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L’editoriale

GENOVA, FIORE DI MAGGIO

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el mese di maggio Genova cambia volto. I genovesi cambiano volto. Probabil mente e' una caratteristica tipica delle grandi citta' di mare, quando l'odore del sale e delle piante di viene piu' forte dello smog e dei rumori, i nasi sensibili dei genovesi ridonano vigore a corpo e mente. D'altronde noi siamo un po' tutti fatti cosi', aspettiamo la primavera come il pendolare attende il suo treno, per noi genovesi e' un ap puntamento fisso decisamente par ticolare. Perche' finalmente si popolano le spiagge, il Monu mento di Quarto, la passeggiata di Voltri, l'aperitivo in riva al mare, con il sole che tramonta pigro e tardo oltre le otto di sera, ora in cui iniziano a sfilarsi le lenti scure degli immancabili occhiali da sole,

per avere piu' carisma e sintoma tico mistero, cantava Battiato. In pausa pranzo il buon genovese, se puo', preferisce un tocca e fuga in spiaggia a qualunque altra cosa, un attimo di sole vale oro dalle nostre parti. Negli anni passati, gli operai genovesi sottolineavano spesso questo aspetto, "denigrando" co loro che in quegli anni decidevano di cercare fortuna altrove... "Vai a farti il bagno a Milano uscito dalla fabbrica... vai... Mi restu chi!" E questo aspetto del nostro carat tere, cosi' indissolubilmente legato al mare e al primo sole caldo, e' forte e radicato anche nelle nuove generazioni; gli operai sono diven tati impiegati d'ufficio, ma la spiag gia delle 18, quella del dopo lavoro, va sempre per la maggiore. Anche l'agenda eventi risente del

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cambio di stagione. I tanti mon dani della citta', d'inverno sempre un po' delusi e insoddisfatti, in questo periodo hanno finalmente di che sfamarsi. Le coste sono spesso affollate, soprattutto nei weekend, e tantissimi locali, che nei mesi invernali passano quasi inosservati, diventano punto di ri trovo per giovani e non. Insomma, una cartolina di tutto rispetto dove i protagonisti sono i burberi geno vesi, questa strana gente che e' nata e cresciuta con una certezza che in questi mesi diventa impre scindibile: cosa c'e' da fare?! Ovunque ti trovi scendi, arriverai al mare. E scusate se e' poco. Con affetto, Gabriele Serpe


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ono lieta di annunciarvi che il quartiere della nostra Zena definito da fior fiori di architetti e o s urbanisti tra i piu' problematici della citta', e' o m stato scelto, proprio per le sue caratteristiche, come fa ' campo di battaglia per uno dei concorsi di idee piu' fa u i p moso d’Europa e del mondo: “Europan”, programma e e di concorsi per nuove architetture aperti ai giovani ar id id chitetti di tutta Europa. Begato in questo momento e' o il chiodo fisso di molti cervelli, e' l’ispiratore di mo rs o delli in cartone e “render” tridimensionali, e non fa c n dormire la notte giovani tesisti e competenti archi o lc tetti... (chi sta scrivendo ne sa qualcosa...) Insomma, i a grazie a “Europan” (www.europanitalia.com) che ha il v o n merito di aver investito sul quartiere una quantita' di Ge teste e di idee inimmaginabile, puo' finalmente trovare A riscatto una zona della citta' architettonicamente e ur di Matilde Gomez banisticamente “fallita”. Begato e' stato scelto insieme ad altri siti europei di evidente interesse e importanza sociale, e rappresenta oggi per la citta' di Genova un’inesauribile risorsa di incognite e potenzialita'. Gli obiettivi del programma europeo sono raccogliere nuovi spunti sui tanti temi comuni a molte citta' del vecchio continente, facilitare il conferimento d’incarichi pro fessionali a giovani progettisti capaci e, piu' in generale, animare il dibattito fra le reti di professionisti e le Am ministrazioni locali che si impegnano in prima persona a seguire i progetti e a facilitarne la realizzazione. Europan affronta ogni anno i temi del rapporto fra residenza, evoluzione dei modi di vita, dinamiche urbane e bisogno di qualita' e di riconversione dei quartieri cittadini, in particolare di quelli periferici. Perche' non sempre il rinnovamento architettonico fine a se' stesso e' sufficiente per ridare un senso e ricostruire l’iden tita' di un luogo. Se un essere vivente viene frustato ripetutamente le ferite difficilmente si rimargineranno da una volta all’altra... le stesse ferite porteranno ad uno stato di alienazione dal quale risultera' molto difficile tornare indietro. Questo e' quello che e' successo a Begato... una serie di interventi invasivi, veloci e selvaggi che, anche se spinti da lodevoli intenzioni, non hanno avuto il tempo e il modo di essere metabolizzati e risul

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tano tuttora estranei al luogo e a chi lo popola. Perche' un percorso di rinnovamento, affinche' sia efficace e definitivo, ha bisogno di essere dilatato nel tempo per integrarsi nel tessuto urbano. Begato e' oggi un quar tiere dormitorio che gli abitanti utilizzano solo poche ore al giorno, la naturale conseguenza di un disastro ur banistico. Le famose “Dighe” troneggiano al centro del quartiere creando uno squarcio spaziale e un groviglio sociale quantomeno contraddittorio; intorno ai due “colossi” tentano di farsi spazio condomini piu' piccoli e una serie di villette che, poverine, cercano di convincersi di non essere nella periferia genovese ma in un sob borgo medioborghese americano. Ci troviamo di fronte ad una realta' sociale frammentata e spenta. Gli an ziani, che hanno avuto piu' tempo di ricezione e sperano nella qualita' della vita futura, tentano di vivere a Begato nel miglior modo possibile e, da soli, si fanno carico della manutenzione di piccoli spazi verdi e aree attrezzate. Poi ci sono i giovani... la stragrande maggioranza di quelli con cui ho parlato e' fiera di vivere nel proprio quartiere “libero” e “senza controlli”, ma si tratta di abbandono non di liberta'. Ecco perche', in una realta' periferica caratterizzata da elementi cosi' tanto complessi (ricordiamo che Begato fa comunque parte di una citta', Genova, che di complessita' ne ha gia' di per se' moltissime...), il concorso di idee “Europan” chiede ai “suoi” giovani architetti una trasformazione prima di tutto sociale del quartiere, concepita attraverso il rinnovamento del residenziale, per offrire una migliore qualita' di vita evitando l’esclusione collettiva. Di pinta senza pregiudizi ne' esagerazioni, Begato rappresenta davvero una scommessa difficile da vincere... Quello promosso da “Europan” e' senza ombra di dubbio uno degli interventi piu' significativi di sempre per la no stra citta'. Una grande responsabilita' quindi, ma allo stesso tempo una chance preziosa per tutti i giovani ar chitetti d'Europa... E allora fuori penne e squadre, la rinascita di Begato non e' piu' una chimera.

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FRUTTI DELLA RICERCA: IL NANOSCOPIO OTTICO

Sta prendendo forma a Genova uno strumento scientifico senza precedenti

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nalizzare dettagli dieci mila volte piu' fini della sezione di un capello, dettagli che permettono di assistere alle moda lita' di comunicazione tra neuroni, dettagli che permettono di cono scere l’organizzazione del DNA al l’interno di una cellula…”. Fino a pochi anni fa un discorso di que sto tipo lo avremmo letto in un ro manzo di Asimov, o in un film di fantascienza, si era ancora lontani da questo tipo di scoperte, oggi e' ad un passo dalla realta'. Il dina

mico gruppo di ricerca guidato dal genovese Alberto Diaspro, in col laborazione con il Max Planck (Go ettingen), e' impegnato, all’Istituto Italiano di Tecnologia, nella messa a punto del Nanoscopio Ottico, uno strumento innovativo che se gnera' significativamente la ricerca scientifica. Sara' possibile indivi duare i comportamenti sbagliati delle cellule, ad esempio la forma zione di masse tumorali o forme neurodegenerative come l’Alzhei mer, cercando di intervenire pre

Alberto Diaspro, classe 1959, fiore al l’occhiello del panorama scientifico in ternazionale. Da sempre, fa della ricerca una passione, mosso da una smodata curiosita' verso le frontiere del visibile, dell’invisibile e del poco visibile. Con duce, dagli anni ’90, una pionieristica linea di ricerca nel campo della biofi sica. Recentemente, da Professore Uni versitario del dipartimento di Fisica dell’Ateneo genovese, e' passato alla conduzione dell’Unita' di Nanofisica del dipartimento di Nanobiotecnologie del l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), con sede a Genova.

cocemente. In un avveniristico fu turo, Diaspro immagina di poter introdurre il Nanoscopio Ottico al l’interno del corpo umano, rivolu zionando le tecniche biomediche. Questo caso dimostra come ricer che di frontiera possano essere condotte anche in Italia, nei labo ratori universitari, ma non solo. E Genova, quartier generale dell’Isti tuto Italiano di Tecnologia (IIT), assume sempre di piu' un ruolo di grande importanza nel panorama scientifico internazionale.

Diaspro e il suo Nanoscopio Ottico


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ALLA SCOPERTA DEI MUSEI NASCOSTI...

di Claudia Diaspro

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egli ultimi anni abbiamo assistito ad una sorpren dente rinascita di Genova dal punto di vista turistico. Non e' piu' solo un porto di mare, carichi e scarichi in continuo via vai, ora la gente si ferma e si guarda in giro. Proprio in questi giorni, passeg giando per le strade del centro, ci si imbatte spesso e volentieri in scolaresche in gita, fotografi, cro ceristi e tanti turisti fai da te. Que sto e' un grande vantaggio per la citta', il clima che si respira e' fe stoso, ma il rischio e' che, in una citta' stratificata come Genova, molte delle chicche nascoste ven gano messe in ombra dai tanto pubblicizzati “pacchetti turista”. E' il rischio che si corre ovunque, ma e' tipico di Genova cercare di na scondere cio' che non e' piu' che

collaudato. Il mio obiettivo e' quello di proporvi un originale iti nerario attraverso il grande patri monio storico artistico che sembra volersi nascondere. Partiamo da Piazza De Ferrari dove e' piu' che evidente Palazzo Ducale, antica mente il palazzo piu' prestigioso della citta', oggi sede delle mostre principali. In quelle che potevano essere le segrete del Palazzo, trova spazio il Museo del Jazz nato da un progetto del Louisiana Jazz Club. Il museo rende fruibili raccolte inte grali delle incisioni di grandi artisti del jazz come Louis Armstrong, un fondo cartaceo comprendente ri viste musicali, locandine e manife sti d’epoca, materiale inedito e fuori commercio. Questa sede ha un ruolo fondamentale nella pro mozione degli eventi che gravitano

Museo Luzzati

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attorno al mondo del Jazz, non solo a livello locale, costituisce una tappa obbligata per gli appassionati del genere, ed un punto d’attra zione per i curiosi. Lasciando il Ducale dall’uscita su Piazza Matte otti, ed addentrandosi nei carruggi della casba per le vie della movida universitaria, si raggiunge Via dei Giustiniani. Nella suggestiva loca tion di Palazzo Franzoni, e' stato da poco inaugurato il MALC (Museo Artisti Liguri Contemporanei), che propone un allestimento in Work in Progress aperto alle ultime ten denze del panorama artistico. Non vuole essere un luogo espositivo, ma il luogo in cui si conoscono gli artisti operativi nei nostri giorni, generando un rapporto interattivo tra artisti e spettatori, un passo avanti verso una concezione piu’


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attuale del museo, che va assoluta mente vissuto. Lasciandosi alle spalle il Duomo, si arriva al Porto Antico: direzione Porta Siberia, dove e' ospitato il Museo Luzzati. Un museo dedicato all’artista ge novese, che raccoglie opere ed al lestimenti teatrali prodotti nella sua intera carriera. Al Luzzati sono spesso allestite suggestive mostre tematiche. Fino al 14 giugno, ad esempio, “Cartoni Animati” ci guida attraverso il percorso che porta alla realizzazione del film di animazione con un cospicuo nu mero di tavole originali, mentre “Le Navi di Luzzati” e' un’esposi zione che mette in risalto la com ponente artistica nel campo dell’arredamento navale. Oltre agli

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arredamenti espone opere d’arte provenienti dai transatlantici, sot tolineando il rapporto tra l’oggetto artistico e la sua concreta applica zione. Usciti dal Porto Antico per corriamo Sottoripa, la ripa maris, quel porticato che si affaccia al mare, luogo storico dei commerci; addentrandosi ancora nei carruggi, in Via Lomellini, e' possibile visi tare la casa natale di Giuseppe Mazzini, oggi adibita a museo del Risorgimento, custodisce pezzi ete rogenei relativi a quel periodo di estrema importanza: dalle divise al testo originale dell’inno d’Italia. L’Istituto Mazziniano conserva, inoltre, uno dei piu' ricchi fondi li brari giunti integri ai giorni nostri, con un elevato numero di esem

plari manoscritti. Per concludere il nostro tour ci spingiamo nella zona ovest della citta'. Adiacente a Pa lazzo del Principe troviamo qual cosa di molto curioso: l’Archivio Storico della Pubblicita', visitabile solo su prenotazione. All’interno e' esposto materiale originale legato alla storia della grafica pubblicita ria, bozzetti, manifesti, cartoline ed oggetti di design dagli inizi del XX secolo fino agli anni ’80. Tra le cose piu' particolari troviamo una collezione di scatole di latta rac colta dal 1920 agli anni ‘60. E' molto interessante la sezione au diovisiva dell’archivio in cui e' con servato un repertorio di filmati dal Carosello agli spot premiati al Festival di Cannes.

