Page 1

ANNO I - Numero 1 – Febbraio 2013 A cura della Loggia Vincenzo Tavormina 215 di Palermo mail: v.tavormina@libero.it

●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●

Lettera aperta ai MV della GLRS Venerabili Fratelli, l'anno che si presenta è senza dubbio uno dei più importanti che le Logge di Sicilia si accingono ad affrontare. E' importante perché, vista la sempre crescente domanda di adesione alla Massoneria in generale ed alle nostre Logge in particolare, ci aspetta un compito molto gravoso sia dal punto di vista materiale che da quello etico e spirituale. Un lavoro ed un impegno durissimo dal momento che colui il quale bussa alla nostra porta si aspetta di trovare un mondo nuovo, sia in campo organizzativo e comportamentale che in quello etico, spirituale e culturale. Accertato ormai che quello della GLRI è l'unica e vera Massoneria regolare in Italia, non possiamo deludere nessuno: né chi entra, né chi dentro già c'è. Mi pare quindi necessario che alle parole si facciano corrispondere i fatti, ai progetti si facciano corrispondere le realizzazioni, alle prediche si facciano corrispondere i comportamenti. In parole povere dobbiamo essere credibili, non possiamo più parlare bene e poi razzolare male. Innanzi tutto dobbiamo fare in modo che la nostra organizzazione burocratica sia valida, rapida e snella, consona ai tempi e al numero degli aderenti. E' finito il tempo in cui non si sapeva con esattezza quanti eravamo, chi eravamo e dove eravamo. Adesso, visto che siamo usciti dalle “segrete” ed agiamo alla luce del sole, dobbiamo conoscerci tutti l'un l'altro, in qualità ed in quantità, per poter finalmente sapere chi realmente siamo. Occorre un'organizzazione capillare dove ognuno ha un ruolo ben preciso e attivo, inerente all'incarico ricevuto. Non è più tempo di cariche onorifiche, costi quel che costi. Chi non ha tempo da dedicare all'Istituzione stia tra le colonne e lasci serenamente il posto a chi, togliendo tempo al lavoro e alla famiglia con grande sacrificio, si può occupare con passione e trasporto alle necessità dei Fratelli. Dobbiamo sforzarci di usare sempre meno atteggiamenti di benevolenza paterna, a volte belli e quanto mai umanitari e necessari, ma che inevitabilmente portano all'uso di due pesi e di due misure. Ma come si deve pretendere regolarità e correttezza da parte dei “sottoposti”, allo stesso modo si deve pretendere impegno, coerenza e correttezza da parte dei “preposti”. Basta con chi è arrogante con i “piccoli” e servile con “i grandi”. Non accettiamo più dogmi, tutto deve avere una ragion di essere. Le cose, per quanto possibile, le dobbiamo capire e non accettarle supinamente. Accettiamo tutte le decisioni del MV, ma sarebbe bello, fattivo e giusto che queste fossero espressione del pensiero della Loggia. Nessuno può dirci 1


“vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare”. Dobbiamo toglierci di dosso antiche impostazioni mentali, non siamo più nel Medio Evo, siamo nel Duemila. Questa deve essere la nostra forza, la forza che ci porta ad affrontare con grande serietà i lavori di Loggia, sia ritualistici che culturali: la certezza che ad ognuno sia dato il suo, secondo i giusti meriti e non secondo altre “motivazioni”. La Massoneria, come Noi la intendiamo, è una cosa seria: non possiamo più giocare a fare i Massoni, lo dobbiamo essere. Partendo da questa certezza possiamo volgerci a fini sociali: il rapporto Massone Massone, il rapporto Massone Uomo, il rapporto Massone Società. Il rapporto Massone Benevolenza. A tal proposito, quanta confusione un tempo sul rapporto Massone Massone. In alcune Osservanze era talmente limitata che non ci si conosceva neppure tra appartenenti nella stessa città. Bastava essere in due Logge diverse per non avere nessun contatto. Ma come! Abbiamo sempre appreso e detto che la Muratoria è universale e non ci conosciamo nemmeno tra coloro che frequentano la stessa Casa Massonica? Se ci sono ancora Fratelli che la pensano così, allora scusateci, abbiamo scherzato. Se l'Universalità significa stare chiusi nella propria Loggia sempre gli stessi, senza contatti con nessuno, senza poter avere scambi di idee e confronti culturali e cognitivi per allargare le proprie conoscenze, allora c'è qualcosa da rivedere. Ma resteremmo ancora più perplessi qualora dovessimo scoprire che gli assertori di tale concetto di “universalità” avessero un seguito e addirittura venissero preposti alla direzione di una Loggia o investiti di importanti cariche operative. Sarebbe come riconoscere il nostro fallimento e che , mutatis mutandis, si è fatto finta di cambiare tutto perché tutto restasse come prima. Ma mai arrendersi. Tutti quelli che abbiamo sopportato il tracotante sorriso dei “conservatori”, che, condividendone l'alta qualità e l'elevato fine esoterico, abbiamo lavorato per il rinnovamento, che abbiamo favorito la serenità e il sincero rapporto tra le varie logge, che ci siamo fatti carico di grandi sacrifici per l'affermazione e la divulgazione delle idee di universalità, di etica e di cultura trasmessici dall'Ill.mo e V.mo Gran Maestro Fabio Venzi e che per questo siamo stati chiamati traditori prima e servi di Roma poi, continueremo per la nostra opera tranquillamente senza far “guerre o operare ritorsioni”, nella piena convinzione che chi non condivide le nostre idee è semplicemente uno che non la pensa come noi. Non vorrei però che la nostra bonomia fosse scambiata per stupidità ed il nostro pacifismo per vigliaccheria. Il nostro amore per la libertà di pensiero, il rispetto per la persona umana e l'affetto dei Fratelli sono tali che aborriamo la maldicenza, i complotti, le zizzanie, le coercizioni e soprattutto la violenza sia fisica che psichica, ma attenzione non potremmo mai vedere calpestata la nostra dignità. Ognuno di Noi deve lottare fino in fondo, nel rispetto delle regole morali e civili, per i principi in cui si crede, ricordando che solo ciò che è vero, buono e giusto dura nel tempo e lascia ricordo di sé, tutto il resto è nulla. Con la Stima e il Rispetto che meritate.

Aldo G. Bonfiglio GMRS

●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●

2


Alle origini del simbolismo ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Nel clima del XV secolo appare Giovanni Pico della Mirandola nato il 24 Febbraio 1463. Egli nel suo De Hominis Dignitate (manifesto dell’umanesimo cristiano) affermava che non v’era nulla di più mirabile dell’UOMO, poiché egli è FABER SUI, trasformatore di sé stesso e del mondo. Mircea Eliade riportando le parole pronunciate al congresso di storia delle religioni di Boston nel 1968 recita: ” Il sacro è un elemento della struttura della coscienza e non un momento della storia della coscienza. “ Il sacro come sforzo compiuto dall’uomo per costruire un mondo che abbia un significato. Se l’antropologia umana è la scienza dell’uomo, l’antropologia religiosa va al di là dei fatti religiosi per dedicarsi alla comprensione dell’uomo che vive il SACRO. Essa intende studiare l’uomo a partire dalle sue rappresentazioni e dal posto che egli vuole avere nell’universo. Attraverso tracce pervenute sin dai tempi preistorici ci è pervenuto un “discorso” grazie a segni e simboli,elementi essenziali dell’immaginario dell’uomo; essi sono la scrittura mediante la quale ci sono stati consegnati miti, preghiere, riti e credenze. Il simbolo si situa alla origine della creatività artistica, poetica e letteraria. Esso è alla origine della cultura, del suo sviluppo e della sua permanenza. Un segno che rimanda a una realtà invisibile, una struttura significante che conduce al significato, mediante una base visibile e un aspetto identificabile. Al punto di partenza di tale percorso si trovano gli impulsi provenienti dal cosmo e da tutto l’ambiente naturale, i quali però subiscono le pulsioni soggettive della psiche umana. Tra questi due poli avviene uno scambio motore dell’immaginazione creatrice. L’universo del simbolo è, bene inteso, un ambito privilegiato ed esclusivo dell’uomo. L’uomo diventa creatore. La creatività dello spirito umano (artistica, poetica, letteraria,architettonica) è basata su questa funzione biologica del simbolo capace di stabilire una relazione tra la coscienza e il subconscio. Una altra funzione rilevata da J Vidal (1990) relativa al simbolo riguarda la scoperta da parte dell’uomo di una TRASCENDENZA, di un totalmente altro con cui fare una alleanza. E’ l’esperienza del sacro, nel quale l’uomo si percepisce come fattore di unità ma anche come fattore di alleanza tra cielo e terra. Attraverso il simbolo il mondo gli parla e gli rivela modalità del reale. Il mediatore può essere una pietra,un albero,una montagna,una caverna,un fiume,un uomo (sacerdote, profeta, sciamano). - Il simbolo come carta di identità dell’uomo si è formato già nell’Homo Sapiens. - Il simbolo rivelatore del mistero, scoperta del sacro si è formato, nell’Homo Religiosus - Il simbolo, sorgente di creatività e creato dalla cultura. Certo occorre anche distinguere il concetto dal simbolo. Il CONCETTO è il prodotto di una operazione della intelligenza, è il pensiero astratto,indicato a volte da parole (concetto di Giustizia, Necessità). La concettualità è una azione mentale che consiste nel formare, a partire dai dati della esperienza, la rappresentazione intellettuale di un oggetto del pensiero. La concettualità è indispensabile in vista della riflessione umana. 3


