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L’IN PERIODICO DELL’ ENI POLO SOCIALE DI GRUPPO

CONTRO

APRILE 2011 N° 39 ANNO IX www.enipolosociale.com

MOSTRE ARCIMBOLDO

Tra Leonardo e Caravaggio

2012

LA FINE DEL MONDO?

MODA

TRENCH, UN PASSPARTOUT! Legge & Psiche

BULLISMO

Mobbing adolescenziale due facce della stessa medaglia

Roberto Giordano

la musica: “un’arte sempre nascente”


SOMMARIO

L’IN PERIODICO DELL’ ENI POLO SOCIALE DI GRUPPO

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CONTRO APRILE 2011 N° 39 ANNO IX

Piazza Boldrini, 1 (2° P.U.) - 20097 S. Donato Mil.se - (MI) Tel. 02.520.42.713 - Fax 02.520.47.112 e-mail: myriam.de.poli@eni.com flaviano.difranza@saipem.com

Foto di copertina di BEPPE LOPETRONE

www.enipolosociale.com

Direttore Responsabile Fabrizio Frigieri-Toni Caporedattore Flaviano Di Franza Segreteria di Redazione Myriam De Poli - Matteo Tavecchio Art Director Michele Azzaro Hanno collaborato a questo numero Claudia Comi - Sara Giordano Flavio D’Angeli - Jeny Meregaglia Carlo Santulli - Antonio Prestia Andrea Rebagliati - Eleonora Franzoni Claudia Capuano - Arianna Moda

4 10 domande a Roberto Giordano

6 narrativa Meriggio Italiano Mnuale per Bambini La Bandiera

7 mostre Arcimboldo

9 lifestyle 21 Dicembre 2012 la fine del mondo? Non esistono più le mezze stagioni...

10 dillo all’avvocato La piaga sociale del bullismo profili giuridici

11 dillo allo psicologo Bullismo e mobbing: due facce della stessa medaglia?

13 convenzioni Chiuso in redazione il 05/04/2011 con tiratura di 5.000 copie Stampa : Altragrafica snc. - Via Gorizia 5 20097 San Donato Milanese MI - Tel. 02 55600732 Fax. 02 51877294 - E-mail: altragrafica@gmail.com Internet: www.altragrafica.com - Periodico registrato presso il Tribunale di Milano al n. 5777 in data 20/12/1961 L’opinione espressa dagli Autori negli articoli pubblicati in questo giornale non è da considerarsi impegnativa per la Direzione. I collaboratori si assumno quindi la piena responsabilità dei loro scritti. Il materiale consegnato per la pubblicazione sarà comunque vagliato dalla redazione e in ogni caso non verrà restituito agli autori.

16 foto del mese

GEOMETRIE DI FRANCOFORTE di FEDERICO GUIDA APRILE 2011 N° 39 ANNO IX


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EDITORIALE

Buongiorno Italia 150 anni uniti ed indipendenti È il secondo editoriale legato ad un evento. Premesso che mentre scrivo, per maggiore concentrazione e “compenetrazione”, ascolto l’inno (ancora provvisorio) della Nostra Italia. Già, 150 anni portati con i nostri chiari e scuri.

D

urante quel fermento culturale, dove i giovani credevano in qualcosa e morivano per quegli ideali, fu detto: “Abbiamo fatto l’Italia. Ora dovremo creare gli italiani”. Nessuna frase di allora resta più attuale di quella! Ma questo non vuole essere affatto un lamentarsi, o una critica. Per nulla! Queste sono le parole di un italiano che parte sempre da quello che ha in mano e che il resto lo costruisce. Per questo motivo, sempre continuando ad ascoltare le note dell’inno di Mameli, invito i lettori a vedere le diverse iniziative presenti sul sito ufficiale di Italia 150 (www. italia150.it) che raccoglie pensieri, interviste di personaggi autorevoli del mondo della cultura italiana. Da buon “sabaudo” acquisito, che ha iniziato ad amare tardi la sua terra, è con immenso piacere che segnalo che fra gli altri interventi, il 15 di aprile, alla Reggia di Venaria Reale, sarà presente la moglie del Presidente degli Stati Uniti, Michelle Obama. Sarà finalmente possibile sdoganare, con onore, la mia città natale. L’ho lasciata città sonnolenta ed industriale, e la ritrovo rinnovata negli intonaci e

di FLAVIANO DI FRANZA nelle facciate che tornano a dar valore a quell’Ottocento pieno di fervore umano. Da italiano, chiudo gli occhi e penso, sempre ascoltando l’inno (provvisorio stabile) che quei colori hanno spinto milioni di persone a lottare per darci un futuro unito.

occhi, la melodia delle trombe e dei violini, la voce del coro, ha trasformato in poesia i sogni. Non sento più come provvisorio il nostro inno. È Lui e lui soltanto che ci accompagnerà per i prossimi anni verso una nuova Italia, che dobbiamo contribuire a rendere famosa nel mondo per la nostra caparbietà nel reagire alle difficoltà! L’augurio è di riuscire a mostrare ai nostri antenati, che ce l’abbiamo fatta anche a creare l’italiano. Nulla è impossibile! Basta volerlo. E noi, silenziosi operai di un nuovo futuro, lo vogliamo e siamo in tanti. Trasformare le parole d’amore per la nostra Patria in fatti, dipende solo da noi.

