello, arrotolatela per il lato più lungo, tagliatela a striscioline di circa 3 centimetri con un coltello. Lessate poi le tagliatelle ottenute in abbondante acqua salata, scolatele e conditele con il pesto genovese oppure con un sughetto bianco di funghi. Con le stesse quantità di ingredienti si possono preparare anche le lasagne: una volta preparato l’impasto, stendete una sfoglia abbastanza sottile e tagliate con il coltello dei quadrati.


// AGENDA

EVENTI

// FINO ALL' 1 NOVEMBRE -UN PICCOLO GIOCO SENZA CONSEGUENZE. Commedia divertente, garbata e attuale, vincitrice di ben 5 premi Moliere. Teatro della Gioventù. Mart/sab h 21; domen h 15.30; ven 1, sab 2 e sab 9 nov anche h 19. Chiuso lunedì. // SABATO 2 NOVEMBRE -H 23 TAPPA ZUKIE storico cantante, deejay produttore giamaicano per la prima volta in Italia. Con lui Farmers’Roots e Levante Massive. Csoa Zapata, bigl 8 euro // SABATO 2 E DOMENICA 3 NOVEMBRE -ASCANIO CELESTINI: DISCORSO ALLA NAZIONE. Teatro dell’Archivolto, sab h 21, dom h 17. // DA MERCOLEDì 6 NOVEMBRE -EDVARD MUNCH. Genova e l’Italia rendono omaggio al sublime artista norvegese con un’imperdibile retrospettiva. Palazzo Ducale, mart/ dom 9-19, lun 14-19. // MERCOLEDì 6 NOVEMBRE -BEPPE GAMBETTA Concerto solo. Il chitarrista presenta i brani del suo ultimo lavoro The American Album e altre composizioni. Museo del Jazz Palazzo Ducale // GIOVEDì 7 NOVEMBRE -H 20.30 DARIO FO - IN FUGA DAL SENATO. Fo torna a teatro con la testimonianza civile e politica di Franca Rame, tratta dal libro ultimato negli ultimi giorni di vita dell’attrice. Politeama Genovese, bigl 10 € + prev -GENOVA LATE NIGHT SHOW. Il talkconcert, un giovedì al mese. Ospiti della prima serata, Federico Sirianni e Giovanni Giaccone. La Claque // DA GIOV 7 A DOM 10 NOVembre -H 2030 CIRCUS KLEZMER: un gruppo di acrobati per uno spettacolo travolgente, luminoso, indimenticabile tra la tradizione clownesca e la comicità surreale del teatro. Teatro della Tosse, dom h 18.30 // VENERDì 8 NOVEMBRE -H 21 UNA SPECIE DI ALASKA. Il risveglio di una donna dopo 29 anni di coma, quel tempo ‘bianco’, non vissuto e rubato che non tornerà più. Teatro Cargo, Voltri -ZIBBA E ALMALIBRE IN CONCERTO. La Claque

// SABATO 9 NOVEMBRE -H 15 SPETTACOLO DEGLI AMICI ARTE AMICIZIA in favore del Piccolo Cottolengo. Teatro Von Pauer, ingresso a offerta libera -H 21 GENE GNOCCHI: La vita condominiale di Johnny Depp. Liberissimamente ispirato a Oblomov. Politeama Genovese, bigl da 20 € + prev - H 22 JOHNNY CLARKE, esibizione di uno degli artisti piu’ amati della storia del reggae. Con Kiaroots, Critical Roots, Bababoom hifi, Farmers’roots. Csoa Zapata, bigl 10 euro // SAB 9 E DOM 10 NOVEMBRE -SALONE DEL CIOCCOLATO: degustazioni e sculture di cioccolato, spettacoli, mostre e animazioni per bambini. Villa Serra di Comago, bigl 3 € intero, 1 € ridotto -H 10.30 MURTA E ZUCCA stand gastronomici con piatti a base di zucca e degustazione del vino bianco Novello vendemmia 2013. Concorsi, premi e intrattenimento. Murta // DA LUNEDì 11 A LUNEDì 25 NOVEMBRE -FESTIVAL DELL’ECCELLENZA FEMMINILE. Tema dell’ottava edizione, i diritti delle donne e dell’umanità. Incontri, dibattiti, spettacoli teatrali, showcooking, corsi, laboratori. Tra gli ospiti, Valerio Massimo Manfredi, Umberto Galimberti, Massimo Recalcati, Biljana Srbljanovi. Varie location // MARTEDì 12 NOVEMBRE -H 17.45 LE PAROLE DEL NOSTRO TEMPO. Cultura, incontro con Marco Aime, docente di antropologia culturale all’Università di Genova. Palazzo Ducale // MERCOLEDì 13 NOVEMBRE -H 21 MONI OVADIA Odissea – un racconto mediterraneo.Politeama Genovese, bigl 8 € // GIOVEDì 14 NOVEMBRE -H 21 MAX GAZZÈ IN CONCERTO. A Teatro Sotto Casa è in nuovo tour dell’artista: set acustico, con arrangiamenti morbidi incentrati sulle sonorità delicate degli archi, ed esplosione finale con tutti i pezzi storici. Politeama Genovese, da 20 a 32 € + prev -BERGALLO E ALTRI ANIMALI: spettacolo comico con Alessandro Bergallo. La Claque // VENERDì 15 NOVembre -PHOTOGRAPH- Guitar Ray & The Gamblers live. La Claque // VENERDì 15 E SABATO 16 NOVEMBRE -H 21 BERLINGUER, I PENSIERI LUNGHI. Un monologo che offre uno spaccato di storia italiana con le sue tragedie e le sue speranze. Teatro dell’Archivolto -H 21 TEO TEOCOLI SHOW Restyling. Politeama Genovese, bigl da 26 €


