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IL MENSILE GENOVESE A DISTRIBUZIONE GRATUITA

ANNO V n 39 a.c. PIRRI


EDITORIALE Mi fido della mia percezione, mi fido del mio istinto. Ti ho guardata negli occhi e ho capito che eri tu quello che stavo aspettando da tanto tempo... una frazione di secondo, la certezza non dura mai più di una frazione di secondo. Poi mi sono svegliato all’improvviso e ho trovato tutto quello che stavo cercando in un solo pensiero felice, nell’esatto momento in cui aprivo gli occhi, perché una volta messo a fuoco il soffitto della stanza il pensiero era già svanito. Eppure era quello giusto. Dove va a finire la certezza? Dove è andato a finire il primo pensiero mattutino? La nostra memoria è perfetta, dicono, in fase di registrazione non sbaglia un colpo, ogni singola cosa viene perfettamente immagazzinata, il problema poi è accedere al database e trovare l’informazione quando andiamo a cercarla. E se certezze e illuminazioni sono ordinatamente archiviate in un angolo del mio cervello, perché quando vado a cercare non ritrovo la stessa certezza, che si è già trasformata in dubbio, e neanche lo stesso pensiero, che ormai è vecchio e impolverato? Probabilmente non cerco nel modo giusto, magari non ho rovistato abbastanza, d’altronde sono pigro da far schifo. E allora che sia con il sedere su qualche sedile o sellino, che siano le suole delle scarpe, questa estate parto e vado a cercare quel che ho lasciato al buio nella mia testa. E non tornerò sino a che non avrò ritrovato quella certezza che i tuoi occhi avevano sbraitato e quel pensiero abbagliante che mi aveva svegliato... Il segreto sta in quello che ricordo e a cui non penso mai.

Con affetto, Gabriele Serpe

SOTTO LA LENTE

guerre modernE l'intervista al buio

A VOXE DE ZENA

il peso dell'impercepibile villa piaggio wi-fi gratis a genova macchina del tempo a genova c'è vento a spasso per zena palazzo spino la

di tutto un po'

lettere dalla luna viaggio a londra nice 2 meet u english penna sagace banni vino veritas liberamente

il caffè degli artisti

flash back di dan simmons serge van de put fermata a richiesta il banditore l'ango lo di gianni martini

varie ed eventuali parla come mangi un zeneize all'inferno agenda EDITORE Associazione Culturale Pirri DIRETTORE Gabriele Serpe AMMINISTRAZIONE Manuela Stella, Marco Brancato GRAFICA E IMPAGINAZIONE Constanza Rojas COPERTINA Gianmaria Rocchi FOTO Daniele Orlandi, Diego Arbore REDAZIONE Manuela Stella, Matteo Quadrone, Claudia Baghino, Marta Traverso, Adriana Morando HANNO COLLABORATO Michela Alibrandi, Gianni Martini, Gigi Picetti, Sergio Alemanno, Gianluca Nicosia, Daniele Canepa, Francesco Cascione,Giorgio Avanzino, Daniele Aureli COLLABORAZIONE ARTISTICA Emiliano Bruzzone, COMMERCIALE Annalisa Serpe (commerciale@erasuperba.it) STAMPA Tipografia Meca CONTATTI www.erasuperba.it 0103010352 redazione@erasuperba.it Autorizzazione tribunale di Genova registro stampa n 22/08

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sotto la lente

g u e r r e

m o d e r n e

danni a lungo

termine «Le nostre ricerche devono dar luogo ad un profondo discorso sulla responsabilità che coinvolga tutti gli stati moderni, ben consapevoli delle conseguenze a lungo termine delle guerre moderne giustificate come umanitarie», afferma Paola Manduca, genetista dell’Università di Genova, membro del gruppo di ricerca New Weapons, commissione indipendente di scienziati che studia l’impiego delle armi non convenzionali ed i loro effetti di medio–lungo periodo sui residenti delle zone di guerra. «Ogni innovazione, in campo militare, deve essere testata sul campo – spiega Manduca – Negli ultimi anni in tutti i conflitti sono state usate armi nuove, senza frammenti». Armi aumentate dai metalli che producono ferite anomale con cui, fino a qualche anno fa, non ci si doveva confrontare. «I primi a lanciare l’allarme sono stati, nel 2006, i chirurghi impegnati in Libano ed a Gaza – continua Manduca – Gli amputati venivano trattati come di prassi chiudendo l’amputazione però, dopo alcuni giorni, molti decedevano all’improvviso. Eseguendo le autopsie i medici non hanno trovato frammenti d’arma ma gravi

di matteo quadrone

Illustrazione di Constanza Rojas

lesioni agli organi interni». Le armi moderne contengono al loro interno polvere di metallo «Metalli cancerogeni e teratogeni che possono causare alterazioni durante lo sviluppo dell’embrione». L’elenco è inquietante: cadmio, piombo, alluminio, uranio, mercurio, cobalto, tungsteno, vanadio, ecc. Sostanze che tendono a rimanere nell’organismo, polveri fini che contaminano l’ambiente circostante e con il trascorrere del tempo si accumulano nell’organismo. Al momento

dell’esplosione degli ordigni le polveri vengono assorbite tramite inalazione. Ma i metalli penetrano negli organismi viventi anche attraverso la pelle e tramite ingestione. «Negli anni successivi agli eventi bellici questi contaminanti possono dare luogo a malformazioni nei neonati – racconta Manduca – Inoltre possono causare disfunzioni, oppure mutazioni, nei gameti. Quando “l’ambiente materno” è saturo di metalli, alcuni di questi passano attraverso la placenta e giungono


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all’embrione durante le fasi in cui si formano gli organi, causando danni significativi; ad esempio, alcuni bambini non sviluppano le ossa in maniera corretta e nascono con delle deformazioni allo scheletro. Ma i metalli possono essere alla base anche di malformazioni quali l’anencefalia, la spina bifida e difetti a carico del cuore». In Iraq, a Falluja, i maggiori eventi bellici sono stati gli attacchi militari susseguitesi nel 2004 e nel 2005. «A distanza rispettivamente di 6 e 5 anni, è stato riportato un aumento dei casi di tumori, soprattutto infantili ed un aumento di malformazioni alla nascita. Abbiamo raccolto informazioni sulla storia delle famiglie e sui soggetti che hanno riportato danni riproduttivi, dimostrando come questi ultimi, presentassero un alto livello di contaminazione da metalli». Paola Manduca ha svolto la sua attività anche in un altro scenario drammatico, quello di Gaza, in Palestina, vittima di pesanti interventi militari, tra dicembre 2008 e gennaio 2009, con la famosa operazione “Piombo fuso” in cui

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sono state utilizzate anche le famigerate bombe al fosforo bianco. La collaborazione con i medici palestinesi è partita nel 2011, ad una distanza più ravvicinata dagli eventi bellici «A Gaza la frequenza di malformazioni non è molto alta. È necessario un arco di 3-4 anni prima che si manifestino i nefasti effetti sulla salute, ma una volta che questi si iniziano ad evidenziare, la frequenza dei danni sembra crescere esponenzialmente. Oltre all’indagine sulla storia della famiglia, abbiamo analizzato i crateri provocati da alcune bombe e le polveri contenute in munizioni al fosforo bianco. L’analisi dei capelli di alcuni bambini ha permesso di rilevare, in molti casi, la presenza di differenti metalli tossici e teratogeni». I dati che emergono dagli studi mettono le istituzioni mondiali ed i singoli stati di fronte a pesanti responsabilità. «Le armi usate in Iraq e Palestina sono le medesime che hanno aperto il fuoco in Afghanistan, Libia e Siria – spiega Manduca – Ma sono testate anche a casa nostra, basta pensare al poligono mi

litare di Quirra, in Sardegna». Gli Stati sono consapevoli delle loro azioni. I danni provocati dalle armi moderne, infatti, colpiscono anche i militari: come i soldati italiani impegnati nei Balcani, molti dei quali colpiti da tumori e leucemie, mali intrinsecamente legati all’uso di armi all’uranio impoverito. «Conosciamo parzialmente l’effetto quando nell’organismo si riscontra la presenza di una solo metallo e non le conseguenze dovute alla compresenza di più metalli. Quest’ultimi possono lavorare insieme o competere uno con l’altro e nell’organismo causano cambiamenti anche a bassa concentrazione». Fortunatamente però, esiste ancora una speranza «Un lasso di tempo, misurabile in alcuni anni, in cui forse è possibile agire. Per Gaza questo termine si sta avvicinando». In conclusione, a parte l’aspetto medico, per comprendere i meccanismi che causano danni riproduttivi nelle zone di guerra «È necessario studiare un lavoro di prevenzione diretto idealmente almeno alle giovani coppie in età riproduttiva».