Ma si deve partire da quello che si ha! E allora parto proprio da qui, da centocinquanta anni di storia che hanno visto tutto e l’esatto contrario di tutto, affollare le pagine di cronaca di un Paese con oltre 6.000 chilometri di costa. <<Pizza, Spaghetti, Mafia e Mandolino>> queste erano le parole che ci hanno accompagnato come un marchio a fuoco all’estero, subito dopo la seconda guerra mondiale. Sempre tenendo chiusi i miei

Alcuni testi di musica, riprendono la celebre frase pronunciata da Garibaldi: <<qui si fa l’Italia e si muore>>. Quella frase, ha pervaso l’anima di tutti coloro i quali hanno pensato, sognato, desiderato la libertà. Dobbiamo continuare a far parte di quel sogno! Buongiorno Italia! Queste note sono parte di noi, senza provvisorietà! Continuiamo a costruire l’Italia! Crediamoci, oggi più che mai. APRILE 2011 N° 39 ANNO IX


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Roberto Giordano

A

volte le grandi passioni della propria vita nascono per caso. Come è nato il suo amore per la musica classica? Per caso, appunto. La musica era già presente in casa. Mio padre, dipendente ENI, suona tutt’ora l’organo e la tastiera mentre mia madre aveva studiato pianoforte fino all’adolescenza. Nella casa dei miei nonni materni, c’era un pianoforte verticale sul quale mia madre aveva imparato a suonare. Il paese di provincia non offriva molte opportunità e bisognava

APRILE 2011 N° 39 ANNO IX

di ANTONIO PRESTIA

occupare i miei pomeriggi dopo i compiti di scuola. Così un giorno, mi proposero di fare musica: cantare o suonare. Io scelsi subito il pianoforte; di quello strumento, mi attraeva la sua completezza e il suo suono. Potevo essere tutti gli strumenti dell’orchestra, con le mie sole due mani. Fu mia mamma a sedersi con me al pianoforte, per impartirmi le prime nozioni, proprio sui libri sui quali anche lei aveva cominciato a suonare. 2) Quale è stata la Sua prima importante scelta di vita le-

gata alla musica? Ce ne sono state molte, e in diversi stadi della mia vita. Credo che la prima, da cui scaturirono tutte le altre, sia stata presa a quattordici anni. In brevissimo tempo si era concretizzato l’invito di una docente a seguirla a Parigi, per frequentare l’Ecole Normale A. Cortot. Dalla Calabria a Parigi. Fu in quel periodo che i miei genitori, pronti a sostenere gli oneri e i sacrifici che la mia scelta avrebbe comportato, mi chiesero per la prima ed ultima volta se ero sicuro della mia “vocazione”. Io risposi di sì!


3) Quale ritiene essere la maggior dote di un musicista di musica classica? Due, almeno. La sensibilità e la tenacia. Attraverso la prima, se è finissima, si possono raggiungere i meandri più profondi dell’ispirazione che ha spinto il compositore allo sforzo creativo, e quindi avvicinarsi il più possibile alla “verità”. La tenacia, invece, è indispensabile per affrontare l’infinito lavoro fisico-intellettuale della “ricerca”: mai un musicista potrebbe dire di essere arrivato, nella carriera come nella comprensione di una partitura. Suonare diventa un continuo mettersi in discussione, con se stessi, con il pubblico..e con il compositore. 4) Come prepara un concerto? Ci può svelare qualche segreto di come trasforma la tensione prima di un concerto in energia da usare poi durante l’evento? Lei ha già colto il mio “segreto”, se così si può chiamare: trasformare la tensione in energia positiva. Se la corda del violino non è tesa, non potrà mai vibrare per suonare. Allo stesso modo la tensione, l’emozione è imprescindibile all’evento musicale. Il varco attraverso cui penetrare in

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questo meccanismo lo offre la musica stessa. Essa è un’arte sempre nascente, in continuo divenire, che esiste perché riprodotta in un determinato momento: il concerto. In questo contesto la musica viene creata e condivisa con il pubblico. 5) C’è una domanda che poniamo sempre ai nostri intervistati; per lei la vita è un “perché” oppure un “perché no?” È stata ed è un “perché no?”. Se fosse stata un “perché” avrei lasciato molte mie scelte al caso e la mia vita avrebbe avuto un corso aleatorio. Non crede che sarebbe un peccato?