AFFRESCHI CONTEMPORANEI ALL’OMBRA DEI GRATTACIELI

di Claudia Diaspro

Genova e' una citta' pittoresca, il suo fascino e' come un puzzle: tanti tasselli che compongono un’opera unica, un tassello fondamentale e sicuramente caratteristico sono le “facciate pittate”, decorate con af freschi. Chiunque, viaggiatori e non, rimane attratto dallo splendore dei palazzi genovesi, non a caso Rubens nel XVII secolo vi dedico' un’importante opera. La pratica dell’affresco ha origini antichissime, abbiamo prestigiosi esemplari cinquecenteschi ad arricchire il centro storico, ma non solo. Passano inosservate anche opere contemporanee, ne abbiamo un esempio in un palazzo di Salita San Leonardo (alle spalle di Piazza Dante). Qui, nel 1954, Aldo Bosco affresco' la facciata con immagini ben diverse da quelle che troviamo nei palazzi antichi; a voler rispecchiare lo spirito del tempo sono raffigurate scene di lavoro, uomini dediti al loro mestiere: muratori, pescatori e agricoltori. Nel pano rama dell’architettura e dell’urbanistica degli anni ’50, la scelta dell’affresco e' sicuramente curiosa, proprio per questo l’opera assume un elevato valore storicoar Gli affreschi di salita San Leonardo tistico purtroppo sottovalutato.

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GENOVA, FUTURO HIGHTECH!

Sulla collina degli Erzelli sorgera' il parco scientifico piu' importante d'Italia di Gabriele Serpe

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inalmente, dopo oltre quattro anni di braccio di ferro conditi dall'uscita di scena dell'architetto Renzo Piano nel 2006, lo scorso mese e' stato presentato il progetto definitivo del grande polo tecnologico degli Erzelli, grande non a caso. Su una superficie territoriale di 46 ettari, verranno infatti realizzate superfici per quasi 400.000 mq che ospite ranno i dipartimenti della facolta' di Ingegneria (aule e laboratori per 90.000 mq nella parte nord della collina), spazi produttivi hightech di terziario e di ricerca operanti in aree di tecnologia avanzata (200.000 mq) e strutture ricettive e residenziali per ricercatori, studenti e cittadini (100.000 mq). Infine, 200.000 mq ancora da destinare per attivita' commerciali, profes sionali, sportive e spazi per il tempo libero... In questo senso di verse associazioni culturali e di vo lontariato del ponente cittadino proporranno a breve idee e pro getti ai costruttori e alle ammini strazioni. Il verde sara' il comune denominatore e il parco si svilup

pera' intorno ad un lago. Il tutto per un costo com plessivo che si aggira intorno ai 600 milioni di euro. La fa colta' di Inge La collina degli Erzelli dove sorgera' il grande parco scientifico gneria, intanto, ha a disposizione 140 milioni per denti e professori di Ingegneria e comprare la nuova sede, le parti ai tremila residenti che occupe stanno trattando e l'accordo e' vi ranno le nuove abitazioni, si rag cino. L'edificio sara' circondato da giunge quota 17mila, ovvero le una schiera di palazzine destinate persone che quotidianamente fre alle aziende che si insedieranno quenteranno la collina. Marta Vin sulla collina. Sono proprio le cenzi si e' detta preoccupata per il grandi firme dell'hightech un numero di palazzine riservate alle punto cruciale nella realizzazione aziende che viene considerato ec dell'intero complesso. Come si sa, cessivo. Il timore e' quello di arri Ericsson portera' sulla collina un vare alla richiesta delle aziende centro ricerca e ha gia' firmato stesse di trasformare la destina l'accordo, ancora in ballo sono il zione d'uso di molti degli edifici Cnr genovese e la Esaote, ma i co per ottenere lucro e ripagarsi i struttori affermano di avere con costi di trasferimento sulla collina. tatti con una cinquantina di Cosa che non dovra' accadere. Lo aziende pronte ad insediarsi agli Er scopo dei progettisti guidati dal zelli. Cio' significherebbe quasi die l'architetto Mario Bellini e' infatti cimila posti di lavoro, che se si quello di creare vicinanza e sinergia aggiungono ai quattromila fra stu fra aziende, studenti e ricercatori, in modo che le idee scaturite della ricerca possano trasformarsi in re alta' produttive. Una prospettiva davvero importante per la nostra citta'. L'altro tema che ha suscitato preoccupazioni e' legato agli ac cessi: i costruttori hanno assicurato la realizzazione di quattro strade per non incorrere in ingorghi e di sagi, ma non e' tutto... Su proposta della Sindaco Vincenzi, si sta pro gettando una funicolare che par tira' dall'area della Marina Aeroporto e che potrebbe essere Il progetto Erzelli. Ben visibili le due torri affacciate sul porto e destinate al residenziale, come le costru finanziata dalla Regione. zioni basse in giallo. Alle loro spalle le palazzine riservate alle aziende e a sinistra la facolta’ di Ingegneria

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SULLE CENERI DEI GIARDINI DI PLASTICA

Rappresentano il fallimento progettuale per antonomasia... Che ne sara'? di Andrea Giannini

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urante queste ultime va canze di Natale ero a Li verpool con degli amici. Non che ci sia nulla di speciale in questo centro portuale della costa ovest dell'Inghilterra, famoso uni camente grazie ai Beatles e allo sto rico stadio di Anfield. Pero' bisogna dire che si sono dati da fare per rendere al massimo. Oltre a sforzarsi di offrire quante piu' at trattive possibili a quel turismo ri chiamato dalla musica e dal calcio, stanno puntando sulla ricostru zione della vecchia zona portuale (un po' come abbiamo fatto noi con Porto Antico e Acquario); e, soprattutto, stanno puntando sulla modernizzazione. La citta', nel ten tativo di non apparire il classico polo industriale inglese piuttosto squallido, grazie anche a nuovi edi fici e grossi centri commerciali ben attrezzati, sta rapidamente cam biando volto e tutto sembra fun

zionare a meraviglia. I turisti affol lano i negozi e, quella che qualche anno fa era un'area dismessa a pochi passi dal porto, oggi gonfia le casse della citta'. Insomma, ogni tanto bisogna buttar giu' e rico struire cose nuove. Il problema e' quando e come. Ricordo una di scussione con un amico, il quale deprecava il fatto che Liverpool rincorresse un'immagine di mo dernita' stereotipata e globalizzata, tanto banale che si ritrova uguale in ogni parte del mondo. Pren dendo a modello New York  era la sua critica  Liverpool perdeva la sua particolarita'. In effetti chi va in Inghilterra tradizionalmente si aspetta graziose casette a schiera di mattoni, non avveniristici gratta cieli di cristallo. Dall'altra parte, pero', non si puo' permettere che ogni singolo edificio scampi la ruspa col pretesto che, invec chiando, sta assumendo un valore

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storico. Non occorre infatti essere architetti per capire che bisogna sapere distinguere cio' che e' an tico da cio' che antiquato. Anche qui a Genova, tra chi cantava “Pic cun dagghe cianin� mentre demo livano parte del centro storico e chi guardava con emozione ed en tusiasmo al moderno, negli anni del boom economico la citta' co nobbe un periodo di grande tra sformazione, per certi versi molto simile a quello che interessa oggi la citta' del Mersey. Qua da noi, pero', vennero sicuramente com messi alcuni errori di valutazione. Si perche' la scelta tra conserva zione e progresso rischia di passare per un'oziosa questione accade mica, se gli effetti del moderno sono quelli che possiamo vedere tutti i giorni semplicemente attra versando il ponte di Carignano e dando un'occhiata di sotto... I “Giardini di Plastica� (all'anagrafe, Giardini Baltimora), uno dei piu' conclamati casi a livello cittadino di fallimento progettuale. Sorti dopo la demolizione di Madre di Dio, uno dei quartieri piu' caratte ristici di Genova, nelle intenzioni dovevano dare respiro ad una zona satura tramite la creazione di un'area verde vivibile. Nella pra tica, oggi, sono vivibili solo per qualche clochard, e funzionali uni camente come soggetto per le esercitazioni di recupero del de grado urbano degli studenti di ar chitettura: un fallimento totale. Quali furono le ragioni? Probabil mente certi ideali architettonici (buoni in astratto, ma che dovreb


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bero sempre essere verificati nello specifico) fecero prendere un po' la mano all'amministrazione. Pro babilmente si ignoro' che circon dati come sono da strutture dedicate al terziario (cioe', preva lentemente da uffici), i giardini non potevano essere frequentati come in un quartiere residenziale. Forse, presi eccessivamente dalla foga di modernizzazione, che fra gli ultimi anni cinquanta e i primi anni set tanta caratterizzo' le amministra zioni di mezzo mondo, non solo quella genovese, si ando' anche un po' troppo di fretta, senza consi derare che interventi simili, una volta ultimati, non consentono di tornare indietro facilmente. Fatto sta che oggi ci troviamo con que sto piccolo vuoto urbano che, per l'appunto, non e' per nulla facile

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colmare. In questi mesi gli operai stanno lavorando per rifare le zone di verde, ripulire i lavatoi del Ba rabino dalle scritte e poten ziare l'illumina z i o n e . S i prevede poi la costruzione di un campo polifunzionale con bar annesso per favorire la frequenta zione (sempre che poi si reperi scano davvero i fondi...) Due giovani architette russe, circa un anno fa dal battello di “Urban Lab�, hanno infatti ridisegnato completamente i giardini, con un anfiteatro da quattrocento posti,

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una scuola di musica con sala prove e studio di registrazione e persino un mercatino dedicato a dischi e strumenti musicali... Sa rebbe gia' tantissimo. Ma bastera' tutto questo a raddrizzare le sorti di un progetto sbagliato in par tenza? (Se solo quel piccone ci avesse dato un po' ciu' cianin...).


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La gita a puntate fra il presente e il passato della nostra citta'...

