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Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori

Unione Sindacale Regionale Via Milazzo 16 40121 Bologna Telefono 051/256811 Fax 051/4210320 E-mail: segreteria_usr_emiliaromagna@cisl.it

AUDIZIONE  ALLA COMMISSIONE LAVORO  DEL SENATO  INTERVENTO GIORGIO GRAZIANI Audizione  alla  Commissione  Lavoro  del  Senato  della  Repubblica  sugli  effetti  immediati  e  di prospettiva  sull’occupazione  conseguenti  agli  eventi  sismici  in  Emilia  Romagna  –  Roma,  13 giugno 2012

Il sisma che ha colpito due volte le terre emiliane, e non solo, è un sisma diverso da quelli che lo hanno  preceduto.  In  un  momento  di  grave  difficoltà  economica  e  sociale  internazionale,  dove l’Europa, l’Italia e anche le nostre terre, considerate ricche, stanno soffrendo l’impatto di una crisi che non dà segnali di tregua, questo terremoto ha colpito al cuore il lavoro. Lavoro  inteso  complessivamente  come  colonna  portante  di  una  coesione  sociale  radicata,  come combinazione integrata tra imprenditori e lavoratori, dove l’impresa rappresenta il simbolo di una comunità operosa. Un sisma che ha tra le sue vittime la maggioranza di lavoratori e imprenditori, che si caratterizza per  un  incredibile  numero  di  capannoni  distrutti  o  danneggiati  dalla  potenza  sorprendente  della scossa  in  una  terra  che  fino  a  qualche  anno  fa  non  conosceva  il  significato  di  classificazione sismica. Non serve oggi ricercare colpevoli, serve invece trovare soluzioni per ridare prospettiva, fiducia e normalità  a  queste  popolazioni  così  duramente  colpite,  popolazioni  costrette  dal  sisma,  in particolare dal secondo, a subire legittime fragilità psicologiche. Il bisogno di sicurezza, il bisogno di punti di riferimento sono diventati una necessità alla quale possiamo rispondere solo unendo le forze e condividendo obiettivi ed azioni mirate. L’atteggiamento, l’approccio della nostra Regione guidata dal Presidente Errani è stato in questo senso encomiabile, sia per forza di reazione sia per la velocità operativa nella risposta, così come davvero encomiabile è stato l’intervento  della Protezione Civile, e ciò nonostante,  mi si consenta, sia stata “azzoppata” nelle sue funzioni dalle ultime norme legislative. Menzione particolare  merita la grande generosità con cui i sindaci dei Comuni colpiti hanno svolto il  loro  compito  nella  gestione  dell’emergenza,  affiancati  dalle  strutture  pubbliche  costrette  a lavorare  senza  colpo  ferire  in  condizioni  davvero  sfavorevoli,  a  dispetto  dei  purtroppo  tanti detrattori della professionalità e senso di appartenenza dei dipendenti pubblici. In questo senso vorrei,  entrando nel merito, sollecitare un intervento normativo che configuri la possibilità di accesso a forme di ammortizzatore sociale anche per i lavoratori pubblici coinvolti da queste gravi calamità, il cui lavoro potrebbe essere sospeso, e su cui attualmente non vi è alcuna copertura. Si sono cercate soluzioni tampone localmente senza però avere risposte sufficienti.


Sotto  l’aspetto  economico,  la  zone  colpite,  in  particolare  la  bassa  modenese  e  l’alto  ferrarese, rappresentano  poli  industriali  strategici  per  i  territori  interessati  e  per  tutto  il  Paese,  visto  che quasi  il  2%  del  PIL  viene  prodotto  in  queste  terre.  Settori  merceologici  di  eccellenza  sono rappresentati  in  particolare  dal  biomedicale,  tessile  ‐  calzaturiero,  metalmeccanico  specializzato, gomma plastica e agroalimentare. Un tessuto produttivo manifatturiero e agricolo che costituisce snodo cruciale per tante filiere produttive. Le conseguenze del sisma quindi sia produttive sia occupazionali si affacciano ben oltre i  confini del  perimetro  segnato  dal  decreto.  Migliaia  di  aziende  di  tutte  le  dimensioni,  e  almeno  20.000 lavoratori,  sono  coinvolti  direttamente,  anche  se  dovremo  valutare  quante  imprese  per  indotto saranno coinvolte da fermi produttivi. Da subito, tra le priorità condivise con la Regione per la gestione di questa emergenza, si è inserita l’esigenza di una ripresa produttiva capace di dare opportunità di mantenimento competitivo delle imprese in un mercato, ancorché in una situazione di crisi così sviluppata, che, cinicamente, non aspetta nessuno. Un’esigenza  quindi  di  ripresa  produttiva  che  però  non  può  sottintendere  con  la  stessa determinazione un’esigenza di sicurezza capace di garantire tutti i lavoratori, siano essi datori di lavoro o dipendenti . Il decreto del 6 giugno fa fare passi in avanti importanti, affiancando uno snellimento procedurale (professionisti per le verifiche) ad interventi graduali che ancora più precisamente si esplicano in una circolare interpretativa  pubblicata dalla Regione in data odierne. È  necessario  ricercare,  a  livello  regionale  si  stanno  cercando  accordi  in  questo  senso,  forme  di agevolazione al credito per imprese e cittadini. La Regione ha scelto di condividere con  le  parti  sociali  gli  interventi  necessari  per  la  ripresa  e  la ricostruzione,  e  questo  è  fortemente  apprezzabile,  ma,  come  in  alcuni  casi  si  è  reso  evidente, ancora non basta. Il Governo, quindi lo Stato, deve ulteriormente sostenere questo processo. È in discussione la tenuta economica produttiva occupazionale di un intero territorio regionale, e con esso la sua tenuta sociale. Già  il  25  maggio  (prima  del  secondo  sisma)  avevamo  sottoscritto  l’accordo  per  l’accesso  agli ammortizzatori sociali. La nostra richiesta era per una copertura totale, che non facesse selezione in un momento così eccezionale. Per questo nello stesso accordo la Regione poneva un quesito al Governo  in  tema  di  avventizi  in  agricoltura  e  di  allargamento  dei  requisiti  per  l’accesso  agli strumenti  (es.  anzianità  inferiore  ai  90  giorni).  Purtroppo  il  decreto  legge  non  risponde  a  questi quesiti, sarebbe quindi necessario emendare il testo prima della sua ratifica in legge. Potrebbe non bastare il rinvio al decreto del Ministero del Lavoro da emanare entro 30 giorni. Dall’altro lato,  è necessario che l’Inps garantisca l’erogazione degli emolumenti previsti in tempi rapidi, evitando quindi esposizioni finanziarie di lavoratori  su cui, per ovvi motivi, le imprese non saranno in grado di garantirne la copertura. In  questo  contesto  non  tollereremo,  ed  esperienze  se  ne  stanno  già  presentando,  alcuna giustificazione che portino le imprese oggi presenti in quei territori, a decidere di de localizzare le