6) Lavorando all’estero, è cambiato il suo modo di vedere l’Italia e gli italiani? C’è qualcosa che le manca particolarmente? A contatto con le realtà di altri paesi, e tornando frequentemente nel proprio, lo sguardo acquista una prospettiva nuova, questo è certo. Allo stereotipo dell’italiano non ci credono più neanche gli stranieri. Ho imparato invece a riflettere sugli sbagli e sulle questioni serie che il nostro Paese non sa e non vuole affrontare. Ho scoperto che la maggior parte de-

10 DOMANDE A... gli italiani non sa di abitare nel paese più bello del mondo, che possiede un patrimonio culturale tale da poter fregiare metà del pianeta. Allo stesso modo, anch’io dalla mia prospettiva, ho imparato ad amarla, come un fatto privato. 7) Quale sogno nel cassetto le è costato molto per riuscire a realizzarlo? Diventare pianista. Nome:Roberto Cognome: Giordano Anni:29

in Calabria un ambizioso progetto, che si occuperà, in modo innovativo, di alta formazione in campo musicale con particolare attenzione ai nuovi sbocchi professionali che la tecnologia sta offrendo alla musica. 9) Come può a suo avviso contribuire la musica classica nel diffondere valori positivi? La Musica Classica È un valore positivo. Essa è un linguaggio che già nella sua universalità, veicola i valori di unione e fratellanza, che nella sua profondità suggerisce all’uomo una spiritualità più alta.

Attuale ruolo professionale: Pianista concertista e docente presso l’Institut de Musique et Pédagogie di Namur (B)

10) Quale potrebbe essere, a suo avviso, una buona leva per far avvicinare i giovani alla musica classica? Un punto di partenza è quello di sfatare il mito Hobbies: Amici, che la musica classica sia letteratura, cucina qualcosa di “vecchio”. Basterebbe formare i 8) Quale sogno vorreb- giovani fin dall’infanzia be realizzare? Ne vuole alla sua comprensione, condividere qualcuno come avviene per un con i nostri lettori? nuovo linguaggio, per Ci sono ancora molti so- fargli scoprire quanto gni da realizzare: avere essa possa essere gratiuna famiglia, scrivere, ficante e quale ricchezza suonare con alcuni gran- essa possa offrire alle di direttori, investire loro vite. Un’ottima piatsulla mia terra, per svi- taforma potrebbe essere lupparne le potenziali- internet, nel quale a mio tà culturali e di risorse avviso si nasconde il fuumane. Mosso da questo turo di molti investimenultimo desiderio, sto at- ti in campo culturale. tualmente sviluppando APRILE 2011 N° 39 ANNO IX


NARRATIVA

Meriggio Italiano di CARLO SANTULLI

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Ho un omonimo professore universitario di diritto a Parigi, ed un altro che dirige una rivista satirica, e vive a Marsiglia. Evidentemente siamo tutti affascinati dalla Francia (in effetti anch’io). Ogni tanto conoscenti dell’uno o dell’altro chiedono la mia amicizia su Facebook, che io concedo (perchè no?), per poi pazientemente rispondere: guardate, non sono io, ho solo lo stesso nome, “je vis en Italie”, roba così. Vorrei aggiungere qualcosa sui materiali avanzati, ma non vorrei sembrasse un’excusatio non petita per nascondere la mia competenza nel diritto o nella satira politica. Ma, che non si fidino o che mi trovino simpatico o almeno non nocivo, non mi cancellano. Una ragazza, amica del caustico marsigliese, mi ha anche scritto «D’accord, mais ça ne fait rien», va bene così insomma.Così, uno e trino, comincio a dubitare di quel che sto facendo, temo un po’ di sfiorarmi e non riconoscermi. Ogni tanto mi pongo delle domande, di cui io solo so la risposta (così, per allenamento). Un mio amico (di me proprio io) mi ha detto “l’importante è che siete tutta gente in gamba”. Dei miei omonimi sono certo (mi sono documentato). È su di me che ho qualche dubbio.