A SPASSO PER ZENA: VIA della MADRE DI DIO

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roprio in quella zona, dove oggi i giardini Baltimora sono abbandonati al silen zio e alla desolazione, circondati dal gelo dei casermoni della Re gione e costeggiati da un budello di automobili, sorgeva l'antico quartiere Madre di Dio. Venne de molito interamente fra il 1969 e il 1973, una decisione che, a distanza di decenni, appare completamente folle e priva di senso. Via Madre di Dio era l'arteria principale, col legava la zona di Ponticello/piazza Dante e, passando fra le arcate del ponte di Carignano, sfociava in Corso Quadrio, a pochi passi dal mare. Fra il Sestiere del Molo e quello di Portoria, Madre di Dio era una delle zone piu' antiche del nostro centro storico, vicoli stretti, passi e scalinate la collegavano a via Fieschi, Campo Pisano e via del Colle. Al nr. 38 di passo Gatta mora, un vicolo del quartiere

stretto fra Madre di Dio e via del Colle, il 27 ottobre 1782 nacque Nicolo' Paganini: neanche quel l'edificio fu salvato dalle ruspe. I sapori e gli odori che caratteriz zavano la zona erano quelli delle case popolari, il pianto dei bam bini, l'abbaiare dei cani e il denso cicaleccio delle comari. Ma era so prattutto il sonoro biancheggiare delle lenzuola e della biancheria stesa che regalava a via Madre di Dio l'aspetto di un fiume in piena verso il mare. Uno scritto del pa trizio genovese Stefano De Franchi, e' utile per comprendere meglio l'atmosfera di quei vecchi vicoli: "Figlia mia! Qui non c'e' pace, ne' di giorno, ne' di notte. Mille voci risuonano dal mattino, appena giunta l'alba, fino alla sera ... Ho la testa che mi rintrona come un tamburo, per il frastuono e lo schiamazzo che fa la gente!" Spesso Madre di Dio viene rac

contata come zona difficile, po vera, degradata... caratterizzata dallo svolgersi di attivita' non pro priamente legali. Ma accanto a cio', ci si dimentica spesso di rac contare quello che era il suo volto umano, semplice, profondamente genovese. La maggior parte dei suoi abitanti lavorava in porto, tutte le famiglie si conoscevano e le porte rimanevano chiuse solo con una catenella. Era uso comu nicare da una finestra all’altra e se c’era bisogno di qualcosa, bastava gridarlo al vicino e si creava una specie di telefono senza fili... Ab biamo ascoltato con piacere il rac conto di un genovese nato in via Madre di Dio, il quale ricorda come una sera, dopo l'improvviso malore della nonna, senza la possi bilita' di telefonare, arrivo' un me dico in casa pochi minuti dopo, chiamato dai vicini che si erano ac corti del problema. Eh gia', via

Quel che rimane oggi di via della Madre di Dio

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Madre di Dio era anche questo. La lunga strada durante il giorno era stracolma di bambini che spesso raggiungevano la spiaggia per giocare, una distesa di sabbia e pietre sino ai giardini Govi. I bam bini piu' poveri erano soliti fre quentare salita del Prione, giocavano fra le macerie dei bom bardamenti lontani dallo sguardo dei genitori, quelli invece che erano definiti “ben educati� veni vano accompagnati in piazza Cari

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gnano, seguiti dalle mamme. Con trollare i propri figli era simbolo di “buona famiglia�. La sera, invece, Madre di Dio andava a dormire piu' tardi rispetto al resto della citta'. Salita del Prione era la zona dei bordelli e delle case chiuse, ma la zona era famosa soprattutto per le tante osterie, le piu' frequentate della citta'. Gli uomini, fra un bic chiere e l'altro, uscivano in strada e giocavano a mora, d'estate i tavo lini con le carte invadevano la

strada... E per finire, la curiosita': a cavallo fra gli anni cinquanta e ses santa in via Madre di Dio viveva la Tina, una donna quantomeno bor derline... Quando si arrabbiava con qualcuno usava aprire la finestra e mostrare le chiappe chiare a tutto il quartiere. La Tina abitava in cima alla strada, nella parte piu' in sa lita... Era dunque semplice per tutti comprenderne l'umore, giorno dopo giorno, chiappa dopo chiappa.

A sinistra: la celebre osteria Biagio in via della Madre di Dio (Foto Giorgio Croce); al centro: da piazza Dante, a sinistra via Fieschi a destra via Madre di Dio; a destra: Via Madre di Dio negli anni venti del secolo scorso

LA LEGGENDA DEL FANTASMA

Ci sono testimonianze e racconti a dare forza a questa strana leggenda tutta genovese. Il fanta sma del quartiere Madre di Dio, una anziana signora vestita con panni risalenti agli anni qua ranta, si aggirerebbe con fare inquieto e confuso chiedendo indicazioni per raggiungere vico dei Librai. Tale strada, adiacente all'omonima piazzetta, sorgeva leggermente rialzata a pochi passi da via Madre di Dio e non esiste piu' gia' da prima della demolizione, distrutta dai bombarda menti. La donna sarebbe apparsa diverse volte soprattutto nel 1989 e nel 1997.

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rassegna stramba a cura di

Dennis Carzaniga

VINCERE FACILE? NON CONTRO I SETTE LEONI

Le notizie piu’ strane, curiose e divertenti dal mondo dello sport

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i piace vincere facile? Tan tatan tatatatan...E via con l’ingresso in campo di migliaia di giocatori contro i poveri undici malcapitati. Nel famoso spot il finale viene solamente fatto intuire, nella realta’ invece c’e’ chi e’ andato oltre e un finale, davvero incredibile, ha preferito scriverlo. E’ successo tutto, e’ successo per davvero: nell’hinterland milanese, campionato di calcio di Seconda categoria, nello spareggio del gi rone R che valeva l’accesso per l’ultimo posto disponibile per i pla yoff verso la Prima categoria e gio

cato sul campo neutro di un paese del sudmilanese, Rozzano. La par tita in questione e’ quella tra Poli sportiva Buccinasco e Opera, che a pochissimi istanti dalla fine pre miava il Buccinasco avanti per 32: ma al 95’, in pieno recupero, l’ar bitro concedeva una punizione a due in area che permetteva al l’Opera di segnare il gol del 33 e di portare la partita ai supplemen tari scatenando le proteste dei gio catori del Buccinasco che cominciano a prendersela con l’ar bitro. Risultato quattro espulsi e si deve andare avanti in undici con

Il portiere Grillo si allontana dopo la festa abbracciato dai compagni

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tro sette. Il risultato sembra ormai totalmente compromesso. Qui fi nisce la storia e inizia la leggenda. Nell’extratime il Buccinasco si as sesta con un 411, condizione non propriamente ideale per affrontare mezz’ora di gioco: l’Opera ci prova in tutte le maniere, ma la di fesa resiste e riesce addirittura a chiudere il primo tempo supple mentare con il risultato bloccato sul 33. “Impresa riuscita, i ragazzi avranno dato tutto e nel secondo tempo saranno crollati”. Sicuri? Il gol dell’Opera effettivamente ar riva a otto minuti dalla fine con un tiro, deviato, da fuori area di ri gore: sembra la fine, ma non e’ cosi’. Al 115’ infatti ci pensa Paolo Franchina con un colpo di testa su una punizione buttata alla dispe rata in area di rigore da De Seriis a siglare l’incredibile 44. L’Opera si ributta in avanti alla ricerca di un altro vantaggio, ma i “Sette Leoni” resistono e grazie alle parate di Grillo portano il match ai calci di rigore, dove la giustizia divina com pletera’ la propria formidabile opera. Prima dei rigori i meritati applausi del pubblico amico e ne mico per la clamorosa impresa, dopo la lotteria degli undici metri solo gioia per gli eroi di Buccina sco: Pedroni, Franchina, Nicolino e Carrara non sbagliano, Grillo ne para due e il miracolo e’ completo.


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A TU PER TU: MARCO LANNA

di Enrico Scaruffi

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lasse 1968, genovese e sam pdoriano, Marco Lanna fa il suo esordio in seria A proprio con la maglia blucerchiata nel 1986 con Vujadin Boskov in panchina. Erede di Luca Pellegrini, forma insieme a Mannini, Vier chowod e Katanec una delle difese piu' forti d'Europa. Ha vinto lo scudetto nel 1991, una Coppa delle Coppe, per due volte la Coppa Ita lia, una Supercoppa Italiana e una Coppa del Re in Spagna, con la maglia del Real Saragozza. Prima dell'esperienza spagnola, Marco gioca quattro stagioni nella Roma, per poi chiudere la carriera nella sua Samp, anno 2002, nella triste realta' della serie B.

Marco Lanna e' il primo in piedi da sinistra: stagione 19901991 Marco cosa hai pensato il giorno che hai smesso di giocare? Sapevo di smettere, ero preparato. Come ogni cosa nella vita c'e' un inizio e una fine... Quando ci arrivi

Marco Lanna e compagni dopo la conquista dello Scudetto nel ‘91

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lo capisci, ma allo stesso tempo ero e sono cosciente del fatto che le emozioni che per anni ho provato sono impagabili. Quando smetti ti rendi conto che non torneranno piu', e' vero, ma fa parte del gioco e sai che devi immediatamente cercare nuovi stimoli. Spesso si pensa alla vita di un ex calciatore come a una lunga mara tona di ricordi... Un luogo co mune? A Marco Lanna cosa manca di piu' del calcio giocato? Mi manca l'odore dell'erba, in par ticolare nelle partite giocate sotto la pioggia. I colori della gradinata sud e soprattutto l'agonismo, quello puro, sportivo. Una miscela esplosiva, che solo chi ha avuto la fortuna di giocare ad alti livelli puo' comprendere. Per quanto ri guarda la prima domanda, invece, non credo di poter parlare anche per altri miei colleghi, ogni persona alla fine vive le emozioni in modo


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ziative con il passare del tempo au mentano e c'e' voglia, tanta voglia di novita'.

Berna 1989, finale col Barcellona:Marco Lanna e’ il secondo in piedi da sinistra

differente. La mia vita e' sicura mente ricca di bellissimi ricordi, quel brivido che accarezza il si stema nervoso quando scendi in campo e senti migliaia di persone che cantano all'unisono per il tuo gruppo e per te, e' un'emozione che resta impressa nella mente. Ma quando un capitolo si chiude se ne apre inderogabilmente un altro ed io ho voluto programmare una nuova vita prima di appendere le scarpe al chiodo. Penso che guar dare al futuro, piu' che al passato, sia importantissimo per un calciatore. Una nuova vita, vero, ma hai pur sempre deciso di ripartire da Genova... E' difficile restare lontano troppo a lungo dalla citta' che ti ha coc colato per tanti anni. Senza trala sciare il fatto che stiamo parlando di un posto incantevole, capace di offrire spettacoli ineguagliabili!

Negli anni passati abbiamo forse ri sentito piu' di altri della crisi na zionale, ma il genovese ha una fibra dura e cerca con orgoglio il riscatto. Credo che dal punto di vista economicopolitico la citta' stia recuperando punti, per non parlare dell'aspetto culturale: le ini

Marco credi che il calcio sia ancora la grande passione del popolo o ne e' diventato lo sfogo? Questa e' una domanda molto in teressante, in particolare per me, essendo in primis un tifoso della Samp e poi un calciatore. Io penso che il calcio, in quanto sport, fatto di regole ed etica, sia passione allo stato puro, a prescindere dalla squadra o dalla fede calcistica. La passione si trasforma in sfogo quando ci si vuole impersonificare nei calciatori, quando quella parti colare carica nervosa (che e' indi spensabile sul campo fra le due squadre...) supera i confini del ter reno di gioco.

L'undici della storica finale di Wembley, Lanna e’ il terzo in piedi da sinistra

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i osservo a lungo, sapete?! E ho il sentore che fra di voi laggiu', in quella strana terra coricata sul mare, non lo facciate abbastanza. Non vi osservate, non vi guardate. Che cavolo, io penso che la vita sia tutta negli occhi della gente, non alla tv e neanche sui giornali. Ma l'umore, la luce o ancora piu' semplicemente l'esistenza delle persone che avete intorno pare non vi riguardi, non vi interessi. Eppure, quando i nostri occhi incrociano gli occhi di un altro essere umano, nel cervello si azionano inconsapevolmente ed istintivamente migliaia di processi nervosi. Allerta, sottomissione, piacere, attrazione... In un istante il no stro cervello incamera una miriade di informazioni. Altro che funghi allucinogeni! Siete dav vero strambi... Vorreste sempre essere informati su cio' che accade a migliaia di chilometri da voi, sognate paesi lontani, leggete libri, guardate film, siete sempre alla ricerca di nuove storie, che qualcuno ve le racconti, per poi poterle raccontare a vostra volta e poi... e poi quando uscite di casa, di tutte le vite che vi circondano, non ve ne frega una mazza. Le la sciate andare via una ad una, senza guardarle. Ma e' possibile che ve lo debba venire a dire un scemo con le gambe a penzoloni, da una falce qualunque di luna calante, che sarebbe bene guardarvi negli occhi, studiarvi, cercarvi quando uscite di casa??! E pensare che io gia' trovo assurdo che fra passanti non vi parliate, non scherziate, non abbiate mai nulla da dirvi. Adesso mi rendo conto che neanche piu' vi guardate. Mi intristisce, davvero, mi fa arrabbiare! Per carita', non voglio fare il catastrofico della situazione, anche perche' da quassu' sarebbe troppo facile, ma la scarsa (per non dire pressoche' inesistente) comunicazione fra di voi e' allar mante. Visto che per strada, sugli autobus, alle fermate o nelle stazioni siete tutti muti, al meno non rinunciate a comunicare con gli sguardi, a cercare quelli affini per sentirvi parte di qualcosa di comune e condiviso, e quelli piu' sfuggenti, che portano con se' colori e sfu mature differenti, non rinunciate ad afferrarne la magia. Comunicare e' un gioco splendido, e' l'attivita' piu' stimolante che esista. Testa alta gente, occhi ben aperti, e buon diverti mento.

