Page 1

MAGGIO 2008

MAI

mayo, may, maj, maio, maggio “Poste Italiane. Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1 comma 1, DCB Torino n° 4 Anno 2008”- € 1,20


RUBRICHE

5

Ieri accadrà Tanto per sport Appuntamenti Forum Lo schermo riflette Note acute Antispot Hi-tech

Il 26 maggio è in edicola

20

POPOLO DELLA NOTTE La vera sfida? Vincere la droga, non i rave party

22

23

all’interno de

QUELLI CHE IL PANE E LA POLITICA Intervista doppia a due giovani militanti

MUSICA

28

30

CORRO VIA Il nuovo album di Paolo Meneguzzi

47

E INFINE… KATHAKALI! Ultima tappa del viaggio in India

48

COSTUME E SOCIETÀ

VENTI MINUTI CON… Franca Rame

NON CHIAMATEMI POETA Quattro chiacchiere con Francesco Guccini

GIOVANI DI BELLE SPERANZE La Consulta regionale dei Giovani del Piemonte si presenta

IL CONTRARIO DI PIZZO: DIGNITÀ I giovani di Palermo che dicono ‘no’ al racket

52

ANDIAMO A VISITARE LE DISCARICHE! La provocazione di Guido Viale

54

CHI DIALOGHERÀ COL GENITORE CONTROLLORE Risponde l’Assessore alla Salute di Milano LA SPADA AZZURRA DI STEFANO CAROZZO Verso Pechino 2008

GIOVANI CRITICI

4 pagine

interamente scritte

dai ragazzi di Zai.net.

Politica, musica, generazioni a confronto, scuola, comunicazione, cultura. Tutto da un punto di vista speciale:

QUELLO DEI GIOVANI È un’iniziativa de: I cantieri dell'etere

34

VOGLIAMO ANCHE LE ROSE Intervista con Alina Marazzi

36

L’ULTIMA RADIO Lo spettacolo di Tullio Solenghi

45

STREET ROD Un romanzo che parla di noi

46

RENOIR IN MOSTRA La delicatezza del gesto, il rifugio dell’anima

INCHIESTA

European enlargement: verso un futuro a 12 stelle

16

Che cosa pensiamo davvero della politica europea? Guardiamo con speranza o diffidenza all’entrata di nuovi Paesi nell’Unione?

58

60


maggio

n°4

Direttore responsabile Renato Truce Vice direttore Lidia Gattini Coordinamento di redazione Eleonora Fortunato Segreteria di redazione Sonia Fiore Redazione di Torino Simonetta Mitola corso Allamano, 131 - 10095 Grugliasco (To) tel. 011.7072647 / 283 - fax 011.7707005 e-mail: redazione@zai.net Redazione di Genova Giovanni Battaglio e-mail: redazione@zai.net Redazione di Roma Simona Neri, Martina Chichi via Nazionale, 5 - 00184 Roma tel. 06.47881106 - fax 06.47823175 e-mail: redazione.roma@zai.net Hanno collaborato Antonella Andriuolo, Ludovica Antonini, Alice Avallone, Giovanni Battaglio, Roberto Bertoni, Marco Billeci, Niccolò Bodini, Lorenzo Brunetti, Giacomo Carozza, Martina Chichi, Claudia Civetti, Chiara Colasanti, Giulia De Benedetti, Francesca Giuliani, Ilaria Maccari, Marina Marchese, Matteo Marchetti, Caterina Mascolo, Maddalena Messeri, Livia Panascì, Fabio Perrone, Gioele Maria Pignati, Luca Sappino, Giulio Serra, Jacopo Zoffoli. Direttore dei sistemi informativi e multimediali Daniele Truce Impaginazione Manuela Pace, Marianna Montalbano Illustrazioni Alessandro Pozzi Fotografie e fotoservizi Circolo di Sophia, Massimiliano T., Lorenzo Brunetti, Agenzia Infophoto Sito web: www.zai.net Francesco Tota, Andrea Attivissimo

Editore Mandragola Editrice società cooperativa di giornalisti via Nota, 7 - 10122 Torino

Nonostante l’arrivo della bella stagione, i giovani reporter non risparmiano impegno ed energia e riescono, come ogni mese, a proporci pagine fresche ed argomenti nuovi. Il servizio di apertura ci proietta verso un futuro a dodici stelle: grazie all’inchiesta di Antonella abbiamo scoperto che i ragazzi vedono davvero nell’Unione europea concrete possibilità per il loro futuro, sia di studio sia lavorativo. La politica dell’allargamento non li spaventa affatto, mentre li affascina l’idea di veder confluire nella loro cultura elementi di arricchimento e di novità altrimenti difficilmente raggiungibili. L’ironico test di pag. 19 vi aiuterà, come ogni mese, a fare i conti con la vostra coscienza: cittadini del mondo che avanza o reclusi senza speranza? In primo piano ancora due fenomeni che i media in queste ultime settimane hanno tratteggiato con le solite tinte forti. A pag. 20 Caterina ci porta a conoscere il mondo dei rave party ripercorrendone anche le origini e lanciando una sfida: bisognerebbe concentrare tutte le forze per vincere la droga, non queste forme di incontro, per quanto trasgressive possano essere. L’intervista doppia di Maddalena ai due leader di Blocco Studentesco e Giovani Comunisti (pag. 23) prova a sfatare, invece, l’altro cavallo di battaglia della pubblicistica e dei talk show, la tanto famigerata disaffezione dei giovani verso la politica.

Sono ancora tanti gli argomenti che troverete sfogliando le nostre pagine: la letteratura, l’arte, lo sport, l’ecologia. Prima di lasciarvi, uno speciale benvenuto all’ultimo nato in casa Zai.net, il supplemento Piemonte promosso dalla Consulta Giovani del Consiglio regionale del Piemonte al suo esordio nelle scuole proprio questo mese con uno speciale sulla Costituzione. Buona lettura! In copertina "Ma famille en plein-air: déjeuner sur l'herbe" di Manuela Malcangi, fotografia vincitrice del consorso "Photo de famille" (sezione 21-30 anni) di cui parliamo a pag. 39

Zai.net ha ricevuto il patrocinio di

Concessionaria esclusiva pubblicità: Mandragola ADV corso Allamano, 131 - 10095 Grugliasco (To) tel. 011.7707002 - fax 011.7707005 e-mail: mandragola@mandragola.com

La rivista è stampata su carta riciclata E 2000, Cartiere Cariolaro

Main sponsor

Centro Unesco di Torino

I CANTIERI DELL’ETERE

Direzione Turismo, Commercio e Sport

Zai.net è su

In collaborazione con

Questa testata fruisce dei contributi statali diretti della legge 7 agosto 1990, n. 250. Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

Simona Neri

Antonella Andriuolo

Adottata dalla capitale, ama scoprirla e cerca di apprezzarne ogni più piccolo particolare. Adora il cinema, il mondo dei blog e fare nuove scoperte su quello che la circonda. In più le piace molto fare i ritratti. È la conduttrice tuttofare di Radio Zai.net. Con ironia e determinazione porta alta la bandiera della redazione fin nelle case dei nostri radioascoltatori.

22 anni, romana, studia Lettere moderne nella sua città e collabora con Zai.net fin da quando era allieva del liceo “Socrate”. Universitaria di giorno e redattrice di sera, come ama ripetere lei, le piace tutto quello che ha a che fare con la scrittura (ha pubblicato sulle nostre pagine numerosi racconti e poesie), i romanzi (specie i classici russi) e l’arte. Questo mese ci propone un articolo molto impegnato sull’allargamento dell’Unione europea e la recensione alla mostra di Renoir al Vittoriano.

Lo spazio dei giovani critici è popolato come sempre da interviste a personaggi del mondo della musica, del teatro, del cinema. A pag. 28 vi proponiamo una chiacchierata col cantautore che forse più d’ogni altro riesce a mettere d’accordo vecchie e nuove generazioni, Francesco Guccini. Dalla musica al grande schermo con la scrittrice e regista Alina Marazzi, da poco nelle sale con “Vogliamo anche le rose”, un documentario sulla storia dell’emancipazione delle donne dagli anni Cinquanta a oggi. Tullio Solenghi, invece, a pag. 36 ci parla del suo spettacolo teatrale e del suo primo grande amore: la radio.

Stampa Stige S.p.A. - via Pescarito, 110 10099 S. Mauro (To)

Zai.net Lab Anno VII / n. 4 - maggio 2008 Autorizzazione del Tribunale di Roma n°486 del 05/08/2002 Abbonamento sostenitore: 10 euro Abbonamento annuale studenti: 7 euro (9 numeri) Servizio Abbonamenti MANDRAGOLA Editrice società cooperativa di giornalisti versamento su c/c postale n° 73480790 via Nazionale, 8 - 00184 Roma tel 06.47881106 - fax 06.47823175

Ecco i volti di coloro che hanno contribuito a questo numero.

Il progetto "Zai.net: un pieno di solidarietà" è patrocinato dal Ministero dello Sviluppo Economico

BA CK ST AG E

Giulia De Benedetti 17 anni, vive a Varazze, città che adora. Frequenta il terzo anno al Liceo "Chiabrera" di Savona, indirizzo linguistico. Nel tempo libero le piace uscire con le sue 'pazze' amiche, ascoltare la musica, andare in discoteca e soprattutto leggere. Ama camminare in riva al mare con il suo cane Dick e scrivere per Zai.net: da più di un anno è una presenza fissa nelle pagine del giornale. Non sa ancora cosa farà da "grande"... Chissà, magari la giornalista! In questo numero ha intervistato Paolo Meneguzzi.

Renato Truce È il fondatore nonché direttore della rivista che ha lanciato seguendo l’idea bizzarra di offrire ai ragazzi un vero spazio di libera espressione. Dalla redazione di Torino, dove tutto è cominciato dieci anni fa, arrivano ogni mese preziose indicazioni e, a volte, solenni tirate d’orecchie. Nel tempo libero si dedica al giardinaggio, alla lettura e alla fotografia. Direttore dell’Agenzia che cura i contenuti del Televideo Regionale Rai.

Giacomo Carozza

Niccolò Bodini 17 anni, frequenta il Liceo scientifico "Aselli" di Cremona. Accanto all’impegno nel sociale, da anni coltiva la passione per la musica. Suona, infatti, la batteria nella sua band, i Fuori Luogo, e ha partecipato a progetti che vedevano la partecipazione di Bugo, Gigi dei Perturbazione, Cristiano Godano e Francesco Bianconi. Il suo genere d’elezione è l’indie, anche se adora i cantautori, come vi accorgerete dal pezzo che ci propone per questo numero, l’intervista con Francesco Guccini.

17 anni, scrive dall’invidiabile cornice di Recco, in provincia di Genova. La sua più grande passione sono i “mattoni” fantasy. Ascolta un po’ di tutto, dal rock al pop al rap. Conosce a memoria tutti gli “Oceans” e gli “007” e manifesta una certa avversione per gli horror e i film strappalacrime. La sua prof. di inglese lo rimprovera, quelle di matematica, italiano e latino lo adorano. In questo numero ha intervistato il campione di spada – quasi suo omonimo – Stefano Carozzo.


I IER

RÀ D CA C A

a cura di Giovanni Battaglio, 20 anni Savona

A cura di Roberto Bertoni, 17 anni Monterotondo (Roma)

Notizie serie e curiose selezionate dai calendari del passato

1

1886 Inizio dello sciopero generale

che porterà a ottenere le otto ore lavorative negli Stati Uniti.

7

1921 Coco Chanel sceglie tra 24

10

1908 Viene celebrata per la prima volta la Festa della mamma.

campioni la fragranza che diventerà nota come Chanel N° 5.

1978 L'alpinista italiano Reinhold

Messner raggiunge senza l'ausilio dell'ossigeno la vetta dell'Everest.

2005 Google è stato irraggiungibile

12

1974 Referendum sul divorzio in Italia.

MAGGIO

per 15 minuti per la prima volta dal suo lancio.

13

2

1909 Parte da piazzale Loreto a

1945 Le forze tedesche si

Milano il primo Giro d'Italia, 8 tappe per 2448 km, vincerà Luigi Ganna.

arrendono in Italia.

1968 Parigi: manifestazione della Sinistra che raduna 800.000 persone. È l'inizio del Maggio francese.

2004 A.C.Milan vince il suo 17°

scudetto battendo la Roma 1-0 a San Siro con un gol di Andriy Shevchenko.

3

1791 La Dieta polacca proclama la

Costituzione del 3 maggio (prima Costituzione moderna in Europa, seconda nel mondo).

1915 L'Italia ripudia la Triplice

Alleanza: il 23 maggio entrerà in guerra contro l'Austria.

8

1886 Il farmacista John Styth

14

1970 In Italia si approva lo Statuto dei Lavoratori.

Pemberton inventa una bevanda gasata che verrà chiamata CocaCola.

1933 Mahatma Gandhi inizia un digiuno di 21 giorni per protestare contro l'oppressione britannica in India.

1936 Benito Mussolini proclama la fondazione dell'Impero dal balcone di piazza Venezia.

22

1908 I Fratelli Wright brevettano il loro aeroplano.

1939 Germania e Italia firmano il Patto d'Acciaio.

5

1860 Risorgimento Italiano:

partenza della Spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi da Quarto di Genova su due piroscafi, il "Piemonte" ed il "Lombardo".

31

2003 Ultimo volo di un Concorde, il velivolo diventa un pezzo da museo.

Tra il 1973 e il 2002 sono trascorsi quasi trent’anni e varie generazioni di calciatori, ma il filo che lega i due campionati di cui parliamo questo mese è intatto

PE TA R N SP T O O RT

GLI SGARBI DELLA SIGNORA

n entrambi i casi, a vincere lo Scudetto è stata la Juve, a perderlo le milanesi: il Milan il 20 maggio 1973 nella “Fatal Verona”, l’Inter all’Olimpico di Roma nell’ormai celebre “5 maggio” quasi di manzoniana memoria. 1973. Verona-Milan 5-3. Reduci dal trionfo di Salonicco, dove quattro giorni prima avevano battuto 1 a 0 il Leeds nella finale di Coppa delle Coppe, i ragazzi di Nereo Rocco si recarono a Verona per disputare l’ultima partita di Campionato con un punto di vantaggio su Juventus e Lazio. I tifosi rossoneri attendevano da anni un simile momento: quel giorno a Verona, in caso di risultato positivo, il Milan si sarebbe laureato campione d’Italia, conquistando il sospirato decimo Tricolore, quello della stella. Gli scaligeri erano praticamente salvi, raggiungendo senza patemi il proprio obiettivo. I Diavoli, invece, avevano molto da guadagnare e tutto da perdere, ma nessuno immaginava un’ecatombe come quella che poi si verificò. Al “Bentegodi”, davanti a circa quarantamila spettatori, si consumò un dramma sportivo: in dodici minuti il Verona si portò sul 3 a 0, grazie alle reti di Sirena e Luppi e all’autorete di Sabadini. Allo scadere del primo tempo Rosato accorciò le distanze, ma nella ripresa il Verona si portò addirittura sul 5 a 1, con un altro gol di Luppi e un’autorete di Turone. Negli ultimi dieci minuti l’orgoglio prevalse sulla disperazione e Sabadini e Bigon fissarono il risultato sul definitivo 5 a 3, rendendo un po’ meno amara la disfatta. Contemporaneamente la Lazio perse 1 a 0 a Napoli, rinunciando alle residue speranze di una vittoria (che sarebbe arrivata l’anno successivo) mentre la Juve batté 2 a 1 in rimonta la Roma all’Olimpico, sorpassando il Milan e laureandosi, per la quindicesima volta, campione d’Italia. 2002. Lazio-Inter 4-2. Solo l’Inter poteva gettare al vento così uno Scudetto che tutti già le attribuivano. Eppure accadde, in un soleggiato pomeriggio di primavera, alla vigilia dei Mondiali nippo-coreani. Pur di andare contro Roma e Juve, numerosi sostenitori laziali si presentarono all’Olimpico con qualcosa di biancoceleste e qualcosa di nerazzurro, a dimostrazione di un gemellaggio tra i più solidi e duraturi. Anche quella volta l’Inter non si smentì, cedendo clamorosamente nella ripresa dopo un buon primo tempo e perdendo 4 a 2 dopo aver concluso il primo tempo sul 2 a 2 con reti di Vieri e Di Biagio per l’Inter e doppietta di Poborski per la Lazio. Nella ripresa Simeone e Simone Inzaghi sferrarono il colpo di grazia ai ragazzi di Cuper mentre Trezeguet e Del Piero regalarono alla Juve di Lippi il ventiseiesimo Scudetto; e un gol di Cassano a Torino consegnò alla Roma il secondo posto. Juve 71, Roma 70, Inter 69, con i nerazzurri costretti a disputare in agosto i Preliminari di Champions League. Le lacrime di Ronaldo seduto in panchina e la contemporanea felicità di Nedved a Udine, quel giorno, furono più significative di ogni commento.

I


TI N E M A NT U P AP

A cura di Martina Chichi, 21 anni Roma

3 NAPOLI Si ripete nel 2008 il “Maggio dei monumenti”, che quest'anno propone itinerari guidati alla scoperta di chiese e castelli della città. Ogni venerdì, sabato e domenica di maggio Castel Sant'Elmo, Maschio Angioino, Castel dell'Ovo e Castel Capuano sono animati da spettacoli, mostre, concerti. www.comune.napoli.it

dal

3

MAGGIO

al

7

JESOLO Piazza Aurora, ore 11: questo l'appuntamento per dare il via a Parkour 'n' Friends, il festival dedicato alla street culture nato nel 2006. Stage di parkour a cura dei ragazzi Pawa, esibizioni, musica e partite di beach volley e beach handball. Le iscrizioni sono aperte fino al 4 maggio. www.parkouritalia.it

10

ROVERETO L'arte contemporanea è protagonista di Futuro Presente, festival giunto alla IV edizione e curato da Incontri Internazionali di Rovereto, Nuovo Cineforum Rovereto e Dissonanze Armoniche. Quest'anno la rassegna punta lo sguardo al rapporto tra arte e nuove tecnologie con l'allestimento d'installazioni che esplorano le tendenze più attuali e creative, facendo incursioni nel mondo della musica, del cinema e della virtualità.

dal

7

all’

14 TUTTA ITALIA Scade il concorso Corti alla clorofilla che prevede l'invio di cortometraggi della durata massima di 15 minuti su un tema socio-ambientale nell'ambito di FestAmbiente. I corti selezionati parteciperanno alla prossima edizione del Clorofilla film festival che si svolgerà tra luglio e agosto nel Parco di Pietra di Roselle e nel Parco della Maremma. www.festambiente.it

TUTTA ITALIA Amanti delle graphic novel fatevi avanti, in occasione del Free Comic Book Day numerose librerie che hanno aderito all'iniziativa regalano un fumetto a ogni visitatore. www.freecomicbookday.it

6

5

18

FIRENZE Per la terza volta il cuore della città accoglie gli amanti della palestra provenienti da tutta Italia per la ventesima edizione del Festival del Fitness. Un'occasione per fare amicizia e prepararsi alla prova costume tra una lezione di aerobica e una di spinning. www.fitfestival.com

dal

dal

14 al

9

dall’

11

SANREMO Il teatro Ariston fa da cornice alle finali del Festival mondiale di creatività nella scuola, il Gef, l'unica rassegna di concorsi dedicati alla scuola. Tante le esibizioni in programma che vedono protagonisti gli studenti dai 15 ai 19 anni. www.gef.it

8

al

12

TORINO Torna il consueto appuntamento con la prestigiosa Fiera internazionale del libro di Torino che per il 2008 come tema ha scelto “Ci salverà la bellezza”. A inaugurare l'evento, che come Paese ospite d'onore per quest'anno ha voluto Israele, c'è il presidente della Repubblica Napolitano. Torna anche lo spazio dedicato ai lettori fino ai 20 anni, il BookStock Village. www.fieralibro.it

9 IN EUROPA – Le città dell'Unione europea partecipano alla Giornata dell’Europa con iniziative e progetti negli istituti scolastici. http://europa.eu

15 al

17

BOLOGNA HomeworkFestival 6.0, il festival dell'autoproduzione e della cultura digitale applicata all'arte, si ripete per il sesto anno consecutivo dando spazio a musicisti, video maker, grafici e dj emergenti. Il pomeriggio è dedicato a workshop e dibattiti, mentre la sera ci si scatena con le performance live di musica elettronica accompagnate da videoart. www.homeworkfestival.net www.myspace.com/homeworkfestival

dal

18 al

dal

15 al

18

OLBIA Nel paesaggio di una delle più belle isole italiane fa tappa la sesta gara valida per il Campionato del mondo di Rally della Fia, unico appuntamento nello Stivale. Tre tappe imperdibili per il Rally d'Italia Sardegna, che parte da Olbia per conlcudersi nell'incantevole cornice di Porto Cervo. www.rallyitaliasardegna.com

18

LECCE “Percorsi al futuro”: tre giorni di dibattiti, talk show e spettacoli che hanno per tema il rapporto tra energia e futuro. Questo il contenuto della prima edizione del Festival dell'energia. In programma tante iniziative dedicate ai più giovani e alle scuole. www.festivaldellenergia.it

17

18

ROMA Jovanotti arriva nella Capitale con due tappe del suo Safari Tour. Biglietti dai 35 ai 52 euro per ascoltare e ballare sulle note del cantautore al Palalottomatica. www.soleluna.com

25 ROMA Ultimo giorno per andare a vedere Galleria degli antiritratti, l'esposizione dedicata a Joan Mirò ospitata dalla Real academia de España. www.raer.it


M RU FO

11

A cura di Jacopo Zoffoli, 19 anni Roma

TOGLIETECI QUELL’ETICHETTA DI DOSSO Che cosa si aspettano i lettori di Zai.net dalla politica e in particolare dalla nuova coalizione al Governo? Riceviamo e pubblichiamo le proposte di alcuni di loro

Non siamo né associati né tesserati Cosa chiederei, se ne avessi l’opportunità, al nuovo presidente del Consiglio? Di certo, seguendo il branco dei giovani miei coetanei, potrei chiedergli di abolire o perlomeno provare a combattere in modo incisivo il lavoro precario; oppure potrei proporgli una scuola diversa, fatta di meritocrazia e di professori competenti; o addirittura sarei disposto a convincerlo ad avere una maggior attenzione e un rispetto non soltanto teorico per i veri disagi sociali della gioventù odierna (droga, prostituzione, violenza, alcolismo). Potrei, ma forse non cambierebbe nulla. Forse, verosimilmente, le mie parole cadrebbero come pioggia nel deserto e verrebbero spazzate via dall’indifferenza politica

bipartisan che negli ultimi anni pare abbattersi sui problemi dei giovani come una perenne spada di Damocle. E allora, non chiederei nulla al neo premier? Non esattamente. Una sollecitazione gliela vorrei fare, ma non a titolo personale e, soprattutto, non richiamando la sua attenzione sui malesseri socioculturali di cui ho parlato finora. Il mio vorrebbe essere un richiamo promosso da tutti i ragazzi e rivolto all’altra faccia della medaglia del problema giovanile. Ossia, mi piacerebbe che il neo Presidente capisse che i giovani non sono un’associazione composta da tesserati, né tanto meno un gruppo di persone separate dagli adulti e avulse dalla realtà di tutti i giorni. Vorrei fargli capire che, prima di risolvere i malesseri dei giovani, bisognerebbe eliminare le etichette discriminatorie che troppo spesso vengono appiccicate sulle schiene di questi e si dovrebbe perciò integrarli nella società mischiandoli con i bambini, con i vecchi e con la sfera adulta, senza pregiudizi né ideologie avverse. Solo da qui si potrebbe iniziare un percorso di recupero per distruggere i disagi che li avvolgono. Lo so, non è la domanda che il neo premier si aspetta, e forse questo avvertimento nemmeno gli arriverà all’orecchio. Ma di una cosa sono certo: fintanto che i giovani si sentiranno bollati come “diversi” mai si potrà far nulla per aiutarli. Mi creda, Presidente.