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DANIELE E CAROLINA, LE GUIDE NON VEDENTI

intervista

al bu io E all’improvviso, è tutto sottosopra. Oscurità totale, e tu, che di solito vai abbastanza spedito, non sei nemmeno sicuro di fare un passo avanti. Potresti inciampare. Potresti cadere. E poi, chissà cosa c’è lì davanti, in quel muro di buio che non si attenua, inutile spalancare gli occhi… Meglio far strisciare lentamente un piede in avanti e sondare il terreno.​È questa la sensazione che avvolge appena entrati nell’oscurità di Dialogo nel Buio, e che accompagna per tutto il percorso: di capovolgimento della realtà cui siamo abituati. L’impaccio e l’incertezza connotano ogni singolo movimento. C’è solo una cosa che illumina questo buio: la presenza della guida non vedente che ti tende una mano sicura e gentile, ti parla e ti conduce attraverso gli ambienti che riproducono luoghi di vita quotidiana, con relativi oggetti, suoni e odori; viverli a occhi “chiusi” significa, ovviamente, acuire gli altri sensi e trovare un modo diverso per “vedere”: le mani si allungano a cercare riferimenti, la vicinanza non dà alcun fastidio, anzi rassicura, e diventa immediatamente normale prendersi la mano per guidarsi a

vicenda sui vari oggetti nelle stanze; non importano l’aspetto, la postura, i vestiti; il che ti fa sentire alleggerito di un immenso fardello che tutti i giorni ci portiamo appresso senza nemmeno accorgercene: l’apparenza. Resta importante solo la voce.​L’ 1 luglio si è chiusa l’esperienza di Dialogo nel Buio, la “scatola buia” di piazza Caricamento, l’iniziativa promossa dall’Istituto Chiossone che ha accolto in meno di un anno (14 ottobre 2011) 23 mila visitatori. Abbiamo partecipato anche noi alla visita guidata nel buio… e sempre al buio abbiamo intervistato due delle guide non vedenti, Daniele e Carolina. «In questo luogo tutti i ruoli si invertono – dice Carolina – anche tra i visitatori. Il bambino per esempio è più spigliato e a suo agio dell’adulto.

di claudia baghino

Personalmente fare quest’esperienza è stato complicato all’inizio per me, ma mi ha portata ad affrontare certe mie paure e superarle per poter aiutare gli altri. Questa è una cosa che mi ha rafforzata». Aggiunge Daniele: «Trovarsi d’un tratto a essere non l’handicappato, ma quello che aiuta gli altri può sembrare una situazione di gratificazione, ma è un elemento che passa in secondo piano. La cosa più importante è che incontri persone diverse, ognuna con la propria emozione, e le porti attraverso il percorso. Il buio annulla il fastidio della vicinanza, ci permette di stare vicini, e ci mette in una situazione più tranquilla, pacifica e più umana». Entrambi dicono: «Crollano tutti i pregiudizi, gli stereotipi… cogliamo le sfumature delle voci e ci


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ascoltiamo di più. Usiamo l’istinto». Poi passiamo ad analizzare le reazioni dei visitatori. Carolina racconta: «Appena entrano e prendo loro la mano, quasi tutti si spaventano perché sentono solo il contatto senza avermi vista, e non essendo abituati indietreggiano. Così devo spiegare cosa sto facendo». E alla mia osservazione su come fosse gentile e rassicurante il suo modo di guidare, Daniele risponde: «Ho imparato a farmi guidare dall’istinto in molte occasioni e anche in questo caso il mio approccio è puramente istintivo. Faccio ciò che mi viene naturale fare». Si sono sentiti chiedere diverse volte se vedono al buio, da persone stupite dalla sicurezza con cui procedono nel percorso: «Non è che vedo al buio – continua Carolina – è che creo questo filo costante che dura fino alla fine del percorso. Per questo mi accorgo di tutto». La loro scioltezza nei movimenti, raccontano, è frutto di una vita di addestramento e lavoro, aiutati dall’istinto che compensa quello che manca. Ancora sui visitatori, Carolina: «Mi sono capitate persone spaventate,

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claustrofobiche, una ragazza che ha cominciato a piangere appena entrata e ha smesso quando è uscita, e nonostante questo ha voluto andare avanti, tenendomi forte la mano. Facendo la guida dai e ricevi tantissimo. Sei “costretto” a rispondere a domande che i visitatori ti fanno sul non vedere, e dover spiegare a persone che non ne sanno niente ti dà la forza per parlarne e anche affrontare blocchi personali.

Senza saperlo, i visitatori danno davvero tanto alle guide». Terminiamo con un aneddoto che allarga il cuore… «Durante la visita di una classe di scuola, un bambino mi faceva più domande di tutti, interessatissimo. Non ha smesso un secondo di parlare. Quando usciamo, l’insegnante mi abbraccia, “Hai fatto un miracolo” mi dice. Insomma, il ragazzino non aveva mai parlato prima».


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PERCEZIONE E CONSAPEVOLEZZA Seduto al tavolino del Grappolo a Campetto sorseggio un corroborante caffè mattutino osservando altri grappoli, quelli della notevole quantità ed apparente varietà dei passanti. Davanti all’ininterrotto scorrere mi è inevitabile una considerazione statistica sul loro comportamento: appare innanzitutto evidente, per ragioni dimensionali, l’obesità dilagante senza distinzioni di età e sesso. Sfere di adulti con palloncini di bambini trascinano faticosamente un corpo gravato da quelle traballanti fasce adipose costruite compulsivamente giorno dopo giorno con un’alimentazione a base di porcherie giudicate buone, come l’onnipresente saccarosio industriale. Ma subito dopo balza all’occhio un ulteriore fenomeno: i bambini e i cani si voltano in giro a 360 gradi per analizzare con curiosità persone ad ambiente, mentre la maggioranza degli adulti cammina con lo sguardo fisso in avanti… Allora capisco che una subdola sindrome si sta espandendo tra le persone inconsapevoli, quelle che sfiorano senza vederli i manifesti sui muri che magari avvisano di salutari incontri socioculturali, e poi si fermano

DI GIGI PIC E T T I

il peso dell'impercepibile

Illustrazione di Constanza Rojas

solo davanti ad una rutilante vetrina con miraggi consumistici da fissare in estasi giubilatoria. Sono le vittime di una patologia senza nome perché non ancora riconosciuta, che colpisce incontrastata con implacabile determinazione. L’ho battezzata “schermosi atrofica” perché si sviluppa quotidianamente attraverso le immagini e le scritte dei tanti schermi che monopolizzano per lunghe ore la percezione visiva: dal più antico, il televisore, a playstation, smartphone, tablet, computer, lettori dvd e video poker. Il viso è immobile, rivolto in avanti, in asse con il piccolo rettangolo vicino. Nell’occhio si attivano solo i ricettori centrali

mentre l’attenzione laterale, quella delle cosiddette “code dell’occhio” che è il visus consapevole con cui i predati individuano i predatori, resta inutilizzata e si atrofizza progressivamente come ogni organismo costretto al ripetuto disuso. Anche la testa non ruota mai ai due lati, tanto è il display che fa scorrere le panoramiche. In un mondo che necessita di persone che si confrontino in carne e ossa per affrontare uniti le tante problematiche dell’esistenza, il finto sostituisce il vero e i rapporti interpersonali sono ridotti agli algoritmi di spersonalizzanti codici di trasmissione. E se è proprio questa metamorfosi che si vuole imporre, preferiamo accettarla o la vogliamo combattere insieme, a colpi di analogica socialità?


a voxe de zena

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V I L L A

P I A G G I O

NUOVE RESIDENZE CON VISTA PARCO

Villa Piaggio è uno storico edificio che sorge sulle pendici collinari di Carbonara, lungo l’antica salita di San Simone, a Castelletto. Attualmente ospita la sede della polizia municipale, il distretto sociale del Municipio Centro Est e l’Istituto delle Comunicazioni. La villa è circondata da un vasto parco di stile romantico, un “polmone verde” del quartiere, particolarmente apprezzato dai cittadini. «Costruita nel XV dai Moneglia, famiglia patrizia proveniente da Chiavari, passata ai Salvago e quindi ai Pinelli Gentile di Tagliolo, viene ristrutturata nel 1830 su progetto di Ippolito Cremona – si legge sul sito web www.fosca.unige.it - Intorno al 1890 viene acquistata dal senatore Erasmo Piaggio che ne fa la propria residenza e ne affida la ristrutturazione prima a Severino Picasso e poi a

Luigi Rovelli. Nel 1958 la villa è venduta dagli eredi alle suore dell’Assunzione che l’adibiscono ad uso scolastico senza apportare particolari trasformazioni». Nel 1971 l’edificio passa di proprietà al Comune di Genova. È possibile accedervi da due diversi ingressi: il più antico è quello su via Pertinace dove era posta l’antica portineria, ancora oggi esistente, costituita da un palazzo in stile neo medievale; l’altro è stato realizzato nel tardo ‘800 in seguito al taglio di corso Firenze ed è costituito da un ingresso monumentale in tono con lo stile della villa che si collega, dopo una serie di tornanti, alle scuderie e quindi all’ampia terrazza prospiciente la villa. Nel 2010 il Comune di Genova decide di fare cassa mettendo in vendita alcuni beni immobiliari. Tra questi ci sono anche tre immobili sette-ottocenteschi

di matteo quadrone

appartenenti al complesso originario di Villa Piaggio, ubicati nella parte bassa del parco. Parliamo delle antiche scuderie della villa, due fabbricati che si affacciano, da un lato sul parco della villa, dall’altro su Salita San Nicolò, mentre uno, quello di dimensioni minori, si affaccia su Salita Inferiore San Simone.Tutti giacciono, ormai da molto tempo, in stato di pesante degrado e necessitano di un importante intervento di ristrutturazione. «L’atto ufficiale di vendita è del 29 settembre 2011 - spiega il presidente di Spim (società per la gestione del patrimonio pubblico), l’ingegnereTommaso Cabella – il Comune ha deciso di mettere in vendita gli immobili per provare a porre fine al degrado». I tre edifici, complessivamente, hanno una superficie agibile coperta di 1690 metri quadri e sono accessibili da via Pertinace.