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CRONACA DI UNA VOLONTARIA IN ABRUZZO

Vita in tendopoli a Colle di Roio di Debora Baldisser

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la mattina del 22 Aprile, una bella giornata. Si parte, destinazione L’Aquila. Sono una volontaria di Legambiente, e con altri 4 ragazzi partiamo alla volta delle zone ter remotate. Alle 5 del pomeriggio siamo ancora in viaggio, e appena entriamo in Abruzzo abbiamo un assaggio di cosa ci accompagnera' tutta la settimana: pioggia, vento, grandine e nebbia. Finalmente ar riviamo al casello dell’Aquila, e mi prende subito una fitta allo sto maco. Siamo arrivati. Chissa' cosa ci aspetta. Chissa' se saremo pronti. Ci sistemiamo alla Guardia di Finanza, dormiremo in tenda. La prima sera scorre cosi', tranquilla. La mattina dopo siamo pronti,

scarponi, vestiti vecchi, impazienti di fare qualcosa. Ci mandano a Colle di Roio, un paesino di nean che 300 anime sui 1000 mt, a pochi km dall’Aquila. Ci viene detto: an date e fateci sapere com’e' la si tuazione, perche' non lo sappiamo. Eh gia', perche' purtroppo a Colle di Roio la protezione civile non e' arrivata subito. Dopo il terremoto hanno portato le tende e gli abi tanti se le sono montate da soli, passando i primi giorni a cucinare in un pollaio, senza lavarsi. In que sto campo non c’e' organizzazione, i container con i bagni sono ap pena arrivati. Bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare. I primi giorni sono i piu' difficili, pioggia, grandine e vento non aiutano. La

Colle di Roio dopo la scossa

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tendopoli e' stata costruita su un campo di erba medica, e piu' piove piu' la terra puzza di letame. Si cammina nel fango, proprio per questo cerchiamo di ricoprire la terra con la ghiaia, ma non sempre e' possibile, perche' nei giorni pre cedenti il 25 aprile la ghiaia, invece di andare ai vari campi, viene uti lizzata per costruire la pista di at terraggio del Papa, che alla fine viene in macchina. Oltre alle diffi colta' tecniche si aggiungono i pro blemi fra gli abitanti che, soprattutto i primi tempi sprecano il tempo a litigare fra loro per le cose piu' futili, senza rendersi an cora conto di quello che gli sta suc cedendo intorno. La maggior parte delle persone e' anziana, quindi bi sognosa di cure, spaesata, in cerca di un cambio di vestiti considerata l’impossibilita' di rientrare in casa. Gli abitanti di Colle di Roio sono montanari, hanno terreni, animali da accudire, un carattere temprato dalla loro vita quotidiana e anche da quest’ultimo terremoto. Molti sono teste dure, talmente attaccati alla loro casa da esser stati trasci nati a forza in tendopoli perche' nonostante il pericolo continua vano a dormire nelle loro abita zioni. In tutto questo le scosse continuano, e nonostante la paura e la disperazione che si leggono negli occhi della gente, non ho sen tito una sola persona che dicesse voglio andarmene, voglio scappare da qui. Tutti quelli che hanno rea


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lizzato che la loro vita di prima e' finita si fanno forza e cercano di pensare al futuro, a ricostruirsi una casa, a cominciare qualcosa di nuovo, ma sempre a Colle di Roio. Senza queste persone la tendopoli non sarebbe nata, gli abitanti si sono tirati su le maniche e hanno capito che avrebbero dovuto sal varsi da soli. Mercoledi' 29 e' l’ul tima sera che passo al campo, e me la voglio godere proprio fino in fondo, con i volontari e la gente di qui: due chitarre, del buon vino e si va avanti fino a notte inoltrata cantando e ridendo. La mattina dopo bisogna partire. E' difficile andare via, e' difficile salutare tutti, e' difficile, anzi impossibile, spie gare a chi non e' stato qui cosa ho

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provato. Torno a casa con una consapevolezza diversa, un pez zetto del mio cuore e' rimasto a Colle di Roio e a tutte le persone che ho conosciuto, abitanti e vo lontari, tutte persone splendide con cui ho condiviso questa espe rienza, che spero di poter incon trare di nuovo. Oggi sono gia' passati tre giorni dal mio ritorno e ancora non mi rendo conto di es sere tornata, di dormire in un letto, di poter fare una doccia, di stare al caldo e di non camminare nel fango. Sono frastornata e i miei pensieri vanno al campo. Ripenso alla fatica fatta nel trasportare ghiaia o scatoloni pieni di cibo e vestiti, alle giornate senza sosta che passavano in un attimo, alla ca

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gnolina che ha trovato casa grazie ad un volontario, agli occhi lucidi delle persone che mi ringraziavano per l’aiuto, e l’unica cosa di cui sono certa e' che a Colle di Roio non ho detto addio, ma solo arri vederci.


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SANTIAGO DE COMPOSTELA, TURISMO ITINERANTE

di Walter Firpo

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on pensate sia una passeg giata. Il lungo cammino di Santiago verso il sepolcro di San Giacomo, intrapreso sin dal Medioevo da migliaia e migliaia di pellegrini (oltre 110.000 nel solo 2007...), io ve lo racconto secondo la mia esperienza... Tuttavia credo sia l’impressione che ne avrebbe chiunque si presentasse a Sait Jean Pied de Port privo di preparazione atletica e accesa motivazione. Le prime due tappe sono da schian tare! Si arriva a Pamplona, che e' bellissima e vivace, con i Pirenei nelle gambe e sulla schiena. E troppo facilmente si ci illude che la fatica sia finita, che sara' pianura di li' in avanti. Il giorno seguente e' uno dei piu' duri e quello dopo e' peggio. L’unico pensiero a cui si puo' far fede quando si e' sul cam mino e' che il domani sara' peg giore, perche' sarete piu' stanchi. Superato Puente la Reina, infatti, ha inizio un percorso massacrante:

sterminate colline che si inseguono in un sali e scendi ininterrotto, tra campi erbosi e vigneti radenti il suolo, sotto un cielo basso e schiacciante. Solo la tenacia di buoni pellegrini vi spinge a com piere ancora 30 chilometri e poi 30 chilometri ancora... Ho doman dato: “ Why do you walk to San tiago de Compostela?”, a coloro che incontravo. Molti lo ritengono un pretesto per camminare. In pochi ormai perseguono l’obiet tivo spirituale. I piu', rispondono come avrei risposto io: “ Per met termi alla prova!”. Il cammino e' bello, piacevole, i paesaggi sono in triganti: i prati; gli enormi greggi di pecore sui pascoli puliti; i carat teristici paesini. Ogni borgo ha il suo centro storico e vi sorprende nascosto dietro aride periferie. At tenzione, puo' pur divenire este nuante: intere giornate di cammino senza che il paesaggio cambi mai! Massima attenzione per un equi paggiamento che deve es sere completo ma essenziale. Rischiate di ri manerci schiac ciati sotto. Su cio' non posso darvi grandi suggerimenti, poiche' nel preparare lo zaino sono

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stato un disastro. E fermatevi a ogni fonte: l’acqua e' l’oro dei pel legrini. Ci sono tanti piccoli accor gimenti per non sentir la punzecchiante vocina che invita a tornare a casa. Perche' spesso la si sente, forse, perche' negli Auberge non si riesce a dormire, tanta e' la stanchezza nei muscoli, e allora, bisogna dosare le forze; forse per che' si hanno troppe preoccupa zioni legate a casa, cose da finire o da concludere, per questo, non bi sogna partire per Santiago de Compostela se non ci si e' lasciati tutto alle spalle. Ancora una cosa voglio, tuttavia, evidenziare in con clusione. Nulla hanno da invidiare al Cammino di Santiago percorsi molto piu' alla nostra portata (come distanza dalla partenza) e magari piu' affascinanti perche' an cora da scoprire e poco battuti. Che a spingervi sia il piacere di camminare o lo spirito religioso, proprio i nostri Appennini offrono meravigliosi itinerari per il turismo a piedi, quali l’Alta Via dei Monti Liguri o la via Francigena (altro non e' che un tratto della stessa strada che da Santiago de Compo stela arrivava a Roma) che scende fino a Roma; e molti altri sono i sentieri che sono stati aperti e or ganizzati negli ultimi anni. In que sto senso voglio invitarvi a guardare bene in casa vostra, prima di volgere lo sguardo altrove (e' anche un bel risparmio sul treno!).


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a cura di Daniele Orlandi

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PH A AM LAE A NO BI P LI SI S S

un genere di orchidee epifite (termine usato per definire quelle specie di piante che vi vono su altre piante, di solito usate come semplice sostegno e non per procurarsi il nutrimento) che comprende circa cinquanta specie, tutte origina rie dell'Asia e degli arcipelaghi dell'Oceano Pacifico e dell'Oceano Indiano. Il nome Phalaenopsis deriva dalle parole latine phalaen (farfalla) e opsis (simile a) e indica la somiglianza del fiore alla forma delle farfalle.

A LL A A RF E TT FA I V C

L

e farfalle del genere Caligo, dette anche farfalla civetta o farfalla testa di gufo, sono diffuse nell'America del Sud, dall'Argen tina al Suriname. Sono caratterizzate dal grosso “falso occhio” giallo posto sulla pagina inferiore di ciascuna ala. Questa macchia ocellare simula per fettamente l’occhio di un gufo, noto e temuto ra pace notturno, e ha il compito di tenere lontani eventuali predatori.

G

BO

M

BI

enere di insetti imenotteri della famiglia delle Apidae. Sono tra gli insetti impollinatori piu' importanti ed utili. Sono poco aggressivi; le regine e le operaie sono in grado pero' di pungere e il loro pungiglione, non avendo seghettatura, per mette loro di pungere piu' di una volta. Gli esemplari che sopravvivono all'inverno sono le femmine fe condate che dopo la morte della colonia, cerche ranno un luogo dove trascorrere l’inverno. In primavera si svegliera' e cerchera' la nuova colonia.

