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Hanami in Japan

Tokyo diaries

Dall’Honshū Al Kyūshū

By Natasha Di Genova


Hanami in Japan

Io ed il mio compagno Enrico decidiamo di recarci nel Paese del Sol levante durante il periodo della fioritura, il cosiddetto periodo dell’Hanami! Il budget è davvero limitato, solo 2000 euro per circa venti giorni ma la voglia di girare è davvero tanta e quindi ci mettiamo subito alla ricerca di voli economici! Cogliamo al volo l’offerta Alitalia “happy hour”, e con 450 euro a testa abbia prenotato il volo Malpensa Tokyo a/r, con partenza il 15 aprile e ritorno il 2 mag gio! Conoscendo il prezzo proibitivo dei treni veloci in Giappone abbiamo acquistato il Japan Rail pass settimanale: un pass che permette di girare illimitatamente per il Giappone per una settimana con la linea privata Jr. Questa linea è molto diffusa in tutto il Giappone ed oltre che per i treni si può sfruttare anche per metropolitane e traghetti. Abbiamo acquistato il pass a Roma, a piazza Barberini, ma lo si può trovare anche on line. Il costo è di 255 euro a persona e va convalidato in Giappone.A questo punto abbiamo deciso di fare un “tour de force” e di sfruttare il pass al massimo, con cartina alla mano, abbiamo deciso che

in una settimana, partendo da Tokyo, avremmo visitato le seguenti località: Kyoto, Hiroshima, Kumamoto, Beppu, Osaka e Nara. Una città al giorno! Pensavamo che sarebbe stato estenuante, ma la comodità dei servizi giapponesi ha reso tutto fattibile. Mancava ancora prenotare g li alberghi; il sito più affidabile sino ad ora, per la nostra esperienza, si è rivelato booking.com e così con 300 euro a testa abbiamo soggiornato in Giappone! Purtroppo il clima non è stato dei migliori, la pioggia ci ha perseguitati, ciò nonostante i luoghi non hanno perso la loro bellezza, anzi (dalle foto potete vedere anche delle Maiko che passeggiano con l ’ o m b re l l o ! ) . D ove n d o t u t t av i a consigliare un periodo in cui recarsi in Giappone, pensiamo che la stagione dei matsuri (ovvero dei festival), che si tiene ad agosto, sia la migliore: il caldo è davvero afoso, è vero, ma lo spettacolo vale davvero la pena! Ma passiamo in rassegna le varie città!


Kyoto, L’antica capitale del Giappone Appena arriviamo, una gentile coppia sconosciuta di francesi ci regala il loro bus pass! Arriviamo nella nostra ryokan in autobus, dai vetri Kyoto ci appare nettamente diversa da Tokyo: case basse e molta t r a n q u i l l i t à ! I l n o s t ro alloggio, la “Tani house” si trova vicino al padiglione d’oro. Ci accoglie una fantastica vecchina giapponese che ci conduce nella nostra stanza tipica, fatta di tatami, futon da stendere per terra, porte scorrevoli e finestre in bambù! La vecchina insiste nell’offrirci del thè verde e dei dolci a base di marmellata di fagioli rossi! Sembrava davvero di vivere una favola! Ma era ora di muoversi e vistare il tempio di Fushimi-inari, quello con innumerevoli “tori” rossi, che si vede in tante cartoline e conosciuto in occidente anche perché vi hanno girato una parte del film “memorie di una geisha”! Siamo arrivati in questo splendido e suggestivo posto al tramonto e… all’imbrunire camminare in mezzo al fitto bosco tra centinaia e centinaia di tori rossi è stato davvero indescrivibile!

Decidiamo di tornare a Kyo t o e d i v i s t a re i l quartiere di Gion, il quartiere famoso per le geisha. Avevamo letto sulla guida della Lonely Planet, che la via dei locali delle geisha era una delle più belle vie dell’Asia durante lo sboccio dei ciliegi: c o n f e r m i a m o assolutamente! Un delizioso fiumiciattolo costeggia questa via fatta di sassi, in cui rimbombano i passi frettolosi degli zoccoli delle Maiko, centinaia di petali d i fi o r i d i c i l i e g i o incorniciano questo quadro vivente. Troviamo un locale proprio in questa via, dai prezzi più che accessibili, d ove m a n g i a m o d e l l e squisite okonomiyaki (grossolanamente potremmo tradurle come delle frittate con “tutto quello che ti piace”, come dice proprio il nome, fatte alla piastra). Dopo esserci tolti le scarpe, ci accomodiamo in questo locale tipico, la finestra scorrevole davanti a noi è totalmente aperta e ci regala la visuale del quartiere di Gion: il fruscio del fiume e i petali di ciliegio che cadono incessantemente… il locale si chiama “Tanto”, da non perdere!