Giulio Serra, 22 anni, Venezia

Meno debito pubblico, più sicurezza A Silvio. Così avrebbe scritto il Leopardi. E se fosse qua lui, coerentemente con la sua filosofia del pessimismo cosmico, sublimerebbe con stile la carrellata di articoli del nostro forum – più che altro, visti i toni, del nostro cahier de doléance. Non lo so, io vorrei cercare di essere ottimista, nonostante tutto. La parentesi di governo del centrosinistra è stata breve e tormentata, e il Piddì ha poco tempo di abbacchiarsi per la mancata vittoria: opporsi (costruttivamente, è chiaro) è un lavoro a tempo pieno e richiede energia, la stessa che serve a garantirsi un futuro vincente. Una delle cose che stavolta potrebbe far ben sperare è, finalmente, la certezza che una maggioranza si è creata. Che derivi da voti “contro”, dall’effetto-Prodi, dalla questione settentrionale che ci darà da pensare (come quella meridionale, che sarebbe il caso di affrontare una volta per tutte), di fatto c’è e speriamo sia l’occasione per concludere qualcosa di buono. Prima calda richiesta, dunque: concludere qualcosa. Meno parole, più fatti. Ora, se volessimo proprio scrivere una preghiera accorata, le prime voci da includere sarebbero il risanamento dell’economia, la soluzione del debito pubblico, meno vessazioni sui ceti medi, meno evasione fiscale e magari anche più infrastrutture (ma dire Tav in Italia equivale all’evocazione di Lucifero), tutte amenità che richiedono non solo un governo a maggioranza stabile ma un

miracolo da parte dell’Altissimo. Comunque anche un’imbastitura, un tentativo di rammendo verrebbe apprezzato dal nostro Paese ormai vestito di stracci. Almeno per dimostrare un minimo di buona volontà. Un altro capoverso da non omettere sarebbe quello della sicurezza. Troppi stupri, troppa delinquenza, ma soprattutto troppi delinquenti a piede libero subito dopo aver commesso reati anche estremamente gravi. La morte di Giovanna Reggiani non ci ha insegnato nulla? Passiamo oltre, abbiamo poco spazio. Se possibile, cerchiamo di non scatenare l’ira funesta dell’Unione europea. La questione della “munnezza” già ci è costata una vistosa nota sul diario (immondizia ed energia, altre due cosette da appuntare sulla lista delle cose da risolvere), l’affaire Alitalia poi ha rincarato la dose di risate internazionali. Forse sarebbe giusto cercare di emancipare la nostra immagine da “PizzaSpaghetti-Mafia” a qualcosa di più dignitoso. Magari basterebbe limitarci a Pizza e Spaghetti, tanto per cominciare. Abbiamo già avanzato troppe pretese, per una preghiera d’inizio legislatura. Ma è stato lo stesso Silvio a spronarci, ci ha detto che lui ha buone conoscenze in paradiso, addirittura si era parlato di unzione divina. Noi confidiamo in questo, o l’unica unzione sulla quale potremo contare sarà quella estrema. In quel caso, si dovrà scrivere un Requiem per gli italiani, anziché un Contratto.

Francesca Giuliani, 20 anni, Roma

Deludete i vostri elettori Di fronte ai risultati elettorali non nascondo di aver sofferto come un cane; non nego di essermi contorto e roso il fegato di fronte a Borghezio trionfante e al solito gaio Berlusconi. Dormo peggio da quando so che la Lega Nord avrà molto potere di condizionamento nei confronti del Governo del mio Paese. Ed ecco qui un forum su ciò che vorremmo che la nuova

coalizione facesse. Io ho le idee chiarissime su questo: deludete i vostri elettori. On. Cav. Silvio Berlusconi, lei è stato preceduto da un esecutivo che ha lasciato anche i suoi irriducibili a metà del guado; che ha frustrato le aspettative di quella pur nutrita minoranza che è in questo Paese il popolo della sinistra su tutto, dalla legislazione sul lavoro ai diritti civili fino a quei punti di cui Lei, onorevole Presidente, non può che essersi rallegrato (parlo ovviamente di conflitto di interessi e riassetto televisivo). In molti avevamo visto nel 10 aprile 2006 la possibilità di un'alba nuova, ma già dopo poco tempo avevamo tristemente compreso che più che di “Sol dell'avvenire” si parlava “sol dall'Avvenire”, e anche prima che Prodi si fermasse a Ceppaloni – meno ostica da raggiungere, si vede, di Eboli – eravamo frustrati e disincantati. Ora, Presidente, tocca a Lei. Lei non ha problemi di maggioranze risicate, alleati rissosi, programmi tanto perifrastici da risultare comici. Lei tiene questo Paese nel palmo delle Sue sapienti mani, e potrà farne, in questi cinque anni, ciò che vorrà. Per questo io Le chiedo dal profondo del cuore di deludere i Suoi elettori. Risanare il bilancio anche attraverso misure impopolari – come dolorosi aumenti di pressione fiscale o altrettanto dolorosi tagli di spesa

pubblica – significherà deludere i Suoi elettori. Operare scelte coraggiose in politica estera, evitando eccessivi appiattimenti sull'asse atlantico, significherà deludere i Suoi elettori. Privilegiare la scuola e l'università pubbliche, restituendo loro dignità e soprattutto finanziamenti cospicui, significherà deludere i Suoi elettori; incentivare la ricerca scientifica, eliminando magari lacci e lacciuoli che puzzano di Inquisizione romana, idem. So bene che questo breve pezzo puzza di delusione per la sconfitta, e che io faccio la figura del solito radical chic rosicone che snobba l'avversario e crede che se il centrodestra vince ininterrottamente dal 1994 (le fugaci affermazioni del centrosinistra sono frutto di incidenti di percorso) è anche e soprattutto perché a molti suoi connazionali manca il ben dell'intelletto. In parte è così. Ma mi ascolti lo stesso, Presidente: deludere i Suoi elettori sarà la Sua scorciatoia verso i libri di storia. Deludere i suoi elettori significherà fare grandi cose per questo Paese.

Matteo Marchetti, 20 anni, Roma


O M R HE TE C S ET O L RIFL Abbiamo visto e commentiamo per voi il discusso documentario firmato da Claudio Lazzaro a cui è stata negata la proiezione nelle sale cinematografiche italiane

NO TE A cura di Caterina Mascolo, 18 anni Roma

QUELLA CONTAGIOSA IDEA FASCISTA o schermo questa volta non riflette. Al massimo potrà farlo il televisore di casa vostra, qualora decidiate di comprare il nuovo film di Claudio Lazzaro, già noto come regista di Camicie Verdi, un documentario che apriva un’ideale trilogia cinematografica: l’analisi del movimento leghista, del movimento neonazista ed infine dell’ascesa di Silvio Berlusconi. Nazirock dunque, secondo capitolo del lavoro dell’ex giornalista del Corriere della Sera, sarebbe dovuto uscire nelle sale italiane ed invece è in vendita in libreria, edito da Feltrinelli Real Cinema. Il cofanetto, oltre al dvd, contiene anche un saggio dal titolo Ho il cuore nero, realizzato con i contributi di alcune personalità importanti come Antonio Pennacchi e Furio Colombo. Il film ascolta il coro del panorama giovanile di neonazisti e fascisti italiani, infiltrandosi nei concerti, intervistando ragazzi e cantanti di gruppi alternativi come gli Hobbit, inserendosi in uno spaccato di violenza, idee, musica e politica che lascerà sconcertato chiunque pensi che siano solo una banda di nostalgici esaltati. Giovani che si identificano nel movimento di Fiamma Tricolore, capeggiato da Luca Romagnoli, personaggio interessante che, interrogato sull’esistenza delle camere a gas, non ha che ribadito: "Non ho nessun mezzo per poter affermare o negare". Questo partito, fondato il 3 marzo del 1995, pur mantenendo molte volte una posizione automa, ha collaborato con la Casa delle Libertà ed ora si è presentato alle ultime elezioni politiche con il cartello delle destre, sostenendo la candidatura di Roberto Fiore, altro leader del movimento, condannato a nove anni per banda armata. Proprio Forza Nuova ha bloccato l’uscita del film, minacciando azioni legali sia contro Lazzaro sia contro i gestori che avessero deciso di proiettare il film. La paura nascosta è ovviamente quella di spedizioni punitive, vandalismi e ritorsioni. Ecco così annullato l’appuntamento con il cinema Anteo a Milano e con il cinema Politecnico Fandango a Roma. L’unica risposta forte a questa intimidazione è giunta dall’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, che ha proiettato nella Casa della Storia e della Memoria il discusso lungometraggio. Curioso come l’unico atto di coraggio sia sorto da un anziano ricoverato in ospedale, Massimo Rendina, presidente dell’associazione, che si è personalmente interessato alla diffusione del film. Un documentario scomodo, inquietante. Le riprese ci mostrano la totale assenza di cultura (un ragazzo, interrogato sulla Shoa, risponde prima di non sapere nulla sull’esistenza di un ghetto a Roma, poi sostiene che sicuramente i morti saranno stati un milione, non sei come vuole far credere la storiografia ufficiale), pochi retaggi di un passato mitizzato e semisconosciuto, la ricerca ossessiva di un’identità. Il filo che unisce i fotogrammi è la musica aggressiva dei gruppi emergenti che incitano all’azione, alla violenza, come testimonia ad esempio il nuovo fenomeno della cinghiamattanza (durante il concerto ci si prende a cinghiate). Inutile dirvi che il terzo episodio è stato vivamente sconsigliato da autorevoli consulenti.

L

A cura di Matteo Marchetti, 20 anni Roma

“Il Testamento di Tito” fa un altro effetto se ascoltato insieme al resto dell’album. Se frequentaste un negozio di dischi ve lo avrebbero già fatto notare…

AC UT E

NEI MEGASTORE NON SI VENDE ARTE

er amare la Divina Commedia non c’è shuffle, né compilation. Non puoi godere de L’incendio di Borgo a tappe, non puoi sceglierne i pezzi secondo te migliori e farne un altro quadro. Devi andare ai Musei Vaticani, fare sei ore di coda e aspettare. Allo stesso modo, non puoi pretendere che Guns of Brixton dei Clash segua Stairway to Heaven, così come non chiedi che il Colonnato di San Pietro stia in piazza del Campo. Nonostante avere 5000 canzoni sempre a portata di pollice sia meraviglioso – così come è utile radunare nello stesso cd la colonna sonora della vostra storia d’amore, o della vostra estate – bisogna ricordare che la musica dei nostri tempi aveva (ha?) una sua forma precisa: il Long Playing, il “vinile”, l’Album; un’opera d’arte a tutto tondo, dalla copertina al booklet (il libretto interno che conteneva la Parola degli artisti) fino alla scaletta dei brani, ponderata quanto immutabile. Certo, oggi la tecnologia offre molte più alternative, molti più sbocchi. Basta un click nel nostro negozio musicale online preferito per ottenere tutto ciò che vogliamo a 99 centesimi. O anche a meno, se siamo un po’ più smaliziati e preferiamo Emule o altri p2p. Ma come ha detto Nick Hornby, uno che per gli amanti del vinile è qualcosa più di un profeta, "Cosa ascoltate quando entrate nel vostro negozio virtuale preferito? Niente. Chi incontrate? Nessuno. Chi vi dice di smettere di ascoltare questo e di ascoltare quest’altro? I negozi di dischi non ti cambiano la vita, ma possono renderla migliore". Il negozio di dischi, che proprio Hornby ha celebrato nel magnifico Alta fedeltà, sta scomparendo, schiacciato fra i megastore e il download. Un piccolo tempio, dove pochi sacerdoti iniziavano i giovani virgulti alle glorie della musica, suggerendo, guidando, istruendo, o magari deridendoti e mettendoti in mano qualcosa a suo avviso più degno della tua attenzione. Certo, forse è anacronistico lamentare la scomparsa del piccolo negozio di quartiere, nell’era dell’e-commerce, degli ipermercati e della globalizzazione, però mi sembra giusto. Se andate da Messaggerie Musicali, o da Feltrinelli, sarete un numero, un semplice codice a barre sotto un raggio ottico, un passaggio della filiera produttiva che parte dalle segrete stanze di qualche major per finire nel vostro stereo. Al contrario, il vostro negoziante di fiducia vi avvertirà che How to dismantle an atomic bomb degli U2 non vale i precedenti, ma che Magic di Bruce Springsteen è un gran disco. Ai bambocci part-time di un megastore questo non interesserà mai, anzi: una delle hit del momento, magari qualcosa di Rihanna, o dei Finley, sarà in sottofondo, mentre nessuno farà caso ai vostri dilemmi interiori. Il 19 aprile negli Usa è stato celebrato il “Record Store Day”, una serie di iniziative volte a valorizzare l’immenso patrimonio rappresentato da questi luoghi di culto. Tra i promotori dell’iniziativa artisti del calibro di Bruce Springsteen, Paul McCarteney e Damon Albarn, che hanno affermato, nel documento di presentazione, "In quei luoghi c’è l’anima della musica". Si sa che andare contro i meccanismi del profitto, in campo commerciale, non rende mai. Però forse anche se perdente è una bella lotta. Anche se in ritardo, andate a prendere qualche disco nel negozio vicino casa vostra, e, se avete un giradischi, compratelo in vinile. Potreste anche scoprire che Il testamento di Tito, canzone famosissima di De André, fa tutto un altro effetto se sentita insieme a tutto il resto del disco (il bellissimo concept-album La buona novella, ispirato ai Vangeli apocrifi in cui quella succitata non è che una delle tante perle) anziché dopo Umbrella. Non è questione di snobismo. È questione di arte: per quanto meraviglioso ed evocativo sia il particolare del tocco fra le mani di Adamo e Dio, la Cappella Sistina vista nella sua interezza, così come l’aveva pensata Michelangelo, è decisamente un’altra cosa, e sarebbe bene tenere a mente che arte e spezzatino non vanno d’accordo. Se frequentaste abitualmente un negozio di dischi qualcuno ve lo avrebbe già detto.

P


T O P TIS N A

A cura di Marina Marchese, 20 anni Milano

A cura di Marco Billeci, 20 anni Pisa

UNA PIZZA (.COM) DA 2,5 MILIONI DI DOLLARI

JINGLE ELETTORALI

è stato un tempo in cui internet era ancora poco più di una speranza. Siamo nel 1994 quando Chris Clark, uomo d’affari del Maryland, registra il dominio pizza.com sperando, per l’appunto, di ricavarci un po’ di dollari rivendendolo in futuro a qualche produttore del ramo alimentare. Da quel momento paga 20 dollari ogni anno per mantenere il dominio. Inutile dire che nel frattempo il web cambia giusto quel tantino, diventando una certezza, da speranza che era.

I politici, salvo rare eccezioni, dovrebbero attenersi al sempiterno motto “date a Cesare quel che è di Cesare”. Insomma, se uno è nato per arringare le folle, sia egli capo di una squadra di calcio o di un partito politico, per quale motivo si spinge in terreni a lui sconosciuti e, di conseguenza, potenzialmente pericolosi? Come ci dimostrano quelle americane, le elezioni stanno diventando sempre di più un fenomeno che sconfina in molti ambiti, non ultimo il marketing; eppure, la canzone che ha rappresentato la colonna sonora del PdL, oltre ad essere alquanto povera dal punto di vista musicale, è un evidente esempio di pessima pubblicità. Le migliaia di persone che hanno visto lo spot su Youtube si sono chieste, in un primo momento, se l’inquietante ritornello “Meno male che Silvio c’è” fosse stato opera di qualche insidioso sinistrorso (alcuni passaggi ricordano la sarcastica “Mi sono fatto da solo” della Famiglia Rossi); poi, a mente lucida, hanno realizzato che l’autore della canzone si propone di destare negli animi dei suoi ascoltatori il dovuto segno di riconoscenza nei confronti del Presidente. Il risultato? Un grottesco elogio, fine a se stesso.

C’

IL PORTALE DEL MESE: TEMPOVISSUTO.IT, UN TEMPO VISSUTO DA TUTTI [Plinio il vecchio] considerava perduto ogni istante non dedicato allo studio”. Questa massima di Plinio il Giovane ispira Tempovissuto.it, portale di informazione, cultura, ricerca curato da Marco Papasidero. Online da fine settembre, inizialmente con il nome di Racconti, il sito ha acquisito la denominazione attuale nel febbraio scorso ed è stato ampliato e migliorato nei contenuti, nella grafica, nelle caratteristiche. All’inizio si trattava essenzialmente di una webzine di viaggi e turismo, adesso è un vero e proprio contenitore che raccoglie attualità e storia, letteratura e arte, racconti e viaggi. Fra le sezioni presenti su Tempo Vissuto segnaliamo quelle dedicate ai reportage di viaggio, alle recensioni a libri ed eventi artistici (prossimamente anche su prodotti musicali), oltre alla parte in cui si ripercorrono fatti storici e quella in cui sono raccolte foto affascinanti o bizzarre. Accanto alla versione online, è realizzato anche un allegato in pdf (Racconti & Dintorni) che può essere scaricato dalla sezione "Download", nel quale vengono riportati gli articoli degli ultimi due - tre mesi. Il portale riveste un grande interesse soprattutto perché offre la possibilità di esprimersi ad autori emergenti. La sezione dei racconti, ad esempio, è uno spazio in cui giovani scrittori possono pubblicare i loro lavori. Un’altra valida opzione è quella di collegamento e collaborazione con altri portali che vogliono farsi conoscere ed ampliare la loro visibilità. Infine c’è la possibilità di entrare a far parte dell’equipe del sito, collaborando alla stesura dei contenuti, all’aggiornamento delle pagine web, scrivendo articoli o recensioni... Sono già diversi i collaboratori non professionisti, tra cui studenti e non solo, ricercati attraverso gli annunci online. Una bella opportunità con i tempi che corrono, mentre il giornalismo ‘professionale’ (se è il caso di chiamarlo così) sembra sempre più riservato ai figli, cugini, nipoti… Per collaborare con Tempo Vissuto basta inviare una mail all’indirizzo info@tempovissuto.it.

SENSO DELL’UMORISMO E SENSO DELLA MISURA Sentivate la mancanza dei movimenti intestinali dello scoiattolo della Vigorsol, colonna sonora delle cene degli ultimi mesi di molti italiani, rei di voler tenere la televisione accesa durante i pasti? Niente paura, il vivace animale è tornato a fare la sua comparsa sui teleschermi e non è solo: con lui, tre adorabili pinguini che ne imitano peripezie e conseguenti rumori. Senza dubbio lo spot è unico nel suo genere e di conseguenza attira l’attenzione del consumatore (primo comandamento del marketing). E senza dubbio le vendite delle gomme sponsorizzate saranno schizzate alle stelle, altrimenti non si spiega la scelta di proseguire sulla scia del meteorismo. Tuttavia, è possibile che nessuno, in quell’azienda, si sia reso conto che lo spot, com’è concepito, offende il comune senso del pudore di molti italiani? Riformulando, è davvero assurda la richiesta di risparmiarci, al termine di una faticosa giornata, cene a suon di peti?

LATTE E BISCOTTI: GIÀ VISTO La Saiwa prova a lanciare sul mercato italiano una nuova linea di biscotti, già famosi in tutto il mondo: Oreo. Sì, proprio il nome più volte ripetuto nel motivetto che fa da colonna sonora allo spot, in onda su pressoché tutti i canali: la melodia resta nella mente dello spettatore e il prodotto anche. Tuttavia, a parte questo dettaglio, il resto della pubblicità ristagna nella banalità. Bambini felici, genitori che giocano con i loro pargoli, in poche parole la replica esatta della formula (vincente) Mulino Bianco: gli esperti di marketing potevano impegnarsi di più per un lancio così in grande stile.

HI -TE CH

Così il 27 marzo scorso, dopo aver saputo che il dominio vodka.com era stato venduto per 3 milioni di dollari, Clark decide che è arrivato il momento di riscuotere i dividendi del suo investimento e mette all’asta il suo Pizza.com. Risultato? 2,6 milioni di dollari (circa 1 milione e 650mila euro!) escono dalle casse di un anonimo acquirente e vanno a gonfiare il portafogli dell’incredulo Mr Clark. “Credo che questo porterà qualche cambiamento nella mia vita” ha commentato l’autore del geniale investimento. Non facciamo fatica a credergli…


Inchiesta

EUROPEAN ENLARGEMENT:

16

VERSO UN FUTURO A 12 STELLE CHE COSA PENSANO DAVVERO I GIOVANI DELLA POLITICA EUROPEA? LE DOMANDE RIVOLTE A UN CAMPIONE DI STUDENTI DELLE PRINCIPALI UNIVERSITÀ ROMANE MOSTRANO COME LE NUOVE GENERAZIONI GUARDINO CON SPERANZA ALLE POSSIBILITÀ OFFERTE DALL’ALLARGAMENTO di Antonella Andriuolo, 22 anni

Roma

fficio relazioni internazionali, ricevimento dal lunedì al venerdì. “Ecco, segnato. Prima o poi dovrò farci un salto”. Chiusa l’agenda, di quel pomeriggio in coda alla segreteria di facoltà rimane solo una passeggiata fra i viali alberati della Sapienza e una significativa, quanto inaspettata, presa di coscienza. Seduta in cortile, mi guardo intorno: testa china, giacca smilza, sistema gli appunti nella borsa. Si confonde tra la massa di ragazzi che tra cambi d’aula e lezioni fanno vivere la città universitaria, ma la noto e non posso fare a meno di chiedermi che cosa significhi essere uno studente straniero. “Se il nome di patria serve a unire, ricordiamo che la patria comune è il mondo”, un appello che Erasmo da Rotterdam lanciava nel Cinquecento. Riuniti oggi, in quello stesso spirito, migliaia di studenti che, nel progetto bandito sotto suo nome, allargano i propri orizzonti culturali e linguistici, integrando la loro esperienza, nell’apprendere un modus vivendi fondamentale per la loro formazione di giovani donne e giovani uomini. Julia si mostra subito disponibile a colmare i miei dubbi, raccontandomi di lei, della sua famiglia e della decisione di venire in Italia; “dalla Russia con amore”, bastano poche risposte e mi rendo conto di quanto questa realtà sia complessa. Complessa ed attuale, mi dico, poiché se l’Europa ha ancora davanti diversi ostacoli da superare, è pur vero che molti di questi debbano ritenersi abbattuti. Cooperazione, integrazione, espansione, un paradigma che potrebbe portare presto l’Unione europea ad ampliare ulteriormente i suoi confini.