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LONDRA: UNA, NESSUNA , CENTOMILA

di Claudia Diaspro

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ondra e' la citta' di cui tutti hanno raccontato, ancora prima di New York. Da Dickens alle canzoni dei Beatles, Londra vive nel nostro immagina rio, tutti ne abbiamo un’idea, tutti ci aspettiamo qualcosa. Londra e' melting pot, il crogiolo, crocevia di culture, etnie, tendenze e tradi zioni. A Londra si puo' andare, tor nare e ritornare ancora, e la troveremo sempre diversa. Qual cosa sfugge sempre, tutto scorre inesorabilmente come un passag gio davanti al finestrino di un treno e bisogna saper cogliere sia il bello che il brutto. Londra sfugge per che' corre sempre avanti. Non esi

ste LONDRA, esistono tante “Londre” diverse e sovrapposte, in continua crescita, e' proprio que sto aspetto che rende la capitale britannica madre di ogni tendenza. In bilico fra tradizione e trasgressione A Londra convivono tradizioni for tissime, talvolta anacronistiche, ed una straordinaria voglia di speri mentare, tutto e subito. Non a caso sua maesta' la regina sembre rebbe essere fanatica di Twitter, il social network che fa impazzire il mondo. Gli inglesi, non sono tra sgressivi come li si dipinge, hanno mantenuto il loro caratteristico

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aplomb, vivono immersi nella tec nologia e nelle tendenze, ma non rinuncerebbero mai alla tradizione: la passeggiata al parco tra gli alberi di Peter Pan, e una birra al Pub sono i punti fermi. Vi consiglio il Pub Crowl, ovvero ripercorrere la storia della citta' attraverso i suoi locali piu' caratteristici, ancora vivi di aneddoti e leggende. Si parte dal XVI secolo e, di pinta in pinta, si arriva ai giorni nostri. Sono ancora frequentati gli storici pub della city come il plurisecolare “ye old cheese” un tempo bazzicato da Mark Twain. Le vere tendenze lon dinesi non sono, pero', segnalate dalle guide turistiche: la moda si fa


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sulle bancarelle dei mercatini do menicali come Portobello e Cam den Town dove l’originalita' vince su Louis Vuitton, con prezzi senza dubbio competitivi. Qui le ultime mode, i locali piu' cool e le curio sita' si scoprono dai volantini sparsi sui banconi dei locali, il trendy e' un insieme di piccole cose: la sciarpa giusta abbinata alle scarpe sbagliate sfoggiate in un locale di periferia. Londra e' tutto e il con trario di tutto: confortevole ed ec citante, eccentrica e tradizionale, una, nessuna, centomila. Come una fenice risorge dalle proprie ceneri Uno degli aspetti piu' interessanti, e da cui dovremmo assolutamente prendere esempio, e' la riconver sione delle periferie. Non sono state rase al suolo e ricostruite, ma rianimate. Si e' riportato alla luce cio' che gia' esisteva, creando un tessuto sociale vivo e dinamico. In teri quartieri industriali sono risorti e si stanno affermando con deci sione nel panorama cittadino. e' il caso dell’Est End, un quartiere che apre molte piu' finestre sul mondo di quanto non possano fare i quar tieri alla moda. Certo, e' tutto ce mento, e forse un po’ malandato ma brulica di vita, di locali e di ten denze. Secondo la componente snob, arroccata nei quartieri del l’ovest, e' il lato oscuro della citta', ma qui non ci si annoiera' mai. Questa zona e' considerata la

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nuova Soho, un continuo alternarsi di locali tematici: dall’Hippy al ca raibico, e' qui che si rifugiano at tori, artisti e chiunque voglia sfuggire al glamour da Lonly Pla net. Attualmente l’east end e' il palcoscenico della vita artistica lon dinese, gallerie e centri culturali sono rinati dalle ferraglie delle fab briche abbandonate. Un altro caso e' rappresentato dall’ex villaggio operaio di Deptford, nelle vici nanze di Greenwich. Oggi centro culturale di fama mondiale grazie alla prestigiosissima scuola di danza contemporanea Laban e al movi mento artistico degli Art mongers: giovani artisti che intervengono sull’arredo urbano per modificarne la percezione, dando un nuovo si gnificato agli oggetti piu' comuni. Tutte queste esperienze innescano una serie di reazioni a catena che, in poco tempo, hanno profonda mente mutato la vita di un intero quartiere sulla via del degrado. Pas seggiando per queste strade si re spira l’atmosfera di un villaggio lontano dalla Londra patinata, uno dei piu' interessanti centri artistici a livello europeo.

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CURIOSITA' Sulla tendenza di riportare in vita le fabbriche abbandonate, un’austera centrale elettrica sulla riva del Tamigi e' stata trasfor mata nella piu' grande galleria d’arte del mondo: la TATE MODERN, rappresentante i piu' significativi artisti del XX secolo, e una nuova concezione di museo, vivibile e aperto a tutti. Gia' lo spazio d’entrata, un tempo sala turbine, lascia a bocca aperta e fa sentire il visi tatore un lillipuziano nel tempo dell’arte. Tutto e' gioco e, una volta all’ultimo piano, oltre a go dersi il panorama mozzafiato, si puo' tornare alla base a tutta velocita' giu' per uno scivolo. Il Big Ben, incancellabile simbolo di Londra che scandisce la vita sul Tamigi ogni 15 minuti, viene annualmente regolato con una monetina da un penny: aggiunta se le lancette corrono troppo veloci, e tolta se sono lente. Nel 2012 Londra ospitera' le Olimpiadi per la terza volta. Lo ricorda il ben visibile conto alla rovescia dell’orologio della sta zione di Stratford, destinato ad esaurirsi l’8 Giugno 2012. Per l’evento, la citta' si sta prepa rando ad accogliere 2 milioni di visitatori.


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GIANMARIA TESTA, LE CHANSONNIER

L'incontro con il cantautore cuneese scoperto dai francesi di Gabriele Serpe

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osa ti manca Gianmaria Testa? "Mi manca sapere cosa mi manca e mi manca Pasolini... Per fortuna conosco Erri De Luca, un grande poeta e un amico." Nativo della provincia piemontese, Gianmaria Testa era il caposta zione dello scalo ferroviario di Cuneo. A 36 anni, dopo aver vinto il premio Recanati per due anni consecutivi, incontra la produttrice francese Nicole Courtois e l'anno successivo, il 1995, esce in Francia il suo primo album intitolato "Montgolfieres". Neanche un anno dopo Gianmaria pubblica il se condo lavoro "Extra Muros", ma e' solo dopo la brillante esibizione al l'Olympia di Parigi del 1996 che

l'Italia si accorge del "suo" cantau tore. Nel 1999 l'album "Lampo" esce anche in Italia, ma Gianmaria non abbandona il posto di ferro viere e continua a dividersi fra bi nari e concerti in tutta Europa. La consacrazione nel "belpaese" arriva l'anno successivo con "Il valzer di un giorno", il primo album di pro duzione italiana, un disco che ad oggi ha venduto oltre 80.000 copie. "Altre altitudini" (2003) e "Da que sta parte del mare" (2006) sono il passato recente. Gianmaria, nel l'ambito degli incontri organizzati dalla fondazione Garrone al teatro Modena, ha chiacchierato a lungo con i tanti genovesi presenti in sala. Ne e' uscito il ritratto di un can tautore davvero affascinante. "La

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canzone e' un'arte minore rispetto alla purezza della poesia o della scrittura in genere, perche' si ap poggia e sfrutta le scorciatoie della musica che, diciamolo, e' un po' puttana... Cio' nonostante credo che meriterebbe piu' rispetto, so prattutto da parte di chi la pro pone. Soprattutto se si pensa a quante canzoni stupende restano chiuse nei cassetti..." C'e' un misto di pudore e sfrontatezza nel suo volto quando si parla di musica, della sua musica: "Quando scrivo una canzone cerco di autocensu rare tutto cio' che in qualche modo riguarda solo me, cosi' evito l'ansia da prestazione e la vergogna quando la faccio ascoltare a qual cuno per la prima volta." E an cora... "Al contrario di tanti altri colleghi non ho un rapporto quo tidiano con la chitarra, talvolta la lascio appesa al muro per mesi, e se quando la riprendo mi ricordo quello che avevo suonato l'ultima volta, allora quel qualcosa deve di ventare canzone e inizio a lavo rarci." Nella sala del Modena scende il silenzio quando Testa suona alcune delle sue canzoni piu' belle. "Una lucciola d'agosto", “Come al cielo gli aeroplani� e poi "Ritals", una ballata dedicata al l'emigrazione... "Io non mi aspet tavo che l'emigrazione in Italia non creasse problemi, ma sicuramente mi aspettavo un po' di memoria in piu' da parte nostra. La cosa che mi fa arrabbiare e' che le pulsioni di ognuno di noi, stupide quanto normali, spesso vengono aizzate dalla politica e mai calmate."


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DIVERSO DA CHI?

Intervista con i protagonisti del film di Umberto Carteni di Francesco Gualdaroni

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ltre tre milioni di incasso in tre settimane di program mazione non e' cosa da poco. "Diverso da chi?" e' l'opera prima del giovane regista Umberto Carteni che, accompagnato da un cast d'eccezione formato da Claudia Gerini, Luca Argentero e Filippo Negri, ha piacevolmente colpito i tanti italiani che lo hanno visto. Ab biamo incontrato i protagonisti del film e, partendo dalla trama della loro commedia, abbiamo provato a parlare di diversita' e normalita', due concetti astratti, ricchi di significati spesso addirittura contrastanti. Per chi non avesse visto il film nelle sale, beh... c'e' sempre il videonoleggio sotto casa!! Luca, che cos'e' la normalita'? Un punto di vista... Io penso che non si possano stabilire differenze e

diversita' senza prima dare una defi nizione di normalita'... Ma la nor malita' non ha definizione, ne' modelli di riferimento, per cui credo che non esista neanche la diversita'! E questo e' un po' il gioco degli equi voci che ha caratterizzato il nostro film. C'era una canzone di Grignani che diceva "uguali e diversi da me..." Non me la ricordo... Neanche io! Nel film sei un candi dato politico... Nella vita reale con chi si candiderebbe Luca Argentero? Nel film sono il progressista della si tuazione, diciamo il ruolo che do vrebbe rappresentare oggi la sinistra... Nel film mi affianca Adele, una vera e propria furia centrista, come se gridare "centro, centro e centro!" fosse l'unico modo per vin cere le elezioni... E purtroppo spesso e' davvero cosi'... non aggiungiamo

nulla, lasciamo stare, che e' me glio!!! Io probabilmente appartengo a quella famosa generazione di non rappresentati, ma e' una banale re torica in cui tutti cadono per non esprimere un parere. Probabilmente la verita' e' che non ci sono giovani politici a livello nazionale, io indi pendentemente dal colore politico vorrei trovare un giovane con cui confrontarmi, una figura politica piu' vicina alla mia generazione anche solo dal punto di vista cronologico... quello si, credo servirebbe davvero! Claudia, che cos'e' la normalita'? La normalita' e' amare chi si vuole, essere se' stessi e soprattutto sentirsi bene nella propria pelle. Eppure c'e' chi ti definisce un po' bi gotta nella vita reale... Io?? Affatto. Non sono bigotta ne' bacchettona. Direi che lo si nota

Luca Argentero

Claudia Gerini sul set di Diverso da chi

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anche dalle mie scelte artistiche, dai ragazzi non devo convincervi!!! Filippo Nigro... tocca anche a te! Che cos'e' la normalita'? E che ne so! Io non mi sono mai considerato troppo normale, per questo ho grande tolleranza per tutto e tutti e adoro trovare questa stessa caratteristica nella gente. In questo film la diversita' e' capo volta, ovvero il rapporto eteroses suale che nasce fra Piero e Adele e' diverso e il rapporto omosessuale fra il mio personaggio e lo stesso Piero e' invece normale. E se nella vita reale la tua compa gna si innamorasse di un'altra donna? Beh, nella vita reale non credo che la prenderei tanto bene, diciamo pure che mi incazzerei non poco!

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Purtroppo c'e' di mezzo la gelosia... Umberto Carteni, soddisfatto del risultato? Un regista non e' mai troppo felice della sua opera una volta che l’ha conclusa, rivedendolo ho trovato i difetti e le imprecisioni, ma se penso che si tratta di un'opera prima mi ritengo senza dubbio soddisfatto! Proprio un cast di eccezione per la prima esperienza sul grande schermo... Davvero... Abbiamo scelto con i produttori puntando prima di tutto sulla bravura e sulla qualita', sono stato molto fortunato... Clau dia ad esempio e' stata splendida, ma tutti gli attori sul set hanno dimostrato grandissima professionalita'.

