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Attraversiamo un periodo di grave crisi economica e di degradamento dei valori necessari per la stabilità della nostra società. Soffriamo per i diritti dei nostri figli, dei più deboli, dei più bisognosi. Assistiamo al tentativo di una vecchia classe dirigente di perpetuare se stessa, pur non essendo in grado oggi di fornire le risposte adeguate alle domande imposte dal nostro tempo. Abbiamo preso atto, lo scorso 31 luglio, della conclusione rovinosa dell’esperienza di quest’ultima Assemblea regionale siciliana e del mandato del governatore della nostra isola e abbiamo pensato che non fosse possibile rimanere indifferenti di fronte a questa notizia, che ci chiama in causa tutti indistintamente. Riteniamo, infatti, che le decisioni che si consumano a Palermo siano determinanti per la crescita o per il fallimento del nostro territorio. Crediamo che non sia facile proporre il rinnovamento dei metodi, dei comportamenti e della mentalità delle persone a cui affidiamo le sorti della nostra comunità, ma che sia un atto coraggioso e necessario. Contiamo per il nostro futuro sull’ esigenza di figure nuove, dinamiche, appassionate, ma alle quali non manchino esperienza e competenza, anche nel rapporto tra regione e stato. Per questa ragione abbiamo deciso in tanti di proporre la speranza di una politica diversa, più operosa, più sobria, più corretta, più sensibile, più vicina alla gente, attraverso la candidatura di Michele Mangiafico, all’Assemblea regionale siciliana.


Parliamo di lui Michele Mangiafico nasce a Siracusa il 6 marzo 1976. Manifesta una spiccata sensibilità per il volontariato, la solidarietà e l’associazionismo, per l’aggregazione giovanile e per la riscoperta, il recupero e la valorizzazione delle proprie radici e della propria terra. Su questi temi, giovanissimo, nel 1994 è autore del volume “L’Orgoglio di noi siciliani”, pubblicato pochi mesi dopo il diploma, conseguito presso il Liceo Classico “Tommaso Gargallo” di Siracusa. A questa prima opera, ne seguono negli anni successivi altre due: “Ripensare Siracusa” (1998), un saggio di proposte per la rinascita della città, e “Res Publica Siracusana” (2000), che ripercorre tutta la storia della città capoluogo dallo sbarco degli alleati nel 1943 all’alba del nuovo secolo. Nel 1999 consegue la laurea in Scienze della Comunicazione all’Università “La Sapienza” di Roma e qualche mese dopo inizia a lavorare nel settore delle telecomunicazioni occupandosi di relazioni esterne, organizzazione di eventi per Infostrada (19992001) e poi di assistenza commerciale per Wind (2001-2008). L'impegno politico di Michele si concretizza nel 2001 quando, con 281 preferenze, entra in Consiglio comunale a Siracusa, dov’è componente delle commissioni “Bilancio” e “Statuto e Regolamenti”. Il 13 giugno 2004 viene rieletto in Consiglio Comunale con 695 preferenze, risultando il più votato della propria lista e il terzo in città. Rientra a far parte delle precedenti commissioni “Bilancio” e “Statuto e Regolamenti” e di quest’ultima ricopre il ruolo di vicepresidente. Candidatosi alle amministrative del 2008 al consiglio provinciale, risulta con 3.728 preferenze individuali il candidato più votato in provincia di Siracusa ed il 18 luglio 2008 viene eletto presidente del consiglio provinciale. Nel ricoprire questa carica, centrale è la volontà di aprire l’istituzione ai cittadini e l’assemblea al dibattito su temi di pubblico interesse.


Nel primo caso, attraverso la partecipazione delle scuole alle sedute di Consiglio, nel secondo caso attraverso le sedute aperte dedicate alla sanità, al ruolo delle Province, all’ambiente, alla sicurezza industriale, all’Europa, alla crisi economica, alla gestione del sistema idrico. La realizzazione di nuove scuole e le politiche in favore degli studenti sono oggetto di numerosi suoi interventi tradottisi negli anni in risultati concreti. Il Consiglio provinciale diventa anche promotore di momenti di formazione, rivolgendosi ai consiglieri degli enti locali di tutto il territorio e proponendo giornate di studio sul bilancio degli enti locali, sulla riforma del sistema istituzionale, sulla differenza tra indirizzo politico e ruolo gestionale, sull’immigrazione, sulla democrazia. Michele cerca, dunque, di promuovere con iniziative pubbliche l’idea di una politica meno superba e presuntuosa, ma più umile e capace di costruire giorno per giorno qualcosa di buono per la propria comunità, attraverso il reale e quotidiano confronto con la gente e la conseguente comprensione delle effettive problematiche sociali e del territorio che necessitano ormai di interventi indifferibili. In questi anni di attività politica, al centro del proprio impegno rimangono sempre la valorizzazione del centro storico, la crescita dell’università e dei servizi agli studenti, la rinascita del turismo l’impegno nel campo della solidarietà e l’attenzione verso la propria generazione, fino ad essere promotore del regolamento della Consulta giovanile. In prima linea anche nel settore della solidarietà e dei servizi per i più deboli, è promotore del servizio di interpretariato per i cittadini non udenti e del cosiddetto “servizio ponte”.