Il gior no seguente, al mattino visitiamo il Pa d i g l i o n e d ’ o ro e i l Templio Ryoan. Ci sono tantissimi templi a Kyoto e due giorni sono pochi ma questi due templi sono assolutamente da visitare. La bellezza del padiglione d’oro è mozzafiato, anche in una giornata di pioggia l’eleganza di questo posto si staglia nel cuore ed inoltre, nel complesso, c’è un area dedicata alla cerimonia del thè a cui si può partecipare con pochi yen: irresistibile! Abbiamo addirittura fotografato il dolcino con la stampa d’orata del padiglione d’oro e s e m b r av a u n p e c c a t o mangiarlo! Il Tempio Ryon è il tempio in cui c’è il famoso giardino-secco, il Kare Sansui, un giardino perfettamente rastrellato fatto di sole rocce, ma si rimarrebbe in contemplazione di questo paesaggio per ore! Enrico non smetteva di fotografare ogni dettaglio, tra cui l’antica fontanella con i quattro ideogrammi che in breve vogliono significare “Imparo ad Accontentarmi di quello che Ho”! E… in quel momento eravamo davvero contenti di quello che avevamo! Ma un treno per Hiroshima ci aspettava!


Hiroshima: una piacevolissima sorpresa Ebbene si, lo a m m e t t i a m o. . . i o e d E n r i c o n o n aveva m o g randi aspettative su questa città. Pensavamo si trattasse di una città come altre, famosa solo per quello che è accaduto durante la seconda guerra mondiale… ma nulla di più sbagliato! Hiroshima penetra nelle viscere, la visita del museo e della zona della Bomb Dome non è solo consigliabile, ma a nostro avviso obbligatoria! Sembra davvero di tornare indietro,

in quel mattino di agosto e di percepire chiaramente la differenza tra il prima e il dopo lo scoppio della b o m b a at o m i c a . S i è riportati indietro nel tempo,

in un tempo fermo, fatto di un silenzio che parla da solo. Sarebbe presuntuoso da parte nostra aggiungere altro, alcune delle nostre foto parlano da sé…

Miyajima: il tori galleggiante... Ehm... si, Miyajima è l’isoletta di fronte a Hiroshima famosa per il suo tori rosso immerso nell’acqua… peccato che, quando ci siamo andati noi, il mare era davvero lontano dal tori che oltremodo era in fase di restauro! Abbiamo raggiunto l’isola prendendo il traghetto della Jr dal porto di Hiroshima. Appena approdati, noleggiamo delle biciclette e andiamo in avanscoperta dell’isola! Miyajima è famosa per i cucchiai di legno, ne vendono tantissimi, ma superata la

via dei mercatini ci addentriamo all’interno dell’isola, fatta di ripidi salite… il panorama è suggestivo… io non ho più fiato… Enrico vorrebbe c o n t i n u a r e i l g i ro i n bicicletta, ma c’è una comoda funivia… perché non utilizzarla? Decidiamo di sfidare la sorte, forse un po’ incoscienti o forse coscienti di ciò che stavamo per fare e decidiamo di voler assaggiare le ostriche giganti del mare di Hiroshima... beh mangiare dei molluschi coltivati nel mare di una zona colpita

da una bomba atomica non è certo una mossa da furbi! Ma possiamo dirla tutta? Erano buone, quindi dopo ostriche e birra Asahi, continuiamo il giro in bici schivando e scappando letteralmente dai tanti simpatici cerbiatti che cercano di rubare cibo ai turisti. Saremmo rimasti lì a gironzolare come due bambini ancora, ma ci aspettava un treno che dall’Honshū ci avrebbe portato nel Kyūshū, nel sud del Giappone.