U

L’allargamento La politica di allargamento sembra essere rotta salda e sicura per un’Europa che, anche attraverso periodiche relazioni di avanzamento, si sta impegnando a vagliare le condizioni politico-economiche dei Paesi candidati e potenziali tali. Un’operazione destinata da un lato a consolidare nel territorio europeo un comune patrimonio ideologico, basato su di un sistema democratico ed egualitario, dall’altro a favorire gli scambi culturali e commerciali attraverso un iter graduale, che fa degli stanziamenti finanziari per

17 Paese il suo punto di forza. Essere cittadini del mondo Attivo dal 2007, l’Ipa (Instrument for Pre accesion AssiCome dimostrato da recenti dati Epso (l’Ufficio eurostance) sta dimostrandosi valido strumento di assipeo di selezione del personale) e dal crescente nustenza preadesione, rendendo chiari e ben noti i critemero di domande per gli stage Ue, la nuova generari adottati dalla Commissione per l’inserimento; in parzione guarda con entusiasmo all’Unione, identificata ticolare, l’evoluzione dei Paesi dell’Europa sudorientacome simbolo di una dimensione multiforme e cole, quali ad esempio Croazia e Turchia, viene costantesmopolita che fa dell’individuo non solo un cittadino mente monitorata dagli organi competenti che, serveneuropeo ma, in senso più vasto e gratificante, un citdosi di statistiche e valutazione in toto dei dati tadino del mondo. Competenze, capacità di coordinapervenuti, riescono a tracciarne i progressi, evidenzianmento ed interazione risultano fondamentali per prodo gli eventuali sviluppi futuri. cedere, passo dopo passo, nella È, dunque, così distante il disegno stessa direzione. dell’Ue dalle esigenze e dalla realtà “L’esperienza che si fa non ha Le critiche quotidiana di studenti e neolaureaprezzo”, così Costanza Schivi, ex all’allargamento trovano studentessa bolognese, descrive ti? Cosa pensano davvero i giovani della politica europea? I dati raccolla sua vita a Bruxelles, una città una concreta risposta ti intervistando un campioche l’ha accolta e sostenuta e che nei valori e negli ideali ne di cento studenti vede nel Berlaymont la storica seche hanno ispirato scelti tra le varie fade della Commissione. Mi sembra l’Unione coltà degli atenei di di sentire le parole di Julia, paroTor Vergata, Sapienle, anche queste, che testimoniaza e Lumsa mettono in maniera inequivocabile il fano in luce il fatto che, spesso presentati scino che le interazioni culturali, fortemente promosse dai media come freddi ed indifferenti ale volute dall’Unione, esercitano sui giovani professiole tematiche politiche, i giovani si rivenisti disposti a mettersi completamente in gioco nel lano, al contrario, attenti alle numerocompito, certo non semplice, di portare l’Europa a ragse opportunità che progetti di mobiligiungere nuovi traguardi. tà e scambi culturali sempre più freIn un quadro tanto variegato, non mancano, tuttavia, le quenti possono offrire anche in propolemiche, soprattutto di coloro che, a torto, formulaspettiva di un rapido inserimento nel no l’ipotesi di un vantaggio unilaterale, in cui il Paese mondo del lavoro. entrante risulterebbe unico beneficiario, trovandosi nella condizione di poter usufruire di sussidi economici e sovvenzioni comunitarie. Nel rifiuto di tale posizione, che sembra invece incoraggiare la stasi e l’immobilità politico-amministrativa, sarebbe più opportuno parlare dell’Europa come di una meta ambiziosa, che rende l’Italia e gli altri Paesi membri fieri di essere parte integrante ed attiva di un sistema in cui coesistono multiculturalità ed identità, bisogni individuali e benessere sociale, in cui la storia di ognuno diventa memoria collettiva fondendosi in una perpetua sinergia di intenti verso un futuro comune e paritario. Infatti, le critiche all’allargamento trovano una concreta risposta nei valori e negli ideali che hanno ispirato l’Unione il cui cammino, iniziato ormai più di cinquant’anni fa, è stato tracciato da un’effettiva volontà di pace. La pace, quanti ne parlano, ma cosa si fa realmente per perseguirla? Riflessione che sembra rimandarci ad un tema che, ormai, è entrato di diritto nell’agenda delle priorità comunitarie, ravvisabile nella ricerca di precisi connotati geografici che autorizzino un paese a concorrere ad un possibile inserimento nell’Unione. Sulla legittimità di tale ambizione si è molto discusso, già a partire dai tempi della caduta del muro, anche grazie al ragionato e sentito input del presidente francese Mitterand, il quale ha così inaugurato il dialogo sulle prevedibili candidature degli stati appartenenti all’ex blocco sovietico (Ucraina, Moldavia, Bielorussia). I dati delle tre infografiche presenti in questo servizio si riferiscono a un campione di cento studenti scelti tra le varie facoltà degli atenei di Tor Vergata, Sapienza e Lumsa nel mese di febbraio 2008


18

Test

Inchiesta

19

La vocazione umanitaria Appare piuttosto evidente, tuttavia, che l’Europa abbia preferito muoversi principalmente sul terreno della sicurezza, mirando al conseguimento di una pace che potesse garantire, nel continuo incentivo dialettico e relazionale di membership, armonia e compenetrazione social-legislativa degli Stati coinvolti. Nella politica di vicinato si evidenzia, pertanto, un accordo di prossimità che erge il libero scambio e la spinta verso investimenti internazionali a dimensioni tipiche dell’Unione economica atte, inoltre, a contrastare diffuse e presenti problematiche (criminalità, minacce ambientali). La vocazione umanitaria dell’Europa non resta, peraltro, obiettivo astratto ed inconsistente, ma si traduce in tangibili atti amministrativi che mettono in primo piano i diritti umani e le libertà fondamentali. Di fresca pubblicazione, sulla Gazzetta ufficiale dell’unione europea, lo stanziamento comunitario per la promozione e la crescita dello Stato di diritto che non rinuncia ad accentuare, attraverso una dettagliata normativa, l’assoluta importanza del nesso inestricabile che sussiste tra democrazia, attuabile solamente in un clima sereno di pluralismo politico, e diritti umani che riguardano, in primo luogo, l’abolizione della pena di morte, della tortura e dei crudeli maltrattamenti inclini a ferire la dignità umana e a inabissare quest’ultima nel più degradante dei contesti.

Mai più indietro

"La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza iniziative creative all'altezza dei pericoli che ci minacciano (…). Mettendo in comune talune produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, saranno realizzate le prime fondamenta concrete di una federazione europea indispensabile alla salvaguardia della pace". Tali le prime righe del documento conosciuto come Dichiarazione di Schuman, testo che sanciva la nascita di un organismo europeo sovranazionale cui sarebbe stata affidata la gestione delle materie prime (carbone ed acciaio) in un’azione auto-tutelativa delle grandi potenze economiche e militari dell’epoca. Tornare indietro. Questo vorrebbe dire rinunciare all’allargamento, ripercorrendo a ritroso un percorso travagliato che ha radici storiche profonde e che può pregiarsi di un numero di anni che vanno, probabilmente, ben al di là del mezzo secolo di vita. Abituati a far risalire la genesi dell’Unione europea al 9 maggio 1950, in occasione della riunione indetta a Parigi dal ministro agli Affari esteri di allora (si tratta, appunto, proprio di Robert Schuman), dimentichiamo spesso l’immensa entità degli sforzi precedenti che si sono posti ad indispensabili premesse per la piena realizzazione del continente. Sforzi sociali, politici ma, soprattutto intellettuali, che hanno conferito all’uomo la volontà di emanciparsi, di affrancarsi da regimi ingiusti e dittatoriali. Dagli scritti altomedievali del giurista francese Pierre Dubois che, in un lucido quanto originale meccanismo governativo, prevedeva l’istituzione di un tribunale internazionale europeo, allo stesso Dante che cercò nelle sue opere di tracciare una linea politica di demarcazione, la storia ha cercato, più o meno consapevolmente, di portare avanti una un’idea le cui conseguenze non sarebbero state in alcun modo prevedibili. Dai secoli in cui l’Europa fu ghettizzata in un intrinseco significato modellato unicamente dalla geografia, nuovi valori si sono aggiunti, imponendosi come parametri attuali a cui far riferimento. È, tuttavia, l’empirismo filosofico di Bacone che sembra oggi fornirci una valida lezione, una delle verità più illuminanti per l’uomo europeo che, “qualora si mostrerà gentile con uno straniero, potrà allora considerarsi cittadino del mondo, facendo del suo cuore non un’isola ostile, staccata dalle altre, ma il continente caldo e accogliente che le riunisce”. E i giovani si sentono continente.

Per chi sogna una carriera a dodici stelle è oggi consultabile www.gioventuinazione.it, un portale informativo su mobilità e lavoro in tutta l’Ue

Cittadini del mondo che avanza

o reclusi senza speranza?

Pensavo, è il mio test di iniziazione, quanto mai dovrò sudare per tirare fuori qualcosa di simpatico? E, infatti, arriva un argomento mostruoso come l’european enlargement! Ma adesso bando alle ciance, venite a scoprire con noi il vostro grado di cosmopolitismo! di Gioele Maria Pignati, 19 anni - Fabriano (An)

1. Se vi dico “Ue” che cosa vi viene in mente? A No amico, se la metti così partiamo subito male... Uè lo dici a tua sorella! B Boh, Ue, Cd., Dvd., Umd, sì, credo che abbia a che fare con l’estero... è per caso il formato americano dei dischi della play? C Per dinci, l’Unione europea! L’organo sopranazionale per eccellenza, il fulcro attorno al quale, mano nella mano, i cittadini potranno costruire un nuovo mondo basato su sicurezza e fratellanza tra le culture. 2. Di quanti Paesi si compone l’Ue? A Ma allora sei scemo, ho detto che Uè lo dici a soreta! B Uhm, ora che ci penso di Paesi non è che ne conosca molti, c’è il Giappone da dove vengono Naruto e il cantante dei Tokio Hotel... boh... è che ho le idee un po’ confuse. C Cribbio, per quanti possano essere non saranno mai abbastanza. Bisogna allargare, allargare ed allargare ancora finché non sarà rimasto un unico continente: il mondo! 3. Avete mai avuto interesse verso le lingue straniere? A Boh, cioè, io mi sono sempre accontentato della mia lingua madre, il dialetto serradicano, però gli amici mi hanno detto che comincio ad avere qualche influenza collamatese. Che fai, ridi? Brutto... arpro’ace que te struppio! B Beh, l’inglese io lo mastichicchio abbastanza bene e poi, scusatemi, è il linguaggio del villaggio globale, delle chat, dei forum, delle community, dei siti… C Yes, of course!

4. Hai mai compiuto viaggi in terre straniere? A Aivoja! Giusto un paio d’anni fa. Io e gli amici miei abbiamo rimediato un Ciao scassato che stava buttato là dietro all’oratorio e ci siamo andati fino a San Benedetto! In quattro su un cinquantino per otto ore e mezzo di autostrada. Però è stato bellissimo! B Sì, credo di essere andato a S. Marino una volta. Ah, ora che ci penso sono stato anche a Città del Vaticano. C Non per vantarmi, ma vi posso garantire per esperienza personale che l’opera di Giulio Verne è basata su una storia vera: la mia! 5. Cosa pensi che altri Paesi possano offrire in più rispetto all’Italia? A Ma perché, perché? Stavo tanto bene prima che venissi a rompere col tuo stupido test che non fa nemmeno ridere... perché?! B La prudenza e la pacatezza, almeno Sarkozy ha promesso lo sbarco su Marte, qui da noi addirittura si parla di abbassare le tasse! C Santo cielo, ma vuoi mettere una traversata di quaranta giorni e quaranta notti senza provviste o una salutare scalata solitaria in Tibet, che poi da quelle parti c’è pure il Dalai-Lama che mi sta simpatico una cifra. Sono troppo belli quegli occhiali da sole, li voglio!

LEGGI IL TUO PROFILO A PAG. 57


20

Rovine moderne

NOTTE

SPESSO IDENTIFICATI COME SUPERMERCATI DELLA DROGA IN CUI È POSSIBILE SBALLARSI A POCO PREZZO, I RAVE PARTY VANTANO NOBILI ORIGINI. MA QUAL È LA LORO ANIMA? E SOPRATTUTTO, NOI SAPPIAMO CHE COSA SONO DAVVERO?

di Caterina Mascolo, 18 anni

Liceo classico “Albertelli” - Roma

D

Vincere la droga, non i rave party ad una cittadina industriale come tante nel Nord dell’Inghilterra, non avrebbe mai immaginato che il suono ripetitivo di un pistone, paragonato all’ondeggiamenIn inglese to della proboscide di un elefante malinconico, sarebbe diventato musica. significa “delirio”… La techno è segnata, marchiata dalla marginalità rispetto alla società: cresce I rave nascono nei club di Houston e Chicago frequentati da afroamericani ed omosessuali. Il rave, dunque, non era inizialmente illegale, bensì rientrava nelle seraalla fine degli anni te dei club, per quanto fosse ad ogni modo scudo di realtà sociali emargiOttanta, in un clima nate. Fu l’Inghilterra degli anni Settanta, con le influenze della cultura psiincandescente chedelica, ad associare il rave alla consumazione di droghe (ed anche ad un di denuncia nuovo tipo di musica, l’acid house). Bandito dai club, il rave divenne illegale e per la prima volta si spostò dalle città agli spazi aperti, ideali punti di ritrovo per migliaia di persone. Nel 1994 il governo inglese varò il Criminal Justice Act, dove si leggittima la possibilità di sequestro delle attrezzature e si specifica che non allontanarsi dal rave dopo l’intervento della polizia è da considerarsi reato. In tutta risposta aumentarono le Street Parade, in alcuni casi divenute famose e legali: un esempio su tutti è la Love Parade che ogni anno scorre per le vie di Berlino. In molti Paesi europei si è così cercato di arginare e controllare i rave legalizzandoli, pratica che in realtà ha solo affiancato, e non eliminato, i party organizzati senza autorizzazione.

Ancora alternativi? I rave sono ancora così alternativi? Oppure si sono svuotati del loro significato più ampio, legato ad ideali di collettività, unità e libertà? Nell’immaginario collettivo vengono sempre più identificati come un “supermercati della droga”, dove è possibile sballarsi a poco prezzo. Due culture diverse ed opposte, quella del free party e della discoteca, confluiscono sempre più in stereotipi generali: se quello della discoteca è l’esibizione dello status sociale, quello del rave è l’esibizione del delirio. Con la differenza, però, che la prima è assimilata ed assorbita nella mentalità collettiva e rientra, almeno ufficialmente, nelle istituzioni. Non viene lapidata semplicemente perché oramai è accettata, rappresenta quasi una tappa obbligata della vita adolescenziale. Poco importa se la droga circola ugualmente (ad essere sinceri poi, sarebbe molto più interessante trovare un luogo dove sia assente, data la diffusione massiccia anche in ambienti che dovrebbero essere sicuri, come la scuola), se dodicenni si svestono per salire sul cubo. In una nota discoteca della Arezzo “bene” i pusher spacciavano, in accordo con i pr, nei bagni e negli uffici del locale. I decessi per overdose nella provincia sono aumentati, rispetto al 2007, dell’83% (La Nazione). Una recente inchiesta del Corriere della Sera ha denunciato, inoltre, il fenomeno, ben poco edificante ed in costante crescita, dell’assunzione di alcool e stupefacenti da parte di ragazzine all’interno delle discoteche. La regola del “non far di tutta l’erba un fascio” è sempre valida, così come è ovvio che la singola persona decide ed è responsabile delle proprie azioni. È altrettanto vero, però, che in questi casi si parla di età in cui si è più facilmente influenzabili, in cui spesso per spirito di contraddizione si ricerca quello che è proibito, vietato. Demonizzare i rave non fa che renderli più attraenti; non parlarne, se non in casi estremi sempre negativi, è altrettanto pericoloso. La vera sfida è quella di sconfiggere la droga, non i rave.

NOTTE

opo anni di silenziosa esistenza, i rave party hanno di recente cavalcato le pagine della cronaca a causa della morte di un diciannovenne di Varese, probabilmente per overdose. I giornali hanno così descritto le modalità di questi ritrovi fotografando una tipologia di festa che si contrappone alla classica serata in discoteca. Ma questi brevi scatti hanno saputo davvero restituire ai lettori l’immagine fedele di una realtà così complessa? Ho provato a condurre un’indagine spicciola tra i miei coetanei, ragazzi tra i diciotto ed i venti anni: ebbene, nessuno ha saputo dare una risposta sicura, solo qualche accenno alla musica alternativa (ma quale?), alle droghe (saranno il succo del ritrovo o no?) ed alla sostanziale illegalità dei raduni (ma allora perché la polizia non interviene preventivamente?). Ho notato una diffusa e quasi totale ignoranza sul tema, impreparazione che alimenta un clima di mistero e che sparge un alone sinistro su quella che dovrebbe essere una festa. I rave sono appunto feste, manifestazioni musicali organizzate all’interno di aree industriali o spazi aperti, tutti con una prerogativa: devono essere abbandonati, dimenticati. La durata non è stabilita; da una sola notte il party può trascinarsi anche per più giorni (in questo caso viene definito “teknival”, caratterizzato cioè dalla presenza di più sound system installati sui camion). Il termine “rave” ha una storia interessante, nata nel mondo britannico: in inglese significa infatti “delirio”. La partecipazione a questi eventi è gratuita, e proprio per questo sono noti come free party. Si è liberi dal costo d’ingresso, ma anche da vincoli sociali e legali, pertanto la ricerca dell’indipendenza totale può essere ricercata sia con il ballo, sia con l’uso di droghe. Una concezione di festa che a noi pare strampalata e pericolosa, mentre meno doveva sembrare ai primi partecipanti, desiderosi di riappropiarsi di un territorio loro sottratto.

La vera sfida?

NOTTE

POPOLO

DELLA

21

In principio era la Taz La nascita dei rave risale alla fine degli anni Ottanta, in un clima incandescente di contestazione politica, di denuncia dei problemi sociali e delle difficoltà economiche. I raduni si svilupparono nelle metropoli abbandonate delle città statunitensi, con masSi è liberi sima fioritura nelle fabbriche di Detroit, per poi migrare in Gran Bretagna e nell’Eudal costo d’ingresso, ropa centrale. Con l’occupazione delle Taz (Temporary autonomous zone, ovvero ma anche da vincoli aree industriali in disuso) si voleva simbolicamente ballare sulle macerie di una società sempre più indifferente e disinteressata ai problemi dell’operaio disoccupato, sociali e legali “lasciato indietro” dalla stessa fabbrica che aveva creato quel luogo (o non-luogo) già dismesso, già in rovina. Una notte, invece, avrebbe potuto riavvicinare l’individuo alle macchine, avrebbe sancito la sua liberazione dalla catena del lavoro: gli stessi mezzi di produzione che avevano fino ad allora partorito merci inavvicinabili per il salario del lavoratore sarebbero divenuti il palcoscenico di un teatro di musica innovativa e di rottura. Una musica senza spartiti, senza melodie, legata in maniera indissolubile ed imprescindibile al contesto da cui proviene: la metropoli. I suoni elettronici prendono gli spunti più originali dalla vita quotidiana della grande città, come clacson, antifurti, sirene e macchinari industriali. Certo Dickens, raccontando la sua Coketown in Hard Time, violenta critica

NOTTE

NOTTE


FRANCA RAME

22

In primo piano

Venti minuti con...

DOPO UN’ESPER IENZA POLITICA CHE L’HA DELUSA PROFO NDAMENTE, FRA NCA RAME DEFINISC E IL SENATO CO M E UN “FRIGORIFERO DEI SENTIMENTI ”, SE LA PRENDE CON LE QUOTE ROSA E NON RISPARMIA STRA LI CONTRO LE GERARCHIE EC CLESIASTICHE di Lorenzo Brunetti, 17 anni,

Liceo classico “E.Q. Visconti” - Roma

ttrice ed autrice di testi teatrali, Franca Rame comincia a recitare quando è ancora una bambina. Nel ’54 il matrimonio con Dario Fo e da allora, sempre al fianco del marito, l’attività politica corre parallelamente alla carriera artistica. Dopo l’impegno in Soccorso Rosso e le battaglie del movimento femminista, approda in Senato nel 2006 candidata nella lista l’Italia dei valori, incarico da cui si dimette nel gennaio 2008 (il 15 sul quotidiano La Repubblica compare a tutta pagina una lunga e commovente lettera di commiato, ndr). «Non è che una all'improvviso entra in politica. Il mio impegno è sempre stato quello di occuparmi del prossimo, ma l'esperienza in Senato non è stata affatto positiva. Nel Senato non c'è dialogo, io l’ho chiamato il “frigorifero dei sentimenti”. Da onorevole non ho combinato proprio nulla o, meglio, ho fatto ciò che avrei potuto benissimo fare restandomene a casa». Signora Rame, crede che sia proprio questa freddezza ad allontanare le donne dalla politica o è colpa degli uomini che non rinunciano al proprio potere? «La verità è che le donne danno ancora fastidio, e questo non riguarda solo la politica. Mi trovo in totale sintonia con Emma Bonino, la quale definisce paradossale il fatto che in Italia ci si privi dell'intelligenza di tante donne pur di conservare un sistema maschilista». Il dibattito sulla condizione femminile in Italia ha ripreso vigore con la proposta dell'istituzione delle quote rosa, lei crede che potrebbe essere un provvedimento adatto? «Quando sento parlare di quote rosa mi viene in mente solo il nastro rosa che si appende quando nasce una bambina. La donna deve fare il suo lavoro perché ne ha diritto e capacità e non perché è lo Stato ad imporlo». Prima delle battaglie femministe le donne erano tenute a rispettare rigidissime regole di costume e l’uso della minigonna rappresentò un atto davvero rivoluzionario. Non crede, però, che alcune conquiste sul piano dei costumi siano state equivocate da un certo maschilismo che ha visto nella minigonna un corpo non libero ma a disposizione? «Questo equivoco nasce da una profonda insensibilità ed ignoranza. Ancora oggi ai processi per stupro capita che si parli di come era vestita la donna, forse troppo provocante. Si tratta di atteggiamenti inaccettabili, ma ovviamente anche la minigonna deve avere un limite, perché non è dignitoso andare in giro con l'intimo di fuori. Comunque deve esserci libertà!». Come giudica il dibattito che si è venuto a creare intorno alla legge 194? «La 194 non corre alcun rischio. Ma poi come si permettono gli uomini di parlare in questi termini di una cosa così intimamente femminile, cosa ne possono sapere il Papa ed i cardinali dell'aborto? Dovrebbero occuparsi dei poveri e di chi ha bisogno, perché non ospitano i rom in Vaticano invece di parlare di aborto? E poi ancora con quelle sottane, capisco nel Medioevo, ma nel Duemilaotto... si mettessero i pantaloni! Io questi discorsi non li posso fare perché mi sento scoppiare la testa, ma il fatto è che non sopporto le posizioni oltranziste come quelle di Ferrara e di Sua Santità: per fare i bambini bisogna volerli ed amarli».

A

23

Quelli che il PANE e la POLITICA CALVIN KLEIN LI HA MARCHIATI CON TANTO DI COPYRIGHT: “TECHNOSEXUAL”, OVVERO GIOVANI AGGRAPPATI ALLA TECNOLOGIA, SENZA PASSIONI E SENZA IDEALI. NOI, INVECE, VI PROPONIAMO UN’INTERVISTA DOPPIA A DUE GIOVANI MILITANTI CHE SFUGGONO ALL’ETICHETTA, OGNUNO CON LA SUA RICETTA PER MIGLIORARE LA SOCIETÀ

di Maddalena Messeri, 16 anni

Liceo classico “Mameli” - Roma

agazzi che riescono ad esprimersi solo attraverso un cellulare o una chat, la cosiddetta “Generazione Y”. Eppure la politica a una parte consistente dei giovani interessa eccome. Pensa così Marco Bontempi, insieme a Renato Pocaterra curatore del volume I figli del disincanto già recensito su queste pagine, che ci ha detto: "I giovani oggi si considerano appartenenti a destra e sinistra non più in base a giudizi di valore su questioni distributive, cioè economiche o sociali, come i loro padri, ma su questioni etiche, come ad esempio la pena di morte o le biotecnologie". Nel bel mezzo della campagna elettorale ho intervistato due ragazzi impegnati in politica da ormai molti anni, oggi coordinatori della sezione giovanile del loro partito di appartenenza. Si è parlato tanto di rinnovo generazionale e loro si sono dati da fare. Sto parlando dei ventenni Francesco Polacchi di Blocco Studentesco (La Destra) e Federico Tomasello dei Giovani Comunisti (Sinistra Arcobaleno). Ad accomunarli la voglia di cambiare questa società e avere un mondo migliore.