Dal 2003 al 2004 è “consigliere udente” dell’Ente provinciale Sordi di Siracusa e dal 2005 componente della Consulta comunale per gli immigrati. In questa veste, il 28 gennaio 2006, promuove e organizza all’hotel del Santuario il convegno “Immigrati: dal diritto ai diritti”, sui temi dell’accoglienza e dell’integrazione. Da gennaio 2007 è presidente dell’associazione culturale “Le Formiche”, che raccoglie l’impegno sociale e civile di questi anni che Michele Mangiafico ha profuso in forma singola e associata. L’associazione ha organizzato il convegno “L’innovazione e lo sviluppo dell’agricoltura siracusana nella programmazione 2007/2013 dei fondi europei”, che ha avuto luogo il 10 marzo 2007 presso l’aula magna della Facoltà di Architettura di Siracusa, il memorial Danilo Urbano per la donazione d’organo, ha promosso all’inizio del 2008 una cena per i rifugiati somali di Solarino e, più in generale, è in prima linea sul tema dell’accoglienza degli immigrati.


Decine e decine le presentazioni di libri organizzate in varie sedi istituzionali per promuovere dibattiti civili volti alla crescita della propria comunità. Il 21 febbraio 2008 presso la sala “Visetti” dell’Istituto Alberghiero ha dato vita alla prima “Cena al buio”, iniziativa di sensibilizzazione in collaborazione con l’U.i.c. provinciale nella giornata nazionale del braille sul tema della cecità. Fin dal 2007, in primavera hanno luogo iniziative di solidarietà attraverso tornei di calcio, il cui ricavato viene destinato ogni anno ad un’associazione diversa. Dal 2008 è in aspettativa non retribuita dall’azienda per cui lavora (Wind Telecomunicazioni SpA). Percepisce un’indennità di carica pari a quello che sarebbe stato il proprio stipendio (2.292 euro al mese, al netto delle trattenute). In seguito alla crisi economica e ai provvedimenti che hanno colpito i cittadini, invitando tutti a rivedere le proprie spese, ha rinunciato all’utilizzo dell’auto di servizio, all’abbonamento istituzionale a giornali e riviste, all’utilizzo della telefonia di servizio, alla strumentazione d’ufficio in dotazione, intervenendo direttamente con mezzi propri e attraverso l’utilizzo dell’indennità mensile. Anche alla luce di questo, ha promosso in provincia di Siracusa il referendum per l’abrogazione dell’art. 2 della legge 1261/65 che attribuisce ai parlamentari italiani il sostegno alle spese per la diaria (vitto, alloggio, soggiorno, telefonia…) oltre la loro indennità mensile. Con lo stesso spirito si comporterà qualora eletto all’Ars.


UNA SICILIA PULITA, LEGALE, SICURA, ATTRAENTE, ACCOGLIENTE, PRODUTTIVA.

Premessa: presto si dovrà ridefinire il peso della Regione Siciliana come istituzione, specie nei rapporti con lo

Stato, per affrontare al meglio le questioni ancor oggi aperte dei fondi pregressi da riscuotere ai sensi dello Statu-to, delle accise sui prodotti petroliferi considerati i tre poli industriali, della desti-nazione produttiva da dare a Termini Imerese, di un puntuale miglior utilizzo dei fondi europei disponibili per formazione e lavoro, puntando altresì a corredare ogni legge dai relativi regolamenti attuativi. Pertanto mi batterò personalmente per una Sicilia:

P

ulita: perché troppo spesso, anziché adeguarsi al divenire di un presente in rapida evoluzione tecnologica verso il futuro, la Sicilia ha dovuto fronteggiare problemi di nettezza urbana in troppe delle sue città. Ma Palermo dovrà rivedere il sistema fallito degli Ato e, se davvero decolleranno nella nostra regione le Srr, quella dei rifiuti (e di annessi e connessi, come la differenziata) dovrà comunque essere una nuova struttura efficiente (specie nella qualità e nei costi), con resoconti periodici dei responsabili, e controllabile.