Kumamoto: il castello Non sapevamo bene cosa visitare nel Kyūshū, le guide descrivono questa regione come quella che si è contraddistinta per la resistenza dei samurai. Decidiamo quindi di visitare Kumamoto, famosa per il suo castello-fortezza, seguendo anche il consiglio di una nostra amica giapponese. Arrivati in stazione non sapevamo proprio dove cercare il nostro albergo, saliamo su un tram e chiediamo aiuto ad un autista che fortunatamente parlava un po’ inglese e che forse contento di poter sfoggiare le sue conoscenze linguistiche comincia a fare gli annunci in inglese facendo ridere i passeggeri

giapponesi. Il mattino seguente scendiamo a far colazione in albergo, colazione tipica giapponese: riso, onigiri sushi, verdure, te verde giapponese... io non ne potevo più di mangiare sempre tutto quel riso, Enrico invece lo divorava come i personaggi dei cartoni animati! Fortunatamente esistono i f a n t a s t i c i “ c o nve n i e n t market” aperti h 24: lì facevo scorte di dolci per la colazione, anzi solo di un dolce di cui ero praticamente addicted: il pineapple pan! Arriviamo nel castello e dedichiamo tutta la mattinata alla sua visita, è davvero bello, si

può visitare l’interno e ammirare la collezione delle armature dei samurai. È ora di pranzare e decidiamo di provare la famosa catena “Mos burger”! Dopo aver preso il classico menu, ci accorgiamo che in questa catena fanno anche un hamburger di riso! Non resistiamo alla tentazione di a s s a g g i a rl o e c o s i n e ordiniamo due! Ci arriva un hamburger servito tra due semisfere di riso alla piastra che sostituivano il pane! Ottimo! Abbiamo immortalato anche questo momento! A questo punto decidiamo di non proseguire più la visita di Kumamoto ma di andare a Beppu.


Beppu: la citta’ delle terme (e che terme!) Su di un treno locale dall’aspetto antico, che ci riportava indietro nel tempo, attraversiamo tutto il Kyūshū, da ovest ad est. Il paesaggio della natura è incantevole... i monti giapponesi e la natura di quei posti trasmettono calma e serenità... Enrico intanto scopre che i sedili del treno sono girevoli e seguono il senso di marcia... tenta di spiegarmi come fare un video con il suo ultimo acquisto super tecnologico, comprato lì in Giappone, mentre mi mostra l’utilizzo dei sedili. Stiamo per arrivare a Beppu, vediamo già tanto fumo e vapore color arancio tra i monti… siamo elettrizzati! Purtroppo arrivati a Beppu il vapore e la foschia creano una unica nube che avvolge la città. È già sera, andiamo all’avanscoperta della città, capiamo subito che la vita mondana si concentra lungo la costa, mentre l’interno collinoso ospita lussuosi alberghi con centri termali. Decidiamo di raggiungere a piedi il centro, da dove in lontananza intravedevamo dei vapori blu… quando ar riviamo lo spettacolo è il seguente: una strada illuminatissima, con luci e addobbi natalizi e scritte “Merry Christmas” (era aprile!). I vapori blu e arancio erano artificiali... in effetti le guide ci avevano avvisato del gusto un po’ kitsch di Beppu!

Il mattino seguente decidiamo di visitare due centri termali: uno che dava la possibilità ad uomini e donne di farsi il bagno insieme in costume (cosa in genere

proibitissima) ed un altro che era il più vecchio centro termale ancora in stile epoca Meiji! Leggiamo le istruzioni su cosa bisogna fare per fare il bagno termale, dovevamo dividerci, lasciare i vestiti nell’armadietto, insaponarci ben bene e sciacquarci per poi immergerci nella vasca con l’acqua termale… dopo cinque minuti sia io che il mio compagno ci ritroviamo fuori dal centro: l’acqua aveva una temperatura di 60 gradi! I giapponesi riuscivano a farsi il bagno… noi eravamo riusciti a malapena ad immergere i piedi! E così decidiamo di p rova re i l s e c o n d o c e n t ro !


Quest’ultimo era completamente diverso, moderno, con una zona termale divisa tra uomini e donne e con una piscina termale che dava sul mare all’aperto in comune. Ci rilassiamo, e ci godiamo il bagno, io sembro una bimba e passo da una vasca all’altra perdendo un po’ la cognizione del tempo e quando esco trovo Enrico che fa disegni e parla con un giapponese al bancone. Gli

chiedo cosa si fossero detti e cosa stesse disegnando. Mi risponde divertito che non lo sa nemmeno lui! Decidiamo di visitare il geyser naturale e la pozza di acqua rossoarancio fluorescente... ci sembravano le cose meno artificiose tra tutte le attrazioni di Beppu! La parentesi nel Kyūshū è terminata e bisogna ritornare nell’Honshū; prossima meta: Osaka.

