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IL MENSILE GENOVESE A DISTRIBUZIONE GRATUITA

ANNO V n 33 a.c. PIRRI

ISLANDA il fallimento, il debito e il mito della rivoluzione


EDITORIALE Cinque minuti, non di più. Il tempo di una sigaretta. La sfili dal pacchetto che già ti sei immaginato l’aroma, la porti alla bocca e regali alle narici un piacere veloce, giusto una frazione di secondo. Poi la mano nella tasca alla ricerca dell’accendino ed entrambi gli occhi convergono sulla punta della sigaretta, fiamma e prima boccata. Appoggi le spalle al muro e inizi a guardarti intorno, ma la mente non registra nulla di ciò che scorre sulla pupilla, lei è già altrove. …mi sono detto che in quell’occasione non avrei potuto fare di meglio, me lo sono ripetuto diverse volte e me ne stavo quasi per convincere: avrei potuto fare di più, eccome. Ho un libro sul comodino da mesi, arrivo a casa la sera e mi affanno credendo sempre di essere annoiato, stasera lo apro e inizio a leggerlo. Per non parlare del collega, è colpa mia se continua a rispondermi male, perché se mi opponessi con vigore la smetterebbe. Sono anni che non la vedo e non so nulla di lei, pensare che una volta sembrava normale alitarle in faccia parole d’amore. Mi rimangono gli ultimi due o tre tiri di sigaretta. Ieri quando quel tale mi parlava pensavo ad altro, pensavo che spesso non riesco ad ascoltare chi mi parla perché mi viene da pensare ad altro. Credo da sempre di poter puntare sull’astuzia, ma è vero anche che ho sempre dato per scontato il fatto di essere astuto. E che dire, alla fine con quei soldi mi sono comprato l’i-phone, volevo volerlo l’i-phone. Cinque minuti, non di più. Poi c’è chi la cicca la spegne con la punta del piede al ritmo del twist, chi la lancia con il colpo di pollice ad effetto, ma ci sono soprattutto le volte che due secondi dopo è tutto come prima, e la volta che invece no. Con affetto, Gabriele Serpe

SOTTO LA LENTE

la vera storia dell'is landa

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A VOXE DE ZENA il peso dell'impercepibile Strada a mare cornigliano casa occupata giustiniani box in area rischio frane macchina del tempo a genova c'è vento a spasso per zena l'albergo dei poveri

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di tutto un po' lettere dalla luna commercio equo in usa penna sagace banny vino veritas

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il caffè degli artisti

musei di genova in diffico ltà la rivo lta dei jazzisti a ny l'ango lo di gianni martini i viaggi di jude

varie ed eventuali

parla come mangi lista distribuzione agenda

EDITORE Associazione Culturale Pirri DIRETTORE Gabriele Serpe IMPAGINAZIONE Constanza Rojas COPERTINA Valentina Sciutti GRAFICA INTERNA Constanza Rojas FOTO Daniele Orlandi REDAZIONE Manuela Stella, Matteo Quadrone, Marco Brancato, Claudia Baghino, Marta Traverso, Adriana Morando HANNO COLLABORATO Giorgio Avanzino, Valentina Sciutti, Gianni Martini, Gigi Picetti, Sergio Almeanno,Antonio Clemente, Gianluca Nicosia COMMERCIALE Annalisa Serpe (commerciale@erasuperba.it) CONTATTI www.erasuperba.it 0106801664 redazione@erasuperba.it Autorizzazione tribunale di Genova registro stampa n 22/08

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sotto la lente

La vera storia dell'is l a n da il fallimento, il debito e il mito della rivoluzione L’Islanda è uno stato che conta poco più di 300 mila abitanti, un’isola appollaiata lassù nel nord dell’Europa, uno dei paesi europei con il Pil procapite più elevato, senza un proprio esercito e con un’economia incentrata sulla pesca. Una nazione che nel 2008 dichiarò bancarotta anche se la notizia trovò poco spazio nelle cronache del tempo, soffocate dall’esplosione dei mutui americani e della nascente crisi globale. Negli ultimi tempi in Italia l’attenzione verso il lontano paese nordico è accresciuta notevolmente grazie al mito della “rivoluzione islandese”, che racconta la trionfale uscita dal crac finanziario grazie al rifiuto del pagamento del debito estero e delle condizioni imposte dal Fondo Monetario Internazionale. Sul web si contano diversi video e tanti contributi appassionati che raccontano le gesta eroiche degli islandesi, ma in realtà le cose non sono andate esattamente come da più parti vengono narrate. Proviamo a ricostruire quanto accaduto in Islanda negli ultimi 4 anni.

di gabriele serpe E Giorgio Avanzino

Illustrazione di Emiliano Bruzzone

IL CRAC FINANZIARIO DEL 2008 Nel 1998 iniziò il processo di privatizzazione delle banche e dei fondi di investimento sino a quel momento di proprietà dello Stato. Le banche non furono vendute a gruppi bancari stranieri ma a privati islandesi molto vicini ai partiti di governo. Con le banche libere dal controllo statale (in realtà primo complice), questi soggetti si diedero alla pazza gioia, concedendo e riscuotendo prestiti in grande quantità, come mai avvenuto in passato, facendo impennare il credito interno

del sistema bancario dal 100% del Pil nel 2000 al 450% del 2007. Si decise di puntare sul cambio con le monete estere e sugli alti tassi di interesse (5-6%, contro il 2-4% dell’area euro-USA, e soprattutto lo 0-1% del Giappone) per attirare investitori stranieri. E così il “fratello” islandese del nostro Conto Arancio, Icesave, vide crescere vertiginosamente il numero di correntisti da tutto il nord Europa. Simili condizioni, ovviamente, attirarono gli speculatori finanziari di tutto il mondo. Un


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esempio? Immaginiamo di chiedere in prestito cento euro al paese “x” a un ipotetico tasso di 1%, sapendo quindi di dover restituire 101 euro; a quel punto si va in Islanda con i nostri cento euro e si acquista un titolo di stato (in pratica “prestando” a mia volta i cento euro all’Islanda…), il tasso islandese, infatti, garantisce che mi verranno restituiti 106 euro, ovvero 5 euro di guadagno senza aver investito un centesimo. L’Islanda, però, non avrebbe mai potuto reggere un simile indebitamento, basti pensare che nel 2007 i debiti a breve termine verso l’estero del

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sistema bancario arrivano ad essere quindici volte superiori alle riserve in valuta estera della banca centrale d’Islanda. Nell’estate del 2008 viene dichiarato il fallimento delle tre banche del paese, l’Islanda si ritrova a picco con un debito estero di 50 miliardi di euro (per l’80% rappresentato dal debito delle banche) a fronte di un Pil di 8,5 miliardi! La moneta nazionale subisce una pesante svalutazione sino al -35% rispetto all’euro e l’ inflazione sale al 14%. Intanto, più di mezzo milione di correntisti esteri si ritrovano con il conto congelato.

L’INTERVENTO DEL FMI A questo punto il governo islandese non ha altra scelta che nazionalizzare le banche fallite e affidarsi al Fondo Monetario Internazionale. L’Islanda accetta il finanziamento di 2,1 miliardi di prestito secco dal FMI a cui si aggiungono 5 miliardi dagli istituti centrali della banca scandinava e dalla banca del Giappone e accetta anche le condizioni imposte dal Fondo e dettate dal programma di ristrutturazione dell’economia interna. Contemporaneamente i paesi dell’Ue, in primis Inghilterra e Olanda, risarciscono i propri risparmiatori (correntisti

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di Icesave) convinti poi di potersi rifare sul “colpevole”, la banca islandese, che però adesso è nuovamente di proprietà dello Stato. In parole povere, il debito delle banche contratto da ricchi imprenditori del credito, dopo la “nazionalizzazione obbligata” diventa debito pubblico dell’Islanda e si aggiunge a quello con il FMI. Inghilterra e Olanda, con la regia del Fondo, propongono all’Islanda un programma per la restituzione in 15 anni di quasi 3,4 miliardi e il governo islandese “gira” la patata bollente ai cittadini chiedendo loro poco più di 100 euro al mese per quindici anni. Siamo nei primi mesi del 2009.