R


24

In primo piano

1 Se ti dovessi raccontare, come ti descriveresti? 2 Da quanto sei attivo in politica? 3 Quali sono i tuoi principi morali? 4 Cosa non faresti mai? 5 Hai un personaggio storico di riferimento? 6 Quali devono essere i requisiti fondamentali per un buon militante? 7 Chi rappresenti? 8 Siete presenti nelle scuole superiori? 9 Quanto influisce il vostro partito di riferimento sul vostro agire? 10 Cosa pensi del conformismo? 11 Della globalizzazione? 12 Della liberalizzazione della cannabis e dell’hashish? 13 Del Giorno della Memoria e della Shoah? 14 Del Sessantotto? 15 Del precariato? 16 Delle pari opportunità?

NERVO, COORDINATORE NAZIONALE DI BLOCCO STUDENTESCO, ROMANO, 22 ANNI

1 «Un militante politico che sogna un cambiamento radicale della società attuale, che trasformi questa visione qualunquista della vita in una mentalità partecipativa e vincente». 2 «Cinque anni». 3 «Personalmente alla morale ho sempre preferito una visione etica della vita, ossia un insieme assoluto di principi e non un’opinione personale su come ci si debba comportare». 4 «Non so, tifare la Juve». 5 «Benito Mussolini, l'unico statista che la storia del nostro Paese ricordi, colui che ha coniugato rivoluzione tecnico-scientifica con la tradizione storica e popolare, colui che ha impresso l'acceleratore sulla costruzione di un'economia che da contadina è divenuta all'avanguardia mondiale, colui che ha raggiunto la parità monetaria fissando la lira a quota novanta bloccando inflazione e svendita del tesoro pubblico nazionale, colui che ha voluto la creazione di uno stato sociale e di tutti gli istituti di previdenza e/o di sostegno per le parti più deboli della popolazione, colui che ha attuato la ‘socializzazione’, ossia la partecipazione dei lavoratori all'organizzazione e agli utili delle aziende... devo continuare?». 6 «Spirito di sacrificio, coraggio intellettuale, caparbietà nell'azione. Nel mio movimento nessuno ambisce ad un futuro da politicante poltronaio». 7 «Il Blocco Studentesco». 8 «Sì, abbiamo ottenuto il 23% dei voti della Consulta Provinciale degli Studenti di Roma». 9 «A volte siamo più noi che influiamo sul partito che non il contrario; Blocco Studentesco si batte per una cultura libera e per la giustizia sociale; nell'atto contingente noi vogliamo il libro di testo unico; che non vengano più dati fondi alla scuola privata e che si rafforzi quella pubblica; vogliamo l'aumento del 150% delle ore di educazione fisica; vogliamo che una volta all'anno le scuole organizzino dei campi scuola in luoghi isolati che riportino gli studenti lontani dalla frenesia di tutti i giorni e dalla tecnologia; vogliamo, inoltre, che venga incentivato l'impiego delle energie alternative nelle scuole con un’azione metodica e diffusa, e non come è oggi, lasciata al caso». 10 «A qualcuno fa comodo che la gente la pensi nella medesima direzione». 11 «È la causa e l'effetto di gran parte degli interessi economici mondiali e di gran parte dei problemi delle popolazioni povere». 12 «L'unica cosa più stupida della legalizzazione è il proibizionismo». 13 «Ogni tragedia va rispettata e ricordata». 14 «Credo che in troppi si siano bruciati con la playstation, Maria De Filippi, pasticche e cocaina». 15 «Un problema che deve essere risolto». 16 «È giusto che tutti partano dalla stessa posizione, ma che poi viga la meritocrazia».

25

FEDERICO TOMASELLO, COORDINATORE NAZIONALE DEI GIOVANI COMUNISTI, FIORENTINO, 26 ANNI

1 «Eclettico e coerente, libero e ribelle». 2 «Dal 1993, quando avevo tredici anni ed ho partecipato all’occupazione del mio liceo». 3 «Ritengo l’espressione ‘principi morali’ astratta e religiosa, ma ci sono cose in cui credo profondamente. Prima fra tutte, la possibilità di costruire un mondo diverso e migliore, in cui le persone contino più del denaro, in cui poter immaginare la tua vita ed il tuo futuro non sempre da solo, ma dentro una comunità di liberi e uguali, fondata su rispetto e solidarietà». 4 «Tradire la fiducia di amici e compagni». 5 «Tutti coloro che nella storia hanno scelto di dedicare la propria esistenza al fianco dei più deboli. Ne cito solo alcuni fra gli altri: il subcomandante Marcos, Malcom X, Simòn Bolivar, gli storici capi degli indiani d’America sioux che resistettero al massacro degli invasori, Peppino Impastato e Placido Rizzotto, il sindacalista siciliano ucciso dalla mafia per il suo impegno nel movimento contadino di occupazione delle terre, Gandhi e i monaci birmani». 6 «L’entusiasmo, la creatività, l’onestà, il rispetto e la dignità». 7 «Un’organizzazione di ragazzi e ragazze liberi ed uguali, uniti dalla comune voglia di trasformare l’esistente per costruire un mondo migliore». 8 «In alcune città in modo consistente, in altre in misura minore, in altre ancora per niente». 9 «Siamo un’organizzazione formalmente e sostanzialmente autonoma. Noi partecipiamo alle discussioni e alla vita democratica del partito, ma abbiamo i nostri organismi e le nostre assemblee che si riuniscono e decidono in completa autonomia». 10 «Il conformismo è uno dei peggiori mali del nostro tempo e purtroppo la politica dei palazzi ne è profondamente permeata». 11 «La globalizzazione è una grande possibilità per l’umanità e la sua storia, ma le forze economiche, politiche e sociali che la orientano fanno sì che essa produca spesso disastri ambientali, guerre e conflitti etnici, privatizzazione e mercificazione di ogni aspetto dell’esistente, sfruttamento del lavoro e precarietà». 12 «La liberalizzazione di sostanze fondamentalmente innocue come hashish e cannabis è un fatto di civiltà che sarebbe in grado di assestare un duro colpo ai traffici mafiosi e di ridurre il rischio di sanzioni amministrative o penali per una intera generazione che ne fa uso; parliamo di sostanze certamente molto meno nocive di ‘droghe legalizzate’ quali l’alcol o gli psicofarmaci». 13 «La Shoah è stata una delle più gravi tragedie della storia dell’umanità. Un dramma senza precedenti che è bene sia per sempre scolpito con forza nella nostra memoria affinché eventi del genere non possano più accadere». 14 «Il Sessantotto è stato uno straordinario evento di protagonismo giovanile ed ha rappresentato un vero e proprio spartiacque per la storia del nostro Paese e dell’intero pianeta. La storia di una generazione che ha sollevato la testa e si è ripresa la parola per costruire un mondo nuovo e più giusto, uguale e libero dalle guerre e dallo sfruttamento. Quel sogno di un nuovo assalto al cielo fu sconfitto, ma il Sessantotto è ugualmente riuscito a cambiare il mondo dal punto di vista del modo di pensare, dei diritti civili, dei diritti delle donne, del costume». 15 «La precarietà è il peggiore furto che si possa fare ad un giovane: è il furto – da parte di una società fondata sul denaro – della possibilità di immaginare, costruire, progettare il futuro fuori dal ricatto continuo del mercato e del profitto. La battaglia per la fine della precarietà è il principale impegno della mia organizzazione». 16 «Le pari opportunità di genere sono fondamentali per il nostro tempo. La presenza e il protagonismo delle donne è un fattore fondamentale per migliorare la politica, per questo la nostra organizzazione ha scelto di costruire i propri organismi dirigenti secondo un criterio rigido: metà uomini e metà donne. Abbiamo scelto, inoltre, di non avere più un solo coordinatore ma due portavoce, un ragazzo, io, ed una ragazza, Elisabetta Piccoletti».


Ti diamo spazio. Usalo.

28

CANTAUTORI:

Francesco Guccini

MUSICA 30

La Consulta vi dà voce. Oggi è più facile per le associazioni giovanili partecipare alle scelte della propria Regione. Nella Consulta regionale dei Giovani c’è spazio, anche per le vostre idee. Per l’iscrizione informatevi su www.consiglioregionale.piemonte.it/giovani Consulta regionale dei Giovani Palazzo Lascaris - Via Alfieri, 15 - 10121 Torino - Tel. 011.5757.351 E-mail: consulta.giovani@consiglioregionale.piemonte.it

POPSTAR:

L’ultimo album di Paolo Meneguzzi


Non chiamatemi

28

Intervista

di Niccolò Bodini, 17 anni

Liceo scientifico “G. Aselli” - Cremona

n una delle sue canzoni più recenti (Addio), dopo quasi quarant’anni di carriera musicale, ha scritto «Io non artista, solo piccolo baccelliere. Perché per colpa d’altri, vada come vada, a volte mi vergogno di fare il mio mestiere». E ancora, nel libro Un altro giorno è andato – già titolo di una delle sue più evocative canzoni – ha scritto: «Ci chiamano spesso poeti, noi cantautori (termine che peraltro detesto), facendo probabilmente torto tanto ai poeti quanto ai cantautori». Inorridisco all’idea di contraddirlo, ma è difficile non vedere poesia nelle sue canzoni. Francesco Guccini da Pavana è modestia e insieme genio, arte e cabaret (come ben sa chiunque ne abbia frequentato un concerto), one man band ma insieme uno dei tanti componenti del suo gruppo di sempre, da Flaco a Ellade ad Ares Tavolazzi (peraltro già visto negli Area). Caro Francesco, le tue canzoni sono un punto di riferimento ormai per molte persone. Basti pensare al fatto che Auschwitz è diventata l’inno della Giornata della Memoria, o anche solo canzoni come Farewell e nella sua drammaticità Canzone per un’amica raccontano perfettamente la vita. Come hai fatto ad essere profeta anche delle generazioni più giovani? «Non so, se pensi, Auschwitz è del ’64, le altre di anni dopo, e tutte hanno accompagnato la mia vita rispecchiandone momenti particolari. Evidentemente certe canzoni sono entrate nell’immaginario collettivo perché sono state scritte non per fare un disco dell’estate o per compiacere qualche discografico. È da sempre un modo per esprimermi».

I

FRANCESCO GUCCINI HA ATTRAVERSATO GLI ULTIMI DECENNI DELLA STORIA D’ITALIA, ENTRANDOVI A PIENO TITOLO. E NOI, PUR INORRIDENDO ALL’IDEA DI CONTRADDIRLO, NON RIUSCIAMO A NON VEDERE POESIA NELLE SUE CANZONI

POETA

29

Il futuro ed il passato. Le tradizioni famigliari e territoriali, le radici hanno influito molto sulle tue canzoni? «Sinceramente, come dicevo prima, fare canzoni è raccontare se stessi, raccontare indirettamente le proprie emozioni, la propria vita. In Amerigo, per esempio, parlo di un mio zio emigrato in America, ma lo faccio usando diversi registri. Il lessico alcune volte è famigliare, altre volte meno; le parole sono quelle che si imparavano in casa o leggendo. Anche le ambientazioni, poi, differiscono tra loro, io son montanaro d’Appennino tosco-emiliano da parte di padre ed emiliano, carpigiano, da parte di madre». Cirano rappresenta la sintesi perfetta fra idealismo e spiritualità. Tante volte si tende a ragionare per luoghi comuni e la gente ritrova in Guccini tanta idealità e poca spiritualità, quando per me essa è fortissima nelle tue canzoni. Nella tua vita la spiritualità è una componente importante? «Devo dire che bisogna intendersi su cosa vuol dire spiritualità. Non sono religioso, non sono credente, non appartengo a nessuna Le mie canzoni sono entrate chiesa. Se per spiritualità, però, si intende nell'immaginario collettivo perché non essere completamente materialista o non sono state scritte per fare completamente positivista, allora sì: una spiun disco dell'estate o per compiacere ritualità laica che guarda nelle cose, che guarda dietro al mero fatto del fenomeno. qualche discografico Per quanto riguarda la spiritualità nelle mie canzoni, Il vecchio e il bambino è una canzone spirituale? Shomèr Ma Mi-Ilailah? è spirituale? Dipende sempre dall’ambito al quale ci si riferisce; nelle ultime parole di Amerigo – “finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo” – c’è una specie di panteismo nel ritrovarsi, che ne so, forse nel vento, nella natura. Io mi definisco agnostico, ma probabilmente è per pigrizia. Cioè, se ragiono razionalmente mi sento ateo, poi non nutro particolare simpatia per la Chiesa Cattolica, questo Papa non è che mi piaccia tantissimo, preferivo alcuni dei suoi predecessori, pensa che l’8‰ lo do ai Valdesi. Però ritornando sempre al discorso di prima, non mi sento di negare l’esistenza di qualcosa che non è completamente terreno». L’intervista su Charta Minuta, giornale chiaramente di destra, non ha perso l’attimo per dissacrare l’idea di Guccini come un apostolo di Marx e Marcuse, dipingendoti come un cantautore erroneamente interpretato, nonostante io ti abbia sentito citare Marx in più di un concerto. Qual è il tuo reale rapporto con il marxismo? «Ti dico la verità, non sapevo che il giornale fosse di destra, è stata la mia dottoressa a dirmi che una sua amica chiedeva di farmi un’intervista per un giornale. Questa si è presentata a casa mia, mi ha detto di essere della rivista Charta Minuta - che peraltro non avevo mai sentito - e mi ha fatto un’intervista alla quale ho risposto normalmente. Ho dichiarato semplicemente che non mi sono mai preso la briga di leggere dalla prima all’ultima pagina Il Capitale di Karl Marx, anche se conosco benissimo cosa dice, l’ho studiato sia alle superiori che all’Università, ma semplicemente preferivo altre letture. Insomma, quella di Charta Minuta è stata un’ infelice operazione giornalistica, fatta chiaramente per vendere. Non è un segreto che io sia di sinistra, anzi è innegabile. Ho sempre dichiarato di aver frequentato federazioni anarchiche ed ho scritto La locomotiva, che rievoca la lotta operaia di fine ’800 e dei primi anni del ’900, senza mai pensare che lanciarsi contro un treno sia un’azione utile». Tante volte chi ti intervista chiede come si fa a scrivere una canzone; tu hai risposto con Una canzone, contenuta nel tuo ultimo album, Ritratti, del 2004. Hai infatti la rara capacità di immortalare con le parole il mondo che ci circonda. Hai scritto tantissimo, sia come cantante sia come scrittore, ma ogni volta riesci a sorprenderci. So che è banale chiedertelo, ma come fai? «Dunque, si fa sempre più fatica. L’altra sera, per esempio, m’è venuta un’idea per una canzone; ero in un ristorante, fuori pioveva, è entrata di corsa una ragazza, insomma c’era un’atmosfera che mi è piaciuta. Solo che poi ho pensato che era troppo simile a Scirocco e ho deciso di lasciar perdere. Poi sai, ho smesso di fumare da circa cinque mesi e faccio un’enorme fatica a trovare l’ispirazione senza almeno una sigaretta».


30

Intervista

31

il nuovo album di Paolo Meneguzzi di Giulia De Benedetti, 17 anni

Liceo classico “G. Chiabrera” – Savona

Un giovane sotto spoglie adulte”, è con questa definizione che potremmo descrivere uno dei cantanti più famosi della musica pop italiana: Paolo Meneguzzi. Un artista determinato a vivere intensamente la sua vocazione per la musica, un cantante introverso, piacevole, vicino alle problematiche dei giovani. Il suo stile non ha ammaliato solo l’Italia, ma ha affascinato la Spagna e ha attraversato l’oceano fino alle coste del Sud America. In questa intervista ci racconta i primi passi, ci parla della sua partecipazione all’Eurofestival e dell’ultimo album, Corro via. Cosa ci puoi dire di questa tua ultima fatica discografica? «È un album moderno, con qualche sfumatura rock. Questo disco è nato con lo scopo di mettere in luce i problemi che devono affrontare i giovani d’oggi. È leggermente diverso dai precedenti perché è meno dolce, ha un tono lievemente aggressivo e cambia anche il modo in cui interpreto le canzoni». Come mai la scelta di questo titolo? «Corro via perché c’è l’irrefrenabile voglia di fuggire da questo mondo che ci imprigiona, che non soddisfa le nostre aspettative. Cercare di fuggire verso qualcosa di meglio». Ma da quando la ricetta per i problemi è quella di scappare? «No, no. Non sto parlando di una ricetta per risolvere i problemi, che certo vanno affrontati, altrimenti restano fantasmi che continuano a tormentarci finché non ci decidiamo a prenderli di petto. Con la mente, con il pensiero, però, evadere è legittimo, non credi? E allora, di fronte ad un mondo che spesso non ci dà le risposte che ci aspettiamo o che ci meriteremmo, è indispensabile non smettere di sognare ed evadere in mondi migliori. Ognuno poi cerca un posto a modo suo, ad esempio con la musica».

SCAPPARE VIA DAI PROBLEMI PER NON GUARDARLI IN FACCIA? QUATTRO CHIACCHIERE CON IL CANTANTE ITALO-SVIZZERO CHE, DOPO AVER CONQUISTATO MIGLIAIA DI FAN DALLA SPAGNA AL SUD AMERICA, HA DA POCO SPENTO LA SUA TRENTUNESIMA CANDELINA

semplice arrivare a quello che sono ora, ma se si ha costanza, pazienza e un pizzico di fortuna si può raggiunDi fronte alla realtà in cui gere qualsiasi meta». viviamo è indispensabile non Hai compiuto da poco 31 anni e nonostante ciò riesci ad avvicinare e coinvolgere un vasto pubblico di adolesmettere di sognare ed evadere scenti, qual è il tuo segreto per arrivare ai teenager? in mondi migliori, ad esempio «Il segreto è portarsi avanti una generazione, e poi a 30 con la musica anni si è ancora dei ragazzi, uomini si diventa più avanti. Se andiamo a vedere, molti idoli dei giovanissimi sono su questa età, quando si arriva ad una maturità artistica notevole. Voglio portare con me questa nuova geI testi sono nati grazie alla collaborazione con Gatto Pannerazione, ovviamente senza dimenticarmi dei miei “vecceri, com’è stato lavorare assieme a lui? chi” e fedelissimi fan». «È stata una bella esperienza. Abbiamo cercato di creaQual è il brano a cui ti senti più legato? re testi coinvolgenti, realizzando grandi passi in avanti. «Beh, ce ne sono tanti, forse Lei è, dedicato a mia maGrazie al suo preziosissimo aiuto ho affrontato temi più dre, oppure Quel ti amo maledetto, che è il brano che i importanti ed ho un po’ variato il mio modo di interpremiei fan preferiscono e che cantano sempre con me dutare e scrivere. Questo è il mio settimo album ed aveva rante i concerti. In quest’ultimo album mi piace molto Viproprio bisogno di essere strutturato in un modo lievecina come un angelo». mente diverso, nuovo, per non cadere nella monotonia». Cosa fai prima di una tua esibizione? Hai partecipato a molte edizioni del Festival di Sanremo, «Non faccio nulla di particolare. Non credo che un ogche cosa rappresenta per te questo palcoscenico? getto o un gesto possano portare fortuna o meno. E se «Salire sul palco dell’Ariston è sempre una grandissima qualcuno mi regala una cosa del genere la tengo, ma emozione. Questo evento è per me una sorta di promonon la uso come portafortuna». zione: la musica entra nelle case dei telespettatori e perDi recente è morto il grande tenore Giuciò si diffonde molto più velocemente. È un seppe Di Stefano. Da cantante pop qual è trampolino di lancio per le mie la tua opinione sulla musica classica? nuove canzoni oltre che un gradi«La musica classica è quella che ha dato to ritorno ogni anno». vita alla musica pop, però questo mio Tra breve – a fine maggio – partegenere di musica non è arte, invece l’ociperai all’Eurofestival 2008 come pera lo è. Non metterei sullo stesso piarappresentante della Svizzera, cosa no la musica classica e quella pop: i ti aspetti da questo appuntamento? musicisti classici hanno compiuto dei «È da un paio di anno che provo a lunghi percorsi di studio. Per comporparteciparvi, per rappresentare la re questo genere di musica ci vuole Svizzera. E finalmente quest’anno ne del tempo, invece per fare una canho avuto l’opportunità. Mi fa molto zone pop basta anche solo una manpiacere portare la bandiera del mio ciata di minuti se sei ispirato». Paese natio, dato che sono italo-svizQual è il rapporto con i tuoi fan su zero. È una grandissima occasione per internet? visitare nuove nazioni e portarvi la mia «Sul mio sito (www.paolomeneguzzi.it) i n a m musica». ho il collegamento per Myspace, e ll e n sogno Facciamo qualche passo indietro… Com’è Badoo e tra poco anche per Net2001 Un è i nata la tua grande passione per la musica? log, credo molto in questo tipo di e L 3 0 0 2 «Sono nato negli anni del pop di Ramazcomunicazione. Tutti i ragazzi orola 2005 Fav zotti, Elton John e mi sono molto appasmai usano le chat e così si dà losica sionato a questo genere di musica. Già alro l’opportunità di raggiungerti». 2007 Mu sica Tour u l’età di otto anni suonavo la chitarra e Abbiamo parlato dell’EurofestiM e iv L 2007 componevo canzoni. Tutto questo lo devo val. Oltre a questo, i prossimi o Via a mio nonno, che mi ha trasmesso questa impegni quali sono? 2008 Corr passione. È stato lui che mi ha messo sul «Prossimamente uscirà il mio palco e da lì, conoscendo le persone giuste album Musica in spagnolo, che r al momento più opportuno, è nata la mia è un mix tra i miei ultimi. o m A 1997 Por carriera». lo E poi andrò in Sud America Quindi non è stata una cosa premeditata, non 1998 Pao per promozione, sarà un annes no molto impegnativo, starò o era un tuo obiettivo diventare cantante… ci o m E 9 199 «Diciamo che era un un sogno che alla fine è via da casa a lungo. E devo sueño entre ancora dirlo a mia madre!». diventato realtà! Non era un mio obiettivo, in2001 Un las manos fatti avevo fatto anche altri lavori, ma vedendo che non andavano a buon fine ho capito che Est 2004 Elle era la musica il mio mestiere. Certo non è stato s

A DISCOGRAFI

o ercato ester m il r e p m Albu

E 2006 Ella sica 2008 Mu


36

TEATRO:

“L’ultima radio” di Tullio Solenghi

GIOVANI CRITICI 48

DIARIO IN INDIA

L’ultima puntata


34

Cinema

35

VOGLIAMO

anche LE ROSE

UN DOCUMENTARIO CHE RACCONTA ATTRAVERSO I DIARI DELLE TRE PROTAGONISTE LA RIVOLUZIONE DEI RAPPORTI TRA I SESSI. COME MAI ALINA MARAZZI, REGISTA E SCRITTRICE, TORNA A PARLARE DI AUTODETERMINAZIONE DELLA DONNA? LO ABBIAMO CHIESTO PROPRIO A LEI... di Lorenzo Brunetti, 17 anni