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Altri 775 metri quadri sono di terreni pertinenziali. Il complesso di immobili – vincolati dalla Soprintendenza - è stato messo all’asta per 1 milione e 850 mila euro. Ed è probabile immaginare che, considerata la difficile congiuntura del mercato immobiliare, non sia stato possibile ricavare di più. «Spesso si parla della necessità di spazi per le realtà associative – spiega Franco Montagnani, esponente di Legambiente – All’interno dei parchi e delle ville storiche questi luoghi ci sono. Con un po’ di buona volontà sarebbe possibile recuperarli e destinarli alle attività delle associazioni. Vedere degli immobili in queste condizioni, in una zona come Castelletto, è un pugno nell’occhio. Peccato però che un domani, queste prestigiose residenze vista

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parco, se le godranno esclusivamente pochi privilegiati». «A quanto ci risulta l’acquirente (una società non meglio precisata, ndr) sta sviluppando un progetto, in accordo con la Soprintendenza, per stabilire il futuro utilizzo degli immobili – spiega Cabella – Probabilmente la funzione sarà residenziale». Per il momento i lavori di ristrutturazione sono fermi al palo. Nell’edificio che sorge più in basso si può notare un cantiere che sembra inattivo. Un cartello con le autorizzazioni per gli interventi di manutenzione straordinaria indica come data di denuncia inizio attività il 5 ottobre 2011, pochi giorni dopo la vendita degli immobili. La proprietà è di Castalia s.r.l. con sede a Genova in via Ippolito D’Aste; il committente, invece, è Ambrosiana s.r.l. con sede

a Milano. Nel nuovo Puc l’area della villa e del parco è considerata servizi pubblici, in particolare servizi territoriali e di quartiere di valore storicopaesaggistico. Gli immobili venduti da Spim sorgono sulla cornice esterna del giardino, una porzione che il Puc individua come Ambito AC-Us, ambito di conservazione dell’impianto urbano storico. Tra le funzioni ammesse le principali sono residenza, strutture ricettive alberghiere, servizi privati, esercizi di vicinato e medie strutture di vendita ma anche parcheggi privati pertinenziali e parcheggi “fai da te”. Vedremo cosa succederà nei prossimi mesi, augurandosi che la società che si è aggiudicata edifici e terreni, rispetti le prescrizioni del piano urbanistico e le indicazioni della Soprintendenza.


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w i f i g r at i s a g e n o va ?

possibile grazie

alle farmacie

di marta traverso

Negli scorsi numeri della rivista e sul nostro webmagazine abbiamo parlato spesso del progetto di copertura wifi gratuita a Genova, che permetterebbe a cittadini e turisti di navigare in Rete dal proprio pc, tablet o cellulare nei “punti strategici” della città senza alcun costo e soprattutto senza limiti di tempo. Un notevole passo avanti in questo senso arriverà dal prossimo settembre, grazie al progetto Rete Gratuita, nato dalla collaborazione tra Federfarma Genova e Vallicom Srl: wifi gratuito all’interno delle farmacie e nell’area circostante fino a un raggio di 300 metri, grazie ai ripetitori che verranno progressivamente installati nelle farmacie in tutti i quartieri di Genova e in molti comuni della Provincia, che permetteranno fino a 50 connessioni in contemporanea. Finora il progetto è stato sottoscritto da 78 farmacie, ma si tratta di un numero assolutamente provvisorio: con l’avvio ufficiale del progetto sono già previste almeno altre 50 adesioni. Capofila del progetto è stata la farmacia Serra di Voltri, il cui titolare Edoardo Schenardi (che abbiamo intervistato su Era Superba) è anche segretario provinciale di Federfarma.

Si potrà accedere al servizio gratuitamente e senza scaricare alcun software: basterà ricercare sul proprio dispositivo la rete denominata “Rete Gratuita”, registrare il proprio numero di cellulare e si riceverà immediatamente la password di accesso via sms, valida per tutti gli hotspot coperti dal servizio. Si potrà navigare gratis, senza limiti di tempo e nel più totale rispetto della privacy. Dopo mesi di battaglie tra pubblica amministrazione e aziende private per la gestione del wifi cittadino, perché a spuntarla sono proprio le farmacie? Una delle ragioni sta sicuramente nel fatto che la ricerca di notizie

sulla salute e sui farmaci da acquistare è uno dei capisaldi dell’utilizzo quotidiano di Internet, e che farmacisti e operatori sanitari possono fornire un valido supporto nell’orientare a un uso corretto della rete. Avere la copertura wifi gratuita all’interno delle farmacie permette dunque di avere informazioni in tempo reale sul farmaco migliore da acquistare, con la guida di un professionista del settore. La sanità diventa pertanto servizio pubblico anche nell’accesso alla rete, proprio nei giorni in cui dalla Regione è arrivata la proposta di realizzare una copertura wifi gratuita anche all’interno degli ospedali, per i degenti e i loro familiari.


a voxe de zena

MACCHINA DEL TEMP ESTATE 2011 – Estate ricca di eventi al Palacep organizzata dal Consorzio Pianacci di Carlo Besana. Tra gli appuntamenti in programma, tavole rotonde con personaggi come Don Gallo, Marco Travaglio e Antonio Padellaro, i concerti di De Scalzi, Orchestra Filarmonica Sestrese, Zero Plastica, Ky-Mani Marley. Un evento capace di portare oltre 8000 persone all’anno e di rilanciare un quartiere conosciuto ai più come un luogo periferico foriero di degrado ed emarginazione. Il Consorzio, solo nel 2011, ha svolto 5500 ore di attività a cui hanno preso parte migliaia di fruitori. ESTATE 2012 - Carlo Besana si dimette dalla presidenza del Consorzio Pianacci: niente eventi per l’estate nel quartiere del ponente genovese. Le denunce di un gruppo di residenti per disturbo della quiete pubblica hanno dato il la al “mal di pancia” dell’attivista, oltre alla mancanza di aiuti e di appoggi da parte delle istituzioni: «Non faremo le manifestazioni estive finché non ci sarà totale condivisione d’intenti» dichiara Besana. ESTATE 2011 - Balla coi Cinghiali, uno dei più importanti eventi musicali dell’estate ligure, registra oltre 80 mila presenza. Il Festival rock che si tiene ogni anno a Bardineto ospita in questa edizione band emergenti e più conosciute come Verdena, Il Genio e Roy Paci. ESTATE 2012 – Balla coi Cinghiali 2012 non si farà. Lo hanno comunicato gli organizzatori, spiegando «Una serie di problematiche di natura logistica, che non avrebbero consentito lo svolgimento ottimale della prossima edizione, ci hanno fatto ritenere opportuno lo stop di un anno. Ci vediamo nel 2013». Gli organizzatori hanno comunque proposto nel mese di giugno FestAfrica a Toirano, mentre “in sostituzione” di Balla coi Cinghiali c’è Alpette Rock Free Festival, dal 26 al 29 luglio ad Alpette (TO), che si candida ad accogliere molti orfani – liguri e non – di Balla coi Cinghiali. Alpette Rock Free Festival e Balla Coi Cinghiali sono gemellati da uno stile che ha caratterizzato gli ultimi anni della fruizione musicale italiana: «In primis ci dispiace molto aver ricevuto la notizia della dipartita di BCC per questo 2012 – dice Salvatore, direttore artistico del festival – BCC è diventato ormai un punto di riferimento per gli amanti della musica live italiana e la voragine che ha creato non può destare che un grande dispiacere. Siamo certi che Balla tornerà e il suo Cinghiale sarà più testardo che mai. Noi li aspettiamo a braccia aperte».

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DI s e rgio alemanno

A GENOVA c'e' Vento …ma cos’è questa crisi… paraparaparaparaparaparapà. Già decenni fa era un tormentone, ma belin, c’era comunque ancora un’ironica speranza che la crisi passasse... ed infatti, ci sono stati boom… poi crack… adesso a forza di crack “ai ev in de beling” che il mondo si sia “crepato in talmente tanti punti che belin…”, oltre alle crepe reali provocate dalle scosse. Non amo criticare senza dare propositi per mutare in meglio la situazione, ma purtroppo non ho le capacità tecniche per farlo. Ci sono “fior di eletti che dovrebbero farlo…” io posso soltanto constatare! Forse solamente gli extraterrestri potrebbero salvarci, e poi carissimi lettoritrici… c’è un sintomo drammatico che ci fa toccare con mani e piedi quanto la crisi sia enorme, perchè ha toccato anche Era Superba, ebbene si! All’inizio certe rubriche erano sormontate dalla foto a colori del titolare... poi in bianco e nero… adesso senza foto... solo un simbolo… ma belin vuoi vedere che con l’inchiostro risparmiato… Ti abbraccio direttore, con affetto!!!


