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TEARSHEETS


A Giules¸ti, un portone (nella foto) decorato e il tipico mulino ad acqua (a sinistra) in legno, tuttora in uso. A destra: barman, lapide nel cimitero di Sa˘pânt¸a. Sotto: sempre a Giules¸ti, intaglio a serpente, che ricorda lo stendardo degli antichi Daci; la zona tra Baia Mare e Sighetu Marmat¸ iei. In basso: una carrozza sulla strada di Sighetu Marmat¸ iei; uno scorcio di Ca˘lines¸ti; la chiesa in legno di Deses¸ti.

Maramures¸ on the road Fuori dallo spazio e dal tempo. Lande innevate a perdita d'occhio e chiese in legno che nascondono preziose icone, tradizioni e costumi che si tramandano da secoli. Viaggio attraverso l'Europa più intatta e segreta testi e foto enrico martino

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il compositore ungherese Bela Bartok adorava i violini del maramures¸

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n ritmo indiavolato di violini. Esplode da una casa spezzando il silenzio ovattato della neve che ricopre il villaggio di Giules¸ti. Sono proprio loro, i violini, la colonna sonora della vita che accompagna qualsiasi evento familiare o collettivo nel Maramures¸. Soprattutto d’inverno, quando il tempo rallenta, perché in estate bisogna lavorare i campi, in questa microscopica Shangri-La di morbide colline annidate all’estremità nordoccidentale della Romania. Poche decine di chilometri di boschi bastano per creare un confine invisibile, ma reale, con la vicina città di Baia Mare ed entrare in un mondo di tradizioni antichissime. Dove gli antichi spiriti dei boschi possono essere presenze benigne come l’Ursitoarele, un bambino che aiuta le ragazze a scegliersi un marito, o pericolose come Fata Padurii, la Ragazza del Bosco dai lunghi capelli neri che ipnotizza i pastori con canzoni magiche per portarli nella sua caverna. Punti fermi di una millenaria civiltà contadina, l’ultima d’Europa, mai travolta da invasioni perché neanche Romani e Turchi sono mai arrivati quassù, solo i Tartari che ogni tanto devastavano tutto e poi sparivano, rapidi come erano arrivati. «Nemmeno Ceausescu è riuscito a cambiare l’anima di questa gente: chi voleva veniva in

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Un matrimonio a Giules¸ti. Gli amici (a sinistra) dello sposo suonano musiche tradizionali in casa della sposa. In basso: una delle più importanti feste contadine è quella che si svolge in primavera nel villaggio di Hoteni, in onore del “Primo aratore”, il contadino che ha lavorato meglio la terra. Oltre alle danze, grandi gioghi ricoperti di fiori vengono portati in processione, riproducendo un rito dalle origini antichissime che celebra la fertilità.

chiesa e nessuno gli diceva niente», sorride il protopop Joan Sigartau, arciprete ortodosso di Deses¸ ti, rassicurato da una folla di angeli e santi che si assiepa sulle pareti della sua chiesa. Trasudano celestiali certezze ma, per maggiore sicurezza, brandiscono convincenti spadoni contro folle di eretici e peccatori vestiti da Turchi, ebrei, soldati asburgici e crociati, tutti nemici giurati dell’universo religioso ortodosso. Chiese e cimiteri in legno La piccola chiesa di Deses¸ti è una delle otto dichiarate Patrimonio dell’UmaniLa chiesa (sopra) Susani (superiore) di Santa Parasceva (1665) a Sârbi Susani e il suo sacrestano (in alto); dietro di lui, l’elaborato portale con rosette che simboleggiano il sole, simbolo di vita. A sinistra: questa sorta di albero pieno di pentole, innalzato davanti alle case, nel Maramures¸ segnala tradizionalmente che lì c’è una ragazza ancora nubile. A destra: villaggio di Vadu Izei. La forte emigrazione degli ultimi anni ha spesso lasciato indietro solo una popolazione di anziani e bambini.

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1 Baia Mare A Baia Mare (nella foto) la Casa Elisabeta (1440) è quello che resta dell’antico castello del principe transilvano Iancu de Hunedoara. Tra i monumenti, oltre alla gotica Torre di Santo Stefano si vedono tracce delle mura e la Torre dei Macellai.

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Sighetu Marmat¸iei

INFO PER AUTOMOBILISTI Nel Maramures¸ le strade sono discrete, ma gli inverni possono essere molto rigidi e la vicinanza dell’Ucraina espone la regione a forti nevicate. Sono fondamentali buoni pneumatici da neve e la capacità di guidare su strade anche fortemente innevate o ghiacciate. In ogni caso è sempre meglio informarsi prima sulle condizioni meteo perché le strade possono essere bloccate da qualche nevicata.

Un cuscino (dall’alto, a sinistra); il riccio di un violino; banconote e monete in corso.

