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CI SONO MOMENTI NELLA VITA Note all’opera di Enrico Bertelli di Virgilio Sieni

Ci sono dei momenti nella vita dove è necessario stendersi per terra, con la schiena a contatto col suolo, o abbracciare un albero; ci sono altri momenti dove questo gesto ci segue nell’urgenza dell’azione, nel declinare una mappa dell’umano, nel ricercare gli elementi che ci riconducono all’origine delle cose. Ogni momento ci coglie nel racconto dell’anima così come nei volti delle cose che ci vengono incontro. Questo farsi dell’uno verso l’altro crea depositi, rovine, attese e futuro. Il dialogo col fuori, che incorpora aperture é il gesto che tratta Enrico Bertelli.

In questo senso il respiro apre, in ogni passaggio dell’opera, mulinelli d’energia che si definiscono in zone colorate, aloni spirituali di colore che ospitano incrinature, colature giocose, forme appena accennate (tondi, linee, rombi, rettangoli), errori consapevolmente lasciati a equilibrare la simmetria. Siamo davanti a un cosmo e forse a quello che chiamiamo anima.

Enrico ci indica strade non percorse, fuori dall’omologazione, dalla facile ripetizione di schemi, dove accogliere il corpo politico del gesto, il tratto apolide dell’artista, la sua consapevolezza che scruta con attenzione l’ignoranza, che pone il dubbio come fondamento dei suoi spostamenti.

Ci mettiamo in viaggio insieme all’opera: all’inizio non sappiamo esattamente dove ci stiamo dirigendo ma l’orientamento attraverso la selva di elementi raccontati fa apparire quello che inizialmente non avevamo visto e neanche individuato; ci apprestiamo a muoverci tra elementi nascosti e continuamente svelati a ogni passo.

Il corpo è qui tutto compreso: la mano spesso trascina il colore, lo sposta e le tracce che rimangono sono quelle dove la storia coincide a una topografia poetica che scava nel futuro. La traccia sembra svelare qualcosa che emerge dalla tavola del mondo di ogni sua opera: allo stesso tempo è velata un’apparenza che restituisce al gesto il carattere dell’iniziazione. Trascinamento di colore, pressione sulla materia per lasciare tracce e velare quello che prima emergeva, infrangendo un destino che sembrava scritto: tutti gesti che resistono e salvano.

E’ questo che accade di fronte ad ogni strisciamento di colore, allo sdoppiamento di linee che annunciano campi spaziali, a segni che incrinano piani di colore.

Siamo nel campo d’azione dove è necessaria una partecipazione al processo dell’opera, che, come nella fisica quantistica, sostituisce il distacco proprio dell’osservatore passivo. Si partecipa attraverso un arcipelago di domande su ciò che abbiamo di fronte: ogni tratto, o campo dell’opera, ci coinvolge organicamente in uno spostamento interiore. E’ utile respirare durante questo processo di assimilazione dell’opera. Nel respiro si aprono continuamente fessure nel corpo che ci permettono meglio di comprendere il senso dello smarginamento di queste opere. In molti casi si tratta di margini che sfocano e si disperdono diafonicamente: coesistono in più parti dell’opera creando un ciclo di risonanze interne che co-partecipano a espandersi fuori dalla tavola. La tavola è la rappresentazione geografica del cosmo in forma bidimensionale, nell’intento consapevole di dar luogo a una nuova prospettiva dell’opera che convive col processo che l’ha generata, una prospettiva che ci scuote a immaginare in ogni respiro una sorta di nascita e origine.

Questo è il discorso dell’opera, esattamente tutto quello che solitamente viene ricondotto al silenzio.