LA PROTESTA DEGLI ISLANDESI Nascono fra i cittadini movimenti spontanei e comitati organizzati, nella capitale Reykjavík si accendono proteste di piazza e manifestazioni. Gli islandesi chiedono che a pagare siano i reali colpevoli, invocano e ottengono le dimissioni del primo ministro e con una raccolta firme chiedono al presidente della Repubblica di bloccare il rimborso del debito con Olanda e Inghilterra per i congelamenti dei conti Icesave. Il presidente della Repubblica cede alle richieste e blocca il disegno di legge proponendo un referendum: nel marzo 2010 il 93% degli islandesi confermerà di non volersi accollare quel debito contratto

da privati verso privati. Nel frattempo un altro movimento indipendente di cittadini aveva proposto la redazione di una Costituzione che sostituisse quella del 1944 e difendesse il paese da nuove speculazioni; 522 cittadini si candidarono per formare la “Consulta Costituzionale” e il 27 novembre 2010, nonostante la scarsa affluenza alle urne (36%), gli islandesi ne scelsero 25 a cui affidare l’incairco di scrivere la Costituzione. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La “Consulta Costituzionale” che venne


sotto la lente eletta era composta da docenti universitari, avvocati, giornalisti, da un sindacalista, un contadino, un pastore e un regista. Originale e vincente è stato il modo con cui questa Consulta ha redatto la nuova Costituzione… Via internet! Social network, forum, videoconferenze, le assemblee potevano essere seguite in tempo reale e ogni cittadino era libero di intervenire, proporre riforme e discussioni. Al termine dei propri lavori, il 29 luglio 2011, il movimento ha presentato al Parlamento islandese la bozza della Costituzione che e’ attualmente al vaglio di una commissione parlamentare e dovrà essere sottoposta ad approvazione tramite referendum popolare prima delle elezioni presidenziali che si terranno fra maggio e giugno di quest’anno. L’ISLANDA PAGA I SUOI DEBITI Un mese dopo, agosto 2011, si è concluso il piano del FMI con tanto di annunci e soddisfazione da parte di tutti. L’Islanda finirà di pagare il debito con FMI nel 2014, fino all’ultimo centesimo, fra tagli delle spese pubbliche e aumento dei tributi sulla

7 testa della popolazione. E che cosa ne è del debito Icesave? Nel marzo 2011 i cittadini islandesi sono stati nuovamente chiamati a votare e hanno ribadito di non volerselo accollare. Poi, lo scorso settembre, l’annuncio del ministro dell’economia islandese ha rassicurato tutti: “…entro la fine del 2012 il patrimonio della nuova Landesbanki (Icesave era una filiale diLandesbanki n.d.r) sarà sufficiente per coprire i debiti della vecchia gestione privata e risarcire le perdite dei risparmiatori. Per questo motivo cambia radicalmente la nostra interpretazione della disputa relativa ad Icesave – ha detto il ministro in quell’occasione – Non c’è più alcun motivo di contendere”. Anche il debito di Icesave verrà quindi regolarmente pagato ma, stando alle dichiarazioni del politico islandese, non saranno direttamente le tasse dai cittadini a finanziarlo. Se invece il patrimonio della Landesbanki non dovesse bastare, o si continuerà a respingere proposte di restituzione all’infinito o si arriverà ad un accordo tra le parti. In conclusione, l’Islanda non

è ancora uscita dal terremoto finanziario che l’ha sconvolta, ma ha risalito la china e lo ha fatto seguendo il piano del Fondo Monetario Internazionale. Insomma, nessun rifiuto irriverente… Inoltre, nel 2009, ha ufficialmente presentato richiesta per essere ammessa nell’Unione Europea. Certo, la leggendaria rivoluzione islandese raccontata sul web, quella dell’impertinente e coraggioso rifiuto di sottostare alle regole dell’economia globale, il complotto dei media di tutta Europa che nascondono la verità su quel che è accaduto nell’isola di ghiaccio… beh, sarebbe stata una bella storia da raccontare, sicuramente più avvincente come lettura, ma accontentiamoci: nella realtà rimane l’attesa per la decisione della commissione che dovrà esprimersi sull’entrata in vigore di una costituzione compilata sul web e partecipata dai cittadini, rimane la caparbietà di un popolo che stretto nella morsa del crac finanziario è riuscito a far sentire la propria voce ed il proprio peso politico, regalando all’Europa, qualunque sia l’epilogo della disputa Icesave, una lezione di democrazia.


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il peso dell'impercepibile

I DESERTI URBANI CON DIVIETO DI OASI Noi usiamo misurare l’eternità del tempo dividendola in quelle sequenze dei cicli solari che chiamiamo anni. E nel primo mese del nuovo anno, questo, è ovunque tempo di bilanci soprattutto nell’accezione più pesante del termine, quella economica. Sul bilancio della nostra città permangono, anche se ormai mediaticamente obsoleti, i danni di una speciale alluvione periodica, anche se mitigati dalla positiva reazione di quei ragazzi che quando spalano in allegria sostituendo impercepibili protezioni civili sono gratificati e festeggiati come Angeli del Fango, ma quando gli stessi invece manifestano per difendere il proprio futuro di studenti e lavoratori vengono considerati Diavoli della Violenza. E come tali “trattati”. Ma anche quando le azioni dell’alluvione erano ancora al massimo dividendo alla Borsa delle notizie, non tutto è stato divulgato dei tanti colpevoli risvolti: si sono taciuti accuratamente alcuni episodi troppo significativi ed accusatori che solo vicini di casa, parenti ed amici hanno analogicamente saputo da bocca ad orecchio. Un esempio per

tutti: in un trascurato appartamento sotto la Camera di Commercio della prestigiosa via Garibaldi, una signora ha rischiato la morte a causa dell’omessa manutenzione protratta del proprio palazzo che da molti anni ha uno squarcio sul tetto rappezzato solo da un insufficiente telone. L’acqua che precipita all’interno nelle piogge insistenti e scende fino a raggiungere il portone, stavolta ha riallagato i suoi pavimenti facendo saltare il contatore dell’energia elettrica mentre lei era con i piedi a bagno. Non è stata folgorata solo per caso, o per puro miracolo come in casi simili dicono anche i laici. Posso testimoniare l’accaduto avendolo constatato di persona quando per i giorni successivi le ho prestato una torcia multiLED affinché oltre all’acqua non restasse anche al buio. Tutto ciò accade perché il patrimonio non solo abitativo di Genova è affidato a chi dovrebbe garantirne la corretta gestione ma in realtà continua a depauperarne il valore per risparmiare i doverosi investimenti nella manutenzione conservativa,

di gigi picetti

demagogicamente impercepibili ma pesanti persino sulla sopravvivenza dei cittadini (noi…)Poi, quando qualcuno entra negli spazi abbandonati e li ristruttura con il suo lavoro, restituendo l’indice di abitabilità come successo in via Fieschi, allora pretendono anche l’affitto oltre ad un’impresa che, se eseguita dai responsabili virtuali, sarebbe costata decenni di canoni. O come è successo recentemente in via dei Giustiniani, dove persone di diverse generazioni ma di uguale intraprendenza stanno intervenendo per sistemare con l’aiuto di competenti tecnici un intero palazzo da tempo in disuso perché comodamente bollato di inagibilità. Invece lì stanno nascendo sicuri spazi di socializzazione per palestra popolare, mercatini di scambio anticonsumistico, laboratori di attività espressive anche con i bambini, proiezioni, spettacoli teatrali e musicali, ecc… E come ha risposto il demonio Demanio? Con 25 denunce, roba da collezionisti, eseguite con una solerzia ben diversa dall’abituale inerzia. Aah beh… Sii beh…


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STRADA A MARE FIUMARA - CORNIGLIANO

Il punto sull’avanzamento dei lavori

con l’assessore Mario Margini La nuova strada inizierà a levante in Lungomare Canepa e terminerà a ponente in Piazza Savio (Stazione FS di Cornigliano). Sarà lunga circa 1,6 km e si svilupperà su 3 corsie per senso di marcia passando attraverso il nuovo ponte sul Polcevera, una struttura di 100 metri di lunghezza che si eleverà sino a una quota massima di 12 metri sul livello del mare sopra i binari ferroviari di collegamento con il Porto in sponda sinistra e sopra l’asta di manovra ferroviaria ILVA. Il progetto prevede inoltre la realizzazione di due rotatorie e due lunghi viadotti all’altezza della Fiumara e di Via San Giovanni D’Acri, circa 400 metri l’uno, e un collegamento che immetterà il traffico sulla viabilità urbana passando sotto la linea ferroviaria, in Piazza Savio, dove verrà realizzata una terza rotatoria. Negli spazi sottostanti il viadotto dal lato ponente verranno realizzati spazi urbani attrezzati. L’importo complessivo dell’opera, IVA inclusa, ammonta a euro 152.101.682,17. Il finanziamento è per circa due terzi a carico della Società Per Cornigliano, che utilizza i fondi del Ministero

delle Infrastrutture, e per un terzo a carico di ANAS. I lavori sono iniziati nel 2010 e dovrebbero terminare nel 2014, allo stato attuale dovremmo essere esattamente a metà dell’opera. Abbiamo chiesto delucidazioni in merito direttamente all’assessore ai Lavori Pubblici Mario Margini. A che punto siamo con i lavori assessore? “Sono state concluse tutte le attività di demolizione (fra cui quella dell’impianto elettrofiltri che era ancora presente sulle aree), nonché la bonifica bellica delle aree di sponda destra (aree ex Ilva di Cornigliano); risultano sostanzialmente

di gabriele serpe

completate tutte le opere di fondazione e di elevazione delle pile e delle spalle del futuro ponte, del viadotto e delle rampe di collegamento ed è in fase di montaggio l’impalcato metallico del viadotto. Prossimamente sarà avviata la realizzazione del sottopasso ferroviario che permetterà di collegare la strada a mare con piazza Savio e, in sponda sinistra Polcevera (aree di Sampierdarena), sta per essere avviata la fase di bonifica bellica delle aree; una volta conclusa saranno realizzate le fondazioni del viadotto di levante, la galleria artificiale di collegamento con la viabilità di