L

egale: perché più volte le cronache hanno riportato episodi di collusioni anche con coinvolgimento di organismi pubblici, con scarsi controlli da parte del governo regionale, per es. in tema di finanziamenti europei (che devono tutti esser utiliz-zati su chiare e trasparenti progettualità). Serve allora un coordinamento anche con le Prefetture affinché episodi di malaffare non abbiano a ripresentarsi e anzi diffondendo l’immagine di una Sicilia pulita.

Sicura: perché la crisi ha aggravato il quadro anche delle località turistiche riportando d’attualità perfino i

reati predatorii che si ritenevano sconfitti. Allora, la Regione funga da coordinamento fra le Prefetture e laddove possibile e necessario si attivi la videosorveglianza, si tenga alta sempre l’attenzione per il conferimento dei rifiuti (stroncando sul nascere qualunque forma di ecomafia) con provvedimenti e bandi trasparenti, si attivi un raccordo continuo con le isole e i piccoli centri perché a partire dai collegamenti pubblici per finire ai servizi (acqua, rifiuti, energia) si garantisca ai cittadini una buona qualità della vita.

Attraente: perché troppe volte si riportano dalla Sicilia fatti e circostanze che gettano solo discredito, che

fanno apparire tutti noi come mafiosi. E’ ora invece che la Sicilia non usi più solo degli spot per far conoscere le proprie bellezze: bisogna scendere nel concreto, con circuiti virtuosi fra albergatori, organizzatori di eventi, organizzazioni sindacali. Si deve sfruttare al meglio internet, con palinsesti capaci di coniugare tutto l’anno cultura, relax, divertimento, intrattenimento, artigianato, eventi, standard di prezzi. Si deve controllare meglio la pianificazione sul territorio e in particolare disciplinare quanto accade sulle coste, ormai aggredite da cementificazione selvaggia ed erosione costiera, e lungo i fiumi e i canali. E l’inizio potrebbe essere una nuova mappatura dell’isola in senso geografico ed eventuale rischio ambientale con stazioni di rilevamento inquinamento e meteo.


A

ccogliente: perché occorre studiare un piano utile all’accoglienza: dalle tabelle toponomastiche alle legendae dei siti archeologici, dagli info-point alla pulizia, dall’aggiornamento dei siti internet della Regione alla sensibilizzazione di ogni forma associativa e artistica anche per promuovere lavoro. Si deve ancora pensare a sostituire le vecchie aziende provinciali per l’incremento turistico, ma la posizione della Sicilia non consente vie diverse: l’accoglienza è il biglietto da visita n. 1. Una Sicilia accogliente deve prevedere anche il pieno funzionamento dei servizi di trasporto e di informazione sfruttando al meglio le tecnologie presenti.

Produttiva: perché occorre rilanciare l’agricoltura, avendo riguardo soprattutto alle piccole imprese

contadine (per le quali si possono prospettare ipotesi di accorpamento produttivo e partenariato in cooperative) che hanno anzitutto il problema del credito e per le quali si possono stanziare contributi regionali da legare al raccolto stagionale, senza dimenticare di far valere la voce della Sicilia anche in ambito europeo. Con una maggiore produttività si potrà garantire lavoro per il quale non bastano solo le strutture, ma occorrerà stimolare creatività ed ingegno in team, guardando alle nuove possibilità di mercato.


A PALERMO PER IL RILANCIO DELLA PROVINCIA DI SIRACUSA

Siracusa e la sua provincia stanno vivendo da troppo tempo nell’ombra. E con la Regione i rapporti sovente sono sembrati inesistenti. Ecco perché alcuni punti programmatici devono essere delle priorità per rilanciare la nostra zona:

A - In quanto al capoluogo serve il nuovo già programmato ospedale, in cui la Regione deve poter essere protagonista per non realizzare una nuova cattedrale nel deserto, ma piuttosto un nuovo motivo per fare accoglienza a Siracusa.

B - In quanto, nell’idea di centro storico allargato, si deve “mettere mano” alla legge speciale per la Borgata Santa Lucia, per evitarne il depauperamento antropico e la migrazione costante verso quartieri di nuova costruzione.

C - In quanto è la provincia con più siti Unesco d’Italia e dunque appare quanto mai opportuna un’azione di valorizzazione – pure in senso geografico/geologico - di tali riconoscimenti con azioni e progettualità mirate.