I tre protagonisti al completo. Da sinistra Filippo Nigri, Claudia Gerini e Luca Argentero

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ell’artic o preso in lo del mese s corso, consid p cause d Tuttavia ci so erazione le dif arlando delle problem ella cris ficolta' no anch id ch Giorgio e at Gaber el “live”. Parli altre sfaccetta e hanno accom iche sulla mu tutta It – ho se sica da ture ch amo de pagnato lv ali e g i spesso: a. Mi riferisc uito il gruppo locali. Per circ occorre consid l’entrata in v ivo, abbiamo o agli a ig a il basso f e e ore dell 1 r mminil are nel 0 anni nni petenza li ’ e musica vello di profe ’90. Allora c Steel Drama – nelle pause tentativo di c euro. le; l’im ssionali I club d apire le ’erano delle m (c h e p p ta ta ro ie i ro credete maggior prest vvisazione ne ' dei gestori; ntissimi locali ducevo) in g tournee’ con iro per la igio dis , mi, mo l p m lo r a o r o p u orre la na cosa poneva appros lti offriv i club d di fonic mus sim no i an ric o del fatt eccetera... Il r o una situazio di un buon im ica dal vivo. P azione che sig orreva molto ne racc o “mus e isultato n p r if ia f ic ortuna nto con ogliticc ica dal non po liti e via non tu ava incom tanto ia: viv tev d di un “ i questo pass o” non buon a che essere u materiale scad di monitor e tti erano cosi' a. . ge o. en n fo 10/12 d ttone” o di u Tuttavia il gr E poi questio a cattiva fruizio te e mal funz nico tuttavia , ni sul c n “rimb io uppo v ate al m ne del s nante, ac en o e lia mi s embra se… roba da rso spese”. A iva sempre p het, discussio uono e una pe assenza p n a f h rcezion antascie eggiora gato e i circa dizione , dimen e gli no ta. nz tic c consum he si portino Molti gestori a se pensiamo avo! Le Stee n si trattava – accordi stabi l offrono il pubb azione. a D b a r q d a u ma face ate ben ello che lico!! I Spesso ai grup visate. e– vano succ np pi Il si la situa risultato e' un tratta di grup ratica si sfru la possibilita' d ede oggi. La s una media d i tta l’es zione te pi di ra livello q it i uazione esibirsi ige ga c u … tutt o quest nica, spesso d alitativo scad zzini o comun nza di suona a titolo gratuit in Ita re in c isastros ente, se o non p o a con que di lonta'. amb a: m gno ba Pe uo si potre r gestire bene ' che far male ancanza di p di una progr nd esordienti, io di qualche a a bbe cre s la music lc m e a ll o m n a , o azione impian musica are un resto e' a dal viv to ine impro n improv dal v “c a partico pprossimazion ircuito live” s o occorrono p ivo. Non bas sistente, scort vvisata. E po i ta ta lar e es r con pa e che riguard gestionale non bile, in grado ofessionalita', la “passione” ia e cafoneria lchi sac d s a sopra e o d i r i rado t f rificati ttutto i tipo di inta di ar crescere la ieta', investim la buona vo che lo c m e immers ontesto non in , per forza di cali del centro ala fede. Cer qualita' e il la nti. Solo cosi' v t i in un cose, n o o valida le s , t ro mus o a r Gen ico. o c nita'. Il mercat ontinuum son considerazion n possono dis Si tratta quas ova c’e' una sit icali. Il o offre i sempr porre d oro ch i svolte uazione tor” ec ea pro ed ig c ap Io cred ecc. Inoltre og dotti musicali vvolge e acco pena sopra. M randi budget. i piccoli club , o m g O d a potenz che tutte ques i molte piu' pe i tutti i tipi, dv pagna ogni m c’e' dell’altr k, ma questo iale). E o t r d o . e s m o O b c n e ompon e g poi c’e (you tu enti co e di un temp llissimi, trasm nto della no gi viviamo ' l’a be dificare , my space, fa nalisi del com ntribuiscano o sanno piu' o issioni televis stra quotidia ac ive tipo ce p i m “X contatt comportamen book, oppure ortamento de reare un cert eno suonare o o/scam ll u t il e i no stru fac effetto giovani bio/inte giovanili, int semplice “n ’60 cos mento. d i g s e a neraz turaz avig rod raz titu il conce iva uno dei p ione e, in def ucendo nuove are in rete” qu ioni. Lo svilu ione (almeno in p rin r o cambia to del club) o cipali richiam itiva, di aggre forme/opport tidiano) ha co po di internet no e in g ggi ha p u n i a n tribuito z a it io g a g ne. L '/per rega tern er ora com inciamo et nello spe so qualche co tivi (tanto il g a musica che corsi comunic a mo rande f cambia lpo. Int gia' all’ ativi, di cifico – a rende est m in en h vivo. M enti comporta rci conto (…a a una potenz do semplicem ival pop/rock izio degli ann i ia /ja a u m e profess se cosi' fosse, entali hanno guri!!!). Ovvia lita' antropoge nte dire che i zz … quanto ionalita r n a m c ic o e m e a t s d n ic t aggior ' per ce qualitat ragion uta, purtrop te anche que a di cui gia' umi rca iv perche o dell’offerta, re di risolvere e, occorrereb po negativa, s sti ' cosi' n b u on ci so non certo fac la “crisi della e puntare sull lla musica da l endo su a qualit musiva no spes onare “ a' e. d chiunq al vivo”, alzan e sulla ue” , g do il liv ratis, ello

I CONSIGLI DI GIANNI Jean Jacque Nattiez, “Musicologia generale e semiologia” EDT Igor Stravinski, “Poetica della musica” Edizioni Curci Giulio Castagnoli, “Le fome della musica” Sonda Editore

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MAURO PIROVANO, IL MOLIERE IN DIALETTO

di Claudia Diaspro

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auro Pirovano, attore geno vese noto al pubblico per indimenticabili personaggi come La Fata Madrina di Mai dire Goal o il dottor Giorgi di un “me dico in famiglia”, e' molto impe gnato a livello teatrale. La sua carriera inizia negli anni ’80 al teatro stabile di Genova, e si consolida con il gruppo storico dei Broncovitz in “Avanzi”. Nel dicembre scorso ha ricevuto il premio Govi 2008, per le sue straordinarie interpretazioni in dialetto con cui indaga la realta' sia storica che contemporanea. E' at tualmente in scena con una versione genovese del “Malato Immaginario” di Moliere, con la compagnia sto rica I Caroggi. Lo abbiamo incon trato nella palestra del liceo

scientifico Cassini, impegnato in un laboratorio teatrale con i ragazzi, in somma non si fa mancare nulla! In questi giorni hai calcato il palco scenico nei panni di Argante, il ma lato immaginario di Moliere in una t rasposizione in dialetto genovese. Non e' la prima volta che porti in scena il dialetto, quale pensi che sia la forza comunicativa del genovese, e dei dialetti in generale? Il dialetto e' immediato, rende i con cetti con una parola. Il genovese, in particolare, e' parsimonioso – quale termine piu' adatto! – recupera la tradizione, ma penso che i dialetti vadano vissuti, debbano evolversi es sere ad uso degli anziani come dei ragazzi. Sono per l’evoluzione della

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lingua locale, parlare di dialetto e' ri duttivo il genovese e' una lingua, nei secoli passati era la lingua delle mer cature, la lingua del mediterraneo, e' infatti contaminato da tutte le in fluenze possibili, dal francese al l’arabo, e dovrebbe continuare ad essere cosi'. In altre regioni italiane il dialetto e' molto piu' vissuto e costi tuisce una vera ricchezza, a Genova si usa meno e forse portarlo a teatro e' un modo per renderlo piu' fami liare. Nel caso del “Malato immagi nario” si e' prestato in particolar modo, per le sue assonanze con il francese e per la sua melodia. Questa tua passione e dedizione, ti ha portato a ricevere il premio Govi 2008. Nel t uo percorso artist ico quanto ti sei ispirato a Govi, qual e' stato il piu' grande insegnamento? Sono molto orgoglioso di questo premio, Govi e' un maestro, in ge nerale e in particolare per i genovesi. Credo che ogni attore ligure si ispiri a lui, la mimica, le pause…E' la ma caia, l’odore dei caruggi, chi non vive Genova non lo percepisce, ma sono fondamentali per una comicita' raffinata, mai volgare. Non e' la bat tuta a far ridere, sono situazioni, e' l’intera scena ad essere comica, non si lavora per tormentoni ma per si tuazioni, e penso sia questa la carat teristica che contraddistingue il buon teatro genovese. In questi giorni vediamo quanto sia “rischioso” ironizzare e criticare la societa', per non parlare della poli tica. Nella tua carriera ti sei mai tro vato in difficolta' di questo tipo? Eccome... erano i tempi di Avanzi, con i Broncovitz, mandavamo in scena uno skatch satirico nei confron


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ti di Craxi: “L’antica segreteria del corso” non piacque e fummo mi nacciati di una sospensione, ma erano tempi diversi, le persone sta vano al posto giusto sicuramente piu' di adesso – il direttore era Gu glielmi, assessore alla cultura di Bo logna, che difese a spada tratta il programma, che ando' giustamente in onda. Il gruppo dei Broncovitz, con Di ghiero, Crozza e Signoris... indimen ticabile, come ricordi quel periodo? Lo ricordo con malinconia e grande divertimento, abbiamo preso strade diverse, ma siamo sempre legati da grande amicizia. Pensi che oggi la televisione sia cambiata? Sicuramente, programmi come Avanzi erano studiati, avevano delle basi. Oggi facendo zapping vediamo una serie di programmi clone, la comicita' e' fatta di tormentoni! Ti concedi allo schermo, ma il tuo ambiente e' il palcoscenico. Secondo te quali sono limiti e potenzialita' dei due mezzi? Assolutamente non sono paragona bili, la televisione arriva a tutti, ma la si vive passivamente ed e' difficile emozionarsi, mentre si guarda la te levisione si fanno altre mille cose. Il teatro coinvolge ed emoziona, chiunque ci si avvicini, e a qualun que eta', non puo' che rimanerne af fascinato. La televisione e' divulgativa, il teatro emozionale. Sei molto impegnato in una serie di progetti che coinvolgono i ragazzi. Che consiglio daresti a chi vuole

La madrina interpretata da Pirovano con la Gialappa's Band

intraprendere la tua carriera? Amo i giovani, mi piace passare tempo con loro, hanno tanto da in segnare sono attratti dallo spetta colo, dal teatro, in molti cercano di accostarsi a questo mondo. E' diffi cile, soprattutto oggi, c’e' il rischio di imbattersi in scuole e corsi im provvisati, alla moda. Il consiglio che do e' quello di trovare una buona scuola, e' fondamentale, una forma zione sbagliata te la porti dietro per sempre. Ma la cosa che consiglio maggiormente e' il divertimento, il divertimento nel volersi mettere in gioco.

Genovese doc... come vivi Genova? Quali pensi che siano le cose piu'

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urgenti a cui metter mano? Penso sia una citta' bellissima, ho un bel rapporto, mi piace camminare per il centro storico. Ma Genova non e' solo il centro storico, Genova e' dove si vive, le periferie. Penso che la cosa piu' urgente sia un’aper tura alle periferie, non bisogna iso larle, bisogna inserirle nel tessuto cittadino, collegarle meglio e ren derle protagoniste degli eventi, non si puo' svolgere tutto in Piazza de Ferrari! Teatri, cinema, spazi e' ur gente eliminare il divario tra centro e periferia, ad esempio sto lavo rando ad un festival per l’acque dotto storico, e' un’opera grandiosa va qualificata… il problema sono gli sponsor!


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Per scrivere sulla bacheca di “Era Superba” invia i tuoi scritti a bacheca@erasuperba.com

KE LINSE

UN AQUILONE

Ke linse, u criava u batusu Tiandu e prie de pammatun adossu ai nemisgi ke cun u canun impantanou arrancavan, ma u lea za foa usu

Sfuma questo grigio mondo futile evanescente strano indifferente. Dovrei inventarmi per diventare come te proprio io che ho bisogno di qualcosa in piu' di un sogno che non sai darmi. Sciolgo allora questo aquilone al vento libero di volare cadere risalire...

Ke linse, criava a gente sciurtia currindu da e case Dandu adossu ai nemisgi fermi e sturdii da e botte E da e prie Ke quesgi quesgi pueva vegni anke da rie, Ammiandu u nemigu scappaa e restou “sensa braghe” Stoia de zena antiga Da tutti anch’eu scurdaa De famme de lotte e de fadiga Che ai zueni beseugna ricurdaa

Ke Linse

Carlo Massobrio

EREZIONE

Immenso solare poi s’addormenta Rimane l’orologio notturno Scandito da apparenze romantiche e sessuali movenze Flusso mentale delle energie vive senza parole

Andrea Bolfi

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Il racconto a puntate dei lettori di “Era Superba”!!! Amici e amiche, iniziamo noi, ma l'onere di proseguire e' tutto vostro! Pubblichiamo questo mese sulla nostra bacheca l'incipit del lungo racconto al quale sarete voi a dare un seguito, di mese in mese, capitolo per capitolo. Date libero sfogo alla vostra fantasia... Visitate il sito www.erasuperba.com per maggiori informazioni sull'iniziativa!

LETTERE DI UN INVESTIGATORE

Genova, 25 febbraio 19..