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Foto di Daniele Orlandi

sponda sinistra e il nuovo assetto ferroviario portuale”. L’area di riferimento è molto delicata, la costruzione di un’opera di queste proporzioni implica necessariamente accorgimenti o meglio vere e proprie opere parallele per garantire la sicurezza del territorio, soprattutto dal punto di vista idrogeologico. Quali opere idrauliche verranno realizzate? “Per quanto riguarda le aree di Cornigliano è prevista la realizzazione di un nuovo collettore che, prendendo origine in corrispondenza dell’attuale fognatura in prossimità dell’ex area di posteggio Ilva in adiacenza a piazza Savio (a monte dell’immissione della fognatura nel collettore Italsider), raccoglie gli altri scarichi attualmente confluenti nello stesso collettore Italsider e raggiunge

quindi l’attuale rio Roncallo a valle di piazza Metastasio e del sottopasso ferroviario esistente. Allacciato quest’ultimo rio, il nuovo collettore percorrerà l’area a sud dell’infrastruttura stradale, sino allo scarico nel torrente Polcevera a valle del nuovo ponte veicolare in progetto. È previsto inoltre il rifacimento dell’attuale attraversamento del rio Roncallo al di sotto della linea ferroviaria, all’altezza di piazza Metastasio. La lunghezza complessiva del nuovo collettore è di circa 930 m. In sponda sinistra l’interferenza tra il collettore Barabino esistente e la viabilità in progetto (binario ferroviario e rampa di discesa alla rotatoria) rende invece necessaria la demolizione del tratto di collettore interessato dalle interferenze per una lunghezza di circa 70 m,

onde consentire il passaggio della nuova viabilità.” Sul progetto inziale si legge l’intenzione di installare lungo il tracciato barriere fonoassorbenti per non commettere l’errore di ritrovarsi un’autostrada rumorosa nel cuore della città… Conferma quella intenzione iniziale? “Certo, sono previsti diversi interventi di mitigazione acustica. Innanzitutto per l’intero tratto della nuova infrastruttura stradale sarà utilizzato asfalto drenante e silente. Le barriere fonoassorbenti, invece, verranno installate nel tratto compreso fra la rampa di collegamento a piazza Savio e piazza Metastasio (370 metri) e nel tratto compreso fra piazza Metastasio e l’area in corrispondenza di villa Bombrini (415 metri)”.


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"CI RIPRENDIAMO CIO' CHE E' NOSTRO"

LA CASA OCCUPATA DI VIA DEI GIUSTINIANI Un sontuoso palazzo di via dei Giustiniani - proprietà del Demanio, vincolato dalla Sovrintendenza per il suo valore storico e architettonico - giace abbandonato nella più totale incuria da 6 anni. Parliamo del civico 19, un edificio di 7 piani che fino al 2006 ospitava le attività della Comunità di Sant’Egidio, la sede dell’associazione il Ce.Sto, un dormitorio per detenuti appena usciti dal carcere gestito dalla Compagnia della Misericordia e ai piani superiori alcuni nuclei famigliari. L’Agenzia del Demanio, interpellata sulla questione, spiega “La Prefettura di Genova nel 2001 ha individuato alcuni problemi strutturali e ha incaricato il Provveditorato alle opere pubbliche di occuparsi dell’esecuzione dei lavori. Nel 2001 e nel 2003 sono stati realizzati alcuni interventi. Nel 2006 i residenti sono stati invitati ad abbandonare l’edificio per completare l’opera di messa in sicurezza”. Tra gennaio e febbraio 2006 i residenti e le associazioni vengono allontanati perché la proprietà paventa il rischio di crolli imminenti. Da allora nessun lavoro di ristrutturazione è stato eseguito e l’edificio è rimasto sfitto. Sul finire di ottobre 2011 un gruppo di uomini e donne, giovani ma non solo, ha deciso di occupare il civico 19 per

di matteo quadrone

Foto di Daniele Orlandi

rispondere alla drammatica esigenza di spazi abitativi e per restituire al quartiere un luogo di socialità. Il palazzo è stato visionato da architetti e ingegneri solidali che non hanno individuato elementi di criticità tali da comportare una situazione di grave pericolo. Anzi i problemi strutturali riscontrati nel civico 19 sarebbero i medesimi che affliggono almeno un quarto dei palazzi dei vicoli. Oggi il piano terra è stato adibito a spazio sociale con l’organizzazione di proiezioni cinematografiche e spettacoli teatrali. Grazie al principio della “porta aperta” – chiunque può entrare per informarsi, ogni giovedì si svolge un’assemblea pubblica per

le proposte di nuove iniziative/ attività – gli occupanti hanno instaurato buoni rapporti con il vicinato. Il prossimo passo sarà rendere agibile il secondo piano dove si ipotizza di realizzare una palestra, una sala prove musicale, un’attività di doposcuola. Ma tornando alla questione sicurezza è inevitabile porsi alcune domande. È infatti arduo spiegare perché il palazzo sia stato svuotato con una fretta assai sospetta. Secondo gli occupanti, fin dal principio, l’operazione di sgombero era finalizzata alla vendita dell’intero immobile. E nel 2010 il civico 19 sarebbe stato inserito nell’elenco dei beni immobili del patrimonio demaniale considerati alienabili.


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VALPOLCEVERA

L'INVASIONE DEI BOX IN UN'AREA A RISCHIO FRANE Due nuovi box interrati nel giro di 1 Km. Accade in via Campomorone, Valpolcevera, la nuova frontiera per scatenati immobiliaristi pronti a mettere in vendita i posti auto ancor prima di costruirli. Peccato che i recenti sbancamenti insistano proprio alle falde della collina di Cesino, una zona da sempre considerata a rischio di dissesto idrogeologico. Della prima autorimessa impressiona lo sbancamento, almeno 40 metri di altezza, ma pure i blocchi di cemento aggrappati con i tiranti al terreno superstite, fanno paura. Appena sopra, alcune abitazioni, incombono a strapiombo sui futuri parcheggi. Il paradosso è che a neppure cento metri si trova il civ. 31, un immobile a cui da anni è stata revocata l’agibilità perché segnato da vistose crepe e che oggi finalmente sarà messo in sicurezza. Il secondo progetto, per 34 box interrati, è in costruzione in prossimità del ponte ferroviario della tratta Genova - Milano. Lo sbancamento del terreno arriva fin sotto le fondamenta dei pilastri del ponte. “Abbiamo ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie da parte delle Ferrovie dello stato - spiega il progettista Paolo Malerba – I carotaggi hanno verificato che le fondamenta dei pilastri giungono fino a 16-17 metri di profondità. Non c’è nessun pericolo perché il progetto prevede di

scendere al massimo a 6 metri”. Ma non è tutto. A pochi chilometri di distanza, in via Val d’astico, un progetto di autosilos non ancora concluso, ha peggiorato le condizioni di sicurezza di alcuni palazzi della zona. Il terreno del cantiere, fino al 2005, è considerato zona a rischio frana attiva. Nell’aprile 2005 la Provincia con una delibera declassa la frana che da attiva diventa quiescente, vale a dire “in sonno”. Nell’agosto 2006 partono i lavori. Dopo pochi mesi lo sbancamento provoca alcuni cedimenti della collina. Nel gennaio 2007 il Comune impone la messa in sicurezza dell’area. Dopo un forzato stop i lavori riprendono. Ma nel 2008 accade l’impensabile. Un’ordinanza

di matteo quadrone

comunale inserisce nell’elenco degli immobili a rischio frana ben 18 civici di via Val d’astico. È inutile dire che il terreno del cantiere rientra nella zona rossa. Mentre fra gli edifici segnalati sono assenti, senza alcuna spiegazione logica, alcuni civici posti a valle del cantiere e che negli ultimi anni hanno cominciato a mostrare inquietanti crepe. Il civico n. 23 ad esempio, già palificato nel 2001, si è spostato di un centimetro. Crepe paurose hanno segnato anche il civico n. 106 che sorge a fianco del cantiere. Nel 2009 gli abitanti, che da anni denunciano la situazione, sono stati ricevuti dal Sindaco. Ma da allora, nonostante le numerose promesse, nulla è cambiato.


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MACCHINA DEL TEMP

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A G E N OVA C ' è v e nto di sergio alemanno

31/01/2010 Negozi aperti anche la sera e domenica. Il Comune vara un nuovo provvedimento che regolamenta gli orari del commercio. I negozi di Genova possono rimanere aperti con orari flessibili e “trasparenti” nella fascia oraria dalle 7 alle 22, con un limite massimo di 13 ore giornaliere di apertura. Le chiusure infrasettimanali e domenicali saranno facoltative. GENNAIO 2012 La manovra “Salva Italia” del governo Monti liberalizza gli orari di apertura degli esercizi commerciali. Dure critiche di Confesercenti e Ascom: “così non si aumentano i consumi e l’occupazione ma solo la quota di mercato della grande distribuzione a discapito del piccolo e medio dettaglio”. Anche la Vincenzi frena sugli orari dei negozi: “Noi avevamo trovato un accordo con l’assessorato al Commercio e gli operatori economici tenendo conto delle situazioni dei quartieri, si lavorerà caso per caso per adattare i provvedimenti nazionali alla realtà genovese” 25/01/2011 Lega Nord: servizi al posto dei centri sociali La Lega Nord presenta una mozione al Consiglio Comunale per le aree dismesse che dovrebbero essere assegnate ai centri sociali: un albergo low cost nell’ex mercato del pesce di Cavour, un poliambulatorio e la sede della Croce Verde nell’edificio destinato al Csoa Pinelli e progetti anche per Zapata e Tdn. GENNAIO 2012 Qualche settimana fa Genova è stata la prima città in Italia a riconoscere i Centri sociali, “regolarizzati” dal Comune con la firma di un protocollo d’intesa. L’accordo riconosce al Pinelli il nuovo edificio in via Piacenza, lo Zapata rimarrà in lungomare Canepa a Sampierdarena e l’edificio diventerà comunale grazie a una permuta col demanio. Buridda va al mercato del pesce di piazza Cavour ma i laboratori resteranno in via Bertani finché l’edificio non sarà venduto e infine il Terra di nessuno resta in via Bianchi ma in un prefabbricato. Dure le polemiche della destra, soprattutto della Lega e denuncia penale contro il Comune di Genova.