D - In quanto necessita di protezione nelle sue ineguagliabili bellezze, sia quelle dell’area marina protetta Plemmirio sia nel suo prossimo “specchio” su terraferma, sia quelle delle riserve naturali (a cui serve qualcosa) sia quelle del litorale che dev’essere protetto dall’erosione e reso fruibile il più possibile liberamente con piano delle spiagge e depuratori che funzionino.


E - In quanto le sue enormi risorse culturali e monumentali e artistiche e archeologiche non devono servire solo per una musealizzazione che non è dinamica, che non è al passo con i tempi, che ci esclude dai principali flussi turistici. Serve una nuova politica di fruizione e di valorizzazione, rivolta in particolare a creare eventi di alto livello per es. nella cavea del Teatro greco di Siracusa una volta chiariti i livelli di suono sopportabili dalle sue sacre pietre.

F - In quanto è mal collegata col resto dell’Isola e dunque occorre una decisa strategia perché il Siracusano accorci le distanze dalle altre province: gioverà all’economia agricola e a quella indotta dal turismo. Per questo occorre sicuramente implementare il trasporto su rotaia, favorire i collegamenti su gomma, anche per i centri minori, ed iniziare a parlare seriamente di collegamenti marittimi una volta risolta la vicenda dell’approdo turistico nel porto grande.

G - In quanto dovrà essere ancora Siracusa capoluogo ad accogliere in sede assolutamente idonea i funzionari regionali di qualunque settore (magari una volta al mese) al fine di evitare i “viaggi della speranza” ai troppi che si sobbarcano e spesso senza risultati i chilometri per Palermo.


Faq (frequently asked questions) n. 1

COS'HA FATTO MICHELE IN QUESTI ANNI? L'importanza della rendicontazione della propria attività amministrativa. In un primo momento inviavamo ogni tre mesi una lettera in tal senso a tutti gli amici che ci avevano sostenuto e credevano nel nostro impegno. Decidemmo, poi, di rivolgerci a tutta la cittadinanza via web e, pertanto, da anni inseriamo questo rendiconto sul sito http://www.michelemangiafico.com/ con il cosiddetto "bilancio sociale". Abbiamo mutuato questa espressione dal bilancio della propria attività, che secondo una direttiva tutte le amministrazioni pubbliche dovrebbero essere chiamate a fare, e che né il Comune né la Provincia fanno con regolarità. (Invero, il Presidente Bono ha dato alle stampe una pubblicazione abbastanza esauriente di metà mandato dopo i primi due anni e mezzo). Saremmo felici, amici, se trovaste leggendo questi bilanci sociali di questi anni degli spunti per ricevere suggerimenti e consigli, ma anche critiche se necessario. Nel ricoprire la carica di Presidente del Consiglio provinciale, centrale è stata la volontà di aprire l’istituzione ai cittadini e l’assemblea al dibattito su temi di pubblico interesse. Nel primo caso, attraverso la partecipazione delle scuole alle sedute di Consiglio (III Circolo didattico “Capuana” di Siracusa, Itis “Raeli” di Noto, Itis di Palazzolo Acreide, Itc “Ruiz” di Augusta, Itc “Insolera” di Siracusa, Liceo scientifico “Megara” di Augusta, Alberghiero di Siracusa, Ipa di Marzamemi, Istituto d’Arte “Gagini” di Siracusa), nel secondo caso attraverso le sedute aperte dedicate alla sanità (27 ottobre 2008), al ruolo delle Province (2 febbraio 2009), all’ambiente (13 febbraio 2009), alla sicurezza industriale (7 aprile 2009), all’Europa (9 maggio 2009), alla crisi economica (18 maggio 2009), alla gestione del sistema idrico (31 agosto 2009). Il Consiglio provinciale è diventato in questi anni anche promotore di momenti di formazione, rivolgendosi ai consiglieri degli enti locali di tutto il territorio e proponendo giornate di studio sul bilancio degli enti locali, sulla riforma del sistema istituzionale, sulla differenza tra indirizzo politico e ruolo gestionale, sull’immigrazione, sulla democrazia. Molti i risultati raggiunti dall'Amministrazione attiva attraverso le sue sollecitazioni: realizzazioni di strade, completamenti di edifici scolastici, pulizia di porzioni del territorio