Stare in piedi è molto complesso, basta una piccola declinazione della testa che tutto il corpo si scuote in una rivoluzione posturale: il compito dell’artista penso sia quello di cercare l’azione di congiunzione tra l’uomo e la natura, nell’impossibilità di una definizione; cogliersi in continua verifica, depositare tracce effimere, tracciare gesti che sono già di per se stessi archeologia, cioè sostanza della storia in attesa del futuro. Costruire questo universo di segni significa forse intravedere delle risposte verso il desiderio di conoscenza, dove il corpo ospita nella sua radura, molte cose che danno luogo alla materia poetica: Il luogo, la gravità, l’antropologia, le tracce, l’archeologia, il respiro, l’immagine, il coraggio, la sospensione, l’origine. I racconti di Enrico mutano in ogni istante e abitano la momentaneità. Sono viaggi che scorrono adiacenti al De Rerum Natura di Lucrezio, dove un minimo spostamento in un punto e in un momento indeterminato e non conosciuto, determina l’origine di una nuova vita. La cancellatura che spesso emerge porta con sé l’impronta dell’uomo, e testimonia il fatto che esso abita il Mondo. La cancellatura, lo strisciamento, l’impronta, la stratificazione e la velatura creano aperture secondo un processo di sedimentazione: pìù si guardano questi processi, o meglio, più stiamo di fronte


THERE ARE MOMENTS IN LIFE Notes on the work of Enrico Bertelli by Virgilio Sieni

all’opera, e più ci spostiamo in essa dando vita ad un nuovo spazio tra noi e l’opera stessa. Questo Mondo Novo sembra sostenuto da una rinnovata sensibilizzazione del corpo. Io che osservo, come trascinato da una leggera pressione, esattamente come il gesto del trascinamento e l’impronta nelle opere di Enrico, faccio esperienza di uno spostamento, i margini del corpo e la pelle stessa subiscono un respiro dall’interno. Il mio corpo patisce nel desiderare questo movimento indotto dall’alchimia delle ”cose” che compongono l’opera. Il piccolo formato allude alla tavola e alla partitura, dove un mondo vi è compreso. Questa caduta libera nel dettaglio richiama nuovamente agli elementi primari. Viene voglia, non subito, a volte anni dopo, di tornare a questi mondi, di avvicinarsi e di percorrerli: ancora una volta mi metto in viaggio per addentrarmi nel dettaglio poetico di questi labirinti. Mi accorgo che le opere creano spazio e si associano ai miei pensieri. Lo spazio dell’opera che ho davanti sta continuando a formarsi: ogni dettaglio è in movimento e non si definisce nell’accostamento con altri elementi. Tutto è in movimento, vibra e risuona. E’ fondamentale percepire che questo essere nel processo tende in ogni istante a creare elementi di tenuità e di tensione che non occupano e opprimono il territorio dell’opera. Ogni gesto libera l’altro e la cosa marginale sostiene il chiasmo che si espande. E’ evidente il gesto politico dell’opera che resiste all’omologazione riflettendo in ogni istante sulla postura dell’uomo, sul nutrimento dell’anima nella sua vicinanza all’umile che genera il senso della bellezza. Una storia che muta in ogni attimo, raccoglie tracce e volti, posture e azioni, bellezza e inquietudine: una storia che ci spinge in avanti. Una storia che ci indica nuovi margini e apre ai dettagli, alla soglia, alle macerie del tempo che formano il nostro volto, la nostra espressione, quella che viene definita presenza. Presenza al mondo è equilibrare la postura dare forma e misura al tempo, incrinare l’abitudine della frequentazione nel luogo del corpo e nel paesaggio dell’uomo. Abitare il Mondo ci rende uomini sempre in cerca di libertà.