Quest’ultimo Natale, mi è parso che, nell’aria e nelle tv, abbiano risuonato meno “gingolbell” del solito… (come qualcuno di voi sa già a me è venuto spontaneo ribattezzare la canzoncina con un bel… ”gingobelin, gingo gingo belin!!!”) Chissà, sarà l’austerità dovuta al momento cruciale, che dura da troppo… o saranno chissà, le “mode”… ah le mode… sono anche fortunatamente diminuiti i babbo natale acrobati… che spavento nell’intravederli! Forse la loro sparizione è dovuta al fatto che qualche “ladro acrobata” travestendosi da babbo natale avrebbe potuto passare inosservato…e voilà! D’altra parte le “mode servono”; come diceva Totò: “la serva serve…perdinci…” forse sono inevitabili, le mode, ma belin, un tizio o una tizia, diciamo famosi, indossano una camicia e il giorno dopo innumerevoli persone fanno la stessa cosa… A me viene spontaneo fare il contrario, sarà anche perché la mia moda è dovuta al “caso”… anzi al “cas…sonetto”: trovo una camicia - che bella! - la indosso (a gratis), e poi... che riciclaggio sia! Buon anno a tutti!


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L ' ALBERGO DEI POVERI

A SPASSO PER ZENA

di adriana morando

Foto di Daniele Orlandi

Salendo da Piazza dell’Annunziata, la facciata di un imponente edificio fa da spartiacque tra Corso Dogali e Corso Carbonara: è l’Albergo dei Poveri. Anticamente ospizio, orfanotrofio, casa di disciplina, nacque per volere di Emanuele Brignole e di Oberto Torre, noti filantropi della città. Vide la luce, nel 1691, quando vi fu sistemata la prima famiglia ma la sua storia parte più da lontano. In seguito alla peste del XVI secolo e la successiva carestia, il numero delle persone indigenti era talmente elevato che, nel 1539, le autorità della città si videro costrette ad allestire un “Ufficio per

i poveri”. Questo predispose la loro locazione, inizialmente, presso il Lazzaretto della Foce ma, nel 1652, in seguito al riaffacciarsi del terribile morbo, si sentì l’esigenza di approntare un’area dedicata, fuori dalle mura (località Carbonara), affidando l’esecuzione del progetto a Stefano Scaniglia. I lavori ebbero breve vita perché, nel 1655, si scatenò la paventata epidemia, con un calo della popolazione da 90000 a 10000 unità, e l’area cambiò destinazione divenendo luogo di sepoltura di circa 10000 salme. Al ritorno della normalità e grazie a una donazione di 100000 lire

dello stesso Brignole e, alla morte di questo, nel 1678, di metà della sua eredità, l’opera giunse a compimento quasi duecento anni dopo, a cui seguirono modifiche nel 1667, nel 1689, nel 1702, nel 1835. Lo stesso benefattore chiese di essere sepolto nella chiesa del complesso, vestito con la divisa dei poveri e a lato dell’altare maggiore in modo che le spoglie giacessero “sotto i piedi di quelli tanto amati nella vita”. Talvolta utilizzato in modo curioso, l’edificio ospitò, ad esempio, la Giunta di Guerra e il Minor Consiglio, durante il bombardamento della flotta del Re Sole, nel


a voxe de zena

1684, insieme al Tesoro di S. Lorenzo, alle ceneri del Battista e ai pegni del Monte di Pietà, in parte trafugati da malfattori del Monferrato. Vi fu rinchiuso, nel 1703, un ladro con l’obbligo di “servire” per un anno “ligato di catene”; vi fu “imbraghettata” una donna che aveva avuto rapporti con un ebreo ed era consuetudine confinarvi le prostitute nell’area destinate alle “Bandite”, che vi erano tenute a “pane nero”. La più insolita, però è quella di Scipione Squarciafico e Giacomina Sonzono: per sposarsi, davanti ad un arcivescovo attonito, Lorenzo Fieschi, pronunciarono il rito di manzoniana memoria, cosa non gradita al prelato che ottenne il carcere per l’uomo e la “Carbonara” per la donna.

Lupo Antica Trattoria si trova alle porte del Centro Storico Genovese, ristorantino informale, romantico in stile anni 30 adibito come l’ interno di una vera casa, proprio per mettervi a vostro agio, potrete gustare la cucina tradizionale genovese e la cucina creativa e sfiziosa del nostro Chef. Il locale cerca di rivitalizzare la zona con la creazione di numerosi eventi dalle mostre d’ arte alle sfilate di moda e alle lezioni di macramè in sala Te al pomeriggio, potrete anche trovare all’ interno vetrine espositive dove abili artigiani liguri mettono in vendita le loro creazioni dalla ceramica alla filigrana di Campo Ligure, per un regalo che parla della Liguria. Il ristorante è nel circuito Genova Gourmet, usa Pesce fresco di mare collaboriamo con il Pesce Ritrovato Acquario di Genova ,Piatti per Celiaci e Vegani, in Guida Michelin. Quality per l’ Ospitalità Italiana. Da noi per riscoprire la nostra Liguria in tutte le sue forme d’ Arte.

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LETTERE

DALLA LUNA Lo scorso mese l’ho sparata grossa, una lettera scritta con il pugno chiuso che felpato di sudore avvolgeva la penna quasi a volerla strozzare come fa il serpente con il topolino. Ho detto a gran voce di voler tornare sulla Terra, ma non mi sento ancora pronto. Il vostro scribacchino con il piede a pendolo dalla falce di Luna prosegue la sua corrispondenza dal primo dei satelliti, non me la sento di tornare nella mia città nel pieno di una campagna elettorale. Se si ripresenterà mai questa irrefrenabile smania di tornare a casa dovrà farlo a elezioni amministrative concluse, altrimenti me ne resto qua a farmi illuminare i glutei dai pallidi riflessi di Orione. Cari esseri umani candidati al trono di palazzo Tursi, compagni di specie, date ascolto alla preghiera dell’uomo sulla Luna: non riducete anche questa campagna elettorale ad un carosello di slogan e gigantografie. Chiamatevi, parlatevi, mettetevi d’accordo… vi sarete scambiati il numero di cellulare, no? E allora usatelo per stringere un patto. Lasciate il marketing alle attività commerciali, voi non vendete nulla… le idee e i progetti, le strategie e le motivazioni, mica si vendono! Prendetela sul serio questa volta, dai. Vi ricordate l’ultima campagna per la presidenza della Regione? Volete fare la stessa figura? So bene che avete iniziato già a esporre i primi faccioni, ma siete ancora in tempo per fermarvi. Provatele tutte, siate romantici, parlate fino ad avere la gola secca, spiegatevi, dilungatevi, accampatevi con le tende in piazza De Ferrari e per carità siate ripetitivi che gli elettori del pianeta Terra sono un po’ distratti! Esponetevi, rischiate, ma ve ne prego, non finite anche voi a vendere la politica con gli slogan delle pubblicità per automobili.

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BAR E APERITIVI


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DI TUTTO UN po'

USA, IL COMMERCIO

EQUO E SOLIDALE APRE ALLE MULTINAZIONALI Il Fair Trade, letteralmente Commercio Equo, è un settore in forte espansione: l’anno scorso a livello internazionale si è registrato un aumento del 27% sulle vendite dei prodotti marchiati Fair Trade e, nel solo Regno Unito, il 30% del caffè venduto è marchiato con uno dei label di Fair Trade International. Questo trend positivo non sembra soddisfare Nico Roozen, fondatore di Fair Trade International e adesso mentore di Fair Trade USA. Seguendo lo slogan “Fair Trade for all” gli statunitensi si propongo di raddoppiare il giro d’affari entro il 2015 aprendo le loro certificazioni anche a grandi marchi come Starbucks o Nestlè che sicuramente non cambieranno la loro politica produttiva, anzi... Il rischio concreto è che in America i label “Fair Trade” diventino niente di più che mezzi per migliorare l’immagine delle multinazionali. Questa decisione ha prodotto una frattura totale all’interno del sistema del Commercio Equo. Da un lato c’è Fair Trade Intenational che è presente in decine di paesi e che ha più di 20 marchi registrati, dall’altra c’è Fair Trade Usa. Paolo Pastore è il direttore di Fair Trade Italia e spiega: “La rottura è iniziata a settembre, Fair Trade Usa spingeva per l’apertura del mercato alle multinazionali

e per la revisione di alcuni standard. Noi come Italia ci siamo schierati sin da principio con l’associazione internazionale”. Dal primo gennaio la separazione della parte statunitense è stata formalizzata con la presentazione di una serie di nuovi marchi e con nuove certificazioni. AGICES è l’Assemblea Generale del Commercio Equo e Solidale, l’Associazione di categoria che monitora le Organizzazioni di fair trade italiane: “La scelta americana - scrive AGICES in una nota - rappresenta un problema ed un evento negativo, che potrà portare confusione e dubbi. E tocca un tema – come crescere? Come confrontarci col

di gabriele serpe

mercato? – oggetto di continua riflessione e dibattito. Proprio per questo è importante che operatori e volontari del Commercio Equo italiano ed europeo, consumatori ed istituzioni, sappiano che la decisione di Fair Trade USA non è rappresentativa della realtà attuale del Fair Trade e che non produrrà alcun cambiamento nel contenuto etico e valoriale dei prodotti e delle organizzazioni riconosciuti come giustamente e pienamente “Equi e Solidali”. Agices si impegna a vigilare sulla situazione e a confermare il pieno rispetto dei criteri Fair Trade da parte dei suoi membri ed è disponibile a qualsiasi confronto sul tema”.