Le tappe Baia Mare

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La Biserica Cuvioasa Paraschiva (nella foto) conserva minacciosi affreschi che raccontano un inferno sanguigno tra cui spiccano donne bruciate con ferri roventi per aver stirato male il vestito del pope e peccatori puniti con enormi mantici per aver esagerato con le flatulenze in chiesa.

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Vadu Izei

km 84,5

Sighetu Marmatjei

a S¸urdes¸ti. Da qui si raggiunge Plopis¸ in 4,3 km, imboccando la DJ182C). Da Plopis¸ si ritorna verso nord sulla DJ182C e dopo 3,1 km s’imbocca la DJ184. Dopo altri 9,2 km si prende la DN18 raggiungendo Baia Mare dopo aver percorso gli ultimi 9,1 km.

Poienile Izei

Sighetu Marmat¸iei /Sapanta/Poienile Izei Da Sighetu Marmat¸iei si segue verso ovest la DN19 per 18,5 km fino a raggiungere Sa˘pânt¸a. Da qui si ritorna fino a Sighetu Marmat¸iei e si prosegue fino a Vadu Izei per altri 6,3 km, sempre lungo la DN19. Da qui s’imbocca la DJ186 e, dopo 31,3 km, si prende la DJ171A arrivando a Poienile Izei in 10,7 km.

km 41,5

Poienile Izei

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Vadu Izei km lungo la DJ186B fino a Sârbi. Altri 4 km più a sud ecco Budes¸ti (da non confondere con l’omonimo villaggio vicino a Poienile Izeu). Poco a sud del villaggi, dopo 600 metri si prende la DJ109F che dopo 17,1 km diventa la DJ184. Dopo altri 13,7 km si arriva

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263 chilometri nelle valli nascoste della Romania

Baia Mare/Sighetu Marmat¸iei Da Baia Mare si prende la DN18 verso nord raggiungendo Deses¸ti (Valle di Mara) dopo 40,7 km. Oltrepassata (dopo 5,8 km) la chiesa in legno (biserica di lemn) Cuvioasa Paraschiva sulla sinistra dopo 6,1 km si arriva a Sat-S¸ ugatag. Dopo altri 3,2 km ecco Giules¸ti. Da qui si procede per altri 14,2 km fino a Sighetu Marmat¸iei.

km 73,4???

Vadu Izei/Baia Mare Da Vadu Izei si procede verso sud lungo la DN18 verso sud per 6,5 km per poi svoltare sulla DJ109F e imboccare la DJ86B che si segue per altri 7,2 km fino a raggiungere dopo 13,9 km Ca˘lines¸ti. Da qui si prosegue verso sud per altri 3

La sinagoga Wijnitzer Klaus (nella foto) è l’unica sopravvissuta delle otto esistenti. Altre testimonianze ebraiche sono il Vecchio Cimitero e la casa di Elie Wiesel, ora memoriale alle vittime dell’Olocausto. Il Museo del Villaggio espone archi e fattorie in legno. Il Memoriale delle Vittime del Comunismo e della Resistenza, ricorda gli oppositori del regime.

Poienile Izei/Bârsana/ Vadu Izei Da Poienile Izei si segue al contrario lo stesso itinerario della tappa precedente, prima lungo la DJ171A per 10 km lasciando a 550 metri sulla sinistra la Biserca Adormirea Maicii Domnului, 3,9 km prima di prendere di nuovo la DJ186 che raggiunge Bârsana dopo altri 18,1 km, e Vadu Izei dopo 13,3 km.

Dalla cittadina si va nella Valle di Cosa˘u o in quella dell’Iza. Nella prima sono molto suggestive le due chiese di Ca˘lines¸ti e la Biserica Sfantul Nicolae (nella foto) di Budes¸ti, che ha una collezione di icone. A Bârsana, invece, la Biserica Intrarea Maicii Domnului, che risale al 1720, conserva affreschi del Vecchio e Nuovo Testamento. bell’Europa

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i biserici de lemn sono le chiese in legno ispirate al gotico costruite fino al ’700

tà dall’Unesco per tutelare questa civiltà del legno, nata nel 1278 quando i grandi proprietari terrieri ungheresi, prima cattolici e poi calvinisti, avevano proibito ai loro contadini, prevalentemente romeni e ortodossi, di costruire chiese in muratura. Così carpentieri analfabeti avevano creato un universo di chiese gotiche in grado di resistere agli inverni carichi di neve che arrivano direttamente dalla Siberia, costruite come giganteschi modellini Lego per poter essere smontate e salvate dalla distruzione dell’invasore di turno. Oggi ne sopravvivono oltre un centinaio, che prevalentemente risalgono al XVII e al XVIII secolo e a S¸urdes¸ti, la costruzione in legno più alta d’Europa, i 72 metri del campanile sembrano arrivare direttamente in cielo. «Non un metro di meno, lo ha certificato anni fa una troupe televisiva giapponese utilizzando persino un elicottero», precisa la moglie del pope, probabilmente pensando all’inconfessabile nemico che amareggia le sue giornate, i 75 metri del campanile del nuovo convento di Sa˘pânt¸a. Certo è ancora da finire e il basamento è in pietra, come insinuano velenosamente a S¸urdes¸ti, ma nel Maramures¸ nessuno risparmia colpi bassi nell’inarrestabile boom di nuove chiese iniziato dopo il crollo della dittatura di Ceausescu. Sono i simboli di una nuova identità collettiva, anche se a Sa˘pânt¸a l’identità l’avevano trovata da un pezzo nel mare di croci del Cimitirul Vesel, il cosiddetto il “Cimitero allegro”. Una Spoon River contadina di co52

