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Industria 4.0 Focus 9/2016

Industria 4.0 e sostenibilitĂ in Italia? Passano da scelte strategiche in ambito energetico Andrea Bianchi


L’autore Andrea Bianchi è Direttore Politiche Industriali di Confindustria.

Energia Media Energia Media è un’agenzia di comunicazione e relazioni che opera, principalmente, nei settori energy, utility e smart city. Sviluppa strategie comunicative, facilita le relazioni, elabora contenuti e informazione. Sostiene le aziende migliorandone il posizionamento e creando occasioni di business. Affianca associazioni e istituzioni in programmi di comunicazione pensati per aumentare la reputazione nei confronti dei propri stakeholder. Energia Media nasce nel 2013, a Milano, dall'esperienza maturata da un gruppo di persone in oltre vent’anni di lavoro nel campo dell’informazione, delle relazioni e della consulenza strategica nei settori energy e utility. Tutte le immagini e le fotografie presenti in questo Focus sono state regolarmente acquistate su banche dati. Nel caso in cui l’autore ritenga che siano state violate le regole di copyright, è pregato di segnalarlo al seguente indirizzo: comunicazione@energiamedia.it

©Energia Media - novembre 2016

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Industria 4.0 e sostenibilità in Italia? Passano da scelte strategiche in ambito energetico Andrea Bianchi

*Il presente contributo ha la sua origine nell’intervento che Andrea Bianchi ha pronunciato durante il workshop “Industria 4.0 ed efficienza energetica: elementi indispensabili per la fabbrica del futuro” tenutosi a Roma, il 25 maggio 2016, presso Enea. L’incontro rientra in un road show in 10 tappe che Energia Media ha realizzato nel 2016 sui temi dell’industria 4.0 e dell’Efficienza Energetica.

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Industria 4.0 e sostenibilità in Italia? Passano da scelte strategiche in ambito energetico

Le questioni decisive per lo sviluppo industriale che la politica deve saper affrontare in maniera complessiva e strutturata sono almeno tre: la sostenibilità ambientale, l’innovazione tecnologica e lo sviluppo digitale. Intorno a queste sarà possibile immaginare e costruire quella che si definisce la “fabbrica del futuro”, elemento essenziale per una prossima – e duratura – crescita del sistema-Paese. Il tema della sostenibilità ambientale dei processi di sviluppo quale elemento imprescindibile per ogni attività produttiva non solo non è nuovo, ma è già diventato oggetto di scelte politiche di carattere strategico. Si tratta senza dubbio di un’inversione di tendenza rispetto alla tante volte citata “debolezza della politica”, opinione secondo la quale i decisori – senza una visione d’insieme – preferiscono farsi guidare dai fenomeni, piuttosto che intervenire, guidandoli. In questo caso, invece, la spinta del decisore per garantire una sempre maggiore attenzione nei riguardi della sostenibilità ha condizionato – positivamente - l’evoluzione dell’economia, orientando investimenti molto consistenti verso approcci rispetto ai quali il mercato da solo – forse – non sarebbe andato. Il problema in termini generali (scenario Il tema della sostenibilitàbase) si è essenzialmente tradotto in due grandi filoni: primo, la riduzione delle emissioni di CO2 per contrastare i

cambiamenti climatici e, secondo un uso efficiente e razionale delle risorse naturali scarse e del recupero e riutilizzo delle materie impiegate nella produzione secondo una logica di efficienza.


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Il tema della sostenibilità non è recente, ma è un processo avviato ormai da molti anni e che ha visto l’Unione Europea svolgere un ruolo di leadership, a partire dagli impegni che l’Unione Europea ha assunto già dalla fine degli anni Novanta e all’inizio dei Duemila, sulla riduzione delle emissioni di CO2, sullo sviluppo delle fonti rinnovabili, sull’efficienza energetica. Oltre alla spinta dell’UE è comunque importante sottolineare come nel corso degli ultimi anni sia cresciuto l’interesse e l’attenzione per queste tematiche anche da parte di grandi piattaforme manifatturiere globali. In particolare ci si riferisce agli Stati Uniti, e al programma di reindustrializzazione voluto dall’amministrazione del presidente statunitense Obama nel quale questioni quali sostenibilità, energia, sviluppo dell’efficienza energetica hanno giocato un ruolo centrale. Analogamente si sta muovendo la Repubblica Popolare cinese, con l’approvazione di programmi di investimento molto consistenti per lo sviluppo di tecnologie ambientalmente sostenibili (Cina che, ad oggi è la principale responsabile delle emissioni inquinanti). Rispetto a questo processo che progressivamente sta vedendo spostare l’attenzione dall’Unione Europea alle altre aree del globo, l’Accordo di Parigi COP21 del dicembre 2015 ha impresso una straordinaria accelerazione. Soprattutto per la presenza di elementi di grande novità rispetto al passato. Il primo fra questi è di carattere dimensionale, visto che sono stati ben 195 i Paesi che hanno siglato un accordo in materia di sostenibilità in cui si stabiliscono due ambiziosi obiettivi. Uno, di mantenere l'aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali come obiettivo a lungo termine. Due, di puntare a limitare l'aumento a 1,5°C, riducendo in misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici. Ovviamente le criticità rimangono e i problemi sono ancora lontani dall’essere risolti. Benché l’accordo di Parigi sia un importante segnale, non è sicuramente sufficiente. E non solo perché rimane una decisione che sostanzialmente si poggia sulla volontà dei singoli Stati firmatari di rispettare quanto hanno sottoscritto di fronte alla comunità internazionale, ma anche perché le misure che il testo definitivo propone per giungere all’obiettivo dei 2° sono ancora insufficienti. Resta inoltre irrisolta l’annosa questione del diverso approccio al problema al tema della sostenibilità. Da un lato si ha un approccio che si potrebbe definire “europeo” che privilegia strumentazioni di carattere regolatorio e che prevede una politica di sostenibilità fatta essenzialmente da obiettivi vincolanti. Dall’altro lato vi sono aree del globo dove l’approccio è più legato alle singole politiche industriali e ai conseguenti inve-