There are moments in life when you need to lie on the ground, with your spine touching the earth, or hug a tree; there are other moments when this gesture follows us in the urgency of action, in drawing a map of everything human, in the search for elements which lead us back to the origin of things. Every moment catches us in a story of the soul, in the same way that the faces of things come towards us. This movement of one towards the other creates deposits, ruins, times in which we wait, and the future. The dialogue with the outside, which incorporates openings, is the gesture Enrico Bertelli deals with. Enrico shows us roads not taken, outside approval and the easy repetition of schemes, in which to receive the body politic of gesture, the artist’s stateless line, his awareness which carefully scrutinizes ignorance, which posits doubt as the foundation of his movements. The body is all-inclusive here: the hand often drags color, shifts it, and the traces which remain are those in which history coincides with a poetic topography which excavates the future. The trace seems to reveal something which emerges from the plane of the world in all its works: at the same time, an appearance is veiled, which returns the character of initiation to gesture. The dragging of color, putting pressure on the material to leave traces and place a veil on that which had emerged before, breaking a destiny which seemed written; all these are gestures which resist and save. We’re in a field of action where it’s necessary to participate in the work’s process, which, as in quantum physics, substitutes the passive observer’s own detachment. We participate through an archipelago of questions about what we’re dealing with: every line, or field of the piece, organically involves us in an interior shift of location. One needs to breathe during this process of assimilating the work. During respiration, cavities in the body constantly open, enabling us to better understand the sense of borderlessness in these works. In many cases, these are borders which go out-of-focus and disperse diatonically: they coexist in parts of the work, creating a cycle of internal resonances which co-participate in expansion beyond the surface. The surface is the geographical representation of the cosmos in two-dimensional form, with the knowing intent of creating a place for a new perspective on the piece which lives together with the process that generated it,


a perspective which jolts us into imagining in a sort of new birth and origin in every breath. In this sense, the act of breathing opens, in every passage of the piece, vortices of energy which define themselves in colored areas, spiritual haloes of color which host cracks, playful drips, barely implied forms (circles, lines, diamonds, rectangles), mistakes intentionally left in place to balance the symmetry. We stand before a cosmos, and maybe that which we call soul. This is the work’s discourse, exactly everything which is usually led back into silence. We embark upon a journey with the work: at the beginning we don’t know exactly where we’re headed, but finding our way through the woods of narrated elements causes what we didn’t see or recognize at first to appear; we rush to move through elements hidden and continuously revealed with each step. That’s what happens before every color-drag, every doubling of lines which announce spatial fields, signs which crack planes of color. Standing erect is highly complex, any small declination of the head is enough to throw the body into a postural revolution: the artist’s task, I think, is to find the action of conjunction between man and nature, in the impossibility of a definition; to find oneself in continuous verification, leaving ephemeral traces, tracing gestures which are in and of themselves archeology, that is, the substance of history awaiting the future. Building this universe of signs might mean glimpsing the answers through a desire for knowledge, where the body hosts, in its clearing, many things which give space to poetic matter: place, gravity, anthropology, signs, archeology, breath, imagery, courage, suspension, origin. Enrico’s stories change with every instant and inhabit momentariness. They’re trips which run alongside Lucretius’ De Rerum Natura, where a minimal shift towards an undetermined and unknown point and moment determines the origin of a new life. The erasure which often emerges carries with it man’s fingerprint, and is testament to the fact that he inhabits the world. Erasure, dragging, the hand-print, the

stratification and the veiling create openings according to a process of sedimentation: the more we observe these processes, or rather, the more we stand before the work, the more we move inside it, giving life to a new space between ourselves and the work itself. This Mondo Novo seems sustained by a renewed sensitization of the body. I who observe, as though dragged by a slight pressure, exactly as in the dragging gesture and the fingerprint of Enrico’s work, experience a shift in location, the borders of the body and the very skin undergo a breath from inside. My body suffers in desiring this movement induced by the alchemy of the “things” which compose the piece. The small format alludes to the surface and the musical score, which comprises a world. This free-fall into detail recalls primary elements. One wishes, not right away, sometimes years later, to return to these worlds, to get closer and explore them: once again I travel to enter the poetic detail of these labyrinths. I become aware that the works create space and associate themselves with my thoughts. The space within the work in front of me is continuing to develop: every detail is in motion and is not defined by proximity to and placement alongside other elements. Everything moves, vibrates and resonates. It’s crucial to perceive that this being-in-the-process tends at all times to create the elements of tenuity and tension that do not occupy and oppress the work’s territory. Each gesture frees the other and the marginal thing supports the expanding chiasmus. The political gesture of the work is evident: it resists approval, reflecting in every moment on man's posture, the food of the soul in its proximity to the humble that generates a sense of beauty. A story that changes every moment, collects traces and faces, postures and actions, beauty and unease: a story that pushes us forward. A story that shows us new margins and opens us up to detail, the threshold, the ruins of time that form our face, our expression, what’s known as presence. Presence in the world means balancing posture, giving shape and size to time, breaking the body’s habit of inhabiting space and the human landscape. Living in the world makes us human, always in search of freedom.