Liceo classico “Visconti” - Roma

nita è un’adolescente di buona famiglia, timida e riflessiva; Teresa a soli vent'anni è rimasta incinta; Valentina è una militante femminista e vive i suoi trent'anni intensamente. Le loro tre storie si intrecciano attraverso i tre diari privati delle protagoniste (letti da Anita Caprioli, Teresa Saponangelo e Valentina Carnelutti), ma anche fotografie, filmini di famiglia, dibattiti televisivi, film indipendenti e sperimentali, pubblicità, musiche e animazioni d'epoca e originali. Partendo dal celebre slogan usato nel 1912 dalle operaie tessili di una fabbrica del nel Massachusetts in uno sciopero durato settimane, “Vogliamo il pane, ma anche le rose”, Alina Marazzi, raffinata regista di documentari già nota per Un'ora sola ti vorrei, riprende con il suo nuovo film il discorso sull'evoluzione dei rapporti uomo-donna a partire dal boom degli anni ’50 e ci porta inevitabilmente a riflettere sull’attuale condizione femminile nel nostro Paese. Femminismo oggi sembra quasi una parolaccia eppure dobbiamo tanto a quelle centinaia di ragazze e donne che tra gi anni ’60 e i primi anni ’80 combatterono non semplicemente per riscattare la loro posizione sociale ma per rivoluzionzionare in maniera più generale i rapporti tra i sessi. Con Vogliamo anche le rose la regista spiega come le battaglie femministe non abbiano condotto solo all'emancipazione della donna ma liberato l'intera società dalla costrizione dei ruoli di genere. Qual è stata l'esigenza che l'ha spinta alla realizzazione di questo film? «Ho iniziato tre anni fa a lavorare su questo progetto con l'intento di riflettere sulla relazione tra i generi ed i rapporti famigliari, ma non avevo idea che oggi si sarebbe tornati a parlare di autodeterminazione della donna. Evidentemente era nell'aria la necessità di tornare su certi argomenti ed anche di rinominare certe parole come, appunto, "femminismo”. Io ho quarant'anni ed ap-

A

alentina resa e V Te , . a it n A contrate no mai in a li ta non si so 'I ll issuto ne H a nno v nta e a ss e S i n degli an iverse d , in età Settanta . Ma le lontane e in città riportate e vere, loro stori no in rivati, so in diari p uità, n ti n le co un'idea lotte ianza di testimon me la minigonna è dic he , ti ri e poli , e famiglia iv ventato parte di una sestt e ll li e co persona sualizzazione svilente. Oggi re a rm per affe per le donne è più importante tità e n e id , ia autonom essere sexy che intelligenti? ese a P n u diritti in tre te «All'inzio della rivoluzione sess e u ale. Q ono, patriarc sc suale il trucco e l'abbigliamento o n o c on si donne n erano veicolo di messaggi liberaonianza m ti s te ro ma la lo tori. Purtroppo negli anni successi'unica n u in e si muov n vi il mercato è stato più forte delle u partengo alla generazione di mezzo tra : e direzion to intenzioni individuali e lo svelamenn e le femministe e i giovani che sanno poim v sommo he ha to dei corpi sia dell'uomo sia della c co o nulla di quel periodo, credo sia giule a n io generaz donna ha portato ad una mercificazioole e sto riprendere il filo del discorso». g in s le preso ni io z ne con effetti deleteri ed incontrollabie Le testimonianze raccolte nel film sono c n co private o nd o m li. Certo non si può tornare indietro, ma l tutte italiane. Eppure il problema della e d ae della vit una è indispensabile il dialogo tra i sessi». in condizione femminile è trasversale ad ogni e s fu e le ha Dal titolo del film sembra che alle donne, cultura. Secondo lei perché in tutte le sollettiva e o c e n visio c he i n n sebbene combattano per i propri diritti, a cietà tradizionali la donna ed il suo corpo 0 a. I 2 pubblic la vita faccia ancora piacere ricevere fiori... to sono sempre state oggetto di repressione? ia b am ha nno c i noi. «Oggi sembra che una donna per aved «Effettivamente il film spinge a varie rifleso n u n di og re successo debba adeguarsi ad uno sioni non solo sulla nostra cultura. Credo che RERIA B stereotipo maschile, mentre esiste un LI a far paura sia il potere procreativo della donIN GIO DA MAG VD + diverso modello di femminismo, meno D na che l'uomo fisiologicamente non può avere O TT E N IL COFA conosciuto, che punta alla valorizzaINELLI) e che quindi vuole dominare e regolamentare. R LT E (F LIBRO zione dei ruoli senza tornare alle costriEsiste comunque un desiderio di possesso». zioni tradizionali. Si tratta di un femminismo più teorico. Ma la donna emancipata essendo più libera è Il titolo del film cita lo slogan "vogliamo il pane ma ananche più indifesa? che le rose" e allude al fatto che le donne oggi devono «Non la vedo così perché un conto è creare convenzioni sforzarsi di assumere da un lato le funzioni tradizionali, sociali per tutelare la maternità e la salute della donna, come l'educazione dei figli che sono i cittadini del futuun altro conto è avere un atteggiamento repressivo. Le ro, ed esigere le rose dall'atro, godendo della loro lidonne hanno voluto conoscere il proprio corpo per pobertà ed autodeterminazione». terlo gestire autonomamente, mentre prima il sapere era detenuto esclusivamente dai medici. Uno Stato che protegga ossessivamente i cittadini non sta in piedi perché cresce dei cittadini-bambini, mentre serve un margine di rischio». Secondo lei cosa rappresenta oggi un pericolo maggiore per la donna: il richiamo alla società tradizionale che viene dal Vaticano o l'immagine della donna-oggeto imposta dai media? «Che bel panorama! In realtà servirebbe una via di mezzo perché la repressione non è mai portatrice di crescita ma la libertà sfrenata è ugualmente rischiosa. Le ragazze che usano il loro corpo per ottenere carriera, notorietà o altro sono in realtà falsamente libere». Oggi le donne sono certamente più libere di un tempo, ma i valori del femminismo sembrano in crisi: la cultura Pop ha determinato una sottomissione all'edonismo ed anche un simbolo rivoluzionario co-


36

Palcoscenico

37

R

L’ULTIMA RADIO Intervista con Tullio Solenghi L’AFFASCINANTE MEZZO DI COMUNICAZIONE BREVETTATO DA GUGLIELMO MARCONI DAL 1896 AD OGGI DI STRADA NE HA FATTA! ED ECCO UNO SPETTACOLO ADATTO A CHI, COME LA GIOVANE REPORTER CHE SCRIVE, È COSTANTEMENTE SINTONIZZATO SU QUALCHE STAZIONE

Dal 6 maggio al 1° giugno 2008 al Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma

di Claudia Civetti, 16 anni

Liceo classico “ E.Q. Visconti” - Roma

stata la grande palestra per sperimentare tutto ciò che avrei fatto in seguito, una fucina fondamentale per la mia carriera». Inizia con questa dichiarazione d’amore alla radio il nostro colloquio con Tullio Solenghi, presto sul palco del Piccolo Eliseo di Roma col suo ultimo spettacolo. «Noto che fortunatamente oggi le cose stanno tornando come ai miei tempi, quando c’era un discreto spazio per la creatività e la musica non fagocitava tutto il resto; per di più, stiamo assistendo ad un boom della radio parlata, vedi Viva radio due, Il ruggito del coniglio e tanti altri esempi». Ci racconti come è nato il progetto di questo spettacolo che potremmo quasi definire autobiografico? «Il canovaccio di Sabina Negri, sviluppato in seguito da me e da Marcello Cotugno, coadattatore e regista, è la storia di un conduttore radio che negli anni ’70 era un punto di riferimento per la sua generazione, ma attraverso l’evolversi del contesto sociale non riesce o non vuole stare al passo con i tempi. Ascolta dischi in vinile, reclama un contatto diretto con gli spettatori: non riesce insomma a «sintonizzarsi» con la propria attualità. In quest’ultima trasmissione di addio egli ripercorre trent’anni della propria vicenda e di quella del proprio paese. Alla fine decide di mollare tutto, anche se non si può dire esattamente così… il finale rivela delle sorprese». Condivide con il protagonista il timore che le menti più libere e creative siano penalizzate dall’importanza data allo share e all’auditel? «Sicuramente sì. C’è poi una strana analogia con quello che sto vivendo. In televisione molto meno in radio - non si richiede più una profondità professionale ed espressiva, ma solo di stupire con il voyeurismo della real tv. È un altro mestiere; mi astengo dal giudicare, ma ne prendo le distanze. Preferisco praticare territori ancora vergini come il teatro e la radio, appunto». Possiamo imputare proprio al maggiore impatto della televisione il “declino” subìto dalla radio negli ultimi anni, sebbene oggi stia riguadagnando terreno? «Sicuramente lo ha subìto, ma ora stiamo assistendo ad un’inversione di tendenza. Sono fermamente convinto che la radio dia la possibilità di coltivare un sogno ed una passione a chi la ascolta e a chi vi lavora».

«È

Da attore molto versatile quale è sempre stato - ha sperimentato infatti televisione, teatro e radio sin dagli esordi quale ritiene sia l’ambito di espressione a lei più congeniale? «Devo dire che ho sempre considerato il teatro la mia casa. Nel corso della vita ho certo percorso anche strade parallele, ma le ho sempre affrontate con una profonda matrice teatrale. La massima espressione televisiva “a trio”(Massimo Lopez, Anna Marchesini, Tullio Solenghi, ndr), I promessi sposi, è improntata sul teatro quanto nessun altro ha mai proposto». La conosciamo per la sua spiccata comicità. Ci farà divertire anche in questo spettacolo? «Questo spettacolo è come la vita: dispiaceri, emozioni, risate. Rispetto alla mia fama televisiva qui emergono anche lati oscuri della mia personalità. Il protagonista è un personaggio a tutto tondo, se ne svela l’umanità a trecentosessanta gradi. Mi considero un essere umano, uno che si presta a far ridere, sì, ma anche ad emozionare e a far riflettere». In questo suo ritorno alle origini possiamo intravedere un che di nostalgico? «Di sicuro sì. Mi piace la nostalgia sebbene non me ne lasci possedere; per mia natura sono sempre proiettato nel futuro. Tuttavia la memoria riveste un ruolo di importanza fondamentale per muovere passi più sicuri in avanti». Per finire, qual è il destinatario del suo spettacolo, se ve ne è uno in particolare? «Non c’è un destinatario in particolare. Questo spettacolo è a tutti gli effetti trasversale alle generazioni. Ci sono spettatori che si riconoscono nelle vicende del protagonista, altri più giovani si sentono coinvolti sebbene non abbiano partecipato direttamente alle tappe storiche rievocate. Perfino un bimbo al termine dello spettacolo ci ha chiesto come gadget un disco in vinile, non lo aveva mai visto prima!». Gli ingredienti sono ottimi… non resta che soddisfare le nostre curiosità direttamente a teatro!

Tullio Solenghi in L’ULTIMA RADIO Di Sabina Negri Elaborato da Tullio Solenghi e Marcello Cotugno Produzione Asti Teatro/Mariano Anagni/Tullio Solenghi/Marcello Cotugno Regia di Marcello Cotugno

Non perdete i prossimi ed ultimi spettacoli al Teatro Eliseo di Roma: “Battesimi” di Michela Lucenti, con la Compagnia Balletto Civile dall’8 all’11 maggio

“La ballata del carcere di Reading” di Oscar Wilde, con Umberto Orsini e Giovanna Marini dal 13 al 18 maggio

ALE NE .NET I C SPE OZIO I ZAI M ID PRO TTOR RITAGLIA QUESTO COUPON E I LE PRESENTALO ALBOTTEGHINO R PE DEL TEATRO ELISEO, POTRAI ACQUISTARE IL BIGLIETTO PER ASSISTERE ALLO SPETTACOLO DI TEATRO DANZA “BATTESIMI” AL PREZZO DI 10,00 EURO ANZICHE’ 15,00 EURO


Fotografia

39

Photo de famille: le scuole vincitrici

RITRAI LA TUA FAMIGLIA ITALO-FRANCESE, REALE O IMMAGINARIA, ATTRAVERSO UNA FOTO E UN TESTO. A QUESTO INVITO COSÌ ORIGINALE HANNO RISPOSTO MOLTE SCUOLE SPARSE IN TUTTA ITALIA. ECCO ALCUNI DEI LAVORI PREMIATI CON TRE FANTASTICI SOGGIORNI A PARIGI, NELLA GIURIA ANCHE NOI DI ZAI.NET D'UNE VALISE EN CARTON À L'OPÉRA Re

alizzata dalla classe IIA , Istituto Comprensivo “Don Giu lio Testa” - Venafro (IS ) Questa deliziosa fan ciulla sogna di muov ere un giorno i suoi passi di danza nel teatro più famoso di Parigi, ma non dimentica le origini molisane

c EAU sse III, S ) LE GÂT a Marianna Pula, cla Lago (PG l e d e glion uola

d sti rare un Realizzata co Rasetti” - Ca er prepa diente n p ra ta s “F a ia Med ariann l’ingre ma di M le, peccato che rse La mam a . Ops, fo in o g tt ri a o g o lt to o ra m o o au’ in piatt rio l’ad o, ‘gâte sia prop equivoc ‘gatto’. lo di base o te c n e ic p m un pria c’è stato on vuol dire pro n francese

FAMILLE NAPOLYON NAISE AU QUOTID IEN Realizzata da lla

classe III del Liceo Linguistico Eu ro peo “Calasanzio” - Sanluri (CA) Riuscirà ques ta simpatica famiglia napoletano-li onese a met tersi d’accordo su lle vacanze es Napoli dai no tiv e? nni o campe ggio con gli amici in giro per l’Europa?

Il concorso, promosso dall’Ufficio di Cooperazione Linguistica e Artistica dell’Ambasciata di Francia in Italia, è stato sponsorizzato da Groupama, Maison de la France, FIAP, Corsica Ferries, Région Rhône-Alpes, Eurodisney, Eli. Arrivederci alla prossima edizione!

www.france-italia.it


Per capire cosa ci si deve aspettare addentrandosi nella lettura de Il tarlo dei denti è bene sapere che l’autore, Fernando Iwasaki, è uno storico, saggista e romanziere, con un’evidente e smodata fissazione per il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes. La vicenda narrata è duplice. In primo piano c’è un dentista sivigliano, un cavadenti che non conosce anestesia e opera con ferri da fabbro, posseduto da un “tarlo” che rode l’anima e arma la mano, una missione degna di un cavaliere epico, trovare e sconfiggere l’immondo neguijòn, favoloso verme responsabile delle carie dei denti e figlio della depravazione umana. In secondo piano, alla vana ricerca di Utrilla, il dentista, si intrecciano le vicende di un manipolo di uomini che, asserragliati nell’infermeria del carcere sivigliano, resistono con improbabili espedienti all’assalto di riottosi galeotti. Un libro affascinante, una lettura sconvolgente evidentemente creata per omaggiare Cervantes. Un motivo per leggerlo: L’ambientazione epica e cavalleresca e il misticismo che si respira sostengono una labile trama. Un motivo per non leggerlo: Le numerose scene cruente, gli assalti al carcere e le operazioni dentarie. Luca Sappino, 20 anni, Roma

L’ILLUSIONE DEL BENE

LETTURE

Autore Cristina Comencini Editore Feltrinelli Prezzo 14.00 euro Dati 207 pagg.

Scrive bene la Comencini, uno stile pulito e senza fronzoli, asciutto e sobrio. Usa però la sua penna per scrivere un romanzo, una storia, che pare puro pretesto, voluto strumento di analisi storica e politica. Mario, il protagonista della novella, è un borghese quasi sessantenne la cui vita è tormentata da due dubbi. Perché è finito il matrimonio con l’amata madre dei suoi figli e - soprattutto – cos’è stato il comunismo? Ecco che allora Mario cerca il confronto con i figli e con la storia, viaggia e raccoglie testimonianze sulle atrocità dei regimi comunisti. Ma forse Mario e la Comencini peccano di semplicismo, conducono un’analisi storica incompleta. Quell’illusione del bene, l’utopia comunista, ne esce ridotta a mera politica del terrore. Mario dimentica l’importanza di un sogno condiviso. Un motivo per leggerlo: Belli sono i dialoghi padre e figlio, il racconto e l’analisi dei moderni rapporti familiari. Un motivo per non leggerlo: Il costo è alto, la storia un po’ sacrificata. L.S.

SNOWCRASH

LETTURE

Autore Neal Stephenson Editore Bur Prezzo 9.00 euro Dati 260 pagg.

In un futuro abbastanza remoto il sistema sociale americano è sconvolto dalla più totale ed assoluta delle anarchie economico–privatizzanti. Praticamente qualsiasi cosa può assumere la designazione di governo o di autorità amministrativa autonoma, dal centro commerciale dietro casa ai bagni dell’aeroporto, con buona pace del presidente, ridotto ad una sorta di pontefice barricato nella San Pietro della sua Casa Bianca. Per fuggire da questa indegna condotta di vita restano solo due modi: avere molto denaro e rifugiarsi nei quartieri alti, oppure vivere alla buona. Hiro Protagonist, un hacker meticcio fissato con le katane e Y.T., una ribelle dedita alle consegne a domicilio a bordo di skate, appartengono alla seconda categoria. Questo il quadro di un cinico giallo cyber–punk condito qua e là da inaspettati picchi di genialità. Un motivo per leggerlo: Fluido, satirico e politicamente scorretto fino all’ultima riga! Un motivo per non leggerlo: Alcune descrizioni appaiano un po’ carenti. . Gioele Maria Pignati, 19 anni

QUADERNI DELLA GUERRA E ALTRI TESTI di Marguerite Duras In questo libro sono contenuti gli scritti (dal 1943 al 1949) depositati da Marguerite Duras all’Imec (Institut Mémoires de l’édition contemporaine) nel 1995, un documento autobiografico unico e a una testimonianza preziosa sul lavoro letterario della scrittrice ai suoi inizi. Troviamo racconti dove la scrittrice evoca i periodi più cruciali della sua vita, in particolare la gioventù in Indocina; abbozzi di romanzi in corso, come Una diga sul pacifico o Il marinaio di Gibilterra; o il racconto all’origine de Il dolore. Traduzione: Laura Frausin Guarino Feltrinelli Pagine: 336 Prezzo: 19,5 euro

DIARIO DI UN ANNO DIFFICILE di J.M.Coetzee Il famoso e ormai anziano scrittore John C. - che vive in Australia ma è originario del Sud-Africa - è stato invitato a collaborare a un volume di saggi dal titolo Opinioni forti. I suoi contributi toccano i grandi e/o controversi temi che più gli stanno a cuore: l'origine dello Stato, Machiavelli, l'anarchismo, la guerra in Iraq, Guantanamo, al-Qaeda, la vecchiaia, il suicidio, la morte, l'evolversi e impoverirsi delle lingue, la musica, la letteratura, la pedofilia... Un giorno, nella lavanderia del palazzo in cui abita, incontra Anya, una donna giovane e attraente che vive nel suo stesso stabile. Quando viene a sapere che è senza lavoro, le chiede di aiutarlo a trascrivere a computer i saggi che sta redigendo. Il loro rapporto diventerà, pagina dopo pagina, sottilmente ambiguo. Traduzione: Maria Baiocchi Einaudi Pagine: 234 Prezzo: 18 euro

MUSICOFILIA di Oliver Sacks Un giorno, a New York, Oliver Sacks partecipa all’incontro organizzato da un batterista con una trentina di persone affette dalla sindrome di Tourette: "Tutti, in quella stanza, sembravano in balia dei loro tic: tic ciascuno con il suo tempo ... Vedevo i tic erompere e diffondersi per contagio". Poi il batterista inizia a suonare, e tutti in cerchio lo seguono con i loro tamburi: come per incanto i tic scompaiono, e il gruppo si fonde in una perfetta sincronia ritmica. Dai misteriosi sogni musicali che ispirarono Berlioz, Wagner e Stravinskij, alla possibile amusia di Nabokov, alla riscoperta dell’"enorme ma spesso trascurata importanza di avere due orecchie": ogni storia cui Sacks dà voce illumina uno dei molti modi in cui musica, emozione, memoria e identità si intrecciano, e ci definiscono Traduzione: Isabella Blum Adelphi Pagine: 430 Prezzo: 14 euro

LʼUOMO CHE CADE di Don De Lillo Scendendo con altre migliaia di persone le scale della Torre nord del World Trade Center, Keith Neudecker riesce a mettersi in salvo pochi minuti prima del crollo. Ha i vestiti impregnati di sangue e di cenere, la faccia cosparsa di frammenti di vetro, e negli occhi immagini che non potrà mai dimenticare. All'esterno la strada ha perso il suo aspetto familiare e le cose mostrano il volto impassibile che avrebbero in un mondo privo di sguardi umani. È l'America dell'Undici settembre, catapultata da un giorno all'altro nel nuovo secolo e nella paura. Traduzione: Matteo Colombo Einaudi Pagine: 260 Prezzo: 17,5 euro

CHOBITS

Autore CLAMP Editore Star Comics

41

Il povero Hideki è sconsolato: costretto a frequentare un corso di recupero universitario a Tokio, vive solo soletto e per di più è povero in canna. Vorrebbe tanto comprare un Persocon, uno di quegli androidi antropomorfi che si possono ammirare nelle vetrine dei negozi di elettrodomestici, ma i prezzi, purtroppo per lui, raggiungono cifre stellari. A soccorrerlo però ci pensa la sorte che gli fa trovare abbandonato tra i rifiuti uno splendido Persocon dalle fattezze femminili. Non credendo ai propri occhi Hideki lo porta a casa e non esita nemmeno un momento ad attivarlo. Al ragazzo risulta ben presto chiaro però, di essere entrato in possesso di un robot che è tutto fuorché normale. Partendo da premesse apparentemente scontate, Chobits cerca di porsi di fronte alla grande massa di produzioni fantascientifiche con toni estremamente differenti ed innovativi. Un motivo per leggerlo: Una commedia tragicomica accompagnata da uno stile narrativo buono seppur, a volte, leggermente rindondante. Un motivo per non leggerlo: Le illustrazioni mostrano spesso e volentieri scarsa attenzione nei confronti di ambientazioni e chiaroscuri. G.M.P.