Faq n. 3

COSA HA FATTO MICHELE PER L'UNIVERSITA' E LA FORMAZIONE UNIVERSITARIA? Da consigliere comunale a Siracusa negli anni dal 2001 al 2008 Michele è stato tra coloro che hanno votato in aula la nascita delle convenzioni con l’Università di Catania per Architettura, Tecnologie applicate al restauro dei beni culturali e Scienze dei beni culturali. Le successive normative nazionali (Mussi e poi Gelmini) hanno progressivamente disincentivato il cosiddetto decentramento da parte delle Università determinando la volontà dell’Università di Catania di chiudere l’esperienza con Siracusa. Nella primavera del 2010 il Consiglio provinciale ha deliberato la transazione cui si è giunti con l’Università di Catania per salvaguardare la presenza della Facoltà di Architettura a Siracusa, che tuttavia di recente per la nuova riforma ha perso la denominazione di Facoltà. La Provincia di Siracusa è riuscita ad ottenere in base alle nuove normative il nuovo Istituto Tecnico Superiore (ITS) che gestisce il corso per “Tecnici superiori per la valorizzazione delle risorse culturali, le produzioni tipiche e la filiera turistica “, corso che si tiene a Siracusa ed è partito con l’anno scolastico 2011-2012, si colloca a metà strada tra la scuola superiore e l’università. L’attuale Amministrazione provinciale ha deliberato la riduzione al 30% di quanto fino ad oggi percepito delle indennità di carica per i componenti del Consiglio di Amministrazione dello stesso consorzio, con decorrenza primo gennaio 2012. Michele ha promosso in Provincia con l’Istituto nazionale di Bioarchitettura e la Facoltà di Architettura, in occasione delle giornate del risparmio energetico, l’iniziativa M’illumino di meno e il premio per le migliori tesi di bioarchitettura.


Attraverso il settore dei servizi sociali, la Provincia interviene da anni a sostegno dei ragazzi che frequentano l’università ma essendo disabili sensoriali hanno bisogno di assistenza all’autonomia e alla comunicazione. Dopo la chiusura dello sportello universitario del Comune di Siracusa per i servizi agli studenti lo sportello universitario della Provincia in via Brenta rimane l’unico punto di accesso per il disbrigo delle pratiche. Presso lo sportello la Provincia ha anche realizzato importanti iniziative formative come il corso per l’abilitazione alla professione di guida turistica nel 2012 per un totale di 204 ore. Dal 4 al 6 settembre 2012 Michele è stato promotore con l’Università di Catania e l’Istituto nazionale di fisica nucleare di un workshop internazionale sulla figura di Archimede che in parte avrà luogo nell’aula consiliare.

Faq n. 5

COSA PROPONE MICHELE PER MIGLIORARE LA PRODUTTIVITA' E L'OCCUPAZIONE ATTRAVERSO LA REGIONE? PER LA COMPETITIVITA' DELLE AZIENDE? Un disegno di legge che incentivi il sistema del partenariato tra titolare dell'azienda e collaboratori nel raggiungimento degli utili di impresa. Oggi non bastano solo le strutture, per garantire il lavoro, bisogna cambiare il meccanismo all’interno del mondo lavorativo, creare partnerariato tra le aziende e la forza lavoro, fornire quel valore aggiunto mancante all’interno di un rapporto lavorativo ma che è necessario a stimolare la produttività , la creatività e l’ingegno che l’uomo possiede e può dimostrare quando ha la possibilità di mettersi in gioco entrando a far parte di un Team di lavoro. Un importante tassello, oggi nel rapporto lavorativo è quello di comprendere di far parte della stessa squadra condividendo doveri, diritti e responsabilità della produttività, (in ogni ambito lavorativo) ciò significa concorrere e contribuire al raggiungimento di un obiettivo unico sia per l’azienda che per il lavoratore, e la riuscita di questa impresa è l’impegno da ambedue le parti. Questo è possibile sviluppando forme di collaborazione lavorative alternative a quelle tradizionali, sistemi di lavoro con nuove figure lavorative con una propria identità: i partner. Questo è uno dei modi per poter dare un input al mondo del lavoro, tali meccanismi sono già attivi in Italia e in Europa con risultati positivi. Oggi la chiave è il dialogo tra aziende e forza lavoro, creare un ponte di collegamento affinché diritti, doveri e responsabilità siano condivisi, con equilibrio e in virtù di quello che noi chiamiamo “lavoro”, che deve essere inteso come compimento di qualcosa che l’uomo crea, sviluppa e porta a termine in modo positivo.