Egregio sig. Firpo, sono felice di poterle annunciare di avere risolto il caso che lei mi ha sottoposto. Di seguito, le illustrero' lo svolgimento dei fatti; ma prima la volevo ringraziare, per la sua fiducia, nono stante la mia inesperienza (il suo e' stato, per me, il primo caso). E io, come vedra', non la ho delusa. Grazie per la possibilita' concessami. Ma veniamo ai fatti. Si trattava dell'opera del sig. Firpo, appena compiuta e ancora manoscritta: qualcuno l’aveva trafugata. Igor Panelli era un investigatore alle prime armi. Uno di quelli con scarse speranze. Igor Panelli guidava una Ford Taunus XL. A Igor Panelli sarebbe piaciuto aggirarsi per la citta' e chiedere bicchieri di whisky al bancone di ogni bar, fino allo sfinimento; ma era troppo disperato per potersi permettere persino quell’atteggiamento da romanzo. Finche' il sig. Firpo non lo incarico' di quel caso. Igor Panelli non fumava sigarette. Ma aveva un cappello a tesa larga e l’impermeabile. Il suo ufficio era una dispensa buia, dietro l’officina di un meccanico, piena di giornali vecchi. La luce e il ventilatore non fungevano e, un giorno o l'altro un contatto elettrico avrebbe fatto bruciare tutto. E aveva una sedia con le ruote rotte ed una scrivania, senza cassetti, recuperata dalla strada. Igor Panelli aveva accettato il caso di Firpo ed era uscito sotto la pioggia, senza ombrello, a re spirare lo smog. Cercava di stordirsi e rovinarsi la salute a gratis. Igor Panelli giocava a dadi, ma non aveva piu' soldi. E aveva i suoi dadi porta fortuna, sempre in tasca. Nella lettera indirizzata al suo cliente, Igor Pa nelli spiegava quale fosse stato lo svolgimento delle indagini. Rientrato in ufficio, aveva lanciato quei dadi sui quotidiani impilati, in cima ai quali, c’era il giornale di quel giorno. Cosa ne era venuto fuori? Un pessimo uno e uno: cioe' due. Ma, nel prendere i dadi, Igor vide sulla prima pagina….

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GESTISCI UN LOCALE? ORGANIZZI EVENTI? Segnalaceli inviando una mail a agenda@erasuperba.com MUSICA&DINTORNI

Giovedi’ 21 maggio GINGER FASHION in concerto, con un sound che spazia Rock, dal Rag, dal Pop e dal Funky. H 22 UNDERWORLD (Q zar) P Dante 6R Sabato 23 maggio COCERTO DI FAUSTO FER RAIUOLO ai Truogoli di Santa Brigida Sabato 30 maggio TRIBUTO A DE ANDRE’ H 2030 Genova Voltri (Via Cerusa/salita Egeo) BIG BORGO BAND Truogoli Santa Brigida Sabato 30 maggio SESTRI JAZZ 2009 Marina Genova Aeroporto Trio Tricycles: Maurizio Giam marco (sax), Dario Deidda (basso) e John Brandon Arnold (batteria). Sabato 30/domenica 31 mag gio FESTA DEL SOLE musica, artisti di strada, mostre d’arte e molto altro Forte Sperone lunedi 1/martedi 2 giugno RE FRESH FESTIVAL Forte Sperone Dal 5 al 21 giugno ZENA ZUENA 2009 Palasport Fiera di Genova Tutti i giorni dalle 14 alle 2 di notte. Raccolta generi prima necessita’

Sabato 6 giugno/sabato 20 giugno MUSICA & FORTE Forte Sperone Dj di fama internazionale in una serata organizzata dall’As sociazione Musica per la vita. Il ricavato sara’ a favore del l’ospedale Gaslini Mercoledi’ 10 giugno UN INCONTRO TRA AMICI CON VINO E CHITARRA spettacolo con Erri De Luca e Gianmaria Testa . Canzoni, poesie, racconti taglienti di due sognatori che non si arren dono. H 21 Parco della Lan terna Sabato 13 giugno SESTRI JAZZ 2009 duo formato da Joyce E. Yiulle, corista fra gli altri di Gloria Gaynor e dal pianista Stefano Calzolari INCONTRI&MOSTRE

MOSTRA ITINERANTE Selezione internazionale di libri per ragazzi con disabilita’ Dal 18 maggio al 22 maggio BIBLIOTECA CERVETTO RIVAROLO 25/26/27 maggio BIBLIOTECA COMUNALE DI CAMPOMORONE 28/29/30 ISITUTO COMPRENSIVO GENOVA BOLZANETO Dal 17 maggio al 28 giugno LETTURA AD ARTE, TRA

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AULA E MUSEO Villa Frugoni, Nervi Capo lungo Mostra degli allievi della Acca demia Ligustica di Belle Arti che si confrontano con le col lezioni dell`Ottocento e del Novecento esposte nei Musei di Nervi Mercoledi’ 20 maggio INVITO ALLA LETTURA: RALLENTARE E’ SAPER GO VERNARE LA PROPRIA MENTE Incontro con Bruno Conti giani, autore di Vivere con Lentezza e Carl Honore. Con ducono Margherita Rubino e Nando dalla Chiesa H 1730 Palazzo Rosso Venerdi’ 22 maggio PRESENTAZIONE DEL LIBRO GRANI DI INCENSO, GRANDINE, ZUCCHERO CARAMELLATO di Farah Seguira’ reading aperto a tutti coloro che compongono poe sie e gradirebbero(previa pre notazione al numero 0105578835) proporle al pub blico H 1630 BIBLIOTECA BENZI (piazza Odicini, Genova Voltri) Presentazione libro “SEN TIERI LIGURI PER VIAG GIATORI NORDICI” Paola Polito H 18 Libreria Feltrinelli via XX settembre Sabato 23 maggio L’EUROPA DEL FUTURO:


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SPAZIO DEI DIRITTI O DELL’ESCLUSIONE? Conferenza organizzata da arci Per una politica europea su immigrazione e asilo giusta ed efficace. H 10 19 Sala Conferenze Museo Sant’Agostino P Sar zano Sabato 23 / domenica 24 maggio ROLLI DAYS I Palazzi dei Rolli diventano per due giorni spazi espositivi per l'arte di oggi, la musica e la danza urbana nel centro storico di Genova. Ingresso libero dalle 10 alle 19 Martedi’ 9 giugno MURAD MURAD DI SUAD AMIRY le letture di Carla Signoris con Suad Amiry e Moni Ova dia Dalla Palestina la voce e la scrittura fuori dal coro di una donna ironica e coinvolgente Venerdi’ 12 giugno I RACCONTI INEDITI DI MONDOMARE Giovanna Zucconi incontra Ammaniti Giordano: due ge nerazioni di giovani scrittori italiani a confronto H 19 Giar dini della torre Sabato 13 giugno RACCONTI INEDITI DI MONDOMARE Giorgio Gallione incontra Mi chele Serra . Neri Marcore’

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legge "Gli spiaggiati" di Mi chele Serra H 21 Giardini della torre lettura spettacolo con la Banda Osiris e Ugo Dighero Poesie, canzoni, letture, mo nologhi, scherzi comici nati dalla penna di Michele Serra H 22 Piazza Marconi Fino al 21 giugno FABRIZIO DE ANDRE’ LA MOSTRA Palazzo Ducale, dalla h 9 alle 20 Ing 8 euro

Dal 12 al 21 giugno SUQ FESTIVAL 2009 Dall’11 al 21 giugno 15mo FESTIVAL INTERNA ZIONALE DI POESIA SAGRE

Da giovedi’ 21 a domenica 31 maggio FESTA NAZIONALE DEL PANE E DELLA FOCACCIA GENOVESE Piazzale mandracchio, Porto Antico Domenica 24 maggio SPETTACOLI FESTA DELLA FOCACCIA A RECCO Sabato 23/domenica 24 Focaccia genovese, con le ci CAMPIONATI NAZIO polle, al formaggio, distribuita NALI DI SAVATE gratuitamente per le strade di Reco a partire dalle h 1030 Palacus, Viale Gambaro Da giovedi’ 28 a domenica 31 FRAGOLATA A ROSSI maggio GLIONE PREMIO ANDERSEN 2009 Domenica 31 maggio SAGRA DEI KRAPHEN A Sestri Levante Come ogni anno torna il festi BOGLIASCO H 15 MANGIALUNGA DELLA val dedicato alle fiabe inedite, M con spettacoli, acrobazie gio VALBISAGNO A FONTA NEGLI dalle h 1130 colerie circensi, narrazioni, FESTA DEL VINO VERICI testi teatrali Sabato 30 maggio DI CASARZA LIGURE IL TANGO E LA SUA STO Domenica 14 giugno RIA SAGRA DELA PASTA E FA GIOLI H 17 Biblioteca Berio La storia del tango narrata e h 1230 Gorreto Lunedi’ 15 giugno danzata, musiche e canzoni che testimoniano la storia del TERROIRVINO MEETING l’Argentina, connessa a quella Degustazioni a Palazzo Ducale dalle h 15 dell’emigrazione ligure.

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"Il Blog del Tama e' on line sul sito www.erasuperba.com! Potete commentare e discutere gli argomenti trattati, creare dibattiti e leggere le versioni integrali degli articoli! Se invece avete dediche da fare, aneddoti da raccontare, foto da pubblicare scrivetemi a ilblog@erasuperba.com... Tutti potranno leggervi e rispondervi... Il Tama è qui per voi!!!"

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agazze, voi mi fate impazzire a partire dalla mamma fino ad arrivare al concetto, quello mistico, della Madonna figlia, madre, moglie, fidanzata, sorella e nonna, sempre dentro una di queste categorie”, cosi' diceva Jovanotti da ragazzotto. Una frase che mi e' rimasta impressa nella memoria, ed e' con questa frase che voglio iniziare un “discorso sulle Donne”… si si, con la lettera maiuscola, mi sembra il minimo quando si parla di magnificenza. Non vi e' trucco e non vi e' inganno. Non sto esagerando e non mi devo far perdonare nulla. Perche' lo so che e' que sto il primo pensiero di una qualsiasi Donna. Sto semplicemente tirando una riga alla fine di una serie di pensieri e ra gionamenti. Come direbbe il mio amico Jova “non lo faccio cosi' tanto per fare il ruffiano, ma parlo nel microfono col cuore in mano, specialmente adesso che ho raggiunto un'eta' che mi permette di apprezzare con semplicita' la bellezza e le caratteristiche diverse delle donne ritrovate, delle donne perse”. Si perche' gli uomini, di ogni razza, lingua, religione o cultura, arrivano tutti alla stessa conclusione “ma senza di lei, come farei?”, che sia figlia, madre, moglie, fidanzata, so rella o nonna. Non so il perche', ne' come, ma gli uomini e le donne sono esseri completamente diversi, profondamente diversi. Da sempre rimango impressionato dal radicato spirito di sacrificio che hanno le Donne, pronte ad annullare se stesse, a sacrificare la propria salute per rendere felice l’uomo che amano o i loro figli. Chissa' perche' sono loro che fanno la spesa, che puliscono casa, che cucinano… oggi che anche loro lavorano. Questione di generazioni alle spalle, penso io: ma poi la risposta e' sempre la stessa, perche' siamo diversi. Parlando di cose spicciole, avete mai provato a mettervi quei taccazzi? Avete mai provato a mettervi un reggiseno? Magari push up! Per non parlare di cerette, trucchi, parruc chiera. Ho la nausea solo a parlarne! Quando ero piu' giovane una scena del film “What Woman Want” mi aveva illu minato. Ai tempi il mio motto con l'universo femminile era “per battere il tuo nemico devi, prima di tutto, conoscerlo”. Ah che bei tempi, le conquiste giovanili. Ma non divaghiamo. Avete presente la scena in cui Mel Gibson si veste da donna per cercare di comprendere le donne? Nel mio piccolo ho cercato di emularlo. Una sera ho provato a mettermi la ma tita sugli occhi, aiutato da un’amica, grazie Ambra, anche se ridevi un po’ troppo. Un’altra il rimmel, questa volta e' stata la mia ragazza la fortunata a divertirsi. Bisogna dire che mi donavano parecchio, ma gente… che fastidio! Era una lotta per non grattarmi e quando me ne dimenticavo avveniva l’irreparabile OSSERVAZIONE DEL MESE sul mio volto. E allora vai in bagno Lo dico sempre: a questo mondo c’e' una spiegazione per tutto. Per millenni e guardati, ma che e'… vita que gli uomini sono stati additati come “porci” quando ci si soffermava quell’at sta? Da ragazzino, invece, in una se timo di piu' ad ammirare le curve di una donna, ora abbiamo la spiegazione. rata in maschera avevo messo, tra La grande rivincita!! Quella che da generazioni e generazioni noi maschietti le tante cose, l’ombretto quello aspettavamo. La geriatra Karen Weatherby, infatti, sosterrebbe che “guardare con i brillantini, era una roba col per appena 10 minuti al giorno una donna ben equipaggiata, tipo Pamela An losa… facevo piu' fatica a sbattere derson di Baywatch, e' equivalente ad un work out aerobico di 30 minuti". Il le palpebre che a cimentarmi in un tutto supportato da una ricerca effettuata su ben 200 uomini, i quali per 5 anni doppio salto mortale carpiato al sono stati monitorati costantemente. Meta' aveva l’arduo compito di osservare giornalmente donne prosperose, l’altra, invece, costretta a farne a meno. Eb l’indietro. La perla finale: ho voluto bene, chi era tra i fortunati osservatori, ha avuto degli evidenti benefici fisici provare il perizoma… a parlare tra cui una pressione sanguigna ed una frequenza cardiaca piu' bassa. La Dot con loro, le Donne, sembra sia l’in toressa Weatherby ha inoltre consigliato agli over 40 “di guardare per almeno dumento piu' comodo al mondo. 10 minuti al giorno i seni minimo di terza taglia affinche' possa prolungarsi la Comeee?? Na roba cosi' tediosa vostra vita di quattro o cinque anni". Ora si spiega tutto, e' l’istinto che porta non l’ho mai provata, piuttosto una l’uomo ad osservare, ma non quell’istinto che pensate voi…malelingue. E’ ciste sacrococigea, che indossare il l’istinto di sopravvivenza che ci spinge a tali gesti. E pensare che, cercando su perizoma! Questo per sottolineare internet, qualche depravato afferma con insistenza che tale ricerca non esista ulteriormente quanto le Donne si nemmeno, che e' tutta una bufala. Io credo nella ricerca, cosa saremmo noi, sacrificano. Uomini ricordatelo do senza tutte le scoperte fatte dai ricercatori?? Forza dai, ditemelo!! Ve lo dico mani… regalate un fiore alla vostra io, saremmo ancora all’eta' della pietra. Non mi rimane che osservare…ma lo meta'. Su, su!Detto questo... grazie faccio solo perche' voglio vivere piu' a lungo e meglio. a Dio sono nato maschio!