a voxe de zena

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A SPASSo PER ZENA

palazzo spino la “Tûtto a sô tempo”, direbbe un genovese citando il noto proverbio che corrisponde al latino “Omnia tempus habbent” e che, incautamente, Massimiliano Spinola osò far apporre sul portone della sua dimora, che svetta, tuttora, in Largo Eros Lanfranco e che è sede della Prefettura di Genova. Così cita un antico testo: “Per avere il Marchese Massimiliano Spinola, in luogo dello stemma, fatto porre sul portico del suo palazzo, in capo di via S. Giuseppe, uno scudo con questo motto latino, e la data 1815, ebbe di molte brighe con l’ombrosa polizia di quel tempo, onde fu obbligato a toglierlo, come fece sostituendovi le sue cifre.” L’aneddoto si riferisce al rifiuto opposto, dal nobile, alla nomina di Ciambellano del re, conferitagli da Vittorio Emanuele I. Interrogato sul perché della ripulsa, pare abbia risposto fieramente “Maestà son nato per essere servito e non per servire gli altri“. Ovviamente, davanti a tanta tracotanza, il re si sentì obbligato a bandirlo immediatamente dalla reggia. A sua volta il genovese, per ritorsione, mise in atto l’insano gesto di esplicitare il suo pensiero con quella sibillina frase che, come sanno i cultori della lingua latina, ha un suo seguito in “et suis spatiis transeunt universa sub caelo” (e tutte le cose, a tempo debito, passano sotto il cielo) come dire… chi se ne importa, neanche i regnanti sono eterni. La vendetta del sovrano

di adriana morando

Fotografia di Daniele Orlandi

fu repentina come si evince da un altro capoverso del testo: ”Lo scudo stette seppellito nella corte del palazzo per molto tempo finché fattolo trasportare a Tassarolo, ordinò fosse murato in un andito del suo castello, ove esiste tuttora”. Questo edificio, sulle colline del Gavi, è sede oggi di una fiorente azienda vinicola, proprietà degli eredi di questa antica casata. Insieme ai Doria, Grimaldi e Fieschi, gli Spinola erano una delle più importanti famiglie della città, la cui ricchezza, fondata sulla mercatura, si perde lontano nel tempo. Il palazzo, precedentemente appartenuto ai Doria, vede la luce nel 1542 e oggi fa parte dei Palazzi dei Rolli. Un imponente portale impreziosito da 4 colonne e da un architrave

su cui poggiano statue di armigeri ai lati dello stemma nobiliare e un grande cortile interno su cui aggetta la galleria loggiata. Lo scalone laterale, a due rampe, porta agli ambienti interni ricchi di affreschi tra i quali si annoverano quelli Luca e Giovanni Cambiaso. Ampiamente rimaneggiato per la realizzazione di via Roma, il ricordo del suo bel giardino rimane solo, come testimonianza, sulle tavole del pittore fiammingo Rubens. Ceduto al Comune nel 1876, figura tra gli edifici che testimoniano l’evolversi urbanistico della nostra città come ricorda una lapide sita sotto il portico del cortile: “Acquistò per se con proprio denaro il suolo con le pertinenti un tempo casette con i gradini ed il mulino…”


LETTERE

DALLA LUNA

r n at o o t o n o PS : s ra ! er s ulla T

Piazza Embriaci arriva che non te lo aspetti, così semplice e perfetta, io però me l’aspetto, perché lo so già. Penso che potrei finalmente goder della mia nuova vita terrena, se solo la mia città cambiasse radicalmente dalla notte all’alba, ogni santo giorno. Maledetta, sempre uguale. Scalino dopo scalino guadagno il dorso del colle di Sarzano, che so essere l’insediamento più antico di Genova. Ho deciso questa mattina di non guardarmi i piedi, pena un’ammenda di 159 euro da versare nelle mie stesse tasche. E di non accontentarmi della prima cosa che attira l’attenzione, come un gatto a caccia della preda mi volto a destra e a sinistra e poi in alto verso il cielo, quassù ogni cosa indica qualcos’altro, voglio riuscire a farmi cogliere impreparato. Altissima sopra la mia testa la Torre degli Embriaci e a pochi passi di distanza la facciata in stile romanico dell’antichissima chiesa di Santa Maria di Castello databile ancora prima dell’anno 900. Lungo la via di Santa Maria di Castello ecco la piccola piazza di Santa Maria in Passione…

La voragine, il cratere nel cuore, luce spenta, Santa Maria in Passione. E’ la scultura senza firma e nome, il dipinto a caso che ingoia il sole e il taciuto inspira e attesa rimanda. Oltre la porta ferrata, socchiusa, un dio che non si prega e non si canta. L’hanno bombardata, ancora scricchiolano i muri, ancora cadono i calcinacci. O forse non cade più niente e l’immaginazione mi suggestiona. Le crepe si allargano regolari un millimetro all’ora, forse anche più veloci, forse non si muovono affatto. Tutto è come pare, non come è. E intanto la riflessione ha accompagnato lentamente la mia testa verso il suolo e poi, inesorabile sulla punta dei piedi… maledetti, sempre uguali. Sfilo 159 euro dal mio portafoglio e infilo le banconote in tasca, piegandole con cura.


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DI TUTTO UN po'

LA LONDRA DEI

MERCATI, DEL VERDE DEL ROMANTICISMO Samuel Johnson aveva proprio ragione, “…chi è stanco di Londra è stanco della vita”. Unica come un pomeriggio in barca a remi nel lago di Hyde Park, speciale come la Union Jack e romantica come una passeggiata di mezzanotte nei dintorni del Tamigi ad ammirare la luna che illumina il Big Ben. La città è divisa in quartieri, da Westminster dove troviamo le più classiche e regali attrazioni londinesi, il Big Ben , Buckingam palace e Trafalgar square per poi arrivare a Soho, dove turisti e persone di ogni etnia e gusti sessuali si mischiano per le vie sempre vive del quartiere più giovanile della città, ricco di bar, pub e ristoranti da ogni parte del mondo. Adiacente a Soho troviamo Chinatown, uno degli insediamenti cinesi più grandi e ordinati d’Europa, costituito principalmente da ristoranti sempre colmi di persone amanti della loro cucina. Per vedere “l’inglese vero” invece bisogna recarsi nella City, dove uomini in giacca e cravatta con impermeabile e bombetta si aggirano a passo spedito nei dintorni di Liverpool street, tempio delle banche e degli istituti assicurativi più prestigiosi. Una delle peculiarità di Londra sono i suoi mercati famosi in tutto il mondo, nei quali è facile trovare dagli oggetti più moderni a quelli più antichi, vestiti usati, dischi rari,

di DIEGO ARBORE

Fotografia di Diego Arbore

giocattoli d’epoca e antiche cianfrusaglie recuperate in qualche scantinato di qualche casa in stile georgiano. Tra i più importanti e rinomati ci sono Portobello Road, Camden Market e il caratteristico Petticoat Lane. Di tutt’altro genere è lo shopping nella celebre Piccadilly circus e lungo Regent street dove si possono trovare le marche più famose di abbigliamento e cosmetica, mentre per i più piccoli c’è Hamleys, uno dei negozi di giocattoli più grandi al mondo, cinque piani di giochi interattivi con bolle di sapone giganti, piccoli aerei volanti e magie degne dei migliori prestigiatori. Da Regent street ci si collega a Oxford circus e Oxford street, anch’esse ricche di grandi

firme ma improntate sui giovani e sugli acquisti low cost. Lungo la Piccadilly, la strada che collega Green park a Piccadilly Circus, troviamo Fortnum & Mason, un grande magazzino famoso per essere il fornitore ufficiale di the della casa reale; aperto nel 1707 nel centro di Londra, nel tempo ha mantenuto la stessa cura nella scelta delle migliori qualità di the da degustare comodamente in una sala allestita in perfetto stile British. Infine, adiacente a Fortnum & Mason, troviamo la piccola chiesa di St.James, nel cui cortile viene esposto un piccolo mercato di merce usata e di produzione artigianale, facile da visitare per la sua comodità, utile per staccare la vista dalle grandi firme del centro cittadino.


di tutto un po'

Per i viaggi in dolce compagnia si può passeggiare lungo il Tamigi intorno alla mezzanotte, attraversare il Millennium Bridge e con un po’ di fortuna si può ammirare la luna piena che illumina Westminster, il tutto accompagnato dalle musiche dei Beatles suonate da improvvisati musicisti lungo le rive del fiume, oppure potete affittare una barca a remi nel lago di Hyde Park e navigare in mezzo ai cigni poco prima del tramonto. La frenesia della città e le migliaia di persone che si incrociano ogni minuto vengono spezzati dal verde e dalla tranquillità dei parchi

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cittadini. Hyde park e Green park su tutti, dove troviamo volatili di ogni genere non preoccuparsi della presenza delle persone, mentre piccoli scoiattoli si avvicinano ai bambini in attesa di qualche briciola. St.James park invece, è il più antico dei parchi reali ed è situato a est di Buckingham Palace, al suo interno si trova un lago con due isole, la Duck Island e la West Island. Tra i parchi annoveriamo anche alcuni cimiteri, tra cui il West Brompton Cemetery, un enorme distesa di tombe di guerra sulle cui lapidi si trovano grossi

corvi neri molto caratteristici, non particolarmente allegro ma sicuramente interessante per gli storici e amanti della fotografia. Londra è diventata facilmente raggiungibile grazie ai voli Low Cost che permettono da tutta Italia di spendere poche centinaia di euro in ogni stagione. Gli alloggi sono facili da trovare, si va dall’albergo di lusso ai più economici, mentre chi vuole dormire in una vera casa Inglese può cercare un B&B dove troverà sicuramente accoglienza, pulizia, cortesia e l’odore del bacon con salsiccia che vi sveglia al mattino per la colazione.