FUMETTI

Autore Fernando Iwasaki Editore Bollati boringhieri Prezzo 16 euro Dati 109 pagg.

novità in LIBRERIA

IL MITO DELLA VELOCITÀ Palazzo delle Esposizioni, Roma, fino al 18 maggio “Arte, motori e società nell'Italia del '900”, questo il sottotitolo della suggestiva esposizione che affronta il tema della velocità coniugato con l’arte, il design, il cinema e la musica nell’arco del ‘900. Un percorso in grado di raccontare tutto un secolo della storia italiana presentando veicoli e concezioni del passato, del presente e del futuro, visti dall’interiorità di chi ha creato, di chi crea e di chi creerà. Appena entrati, l’attenzione del visitatore è subito catturata dal corridoio centrale, dedicato ai piloti che hanno saputo sfidare la velocità e ai loro veicoli; ecco poi la zona che accoglie gli status symbol per eccellenza del boom anni ’50: la Fiat 500 e la Vespa. Un'altra ampia sezione è dedicata all'evoluzione del design italiano dell'automobile: eccoci davanti a un prototipo presso al Moma di New York, la Cisitalia 202 Gran Sport. Un motivo per vederla: Questo percorso è consigliabile a tutti indistintamente perché regala emozioni e suggestioni forti. Un motivo per non vederla: Se provate un’antipatia congenita per tutto ciò che è meccanico. Duilio Luca Bacocco, 15 anni, Nettuno (Roma)

MOSTRA

IL TARLO DEI DENTI

novità in LIBRERIA

MEMORIE DAL SOTTOSUOLO Un impiegato statale del grado più basso, una vita ai margini nella Pietroburgo di tardo Ottocento. La neve sottile accompagna l’entrata di Arkadij Dolgorukij che, ubriaco, crolla sul gelido suolo. L’aria fredda e il terreno fangoso accolgono per l’ennesima volta le sue frustrazioni: una lite con un ufficiale, l’incapacità di rispondere alle offese, lo smarrimento, il desiderio represso di volerlo sfidare in un duello alla polacca, molto romantico, troppo libresco. La beffa dell’essere nulla e il rifugio nella vodka perché, in Russia fa freddo, e ci si può scaldare in uno di quei posti dove giovani donne sono vendute per pochi rubli, dove Liza sogna un futuro felice in cui non avranno più importanza gli uomini conosciuti e l’adolescenza perduta. Un motivo per vederlo: Si tratta di una trasposizione teatrale molto alleggerita rispetto al testo di Dostevskij, ma che non perde mai di vista gli snodi centrali della “confessione”. Un motivo per non vederlo: Se non vi interessano i dissidi e le dicotomie dell’animo umano. Antonella Andriuolo, 22 anni, Roma

Z a i. n e t è p e r i l d i r i tt o d i c r i t ic a … v o t a, c o n s i g l i a , s t ro n c a f i l m , l i b r i , m u s i c a e a l t r o s u i s i t i w w w. z a i . n e t e w w w. s t r o n c a . n e t

TEATRO

LETTURE

40

Recensioni


42

Reportage dalla Scuola Holden

AL VIA LE SELEZIONI PER ENTRARE ALLA

SCUOLA HOLDEN

25 GIUGNO 2008: ESAME UNICO DI AMMISSIONE. CERTE STORIE INIZIANO COSÌ LEA IANDIORIO, IL DIRETTORE DELLA SCUOLA HOLDEN, CI RACCONTA DI COSA SI TRATTA di Alice Avallone, 23 anni

Istituto Europeo di Design - Torino osa offre la Scuola Holden rispetto alle altre scuole di scrittura in Italia? «La Scuola Holden, da più di 14 anni, è una scuola di narrazione. Questo vuole dire che in Italia è unica, perché non insegna solo a scrivere ma a produrre oggetti di narrazione per la pagina, il cinema, il teatro, la radio, il fumetto, il web e molto altro. La Holden negli anni si è specializzata fino a diventare un laboratorio di scritture e storytelling: chi ha l’urgenza di una storia da noi impara a raccontarla con linguaggi e strumenti differenti». Quali sono le caratteristiche di un vostro studente ideale? «Per chi si iscrive alla nostra scuola non è necessario avere un diploma o una laurea. Ci sono però dei limiti di età: minimo 20 anni, massimo 32. Per il resto ci piacciono persone con voglia di fare e di mettersi in gioco. La scuola è soprattutto un luogo dove far circolare le idee: è importante essere aperti al dialogo e all’ascolto, fiutare nuovi stimoli, guardarsi intorno. Il nostro percorso dura due anni, con lezioni tutti i giorni da ottobre a maggio. Il talento e la creatività quindi non bastano, ci vogliono impegno, passione e determinazione». Quali sono gli sbocchi lavorativi dopo il vostro percorso formativo? «L’obiettivo è aiutare gli allievi a riconoscere e saper valorizzare le proprie capacità, per farsi strada in quei settori che sono più vicini alla pratica della narrazione: editoria, cinema, teatro, televisione, pubblicità, giornalismo, web. Per questo la Holden offre ai suoi studenti la possibilità di mettersi alla prova nel corso di stage presso case editrici, giornali, redazioni televisive, società di produzione cinematografica e agenzie di pubblicità. Ad alcuni studenti che dimostrano particolari qualità e motivazione, offriamo l’opportunità di restare a scuola ancora un anno gratuitamente, per frequentare nuovi corsi e workshop e continuare il loro lavoro con l'aiuto degli insegnanti. Inoltre la Scuola rimane un luogo di riferimento e di scambio, anche attraverso il progetto Next Step, una comunità online interamente dedicata agli ex allievi». Esistono borse di studio per i ragazzi che si vogliono avvicinare alla vostra scuola? «Sì, con la collaborazione di enti pubblici e privati, cerchiamo di andare incontro il più possibile alle esigenze dei nostri iscritti. Alcuni allievi, infatti, possono usufruire di agevolazioni e borse di studio la cui assegnazione si decide in base a una graduatoria che tiene conto soprattutto del merito».

C

NEL GIOCO DELLA MORRA CINESE SUL SASSO VINCE IL FOGLIO. CREDI ANCHE TU CHE LE PAROLE POSSANO CONTRIBUIRE A SPEGNERE L'AGGRESSIVITA'? CHE ABBASSARE I TONI NON SIA UN GESTO FUORI MODA?

25 GIUGNO: CERTE STORIE INIZIANO COSÌ

Per entrare alla Scuola Holden bisogna superare un esame di ammissione. Non è necessario avere un diploma o una laurea. Ci sono dei limiti di età: minimo 20 anni, massimo 32. I posti disponibili sono 30. Inviare entro il 13 giugno 2008 il curriculum e 2 pagine di autopresenzatione.

www.scuolaholden.it

info@scuolaholden.it

"SFERRA UN CONGIUNTIVO" E' LA NOSTRA CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE CONTRO LA VIOLENZA

Con Zai.net entri alla Scuola Holden Grazie alla collaborazione con la Scuola Holden, Zai.net regalerà agli studenti 3 borse di studio per i nuovi corsi Per concorrere invia recensioni, racconti, sceneggiature, diari a: redazione.roma@zai.net

spazio offerto da Mandragola Advertising S.r.l.


44

Recensione

Talent scout

Lui sì che ha toccato il CIELO con un dito

di Chiara Colasanti, 17 anni

o lasciato un commento sul suo space, da lì abbiamo cominciato a parlare di Ho toccato il cielo con un dito, il suo primo libro, e della sua seconda opera, ancora in fase di scrittura. Gaetano Lorito ha tanti sogni nel cassetto e una penna con una scorta di inchiostro infinita. Parlaci un po’ di come è nata la passione per la scrittura, di quali sono stati i passaggi per il arrivare alla pubblicazione del tuo libro. «Quando andavo a scuola l’unica materia in cui riuscivo bene era l’italiano: ai compiti in classe ero sempre il primo a finire ed il primo a prendere 8. Mi piaceva lasciarmi trasportare dalla penna e scrivere fiumi di parole. Nel 2005 ho partecipato ad un concorso di scrittura online bandito dall’Informagiovani di Roma in occasione della Notte Bianca con una lettera a mio padre, “Caro amico della notte”; inaspettatamente, dopo cinque mesi, fui convocato per ricevere il premio. Da quel giorno tutti i miei pensieri raccolti nel cassetto sono finiti dentro ad un’agenda che ha fatto il giro dell’Italia insieme a me e i miei guai. Poi un giorno, guardando il cielo, mi sono tornati in mente tutti i ricordi che avevo appoggiato nella mia testa, ho pensato a tante cose, a tante persone che non c’erano più ed ho capito che dovevo scrivere un libro che parlasse del mio

H

ROD

ALESSANDRO, MICHELE, ELEONORA. UNA MOTO, LA DIFFICOLTÀ DI CRESCERE, MA ANCHE IL DESIDERIO DI CAMBIARE IL MONDO. UN LIBRO CHE ODORA DI ROMANZO DI FORMAZIONE E CARICO DI SUGGESTIONI ON THE ROAD

SU MYSPACE NON SI TROVANO SOLO CANTANTI O ATTORI. VI RACCONTO IN CHE MODO HO CONOSCIUTO GAETANO LORITO E IL SUO PRIMO LIBRO, “HO TOCCATO IL CIELO CON UN DITO”. TROPPO FORTE L’ASSONANZA CON I TITOLI DI MOCCIA? VEDIAMO CHE COSA HA DA DIRE A SUA DISCOLPA

Liceo classico “Tacito” - Terni

Street

di Ludovica Antonini, 14 anni Liceo classico “Ugo Foscolo” - Albano (Roma)

passato e di tutto ciò che avevo vissuto fino in fondo. Così sono arrivato a Ho toccato il cielo con un dito». Che cosa ti ha colpito maggiormente dopo la pubblicazione del tuo libro? «Sicuramente il fatto di entrare in contatto con tante persone diverse di cui non sai nulla: non le conosci, non le hai mai viste prima, però sai che quelle persone quando tornano a casa e si sdraiano sul letto aprono il tuo libro e leggono di te. Per un istante saranno te e faranno di te un romanzo, un racconto; la tua vita è racchiusa tra le pagine di un libro dove qualcuno ha lasciato i suoi occhi curiosi... una bellissima sensazione!». Adesso quali sono le tue ambizioni? «Il primo dei tanti progetti è quello di vedere pubblicato la mia raccolta poetica che uscirà in questi giorni, Riempimi d’amore, con Boopen Editore. Poi sicuramente mi dedicherò alla pubblicazione del mio secondo romanzo d’amore (non ne svelo ancora il nome, ma ti anticipo che è una storia d’amore dove i protagonisti sono Luca e Checca) e alla sceneggiatura di Ho toccato il cielo con un dito». Un motivo per leggere il tuo libro? «I passaggi forti, intensi, in cui sicuramente non manca l’emozione. Leggerlo potrebbe aiutare a star meglio, a ritrovarsi, a rivedersi in quella pagina che sa forse di qualcosa che va oltre l’infinito». E allora perchè perdersi l’occasione di un viaggio oltre l’infinito? http://www.myspace.com/gaetanohotoccatoilcielo

45

in dalle prime pagine di questo romanzo vi immergerete nell'atmosfera opprimente che grava sui suoi personaggi ma anche nelle ariose descrizioni dei paesaggi, vi imbatterete in una prosa sciolta e scorrevole che permette continui voli di fantasia, come le corse su una Harley Davidson chiamata Street Rod, da cui il titolo del libro. Michele e Alessandro, due liceali legati da una profonda amicizia, si ritrovano ad affrontare la realtà nelle sue contraddizioni più profonde: l'alienazione, l'angoscia e la solitudine che entrambi vivono nella propria famiglia e nell'ambiente provinciale della loro città. Un muro di incomunicabilità li separa dagli altri, la loro vita si svolge ai margini della comunità, si sentono prigionieri di un mondo falso, cinico e consumistico. Sandro Roberti, l’autore, li segue impietosamente nella loro formazione di giovani chiusi e austeri, rivelando la natura solitaria della loro interiorità. Il racconto è una lenta discesa nel conflitto generazionale, nello scontro di mentalità, di costumi, di concezioni di vita e di pensiero, da cui però emerge l'affermazione dell'identità vera dei protagonisti nonostante i giudizi della società benpensante di Albano e degli adulti che hanno preparato per loro un mondo che solo in apparenza si presenta come il migliore dei possibili. Michele, pur vivendo negli agi della sua famiglia, è relegato in un'angosciosa solitudine estranea ai propri genitori, presi da "altro". La moto che gli regalano alla fine di una noiosa e tormentata estate diventa il suo primo interesse. Con questa i due adolescenti vivono l'ebbrezza della velocità, affrontano gare pericolose sfidando la morte e nutrendo il sogno di fuggire da una metropoli annoiata e in rovina. L'urlo del motore della moto diventa voce dirompente di ragazzi tormentati, sfida ma anche desiderio di cambiare il mondo. Michele in una notte a Roma incontra Eleonora, tossicodipendente, si innamora di lei, la salva e nello stesso momento salva se stesso. La droga è vissuta da Eleonora come porta per quel mondo di sogni dove contraddizioni e problemi si dissolvono nell'inedia assoluta, quando si arriva a pensare, con mostruosa logica, che non ci sia altro da fare che annientarsi. Anche Alessandro, introverso e sensibile, si innamora di una ragazza del suo liceo, Luciana, ma non trova il coraggio di avvicinarla, se non con un corteggiamento cartaceo, anonimo e nascosto sul giornalino della scuola. A una morale convenzionale del mondo che circonda i due ragazzi subentra una morale di autenticità di valori quali l'amicizia, il dialogo, la sincerità e la purezza. Nel racconto in modo progressivo matura e si ingigantisce quel sentimento che è la risposta a tutte le domande esistenziali che pesano sulla coscienza di Michele e Alessandro ma anche di molti altri adolescenti.

S


46

Piemonte sotto i venti

Recensione

i n a v o Gi

RENOIR A ROMA: LA DELICATEZZA DEL GESTO, IL RIFUGIO DELL’ANIMA

47

E Z N A R E P S E L L E DI B

PAESAGGI, RITRATTI, NATURE MORTE E L’UNIVERSO FEMMINILE. IL VITTORIANO OSPITA I CAPOLAVORI DI UN GRANDE ARTISTA

ECCO LA CONSULTA REGIONALE DEI GIOVANI DEL PIEMONTE, I LORO IMPEGNI, LE LORO RESPONSABILITÀ E LE INIZIATIVE PER IL FUTURO di Alice Avallone, 23 anni

Istituto Europeo di Design - Torino

di Antonella, 22 anni

Roma

dentificare nel viaggio in Italia il momento di svolta nell’esperienza artistica e umana di Auguste Renoir: questo l’obiettivo principale della mostra, allestita al complesso del Vittoriano fino al 29 giugno. Il percorso si propone di scandagliare gli aspetti più oscuri del periodo di “smarrimento” che indusse il Maestro francese ad una profonda rivalutazione della propria poetica: "Avevo spremuto l’impressionismo quanto più potevo ed ero giunto alla conclusione che non sapevo né disegnare né dipingere. In una parola, l’impressionismo era, per quanto mi riguardava, un vicolo cieco". Un iter graduale e complesso, che rende lontane le immagini soffuse ed intimistiche della fase iniziale, in cui tocchi di colore, liberi e veloci, si fondevano morbidamente con i soggetti ritratti. Particolarmente fiorente la varietà ontologica delle figure. Dai paesaggi rurali alla ritrattistica, dalle nature morte ai vari espedienti tecnici, tutto viene utilizzato per rappresentare al meglio una tematica cara all’autore: la donna e l’universo femminile. Universo non astratto e distante, ma strettamente connesso alla quotidianità, alle deliziose miniature di vita domestica che ci regalano frammenti autentici di rara bellezza. Oli, disegni e sculture si innestano “tra classico e moderno”, come recita il titolo del vernissage, in un percorso espositivo che può pregiarsi di circa 130 lavori provenienti da musei pubblici e collezioni private di tutto il mondo. Kathleen Adler, curatrice della mostra e director alla National Gallery of London, precisa: "Se negli anni '70 dell'Ottocento l'attenzione alla rappresentazione della vita moderna, tipica dell'impressionismo, fu per Renoir una priorità, nel periodo successivo i suoi interessi subirono un mutamento sostanziale. Ancora una volta, allora, vale la pena notare quanto breve sia stata la parentesi impressionista rispetto ai lunghi anni consacrati all'elaborazione di una rappresentazione in chiave moderna dell'eterno e dell'atemporale". Lasciandosi alle spalle capolavori come Le Bal au Moulin de la Galette e La Grenouillère, concludendo la tranche degli intensi scorci di una Parigi vibrante e indaffarata, Renoir approda felicemente ai disegni di Ingres, affrontando con coraggio ed audacia il cambio di direzione. Forse, fu proprio un suo contemporaneo, lo scrittore e romanziere Oscar Wilde, a definire nel modo più adeguato l’intrinseca essenza del genio creativo, comune a tutte le forme espressive: "In un'epoca difficile e sensibile, le arti ricevono il loro alimento, non dalla vita, ma l'una dall'altra". Un’ulteriore occasione, dunque, per imparare a conoscere una tappa fondamentale della storia dell’arte, apprezzandone, senza remore, la delicatezza del gesto, il rifugio dell’anima.

I

Info: "Renoir. La maturità tra classico e moderno", fino al 29 giugno, Complesso del Vittoriano, Via di San Pietro in Carcere, Roma. Orari: dal lunedì al giovedì 9.30-19.30, venerdì e sabato 9.30-23.30, domenica 9.30-20.30. Ingresso: € 10.00 intero € 7.50 ridotto. Informazioni: tel. 06/6780664

sidenti e Vicepre orelli me ai du C e o si ri in o , itt o ntr eV do, al ce De Vitis erto Placi iovani, Annalisa b o R : to ei G Nella fo gionale d nsulta re della Co

volge attività di proposizione e di consultazione è stato cambiato il logo dell'organismo per «dare alla nell’elaborazione degli atti e delle leggi regionali Consulta regionale dei Giovani e alle sue iniziative un apche riguardano i giovani; promuove presso il Consipeal più vivace e in sintonia con i tempi», come spiega glio regionale e la Giunta regionale iniziative e progetti Roberto Placido. per i giovani; esprime parere obbligatorio sul piano trienL’iniziativa si è rivolta agli studenti tra i 15 e i 25 anni che nale degli interventi regionali a loro favore; collabora con studiano discipline grafico-pubblicitarie o disegno artistile consulte e i forum a livello locale, nazionale e internaco presso gli istituti piemontesi di istruzione secondaria zionale; propone ricerche, incontri e dibattiti pubblici sui superiore o presso altri istituti, Facoltà e Accademie pietemi attinenti la condizione giovanile. montesi. Sono pervenuti 150 bozzetti, piaciuti a tal punto Sono queste le attività principali dell'unica - ad oggi - Conche il titolare dell’Ambrosio Cinecafé di Torino ha proposulta Regionale a livello nazionale: la Consulta Giovani del sto di ospitarli in una mostra permanente dal titolo DiaConsiglio Regionale del Piemonte. Istituita nel 1996 è comloghi, che verrà inaugurata a maggio nel cuore della città. posta da rappresentanti delle associazioni giovanili, conDa sottolineare, infine, la collaborazione con Zai.net, nelsulte studentesche, istituzioni scolastiche e universitarie, l’ambito della quale sono previste numerose attività, prime consulte giovanili degli enti locali, consulte regionali, ortra tutte le tre uscite del supplemento Zai.net Piemonte, ganizzazioni sindacali e di categoria, movimenti politici questo mese al suo debutto nelle scuole del nostro territogiovanili e gruppi consiliari regionali. Strumento di conorio con uno speciale sulla Costituzione. Il resto della pubscenza delle realtà giovanili, la Consulta regionale dei Gioblicazione è dedicato alle eccellenze nella scuola, agli evenvani opera al fine di favorire il raccordo tra le organizzati culturali, alla musica, allo sport e non mancherà uno spazioni giovanili piemontesi e le istituzioni. zio per le attività della Consulta, un canale di comunicazio«Con alcune modifiche apportate di recente - spiega il vine tra l’istituzione regionale e gli studenti, gli insegnanti e cepresidente del Consiglio regionale Roberto Placido, dei genitori. Inoltre, in occasione di ciascuna uscita, vi saranlegato alla Consulta regionale dei Giovani - abbiamo abno tre puntate speciali di radio Zai.net e un evento pubblibassato l'età entro la quale si può fare parte della Conco aperto alle scuole in una delle città capoluogo di prosulta dei Giovani ad un massimo di 25 anni. Ma non sovincia del Piemonte. lo, abbiamo apportato un'altra modifica allo Statuto con vani un voto del Consiglio Regionale in modo che adesso è Consulta Gio a ll e d o g lo molto più facile entrare a farne parte. Grazie a Corso er il nuovo Cinecafé in ei bozzetti p tutto questo la Consulta è diventata un d io s ra ro st b o m M A I. l’ degli so DIALOGH organismo in grado da un lato di esseagli studenti 2008 pres d io ti a g g zz a li a m re 7 etti al o della re sempre più rappresentativo delle il nuovo log hi aperta d ta i 137 bozz g n re lo se a ia re zz D p li a o ra n re st r La mo 2 a Tori nuove generazioni, e dall'altro di interconcorso pe anuele II 5 nel 2007 al to a p ci e i. Vittorio Em rt n venire nel merito delle politiche giovania a p v i Gio finalità della anno originale la regionale de ontesi che h o a m d lt ie o p su m n li della Regione Piemonte». ti o in C tu ti is ntato giovanili anizzazioni nno rapprese rg a o h i Tra le iniziative più recenti della Consulta dei le zz a a tr g o ra ca, i n Capital. dialog World Desig stimolare il io della grafi g Giovani rientra il lancio della nuova campa8 e g 0 a 0 re u 2 ri g o o n v li n ri fa il Con lla di libero. lendario di To gna di comunicazione per farla conoscere e ni che è que parte del Ca ; l’ingresso è 0 fa ,0 i 4 nsulta Giova h 2 o g C e lo ll a ia D invitare le associazioni giovanili a farne parte. i dalle 16,00 le istituzioni. e tutti i giorn il piemontesi e b a it Di recente, inoltre, attraverso un concorso is v è e on

S

L’esposizi

Per conoscere più da vicino la Consulta Giovani visita il sito www.consiglioregionale.piemonte.it oppure scrivi unʼemail a consulta.giovani@consiglioregionale.piemonte.it


48

Diario di viaggio

49

E infine…

kathakali!

SALUTATO L'IMPONENTE TEMPIO DI TIRUVANNAMALAI, LA MIA AVVENTURA IN INDIA SI CONCLUDE A KUMILY, UNA PICCOLA CITTADINA TRA LE MONTAGNE DEL SUD. QUESTA VOLTA ALLA RICERCA DELLE ANTICHE MASCHERE TRADIZIONALI

di Lorenzo Brunetti, 17 anni Liceo classico “Visconti” - Roma iò che colpisce maggiormente il viaggiatore occidentale in India sono le onnipresenti manifestazioni di spiritualità. Nelle metropoli come nei villaggi rurali è impossibile non imbattersi in santoni e continui riti di preghiera, ma esistono luoghi dove l'adorazione spirituale diventa arte. Uno di questi è Kumily, un remoto paesino all'interno del parco naturale Peryar dove vivono ancora le ultime tigri selvatiche. All'uscita del tempio, nelle calde ed afose notti di plenilunio, non è difficile incontrare volti tinti di verde o demoni cattivi che portano barbe di colore rosso. Tutto accade mentre tradizionali strumenti a percussione accompagnano le voci dei cantori che vocalizzano gli antichi versi del Mahabharata e del Ramayama. L'incanto può durare dalle 20 fino all'alba, ma solo se si è così fortunati da capitare nel mezzo di una qualche festività religiosa. Nel mio caso la magia dei mudras (gesti ed espressioni del volto) si è esaurita in un'ora, ma tanto è bastato per farmi innamorare del kathakali. Nell'induismo i testi sacri sono stati tramandati nei secoli essenzialmente attraverso la musica, la recitazione, la danza ed il teatro. Già nel II secolo alcuni particolari rituali religiosi venivano accompagnati da esempi di drammatizzazione teatrale che prendevano spunto dai testi sanscriti, ma è all'incirca nel periodo in cui Shakespeare scrisse le sue opere che in kerala nacque il kathakali (letteralmente "racconto di storie"). Si tratta di una danza-teatro i cui temi portanti sono gli stessi che ispirarono la tragedia greca e tutto il teatro classico: il bene ed il male, la debolezza ad il coraggio, la ricchezza e la povertà, la guerra e la pace e dove l'ambientazione spazia dalla terra all'aldilà. I personaggi sono eroi e dei ed a muovere la vicenda è spesso un inganno amoroso che vede vittima il protagonista. I ruoli, sia maschili che femminili, vengono interpretati da uomini di casta brahamina (la più alta) e la preparazione dello spettacolo è una procedura lunga che segue una rigida disciplina. Il trucco, i fantasiosi costumi, i copricapi riccamente decorati e la meditazione trasformano gli attori, sia fisicamente sia mentalmente, nelle divinità, negli eroi e nei demoni che vanno ad interpretare. Gran parte della danza si sviluppa sul posto, ma a raccontare l'azione basta il ricco rala, lo stato del Ke vocabolario di espressioni del volto e dei gesti. Gli l kathakali è de ù a pi tri ttà pa ci La Nelle attori incarnano maschere che si ripetono in tutti gli st del Paese. no go on op nel Sud-Ove pr e enti teatri ch spettacoli e che i fedeli sono abituati a riconoscees pr no e so turistiche ali organizzat re: il volto verde simboleggia eroismo e rettitudiioni di kathak tacoli rappresentaz tratta di spet si ne, mentre la lunga barba è indice di un carattere gli stranieri, r pe e di te on en rs appositam donne o pe abominevole. La caratterizzazione sessuale avviei sono anche le di irs uo ib sc es no ad so dove di Thrissur ci ne principalmente con il trucco degli occhi che sottà ci la el N re. accetti. Per casta inferio ori sono ben no colorati mediante l'inserimento di piccoli semi: at sit vi i la ve a solo avere kathakali do rosa tenue per una bella donna e rosso sangue per akali bisogn th ka e ro nt ra ve vedere un un tempio du uomini feroci. i nei pressi di rs va te tro le di fortuna menti, se vo Per apprezzare in tutti i suoi aspetti una rappresenreligiosa altri e una festività turisti, dovret r tazione kathakali bisognerebbe essere profondamente pe akali in itare un kath ev se mes imbevuti di cultura indù, ma anche se la trama può rii di piccole accontentarv e. ne ra sultare incomprensibile lo spettatore straniero resterà copo m te scena es munque emozionato dalle sue mistiche gestualità. La cultura indiana è ancora tutta da scoprire.