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BIO

Il mio lavoro esplora la possibilità dell’errore di modificare la percezione e l’approccio alla realtà, è il mio punto di vista sulla vita, sulla realtà, di cui io vorrei mostrare la "complessità". Il mio percorso creativo è la storia di un rapporto irrisolto (e mai lo sarà probabilmente) fra me e i miei errori. Affido ai miei lavori il compito di condividere anche con gli altri questa posizione.

My work explores the possibilities of how error can modify our perception of reality and how we approach it. My work expresses my point of view on life, and reality, of which I’d like to show the “complexity”. My creative course is the story of an unresolved relationship (it’ll probably never be resolved) between me and my mistakes. I leave to my works the task of sharing this position with others.

Cerco di dipingere processi, non soggetti

I try to paint processes, not subjects


SELECTED SHOWS He Lives and works in Livorno and Paris.

2016 Carico Massimo, Livorno, “Resumè”

2005 - Galleria Montecchi, Grosseto

2015 - Srisa Gallery, Florence “In living memory” - Mixer Gallery, Istambul “Borders and Boundaries” - Università degli studi Firenze, Corridoio Brunelleschi “Memorie volatili” a cura di Lucilla Saccà

2003 - Westend Galerie, Frankfurt - Museo d’arte contemporanea “I Mulini”, Portogruaro (Ve), A cura di D. Collovini

2014 - Sincresis, Empoli “Hello Pump Pump” - CIAC, Museo arte contemporanea Gennazzano “Notizie lievi” a cura di Fabrizio Pizzuto - Galleria comunale di arte contemporanea Monfalcone “La materia del colore” a cura di Diego Collovini 2013 - Galerie Giannone, Paris “Nos vies secretes” Testo di Valerio Dehò - Centro Culturale Michon, Livorno “Le medesime cose” - Il Granaione, Montestigliano(Si) “Beautyful Mistake” a cura d Sergio Tossi - The Wand, Berlin “Color sharks” 2012 - G96 Galerie, Berlin “Start-Stop,Start-Stop” with Melissa Steckbauer - Fundación Agatha Ruiz de la Prada, Madrid “Enrico Bertelli” Text by Angela Madesani - The Wand, Berlin “Sleep disorder” curated by Marion Aubertin - Artlab, Grosseto “Wall/Surface/and Storytellers” 2011 - Centro arte contemporanea EX3, Firenze “Help” - Paviillion Suisse, Le Corbusier, Parigi “If I could be that guy instead of me” testo di Paola Noè - Ex officine Automobilistiche, Roma “Reload”a cura di Fabrizio Pizzuto 2009 - Agatha Ruiz de la Prada, Parigi, A cura di Maribel Nadal Jove - Westend Galerie, Frankfurt - Chiesa del Luogo Pio, Livorno “Allegoria” Testo di Giacomo Zaza - San Carlo dei Barnabiti, Festival D’Oltrarno, Firenze - Galleria Bianconi, Milano “Astrazione nuovi episodi” a cura di A.Madesani - Studio Delise, Portogruaro “Rosso”, A cura di Diego Collovini 2008 - Galleria Mandelli, Seregno 2007 - Galleria Maria Cilena, Milano - Galleria Tossi, Firenze “Loop”, Testo di Valerio Dehò

2002 - Galleria Maria Cilena, Milano “Feedback”, Testi di M. Sciaccaluga e P. Noè - Galleria Grossetti, Milano, Testi di E. Gravagnuolo 2001 - Studio Delise, Portogruaro (Ve) 1999 - Sottopasso 73, Livorno - Studio Delise, Portogruaro (Ve) - Galleria Artestudio, Milano 1998 - Galleria A. Aricchi, Paris 1997 - Galleria Peccolo, Livorno - Westend Galerie, Frankfurt, Testo di S. Muller