Nice 2 meet u

ENGLISH

di daniele canepa

La lingua del presente e del futuro - “In the right place at the right time”, nel posto giusto al momento giusto. Questo in sintesi è il motivo per cui oggi l’inglese è la lingua franca globale. In the right place, perché tra il XVI e il XX secolo l’Inghilterra ha piantato la sua bandiera in tutti i continenti, arrivando a costruire un Impero nel quale l’inglese era la lingua del potere. Dopo il 1945, se l’Empire ormai si stava sgretolando, un altro paese anglosassone emergeva: gli USA, il punto di riferimento del mondo occidentale e non solo. L’affermazione dell’inglese come lingua ufficiale delle diverse organizzazioni internazionali del dopoguerra, quali UN (United Nations) e EU (European Union), è avvenuta quindi spontaneamente. At the right time, perché l’inglese era la lingua franca globale nel momento in cui si sono diffusi nel mondo i mass media e soprattutto Internet. Con le americane Google, Apple e Microsoft leader in campo informatico, l’inglese è naturalmente diventato la lingua della tecnologia. Vedendo però ciò che è accaduto in passato a un’altra lingua internazionale, il latino, sorge il dubbio se l’inglese continuerà a mantenere il suo ruolo, vista anche la crescita di altri giganti, quali Cina e Brasile. Prevedere il futuro è arduo, ma possiamo formulare delle ipotesi sulla base delle differenze, più che delle analogie, tra inglese e latino. Sono diversi i tempi: Internet è determinate per la supremazia dell’inglese. Poi, a differenza del latino, l’inglese è diffuso globalmente. Inoltre, milioni di nuovi studenti nei paesi emergenti citati prima si cimentano nell’inglese con grande convinzione. Il processo sembra quindi irreversibile. Peraltro, il contatto con le lingue delle ex-colonie, e non solo, ha arricchito il vocabolario inglese stesso, come nei casi di guru (dal sanscrito) e taboo (parola polinesiana). Il ritorno a una lingua globale comune, come nel periodo antecedente alla Torre di Babele, non sembra poi così un miraggio, sebbene sia auspicabile che a fianco alla lingua inglese si preservino anche le altre attualmente esistenti.


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penna sagace

banni

Il 27 Giugno il Parlamento ha definitivamente approvato il disegno di legge di riforma del mercato del lavoro. Avevo riposto molte speranze in questa riforma. Ero sicuro che un governo tecnico potesse prendere quelle “decisioni difficili” che i numerosi governi che si sono susseguiti in questi anni non sono stati in grado di prendere. “Flexicurity”, “lotta al precariato” e “semplificazione” sarebbero dovuti essere i capisaldi di questa riforma, ma molto si è perso per strada. Nel passaggio parlamentare sono state introdotte alcune modifiche positive come l’introduzione di un salario minimo per i contratti a progetto, tuttavia molti nodi restano purtroppo ancora irrisolti. Le norme relative al licenziamento sono ancora troppo complicate e il lavoratore che vuole ottenere un indennizzo deve in ogni caso ricorrere in giudizio, mentre, così come accade in Francia e Germania, si sarebbe dovuto prevedere un indennizzo automatico. In generale sembra che, per prevenire un comportamento scorretto in un caso su cento, si siano complicati a dismisura gli altri novantanove casi. Questo tipo di approccio ha prodotto una riforma che non è certo caratterizzata da una semplicità tale da attirare investimenti stranieri. Ancora prima dell’insediamento del governo Monti erano già state formulate valide alternative per riformare il mercato del lavoro. Sia il “contratto unico” proposto dagli economisti Boeri e Garibaldi sia il disegno di legge presentato dal senatore Ichino sarebbero stati validi punti di partenza su cui costruire una riforma del lavoro e, soprattutto, avrebbero rappresentato un vero punto di rottura con il passato. Purtroppo questa riforma, pur rappresentando nel complesso un timido passo nella giusta direzione, rappresenta l’ennesima occasione sprecata di dare una vera svolta al mercato del lavoro ed è quindi, come temevo, l’ennesimo compromesso “all’italiana”.

DI TUTTO UN po'

VINO V E R I TA S di gianluca nicosia

Il BARBERA D’ASTI DOCG, come già anticipato nelle scorse uscite, è l’unica denominazione che ha ottenuto la DOCG. L’area di produzione comprende 169 comuni tra la Provincia di Asti e parte della provincia di Alessandria collocati all’interno di un sistema collinare poco elevato. I vitigni con i quali è consentito produrlo sono: Barbera in una percentuale minima del 90%, Freisa, Grignolino e Dolcetto in una percentuale massima del 10%. Il colore è rosso rubino tendente al granato se invecchiato; ha profumo vinoso con sentore di viola, etereo con l’età. Il sapore è asciutto, corposo, più armonioso se invecchiato. La gradazione alcolica minima del vino deve raggiungere i 12°. La temperatura di sevizio è tra i 16/18°c , se invecchiato invece è tra i 18/20°c. Per ottenere la denominazione deve subire un invecchiamento obbligatorio di 4 mesi a partire dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve. Per ottenere la qualifica ‘’SUPERIORE’’ deve essere sottoposto ad un anno di invecchiamento obbligatorio, di cui almeno 6 mesi in botti di rovere. Deve avere inoltre una gradazione minima obbligatoria di 12,5°. Gli abbinamenti consigliati, se giovane, sono salumi tipici piemontesi, bolliti e carni bianche. Se invecchiato piatti elaborati di carni rosse, selvaggina e maiale.


di tutto un po'

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Liberamente

a cura della psicologa

michela alibrandi

vacanze... che stress!! Sole, mare e voglia di staccare dal lavoro e dai ritmi quotidiani, magari con un bel viaggio e una vacanza rilassante con tutta la famiglia... Spesso però l’organizzazione e la gestione del tempo libero rappresentano anch’essi una fonte di stress e di ansia. Quelle settimane di pausa sono cariche di aspettative, vissute come un premio, un giusto riconoscimento alle proprie fatiche, pertanto occorre organizzarle bene per non restare delusi, ma se le idealizziamo troppo la delusione é davvero dietro l’angolo! La vacanza é a tutti gli effetti un cambiamento, di abitudini, di ambiente, di alimentazione, e come tutti i cambiamenti può essere fonte di ansia: dobbiamo trovare compromessi tra i nostri desideri e quelli dei nostri familiari, organizzare giornate con nuove regole, senza orari o impegni predefiniti, trascorrere il nostro tempo con compagni di viaggio con cui di solito condividiamo solo le serate o i weekend e in posti che per quanto belli non sono casa nostra. Allora occorre trasformare l’ansia e lo stress in quelli che si definisce EUstress, cioè stress positivo, energia e motivazione per affrontare i cambiamenti con spirito di avventura e curiosità, chiedersi “cosa succederà?” con un senso di divertimento che ci spinge ad uscire fuori dal guscio. Per aiutare noi stessi in questo compito, cerchiamo di non

Illustrazione di Constanza Rojas

dare tutto per scontato ma assaporare ogni momento, anche un semplice tuffo, vissuto con intensità e piacere, restando con il pensiero nell’istante presente. É importante non avere aspettative troppo alte, non immaginarsi mete o situazioni inarrivabili, ma considerare la vacanza come un momento di pausa da dedicare alle nostre passioni, in compagnia delle persone che amiamo, e sapere che per la natura stessa del viaggio inteso come cambiamento potranno esserci dei momenti di stress, ma che non avranno il potere di rovinare tutto a meno che non

saremo noi a concederglielo! Il rischio di stress é maggiore in caso di mete lontane, a causa del fuso orario e del cambiamento di abitudini alimentari, e in vacanze in cui cerchiamo di incastrare troppe attività in poco tempo: anche in questo caso la scelta più sana é la moderazione, privilegiando mete adeguate ai tempi di permanenza e mantenendo un’alimentazione simile a quella a cui siamo abituati durante l’anno, ricordando di lasciare spazio al dolce far niente! Buone vacanze! Per informazioni e contatti www.psicologo-genova.it


il caffè degli artisti

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letteratura e futuro

IL "FLASHBACK" DI DAN SIMMONS Comprendere il futuro. In un mondo nel quale le cose note sono sempre meno di quelle che non lo sono, il grande mistero, il grande sogno, resta il futuro. Quello di immaginare il mondo che verrà è sempre stato un rifugio ideale per scrittori e filosofi. Coniugare al futuro il presente è un esercizio al quale si sono sottoposti in molti, da Platone a Virgilio fino a molti immaginauti contemporanei, da Orwell ai fratelli Wachowski. Per alcuni il futuro è l’Età dell’Oro. Altri invece, vedono materializzate nell’avvenire le paure più grandi. Da sempre la letteratura Utopistica e la fantascienza forniscono eccellenti manuali per comprendere noi stessi e il mondo. Prendete Asimov, uno dei pilastri della SF del XX secolo. Il suo Impero Galattico è figlio delle angosce e speranze degli anni 50/60. La fine della guerra aveva portato grandi speranze, ma anche paure sconosciute. Il futuro per quegli anni era fatto di macchine volanti, voli spaziali e una Confederazione Galattica nel quale il concetto stesso di nazione perdeva significato. Si immaginava la telepatia come mezzo per comunicare, noi la chiamiamo I-phone. Sull’altra faccia della Spirale, autori come Bradbury o Orwell usavano la loro penna per denunciare le degenerazioni del loro presente. Quei romanzi, letti oggi, se da un lato possono fare sorridere dall’altro raccontano con angosciante precisione le nostre decadenze. L’informazione, ad esempio,

come in 1984, spesso ci racconta che la Guerra è Pace, la libertà è schiavitù e l’ignoranza è forza. Come in passato anche nei libri di oggi possiamo trovare elementi per riflettere sul nostro futuro nei tempi della crisi. Quando uno scrittore immagina, crea, e il suo mondo di carta diventa reale quanto il nostro. Quando un paio di mesi fa ho incontrato il nuovo libro di Dan Simmons ho cominciato ad analizzare la crisi nella quale siamo immersi da altri punti di vista. Autore versatile ed estremamente preparato, con il suo Flashback Simmons immagina il mondo del 2030 come figlio illegittimo del nostro presente. La sua è una distopia, un disturbante sogno all’incontrario. Il suo affresco è angosciante ma realistico: guardare a quel futuro con il nostro presente fuori dalla finestra, è come ascoltare una canzone SEI UNO SCRITTORE? ... SCRIVICI! Videoscrittori, il nuovo format di EraSuperbaTV. Due persone che non si conoscono. Una di fronte all’altra. La prima è uno scrittore. Alla seconda piace fare domande ed ascoltare. Una penna che scrive, una voce che legge. Il mondo di uno scrittore che si compone pian piano, la sua faccia, la sua storia, davanti alla telecamera per dieci minuti di libera creatività... Se sei interessato a partecipare scrivi una email a redazione@erasuperba.it

di francesco Cascione suonata male: ci disturba, eppure la riconosciamo. Disegnando un futuro posto in un crocevia tra Strange Days, Fuga da New York e Mad Max, l’autore costringe il lettore a porsi domande sul quotidiano. I dubbi sulla Dottrina Obama, il pericolo costituito da Siria ed Iran, il potere dei mercati e la Vecchia Europa che arranca, sono argomenti che, esasperati al peggio, diventano elementi di riflessione. Simmons non ci chiede, come ad colloquio di lavoro, come ci immaginiamo fra 30 anni, lo fa lui per noi, ma ci spinge a interrogarci sul presente, perché la fine del mondo è un processo lento che inizia nel presente. La letteratura racconta il mondo perché, immaginandolo, lo crea. Quando Dante scriveva la sua Divina, in italiano, l’Italia non era neppure un sogno.