Osaka: di tutto di piu’! Ogni città del Giappone ci ha lasciato qualcosa nel cuore e ci è rimasta impressa per una peculiarità. Osaka amalgama un po’ tutto, forse è la città più sincretica che abbiamo visitato. Soggiorniamo al Chuo-hotel, fermata metro Doubutsumae, proprio dietro al fantastico complesso dello Spa World! Questo hotel non è per niente sponsorizzato dalle guide

ma secondo noi è la miglior struttura per il rapporto qualità-prezzo (38 euro al giorno a stanza) in cui abbiamo soggiornato in Giappone: camere pulite, bagni in comune ai piani, Wi-Fi, forni microonde e boiler con acqua calda h24, biciclette gratuite, lavatrici e asciugatrici a gettoni e personale che parla perfettamente inglese. Arriviamo la sera tardi, ma decidiamo lo stesso di uscire e di


fotografare la Osaka Tower che è proprio dietro l’hotel. Cominciamo a passeggiare e senza rendercene conto il tempo vola tra la via dell’elettronica, il quartiere di Namba, il lungo viale di Shinsaibashi e una romantica passeggiata lungo fiume. Il mattino seguente visitiamo il templio Tenno, proprio accanto all’hotel e dove non resistiamo ad acquistare l’omikuji: il bigliettino-oracolo che si compera nei baracchini dei templi e che da un responso ad una domanda. In caso di risposta negativa va appeso, altrimenti si conserva fino a quando il desiderio non si avvera! Dopo il Tennoji visitiamo il castello di Osaka; in effetti, il castello di Osaka è bellissimo e ci sembra più che all’altezza di quello di Kumamoto. Abbiamo poco tempo e io voglio fare shopping ad un negozio di hyaku-yen, i negozi “tutto a cento yen”! Alle 19 abbiamo appuntamento con una mia amica giapponese al Circo Mitali: si tratta di un bar-ristorante gestito da Alice, una ragazza italiana e da suo marito Mitsu, un artista giapponese che espone le sue creazioni nel locale. Alice e Mitsu sono simpaticissimi e ci danno un po’ di dritte, ma soprattutto ci fanno assaggiare un liquore che oramai per me e Enrico è diventato un must: l’umeshu. Si tratta di un liquore ottenuto lasciando macerare nell’alcool le prugne giapponesi. La serata era appena iniziata, avevo chiesto alla mia amica Noriko di portarci a mangiare in un ristorante di “yaki niku” che non fosse eccessivamente caro. Si tratta di catene in cui viene servita della carne cruda, che i clienti cucinano da sé su dei fornelletti posti al centro del tavolo. Noriko con il suo cagnolino Pepe nella borsetta ci conduce nel quartiere cosiddetto american: l’Ame-mura. Passiamo una divertente e insolita serata cucinando e grigliando carne presso il Beef garden , dove addirittura la birra viene

servita da una mano meccanica che funziona a gettoni. Proseguiamo la serata nel vivace quartiere Doutombori, dove Enrico riesce finalmente a trovare uno Starbucks con le city mug di Osaka e dove io decido di comprare a caso due cd di musica, di cui non solo non conoscevo il contenuto, ma non avevo minimamente compreso neanche il genere. Il giorno seguente avremmo dovuto visitare Nara, ma scopro che mio cugino Angelo, che non vedevo da anni, si è trasferito ad Osaka e fa la guida turistica! Provo a mandargli una mail. Ci diamo appuntamento ad Umeda, al nord di Osaka. Non conoscevamo questa parte della città ma Angelo, da guida esperta, ci conduce in una zona poco conosciuta dai turisti, che ha conservato intatta l’atmosfera del vecchio Giappone: Nanbokucho è un quartiere affascinante: piccole case che conservano ancora le cassette blu per il latte fuori dalla porta, artisti con negozi che vendono ogni genere di cosa, anche le più improponibili. Lì incontriamo un eclettico giapponese amante della Francia che ci vuol far visitare a tutti i costi il suo negozio fatto di stravaganti vestiti usati europei. Prendiamo un thè a base di un frutto cinese, di cui non ricordo il nome, in una caffetteria minuscola e tutta in legno, poi conosciamo una ragazza italiana, che stava dipingendo e ristrutturando il locale che aveva messo in piedi da sola dal nome “Il porto di Genova”, ci racconta la sua storia e cosi il tempo passa in fretta… pranziamo velocemente in un kare-ya, una catena con cucina a base di curry e corriamo verso l’hotel per riprendere le valigie e tornare a Tokyo... la settimana con il jr pass era volata!