di tutto un po'

PENNA SAGACE

BANNy Ispettori del Fondo monetario internazionale cacciati con i forconi, rifiuto totale del pagamento del debito e uscita definitiva dal sistema economico globale per diventare la Cuba del nord. Questa è stata la fantasiosa ricostruzione che la rivoluzione islandese ha avuto su numerosi blog e in ancor più numerosi e cliccatissimi video su YouTube. Da queste stesse fonti apprendiamo inoltre che sarebbe in atto un complotto globale che coinvolgerebbe tutti i mass media atto a insabbiare l’intera vicenda islandese. Lo scopo di questo malvagio disegno sarebbe quello di tenere i popoli all’oscuro di questa cosiddetta rivoluzione per evitare che si possa ripetere di nuovo. Come avete potuto leggere nell’articolo di copertina nulla di tutto ciò è vero ma è l’ennesimo esempio di un fenomeno sempre più diffuso sul web: il complottismo. Le teorie del complotto reperibili sul web riguardano gli ambiti più disparati: economia, medicina, politica, scienza, religione. Alcune volte queste teorie sono completamente inventate, altre volte vengono presentati fatti ben noti in modo sensazionalistico travisandone però il significato. Ad esempio il trattato di Lisbona non sarebbe altro che un modo per instaurare in Europa una dittatura Orwelliana di massoni burocrati. Il signoraggio premetterebbe alla BCE di incamerare nei suoi caveau la differenza tra il valore nominale delle banconote emesse e il trascurabile costo di stampa, rubando alla collettività una quantità di denaro sufficiente ad azzerare la povertà planetaria. Che dire infine delle scie lasciate dagli aerei nel cielo? Sarebbero le cosiddette “scie chimiche” che conterrebbero sostanze utilizzate per il controllo del clima. Tutto ciò rappresenta l’altra faccia della medaglia della libertà di Internet dove ognuno, nel bene e nel male, ha diritto di far sentire la propria voce. Per orientarsi in questa giungla di informazioni il mio consiglio è seguire le parole di Tiziano Terzani: “Ci vuole tempo e ci vogliono un gran buon senso e una tua cultura indipendente per sapere cosa è vero. Se no prendi tutto per oro colato”.

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VINO V E R I TA S di gianluca nicosia

Il PASSITO DI PANTELLERIA Un vino DOC la cui produzione viene svolta su tutto il territorio dell’isola di Pantelleria in provincia di Trapani. La DOC è stata istituita secondo il decreto ufficiale del 11/08/1971. Il Passito di Pantelleria DOC, secondo il disciplinare, deve provenire da uve sottoposte in tutto o in parte, sulla pianta o dopo la raccolta, ad appassimento al sole. Questo vino viene prodotto esclusivamente con uve Zibibbo al 100%, il colore è giallo dorato, talvolta tendente all’ambra, il profumo è fragrante di moscato; per quanto riguarda il sapore invece è aromatico, dolce, gradevole. La gradazione alcolica minima è di 20°, con temperatura di servizio intorno ai 14-15°c. Il disciplinare prevede inoltre che venga immesso al consumo dopo il 1° luglio successivo alla vendemmia in contenitori di vetro, tappati con sughero o altro materiale consentito, ad esclusione dei tappi metallici, delle seguenti capacità: 0,375, 0,500, 0,750, 1,000 e 1,500 litri. Gli abbinamenti consigliati sono la pasticceria secca, i dolci al cioccolato ed i formaggi piccanti.


il caffè degli artisti

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L'inchiesta: musei di genova

in difficoltà “L’esame dei dati relativi ai flussi di visitatori nei Musei civici nel 2011 non può prescindere da una valutazione del risultato veramente eccezionale registrato l’anno precedente, con un incremento del 20% rispetto al 2009”. Con queste parole il Comune di Genova risponde alla nostra richiesta sui dati relativi alle visite nei Musei della città. Un’indagine partita alcune settimane fa, con la notizia della possibile chiusura del Museo dell’Accademia di Belle Arti (ne abbiamo parlato nel numero di novembre, ndr), che pare abbia accolto appena un migliaio di visitatori nell’arco del 2011. Un dato che la direzione del Museo non conferma, perché l’anno si è appena concluso e le statistiche definitive ancora non sono state completate: «Il numero di visitatori è certamente basso e composto soprattutto da turisti stranieri, che si sono rivelati molto entusiasti delle opere contenute nel Museo», ha dichiarato il Direttore Giulio Sommariva. Per sanare la situazione, è in corso una trattativa per la vendita di trenta quadri alla Fondazione Carige: «Si tratta di opere attualmente collocate nei magazzini, che quindi

non andranno a deprivare la collezione esposta, e che saranno collocate in un palazzo di proprietà della Fondazione, allo scopo di aprirle alla cittadinanza». La cessione di queste tele contribuirà a pareggiare un bilancio in passivo di circa un milione di Euro. Un bilancio che, ci tiene a precisare la direzione, riguarda unicamente l’Accademia, perché il Museo non ha un sostentamento autonomo ma vive grazie ai finanziamenti di cui la scuola dispone. Due realtà unite da un punto di vista economico e logistico (in quanto poste nello stesso edificio), ma nei fatti sempre meno

di marta traverso

legate: «un tempo gli studenti partecipavano in modo attivo alle attività del museo, oggi la collaborazione è più episodica perché è scomparsa la concezione dell’arte come copia, approfondita al liceo artistico ma ormai venuta a mancare nei corsi accademici». Cosa si può fare per sostenere questi musei? Ben poco, in quanto la bigliettazione occupa una percentuale minima alla voce “entrate” dei bilanci. Il problema che si riscontra è sempre lo stesso: i finanziamenti agli enti culturali sono sempre più esigui, e quei pochi fondi che ancora pervengono tendono a essere distribuiti


il caffè degli artisti

fra i cosiddetti fiori all’occhiello del patrimonio museale cittadino. Nel periodo gennaio-ottobre 2011 il Comune ha infatti riscontrato “le buone performance dei Musei di Strada Nuova (+15%), che si stanno affermando sempre più come tappa imprescindibile alla visita della città grazie al riconoscimento UNESCO, del Museo d’Arte Orientale Chiossone (+30%) e del Castello D’Albertis (+29%)”. La città di Genova ospita - fra civici, statali e privati – trenta musei. Quanti genovesi saprebbero elencarli? Quanti sanno che l’Accademia di Belle Arti non è solo una scuola, ma ospita al suo interno un Museo? Quanti conoscono le strutture presenti in città oltre a Palazzo Ducale, i Musei di Strada Nuova e il Galata Museo del Mare? Si spiega così perché i Musei Civici che si trovano nella situazione più preoccupante sono il polo di Nervi – Luxoro e Gam – e il Navale di Pegli, rispettivamente (dati anche in questo caso non definitivi) 1.700, 5.000 e 4.000 visitatori nell’anno appena trascorso. Musei di prestigio minore e geograficamente penalizzati rispetto alle strutture più vicine al centro città.

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VILLA CROCE

Un discorso a parte merita il Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce. Collocato in una villa seicentesca nel quartiere di Carignano, il Museo è da un anno senza curatore, figura indispensabile per coordinare tutte le sue attività. Pur avendo una collezione permanente aperta al pubblico, l’attività del Museo si basa quasi esclusivamente sulle mostre temporanee: nel 2011 ne sono state allestite sette, con un totale di circa 16.000 visitatori (i dati definitivi non sono ancora stati formulati). Non solo: «Una recente indagine sulla percezione che i genovesi, in particolare i giovani, hanno del proprio patrimonio museale – contando anche Palazzo Ducale, da molti ritenuto un museo anche se di

fatto non lo è - ha posto Villa Croce al quarto posto», ha sottolineato la responsabile Francesca Serrati. A metà dicembre il Comune di Genova ha presentato un bando per il nuovo curatore, che avrebbe dovuto essere indetto nei giorni seguenti dalla Fondazione Cultura di Palazzo Ducale (con i recenti tagli imposti dal Patto di Stabilità, il Comune è infatti impossibilitato a indire qualunque concorso, anche per incarichi a termine). Il sito del Comune ha pubblicato la notizia del bando indicando come scadenza per presentare la domanda il prossimo 15 febbraio: in realtà il bando non è stato ancora indetto, e la Fondazione Cultura comunicherà prossimamente modalità e termini per la selezione.