Manuale per Bambini di FLAVIO D’ANGELI

Stavo spiegando a Giacomino come si lavavano i denti, quando mi ha fatto una domanda:-Perché si lavano i denti papà?Mi colse di sorpresa, una domanda così non me l’aspettavo. -Beh perché è una cosa che si deve fare- -E perché si deve fare?- -Beh si sa- -Come si sa?-Mi venne allora finalmente un idea. -Beh è una tradizione- -Una tradizione?- -Si come Natale, il ferragosto, una tradizione che si tramanda di padre in figlio, ti racconto perché: Tanto tempo fa esisteva un popolo Maya che viveva nella foresta. Avevano tutte le comodità che abbiamo noi.Si facevano aiutare dagli animali, dalla loro stessa intelligenza e dalla natura. La loro vita era felice e vivevano in pace.Un giorno il loro re iniziò ad aver male ai denti. Convocò i migliori dottori, ma dopo poco tutto il suo amato popolo si ammalò dello stesso dolore.La cosa si doveva risolvere subito.Andarono sulla cima del loro luogo sacro, li la foresta si diradava e le stelle illuminavano tutto intorno. Si misero tutti a pregare i spiriti della natura, osservarono e ammirarono le stelle. Cercavano una soluzione. Notavano che la loro bocca era indolenzita, emanava strani odori e il cibo rimaneva tra i denti. Tutti erano alla ricerca della soluzione quando capirono che avevano dimenticato di inventare una cosa importantissima; lo spazzolino da denti. Capirono che i denti andavano sciacquati e puliti bene. Da quel momento si tramandarono di generazione in generazione questo consiglio fondamentale per evitare l’inizio di dolori. -Vedi è grazie a loro che ora ci laviamo tutti i denti, per non fare il loro stesso errore, la voce si sparse così velocemente che adesso lo sanno tutti- -Papà mi fai vedere ancora come si lavano i denti?APRILE 2011 N° 39 ANNO IX

La Bandiera

di ANDREA REBAGLIATI (13 anni)

Il mio nonno non c’è più. Il mio nonno raccontava, il mio nonno mi spiegava. Tre bacheche in casa mia Tre bacheche appese al muro. “Cosa son nonno caro ?” domandavo assai curioso. Nella prima a campeggiar È lo stendardo tricolore Carlo Alberto Re d’Italia sul cavallo raffigura. “E quell’altra nonno mio ?” “Quell’altra è assai preziosa” Mi diceva con orgoglio “Quella data su campo verde la nostra storia rappresenta” Io leggevo quella data e non capivo: «uno otto sei uno» È la data dell’Italia unita. Lo stendardo assai prezioso al mio bis bisnonno apparteneva dell’Italia patriota e dei carbonar eroi. “e l’ultima bacheca ?” Domandavo con passione. Il mio nonno mi guardava e una mano sui capelli mi passava. Un sospiro poi tirava Ed una lacrima la guancia solcava. La bandiera è assai malconcia I colori non son vivi Al centro campeggiava Uno stemma assai strano. “Un prete me la donò Quando in un campo assai lontano la mia patria ancor sognavo” “Se l’Italia rivedrai la bandiera sabauda riporterai e al ricordo dei patrioti la patria accarezzerai.” “Nonno mio cos’è lo sabaudo stemma ?” “Un re coi grandi baffoni ancor una volta dopo il padre suo la guerra fece per l’Italia liberar” “Sabaudo fu lo stemma che famiglia Savoia stava a rappresentar che con Garibaldi e tanti eroi L’Italia unita e mai più divisa han voluto” “Nonno allora anch’io sono un piccolo patriota?” Il mio nonno non c’è più. Il mio nonno raccontava, il mio nonno mi spiegava.


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MOSTRE

ARCIMBOLDO

ARTISTA MILANESE TRA LEONARDO E CARAVAGGIO

G

di ELEONORA FRANZONI

iuseppe Arcimboldo, uno dei più celebrati artisti milanesi nelle più grandi corti europee del Cinquecento, ieri come oggi, grazie alla sua arte stravagante e di forte impatto, torna nella sua città natale con una grande mostra. L’esposizione vuole “restituire” Arcimboldo al suo contesto d’origine, capire le ragioni della sua chiamata alla corte degli Asburgo (gli studi naturalistici, le coreografie per cortei e feste, o ancora i ritratti), precisare le radici culturali delle sue teste composte, e approfondire il ruolo giocato dall’artista nello sviluppo dei generi della natura morta e delle “pitture ridicole”. Un percorso tra disegni, pittura e preziosi oggetti usciti dalle officine artigianali milanesi, all’epoca rinomatissime, per la qualità e l’eccellenza dei propri manufatti artistici. La mostra si divide in varie sezioni che esplorano l’influenza di Leonardo nello studio della fisionomia caricata e della figura, della natura, dell’atmosfera, della flora e della fauna attraverso disegni dello stesso maestro e dei suoi allievi, in particolare Girolamo della Porta e Francesco Melzi; l’influenza degli oggetti di lusso e delle arti suntuarie; le opere giovanili di Arcimboldo, in particolare le vetrate per il Duomo di Milano; l’illustrazione naturalistica italiana e le grandiosi Kunstkammern con le loro “meraviglie”; le famose Teste Composte (Stagioni ed Elementi) dell’artista; la pittura ridicola; la creazione di feste di corte; le opere di Arcimboldo di ritorno a Milano e, infine, le teste reversibili e la natura morta. Arcimboldo fu uomo di grande cultura e dai molteplici talenti: non solo pittore, ma anche architetto, scenografo, ingegnere edile e idraulico, organizzatore di feste e tornei, intenditore d’arte. Fu inventore di generi come il comico, il grottesco e il quotidiano, che ancora influenzano l’arte contemporanea. La sua fortuna è sempre stata legata all’invenzione delle famose “teste composte”, nature morte di fiori, frutti, animali e altri oggetti agglomerati a formare profili o mezzi busti. Arcimboldo, però, non è importante perché ha avuto e diffuso questa idea, ma perché l’ha risolta in termini qualitativi elevatissimi e ha saputo farne un simbolo di significati concettuali e formali: un vero e proprio manifesto della cultura e dell’arte del suo tempo. La sua opera si lega molto alla letteratura del Cinquecento, presente in mostra, che ha portato a chiarire molti dettagli dei dipinti fornendo nuove chiavi di lettura, e alla cultura figurativa del tardo Rinascimento. Le sue teste si presentano, così, come allegorie celebrative dei potenti, ma anche del mondo della natura, madre generosa, portatrice di energie e influenze benigne. Ma Arcimboldo ha cercato, nei suoi dipinti, di esprimere anche il lato drammatico di un’epoca al tramonto, prima dell’arrivo della scienza nuova e dell’epoca barocca. Ha cercato di afferrare il molteplice che sfugge, racchiuderlo in un Uno, illudersi che un supremo gioco dell’intelletto possa dare un ordine a un mondo troppo concreto e troppo vario. Una cultura votata non più al culto del bello, ma del sorprendente e del meraviglioso, attratta da una curiosità per il nuovo e l’ignoto. Giuseppe Arcimboldo: “…nella sua unicità un artista così perfetto come lo sono solo i più grandi.” (André Pieyre de Mandiargues)