Faq n. 6

COSA PROPONE MICHELE RELATIVAMENTE AL PIANO PAESISTICO? L'idea di un Piano paesistico appartiene, in generale, ad una società evoluta che ha compreso che il territorio è una risorsa che non va consumata all'infinito ed è un'idea che intendiamo sposare perché l'abbiamo sempre portata avanti. Tuttavia il Piano Paesistico va migliorato. Noi riteniamo che sia vecchia quella mentalità politica (non ne facciamo necessariamente una questione di età) secondo la quale sia possibile contrattare a centrocampo per mesi e mesi un qualunque provvedimento amministrativo e per questo il “discutificio” non ci interessa. Ci sono state notevoli carenze da parte di una Regione che ha preteso di calare dall'alto questo provvedimento senza i necessari correttivi che provengono dalle considerazioni di tanti conoscitori degli interessi diffusi e non contrari al principio della sostenibilità che esistono nel nostro territorio. Ciononostante, in questa fase è intellettualmente onesto dotare la Regione del Piano Paesistico e procedere subito ad una variante, volta a salvaguardare tutti quei territori in cui insistono o potrebbero insistere tutte quelle realtà agricole, zootecniche e produttive che non determinano un consumo inutile del suolo, ma piuttosto aiutano l'economia fragile della nostra provincia.


Faq n. 7

COSA PROPONE MICHELE CONCRETAMENTE PER LA RIDUZIONE DELLE SPESE INUTILI E IL SOSTEGNO AL RICAMBIO DELLA CLASSE DIRIGENTE DELLA NOSTRA ISOLA? Fortunatamente la Regione, anche se negli anni non sempre ne ha fatto un buon uso, ha potestà esclusiva in materia di enti locali e questo ci permetterà di presentare subito un primo disegno di legge che va nella direzione del rinnovamento della classe dirigente e della riduzione delle spese inutili che oggi la caratterizzano. Noi proporremo che anche per quanto riguarda le assemblee elettive, così come accade per i capi delle amministrazioni locali, in tutti i livelli istituzionali, circoscrizionale, comunale, provinciale e regionale, non siano possibili più di due mandati consecutivi, in modo da determinare un rinnovamento della classe politica del nostro territorio. Nel farlo, siamo coerenti, perché Michele dopo due mandati da consigliere comunale a Siracusa ne ha svolto uno da consigliere provinciale e adesso si sta candidando alla Regione. Allo stesso modo, riteniamo che i parlamentari regionali possano rinunciare a tutti i rimborsi accessori rispetto alla loro indennità di carica (telefoni, missioni, auto, strumentazione informatica etc etc) e ne proporremo l'abolizione così come da tempo lo stesso Michele non ne fa più uso nonostante non ci sia una legge che lo vieti.

Faq n. 8

QUAL’E’ LA VOSTRA POSIZIONE SULLA POLITICA SANITARIA REGIONALE? COSA INTENDE FARE MICHELE IN CAMPO SANITARIO? Noi riteniamo che l’esperienza politica in campo sanitario di Cuffaro non sia stata positiva, causando l’enorme deficit economico che oggi la Sicilia è costretta a pagare, ma il governo Lombardo, lungi dal raggiungere l’obiettivo di migliorare il servizio, ha nascosto dietro i concetti di contenimento della spesa e modernizzazione della sanità un peggioramento ulteriore della situazione. La riforma Lombardo-Russo, infatti, non ha centrato gli obiettivi che si era prefissa perché nonostante si sia speso di meno, si sono ridotti contestualmente i servizi offerti e non è stata in nessun modo migliorata la qualità generale del servizio, tant'è vero che la migrazione sanitaria non si è ridotta in alcun modo creando un aggravio di spesa. Noi crediamo che questo sia successo perché in primo luogo manca un progetto sistemico, in secondo luogo non sono stati intaccati i privilegi e infine non si sono attivati i controlli di qualità necessari e indispensabili per garantire un servizio di qualità. Chiariamo il primo punto: ancora oggi la sanità siciliana è ospedale-centrica, perché tu hai un problema di qualunque tipo e pensi di risolverlo direttamente in ospedale. Ma molti degli accessi ospedalieri e dei ricoveri sono spesso per problematiche che possono essere affrontate in regime ambulatoriale senza tuttavia che in Sicilia sia stata realizzata una rete di assistenza territoriale, senza che esista l'assistenza infermieristica domiciliare, né un’assistenza medica che potrebbero ridurre il carico di malati che si rivolgono alla rete ospedaliera dove verrebbero concentrate solo le patologie acute gravi e le prestazioni specialistiche. Per il secondo punto, la questione sanitaria va di pari passo con la questione morale ed etica, dalla scelta dei direttori sanitari e della loro capacità di incidere su un servizio migliore alla scelta altrettanto politicizzata dei primari e dei medici, alle convezioni di favore con la sanità privata. Per l'ultimo punto, gli esempi di malasanità parlano da soli: la dose di farmaco iniettata al Policlinico di Palermo e che ha condotto alla morte una giovane donna non più di un anno fa, sottende una tale non conoscenza da parte di tutti gli operatori in campo che ha dell'assurdo (per capirci, di quel farmaco non si superano i 2 mg, a lei le sono stati iniettati 40 mg e hanno cercato una siringa apposta senza chiedersi se era giusto o no). La politica deve creare gli strumenti per garantire la qualità del servizio, strumenti che devono essere rigorosi ed indipendenti e chi non risponde a questi criteri è fuori, cosi solo possiamo riscrivere la cosiddetta alleanza terapeutica.