il caffè degli artisti

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serge van de put E IL"RUMENTOSAURO"

DI PIAZZA CAVOUR Serge Van de Put è un artista belga, nato ad Anversa nel ’58. Grande viaggiatore, attualmente vive in Liguria e ha realizzato un’opera per Genova, una grande scultura alta 4 metri e lunga 8, visibile all’ingresso del Porto Antico in Piazza Cavour: Hugo, il rumentosauro. Talento poliedrico, realizza quadri, disegni, oggetti, ma è noto soprattutto per le sue sculture realizzate con la gomma di vecchi pneumatici dismessi. Materiale flessibile (relativamente!) ma duraturo, conferisce alle sue creazioni un aspetto particolarissimo. Come è arrivato a scegliere pneumatici per realizzare le sue opere? Dieci anni fa mi trovavo in Marocco e lavoravo a Marrakech. Lì ho incontrato un ragazzo che lavorava la gomma: ho pensato subito che fosse un materiale molto interessante da usare per le mie sculture. Successivamente sono stato a Martinique e lì ho realizzato alcune sculture. Nel 2009 ho avuto l’opportunità, attraverso un contatto italiano, di esporre una mia opera di grandi dimensioni, L’Elefante, alla Biennale di Venezia. Dopodiché ho fatto diverse mostre in Italia, per esempio a Biella, Bergamo, Torino e di recente ho comprato una casa a Savona e ho stabilito il mio studio ad Albissola Marina. Per quanto riguarda i materiali, io procedo realizzando prima una struttura in metallo che poi ricopro completamente con gomme di moto

di clauia baghino

Fotografia di Daniele Orlandi

e biciclette. Adesso le gallerie richiedono specialmente le mie creazioni in gomma, ma ho fatto anche quadri, sono un artista interessato a diverse possibilità. Creare opere d’arte riciclando materiali molto inquinanti come le gomme usate, spesso viene interpretato come stimolo alla riflessione sul tema dei rifiuti… Sono molto contento che il mio lavoro abbia assunto questa valenza; non ho cominciato precisamente con questo scopo, ma la gente guardando le mie opere ha visto questo, e io ora sono felice di contribuire in qualche modo al tema del riciclo. Veniamo a Hugo, il “dinosauro” di piazza Cavour… Nella sua pancia si vede un cumulo di metalli accartocciati: il loro peso corrisponde al peso medio dei rifiuti che

ciascuno di noi produce in un anno. Ho fatto il Rumentosauro nell’estate 2011 e adesso è circa un anno che l’installazione si trova qui. Purtroppo non ha esattamente il contorno che avevo pensato: le transenne da lavori in corso tutto intorno e la mancanza di un’illuminazione serale sulla scultura la penalizzano un po’. È pensata in realtà per essere avvicinata, toccata e perfino scalata dalle persone; ho fatto la struttura solidissima proprio per questo. Una curiosità: la gomma da pneumatico è un materiale anomalo in scultura. È molto difficile da lavorare? Le gomme delle auto hanno un telaio in metallo che sarebbe troppo difficile da tagliare e lavorare nella forma che mi serve. Per questo io utilizzo esclusivamente gomme di moto e biciclette, che hanno al loro interno un telaio in nylon, molto più flessibile.


Fermata a richiesta:

una storia, una foto a cura di daniele aureli e daniele orlandi

Ritrovata lettera in Via Nolan Mi chiamo Anna Della Notte e un giorno perderò anche questa lettera. Perdo ogni cosa. Mi perdo sempre il calzino destro, le penne e le matite le dimentico ovunque. I soldi mi cadono e non li ritrovo più. Le sciarpe le lascio in ogni parte del mondo al di fuori di dove dovrebbero essere. Magliette: le tolgo e poi non ricordo che fine fanno. Libri… I libri proprio non li capisco: sto leggendo, mi distraggo, arriva una chiamata, lascio il libro e poi non lo ritrovo più. Com’è possibile, dove cazzo è finito? Era qui! Lo ritrovo dopo mesi, sotto il mio letto, in cucina, in bagno, sotto a una pila di altri libri, immerso in un mare di boh e da tante altre parti assurde di questa storia. Perdo le mie idee. Una volta ho perso conoscenza; ho bevuto talmente tanto vino da non ricordare più il mio nome: bicchieri su bicchieri a formare bottiglie su bottiglie a creare un vuoto di pensiero. Ho perso due chili a luglio e ho gioito, ne ho ritrovati quattro a dicembre e ho imprecato. In spiaggia ho perso il mio cellulare e dopo poco anche la speranza di ritrovarlo; granelli di sabbia che nascondono orme e oggetti di poco valore. Ho perso la strada più volte e spesso non l’ho più ritrovata. P.s.: tutt’ora sono in cerca della retta via. Ho perso la fede… E per non fare confusione vi confesso fra parentesi che (non ho mai avuto intenzione di sposarmi). Ho scritto il titolo di questa lettera su una pagina di un quaderno rosso. Il quaderno l’ho ritrovato, il titolo no. Dimentico nomi cose città obbligo e/o paragoni. Dimentico

di finire le frasi, a volte inizio a scrivere e non term Perdo la memoria di alcune parole e faccio confusione. Non distinguo lapsus da lapis, maglione da felpa e fogli da fogliame. Mi perdo in continuazione ad osservare il mare… è un loop che non si ferma. Quel rumore, quell’andare e tornare, è come se il tempo si allungasse… quel rumore, quell’andare e tornare, è come se il tempo si allungasse, in continuazione, mi perdo, ad osservare il mare. Dimentico gli amori passati. Ho amato ogni uomo che ho spogliato, amato per un giorno, per una notte, per una vita. Perdo gli appunti che mi servono per ricordare di non perdermi gli appunti. Bracciali, anelli, orecchini, collane e cerchietti sono nella top five delle “cose che perdo con più facilità”. Ho perso la mia ingenuità poco tempo fa, la mia verginità molto tempo fa Ho dimenticato di mettere il punto nella frase precedente e ho dimenticato di terminare la frase alcune righe fa e ho dimenticato che ho scritto fa anche prima quindi sarebbe meglio evitare la ripetizione. Dimentico, perdo, lascio cadere, andare, non mi curo, scivolano via pensieri, cadono ricordi e mi lasciano leggera, si spengono rimembranze di giorni passati che non servono più. Tutto scorre e il mondo non si ferma. C’è una cosa che non riesco a dimenticare, che non mi lascia in pace, che mi viene a trovare nei momenti meno opportuni. Una cosa che non riesco a perdere. Non riesco a ricordare che mi devo dimenticare, dimenticare ormai… Il tuo nome.


il caffè degli artisti

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IL BANDITORE Per avere maggiori informazioni sui bandi e scoprire altre opportunità per gli artisti visita www.erasuperba.it * Bicicletta è... concorso fotografico a cura di Fiab Genova. Invio a Libreria Finisterre (piazza Truogoli di Santa Brigida) fino a tre foto a colori o in b/n, no rielaborazioni digitali. Nessuna quota di iscrizione. In palio mostra collettiva alla biblioteca Berio, al vincitore anche buoni acquisto e stampa sulla copertina del programma 2013 del Circolo Amici della Bicicletta. Scadenza 10 settembre. * Una ricetta al giorno toglie i rifiuti di torno concorso di ricette create senza sprechi e riutilizzando gli avanzi. Invio a ceap@provincia.savona.it. Per le tre ricette migliori realizzazione di un video e pubblicazione sul sito della Provincia di Savona. Scadenza 11 settembre. * View social contest Bando per creativi digitali rivolto a creativi e designer per opere (video, corto, animazioni ecc.) realizzate tra il 2011 e il 2012 su temi di attualità e sociale. In palio partecipazione a View Conference (Torino, 13-19 ottobre 2012) e 1.500 €. Iscrizioni su www.viewconference.it. Scadenza 15 settembre. * Immagini senza parole Concorso di illustrazioni fino a tre opere inedite ispirate alle parole “Bla bla bla”. Nessun limite di età o nazionalità. In palio realizzazione ebook con immagini e racconti (che saranno selezionati in un bando successivo). Invio in jpeg a redazione@starbooks.it. Scadenza 30 settembre.


con conililcontributo: patrocinio:

con il contributo: REGIONE LIGURIA Regione LiguRia

Genova

Levanto

Recco

Arenzano

Moneglia

Zoagli

La Nuova oNda deLLo spettacoLo venerdì 20 Luglio - LevaNto Premio Onda di Risate - Stefano Chiodaroli Lunedì 23 Luglio - GeNova Music Rights Show >> Genova Contest Band Mercoledì 25 Luglio - GeNova Music Rights Show >> ut l’anima prog dei New Trolls Giovedì 26 Luglio - GeNova Music Rights Show >> pFM in “Canta De André” Martedì 31 Luglio - Recco Premio Seriamente comici >> F. Rizzuto, E. Chiocchi, A. Di Tullio Martedì 14 agosto - aReNzaNo Premio Gruppi de Sâ >> A. Corsi e Giua, C. Angelini, Rebis Mercoledì 15 agosto - MoNeGLia Premio Musica in Blu >> Gnu Quartet venerdì 24 agosto - zoaGLi Premio “Via del Campo” >> Andrea Celeste

Limited Edition

dal 20.07al 24.08 2012 sponsor:

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l' angolo di Gianni Martini

Considerando a distanza i movimenti storici, culturali, artistici si pone in evidenza un tratto comune: il massimo livello di carica espressiva viene raggiunto nel periodo in cui già si fanno sentire le prime avvisaglie di “crisi”. Anche il periodo da noi affrontato non sfugge a questa “regola”, infatti l’impatto sociale massimo si ebbe nella seconda metà degli anni ’70, quando già si riconoscevano i primi segni del riflusso.

