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Gabriella Parisi Game designer e ricercatrice nella Game Art

Ci può descrivere brevemente di cosa si occupa? Ho fondato, da meno di un anno, uno studio sulla ricerca indipendente nel campo delle nuove tecnologie, in particolare quelle che riguardano l’interattività, volto allo sviluppo, alla prototipizzazione e alla commercializzazione di soluzioni elettroniche innovative applicate all’arte, alla moda e al cinema. Alcuni dei miei collaboratori provengono dal campo della programmazione e dell’elettronica, dopo aver maturato importanti esperienze di studio e di lavoro negli Stati Uniti. Sono anche un’artista e una filmmaker, attiva nella ricerca artistica e nello studio, assieme a una comunità di studiosi internazionali, negli ambiti della Game Art, Multimedia Art, Virtual Reality e Post Human.

contemporaneità di fama mondiale. Ci tengo a sottolineare questa mia importante esperienza formativa perché non sempre il panorama dell’arte contemporanea è aperto all’aspetto collaborativo, al dialogo e alla condivisione delle proprie esperienze di ricerca, Paolo Rosa invece viveva con estrema generosità la condivisione di tutti questi aspetti. Inoltre, la complessità dell’ambito della ricerca, aveva implicato per me uno studio approfondito sull’interattività, non solo dal punto di vista teorico ma anche pratico e così chiesi anche la collaborazione di alcuni esperti nel campo dell’elettronica per poter approfondire e trattare nel modo migliore l’argomento. E, da quel momento, si sono strette delle collaborazioni che mi hanno condotta fino alla fondazione del mio attuale Interactive Lab. Oltre ad occuparmi dell’interattività, nel 2010, ho iniziato a interessarmi all’ambito di ricerca artistica della Game Art: ambito affascinante, innovativo e in continua evoluzione, in cui è confluita parte della mia ricerca artistica.

Come ha iniziato a muovere i primi passi nel settore? Mi sono avvicinata all’interattività e alle nuove tecnologie dell’arte dopo aver visto alla Biennale di Venezia, nel 2001, l’“ambiente sensibile”, Nuvola, di Studio Azzurro. L’opera era ospitata da uno sponsor dell’Esposizione Internazionale d’Arte. Gli aspetti che mi avevano profondamente colpita dell’arte di Studio Azzurro erano: la narrazione, l’aspetto emozionale unito a una tecnologia interattiva “trasparente” e non invasiva, i vari “livelli” di fruizione della sua arte che lasciava la libertà allo spettatore di entrare o meno in relazione con l’opera. Era proprio questo spiccato senso di “arte relazionale”, interessato più alla connessione e al dialogo fecondo che si generava con lo spettatore e che ribaltava totalmente il concetto di arte tradizionale, a convincermi fin da da subito, ancor prima che mi iscrivessi a Scenografia, che avrei fatto convergere la mia ricerca e la mia tesi su Studio Azzurro. Ricordo ancora quel periodo di tempo, precedente alla discussione della mia tesi su Studio Azzurro all’Accademia di Belle Arti di Roma, come un periodo bellissimo di intensa ricerca sul campo con Paolo Rosa, figura carismatica del gruppo e purtroppo venuto a mancare troppo presto. Una ricerca che si era mossa con partecipazioni, su invito di Paolo Rosa, a workshop, Festival della Filosofia, Master in Interaction Design presso l’Università Tor Vergata di Roma, approfondimenti a dibattiti con i più grandi studiosi della

Coinvolgimento, sviluppo, tradizione, come sta cambiando il mondo ludico, nella sua più ampia accezione, in rapporto alle nuove forme di comunicazione sociale e ai relativi mezzi dello sviluppo tecnologico? L’ambito videoludico si sviluppa in modo inarrestabile ed esponenziale, correndo di pari passo con l’evolversi della tecnologia e inglobandola in sé. E’ passato del tempo da quando i videogiochi erano delle semplici creazioni in 8-bit, lontane anni luce dal livello di elaborazione tecnica dei giorni nostri. I primi videogame erano creati dagli hacker o da ingegneri e programmatori legati, in moltissimi casi, all’ambiente dell’Università, come nel caso di Nolan Bushnell, che aveva studiato negli anni Sessanta all’Università di Ingegneria dello Utah e che, nel 1972, fondò la Atari, dando vita alla storia dei giochi elettronici con la creazione del famoso gioco Pong. Nolan Bushnell, nel 2013, è stato in Italia, ospite d’onore del Games Week di Milano e, tra una conferenza e l’altra, ha rilasciato delle illuminanti dichiarazioni riguardo al futuro dei videogame, pronosticando che l’industria videoludica scommetterà sempre più sull’aspetto del coinvolgimento, espresso dall’interattività, e poi sull’ibridazione e compenetrazione tra i vari medium. Bushnell ha dichiarato, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, che: “L’interattività 53

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Rivista Insight n. 4  

Magazine Periodico Dipartimento Progettazione e Arti Applicate Accademia di Belle Arti Roma

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