I MONELLI

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LA RIVOLTA

DEI JAZZISTI DI NEW YORK In questo periodo di scioperi, riforme delle pensioni e profonda crisi del mercato del lavoro anche un settore che all’apparenza sembrerebbe escluso da questi avvenimenti sta facendo sentire la propria voce con forza: sono i jazzisti newyorkesi, che protestano da più di un mese contro i proprietari dei famosi jazz club della grande mela, rei di non aver ancora attuato un adeguamento dei contributi versati nei fondi pensione e un salario minimo, così come spetta ad altre categorie di artisti. Sono circa 8000 i musicisti iscritti al sindacato Local 802 AFM (American Federation of Musician), una categoria che ha fatto la storia di New York contribuendo in maniera importante a aumentare il fascino della cosidetta “città del mondo”, che però, secondo il New York Times, è la meno tutelata. La protesta è iniziata a metà dicembre, con una manifestazione davanti allo storico club Blue Note, nel Greenwich Village, al grido di “giustizia per i musicisti jazz”, anche se il malcontento degli artisti ha radici molto più profonde. Nel 2005 gli imprenditori e i proprietari dei locali chiesero allo Stato di New York di ridurre le imposte sui biglietti di ingresso dei jazz club. Le associazioni

di manuela stella

“John Coltrane” di Alessandro Ripane

dei lavoratori appoggiarono la proposta, chiedendo che però i soldi risparmiati fossero utilizzati per pagare i fondi pensionistici e sanitari per i jazzisti. L’agevolazione fiscale è stata approvata nel 2006, ma ad oggi nessuno dei club ha ancora firmato un accordo di contrattazione collettiva e rimangono divisi sui diritti dei musicisti, anche perché ritengono che a risparmiare siano i clienti e non chi possiede un locale notturno. Alcuni proprietari sono favorevoli all’idea di una pensione per i jazzisti ma lamentano guadagni in costante riduzione a fronte di costi di mantenimento del club in perenne

ascesa. Altri definiscono la richiesta dei musicisti un vero e proprio “incubo” per le casse dei club, altri ancora sostengono che la maggior parte degli artisti preferirebbe ricevere una somma extra per la prestazione, invece che un adeguamento della pensione. I leader della rivolta si sono posti come obiettivo quello di ottenere un accordo con i sei maggiori club di New York, il Blue Note, il Village Vanguard, il Birdland, il Jazz Standard and l’Iridium, e il Dizzy’s Club Coca-Cola, per poi estendere successivamente simili accordi con altri locali nelle grandi città degli Stati Uniti.


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l' angolo di Gianni Martini

Sarebbe interessante disporre di uno studio che mettesse in relazione, cronologicamente, fatti sociali particolarmente significativi per il loro impatto sulla società civile, sui meccanismi di “presa di coscienza” – da un lato – e nascita di “progetti espressivi” – dall’altro – per esplicitare ciò che stiamo sostenendo: la sorprendente esplosione di creatività in momenti storici di grandi trasformazioni. Ma le intenzioni di rinnovamento e l’impatto della contestazione attraversarono tutta la società italiana, senza risparmiare conseguentemente alcuni segmenti particolari. Oltre al mondo cattolico – come si è visto – l’onda del dissenso invase terreni fino ad allora impermeabili ai movimenti sociali. Ad esempio, l’esercito. L’obiezione di coscienza raggiunse livelli mai visti prima di allora. Ci fu anche un “movimento dei soldati” frutto diretto di concezioni anti militariste e pacifiste condivise da tutto il movimento. Poi, le “forze dell’ordine”, soprattutto la polizia e la finanza che videro nascere anche un movimento sindacale, una rivista, con poliziotti (ricordo un certo Fedeli) che si impegnarono per un rinnovamento, attestando decisamente il loro antifascismo e la fedeltà ai valori repubblicani e democratici. E poi ancora apparati istituzionali come la magistratura, nel cui ambito presero vita organismi di orientamento politico diverso, come “Impegno Costituzionale” e “Magistratura Democratica”, presenti su tutto il territorio nazionale. Anche professioni dalle rilevanti implicazioni sociali, come i medici o gli insegnanti espressero, attraverso organizzazioni e associazioni di categoria (come “Medicina Democratica” e “CGIL – scuola”), una consapevolezza critica circa il ruolo e la funzione del loro lavoro, impensabile fino a 10 anni prima. D’altra parte questa presa di coscienza critica radicale, che poneva alla classe nella direzione di una profonda azione riformatrice (a parte il movimento

extraparlamentare che, almeno fino al 1977, pensava/sognava/sperava di poter “fare la rivoluzione”…) era la conseguenza di un’insofferenza sempre più profonda nei confronti dei valori cardine della società borghese. Come si è visto, gravi e significativi fatti internazionali svolsero un ruolo di primaria importanza nel “risveglio delle coscienze”, ma anche alcune specifiche vicende italiane (oltre a quelle già sinteticamente riportate) contribuirono a dare uno scrollone violento alla condizione di “torpore coscienziale”, figlio del consumismo e della manipolazione – appunto – delle coscienze in cui viveva il popolo italiano. Mi sto riferendo, ad esempio, a tutti i loschi intrighi – quintessenza del potere che, in quanto tali, ben difficilmente potranno essere eliminati – che hanno costituito il “dietro le quinte” della vita quotidiana degli italiani. Intrighi pericolosi, dove la finanza più spregiudicata e le mafie incontra(va)no politici senza scrupoli, preoccupati solo di mantenere i loro privilegi, funzionali al mantenimento di un ordine politico, sociale, economico che risultava sempre più lontano dagli interessi delle classi popolari e lavoratrici che, con le grandi lotte sindacali del 1969 avevano chiaramente espresso l’intenzione di non voler essere meramente un muto ingranaggio del sistema produttivo. Intrighi ancora più pericolosifurono tutti quelli che portavano la firma della “strategia della tensione”, di matrice golpista e fascista che, a colpi di feroci attentati cercarono

di fermare ciò che era già in atto: l’avanzata politica/partitica di tutta l’area della sinistra. Questo rappresentava evidentemente un concreto pericolo per tutta la borghesia capitalistica, soprattutto per quella più “atlantica”, terrorizzata dal fatto che l’Italia potesse – a fronte di una vittoria delle sinistre – entrare nell’area di influenza sovietica. E così, dal 12 dicembre del 1969 (non a caso lo stesso anno delle lotte sindacali) fino al 1980 con le stragi di Bologna e di Ustica, passando per le bombe sul rapido Palermo-Torino (1970) e quelle di Piazza della Loggia e treno Italicus (entrambi i fatti sono del 1974, anno del referendum sul divorzio) fu un drammatico stillicidio, con centinaia di morti, senza mai poter arrivare agli effettivi mandanti. E in riferimento ad una intensa attività golpista (motivata come baluardo contro l’avanzata del comunismo, in difesa dei “veri” e “sani” valori dell’occidente) non si possono non ricordare i tentativi di golpe guidati rispettivamente dal generale De Lorenzo, nel giugno del 1964 (abortito sul nascere) e dal principe fascista Valerio Borghese. Un settimanale “L’Espresso”, fu in prima linea in quegli anni, nel denunciare questi fatti; connivenze che toccavano scandalosamente anche il Vaticano, con squallidi personaggi come il puttaniere Cardinale Marcinkus; sigle come la “P2”, la “rosa dei venti”, il “Sifar”, sconosciute alla gente normale, ma responsabili – per usare una metafora gaberiana – della peste, della cancrena della società italiana.


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Jude

I VIAGGI DI

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parla come mangi

PARLA

COME MANGI

di manuela stella

FORMA RIFLESSIVA

Torta di cipolle (torta de Cioule) PER LA PASTA 1 Kg. di farina bianca, 4 cucchiaiate d’olio, sale e acqua

PER IL RIPIENO 2 kg. di cipolle, 20 grammi di funghi secchi,

1 etto di burro, 1 etto di formaggio parmigiano grattugiato, sale, pepe e quagliata (o ricotta).

PREPARAZIONE Sbucciate le cipolle e mettetele a bagno per

un quarto d’ora circa. Dopodichè fatele cuocere in acqua bollente per 10 minuti. Una volta cotte, strizzatele dell’acqua, tritatele e mettetele a rosolare con i funghi secchi, precedentemente ammollati in acqua tipida. A fine cottura aggiungete poi il parmigiano e un po’ di pepe in modo da ottenere un composto omogeneo. Nel frattempo impastate la farina con l’olio, il sale e tanta acqua quanto basta per ottenere una pasta di giusta consistenza. Lavoratela molto bene, copritela con un tovagliolo umido e lasciatela riposare per un quarto d’ora. Tirate poi una decina di sfoglie di pasta sottilissima e stendete la prima su una tortiera unta e infarinata. Spennellatela con l’olio e tagliate la pasta laterale in eccesso. Le sfoglie sono a piacere, se vi piace una pasta più consistente e spessa mettete più strati. Fate uno strato con la mistura di cipolle e uno con la quagliata e aggiungete dei pezzetti di burro condendo con un pizzico di sale, di pepe, di maggiorana e parmigiano. Coprite con le rimanenti sfoglie spennellandole con l’olio. Punzecchiate con una forchetta l’ultima sfoglia, e poi mettete in forno a calore moderato per circa 60 minuti. La torta di cipolle deve prendere un bel colore biondo e la si può servire, a seconda dei gusti, tiepida o fredda.