La conoscenza umana non funziona solo grazie ai concetti, ma anche su delle rappresentazioni percepite a partire dal mondo esterno, sulla percezione di immagini. L’immaginazione è un dinamismo organizzatore importante nella vita. L’immaginario non è il “pazzo del paese”, ma il fratello della ragione,indispensabile al funzionamento del pensiero. A lato del pensiero concettuale c’è un pensiero simbolico. Tra i due esiste una coerenza,vero fattore di armonia dell’uomo.

Nel 1959 ad Olvudai in Tanzania sono stati scoperti resti di crani datati due milioni di anni fa. A lato di questi crani si trovavano già ciotoli tagliati. E’ la prima cultura della umanità (La cultura di Olduvai). L’homo habilis assumeva la capacità di elaborare progetti, di organizzare il lavoro, prima utilizzazione di intermediari tra le mani e l’oggetto. La mano diveniva motore dell’utensile. L’homo Abilis dava prova di una coscienza simbolica e creatrice. Verso i 300.000 anni fa l’homo Erectus si è trasformato in Homo sapiens la cui caratteristica principale sarà il culto dei defunti con le tombe di Qafzeh in Palestina, segno della crescita della coscienza simbolica e religiosa. La acquisizione della posizione eretta,la liberazione delle mani dal suolo, la liberazione del volto verso l’orizzonte e la percezione della volta celeste, ideazione, costruzione ed utilizzo degli utensili, sviluppo del linguaggio, il sistema gestuale mettono tutte in luce la funzione simbolica che è all’opera nello sviluppo della specie umana. L’uomo di Neanderthal ha certamente dedicato cura ai suoi defunti. Numerose tombe in Europa contenevano offerte di alimenti ed oggetti, segno di una credenza, la credenza dell’aldilà. Nel paleolitico superiore la presenza di oggetti di ornamento, conchiglie, denti, ocra rossa (simbolo del sangue) costituivano un insieme di pratiche funerarie dall’evidente senso simbolico. Lascaux, Rouffignac, Altamira con l’arte rupestre evidenziavano tutte la presenza di una simbologia copiosa e segni di simbolismo vegetale, simbolismo del colore, simbolismo dei segni che solo ora cominciamo a decifrare.

Verso il 12.000 a.C l’uomo esce dalle caverne e si insedia in piena natura. I primi villaggi si costituiscono sul medio Eufrate (Iraq) e l’homo sapiens inventa l’agricoltura, che lo aiuterà a scoprire nuovi simboli della trascendenza. Verso l’ 8000 abbiamo le prime rappresentazioni della divinità, la dea-madre e il TORO, preludio dei due grandi culti dell’antico vicino oriente: Creazione dei culti solari, Costruzione di primi templi, invenzione della scrittura, lo sviluppo della civiltà mesopotamica ed egiziana, gli ZIGGURAT di Babilonia e le piramidi d’Egitto. La volta celeste, il sole, la luna, la terra, l’albero, l’uccello, l’acqua, l’uomo, la donna, il bambino, ogni simbolo ha nel suo punto di partenza spinte provenienti dall’ambiente cosmico, queste spinte 4


si incontrano con la vita psichica umana e con tutte le sue pulsioni. Gioca certamente il suo ruolo motore la immaginazione creatrice; l’uomo diveniva creatore e sapeva già di essere creatore.