1 - We need hell 2015, oil pastels and spray paint on PVC, cm 45x35

2 - Lost cause 2015, oil pastels and spray paint on PVC, cm 55x125

5 - Parachute 2014, vinyl adhesive and spray paint on PVC, cm 75x75

6 - Correzioni 2014, spray paint on aluminum, cm 21x29

9 - Libyan tales 2015, oil pastels and spray paint on PVC, cm 45x35

10 - I believe in magic 2012, spray paint on PVC, cm 40x30

3 - Secure life 2014, adhesive and spray paint on PVC, cm 30x20

7 - Il pensiero 2011, mixed technique on paper, cm 100x70

4 - The end of the day 2015, marker and (aniline) on aluminum, cm 31x28

8 - Be honest 2015, vinyl adhesive on wax paper, cm 150x60

11 - Good time for a change 2014, marker on PVC, cm 1x24

Diptych for the exhibition “In living memory” at the Srisa Gallery Florence, 2015

12 - Progetto esecutivo 2011, marker on PVC, cm 23x23

13 - Even though he’s dead 2013, spray paint on paper, cm 25x17

14 - Untitled 2012, colored tapes and spray paint on PVC, cm 30x25

15 - Pas cher 2012, colored tapes, glue and marker on PVC, cm 30x25

Diptych for the exhibition “Anomali”at the 21 Gallery, Livorno, 2014


16 - Open house 2010, spray on tPVC, cm 25x38

17 - Il rubicone 2014, acrylic and spray paint on canvas, cm 170x150

18 - Autocoscienza 2010, spray paint on PVC, cm 40x30

22 - Il nipote di Wittgenstein 2015, marker on PVC, cm 26x17

20 - Berlin 2015, marker on PVC, cm 20x19

21- Gasoline When I turned a decommissioned gas station into a piece, I wasn’t physically involved in the work’s production. Instead, I appropriated another person’s work, and he wasn’t aware I’d done it.

24 - The family in the bus 2010, colored tapes and spray paint on PVC, cm 75x75

25 - Berlin 2 2015, marker on PVC, cm 18x16

26 - De rerum natura 2012, vinyl adhesive on wax paper, cm 62x126

28 - Country path 2015, marker on PVC, cm 17x17,5

29 - Composition for the exhibition “In living memory” at the Srisa Gallery, Florence 2015

30 - L’idée fixe 2016, ink on PVC, cm 24x24

19 - Look after evil 2015, oil pastels and spray paint on PVC, cm 45x35

23 - Felicula 2 2010, colored tapes and spray paint on PVC, cm 80x80

27 - Hey clouds! 2010, spray paint on PVC, cm 60x50

31 - Much suspected of me, nothing prooved can be 2016, ink on PVC, cm 25x26


CREDITS

Progetto grafico / Graphic Design Enrico Costalli Testi / Texts Virglio Sieni Traduzioni / Translations Matthew Licht Crediti fotografici / Photographic credits Alessio Levi Stampa / Press Debatte Editore, Livorno Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti d’autore e dell’editore. No part of this book may be reproduced or utilizate in any form or by any means, electronic or mechanical, including photocoping, recording or by any information storage and retrival system without permission in writing from the publisher. © 2016 by Debatte Editore, Livorno ISBN 000-00-0000-000-0

VIRGILIO SIENI

Choreographer and dancer; founded the Butterfly Park Company in 1983, and the Compagnia Virgilio Sieni in 1992, asserting himself as a protagonist of the contemporary European dance scene. He has created shows for major Italian musical institutions and has won numerous awards (Ubu, Dance & Dance, The Stranger, Anct). In 2013, he became director of the Venice Biennale - Dance Sector - and was appointed Chevalier de l'Ordre des Arts et des Lettres by the French Minister of Culture. He represented Italy in Marseille European Capital of Culture 2013, with his project The Art of Gesture of Art in the Mediterranean - which involved 160 performers from different countries - and in Brussels during the Italian Semester of Presidency of the European Union in 2014, with the Vita Nova project, on sacred iconography at the Bozar Centre for Fine Arts. In 2015, he produced Atlas of the Gesture for the Prada Foundation in Milan.


Enrico bertelli v3  
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