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IL VOCABOLARIO del Tama PRETE: persona che tutti chia mano padre tranne i suoi figli, che lo chiamano zio. ETERNITA': il tempo che tra scorre da quando hai finito con lei a quando la riaccompagni a casa. BALLARE: e' la frustrazione verti cale di un desiderio orizzontale. CONSULENTE: uno che ti

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a lo sapevate che un litro di olio rende non potabile circa un milione di litri d’acqua?? E lo sapevate che tale quantita' e' sufficiente per il consumo di acqua di una persona per 14 anni?? Si si, hai letto bene, se vuoi te lo ripeto…14 anni!! Detto questo, quando fai una frittura a

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prende l'orologio dal polso, ti dice l'ora e si fa pagare la prestazione. AMICO: dicesi della persona di sesso maschile in possesso di quel "certo non so che" che cancella qualsiasi velleita' di andare a letto con lui. AMICA: dicesi della persona di sesso femminile in possesso di quel "certo non so che" che ti fa venire una voglia pazzesca di andare a letto con lei.

casa, dove lo butti l’olio?? Ok ok, non e' che tutti i giorni facciamo una frittura in casa, ma ne facessimo anche una al l’anno…e quell’olio finisse nel lavan dino... Come potete fare per evitare tutto cio'?? Sono qui apposta, ora ve lo spiego. Il meglio che possiate fare e' aspettare che si raffreddi e collocare

la foto del mese

l’olio usato in una bottiglia di plastica, o in un barattolo di vetro. Infine portarlo ad una ricicleria pubblica, dove verra' trasformato in biodiesel o combustibile. Ma diciamo che sarei gia' contento se una volta “imbottigliato” lo chiudeste per bene e lo metteste nella spazzatura. L’ambiente ti ringraziera' di certo.

by Manuela Boscolo 43


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A SCUOLA DI CUCINA CORZETTI CURZETTI I corsetti, detti in dialetto genovese curzetti, sono una pasta tipica della cucina ligure e possono avere due for mati diversi:quelli alla polceverasca (curzetti ä ponçeviasca), hanno una tipica forma a piccolo otto, quelli del Levante sono piccoli medaglioni di pasta decorati in modo particolare, e per questo si definiscono anche cor setti stampati. La decorazione viene fatta con uno stampino in legno . Le loro origini risalgono al Rinascimento, dove i nobili personalizzavano la pasta con lo stemma della propria famiglia per affermare il loro potere sul territorio. Il nome deriva dall’immagine di una piccola croce (cruxetta) con la quale veniva originariamente decorato un lato dei corsetti. Nel levante ligure, con la parola “corzetto“ s’intende sia lo stampo di legno, che la pasta così incisa.

Ingredienti ½ Kg di farina di grano duro 3 rossi d’uovo Sale Preparate l’impasto con la farina di grano duro, unitevi i rossi d’uovo (la proporzione e’ sei rossi per ogni chilo di farina) e il sale. Dal l'impasto prenderne poco a poco piccole parti (grandi poco più di un fagiolo) e dare loro la forma di 8 comprimendo le stesse con i due indici (della destra e della sinistra contemporaneamente), se li volete alla polce verasca, altrimenti create una sfoglia con l’im pasto e tagliatela cerchietti, su cui si stampate il disegno dello stampino in legno. Dopodi che’ lasciate dissecare i corsetti alcuni giorni, coprendoli con carta straccia. I corsetti sono ottimi con il sugo di carne e funghi (vedi Era Superba n1 ottobre 2008), con il pesto, con la salsa di noci, oppure con una salsina composta da burro, pinoli tritati, maggiorana o salvia.

BUON APPETITO!

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A SCUOLA DI ZENEIZE AVVERBI DI LUOGO

AVVERBI DI TEMPO

Ieri L’altroieri Dopodomami Ancora Prima Poi Dopo In fretta Adagio Sempre Qualche volta Adesso Spesso Di nuovo Già Appena Per poco Al mattino presto Alla fine

vëi vantëi avantëi doppodoman ancon primma pòi dappeu de sprescia, avviòu adaxo de longo quarche vòtta òua sovente torna zà à ïsa à ïsa ciù un po' de bonn'öa in sciâ fin

Mica Niente Affatto Niente affatto

miga pesso, ninte stissa nint'affæto

feua drento derrê davanti sorvia, de d'äto arrente, da-a vexin lontan, da-a lontan chì lì de sa ghe donde sciù zù

Affatto Altrettanto Abbastanza, assai Troppo Tanto Più Non molto Quasi Neppure Poco Anche, pure Persino Quanto

affæto ätrettanto assæ tròppo tanto ciù no guæi Quaisquaexi, tòsto manco pöco ascì finn-a quante

AVVERBI DI QUANTITA’

NEGAZIONI

AFFERMAZIONI

Si Sicuro Sicuramente

Fuori Dentro Dietro Davanti Sopra Vicino Lontano Qui Li Da questa parte Ci Dove Su Giù

scì següo in veitæ

DIZIONARIO→DIZIONAIO

Cognato→ cûgnòu Cugino→ cûxo Fratello→ fræ Madre→ moæ Madrina→ moinn-a Marito→ màio Matrigna→ moiegna Moglie→ moggê Nipote maschile→ nevoo Nipote femminile→nèssa Nipotino→nevetto Nonna→ madonnâ Nonno→ messiavo Nuora→neua Padre→ poæ Padrino→ padrin , poin Pronipotemaschile →pronevo Pronipote femminile→pronessa Sorella→seu Suocero→ sêuxo Zia→lalla Zio→ barba

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giochi Chi l’Ha scritto?

Scrivete accanto ad ogni opera, il cognome di chi l’ha compo sta. Le iniziali degli autori, prese nell’ordine, formeranno il nome di un importante premio letterario.

Eroe della guerra di Troia E’ diverso da regione a regione Animale dal lungo collo

“Il rosso e il nero” “Il gattopardo” “Porci con le ali” “La cicala e la formica” “I dolori del giovane Werther” “Orlando furioso”

Pa lan flo mon fel mo so ter pan car ri a tal dia gi no li dol ra po chil let li raf na ba da fi no ni li le ni to fa ra

sudoku

7 1 4 5

5 9 4 1 2 8 1 7 1 5 8 3 9

3

6 4

Cancellate le sillabe delle parole corrispondenti alle definizioni , nello stesso ordine in cui esse le formano. Le sillabe restanti formeranno il nome di uno scrittore, poeta e regista italiano del 900.

E’ il simbolo di Genova La sua capitale e’ Miami Il commissario di Vigata Diresse “La Dolce Vita” Il gioco in cui si acquistano case La Claudia attrice Sono pregiati i suoi marmi

“Il fu Mattia Pascal” “Harry Potter” “Il nome della rosa” “Ossi di seppia” “Panegyricus” “La fattoria degli animali”

1 8

le sillabe

7 9 8

2 8


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E ancora mille volte, mille anni, ci scommetto, mi ringrazierai per quel sorriso ladro e per i giochi, i mille giochi che sapevi gia'. E ancora mi dirai che non vuoi essere cambiata, che ti piaci come sei, pero' non mi confondere con niente e con nessuno, e vedrai... niente e nessuno ti confondera'.

ARIETE – Novita' sul lavoro, i colleghi e i superiori si mostreranno interessati alle vostre idee. L’oracolo vi consiglia una dieta prima di affrontare la prova costume. TORO – Amico del toro, ricorda quanta forza hai dentro di te e non stare a pian gerti addosso! Se il lavoro ti stressa, rifugiati nella lettura, ottima cura psicofisica! GEMELLI – Se nell’ultimo mese avete dovuto sopportare stress emotivo e grandi sforzi fisici, ora e' giunto il momento di rilassarsi! Concedetevi del tempo per voi e il vostro splendido sorriso ne beneficera'. CANCRO – Mese difficile da gestire: confusione ed incertezza saranno all’ordine del giorno; non spaventatevi pero', puntate al gioco perche' e' il vostro mese fortunato! LEONE – Ripensate ai vostri gesti e chiedete scusa se lo credete opportumo. L’amore vince sempre! Attenzione alle finanze, che ci sia un buco nel portafoglio? VERGINE Mese propizio per trasferimenti, traslochi, e non solo fisicamente parlando! Lasciatevi guidare dal vostro istinto e incontrerete la felicita'. BILANCIA – Le risposte che aspettavate stanno giungendo dinanzi a voi; la fortuna inizia a girare. Qualche problema ancora sul lavoro, non tutto gira a vostro favore... SCORPIONE – Maggio mese delle rivincite! Tutti i progetti che avevate lasciato da parte per paura o mancanza di tempo ora potranno vedere la luce: un successone! SAGITTARIO – Novita' per i single, emozioni forti sotto le lenzuola! Osate nel campo lavorativo, il dio lavoro e' dalla vostra parte! CAPRICORNO – Buona la prima parte del mese, che vi dona gioia di vivere e brio sita'; piu' fiacco invece l’ultimo periodo, che vi vedra' malinconici e pensierosi. ACQUARIO – Situazione di stallo in campo lavorativo, non potete far progetti. Occhio all’impulsivita' che potrebbe portarvi a gesti che altri non apprezzerebbero. PESCI – Attenzione alle persone che vi circondano in ufficio; date ascolto solo al vo stro cervellino senza farvi influenzare! Calma piatta sul fronte sentimentale.

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DA LEGGERE… “L'alchimista” di Paulo Coelho Anno 1988 “Genova per chi” di Enrico Pedemonte e Vincenzo Tagliasco Frilli Editore, 2006

DA VEDERE… “Snatch Lo Strappo” di Guy Ritchie con Brad Pitt e Benicio Del Toro Anno 2000

DA ASCOLTARE… “"On the turning away" Pink Floyd Anno 1987


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Erasuperba 07  

Dalla diga di Begato alla tecnologica Collina degli Erzelli

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