Faq n. 9

CHE IDEA ABBIAMO DELLA POLITICA REGIONALE IN CAMPO AGRICOLO E COSA VORREMMO FARE UNA VOLTA A PALERMO? I portatori di interessi diffusi in campo agricolo nella nostra terra dovrebbero beneficiare delle opportunità offerte dagli strumenti di finanziamento europeo attraverso i programmi di sviluppo rurale e gli investimenti dei fondi strutturali. Se in questi anni non ci siamo accorti della crescita economica di questo settore nonostante questi finanziamenti, in particolare nel caso dei primi, ciò è accaduto perché – evidentemente – continua a vigere la prassi attraverso la quale le pratiche del governo regionale ricadono su clientele ed affari estranei ai reali interessi della nostra terra. A fronte di tutto ciò, e se è vero che la condizione attuale rimane una condizione di disagio, esistono solo due tipologie di politici tra quelli uscenti: quelli che hanno contribuito a questo stato di cose e quelli che avrebbero potuto impedirlo e non ci sono riusciti. Entrambi non possono ascriversi oggi al ruolo di quelli che potranno risolvere questo problema. Abbiamo bisogno di una classe dirigente regionale capace di tradurre le risorse che provengono dall’Europa in maniera produttiva per il nostro territorio, finalizzando al meglio entrambi gli strumenti di finanziamento, non solo sulla linea dell’investimento sulle imprese formate da giovani agricoltori, ma anche attraverso l’apporto di quelle infrastrutture materiali e immateriali che sostengono l’agricoltura e sulle quali, pur senza la capacità di tradurre la protesta in azione amministrativa, si è concentrato in termini di sollevazione del problema il movimento dei forconi. Come nel caso di altri fenomeni di antipolitica, non ritengo che vadano ghettizzati, ma che la politica debba raccogliere la domanda che essi interpretano e canalizzarla nella propria offerta quale esigenza oggettiva dei tempi che stiamo vivendo. Evidentemente, accanto all’attività parlamentare regionale, non potrà non essere necessaria l’attività di intervento politico su quei luoghi decisionali, quelli europei, che determinano spesso accordi svantaggiosi per i prodotti della nostra terra. In questo senso, penso a lottare contro gli accordi tra l’Unione Europea e gli Stati esportatori di prodotti che competono con quelli della nostra terra volti a favorire indiscriminatamente l’ingresso di questi prodotti danneggiando i nostri, a favore dell’esportazione dei prodotti del nordeuropea in quei paesi. Penso anche ad agire affinché il fondo di solidarietà europeo di cui beneficiano tutti quegli imprenditori che sono vittime di calamità naturali non escluda, come tante volte accade, gli agricoltori della nostra terra, sulla quale sempre più spesso si abbattono significativi eventi alluvionali. Contestualmente, mi piacerebbe poter sostenere una normativa per orientare e sostenere il consumo dei prodotti agricoli di origine regionale a chilometro zero. La Sicilia ha bisogno di realizzare quanti più mercati dei produttori possibile, un circuito regionale di valorizzazione e commercializzazione diretta dei propri prodotti. Dobbiamo favorire la creazione di gruppi di acquisto solidale e le azioni di vendita diretta dei prodotti agricoli. Introdurre meccanismi via web per raggiungere le nostre aziende di produzione anche via gps con estrema facilità. Incentivare e sostenere l'uso dei prodotti locali nella ristorazione. Tutte azioni, queste ultime, che immagino di intraprendere in sinergia con gli enti locali territoriali.

Faq n. 10

QUAL’E’ IL COMPITO DELLA FUTURA CLASSE DIRIGENTE REGIONALE RISPETTO AGLI STRUMENTI D’INTERVENTO PREVISTI PER LA ZONA INDUSTRIALE DI SIRACUSA? Non sappiamo se per incapacità o per mancanza di volontà, la classe dirigente regionale e nazionale che ha negli ultimi quindici anni rappresentato il nostro territorio nelle sedi opportune, non è stata capace di tradurre in investimenti e interventi di bonifica le “dichiarazioni di principio” che giunti a questo punto oggi rappresentano dopo tanti anni il Piano di Risanamento Ambientale del 1997 (quindici anni!) da una parte e l’Accordo di Programma per la Chimica del 2005 (sette anni!) dall’altra.