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stimenti da destinare allo sviluppo di nuove tecnologie in materia di sostenibilità ambientale. Il rischio nel confronto tra questi due approcci è che l’Europa – privilegiando un approccio con più vincoli ma meno sostegno agli investimenti in ricerca e sviluppo – possa diventare uno straordinario mercato di tecnologie sviluppate in altre zone del mondo. O che questi vincoli ambientali possano contribuire a fenomeni di delocalizzazione della produzio ne in luoghi dove esiste una legislazione meno severa in materia di emissioni inquinanti, con il doppio pericolo di un ulteriore danno per l’ambiente e un effetto negativo dal punto di vista dello sviluppo e della crescita nel nostro Continente. Sempre più, dunque, l’Europa dovrà accompagnare questi aspetti di carattere regolatorio – assolutamente da preservare – con una vera politica industriale dell’innovazione, che consenta alle imprese e ai sistemi produttivi europei di essere realmente competitivi. Se la diffusione del tema della sostenibilità è stata favorita da obiettivi dettati dalla politica, quella della cosiddetta Industria 4.0 trova nell’innovazione e nella tecnologia i suoi elementi trainanti. L’entrata del digitale e della connettività nell’intera catena produttiva, dalla progettazione all’esecuzione, sta generando e sempre più genererà cambiamenti radicali non solo nel sistema di produzione – processi e prodotti – ma nell’economia stessa. Per spiegare la portata storica del fenomeno si parla di Quarta Rivoluzione Industriale, evoluzione di quella Terza rivoluzione che negli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso è stata caratterizzata dall’introduzione dell’automazione. In un futuro di così grandi stravolgimenti rimane una certezza, ovvero la centralità e la strategicità dell’energia, del suo reperimento, della sua generazione e del suo utilizzo. Il settore energetico è la chiave che consente di coniugare da un lato la rivoluzione ambientale e dall’altro quella della digitalizzazione propria dell’Industria 4.0, contribuendo in maniera più determinante alle emissioni inquinanti. Un settore in continuo movimento tanto per quanto riguarda l’offerta che per quanto concerne la domanda. Sul lato offerta – complice lo sviluppo e diffusione delle rinnovabili – si è passati rapidamente da un sistema fortemente concentrato su grandi impianti che producevano energia a un sistema estremamente diversificato e frammentato, anche a livello territoriale. Un cambiamento di grande rilevanza che porta con sé la sfida di una gestione maggiormente complessa. Sono, dunque, sempre più necessari forti investimenti in smart grid, ovvero infrastrutture di rete in grado di supportare queste esigenze. Rispetto al passato, quando un basso numero di grandi centrali immettevano energia nella rete in maniera costante, oggi si hanno migliaia di piccoli impianti che immettono ener-

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gia in maniera assolutamente discontinua, nonostante la domanda sia tutt’altro che incostante. Sempre in tema di domanda di energia, si stanno riducendo in maniera drastica e strutturale alcuni consumi di carattere industriale, soprattutto per effetto dell’altra grande rivoluzione, ovvero l’efficienza energetica. Essa ha consentito nel corso degli ultimi anni di diminuire fortemente l’intensità energetica della produzione e dunque quella dei prodotti. Si è di fronte a trasformazioni che vedono nel settore dell’energia l’elemento cruciale dentro il quale si giocherà la partita dello sviluppo futuro. Rispetto a trasformazioni di questa dimensione, destinate a stravolgere il modo di produrre e di consumare, è evidente che abbiamo bisogno di una politica industriale forte, strutturata, che sappia governare processi complessi. In questo modo è possibile recuperare il terreno perso nei confronti di nazioni come Germania e Francia che, già da anni, si sono dotate di strategie di sistema, a partire dall’innovazione, dalla ricerca, dai temi energetici. Ecco che una strategia industriale in ottica 4.0 per essere davvero efficace necessita di una visione complessiva e a lungo termine anche sul piano energetico.

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