Le forme del riflessivo in genovese sono analoghe a quelle dell’italiano e di altre lingue neolatine: se làvan e moen →si lavano le mani me scangiò o giacchê → mi cambierò la giacca ti te beivi un gòtto d’ægua → ti bevi un bicchier d’acqua Nelle forme composte tuttavia si attua una distinzione tra le forme in cui l’azione è riferita alla persona, e qui si usa l’ausiliare “essere” e quelle in cui il complemento oggetto non è direttamente la persona di cui si parla, nel qual caso si usa l’ausiliare “avere”: ESSERE me son lavòu → mi sono lavato AVERE m’ò lavòu i pê → mi sono lavato i piedi o se saià frettòu inta miägia → si sarà sfregato sul muro s’avian frettòu a faccia → si saranno sfregati la faccia. In genovese inoltre alcuni verbi sono soltanto riflessivi, come incallâse azzardarsi, osare o appensâse ‘pensare’.

MODI DI DIRE

De nôutte e donne son tûtte pæge. Di notte le donne son tutte uguali E disgrazie son sempre pronte comme e tôe dell’ôstaja Le disgrazie sono sempre pronte come le tavole all’osteria


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ESPOSITORI FISSI Piazza Dante (attraversamento pedonale di fronte casa Colombo) Via XII Ottobre (attraversamento pedonale di fronte bar Moody) Via Assarotti 11R (Rapid Service Mosca) Matitone (ingresso lato levante) Ospedale Galliera (atrio principale) Monoblocco Ospedale San Martino (atrio lato edicola), Berio Cafè (c/o Biblioteca Berio via del Seminario) vico del Ferro 5 (Assoutenti) Sestri Ponente (Biblioteca Bruschi-Sartori, Via Biancheri zona stazione FS) CENTRO

Piazza Dante (espositore attraversamento pedonale) Via Fieschi/Seminario (Berio Cafè) Via Ceccardi (Librerie Feltrinelli) Via Cesarea (Birreria Scassadiavoli, Bar Cesarea), Via Malta (Rock Cafè) Piazza della Vittoria (XO, Bar Vittoria) Via XII Ottobre (espositore attraversamento pedonale) Via Assarotti (Rapid Service Mosca) Fontane Marose/ Via Garibaldi (Edicola Fontane Marose, Assoutenti vico del Ferro, BookShop Palazzo Tursi, Baribaldi, Guitar Land) Zona Maddalena (edicola via Maddalena, La Lepre, Teatro HOPS, bar Piazza Posta Vecchia, Pub i 4 Canti, GloGlo Bistrot) Via Cairoli/ Piazza Meridiana (Cairoli Cafè, Les Aperitif, Cafè Monticelli, O Caffè, Cairoli Dischi, Libreria Bozzi, Ghetto Blaster) Zona San Lorenzo/ Giustiniani (Bar Pasticceria Da Giuse, Glad, Little Italy) XXV aprile/ Casana (Bar Baruffa, Bar 25, Bar Antica Casana, Cafè de Paris) Matteotti/ Porta Soprana/ Pollaiuoli (Informa Giovani, Mentelocale, Bar Boomerang) Zona piazza Erbe/Via di San Bernardo (Le Corbusier, Passextout, Moretti, Taverna degli Alabardieri) Soziglia (Klainguti, Almanacco) Via San Luca/ Fossatello (Edicola Fossatello, Boarder Cafè, Pasticceria Cavo, Caffetteria Lomellini) Piazza del Carmine (Bar Marika, Osteria piazza del Carmine) Via Balbi/ Santa Brigida (Università di Lettere Balbi 4, Scienze Politiche/Giurisprudenza Balbi 5 (accoglienza), Università Lingue, Polo Universitario) Porto Antico (Università di Economia, libreria Porto Antico, Bigo Cafè, Museo Luzzati, Antica Vetreria del Molo, Biblioteca De Amicis, Bicu)

CARIGNANO

Ospedale Galliera (atrio principale) Via Nino Bixio (Bar Mojito), Via Corsica (Mattoni Rossi) Piazza Carignano (Blanco lounge bar)

CASTELLETTO

Piazza Manin (Alle Volte)

NERVI

Passeggiata Anita Garibaldi (Senhor do Bonfim) Via Oberdan (gelateria Gaggero, gelateria Chicco, Bar Piazzetta, Al Castello Pub)

QUINTO

Via Gianelli (Bar Colombo, A due Passi dal Mare)

QUARTO DEI MILLE

Lungomare Via Quarto (Sette Nasi) Priaruggia (Il Galeone, Bar Giangiulio) Viale Des Geneys 14R (Sede Gruppo Editoriale Era Superba, Bar Tino) Piazza Nievo (Circolo Ricreativo Dario Fazio) Via Schiaffino (O’Connor Pub)

FOCE

Piazza Rossetti (Bisquit Cafè) Corso Torino (Grigua, Il Salotto) Corso Buenos Aires (Il baretto) Via Finocchiaro Aprile (La Rosa dei Venti), Via Pisacane (Il Bar) Piazza Palermo (bar Foce) Via Rivale (bar Movie, bar Boom) Via di S.Zita (bar Mediterraneo) Viale Brigate Partigiane (Bar Night&Day) Via Trebisonda (Cafè de Nuit)

SAN FRUTTUOSO

Piazza Giusti - Manzoni (Bar Don Chisciotte, Sportello del cittadino) MARASSI Via del Chiappazzo (scuola di musica ‘Music Line’) Corso De Stefanis (Social Photo) Corso Sardegna (Hot Pizza) Via Monticelli (PharmaSPA, Centro erboristico Monticelli)

VOLTRI

Via Camozzini (Voltri Cafè, Bar Luigi, Bar Roma) Passeggiata mare (Fuori Rotta) Piazza Odicini (Circolo Anpi Odicini, La Bottega del Goloso 2), Via S.Ambrogio 18r (Kapitombolo), Piazza Lerda (New Gibò, bar Gli Archi) Stazione FS (Bar Stazione)

PRa

Via Prà (Bar Nuovo Cafè Rolando, Tony e Giò,104 Rosso, Bar Grisù) Via Fusinato (Caffetteria degli archi) Piazza Sciesa (Bar Bellotti) Via Murtola (Bar Flò) Fascia di Rispetto (bar pizzeria Il Gufo 2)

PEGLI

Via Pegli (La Tana dei Golosi), Largo Calasetta (circolo Rari - Nantes), Lungomare di Pegli (Bar Pasticceria Amleto, Alma Cafè), Pontile Milani (Bar chiosco), Piazza Rapisardi (Bar Franca), Via Parma (Bar Angelo), Via della Maona/Odisso (Bar Christian’s), Stazione FS (edicola), Via Martiri della Libertà (Bar le Palme)

MULTEDO

Via Ronchi (Cafè Restaurant La Porcigna) Via Dei Reggio (Molli Malone’ s Guinnes Pub)

SESTRI PONENTE

Via Biancheri (espositore fisso lato stazione), Via Merano (Aquarius), Via Soliman (Bar New Sensation, Biblioteca Civica Bruschi Sartori), Via Ginocchio (Tumbler), Vico al Gazzo (Les Barriques), Via Sestri (Le Petit Cafè, Maestrale, La caffetteria, Librerie Coop, Bar il Fragolino, L’Arte dell’Espresso, Bar Tentazioni, Caffè degli archi, Pit Stop), Via Menotti (Merendò), Piazza Baracca ( La sosta del buongustaio)

CORNIGLIANO

Via Cornigliano (Pintori dolce e salato, Music Bar Ikebana, Zerodieci)

SAMPIERDARENA

STURLA

Via V Maggio (Liggia) Piazza Sturla (Big Ben)

Via Ghiglione (Damme del Tu) Via Buranello (Bar Modena, Centro Civico Buranello) WTC/ Via di Francia (Le Cafè, Snack Bar, La Torre, Le Delizie della Lanterna) Mura degli Angeli (Bar degli Angeli)

ALBARO

RIVAROLO

Boccadasse (Creperia La tartana) Via F. Cavallotti (Hobby sport junior, Posh, Bar Sereno) Corso Italia (Gelati Italia) Via De Gaspari (Tonitto, piscine di Albaro) Via Gobetti (Bar Brio) Via Nizza (Belli che aneti) Via Piave (bar Piave)

SAN MARTINO

Ospedale San Martino (atrio Monoblocco) Corso Europa (Università Scienze motorie, Università di Medicina e Scienze Naturali)

Piazzale Guerra (Biblioteca Cervetto), Via Rossini (Bar Ciacci, Mastrolibraio)

CERTOSA

Via Jori (Bar Pinin)

BOLZANETO

Via Orietta Doria (Bar Pippo) Piazza Rissotto (Bar Goccia di Caffè)

PONTEDECIMO

Piazza Pontedecimo (Bar Margherita)


agenda

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e v e n t i @ e r a s u p e r b a . i t

SABATO 21 GENNAIO

-H 21 DUCALE UP – Performance di Federico Traversa aka Sandman, live di Filo Q e Max Moralez, Cristian Godano dei Marlene Kuntz e dj set di Falklands. Palazzo Ducale -h 2130 IL GRANDE FRESCO – spettacolo con Federico Sirianni voce, chitarra ossidata, pianoforte, Guido Catalano voce recitante, Matteo Negrin voce, chitarra classica, elettrica Count Basie Jazz, vico Tana. Ingresso 10 euro con tessera arci -h 22 BURIDDA URLA, concerto di The Death Of Anna Karina, Rauchers, Fealacéva, Majak. Lsoa Buridda, via Bertani, ingresso 5 euro -h 23 SERATA DEEPDUB- Reggae roots and DUBwise con Ganja Farmers, Dubass Sound System e dub circus Project. Csoa Zapata

DOMENICA 22 GENNAIO

-H 7/1758 GIORNATA DELLA MEMORIA Dall’alba al tramonto ognuno metta la sua voce, letture di “Se questo è un uomo di Primo Levi”. Palazzo Ducale -h 1630 SIMONE WEIL - un originale spettacolo dedicato alla controversa figura della filosofa Simone Weil: un concerto poetico sperimentale ad opera dell'artista Ilaria Drago. Teatro di Villa Duchessa di Galliera, ingresso 11 euro.