Milano Palazzo Reale fino al 22 maggio 2011

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LIFESTYLE

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21 DICEMBRE 2012 LA FINE DEL MONDO? Si sente parlare molto di questa data come il giorno della fine del mondo, ma da dove nasce questa profezia? foto e testo

T

di MICHELE AZZARO

utto ha origine da “Il fattore maya” un libro di José Argüelles, pubblicato nel 1987. E’ la data in cui secondo l’autore l’umanità vivrà un cambiamento sconvolgente in cui potrà rischiare di scomparire. Questo messaggio apparentemente catastrofico e apocalittico in realtà non è altro che un allineamento del pianeta terra con il centro della galassia e una nuova frequenza vibratoria che ci porterebbe in una dimensione superiore.

nuovo. Questa è la magia del tempo: la stessa energia ritorna e possiamo accedervi ed usarla in modo diverso. I Maya tornano dunque d’attualità alla fine del tempo della ragione, ma vicini e vivi per chi si sintonizza sulla loro frequenza. il 21 Dicembre 2012 finisce così un ciclo di ventiseimila anni e ne inizia uno nuovo in una coscienza superiore in cui si spera ci faccia sentire UNO con un pianeta chiamato TERRA. Per chi volesse approfondire www.13lune.it.

La cronaca internazionale proprio in queste ultime settimane evidenzia una serie di eventi come rivolte, guerre, terremoti, tsunami, disastri ecologici che hanno posto fine a molte vite umane, mettendone in pericolo molte altre. Non si può rimanere indifferenti a queste tragedie; bisogna portare le nostre conscienze verso valori essenziali per il rispetto della vita e di questo meraviglioso pianeta che ancora ci ospita. Secondo Argüelles questo allineamento causerà un impatto sulla coscienza collettiva e cancellerà il materialismo imperante, infatti sostiene: è arrivato il momento di cambiare il concetto di tempo che fino ad ora è stato considerato come: “il tempo è denaro” in “tempo è arte”. Un tempo scorretto ci separa dal piano spirituale, bloccandoci sul piano fisico. Argüelles dice inoltre che il calendario gregoriano che usiamo ogni giorno sia un relitto anacronistico. bastano poche e semplici domande: perché il calendario gregoriano ha mesi di 28, 29, 30, 31 giorni? Perché Settembre è il nono mese e non il settimo? Sembra più uno strumento concepito per mantenere chi lo usa in confusione, nella separazione. Mentre invece il calendario maya fu concepito da grandi maestri del tempo, impareggiabili astronomi, architetti raffinati, divinatori dell’armonia, 13 lune x 28 giorni fa un totale di 364. Il 25 Luglio è il “fattore più 1”, l’azzeramento che permette la ripartenza del nuovo ciclo. I Maya sapevano che il tempo non è lineare, ma consiste in una serie di cicli che si ripetono all’infinito - quelli che codificano questo calendario. Quando un ciclo termina, ne inizia uno APRILE 2011 N° 39 ANNO IX

Calendario Maya Museo di Storia Naturale - New York


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LIFESTYLE

NON CI SONO PIÙ LE MEZZE STAGIONI…

M

di CLAUDIA CAPUANO e ARIANNA

arzo e aprile rappresentano un periodo di transizione tra l’inverno e l’estate quindi risultano estremamente complicati dal punto di vista dell’abbigliamento. Con qualche espediente però possiamo essere ugualmente ben vestite ed eleganti in ogni occasione In questo periodo il meteo è particolarmente mutevole, lo sappiamo tutti, perché vi sarà capitato più di una volta di risultare troppo coperti o troppo svestiti per quella determinata situazione. Ci riferiamo a tutte quelle volte in cui entriamo in un posto sudati o infreddoliti, disordinati o addirittura ridicoli perché non siamo stati in grado di abbinare correttamente i nostri indumenti.