C

Kathakali: do d o ve e q u a n


LEGALITÀ:

GIORNALISTI CON UN

52

Cos’è Zai.net?

I giovani di Addiopizzo

LO SAPEVATE CHE BASTA UN COLPO DI MOUSE PER ENTRARE NELLA REDAZIONE DI ZAI.NET E FAR PARTE DEL GRUPPO DI REPORTER PIU' GIOVANI D'ITALIA? LORO L'HANNO FATTO...

Quella che state sfogliando è la rivista mensile che fa un po’ da vetrina a tutte le attività e le interattività del network, che prende vita soprattutto nel sito, nella radio, nelle notizie del Televideo Regionale Rai, nel supplemento mensile “Zai.net - Giovani reporter dalla Liguria”, nell’inserto mensile “Sotto i venti” del quotidiano Il Riformista.

Dove si trova Zai.net?

Zai.net non si compra in edicola, ma arriva direttamente a scuola, in classe. Per ricevere la tua copia direttamente a casa, puoi abbonarti individualmente andando sul sito www.zai.net e seguendo le istruzioni alla voce “Abbonamenti”.

Come mai gli articoli sono scritti da studenti e non da giornalisti?

Qui è il nodo di tutta la faccenda. Noi che siamo i coordinatori della rivista riteniamo di dare ai ragazzi delle scuole uno strumento in più per raccontarsi, identificarsi e confrontarsi, nonostante le distanze geografiche e le diverse tipologia di scuola.

Come si entra a far parte della redazione?

Basta scrivere un’email alla redazione (redazione.roma@zai.net): noi vi teniamo al corrente sul percorso degli articoli e vi forniamo le dritte per svolgerli al meglio. Le distanze non contano: dialoghiamo continuamente attraverso Internet e il telefono. Contano solo l’entusiasmo e la voglia di scrivere.

Chi sceglie gli argomenti su cui scrivere?

Beh, gli stimoli ci vengono dall’attualità, ma anche dagli argomenti di studio, dai vostri hobby, dal vostro universo. A noi spetta il compito di coordinarvi sollecitandovi a seguire le regole principali del giornalismo.

Come si finanzia Zai.net?

Finora ha spesso contato sul contributo economico di enti pubblici e privati che ne condividevano l’approccio innovativo e le finalità formative. Ma la parte più cospicua dei costi è da sempre sostenuta dalla nostra cooperativa di giornalisti, Mandragola Editrice. RICORDA CHE ZAI.NET È ANCHE SUL TELEVIDEO REGIONALE RAI ALLE PAGINE 592-596

Info: redazione.roma@zai.net - tel. 06 47881106

SIMONE, 18 ANNI BOLOGNA

«Quando ho sfogliato Zai.net per la prima volta ho subito pensato che mi sarebbe piaciuto fare parte della redazione, così non ho perso tempo. Ho inviato una breve email di presentazione e subito mi è stato dato l’incarico di scrivere una recensione per il sito. Spero, con l’andar del tempo, di vedere pubblicato qualche mio pezzo anche sul magazine che state sfogliando».

SERENA, 17 ANNI TORINO

«Scrivere è la mia passione da quando ho imparato a tenere in mano una penna. Avere la possibilità, a soli 16 anni, di vedere i miei pensieri letti da ragazzi di tutta Italia mi rende felicissima. Non potete immaginare la mia emozione il giorno in cui sono stata convocata dal preside non per una nota, ma per ricevere un elogio a un mio pezzo pubblicato sul sito. Non so se farò la giornalista, per ora mi diverto un mondo».

PAOLO, 18 ANNI, ROMA

«Fin da piccolo sognavo di fare il giornalista e Zai.net mi sta aiutando a capire se la strada che ho scelto è veramente quella che fa per me. Lavorare con i giovani reporter è davvero entusiasmante: qui a Roma, dove c’è anche la radio, la redazione è un vero e proprio punto di ritrovo in cui discutere, scambiare opinioni, condividere esperienze. Gli stimoli offerti dai tutor sono numerosi, a noi tocca coglierli e approfondirli».

COSTUME & SOCIETÀ

54

AMBIENTE:

La provocazione di Guido Viale


52

Giovani e diritti

53

IL CONTRARIO DI PIZZO: DIGNITÀ

D

RAGAZZI PROVENIENTI DALLE SCUOLE DI TUTTO IL LAZIO SI SONO INCONTRATI A ROMA PER LA SETTIMANA DELLA LEGALITÀ. IN PRIMA FILA CONTRO TUTTE LE MAFIE IL LINGUAGGIO DELLA CULTURA

di Greta Sacchi, 19 anni

Roma

inque giorni durante i quali, nella cornice del teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma, si sono alternati dibattiti, testimonianze e spettacoli che hanno posto gli studenti del Lazio di fronte al problema della criminalità organizzata. La Settimana della legalità (dall’8 al 13 aprile) promossa dalla Regione Lazio con la collaborazione di Libera, Fondazione Caponnetto, Università degli Studi Roma Tre, Centro studi Enrico M. Salerno e con la partecipazione del ministero della Pubblica istruzione, quest’anno ha scelto di sostenere il progetto dei giovani di Palermo che hanno dato vita ad Addiopizzo, comitato che promuove il consumo critico a favore dei commercianti che hanno detto “no” alle estorsioni.

C

UNA REALTÀ CHE SEMBRA DISTANTE “Il contrario di pizzo: dignità”. È una delle battute di Addiopizzo, spettacolo che prende il nome dal movimento palermitano diretto da Roberto Cavosi. Sul palco si parla di Libero Grassi, di Falcone e Borsellino, si entra dentro alle dinamiche di una famiglia mafiosa. «Di Libero Grassi

non avevo mai sentito parlare – dice Chiara, 16 anni, liceo artistico a Roma – la storia di Borsellino e Falcone invece la conoscevo». Già, è stata una fiction tv a insegnarle chi fossero. «Ho trovato interessante lo spettacolo, per niente noioso, sarebbe bello affrontare di più in classe questi temi, credo che non se ne discuta abbastanza». L’ultima volta che ricorda di aver sentito parlare di mafia è stato «al tg, quando hanno ammazzato quel ragazzo in Germania, era in pizzeria giusto?». Si riferisce alla strage di Duisburg avvenuta lo scorso Ferragosto, sei le vittime fatte dalla ‘ndrangheta, il più giovane stava per compiere 18 anni, un altro li stava festeggiando in quell’occasione. «L’insegnante ci aveva detto che avremmo proseguito con un percorso sulle mafie dopo oggi, – dice la sua amica Martina – non ero entusiasta, ma ora mi è venuta voglia di saperne di più, mi rendo conto di non avere la minima idea di cosa significhi dover fare i conti con la mafia, ora vorrei provare a capire». Enzo Ciconte, presidente dell’Osservatorio per la Legalità della Regione Lazio e uno dei massimi esperti in Italia sulla storia della criminalità organizzata, conferma di aver trovato negli studenti con cui entra in contatto ogni volta che visita una scuola tanta curiosità: «Le nuove generazioni chiedono di conoscere di più, c’è una grossa rispondenza tra loro. I criminali oltre a mandare avanti un messaggio e un modello culturale vogliono catturare la simpatia dei ragazzi, noi dobbiamo svelarli per quello che sono. Il danno collaterale più grave di tutte le mafie infatti sono i giova-

ni, la maggior parte delle vittime ha circa 20 anni». Mattia non è qui con la scuola, ha 19 anni e ormai frequenta l’università, Scienze storiche a Roma Tre. «I miei nonni sono calabresi, vivono qui a Roma, ma d’estate andiamo nel loro paese vicino Vibo Valentia. La mia famiglia non ha mai dovuto fare i conti con il pizzo, ma andando lì ogni anno ho sentito delle storie che sembrano assurde. Invece è realtà, ma noi non ce ne rendiamo conto perché sembra che accada in un altro mondo». La colpa la dà ai media «che parlano di mafia solo quando ci scappa il morto, così ci sembrano casi straordinari e ancora più distanti», ma anche alle scuole «che invece nella maggior parte dei casi non ne parlano affatto». «La Settimana della Legalità è un’iniziativa che dà un messaggio importante e che fa riflettere, l’anno scorso c’ero venuto con la mia classe e stavolta sono tornato da solo - spiega Mattia - ma spero che sia solo il primo passo di un cammino che porti l’educazione alla legalità dai giovani durante tutto l’anno».

NON APPLAUDIRE, PARTECIPARE

«Siamo abituati a immaginare un sistema “guardie e la-

dri” per combattere la mafia, come accade alla tv; puoi tifare per uno o per l’altro, ma sei solo uno spettatore – fa notare Ciconte - la novità di Addiopizzo è che ti costringe ad avere un ruolo attivo: insieme possiamo farcela non applaudendo, ma partecipando». È questo il principio che spinge Bruno, uno dei rappresentanti di Addiopizzo. Ancora lontano dai 30 anni, ha deciso di trasferirsi in un quartiere ad altissima densità mafiosa dove deve affrontare gli sguardi e gli insulti di quanti guardano male la sua battaglia. «L’antimafia non può essere delegata solo alle forze dell’ordine e alla magistratura, anche la società civile può e deve essere protagonista di questa lotta». La sua storia arriva diretta ai ragazzi in platea; può davvero essere utile iniziare a contrastare l’illegalità nel proprio piccolo, praticando il consumo critico per esempio? «Certo. Anche se è indispensabile l’intervento delle autorità, credo che dimostrare di non volerci stare a queste condizioni, di voler scendere in campo per difendere i propri diritti sia un messaggio per la criminalità organizzata: siamo consapevoli e abbiamo deciso di non fare il vostro gioco - dice Stefano, 17 anni - La mafia non sparirà così, ma uscirà fuori la volontà dei cittadini di cambiare la propria situazione e soprattutto di non appoggiare gli estortori. Sarebbe già un passo avanti fargli sapere che non hanno il nostro favore».

INSIEME AI PIZZO-FREE

Il mattino del 29 giugno 2004, su centinaia di piccoli adesivi listati a lutto attaccati dappertutto per le strade del centro, Palermo ha letto per la prima volta questo messaggio: “ Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità ” . Sorge così il movimento Addiopizzo, associazione apartitica nata spontaneamente dall’ azione di un gruppo di giovani di Palermo che hanno deciso di aiutare i commercianti liberi dal pizzo. Dire no alla criminalità organizzata non significa solo dover temere ritorsioni fisiche, i danni economici che dipendono da questa coraggiosa scelta sono infatti gravissimi; spesso clientela e fatturato calano drasticamente. Per sostenere gli esercenti pizzo-free, i ragazzi di Addiopizzo hanno creato una lista di persone disposte a continuare a frequentare le attività che non si piegano al racket. L’ iniziativa, che ha dato inizio alla pratica del consumo critico, ha ricevuto solidarietà da ogni parte del mondo. www.addiopizzo.org


54

Ambiente

55

ANDIAMO A VISITARE LE

DISCARICHE! di Francesca Giuliani, 19 anni

Ilaria Maccari, 19 anni - Roma

arlare di rifiuti e del loro smaltimento, oggi, in Italia, è nominare la corda in casa dell’impiccato o, per usare un altro luogo comune, mettere il dito in una piaga che è una voragine mai cicatrizzata. Profonda e sanguinante. Infetta di percolato. Alla ribalta mediatica c’è il caso della Campania, e l’immagine di un’Italia poco diligente e sudiciona, nonostante i severi rimproveri Ue, che contrasta violentemente con l’idea delle belle vedute paesaggistiche, del bel mare, della buona cucina, delle tradizioni che attirano turisti da ogni parte del mondo, idee sulle quali la fama e il prestigio internazionale della città di Napoli e dei suoi dintorni si sono sempre fondati. Proprio nell’ottica di “salvare la faccia” a livello pubblico, infatti, ci si è sollecitamente mobilitati per la pulizia del centro storico di Napoli, e con la benedizione del Presidente Napolitano il Maschio Angioino è nuovamente lindo e pinto, libero da cumuli di spazzatura e pronto a farsi fotografare dai visitatori (che hanno comunque annullato in massa le loro prenotazioni di soggiorno nel capoluogo cam-

P

Conoscere passato, presente e futuro dei rifiuti

SE NON CI FOSSE SEMBRATA UN’OTTIMA IDEA, L’AMMONIMENTO DI GUIDO VIALE LO AVREMMO MESSO TRA LE PROVOCAZIONI BALDANZOSE E UN PO’ INUTILI, NON CERTO NEL TITOLO…

Chiamarla emergenza davvero non ha più senso: il caso della Campania non è che la punta di un iceberg che galleggia, ormai da decenni, nei mari del consumismo, dello sfruttamento irrazionale delle risorse naturali e dellʼassenza di una coscienza ecologica. Per lʼeconomista ambientale e scrittore Guido Vial e cʼè bisogno di un cambiamento forte, che modifichi concretamente le nostre abitudini e che ci porti a guardare con occhi nuovi il mondo che ci circonda. Basterà questo a salva re il nostro habitat? Di cosa ha bisogno il nos tro Paese, e cosa possi amo fare concretamente per migli orarlo?

«Oggi in Campania – continua Viale - si producono giornalmente 7200 tonnellate di rifiuti urbani. Massa che non è possibile smaltire né nella regione, né altrove. È dunque sicuramente necessaria la raccolta differenziata, ma prima ancora è necessario chiudere i rubinetti, cioè arrestare, o almeno ridurre, il flusso stesso dei rifiuti. Circa il 50% di questi, ad esempio, è composto da imballaggi usa e getta, che nei Paesi europei più civili del nostro sono proibiti dalla legge dal momento che si

pano e nelle altre città d’interesse storico e artistico). Le reazioni dei cittadini campani – sacrosante - non hanno tardato a scatenarsi: polemiche come piovesse, sollevazioni, scontri accesi con le forze dell’ordine, un clima da guerra civile. E i poveretti hanno certamente ragione di contestare: non basta spostare l’immondizia da un luogo ad un altro (anche dal centro alla periferia della stessa città) sperando che nel tragitto si dissolva. Soprattutto, non si può continuare a prendere in giro i contribuenti - che nel frattempo pagano la tassa sui rifiuti più alta d’Italia per vivere assediati dal pattume – impunemente. O addirittura lucrando sui problemi della regione quel tanto che basta per assumere consulenti e impiegati in via clientelare, per

ristrutturare la villa al mare (magari abusiva), per foraggiare attività camorriste. Perché sarebbe fiabesco, se non ridicolo, il voler farci credere che il patatrack della munnezza abbia colto alla sprovvista le amministrazioni locali.

Corsi e ricorsi

La Campania ha sempre avuto con il problema dei rifiuti un contenzioso aperto: dal 1995 si parla di “emergenza” e si nominano Commissari Straordinari. Tredici anni di emergenza continuata, dunque. E molti miliardi investiti per la ricerca di soluzioni concrete, ovviamente mai trovate. Tuttora, nonostante la mediatizzazione del problema abbia prodotto un’estensione significativa del dibattito sul tema, che non è più affare dei singoli comuni ma obiettivo nazionale (anche allo scopo di mantenere un briciolo di credibilità al cospetto delle istituzioni comunitarie, per le quali non tendono a mettere in circolazione materiali recuperabili e cauzionati siamo i primi della classe sotto svariati restituiti al venditore dopo lʼutilizzo. Indubbiamente, però, cʼè anche una profili), sembra che si stia tergiversanresponsabilità di noi consumatori, poiché, se fossimo più attenti nella do e proponendo per l’ennesima volta scelta dei prodotti da acquistare, ci orienteremmo verso quelle forme di soluzioni precarie. Dei palliativi, indistribuzione che permettono di consumare meno incartamenti». somma, niente tagli chirurgici. Come acc elerare la formaz ione di una cos cienza comune sul probl ema Sì, perché non basta ricercare la “terdei rifiuti e del l oro smal timento? ra promessa” dove edificare nuove «La prima cosa è vederli. A partire dalle scuole elementari, esorto ad discariche, nuovi siti di stoccaggio, si andare a vedere i fondi degli inceneritori, delle discariche, o anche dovrebbe anzi intervenire sulle 3 erre soltanto le piazzole di trasferimento, dove è possibile osservare della questione: Ridurre, Riusare, Riciclare. Una formula magica che renmontagne e montagne di materiali che noi tutti i giorni buttiamo via, e derebbe inutile anche la costruzione che continuamente si riformano. Questo ci darebbe una visione dei “termovalorizzatori” (lemma più completa dellʼassurdità del modello economico in cui siamo immersi, il raffinato per dire “inceneritori”), che quale non fa che produrre una quantità enorme di merci spesso cestinate senza essere nemmeno usate dal consumatore. Ognuno di noi dovrebbe avere una maggiore cognizione del percorso passato e futuro delle cose che ci finiscono tra le mani: da quando erano risorse naturali, alle quantità gigantesche di processi di lavorazione a cui sono state sottoposte per essere trasformate ed arrivare a noi consumatori, ed infine avere una cognizione di quanta strada devono fare ancora i rifiuti di cui ci sbarazziamo prima di poter essere reintegrati attraverso un nuovo processo produttivo, oppure di essere smaltiti in discariche e inceneritori».

I.M.

Dal 1995 si parla di “emergenza” e si nominano Commissari Straordinari


56

Risultati Test

Ambiente Per l’ennesima volta soluzioni precarie, palliativi senza tagli chirurgici

Cittadini del mondo che avanza o reclusi senza speranza? (pag. 19) Punteggio:

per ogni risposta A:

57

1 punto - per ogni risposta B: 2 punti - per ogni risposta C: 3 punti

Inceneritori o termovalorizzatori Agendo in questo modo diventerebbe superfluo anche costruire inceneritori, che costano molto e inquinano a loro volta. Lo sanno bene i nostri soccorritori tedeschi, che dopo la svolta ecologica a base di Compostaggio e Riciclaggio si trovano con impianti di termovalorizzazione che hanno poco da termovalorizzare, e allo stato attuale delle cose sembrano essere l’unico antiaccoglieranno a braccia aperte l’immondizia nostrana per doto contro l’invasione degli ultracorpi, o dell’immondizia. tenerli in attività anziché chiuderli. Gli inceneritori, anzitutLe discariche, per prima cosa, sono estremamente inquito, non bruciano indistintamente ogni tipo di materiale, nanti. La loro costruzione può avvenire solo in siti con teranzi ottengono resa energetica migliore da carta, legno e reni impermeabili, argillosi, e non sono altro che impianti plastica, nulla da materiali inerti e lavorano con fatica la per il confinamento dell’immondizia, spesso sommariafrazione umida. Dai metalli, invece, gli impianti vengono mente radunata in ecoballe che esposte agli agenti atmoaddirittura danneggiati, poiché questi vi fondono dentro. sferici si bagnano d’acqua piovana: il percolato, cioè il liUn inceneritore ben funzionante presuppone che il matequame che si produce nella decomposizione della frazione riale da trattare venga selezionato da un impianto di proorganica dei rifiuti, può così infiltrarsi nel terreno (se queduzione di CDR (combustibile da rifiuto) altrettanto effisto non è debitamente impermeabilizzato e soprattutto in ciente. Come minimo, dunque, questo implica che gli imassenza di sistemi di drenaggio) e inquinare le falde acpianti da mantenere (da costruire, nel caso della Campania) quifere. Le discariche non sono risolutive, sono anzi nocisiano due. Inoltre i termovalorizzatori non eliminano i rifiuve, e sono soprattutto antieconomiche, calcolando che la ti, ma ne convertono la composizione chimica, o lo stato fiseparazione dei materiali e il loro riciclo non solo contrisico, coerentemente con l’assioma secondo cui in natura buirebbe a ridurre i costi di gestione degli impianti di acnulla si crea e nulla si distrugge. I prodotti dell’incenericumulo, ma diventerebbe una risorsa per le imprese e un mento, cioè fumi, ceneri e fanghi sono a loro volta rifiuti. considerevole risparmio per le famiglie in termini fiscali. Sono anzi rifiuti speciali, pericolosi in quanto contenenti I rifiuti urbani, infatti, si compongono di residui alimentasostanze tossiche, nocive e molto inquinanti, che debbono ri e potature per il 34%, carta e cartone per il 23%, plaessere obbligatoriamente smaltiti in discariche appositastica per l’11%, legno per il 2%, metalli per il 3%, vetro mente predisposte. Che in Campania non ci sono. per il 6% e altro per il restante 21%. Mentre la frazione In Italia è costume diffuso quello di non prendere in consiumida, cioè quella organica, potrebbe essere trasformata derazione le soluzioni più ovvie ed immediate (al grido di “la in compost (concime, ottimo per l’agricoltura, per la flogente non ha senso civico”) per lanciarsi in faraonici progetrovivaistica o per la bonifica di siti inquinati), la carta, il ti, opere pubbliche che non verranno mai rese operative e cartone, la plastica, il metallo, il legno e il vetro possono che appesantiranno le voci della spesa pubblica per creare essere riciclati o riusati, con risparmi di petrolio e alberi nuove falle laddove sarebbe servito un rammendo ben fatto. (risorse sempre più rare) molto ingenti. Il movente economico è sicuramente una molla fondamentale del processo decisionale: commesse, appalti e incarichi sono sempre una ghiottissima ocCittadini in rivolta contro la spazzatura sono anche quelli casione di speculazione sulla pelle dei cittadini, per i quali anche dal punto di raccontati da Salvatore Niffoi nel suo nuovo romanzo, Collodoro, vista sanitario si prospettano rischi edito da Adelphi. gravissimi, specialmente con l’arrivo Nel giorno in cui è previsto lʼesproprio della stagione estiva. delle terre di Monte Piludu, quelle Contraddizioni, sperperi, progetti destinate ad accogliere la dissennati, SuperCommissari che discarica, lʼintero paese - «donne, vanno e che vengono. Speriamo sobambini e vecchi, armati di quarti lo che non si continui a fronteggiadi pecora, lombi di cavallo, maialini, re l’emergenza rifiuti con altri 13 ansanguinacci…» - si metterà in marcia ni di inerzia. contro funzionari, carabinieri, speculatori. F.G.