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lorati quadretti naïfs affollati di violinisti, pope, pastori, macellai, funzionari comunisti, tessitrici, minatori, barbieri, persino improbabili barman che raccontano in prima persona vizi e virtù degli uomini e delle donne vissuti in questo villaggio. C’è chi commenta la sepoltura della suocera scrivendo che: “Se fosse vissuta ancora un anno sarei sepolto qui al suo posto”, e chi confessa: “Mi piaceva divertirmi con la moglie di un altro”. In una sorta di rivisitazione balcanico-funeraria di Peppone e don Camillo c’è anche una perfida allusione sulla tomba di un ex-responsabile di

La messa (sopra) nella chiesa lignea di Hoteni, che risale al 1790. Se non è aperta, basta chiedere: c’è sempre qualcuno in grado di indicare chi ha le chiavi. Sotto: sempre nel villaggio di Hoteni, bambini con i costumi tradizionali. Hoteni in realtà è uno dei quattro villaggi che, con Breb e Sat-S¸ugatag, formano il comune di Ocna S¸ugatag.

La lavorazione del legno (sopra) è l’attività più caratteristica del Maramures¸, dove una vera e propria “civiltà del legno” sopravvive, quanto mai viva e vitale, ancora oggi A sinistra: un tratto di foresta tra Sighetu Marmat¸iei e Baia Mare. Sotto, da sinistra: a Giules¸ti, scena da un matrimonio. Il corteo dello sposo

e dei suoi amici si reca a festeggiare a casa della sposa. Molti matrimoni e feste tradizionali si svolgono in inverno, quando la mancanza di lavori agricoli favorisce la socializzazione; una famiglia contadina a Vadu Izei. Il cavallo è ancora abbastanza utilizzato come mezzo di trasporto nei villaggi della regione. Il marito (sulla destra) indossa il tradizionale copricapo di paglia, il clop.

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nel cimitero di SA˘pÂnt¸a Le lapidi narrano vita, difetti e virtù del morto

partito: “Ma la morte non è un fatto collettivo”. Sull’insieme veglia compiaciuto Ioan Stan Patras, creator come lo chiamano qui di tutto questo, che dalla sua croce rivendica l’orgoglio di un lavoro interrotto solo dalla morte nel 1977, non senza aver preparato in anticipo la sua croce, perché non si sa mai quello che potrebbero scrivere gli altri. «Gli piacevano le donne e il vino, amava la vita» – sorride Dumitru Pop Tincu, che prosegue la sua opera – «Non ha mai avuto problemi per quello che scriveva: i parenti sapevano che era la verità, e soprattutto che in paese lo sapevano tutti, e poi Patras non era certo il tipo che si faceva zittire. D’altronde il pope influenza più di me la gente, ma le parole volano e le croci rimangono».

ebrei di tutta la regione vennero sterminati o deportati ad Auschwitz, ma uno dei pochi a salvarsi è stato un bambino che si chiamava Elie Wiesel, Nobel per la pace, che nei suoi libri ha raccontato l’Olocausto dandogli, secondo molti storici, il suo significato attuale. Latifondisti ungheresi, rabbini che sembravano personaggi di Chagall, funzionari di partito, se ne sono andati via tutti. I violini invece sono ancora lì. A difendere questo mondo orgoglioso fino allo spasimo della propria identità.☻

Donne (sopra) del villaggio si recano alla funzione domenicale nella chiesa ortodossa del cimitero di Sa˘pânt¸a. Sotto: Dumitru Pop Tincu, l’unico artigiano rimasto a realizzare le croci di Sa˘pânt¸a.

Un Nobel per la pace Le chiese raccontano il Regno dei Cieli, le croci i segreti del villaggio, i grandi portali scolpiti all’ingresso di molte case sono un libro di legno scolpito con i miti del Maramures¸. La rosetta è il simbolo del sole da cui dipende la vita, gli uccelli rappresentano l’anima e l’albero della vita la fertilità, mentre al serpente guardiano spetta il compito di proteggere la casa da un universo di dracul e strigoi, demoni e vampiri perennemente in agguato. Demoni tragicamente reali a Sighetu Marmat¸iei, la cittadina più importante del Maramures¸, che durante la Seconda guerra mondiale hanno spazzato via per sempre un piccolo mondo cosmopolita dove convivevano popoli e religioni. Gli 54

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