Tokyo diaries by Enrico: Tokyo, mai avrei detto di riuscire a trovare tutto quello che mi serviva ad appagare corpo e spirito. Una città magica, caotica, calma … Nel viaggio con Natasha, alla scoperta del Giappone, Tokyo è stata la città che ci ha tenuto ad asilo il maggior numero di giorni. Vi ci sono delle regole ben precise ed anche se i turisti vengono considerati come degli ospiti, lasciando loro la libertà d’interpretazione di quelle regole, che per loro sono dogmi, bisogna pur sempre rendersi conto, che si è fuori da casa propria e bisogna adeguarsi agli usi e costumi altrui. Come un bambino che sa di andare nel più grande parco giochi che conosce, io, che sono un appassionato di fotografia, appena si è paventato di andare in vacanza in Giappone ho iniziato a cercare su internet il miglior posto per comprare un po’ di cose per il corredo nuovo! Quindi i primi giorni ho vissuto tra il quartiere di Akihabara e quello di Shinjuku. Se qualcuno fosse interessato il miglior negozio che ho trovato è stato Map Camera. I prezzi, a discapito di quello che si può pensare sul Giappone sono pressoché uguali a quelli che si trovano in Italia, anzi a volte più alti; ma una grossa convenienza la si ha sul mercato dell’usato, che a differenza di quello Italiano ha davvero un rapporto qualità prezzo molto elevato (mi sono fidato a occhi chiusi). Altri posticini che possono tediare le femminucce

poco avvezze all’elettronica, ma che fanno la felicità dei photo-addicted sono Bic Camera e Yodobashi Camera. Dopo una follia iniziale, data da un eccesso di zuccheri elettronici saturi, si è pronti a perdersi per una città che da spazio e il giusto peso a chiunque abbia occhi grandi e curiosi. Facendo vagare lo sguardo a destra e a sinistra, nelle escursioni, ci si rende conto che l’antico incontra il nuovo, a volte anche senza mezzi termini. Le piccole tavole calde, stile “Kiss Me Licia”, con all’interno cuochi indaffarati a servire Udon in ogni salsa e tipo, sono forse uno dei modi migliori per avvicinarsi davvero all’idea di cibo Giapponese, staccandosi da quel conformismo che vede l’asiatico con solo in bocca pesce crudo. Camminando si resta rapiti dai profumi e colori che fuoriescono dai vari negozi. Vorresti fermarti e provare tutto, toccare ogni cosa e scoprire quanto più possibile, ma il tempo è tiranno, e purtroppo certe cose devono pur sempre restare piccole immaginazioni e costruzioni personali, date dalle esperienze o non esperienze che ognuno vive. Tokyo è a misura d’uomo, puoi trovare dal cemento, al legno, alla terra. Noi siamo andati a visitare un parco stupendo, quello di Ueno, pieno di ciliegi in fiore e di gente con passeggini, gruppi di persone che