DARIO FO

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IN FUGA DAL SENATO // SABATO 16 NOVEMBRE -H 21 ELECTROPARK 2013: concerto audiovisivo Univrs del tedesco Alva Noto, per la prima volta a Genova. Aftershow con dj Andrex Kaustik e Anie Tera. La Claque, bigl 18 € // SABATO 16 E DOMENICA 17 NOVEMBRE -H 10.30 MURTA E ZUCCA stand gastronomici con piatti a base di zucca e degustazione del vino bianco Novello vendemmia 2013. Concorsi, premi e intrattenimento. Murta // MARTEDì 19 NOVEMBRE -H 17.45 LE PAROLE DEL NOSTRO TEMPO. Scienza, incontro con Gilberto Corbellini docente di Storia della medicina e Bioetica, La Sapienza Università di Roma. Palazzo Ducale // DA MERC 20 A SAB 23 NOVEMBRE -MONDO IN PACE: LA FIERA DELL’EDUCAZIONE ALLA PACE. Stands, mostre, laboratori per le scuole, convegni e seminari di approfondimento sul tema della pace. Palazzo Ducale // DA VEN 22 A DOMENICA 24 NOVembre -H 20.30 THE COUNTRY. Menage a trois, ironico, caustico e impietoso, come solo la scrittura inglese contemporanea sa architettare. Con Laura Morante. Teatro della Tosse, dom ore 18.30 // DA VENERDì 22 A GIOVEDì 28 NOVEMBRE GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE. Serie di iniziative tra cui lo spettacolo di Cristina Comencini (22/11), il ricordo di Franca Rame, reading e dibattiti. Palazzo Ducale // VENERDì 22 NOV -CANZONIERE GRECANICO concerto. La Claque

SALENTINO,

// SABATO 23 NOVEMBRE -H 21 FRANCO BATTIATO IN CONCERTO. Diwan, l’essenza del Reale tour. Teatro Carlo Felice, bigl da 20 € -SERATA BLACK WIDOW: Spettri e Gleemen in concerto. La Claque // SAB 23 E DOM 24 NOVembre -H 21 COSTANTE LA NUVOLA. Un viaggio nella magia del ciclismo, un tributo a Costante Girardengo. Teatro Garage // DA MERC 27 A VEN 29 NOVEMBRE -H 21 SILVIO ORLANDO in Il Mercante di Venezia con Popular Shakespeare Kompany. Politeama Genovese, bigl da 20 € + prev // VENERDì 29 NOVEMBRE -H 19 LA NOTTE DEGLI SCRITTORI. Teatro, letteratura e convivialità con Giancarlo De Cataldo, Carlo Bonini, Diego De Silva, Michela Murgia, F. Piccolo, Wu Ming. Teatro dell’Archivolto -H 21 TRE STUDI PER UNA CROCIFISSIONE: spettacolo su follia, diversità, solitudine, metropoli. Teatro Cargo -NOTTE GREEN FROG: live di Numero 6 e Perturbazione. La Claque // DOMENICA 1 DICEMBRE -H 21 ORIENTAL VOYAGE: un viaggio nella musica orientale. Teatro Garage // LUNEDì 2 DICEMBRE -H 17.45 LE PAROLE DEL NOSTRO TEMPO. Televisione, incontro con Carlo Freccero, già direttore di Rai 2 e Rai 4. Palazzo Ducale // MARTEDì 3 DICEMBRE -H 21 INCONTRO CON ALESSANDRO BERGONZONI. Teatro dell’Archivolto



Era Superba n50