Se l’espressione artistica, nelle sue punte più avanzate, spesso “anticipa la storia” (intendendo con questo la capacità visionaria di prefigurare nuovi mondi possibili, indicare faticosi sentieri per un cambiamento praticabile, segnare direttamente la linea di rottura con linguaggi/schemi sociali/concezioni del mondo/ abitudini e costumi radicati e tradizionali…), parallelamente libera energie creative che nel loro impatto con la società, continueranno a dare frutti (…”cattivo esempio”?...) per un periodo più o meno lungo, anche quando il magma rivoluzionario avrà ormai attenuato la propria incandescenza e le spinte più spontanee e anarcoidi saranno rifluite o addomesticate. Segno di questa “bolla di energia” potrebbero essere considerate da un lato la linea di continuità creativa e produttiva di musicisti, gruppi, etichette etc…che rimarranno in attività, con tutte le difficoltà esterne, dovute ad un paesaggio sociale ormai radicalmente mutato, ed interne, “psicologiche”, dovute ad un senso di isolamento, straniamento, crisi di identità (sentimento che, bruciante, toccò soprattutto i compositori di aria colta). Questo da un lato, dall’altro una risposta “istituzionale” – di necessità in ritardo sulla storia

viva – che comunque recepì i desideri di cambiamento. Nel nostro paese l’epopea dei grandi festival iniziò verso la fine degli anni ’70, quando già si iniziavano ad intravedere i primi effetti del “riflusso”. Nuovi amministratori negli enti locali – conseguenza diretta di un diverso assetto politico-istituzionale – permisero e/o attuarono (grosso modo fino alla seconda metà degli anni ’90) una programmazione, a volte coraggiosamente aperta alle correnti espressive più recenti. Molti compositori contemporanei e “sperimentali” (pur in piena crisi di identità, come si è appena ricordato) ricevettero concrete proposte di lavoro e le loro opere vennero messe in cartellone, insieme ai classici. Anche il jazz e il blues uscirono dalla dimensione “underground” per raggiungere, grazie a importanti rassegne come Umbria Jazz, Siena Jazz, Pistoia Blues etc…un più vasto pubblico di appassionati. La riuscita di questi appuntamenti di grande risonanza si dovette anche ad un impegno istituzionale impensabile fino a qualche anno prima. Per la canzone d’autore – che , come si è visto iniziò in sordina e accompagnò in crescendo tutta l’evoluzione della vita politica italiana - ora, mentre il movimento stava rapidamente spegnendosi, arrivò

l’epoca dei grandi concerti negli stadi: la tournèe di “Banana Republic”, di F. De Gregori e L. Dalla, i concerti di Vasco e, un po’ dopo, Ligabue. I nuovi equilibri politico-partitici portarono ad una riforma del servizio pubblico radio-televisivo (…possiamo pure leggere “lottizzazione”…): nacque “Rai tre”, più sensibile alle tematiche socio culturali care alla sinistra. Il fenomeno di una maggiore considerazione istituzionale riguardò, con precipue caratteristiche, anche le arti visive, la poesia, il teatro (ad esempio Dario Fo e Giorgio Gaber, figure molto vicine al movimento approdarono in Tv). Ma se nei primi anni ’60 tutto avveniva magmaticamente, nel “fuoco degli eventi” (… non solo in senso figurato…), dove c’era chi si improvvisava organizzatore, impresario, discografico, conduttore radiofonico, cantautore (molti che oggi sono affermati iniziarono così), ora – negli anni ’80 – tutto diventerà “attività professionale” con i ricordi dell’entusiasmo movimentista ormai alle spalle. Ecco, a questo punto il mercato – che di solito è colto di sorpresa dai sommovimenti sociali realmente innovatori – iniziò a dare consistenza ai tentativi di recuperare terreno, cavalcando l’onda della grande diffusione delle “nuove idee”.


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MANGI

parla come mangi centrale che andrà pestata nel mortaio con cedro, zucca, canditi tagliati a pezzettini. Aggiungete anche la polpa di una pesca e qualche cucchiaio di vino bianco. Riempite le mezze pesche con l’impasto ottenuto e mettetele quindi in una teglia unta di burro. Cospargete il tutto con zucchero e mettere in forno 30 minuti a 180° e servitele tiepide o fredde. Ottime anche con una crema zabaione oppure nella variante che utilizza gli amaretti nel ripieno.

PESCHE RIPIENE PERSEGHE PINNN-E

INGREDIENTI 8 pesche, cedro candito, zucca candita, zucchero, vino bianco, burro PREPARAZIONE Aprite le pesche (è preferibile usare la varietà detta Staccalosso che si divide a metà in modo netto), lavatele e togliete il nocciolo avendo cura di conservare la mandorlina

A CURA DI BRUNO GATTORNO canto I (parte II) Mentre derrúavo in zù, me se offërto davanti a mí chi pe lungo tempo no parlava ciù, e a sœ voxe a me resœnna, (òmmo pe sòrte son stæto za) (i mæ parenti êan Lombardi, ma primma ancòn che fise tardi son nasciûo a Romma all época di fäsci e di böxardi. Poëta, mi hò cantòu o figgio d’Anchise,vegnûo da Troia quando o lea stæto ûn leon da sò stòia. Ma! perché ti pensi a tanta nöia? guagna a montâ do monte, che o le o prinçipio ea raxion de tanta gioia.) (Öh, ti te o Virgilio, che ti parli comme ûn sciûmme sciortïo da a fonte) ghò respòsto mi, co’o russô in sce a fronte; e le coscí o ma resposto: (A tûtti i poëti önô e lûmme, o lè stæto o stùdio eo grande amô che o ma fæto diventà cäo o tœ volümme.) Dunca mi: (Öh mæ Meistro, te ti..te ti o mæ autô! da ti hò imparòu o stile che o m’ha fæto önô,

ammia a béstia che me sòn trovòu… aggiûttime, che tremmo da puïa e pèrdo o scióu.) e le a mi’: (Te convegne piggiâ ûn’atro viagio, visto che ti cianzi e ti vœ sciortí da questo passággio, perché questa bèstia che a te fa sûa a fronte, a l’hà i respii all’inferno dovve a raggia e l’invidia a l’avià in eterno. Dunca vëgnime apprêuvo, e te portiò in te ûn posto eterno, là ti sentiæ cianze e crià, anime ciamà a morte pe no fale disperà, ti veddiæ chi do fêugo sòn contente, sperando de arrivâ in ta beata gente, se poi ti vorriè in erto andâ, ûn’anima te daiö, e te dovviö lasciâ ; Perché l’Imperatô che dall’erto o regna…savændo che fœa da e so lezzi sòn visciûo, d’avéime o se sdegna. Ma in to trono do sò commando, mi te raccomando.) (ghe vaddo con a quæ de vedde San Pe)… ghe diggo, le allôa o se méscia, e mi ghe vaddo derrê. o l’ammia i mòuxei, e serio o i stâ a ammiâ.


agenda

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concerti - FEStiVAL - spettacoli GENOVA MUNDI. Fino al 20 agosto ore 19 - oltre tre settimane di spettacoli, danze, musica, ristorazione ed eventi dalle Americhe e Mediterraneo. Fiera di Genova PFM CANTA DE ANDRE’- Palco sul Mare Festival. 26 luglio ore 21.30 Arena del Mare Porto Antico, biglietti da 25 a 32 euro BANCO DEL MUTUO SOCCORSO E LE ORME IN CONCERTO. 27 luglio ore 21 -serata conclusiva di Goa Boa festival all’insegna della musica prog. Villa Serra di Comago, biglietti 30 euro RITMI E DANZE DAL SENEGAL 28 luglio ore 21.30 -un susseguirsi frenetico e pirotecnico di ritmi e danze e interventi vocali che rimandano alla tradizione dei Cantastorie dell’Africa Nord Occidentale. Arena del Mar edel Porto Antico di Genova, biglietto 16 euro PRIARUGGIA IN FESTA. Sabato 28 luglio ore 18 - divertimento, shopping, musica live, dj set, karaoke per le vie del quartiere organizzata dal CIV. Grande concerto sulla spiaggia e spettacolo pirotecnico! Quartiere di Priaruggia DAWN PENN IN CONCERTO. Sabato 28 luglio ore 22.30 - la grande icona della musica giamaicana si esibisce al centro sociale TDn di Lagaccio. Ingresso 5/8 euro SILVIO C’E? CON ANTONIO CORNACCHIONE Ridere d’Agosto ma anche prima. Domenica 29 luglio ore 21.30 - quattro anni dopo il fortunato “Povero Silvio”, il comico, in tandem con il cantautore Carlo Fava, torna ad attingere alla figura di Berlusconi pretesto per raccontare fatti e misfatti dell’Italietta dei nostri tempi, fra gossip e politica. Arena del Mare Porto Antico, biglietto intero 16 euro SERIAMENTE COMICI Palco sul mare festival. 31 luglio ore 21.30 - spettacolo con Francesco Rizzato, Arturo Di Tullio, Eugenio Chiocchi. Recco, Lungomare Bettolo AMORE SACRO AMOR PROFANO festival della canzone d’autore di Arenzano. 2/4/6 agosto ore