cercavano un po’ di ristoro per le loro membra. A differenza dei parchi che ho visitato in giro per il mondo, questo grande giardino cittadino, è naturale ed ordinato allo stesso tempo. Come in ogni parco metropolitano che si rispetti ci sono anche i barboni, ma questi non sono in contrasto minimamente con tutto l’equilibrio che li circonda, niente scatoloni buttati qua e la o carrelli o figure tetre, da fine ottocento londinese; tutto da l’idea di luminosità e rispetto. Girando, godendo dei colori e dei profumi che ci circondavano, ci siamo fermati a mangiare qualcosa in perfetto stile nipponico, all’ombra di un ciliegio che in silenzio ci teneva compagnia, regalandoci di tanto in tanto piccoli petali rosa. Per non far mancare nulla, è sempre li, nelle vicinanze del parco, che si possono trovare degli splendidi musei dove poter apprendere o semplicemente curiosare in una cultura diversa dalla nostra. Se usciti dal parco, tutta quella natura e cultura vi han fatto venire fame potete perdervi tra le varie viuzze nei dintorni di Ueno camminando e schivando la miriade di locali di Pachinko che spopolano in tutta Tokyo. Quando parlo di perdersi, intendo letteralmente lasciar stare la cartina che si ha tra le mani e camminare. A Tokyo ci si può prendere la libertà di non sapere dove si andrà a finire, tutto è sicuro e sia per uomini che per donne sole, la serenità e la tranquillità non sono mai messe in discussione. Dalla natura ai neon; Ginza con i suoi negozi e le sue firme di alta moda è un ottimo quartiere da visitare nel pomeriggio quando si ha l’idea di finire a fare serata in qualche locale eclettico o alla moda. Noi dopo svariati giri e un su e giù degno del miglior struscio adolescenziale, siamo andati alla ricerca di un locale, chiamato Bar 300, che prometteva atmosfere universitarie e cocktail unici a prezzi modici. Già perché fare una serata a Tokyo rischia di portarvi via anche 400€ senza che ve ne rendiate conto. Restiamo in tema di bella vita, e quindi bisogna visitare assolutamente

il quartiere di Roppongi, per la precisione le Roppongi-hill. Palazzi alti, negozi, hotel, tutto a cornice di un posto elegante, ma pur sempre a portata degli occhi di chiunque. Nessuno si potrà mai sentire a disagio in nessun quartiere di Tokyo. A Roppongi-hill, potrete trovare un altro parchetto dove dissetarvi con birra o altri drinks, quasi a fare un aperitivo in “stile europeo”. Le giornate, di ventiquattro ore, non sembrano mai bastare e si continua a girovagare, ad aver sempre fame di quel che non si conosce. Oramai consapevoli di come girare e muoverci, nulla poteva fermarci, solo la


nostra immaginazione e curiosità poteva essere limite alle avventure. Come fare a non aver la curiosità di andare a vedere la statua di Hachiko, quel cane stupendo (Akita Inu) che è stato reso famoso dal film con Richard Gere? La mia mente infantile, coadiuvata e supportata dalla mia compagna, ha fatto modo di finire nella stazione di Shibuya, dove tra una folla indicibile di gente e una leggera pioggerellina siamo riusciti a vedere la statua alla memoria. Shibuya è un posto dove puoi trovare sia il megastore per la musica che quello per vestiti o suppellettili. Noi eravamo stati attirati anche per via del museo della tecnologia, che però abbiamo scoperto essere chiuso. Volete immergervi nel caos e nella follia Nipponica? Beh immancabile un giro ad Harajuku. Una strada lunga poche centinaia di metri, con una fiumara di gente e negozietti di vestiti e accessori vari. Qui la gente sfoggia il proprio stile e creatività per mascherarsi o vestirsi come più gli piace, ma anche per poter imper sonare uno dei propri personaggi manga preferiti. Dovevate vedere il mio stupore quando mi sono trovato davanti Sailor Moon, indescrivibile! Una cosa che è assolutamente da provare li, sono le Crepes con all’interno la qualunque … panna fragole e kiwi, crema panna e cioccolato, banana croccante panna e topping … credetemi sto sbavando ancora come un pastore maremmano dopo che ha visto una bistecca enorme con l’osso. Ma, per chi è più avvezzo alla cultura e meno al caos, a trecento metri dalla strada di Harajuku vi è il parco del Tempio Meiji Jingu. Noi abbiamo avuto una grande fortuna; dei ragazzi, di una scuola giapponese che studiavano inglese, si erano messi alle porte del parco e si offrivano come guide. Per loro poter parlare in inglese era un esercizio e per noi, farci spiegare la storia, da dei ragazzi preparati e freschi di studi, è stata un’ottima opportunità. Un parco secolare, tenuto con grande rispetto. All’ingresso passerete sotto un grande Tori