I due strumenti individuati nel tempo per la zona industriale lasciano intendere già nella loro definizione la duplice prospettiva che aspetta l’orizzonte della stessa zona, che pretende la consapevolezza di una restituzione del territorio alla sua vocazione naturale, senza tralasciare la capacità politica di mantenere in maniera efficiente ed efficace, e in sicurezza, i processi produttivi e occupazionali ancora in corso. Una classe dirigente che ha guardato sempre di più al quotidiano senza riuscire a rincorrere il progetto ha determinato una progressiva, ulteriore insicurezza della zona industriale, il decadimento di porzioni del territorio difficilmente restituibili allo stato originario e la caduta del tasso occupazionale e della qualità della vita delle famiglie. La migliore delle parole per definire questa classe di parlamentari regionali e nazionali sull’argomento è “inerzia”. La loro debolezza va rintracciata sia nell’incapacità nel concentrarsi sul raggiungimento di grandi obiettivi sempre presi dal piccolo fabbisogno giornaliero, sia nella scarsa capacità di dimostrarsi interlocutori credibili per gli investitori privati, sia nel poco peso sui tavoli dei processi decisionali che contano a causa, evidentemente, del fatto di essere portatori di istanze diverse che non conosciamo, perché altrimenti non si riuscirebbe a spiegare tale indolenza. Sulla zona industriale siracusana va intrapresa, quindi, una duplice azione, volta per un verso al finanziamento della bonifica del territorio nelle aree non più interessate a processi industriali attivi, con lo smantellamento dei relitti esistenti, volta dall’altro alla qualificazione dei processi produttivi esistenti, attraverso le forme previste dall’Accordo di Programma, perseguendo logiche ecosostenibili che favoriscano l’avvio di processi di sviluppo in grado di valorizzare le potenzialità locali. Particolare attenzione va posta al tema della sicurezza, emerso sempre più prepotentemente in questi anni a seguito degli incidenti che hanno caratterizzato l’area e che determinano la necessità, oltre che di un’elevata attenzione al tema delle manutenzioni, altrettanta concentrazione sulla sicurezza interna e sul potenziamento delle squadre d’intervento che meglio conoscono il territorio dove insistono gli impianti.

Faq n. 11

COSA NE PENSATE DELLA GESTIONE DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE? QUAL'E' L'IDEA DI MICHELE PER IL FUTURO? La Regione Sicilia in questi anni di malgoverno ha del tutto smantellato il settore della Formazione. Tra l’altro, il governo regionale ha colpito soprattutto gli Enti storici che da decenni svolgono un ruolo sociale insostituibile. Oggi rischiamo di perdere professionalità eccezionali proprio a causa di una politica regionale irresponsabile. L’individuazione di percorsi formativi spesso inadeguati alle esigenze del mercato non doveva tradursi nell’aggressione alla stessa idea di formare professionalmente risorse umane per il proprio territorio. Invece, è avvenuto proprio questo. Inoltre, il settore della Formazione è preda in misura sempre maggiore più di chi ha l’obiettivo di ottenere un profitto secondo una logica di impresa che di coloro che sono nati secondo uno spirito di crescita sociale ed etica della nostra comunità. Noi chiediamo che la politica regionale una volta a Palermo torni a spostarsi verso l’applicazione della legge 24/76, con la redazione del Piano regionale dell’offerta formativa (Prof) 2013 e proponiamo lo spostamento delle competenze relative alla formazione professionale agli enti territoriali, i Comuni e le future Province, depauperando il potere che ingiustificatamente detengono gli uffici regionali in materia. Non ci spaventa l’idea di perdere porzioni di “sovranità politica” a Palermo se questo avviene sull’altare di un legame più stretto con le esigenze del proprio territorio e più immediato con le amministrazioni locali. Non condividiamo la “precarizzazione” che ha determinato il governo regionale uscente, disconoscendo la legge 24/76, di fatto determinando quel sistema clientelare caro alla politica secondo cui, lasciando la dignità lavorativa di una persona periodicamente al vaglio di una decisione politica, viene creato un rapporto di sudditanza.

Per tutte le altre Faq (frequently asked questions) consultare il sito: www.michelemangiafico.com, nell’appostita sezione.



Programma Elettorale Michele Mangiafico - Si Può Fare - Regionali Sicilia 2012