21.30- Protagonisti Federcio Sirianni e Gnu Quartet (2/08), Max Manfredi (4/08) e Roberta Alloisio (6/08). Ingresso libero JAZZ & WINE FESTIVAL Degustazioni enologiche e buona musica. 26/7 Spazio Autori e mostra “Libri incatenati”, 2/8 Paolo Jannacci in una performance intimistica, accompagnato alla chitarra da Luca Meneghello, 9/8Fabio Capello ed il suo Quintetto, 16/8 serata dedicata al grande Natalino Otto, un reading jazzato nel centesimo anniversario della sua nascita. Cavi Borgo, Lavagna UN MARE DI LEGGENDE. Venerdì 3 agosto ore 21 - Partenza con battello da Genova Porto Antico per Portofino. Navigazione notturna alla scoperta delle leggende più misteriose dei borghi marinari della Riviera di Levante. DIMMI CHE MI AMI Ridere d’Agosto ma anche prima. Venerdì 3 agosto ore 21.30 - Dopo i successi di “Super Boeing!” e “Aspetto e spero” AltraLuna torna con un nuovo e divertente spettacolo, in cui vengono affrontate le dinamiche della coppia, raccontate attraverso un mix di umorismo e riflessione. Il tutto accompagnato dalle musiche eseguite dal vivo di Gabriele Serpe. Biglietto intero 13 euro, ridotto 10. Villa Imperiale, San Fruttuoso. ALLA FIERA DELL’EST 3/19 agosto ore 18/0030 Un evento di piazza, pensato per raccontare la cultura di un mondo vicino, quello dell’Europa Orientale. Porto Antico CONCERTI ALL’ABBAZIA DI SAN FRUTTUOSO DI CAMOGLI. Musica classica nei giorni 4/11/15/18 agosto. Arrivo solo in battello, prezzi da 17 a 23 euro FESTIVAL DEL FAIALLO 4 agosto ore 13/04 Una giornata di musica, natura e Grigliata . Live di Altavia (rock Italiano), Makadam (reggae), Mangarama (post rock Italiano), Youthanasia (trash metal), Datakill (crossover), Nothing to lose (hard rock), Kill’em all (trash), Zena Soundscape Project (elettronica), Pulin and the little mice (country), Lastsmoking Band (grun


agenda

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ge/dance 70’), Digiridù (rock). Urbe, Savona SILENT DISCO 4 agosto Nell’ambito di Mojotic Festival, uno degli appuntamenti più originali dell’estate ligure con balli e danze a impatto sonoro zero. Baia del silenzio, Sestri Levante VI INTERNATIONAL BLUES FESTIVAL 8 agosto ore 21.30 - “Rapsodia in Blues 2012” Big Harp blues band.Terrazza Miramare, Camogli MAURIZIO LASTRICO in ‘Quando fai qualcosa in giro dimmelo’. 10 agosto ore 21.30 - 1/3 di sommo poeta, 1/3 di tempi che corrono, 1/3 di Maurizio Lastrico, il restante 10% la Genova delle periferie, il calcetto dei perdenti. Teatro Arena Conchiglia Sestri Levante, biglietti 15 euro PREMIO GRUPPO DE SA, Palco sul Mare Festival. 14 agosto ore 21.30 - riservato ad artisti liguri: Giua e Armando, Corsi Rebis, Cristiano Angelini. Arenzano, piazza Rodocanachi ingresso 8 euro

GNU QUARTET IN CONCERTO Palco sul Mare Festival. 15 agosto ore 21.30 - Moneglia, piazza Caduti di tutte le guerre THE BEETLEASDAY 2012 “All you need is love”. 17/18 agosto Camogli FORUNDIO FESTIVAL 22-26 agosto - Festival di teatro, musica e natura ecosostenibile con laboratori per grandi e piccini, spettacoli teatrali, artisti di strada e concerti, In più cibo biologico e vegetariano. Faggio Rotondo, Neirone PREMIO VIA DEL CAMPO 2012 Palco sul Mare festival. 24 agosto ore 21.30 - Andrea Celeste Quartet. Zoagli piazza XXVII Dicembre LA LEGGENDA DEI NEW TROLLS 25 agosto ore 21.30 Nico di Palo e Vittorio De Scalzi con la loro band per far rivivere agli spettatori i celebri successi di uno dei più grandi gruppi italiani di sempre. Teatro Arena Conchiglia Sestri Levante, biglietti 22 euro

LE SAGRE

musei fuori orario

FESTA DEL VINO. 28/29 luglio - Monterosso al Mare, piazza Garibaldi FESTA FOCACCIA. 28/29 luglio ore 15 - Degustazione di vari tipi di focaccia, in serata intrattenimento musicale. Varese Ligure - Parco delle Acacie SAGRA DEL CINGHIALE Dal 2 al 6 agosto ore 19 - Ravioli, polenta, salsiccia, arrosto, spezzatino ecc. Inoltre 2 agosto Buio Pesto in concerto, 3-4-5 agosto - Rassegna di musica celtica CampoFestival e 6 agosto - Rock on the Rocks - rassegna rock con gruppi locali. Castello Spinola, Campo Ligure SAGRA DELLA FOCACCIA ALLA SALVIA 4 agosto ore 19 Santa Giulia di Centaura,Lavagna SAGRA DEL RISOTTO ALLA MARINARA 9/12 agosto Località san Bartolomeo della Ginestra, Sestri Levante SAGRA DEI PANSOTI 11 agosto ore 19 - Pansoti fatti in casa conditi con sugo di noci, burro e salvia e tante altre specialità! A seguire concerto. Ceranesi -Loc. Gaiazza, Chiesa S. Maria Assunta FESTA DELLA SANGRIA 13 agosto ore 22 – Fontanarossa di Gorreto SAGRA DELLO STOCCAFISSO. 14 agosto ore 1830 -Stoccafisso, penne alla Valbrevenna, carni, prosciutto e salsiccia alla piastra, patatine fritte ed infine la crostata, birra e vino. Piscina di Molino Vecchio, Valbrevenna AUGUST FEST. 14 agosto ore 21 - Birre artigianali prodotte dalla Birreria Genovese, panini con salumi, salsiccia e wurstel, discoteca. Pietranera di Rovegno SAGRA DELLE MELANZANE. Dal 19 al 22 agosto - Loc. Campegli, Castiglione Chiavarese POLENTATA 21 agosto ore 20 – Pietranera di Rovegno SAGRA DEL MIELE. 31 agosto/1/2 settembre. Torriglia CAMMINGIANDO 26 agosto ore 9 - Camminata nel verde con soste enogastronimiche. Borgo di Campo Ligure

Nel periodo estivo è possibile visitare alcuni musei genovesi anche nelle ore notturne. “Musei fuori orario”, questo il titolo dell’iniziativa, prevede aperture straordinarie dei musei di Strada Nuova di via Garibaldi, della Galleria d’Arte Moderna di Nervi e di Castello D’Albertis. Palazzo Rosso, Palazzo Bianco e nel piano nobile di Palazzo Tursi: fino al 19 ottobre con biglietto ridotto a 6 euro. Orari: da martedì a giovedì 9-19, venerdì 9-23; sabato e domenica 10-19 (lunedì chiuso). Per l’occasione sono organizzati eventi e percorsi tematici per scoprire le opere, le storie, il passato dei musei e della città. Gossip d’autore tra tele e pennelli (10/8 – 7/9) alla scoperta delle curiosità delle opere più famose: dalla vita particolare di alcuni pittori ai misteri di alcune iconografie, da strane ricette di colori fino ai pettegolezzi dell’epoca. Vizi privati, pubbliche virtù (10/8-7/9) In questo percorso si svelano gli aspetti impensati e curiosi dei nobili dei palazzi, un tempo dimore: attraverso i quadri e gli arredi si rivive la quotidianità di quello che fu chiamato il secolo d’oro dei Genovesi. Voci dal passato (17/8-14/9) La storia della città si ricostruisce attraverso le voci di chi vi ha vissuto: dogi e streghe ci parlano attraverso i secoli, facendoci ridere, commuovere, sognare. Un itinerario che parte dai palazzi e prosegue nelle strade della città vecchia, per trovare altre storie, altri protagonisti, noti o dimenticati. Serenata genovese (27/7-24/8-21/9): dal violino di Paganini alla chitarra di De Andrè, la città viene raccontata attraverso storie e luoghi seguendo il filo conduttore della musica. Appuntamento h 21 davanti al Bookshop di via Garibaldi. Costo 13 euro comprensivo di ingresso ai musei (gratuito per bambini fino a 10 anni). GAM di Nervi , H: mart 12-19; merc, giov, ven e dom 10-19; sab 10-21; lunedì chiuso Castello D’Albertis, H: mart, merc e ven 10-18; giov 13-22; sab e dom 10-19; lunedì chiuso


Era Superba n39  

Guerre moderne, Dialogo nel buio, Villa Piaggio, Wi-Fi gratis a Genova

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