di legno, questo vi proteggerà dagli spiriti maligni e vi darà accesso alla strada che vi condurrà fino al Tempio. La luce del giorno filtra tra le fronde, quasi a creare un’atmosfera magica e onirica. Tutto intorno silenzio, anche se siete circondati da persone, potrete godervi il vostro spettacolo personale senza essere disturbati. Prima di entrare nel tempio bisogna fare un’abluzione per purificarsi, ci si sciacqua la bocca e le mani tramite un mestolo e una fontanella che si trova proprio all’entrata. Appena dentro mi sono messo con il naso all’insù e mentre ancora mi gongolavo tra l’architettura nipponica e i colori forti, le nostre “guide” hanno attirato la mia attenzione, indicandomi l’inizio di una cerimonia nuziale. Dai templi nei parchi a quelli nelle strade. Asakusa e il suo Kaminarimon. Qui il tempio che andrete a vedere sarà un tempio Buddista e non Shintoista, come quello sopra citato. La differenza la vedrete nell’ingresso; non passerete sotto un Tori, ma tramite una porta presidiata da due statue di demoni. Lasciandovi alle spalle la grande lanterna, che vedrete all’ingresso, vi catapulterete in una via piena di negozietti, che spazieranno dai souvenir a delizie culinarie da provare assolutamente. Una cosa sfiziosa sono i dolcetti a forma di carpa, con all’interno cioccolato o crema. Alla fine, e dopo aver camminato tra talmente tanta gente che vi sembrerà di aver perso l’orientamento, vi troverete davanti il Tempio Sensoji. Questo è uno dei luoghi di venerazione più antichi di Tokyo. Nella strada che precede l’entrata del Kaminarimon, potrete farvi tentare dai vari ragazzi che vi proporranno giri panoramici in risciò. Nello stesso quartiere di Asakusa potrete veder spiccare, sulle sponde del fiume Sumida, la nuova Sky Tree Tower. Purtroppo nel periodo in cui eravamo li noi, non era ancora aperta, l’inaugurazione si è tenuta a fine maggio 2012. Tokyo è piena di


colori e attrazioni, soprattutto di notte; un altro punto fondamentale da non perdere è il Rainbow Bridge, vicino al porto. Per la mia solita curiosità, stavo rischiando di vedere anche la stazione di polizia locale. Sono di Milano, quindi di mare e delle sue creature mi intendo poco, ma ho la fortuna di vivere in una città che è il fulcro principale del mercato ittico Italiano; quindi, come non fare ad essere attirati, essendo in Giappone, dall’Asta del Tonno!? Tsukiji e il suo mercato ittico. È stata un’odissea. Per poter visitare il mercato del pesce di Tokyo e in particolar modo l’asta del tonno, non dovete essere persone a cui da fastidio svegliarsi presto la mattina, presto intendo svegliarsi alle tre per poter raggiungere il luogo per le quattro. Ma non è solo questo, i mezzi pubblici in Giappone aprono per le cinque, quindi o decidete di prendere un taxi per arrivare in loco o come abbiamo fatto noi decidete di arrivare poco più tardi e non assistere alla battitura dell’asta, ma solo allo smistamento dei tonni, enormi e mastodontici, che i vari acquirenti si erano accaparrati. E fin qui

sembra tutto abbastanza facile, ma non è proprio così quando ti trovi a cavallo del weekend, e per di più con in mezzo una festa. A questo punto rischi di fare come noi che per tre mattine ci siamo alzati prima dell’alba per riuscire a raggiungere il mercato ittico, ma solo al terzo tentativo siamo riusciti nel nostro intento, di trovarlo aperto. Ormai sfatti, ma non demotivati, abbiamo iniziato la nostra perlustrazione, tra banchi, carrelli stracolmi di pesce vivo e congelato: Coltelli, katane enormi e pesci di ogni tipo, tutto nel caos ordinato di un mercato che si prepara per la messa in strada di tonnellate di pesce che andranno a riempire tutte le bancarelle e i ristoranti che si visitano in giro per Tokyo e non solo.

Lasciatevi trasportare da Tokyo e non siate timidi su nulla. Più oserete, sempre con educazione e rispetto, più riuscirete a scoprire cose che vi lasceranno a bocca aperta e non ci sarà esperienza migliore che un viaggio in un posto come il Giappone.


Hanami in Japan Venti giorni in Giappone dall'Honsh큰 al Ky큰sh큰, passando per Tokyo, Kyoto, Osaka, Hiroshima, Miyajima, Kumamoto, Beppu... con aneddoti divertenti, consigli su dove pernottare e cosa mangiare. Tratto dai diari di Turisti per Caso


Edited By Enrico Pezzaldi La Fabbrica della Foto

Hanami in Japan by Natasha  

Un viaggio nel Sud del giappone dall’Honshū al Kyūshū

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