Se il nostro maggior desiderio è liberarci dell’abbigliamento tipicamente invernale come cappotti, sciarpe e maglioni di lana stiamo attenti a non farci prendere troppo dall’entusiasmo di acquistare capi troppo leggeri delle nuove collezioni che potremo indossare solo a partire da maggio inoltrato… Il cappotto verrà sostituito dal trench, un passepartout che non può assolutamente mancare nel guardaroba primaverile e che non passa mai di moda. Dal classico doppiopetto beige, alla versione spolverino con colori accesi, asimmetrico o allacciato a kimono, ce n’è per tutti i gusti e per tutte le

situazioni. In alternativa potete utilizzare una giacca di jeans oppure un giubbotto di pelle, declinati in mille modi e colori, magari accompagnati da una pashmina. In cotone o seta pregiata, in lino o cashmere, la kefiah o foulard a tre punte, da annodare al collo o per coprire il capo, è tornata prepotentemente di moda. Perso l’ispirazione anarchica che l’aveva accompagnata negli anni passati, questo accessorio è stato presentato dalle griffes in passerella durante le ultime sfilate ma è anche diventato per le ragazze un capo insostituibile da esibire. Il foulard inoltre può essere utilizzato come fascia per i capelli, come chador, oppure legato dietro la nuca come una bandana, da portare solo con i capelli lunghi. A completamento della vostra mise vi suggeriamo di indossare una maxi borsa, ultracomoda, in cui poter riporre tutto l’indispensabile per una giornata fuori casa.

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DILLO ALL’ AVVOCATO

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“LA PIAGA SOCIALE DEL BULLISMO PROFILI GIURIDICI”

P

er bullismo o mobbing adolescenziale si intende una serie di atti violenti nell’ambito scolastico e/o sociale posti in essere dai giovani nel periodo preadolescenziale e adolescenziale (ovvero in quella fascia di età compresa tra i 10 e i 18 anni). Si tratta di un fenomeno di prevaricazione che porta, nella sostanza, un soggetto a comportarsi in modo illecito verso un altro soggetto, tendenzialmente più debole (per condizione fisica, psicologica ecc..). Il bullismo viene tradizionalmente considerato un fenomeno orizzontale, perché si concreta nell’ambito di rapporti tra soggetti formalmente appartenenti al medesimo contesto relazionale e paritario (come nel caso, appunto, di compagni di scuola). Il fenomeno del bullismo è stato assimilato a mobbing da una buona parte dei giuristi, e ciò in quanto in entrambi i casi si verifica una condotta lesiva ai danni di un soggetto più debole, con atteggiamento vessatorio e spesso con finalità emulativa (ovvero con la volontà intenzionale di danneggiare la vittima senza alcun vantaggio ragionevole o reale per sé). In entrambe le fattispecie il soggetto più forte (il bullo o il datore di lavoro o il superiore) approfitta della sua posizione di forza, per danneggiare la parte debole. Il fenomeno del bullismo, dal punto di vista giuridico, pone innanzitutto in essere significativi problemi di responsabilità civile (e quindi risarcitoria) in ordine alla culpa in educando (responsabilità del genitore del bullo per omessa educazione del proprio figlio) e talvolta della culpa in vigilando (responsabilità del docente che non è stato in grado di arginare il fenomeno, nei casi in cui l’atto di bullismo si verifica all’interno della scuola). Per quanto di nostro stretto interesse, stante il dilagare, soprattutto nell’ultimo decennio, di quella che è ormai considerata una vera e propria “piaga” sociale, la giurisprudenza più recente si sta orientando nell’adottare la “linea dura” contro il bullismo, che si verifica in particolare tra i banchi di scuola, e ciò al fine di dare una risposta concreta a detto fenomeno antisociale, gravemente lesivo della dignità e della integrità fisica e morale delle vittime innocenti.n Va dunque sfatato il mito della “impunibilità e/o della impunità” degli adolescenti. Innazitutto è bene precisare che, se è pur vero che il nostro codice penale, a differenza di quello della stragrande maggioranza dei paesi europei ed extraeuropei, stabilisce all’art.97 che “non è imputabile il minore di anni 14”, è anche vero che, se il minore viene ritenuto “socialmente pericoloso”, nei suoi confronti possono essere adottate dalla magistratura alcune