Carta da conservare

Adelphi edizioni, 2008, 291 pp., 17.50 euro

Da 5 a 8 punti:

Da 9 a 12 punti:

Gnorri

Cittadino del mondo

Ahò, dico a voi! Ma dove campate ragazzi? Le cose sono due: o vivete molto isolati o vi hanno trapiantato da qualche villaggio medievale. Lo sapevate, sì, che il tempo non viene più scandito dai rintocchi delle campane e che al di là della foresta non ci sono né serpenti mangia-uomini né orchi inferociti? Priorità assoluta che vi diate una mossa e che usciate dalla vostra ignoranza globale.

Eccovi qua, sempre nel mezzo, come l’amen! Magari siete un po’ bamboccioni o magari, più semplicemente, siete dei menefreghisti, fatto sta che vivete abbastanza tranquilli anche senza sapere cosa accade nel resto del mondo. Le notizie vi scivolano addosso, di studio o lavoro fuori sede nemmeno a parlarne... oh, e no, la Padania non è uno stato a se stante.

Oh oh, calma, quanto entusiasmo! Erasmo da Rotterdam sarebbe fiero di voi! Siete mobili, attivi, dinamici, pronti ad oltrepassare qualsiasi orizzonte o frontiera vi si ponga innanzi. Solo un consiglio: ogni tanto riprendete fiato e cercate pure di ricordarvi del vostro paese d’origine che sì, purtroppo per voi, esiste anche quello! Cosmopoliti oltre ogni previsione!

Statico

Da 13 a 15 punti:


58

La provocazione

CHI

59

DIALOGHERÀ COL GENITORE

L’appello

TIDROGA MUNE IL KIT AN CO ITO DAL IGLIE DISTRIBU LLE FAM NTI. A O N A TUDE DI MIL RE GLI S E T U C IS ARIA FA D AUTORIT A S S O E DI UNA M IA FORS ZICHÉ H C IS R E AN CH METTERE O R P M O C IL GGIARE INCORA O? DIALOG OSTO P CI HA RIS RE CHE HA O A L’ASSESS NIZIATIV ’I L O S S PROMO

Di Marina Marchese, 20 anni Milano

oco meno di un mese fa il Comune di Milano ha (ri)lanciato l’iniziativa “No alla droga-Parliamone in famiglia”, scatenando il più che previsto nugolo di polemiche. Le critiche si rivolgono a uno degli elementi caratterizzanti della campagna, il tristemente noto “kit antidroga”: tristemente perché il soprannome attribuitogli suona tutto fuorché accattivante. Nonostante gli inviti dei promotori dell’iniziativa a non concentrarsi sulla singola componente del progetto, il sospetto che la strumentalizzazione del kit non avvenga ad opera di una sola parte politica è lecito: i mezzi di informazione hanno, infatti, sostenuto che proprio questo strumento destinato ad assurgere a simbolo della rieducazione giovanile ha riscontrato poco successo durante la fase embrionale dell’esperimento; l’iniziativa del 2007 era rivolta a un numero minore di famiglie, quelle appartenenti alla Zona 6 del Comune. Il dubbio è lecito: perché investire preziose risorse per distribuire gratuitamente un oggetto che al di là dell’altisonante nome, o forse proprio a causa di esso, ha intimorito più che solleticato la curiosità dei genitori? I sostenitori del kit smentiscono l’accusa d’insuccesso e si dicono favorevoli ad un rilancio della campagna, stavolta in grande stile, visto che coinvolge l’intero Comune di Milano, ossia circa 35mila nuclei familiari al cui interno vi sono membri dai tredici ai sedici anni.

P

Senza sfociare nella contestazione dei numeri, quello che per molti giovani stona nello slogan del progetto è la scelta del verbo: il dialogo non è esattamente incentivato da un contenitore sterilizzato per urine. Un luogo comune afferma che basta uno sguardo per capire se il proprio pargolo faccia o meno uso di sostanze stupefacenti: al di là dello spot, la realtà smentisce. Eppure ci si chiede come si possa indurre un adolescente lunatico, volutamente silenzioso ed insofferente alla patria potestà a sottoporsi a questo controllo senza usare la coercizione, a meno di non ricorrere a fantasiosi trucchi stile 007; d’altro canto, pare perlomeno irrealistico che un genitore che non riesce a ritagliare nell’agenda un momento per affrontare una sana chiacchierata col figlio, trovi il tempo di ingegnare un modo per sottoporlo al test antidroga. In molte famiglie, il kit non avrà più utilità di un placebo per ipocondriaci: è evidente che i primi a ritirarlo saranno coloro che già esercitano un forte controllo sui figli, ma sono incentivati ad aumentarlo per la crescente fobia alimentata dai media. Altro che incentivo al dialogo: il kit, a detta di molti adolescenti, è solo un ulteriore fattore che aumenta l’irrigidimento autoritario e l’incomunicabilità familiare. Le considerazioni appena enunciate potranno apparire banali al lettore critico o poco innovative a quello indulgente; è difficile comprendere quale sia il bisogno di specificare queste argomentazioni in un articolo, se esse sono talmente basilari da non poter essere state dimenticate dagli ideatori dell’iniziativa. È proprio attraverso lo stimolo di questa riflessione che l’attento lettore potrà comprendere le ragioni di chi accusa il kit di essere semplice strumento mediatico.

La risposta

CONTROLLORE?

Di Giampaolo Landi di Chiavenna, assessore alla Salute del Comune di Milano

l kit antidroga è costituito da un contenitore sterilizzato per urine e da un sistema di rivelazione, una sorta di pettine a sei punte che, dopo essere stato immerso nel liquido, va adagiato su una superficie asciutta per pochi secondi. Le righe presenti nelle sei finestre, colorandosi, fanno emergere l’eventuale positività a una o più sostanze stupefacenti. Il kit individua una vasta gamma di droghe, suddivisibili in sei tipologie: marijuana e hashish, cocaina e crack, fenciclidina, oppiacei e derivati (eroina, morfina, codeina), amfetamine, ecstasy e metamfetamine. Questo strumento è assolutamente non invasivo e può essere utile per avviare all’interno del nucleo familiare un momento di riflessione. Lo scorso anno, nella fase sperimentale del progetto, i kit disponibili nelle farmacie di Zona 6 sono stati 430. Ne sono stati ritirati 249: circa il 60%. Sarebbe fuorviante rapportare questo dato con le 3887 lettere inviate dall’Assessorato alla Salute alle famiglie con figli dai 13 ai 16 anni. Il successo dell’iniziativa va calcolato sulla percentuale dei kit ritirati in rapporto a quelli disponibili in farmacia e non sul numero delle lettere inviate alle famiglie. La bontà dell’iniziativa è stata, inoltre, evidenziata dai sondaggi fatti alcuni giorni fa da SkyTg24 e dal Magazine del Corriere della Sera: oltre l’80% dei partecipanti ha dichiarato di essere favorevole all’iniziativa del Comune di Milano. La campagna nasce dalla consapevolezza che non bisogna abbassare la guardia nei confronti di quello che rappresenta un dramma sociale, ormai da generazioni; le statistiche indicano una crescita esponenziale nel consumo

I

di sostanze stupefacenti, in special modo tra i giovanissimi. I genitori devono smettere di pensare che il problema sia solo nelle case degli altri e non appartenga loro. Purtroppo molte volte non è così. Madri e padri devono controllare con severità i propri figli per evitare poi situazioni irreversibili. I ragazzi devono unirsi in un fronte comune contro gli spacciatori, contro quegli amici e quei compagni di scuola che utilizzano droghe, distruggendo la propria esistenza e quella di chi sta loro accanto. La droga sta diventando una moda che fa sentire grandi; il consumo di sostanze stupefacenti aumenta il senso di appartenenza al branco, che è alla base anche di altre piaghe sociali come il bullismo. Infine, vorrei sottolineare che il kit antidroga costituisce una parte importante, ma non esaustiva dell’iniziativa: con il quotidiano Il Giornale sono stati distribuiti migliaia di opuscoli informativi contenenti le descrizioni delle varie sostanze stupefacenti e i danni che possono arrecare. Inoltre, abbiamo firmato un accordo col Provveditorato agli studi di Milano per avviare dei corsi di formazione del corpo docente affinché la discussione sulle tossicodipendenze arrivi anche nelle classi. Nella lotta alla droga, bisogna mettere in campo tutte le energie ed agire a trecentosessanta gradi: si tratta di azione e reazione. Per il Comune di Milano azione è la cultura della prevenzione. Reazione per l’Assessorato alla Salute significa tolleranza zero: combattere su tutti i fronti, con severità e determinazione, la piaga sociale delle dipendenze da droghe e alcool, colpendo i mercanti di morte e l’indifferenza sociale.


60

Campioni

LA SPADA AZZURRA

di Stefano Carozzo

LA SUA SQUADRA È STATA LA PRIMA A QUALIFICARSI PER LE PROSSIME OLIMPIADI. IN MERITO ALLA GRAVE VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN TIBET AVVERTE: “NOI ATLETI NON DOBBIAMO FARCI STRUMENTALIZZARE. IL BOICOTTAGGIO DI UNA SOLA PERSONA NON SERVE A NULLA”

di Giacomo Carozza, 17 anni Liceo scientifico “Nicolosio” – Recco (Ge) ono stati i primi a qualificarsi alla prossima edizione dei Giochi Olimpici. Parliamo della squadra di spada italiana formata da Stefano Carozzo, Diego Confalonieri, Alfredo Rota. Abbiamo raggiunto il primo, che è anche l’unico savonese in gara - e per questo noi della redazione ligure di Zai.net gli facciamo un tifo particolare. Allora, Stefano, che cosa pensi di ciò che sta accadendo in Tibet? Il boicottaggio dei Giochi Olimpici per attirare l’attenzione del mondo sulla grave violazione dei diritti umani in quel Paese ti sembra una soluzione sensata? «Ho un legame molto forte con il Tibet, sono sempre stato appassionato della sua cultura, e ritengo che quanto sta accadendo a Lhasa sia scandaloso. Tuttavia credo che sia sbagliato domandare a noi atleti quello che si dovrebbe fare, se è giusto andare o no a Pechino, è solo un modo per strumentalizzarci e per scaricare su di noi certe responsablità che appartengono alla politica». Ti vedremo in gara? «La nostra squadra di spada è stata la prima a qualificarsi, anche se da qui ad agosto ci sono ancora molte competizioni a cui prenderò parte». Qual è la giornata tipo di un atleta come te? «Normalmente mi alzo verso le 8 e mezza e inizio i miei allenamenti verso le 10, dopo un’abbondante colazione. Verso mezzogiorno interrompo per il pranzo e ne approfitto per usare un po’ il computer. Alle 15 inizio l’allenamento in palestra per proseguire poi con gli assalti, di solito termino tutto entro le 20.30. Il resto della serata è libero e vado a dormire verso l’una di notte». Devi seguire una dieta specifica per mantenere il tuo fisico? «No, fortunatamente ho già abitudini alimentari sane e, dunque, ho la massima libertà. In più, non sono mai andato matto per i dolci, quindi davvero non ho problemi, non devo rinunciare a nulla in particolare». A quanti anni hai iniziato la tua avventura nella scherma? «A cinque anni e mezzo. Come tutti i bambini che intraprendono questo sport, anch’io ho iniziato con il fioretto, sono passato alla spada un po’ più tardi, intorno ai tredici anni. E da lì non l’ho più abbandonata». Qual era il tuo sogno nel cassetto da bambino e quale poi lo ha sostituito? «Da piccolo volevo fare l’astronauta. Mi piaceva l’idea di esplorare lo spazio, affrontare l’immensità dell’universo, magari conoscere qualche alieno! Oggi, in compenso, mi accontenterei di imparare a vivere qui sulla terra». Come sei riuscito a conciliare la scuola con lo sport?

S

61

IOCHI LUCE SUI G i diritti e y sponsor d

Amnest

hino umani a Pec

erete i Giochi, aiut o a Pechino sse, di ì os C . “Assegnand i” i diritti uman te en id es lo sviluppo de pr ce vi Kiu Jingmin, , 01 r 20 pe l o ne in Pech ormai olimpico di i ch io del comitato G i de e l’assegnazion a. in C la sponsorizzare al 08 20 essa , però, la prom ni an tte se di za . Per an ta st nu di A re mante ngi dall’esse osso om pr ha fatta è ben lu l sty Internationa chi!”, io G questo Amne i su e uc “L la campagna ino anche in Italia verno di Pech go al to ta en es r pr pe ha re i ra cu vo n co su cui la fondamentali re ta ot ad : tta quattro punti fa la promessa ibile adempiere al in modo sens o an uc rid e ch ti en eta m pl di m ve prov sua co orte, fino alla ne io nz te la pena di m de e di plicare le form nali, io az rn te abolizione; ap in n gli standard in accordo co il diritto a un tortura e dare la e, prevenire di minacciar uo; smettere ritti di i de processo eq i or ns fe ndannare i di tutto arrestare, co nsura, soprat ce la al e fin rre po dei i; e an et um di Intern i degli utenti ta. pa am nei confront st lla carta giornalisti de realmente alcosa cambi qu e ch za pica, an La sper lla Carta olim va anche da vi ù ana. pi um sa re ità è lla dign sul valore de lle de io iz in ll’ che si basa ttimane da se e ch po ai cu A orm e solo al ne state applicat no è so i, ad pi Olim di morte ed rdanti la pena pa am st riforme rigua di libertà sa maggiore da stata conces a gli obiettivi m li, na io az rn te i. in an ia nt ed lo ai m po, ancora sono, purtrop e er ng iu gg ra eo classico ri, 14 anni, Lic ag M tta de Bene Rapallo (Ge) “Da Vigo” –

INO NICA - PECH INA OLIMPIO SC PI A LL DE STADIO

«Sarò sincero: semplicemente non ci sono riuscito. Sono importante? stato bocciato due volte, una in quarta e una in quinta su«Senza dubbio quello contro Christoph Marik: mi ha camperiore, anche se i professori sono sempre stati molto biato la vita permettendomi poi l’ingresso in nazionale». comprensivi, dandomi una mano a modo loro, ad esemQual è, invece, il tuo avversario più temibile, e quando è pio evitando di interrogarmi il giorno dopo una gara». stata l’ultima volta che vi siete scontrati? Perché un ragazzo dovrebbe scegliere la scherma al po«È Fabrice Jeannet. L’ultima volta che ci siamo incontrati è sto di sport molto più in voga e sotto i riflettori? stato agli ultimi mondiali di spada a squadre». «Perché il mondo della scherma si è rivelato essere molPrima di salutarci, vogliamo sapere un tuo pregio e un tuo to più pulito rispetto a quello del calcio o di altri sport difetto... travolti da vari recenti scandali dovuti a corruzione e dro«Risollevarsi da ogni caduta credo sia sicuramente uno ga, due fenomeni che qui sono, secondo me, completadei miei pregi: sembrerà scontato, ma è importante penmente assenti. Inoltre, la scherma è uno sport individuasare che la vita continua e si deve andare avanti lo stesle in cui i ragazzi imparano a prendersi le loro responsaso. Un difetto, forse, è un po’ di mancanza di determinabilità. Non conta solo il fisico, ma anche la mente che dezione, ma sto cercando di migliorare». ve essere in grado di sopportare la pressione prima di un assalto e sostenere una partita a scacchi con il nemico, prevedendone le EMIA mosse in modo da poter prevalere». DIFFERENZA NON PR IN L' . ZA N LE O VI E Com’è la situazione della scherma in SPORT nello sport: in et contro la violenza Italia in questi anni? dg ga o sim cis pli m se a edizione del sciarpa o anche un «Straordinariamente buona, è riuscita partecipato alla terz o nn ha e ch Uno striscione, una lia Ita tta lio per i a preservarsi dai vari errori che hanno ati gli studenti di tu ia di Pescara. In pa inc ov Pr lla da ito esto si sono impegn nd qu alità" ba nuociuto ad altri sport, rimanendo coil vincolo di essere "I giovani per la leg alla loro scuola, con ro concorso nazionale eu ila 5m i munque una disciplina di alto livello. ior er nel mese di ille euro e ult premiazione avverrà La . tà vincitori premi di m ali leg a Ma si potrebbe migliorare ancora». all e tà”, fissata dal tive di educazion zionale della legali na ta na Qual è stato il tuo incontro più bello e ior reimpiegati per inizia “G la n nza co scara.it.

w.provincia.pe scara, in coincide ola. Info sul sito ww scu settembre 2008 a Pe di o rn gio o im pr ione per il ministero dell’Istruz


Affari di cuore Le stelle prospettano un bel momento, da vivere in armonia con la persona del cuore. Ne approfittino anche i single. Amicizia & famiglia Fate appello a tutta la buona volontà che avete per portare a termine gli impegni scolastici. Solo così vi resterà tempo da dedicare agli amici. Organizzate qualche gita fuori porta per distrarvi un po’. Consiglio “Le uova fatali” di M.Bulgakov.

Affari di cuore Le tensioni potranno essere sciolte grazie alla complicità di Venere e Marte. Organizzate una bella serata a lume di candela. Amicizia & famiglia Visti gli scarsi risultati agli ultimi compiti in classe, iniziate a ragionare per obiettivi. Chi si prepara agli esami, diradi un po’ le uscite infrasettimanali. Consiglio “Il manoscritto trovato a Saragozza” di J.Potocki.

24 agosto - 23 settembre

Affari di cuore Le relazioni sentimentali più stabili potranno subire qualche piccola scossa a causa dell’entrata nel segno di Plutone. A fine del mese tutto tornerà come prima. Amicizia & famiglia Controllate la tendenza a spifferare a destra e a manca le cose che non vi riguardano. La buona fede non vale sempre come giustificazione. Consiglio “L’amore ai tempi del colera” di G.G.Marquez.

Affari di cuore Approfittate della frizzante arietta primaverile per stupire il partner o invitare, finalmente, a uscire il tipo/a che avete puntato da tempo. Amicizia & famiglia Mercurio è propizio, ma siate comunque cauti nello shopping di stagione. Vi donano i colori della terra, quindi riempitevi di t-shirt verdi, arancio, rosse. Consiglio “La donna della domenica” di Fruttero & Lucentini.

Affari di cuore In arrivo momenti di tensione. Prima di prendere decisioni drastiche, ripensate ai momenti di serenità trascorsi col partner. Amicizia & famiglia Siete sempre stati abili nel comunicare e nel trasmettere agli altri il vostro entusiasmo. Adesso è giunto il momento di concentrarvi sull’ascolto. Consiglio “Il sorriso dell’ignoto marinaio” di V.Consolo.

Affari di cuore L’umore non è dei più rosei in questo periodo a causa dell’ostilità di Urano. Tranquilli, però, verso la fine del mese Venere ristabilirà il giusto equilibrio. Amicizia & famiglia È giunto il momento di mettersi sotto nello studio, solo così arriverete al traguardo senza affaticamenti da rush finale. Consiglio “Il grande Gatsby” di F.S.Fitzgerald.

Affari di cuore Il mese sarà ricco di fermenti favorevoli, voi saprete manifestare i vostri sentimenti nella maniera più naturale e accattivante. Chi potrà resistervi? Amicizia & famiglia La disinvoltura che vi regala Mercurio sortirà i suoi effetti anche con gli amici, attenti a non trascurare però studio e impegni familiari. Consiglio “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie.

Affari di cuore Più facile far finire un vecchio amore piuttosto che dare inizio a una nuova storia. Tutta colpa di Venere che, alleata con Saturno, è un po’ più ostile del solito. Amicizia & famiglia Allargate il vostro giro di amicizie, non tutti meritano la disponibilità e la dedizione che avete mostrato finora. Consiglio “Biliardo alle nove e mezzo” di H.Böll.

20 febbraio - 20 marzo

23 luglio - 23 agosto

23 ottobre - 22 novembre

21 maggio - 21 giugno

Affari di cuore Saturno al vostro fianco per tutto il mese vi aiuterà a riprendervi da una storia finita male. Chi vive una storia appena sbocciata, invece, impari a gestire meglio la gelosia. Amicizia & famiglia Contate fino a dieci prima di esprimere un giudizio su qualsiasi cosa. Eviterete, così, di dovervi rimangiare troppo spesso quello che avete detto. Consiglio “I sotterranei del Vaticano” di A.Gide.

21 aprile - 21 maggio

Affari di cuore È un momento pericoloso per le grandi decisioni, non siate impulsivi. Controllate meglio anche la vostra proverbiale caparbietà. Amicizia & famiglia La diplomazia è una virtù che non vi appartiene, ma dovrete sforzarvi di controllare gli eccessi della vostra a volte caustica franchezza. Consiglio “Cronache marziane” di R.Bradbury.

23 novembre - 21 dicembre

Affari di cuore Venere e Marte vi consigliano di assecondare la vostra inclinazione alla tenerezza, solo così si assesteranno le relazioni più stabili. Amicizia & famiglia Vi capiteranno numerose occasioni per sfoggiare il vostro estro e la vostra capacità creativa. Non trascurate lo studio. Consiglio “La boutique del mistero” di D.Buzzati.

a cura di Cassandra

21 gennaio - 19 febbraio

22 dicembre - 20 gennaio

24 settembre - 22 ottobre

22 giugno - 22 luglio

21 marzo - 20 aprile

62

Oroscopo

Affari di cuore Dovete assolutamente imparare a giocare d’astuzia, non tutti i partner meritano la sincerità che siete portati ad avere naturalmente. Amicizia e famiglia Le vacanze in arrivo vi daranno modo di recuperare il tempo perduto con gli amici. Dedicate parte del vostro tempo, però, anche allo sport. Consiglio “Conversazione in Sicilia” di E.Vittorini.


Ingresso gratuito

Roma, 8 e 9 maggio 2008 Centro Congressi Roma Eventi La Repubblica e Somedia presentano la 2a edizione di TEENAGER 2008 MODE E VALORI VIETATI AI MAGGIORI, l’evento dedicato a tendenze, linguaggi e stili di vita dei giovanissimi. TEENAGER 2008 offre un’indagine approfondita e originale su comportamenti sociali, modelli culturali, luoghi di aggregazione, consumi degli adolescenti, strategie e canali di comunicazione più efficaci per interpretare e soddisfare desideri ed esigenze dei teenager. e inoltre...

Attività Sportive, performance di fumettisti pop e IUK TATTOO, Hair & MakeUp Stylists.

Ti aspettiamo!!! GOLD SPONSOR

t

Special Gues

ra b i F i r b Fa

TOP SPONSOR

CON IL CONTRIBUTO DI

CENTRO TURISTICO STUDENTESCO E GIOVANILE

PARTNER TECNICO

EVENTO ORGANIZZATO DA

MEDIA PARTNER

IN COLLABORAZIONE CON

SOMEDIA PER INFORMAZIONI E SPONSORIZZAZIONI: TEL. 02 70648.213-243 - FAX 02 26681191 - TEENAGER@SOMEDIA.IT - WWW.TEENAGER.SOMEDIA.IT

NEWS NOIGIOVANI  

Magazine d'informazione rivolta ai giovani

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you