Una seconda funzione del simbolo a livello psichico consiste nello stabilire una relazione tra la coscienza e l’incoscio. Il simbolo gestisce le energie che sono liberate nel sub-conscio. Terza funzione del simbolo quale mezzo di alleanza con le energie della esistenza di una TRASCENDENZA, di un tutt’altro con il quale si può fare una alleanza.

La volta celeste resa visibile con la mobilizzazione della testa e l’innalzamento del corpo dal suolo appare come un elemento determinante nella crescita psichica, intellettuale e religiosa dell’uomo. La volta celeste appariva come il tetto della terra sulla quale prendeva appoggio. Le montagne apparivano come colonne della cupola stessa. La scoperta della trascendenza avveniva attraverso la semplice contemplazione della vita celeste. Il cielo esiste, elevato, infinito, potente a simboleggiare la trascendenza, la forza, la immutabilità. L’immaginario dell’uomo antico ha trovato nel corso dei secoli almeno cinque grandi simboli di base :

5


VOLTA CELESTE - SOLE - LUNA - ACQUA - ALBERO La volta celeste nello specifico ha dato all’uomo lo spettacolo di una serie di drammi cosmici : lo spuntare del sole sorgere della luce ; sparizione del sole ritorno delle tenebre Fasi lunari crescita-decrescita e scomparsa della luna per alcuni giorni. Mircea Eliade ha insistito molto sulla posizione fetale di numerosi scheletri e sul loro orientamento verso EST ad unire la sorte dell’anima al corso del sole donando la speranza di una nuova nascita nell’altro mondo. Troviamo questa credenza già nella religione dell’Egitto faraonico. L’acqua costituisce un simbolo primordiale; essa precede ogni forma e costituisce il supporto della creazione. Pensiamo al NOUN il grande oceano dell’Egitto o alle acque originali creatrici dell’albero cosmico o del loto in India. La Genesi parla del soffio di Dio che aleggia sulla superficie delle acque. Nella Bibbia i pozzi e le sorgenti sono i luoghi di incontro e di alleanza degli uomini e di Dio. La rugiada è il simbolo della benevolenza di Dio. Il savio è stato paragonato a un pozzo. L’acqua cancella le colpe e abolisce la storia (Diluvio) e le iniquità. Questo simbolo si trova nei rituali di aspersione e di immersione. Prima di entrare nei templi i fedeli sono invitati a fare abluzioni. Nella preghiera musulmana la abluzione mette in stato di purezza il fedele. Contrariamente al fuoco che distrugge, l’acqua lava,dissolve l’impurità, poi ridà forza vitale. Presso gli Aztechi e presso i germani il nuovo nato era immerso in un bagno purificatore. L’acqua opera una rinascita. Altro simbolo,quello dello spazio sacro,è universale. La simbologia della spazio sacro si riferisce a una simbologia più fondamentale,quella di CENTRO, radicata nel simbolo della montagna sacra dove si incontrano il Cielo e la terra. La montagna come centro del cosmo: Monte Meru in India, Fuji-Yama in Giappone, l’Olimpo Greco, etc etc Ma si costruivano anche centri per l’incontro tra cielo e terra quali la Ziggurat (montagna cosmica artificiale), torre a piani allo scopo di salire verso la divinità. Nella tradizione biblica numerose montagne sono sacre e simboleggiano un centro per l’incontro degli uomini e del Dio unico: Sinai, Sion, Tabor, Garizim, Carmelo, Golgota. IL TEMPIO può e deve essere assimilato alla montagna. In Egitto ogni tempio faceva riferimento alla collina primordiale emergente dalle acque alla creazione. E’ nel centro, spazio sacro per eccellenza,che si realizzano la rivelazione divina e il compimento dei misteri. Il centro è l’immagine perfetta della coincidentia oppositorum dal quale partono i movimenti dell’uno verso il multiplo e dell’eterno verso il temporale. In senso inverso al centro si ricongiungono tutti i processi di convergenza verso l’UNITA’. Luogo di salvezza nel quale l’uomo tenta di ritrovare la sua condizione primordiale. Pensiamo ad esempio ai pellegrinaggi verso il centro (Lourdes, Loreto, Compostella) al fine di entrare in una dimensione nuova. Una altra svolta importante per l’uomo si può ravvisare con la sedentarizzazione e quindi la comparsa di due nuovi simboli : DONNA - TORO Si tratta di una profonda mutazione mentale che ha preso il suo slancio nel neolitico con le statue divine, i santuari,gli affreschi di Siria, Anatolia,Palestina. La personificazione del divino e le sue rappresentazioni simboliche con statue e figure hanno spinto l’uomo a costruire templi,santuari,ziggurat allo scopo di incontrare le divinità. Cosi i santuari sono divenuti luoghi dove gli dei parlano con la intermediazione di oracoli. Calendari, feste, libri sacri, riti e teologie fissano la memoria, accrescono il patrimonio simbolico e diventano sorgenti di Iniziazione e rivelazione Nel IV secolo i Sumeri arrivano in Mesopotamia, raggiunti dai Semiti. Essi inventano la scrittura cuneiforme. In Sumero l’Essere DIVINO veniva indicato con il vocabolo DINGIR, in Accade con ILU. Un ideogramma precede sempre nel nome divino: una STELLA a significare che Dio è in alto. 6