APRILE 2011 N° 39 ANNO IX

di CLAUDIA COMI

misure di sicurezza quali il ricovero in riformatorio giudiziario, la libertà vigilata, gli arresti domiciliari e l’allontanamento dalla scuola. La giurisprudenza in materia minorile è comunque orientata nel cercare di evitare il più possibile il riformatorio, e ciò in quanto viene ritenuta controproducente, ai fini del recupero del minore, la permanenza in carcere di quest’ultimo. Nonostante questa doverosa premessa, il Tribunale dei minori, nei casi più gravi e laddove non ravveda alcun comportamento collaborativo da parte dei bulli e delle loro famiglie, e ove vi sia il pericolo della reiterazione del reato, tende a disporre la misura cautelare del carcere (leggasi riformatorio minorile) anche preventivo, qulora ritenga inadeguate le misure cautelari più blande (quali il domicilio coatto, l’allontanamento da scuola ecc..). In tal senso si è espressa, fra le altre, la quarta sezione della Cassazione Penale con la sentenza n.19331/2005, nell’ambito della quale la Corte ha ritenuto, ad esempio, che il collocamento in comunità in attesa del processo costituiva una misura cautelare troppo blanda per gli studenti che, accusati di gravi episodi di violenza ai danni di compagni di classe più deboli, perseveravano nella loro cattiva condotta anche dopo che le indagini erano già iniziate. Per tale ragione la Corte Suprema ha ritenuto che il Tribunale minorile non può escludere l’applicazione del carcere preventivo, allorquando le altre misure cautelari non appaiono idonee a “redimere” il giovane bullo. A detto recente orientamento si è mostrato decisamente contrario il Presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori, il quale reputa che “la parola è l’unica strategia pedagocica per fare riflettere un soggetto, in età evolutiva, che sbaglia, sull’errore commesso”. Ad avviso di chi scrive, prima di accusare la magistratura di essere troppo rigida, sarebbe opportuno rendersi conto del fatto che sia il Tribunale dei minori, sia la Corte di legittimità, prima di arrivare ad una pesante condanna, quale è il carcere preventivo per un minorenne, cercano sempre e comunque di percorrere tutte le strade possibili, nel tentativo, appunto, di recuperare socialmente il bullo; ma ciò non sempre è possibile. Inoltre, non bisognerebbe mai dimenticare che, in primis, i diritti più meritevoli di tutela non possono che essere quelli “violati” dei minori rimasti vittime di questo gravissimo fenomeno antisociale. Si segnala che è attivo presso il Polo Sociale il servizio di consulenza legale per gli iscritti al CRAL. Per informazioni e prenotazioni telefonare alla Segreteria del Polo Sociale di Gruppo (tel. 02.52047108) e chiedere della sig. ra Miryam De Poli.


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A

DILLO ALLO PSICOLOGO

BULLISMO E MOBBING: DUE FACCE DELLA STESSA di JENY MEREGAGLIA MEDAGLIA?

ll’interno di ogni gruppo sociale, scolastico, lavorativo o amicale, ogni individuo, in base alla diversa personalità, attitudine, esperienza ed al ruolo che riveste, diviene un elemento fondamentale nella costruzione dell’equilibrio del gruppo stesso. Laddove s’instaura un meccanismo perverso di prevaricazione e umiliazione da parte di uno o più soggetti ai danni di altri, si viene a creare l’ormai tristemente noto fenomeno del bullismo nell’ambito scolastico e di mobbing nell’ambito adulto e lavorativo. In realtà tali fenomeni, tra loro speculari, fanno parte della storia evolutiva dell’uomo da secoli, ma oggi, grazie al crescente contributo dei mezzi di comunicazione, alla maggiore scolarizzazione e sensibilità a temi di natura psicosociale, gli studi su tale fenomeno sono aumentati. Le prevaricazioni inquadrabili come bullismo /mobbing hanno la caratteristica di essere Intenzionali, se adottate dal bullo/mobber volontariamente e consapevolmente per ledere fisicamente o psicologicamente una persona, per controllare gli altri, in assenza di provocazione da parte della vittima, e persistenti, se sono continuate nel tempo. La vittima, pertanto, sembra vivere in un clima di terrore, subisce un calo nel rendimento e la comparsa di una serie di disturbi psicosomatici , che vanno dagli attacchi di panico all’ansia, alla tachicardia, alla sudorazione eccessiva, a sfoghi epidermici , a emicranie e a disturbi gastrici o, nei casi estremi, ad alopecia, depressione e svalutazione del proprio valore umano. Ciò che caratterizza ogni atto di bullismo o mobbing è un’asimmetria di potere e di prestigio tra il bullo/mobber -più forte fisicamente, psicologicamente o sul piano socialee la vittima -più debole, scarsamente provvista di capacità di