LUNEDì 23 GENNAIO

-h 18 GIUA E ARMANDO CORSI DAL VIVO.. La Feltrinelli -h 21 LEZIONI DI STORIA – NOI E GLI ANTICHI. Quanto è antica la cucina mediterranea? Conferenza di Massimo Montanari Docente di Storia medievale e Storia dell’alimentazione all’Università di Bologna. Palazzo Ducale

MARTEDì 24 GENNAIO

-h 18 INCONTRO CON GIORGIO FALETTI in occasione della presentazione del libro “Con Tre atti e due tempi”. Un romanzo che toglie il fiato con il susseguirsi dei colpi di scena mentre ad ogni pagina i personaggi acquistano umanità e verità. La Feltrinelli -h 21 NEL NOME DEL PADRE - Reading/Spettacolo con Margherita Buy e Patrick Rossi Gastaldi. Politeama Genovese, anche mercoledì 25. Ingresso da 24 a 30 euro

MERCOLEDì 25 - DOMENICA 29 GENNAIO

-h 21 (domenica h 1830) SOGNO DI UNA NOTTE

D’ESTATE. Lo spettatore è trascinato in quella “notte di mezza estate”, fatta di equivoci e scambi amorosi che condurranno al lieto fine. Teatro della Tosse, ingresso 18 euro

GIOVEDì 26 GENNAIO

-h 1745 L’UOMO E IL SUO CERVELLO- Dai neuroni alla mente. Il cervello ammalato. Che rapporto esiste tra malattie della mente e neuroni? Conferenza a cura di Paolo Moderato Docente di Psicologia, Università IULM Milano. Palazzo Ducale -h 18 INCONTRO CON FILIPPO TIMI - attore di cinema e teatro, che presenta questa sera il suo ultimo spettacolo: Favola. C’era una volta una bambina, e dico c’era perché ora non c’è più, di cui è anche autore, insieme ai due cointerpreti Lucia Mascino e Luca Pignagnoli. La Feltrinelli, via Ceccardi

VENERDì 27 GENNAIO

-h 18 EUGENIO BENNATO LIVE. Un progetto discografico importante, un percorso di undici tracce in cui il tema si allarga oltre il tempo e lo spazio, abbracciando i migranti di sempre, i manifestanti delle rivolte arabe, i disperati di ogni epoca in cerca di fortuna, chi subisce la guerra e chi lotta per la pace. La Feltrinelli, via Ceccardi -h 20 FESTA DI COMPLEANNO DELL’AUT – dalle 20 cena popolare con zuppa e taglieri di formaggi e salumi liguri a km zero, dalle 22 musica live con Asino from Massa Carrara e Dudo, special dj set con Nipoti di Emiliano Revolution (tavarish dj set) e I 3sh! Circolo Aut Aut, Via delle Fontane 5, ingresso libero. -h 21 ELEKTRO SIX Rassegna di concerti multimediali di elettronica ed immagini a cura di Duplex Rid. Con NOS, Riccardo Canessa, Claudio Ferrari, Marco Cacciamani - mixing video di Gianriccardo Scheri. Casa della Musica, via M. Boccanegra, 15

SABATO 28 GENNAIO

-YOGA A PORTE APERTE Un’iniziativa che ha lo scopo di diffondere informazioni corrette sulla pratica yoga ed offrire opportunità gratuite per sperimentarla direttamente sotto la guida di insegnanti qualificati. Per il programma dettagliato, visitare il sito di Era Superba -h 21 IVANO FOSSATI in concerto “Decadancing Tour”. Assistere al concerto sarà ripercorrere un itinerario


agenda

artistico di impareggiabile coerenza e qualità. Teatro Carlo Felice -h 23 THE ROSE – Tributo a Janis Joplin. Senhor do Bonfim, Ge Nervi

LUNEDì 30 GENNAIO

-h 21 LEZIONI DI STORIA – NOI E GLI ANTICHI. Uomini e mito: quando il tempo ritorna. Conferenza di Maurizio Bettini, Docente di Filologia classica all’Università di Siena. Palazzo Ducale -h 21 SATIRICO CONCERTO PER ALLUVIONE Intrecciando le parole di Michele Serra e le suggestioni musicali di Stefano Bollani, Satirico concerto vuole essere un happening sfrenato e divertente, corrosivo e inafferrabile. L’incasso è devoluto interamente in beneficenza. Teatro dell’Archivolto, ingresso 20 euro

MARTEDì 31 GENNAIO

-h 1745 MEDITERRANEA- Una generazione tra le sponde con Amara Lakhous, scrittore algerino residente in Italia. Letture e interventi musicali a cura di SUQ Genova con Carla Peirolero e i musicisti Franco Minelli, Edmondo Romano e Luciano Ventriglia. Palazzo Ducale -h 18 INCONTRO CON FEDERICO RAMPINI. Il suo nuovo saggio “Alla mia sinistra, lettera aperta a tutti quelli che vogliono sognare insieme a me” è un’analisi dei mali che minacciano le nostre democrazie, plutocrazia, tecnocrazia, populismo, autoritarismo e insieme una prospettiva di futuro. La Feltrinelli

MERCOLEDì 1 FEBBRAIO

-h 18 INCONTRO CON FIORELLA MANNOIA. Dodici brani nati da collaborazioni ormai consolidate come quella con Ivano Fossati, altre nuove e inaspettate come quella con Frankie Hi-Nrg. Fiorella Mannoia presenta al pubblico il suo nuovo progetto discografico, da lei voluto e amato. La Feltrinelli

GIOVEDì 2 FEBBRAIO

-h 18 SUL BUON USO DELL’INDIGNAZIONE. Roberta De Monticelli in La questione mette a fuoco con esattezza il cuore della tragedia che stiamo vivendo, e mostra come dal buon uso della nostra indignazione possa risultare una rifondazione, un progetto per una nuova civiltà. La Feltrinelli -h 21 ELIO GERMANO legge “Viaggio al termine della notte” da Louis-Ferdinand Céline con la musica dal vivo di Teho Teardo al violoncello Martina Bertoni. Teatro

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Politeama Genovese, prezzi da 22 a 27 euro.

VENERDì 3 SABATO - 4 FEBBRAIO

-h 21 TANTE BELLE COSE – spettacolo con Maria Amelia Monti - Gianfelice Imparato. Teatro Politeama Genovese . Prezzi da 24 a 30 euro

LUNEDì 6 FEBBRAIO

-h 21 NOI E GLI ANTICHI - Natura benigna natura malvagia, conferenza di Giuseppe Cambiano, Docente di Storia della Filosofia antica, Scuola Normale Superiore di Pisa. Palazzo Ducale

MARTEDì 7 FEBBRAIO

-h 1745 MEDITERRANEA - Arte e Globalizzazione, conferenza con Mansour Ciss artista visivo senegalese residente a Berlino. Per riflettere sullo sguardo dell’Occidente sul continente africano. Palazzo Ducale

MERCOLEDì 9 FEBBRAIO

-h 1745 L’UOMO E IL SUO CERVELLO - Il cervello criminale, Quali sono le basi neurobiologiche del comportamento umano normale e deviante? Con Pietro Pietrini Docente di Biochimica, Università di Pisa. Palazzo Ducale

GIOVEDì 9 FEBBRAIO

-h 21 ENRICO BRIGNANO con lo spettacolo “Tutto suo padre” in cui l’attore romano racconta le vicende dell’Italia di oggi, “diventata una sgualdrina perbene”. 105 Stadium zona Fiumara. Prezzi da 46 a 70 euro

SABATO 11 FEBBRAIO

-h 1530 LA MUSICA E LA SUA STORIA - Musica al femminile, conferenza con Gian Enrico Cortese, Docente di Oboe, Conservatorio di Genova e responsabile presso lo stesso istituto del Laboratorio di Musica Antica. Palazzo Ducale

LUNEDì 13 FEBBRAIO

-h 1745 LA RELIGIONE E LA VIOLENZA – Ebraismo conferenza a cura di Benedetto Carucci Viterbi Rabbino e studioso della tradizione ebraica, docente di Esegesi biblica. Palazzo Ducale

MERCOLEDì 15 FEBBRAIO

-h 21 RAPHAEL GUALAZZI IN CONCERTO . Teatro Politeama Genovese, prezzi da 30 a 40 euro


Era Superba 33  

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