Dal IV secolo gli abitanti della valle del Nilo non hanno cessato di meravigliarsi ogni giorno al mattino del sorgere del sole che alla sera si tuffa dietro la linea dell’orizzonte. Ad Heliopolis si pensava a Atoum-Ra ,il dio solare creatore di una collina primordiale. Ogni tempio egiziano era considerato una copia simbolica di questa collina. Diceva Mircea Eliade: Il simbolo appartiene alla sostanza della vita spirituale e il pensiero simbolico precede il linguaggio e la ragione discorsiva. Decifrata alla luce dei simboli, la vita umana rivela le sue profondità, il suo lato divino e sacro. Il Cosmo parla attraverso i simboli, che permettono di scoprire una certa unità del cosmo, le sue origini, le sue leggi formulate attraverso i MITI e i RITI. L’uomo moderno brulica oramai di miti mezzi dimenticati; la de-sacralizzazione ininterrotta ha alterato il contenuto della vita spirituale. Un impoverimento drammatico dovuto ai positivismi e ai materialismi di una società alla deriva dell’edonismo. Siamo passati rapidamente dal COSMO al CAOS. L’uomo deve necessariamente ritrovare i suoi simboli INIZIATORI all’invisibile, RIVELATORI del senso e SORGENTI di creatività. Ritrovare quel simbolismo promotore tra natura, cultura e religione con la missione di legame all’invisibile,trasformazione di energie e alleanza nella società.

N.LM (MV Kore Kosmou 206 - Palermo)

In ogni caos c’è un cosmo, in ogni disordine c’è un ordine segreto. (C.G. Jung)

●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●●

7


OLTRE LE FORME

Vado verso orizzonti a me sconosciuti dove soltanto il mio coraggio spinge il mio muovermi. Statico nel mio spazio conosciuto, come ancorato senza radici io mi fletto al soffio dell'ignoto. Sposto così il mio corpo che da tempo ormai non e' piu' vissuto dalla mia mente ! Oltre quelle linee io intravedo così mi muovo, deciso adesso senza paura attraverso il mio inferno! versi dedicati a chi ha in se' la forza di vedere oltre le paure, poiche'sarebbero limitanti per evolversi ! MM D.P. EURAKO 253 – Termini Imerese

Questa pubblicazione è da intendersi quale rivista interna ad uso esclusivo delle Logge della G.L.R.I. Gli articoli pubblicati costituiscono opera della maestria dei loro rispettivi autori. Il loro contenuto non riflette necessariamente la posizione delle Logge siciliane o della G.L.R.I.

8

Il Foglio Massonico - n.1 - 2013  
Advertisement