proprie  attività.  Non  esistono  alibi,  siano  esse    condizioni  di  incertezza  per  gli  eventi  sismici prolungati,  attacchi  ingiustificati  alle  lentezze  burocratiche,  sicurezze  esagerate  ecc..  il  richiamo alla  responsabilità  sociale  d’impresa  è  automatica,  e  tanti  sono  gli  imprenditori  che  hanno  già dimostrato grande attaccamento al territorio e soprattutto ai loro dipendenti e collaboratori, ma tanti sono anche i segnali di irresponsabilità. Come  organizzazioni  sindacali  abbiamo  già  garantito  la  nostra  disponibilità  a  confrontarci  con  le imprese (esistono già accordi in questo senso) per cercare forme di ripresa produttiva immediata anche  temporaneamente  in  altre  zone  (se  possibile  le  più  vicine)  con  l’impegno  di  un  ritorno  a lavori effettuati, condizionandone il sostegno economico pubblico alla realizzazione  della  ripresa produttiva in loco. La  ricostruzione,  non  solo  delle  imprese  danneggiate,  ma  anche  degli  edifici  pubblici,  dei  beni culturali  e  delle  abitazioni  vedranno  impegnate  molte  imprese  in  particolare  nel  settore dell’edilizia e non solo. Questa opportunità deve essere colta anche attraverso l’impegno, peraltro già  dichiarato  a  livello  regionale,  affinché  si  possa  tradurre  in  una  ricostruzione  di  qualità,  in sicurezza e senza che possa sfociare in un canale privilegiato per infiltrazioni di origine criminale e mafioso. Ci sono già in Emilia Romagna leggi in questo senso ma, in particolare nella assegnazione degli  appalti,  non  solo  pubblici  ma  anche  privati,  sono  convinto  si  possa  eliminare  il  “massimo ribasso” e individuare elementi e criteri che garantiscano la qualità dei lavori e delle imprese. Mi si permetta  inoltre  di  sottolineare  anche  l’auspicio  che  questa  opportunità  possa  coincidere  con opportunità di lavoro per chi risiede in questi territori. In questa logica come organizzazioni sindacali regionali abbiamo, condividendolo con la Regione, l’obiettivo di addivenire ad un patto, con la speranza che poi assuma una valenza nazionale, in cui ricercare  quelle  risposte  che  si  affianchino  alle  norme  legislative  dedicate  per  risolvere  le  grandi incertezze e i grandi bisogni che si presentano. In ultimo il quadro occupazionale, mai slegato dal quadro sociale, sebbene quest’ultimo abbia già subito  alcuni  primi  cambiamenti:  stranieri  che  rientrano  nei  Paesi  di  origine,  o  che  comunque  si spostano,  e  cittadini  non  autosufficienti  che  necessitano  di  maggiori  cure  e  prese  in  carico. Elementi  e considerazioni che si aggiungono al quadro complessivo e di cui occorre tenerne conto. Anche  queste  sono  priorità  sociali  che  rappresentano  anche  opportunità  per  la  ripresa occupazionale. E’ necessario quindi ritrovare tra le priorità insite nella ricostruzione, insieme a un aspetto legato alla specificità delle imprese, uno legato anche al sociale, partendo da ciò che è la spina  dorsale  per  la  fiducia  stessa  delle  popolazioni:  ospedali,  scuole,  ma  anche  strutture  di sostegno sociosanitario. Questo  è  in  grande  sintesi  un  quadro  cui  la  Cisl,  unitamente  alle  altre  organizzazioni  sindacali, intende  prodigarsi  per  contribuire  a  ricostruire,  nella  convinzione  che  la  coesione,  peraltro ricercata  con  continuità  non  scontata  dalla  Regione,  sia  la  base  per  essere  efficienti,  efficaci  nei tempi e nella funzionalità della ricostruzione, ma anche garanzia di sicurezza per tutti i lavoratori sia nella sospensione sia nella ripresa delle attività.


Intervento al Senato Segretario Cisl Emilia Romagna