Dott.ssa Psicologa Jeny Meregaglia - www.counselingpsicologico.it

difesa. Una volta compreso il fenomeno ci si domanda come e perché si possa diventare bullo o mobber. Le risposte sono molteplici. Taluni tratti temperamentali e la presenza di disturbi diagnosticati, quali deficit di attenzione e iperattività, disturbo oppositivo, della condotta o narcisistico di personalità sono individuabili come fattori di rischio nell’assunzione dei ruoli di bullo, così come anche la provenienza da situazioni sociali e familiari disagiate, violente, prive di regole, interesse e attenzione per i membri familiari. Per quanto riguarda la vittima, al di là di possibili diagnosi di depressione o di disturbi di personalità o ansia, anch’essa ha caratteristiche ricorrenti: spesso soffre di scarsa autostima, molto timida, riservata, poco incline al dialogo e riluttante al confronto, proveniente spesso da ambienti famigliari o eccessivamente rigidi da un punto di vista educativo o eccessivamente labili, senza regole, ansiosa o incline a sbalzi di umore e con poche relazioni sociali forti. Altrettanto importante è il ruolo che rivestono gli spettatori di tali soprusi: pubblico spesso omertoso e incapace di spezzare il gioco di forza a cui assistono , il loro silenzio, paradossalmente, accresce la sofferenza della vittima stessa e la sua difficoltà nell’affrontare la situazione e, al contempo, rafforza la percezione distorta del bullo/mobber di essere forte e imbattibile. Come prevenire tali fenomeni? Formando ragazzi e lavoratori sui rischi del bullismo/mobbing, rinforzando l’autostima delle possibili vittime, favorendo il dialogo e l’ascolto, legittimando ruoli e compiti in base alle reali capacità e peculiarità e non in base alla forza e individuando in ogni gruppo un coordinatore che supervisioni il rispetto delle regole e le dinamiche relazionali interne. APRILE 2011 N° 39 ANNO IX


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Teatro

alla

Scala

24 marzo 2011 3^ assegnazione dei biglietti del Teatro alla Scala. Coloro che hanno già usufruito nelle precedenti assegnazioni, potranno contattarci dal giorno successivo. All’arrivo ritirare il n. di prenotazione presso la reception a partire dalle 8,30 e non prima. Dom. Mart. Sab.

03.04.11 ore 20

Opera

IL FLAUTO MAGICO

05.04.11 ore 20 09.04.11 ore 20

Ballo Ballo

L’ALTRO CASANOVA L’ALTRO CASANOVA

Mart. Merc. Ven.

26.04.11 ore 20

Opera

QUARTETT

27.04.11 ore 20

Ballo

GALA DES ETOILE

06.05.11 ore 20

Opera

TURANDOT

Gio.

12.05.11 ore 20

Ballo

JEWELS

Gio.

19.05.11 ore 20

Ballo

JEWELS

Gio.

26.05.11

Ballo

JEWELS

ore 20

Bisogna esibire la tessera validità 2011 e non è possibile in quel contesto iscriversi al Polo Sociale. Non si accettano prenotazioni telefoniche. Per ogni biglietto è necessario versare un acconto di € 10,00.


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KIRO è un simpatico maschio sterilizzato di taglia grande, nato nel 2004. in forma smagliante, si comporta come un cucciolo giocherellone e un po’ dispettoso; la sua compagna, Samoa, è sempre impegnata ad arginare la sua vivacità.Se interessati per l’affidamento contattate direttamente l’associazione ADICA. Il nuovo canile sarà contraddistinto da una struttura chiusa a corte, creata sulla falsariga dei vecchi cascinali lombardi, e costituita da 7 edifici autonomi, ciascuno dotato di box per il ricovero dei cani e di una zona servizi autonoma. Oltre alle zone di ricovero tradizionali, sarà dotato di: Sala Chirurgica e Sala per la Degenza Post-operatoria, Ambulatorio e Nursery. Sala d’attesa con Showroom ed Ufficio nel quale gestire gli incontri con il pubblico, Aula Didattica, destinata ad ospitare scolaresche e cittadini; Magazzino e Dispensa per stoccaggio e preparazione del cibo; Stanza del Cane (ambiente che ricrei il clima dell’appartamento), una Sala Toilettatura, una Pensione per Cani & Gatti; Cimitero per la sepoltura di animali da compagnia di privati. CONTATTI Sede: Frazione Ca’ dell’Acqua 4, 26851 Borgo San Giovanni –LOOrari: tutti i pomeriggi feriali e festivi, tranne il mercoledì, dalle 14 alle 17 ( da novembre a febbraio) dalle 15 alle 18 ( da marzo a ottobre ) e al mattino su appuntamento.Tel. 037197035 Sito: www.adica.org - e-mail: associazione@adica.org

APRILE 2011 N° 39 ANNO IX


Foto del mese

GEOMETRIE DI FRANCOFORTE Federico Guida


Periodico l'incontro del gruppo Eni Polo Sociale Aprile 2011