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68 I quaderni di Energheia

AREE RURALI ED ENERGIE RINNOVABILI IN VENETO Un’opportunità da regolamentare per garantire sostenibilità al territorio e sicurezza ai cittadini di Manuel Benincà, Responsabile Area Ambiente e Territorio della Federazione Regionale Coldiretti Veneto

L’impresa agricola ha a disposizione molteplici opportunità nel settore agro-energetico. In primo luogo, sono evidenti le possibilità dell’azienda agricola, agroalimentare e forestale, nella produzione e ri-utilizzo di biocombustibili solidi come biomasse forestali, residui agricoloforestali e agroindustriali per la produzione di energia termica ed elettrica. Un ambito più specifico, ma non meno promettente, è rappresentato dal recupero di energia da effluenti zootecnici, anche in codigestione con materiali vegetali (biogas). La pollina può essere trattata come i biocombustibili solidi. Inoltre, una prospettiva interessante può essere offerta dalla diffusione del fotovoltaico in ambiente rurale. Sostenibilità e convenienza Come noto, le energie rinnovabili non avrebbero possibilità di sviluppo senza una remunerazione diretta degli operatori, attraverso incentivi finanziari pubblici. Tuttavia, l’incentivo può far apparire conveniente qualcosa che, in realtà, non lo è poi molto. Considerando le biomasse, ad esempio, si possono distinguere due categorie: - biomasse da sottoprodotti (effluenti zootecnici, residui vegetali, agroalimentari); - biomasse prodotte da colture dedicate, legnose e non legnose. Per le prime, la convenienza va valutata in termini di valorizzazione di un sottoprodotto che può costituire anche un problema (si pensi alla Direttiva Nitrati). Per le seconde, la convenienza si basa sulla remunerazione della biomassa di partenza. Dal punto di vista generale, per entrambe l’approvvigionamento dovrebbe essere locale per essere sostenibile sotto il profilo sia economico, sia ambientale. Una diversa modalità di approvvigionamento delle fonti (attraverso scambi con paesi UE o addirittura extra-UE) potrebbe, infatti, risultare ragionevole in assenza di interventi pubblici, cioè in un quadro economico di mercato totalmente libero, e non nell’attuale assetto che vede, invece, il decisivo condizionamento della cosiddetta “mano pubblica”.

I provvedimenti regionali in materia A livello veneto, per queste ragioni, vi è una necessità di regolamentare il settore allo scopo di: - favorire la generazione di energia da fonti rinnovabili inserite in una filiera locale; - limitare la diffusione di iniziative slegate dalle potenzialità produttive dell’agricoltura. I provvedimenti regionali, invece, vanno nel verso opposto. La delibera della Giunta regionale del Veneto n. 2204/2008 disapplica l’art. 44 della legge regionale n. 11/2004, consentendo a tutti i soggetti la collocazione in zona agricola degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Diversamente, l’art. 44 della succitata legge, riserva per tutti gli altri interventi (abitazioni, strutture agricole funzionali all’attività) la potestà edificatoria agli imprenditori agricoli che abbiano caratteristiche documentate di professionalità. Di conseguenza, gli impianti più grandi, alimentati da biomasse non necessariamente locali, derogano totalmente, mentre quelli di dimensioni minori devono dimostrare la connessione con le biomasse prodotte prevalentemente dall’azienda agricola e i requisiti fissati dalla legge urbanistica. Paradossalmente, quindi, le imprese che nulla hanno a che vedere con l’ambito produttivo agricolo possono realizzare impianti alimentati con biomasse non locali o, addirittura, di provenienza estera, proprio in zona agricola. Il ripristino della norma regionale consentirebbe anche di governare la diffusione del fotovoltaico, dato che l’impresa agricola, garantendo la connessione tra impianti e terreni, assicura una maggiore sostenibilità delle installazioni in ambito agricolo. Per correggere questa impostazione, Coldiretti ha chiesto alla Regione di ripristinare la vigenza della norma che tutela l’edificabilità del territorio agricolo, anche nel caso di impianti

RURAL DISTRICS AND RENEWABLE ENERGY IN VENETO An opportunity to be regulated, in order to grant sustainability to territory and security to citizens by Manuel Benincà, Environment and Territory Manager of Veneto Regional Farmers’ Association (Coldiretti) Commercial farms can take several opportunities in the agroenergetic sector. First of all, agro-industrial and forest companies have evident possibilities to produce and reuse solid biofuels such as forest biomasses, agro-forestal and agroindustrial waste for the production of electric and thermal energy. A more specific sector, yet very promising, is the reclaiming of energy from animal husbandry effluents, also in co-digestion with vegetable material (biogas). Chicken manure can be treated as a solid biofuel. Another interesting perspective is the diffusion of photovoltaic systems in rural areas. Sustainability and profit As many know, renewable energy cannot develop without a direct remuneration of operators through public incentive financing. Nevertheless, an incentive could make something look profitable even when it is not really so. Biomasses, for example, can be divided into two categories: - biomasses from by-products (animal husbandry effluents, vegetable and agroindustrial waste) - biomasses from dedicated woody and nonwoody cultivation As to the first, convenience depends on the effective possibility of increasing the value of by-products, which could also be a problem (see the Nitrate Directive). As to the second, convenience is based in the remuneration of the starting biomass. From a general point of view, for both categories the supply should be local, to be sustainable both from the economic and the environmental standpoint. A different supply method (i.e. by exchange with EU and non-EU


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Countries) could be reasonable in the absence of government intervention, i.e. if the market were totally free. It could not be efficient in the present system which is characterized by decisive public intervention. Regional provisions on the matter For these reasons, in Veneto there is a strong need to regulate the sector in order to: - support the generation of energy from renewable sources in a local network; - limit the spread of initiatives not bound by the productive potentials in agriculture. At present, though, regional provisions are going in the opposite direction. Art. 44 of the regional law n.11/2004 cannot be applied to anymore because of the Veneto council’s resolution n. 2204/2008 that allows any individual to place renewable energy plant in agricultural areas. Whereas, for Art. 44 of the above mentioned law, every other building intervention (houses and other specific buildings for agricultural activities) is only permitted to farmers with specified requirements. Therefore the biggest installations fuelled with biomasses that are not necessary from local farms are allowed to be waivered. To the contrary, the smaller ones are obliged to demonstrate they use biomasses produced by the farm and satisfy the requirements of the town planning legislation. Therefore, paradoxically, companies that are not at all involved in the agricultural sector can set up installations fuelled with nonlocal biomasses in agricultural areas. If the regional law was brought into force again, the spread of photovoltaic systems would also be regulated. The farm, in fact, handles the connection between installations and land and assures a higher sustainability of plant in agricultural areas. To correct this line, Coldiretti asked the regional Council to re-establish the law protecting agricultural land when it is suitable for building, also in the case of renewable energy plant.


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L’IMPIEGO DELLE BIOMASSE DI ORIGINE AGRICOLA PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA RINNOVABILE Il contributo dell’agricoltura allo sviluppo delle rinnovabili: linee di indirizzo e proiezioni di Roberto Jodice, CORTEA - Trieste

Il recente rapporto della Commissione Europea [1], indirizzato al Consiglio e al Parlamento Europeo, rammenta che in Europa circa il 5% dei consumi finali di energia è coperto dalle bioenergie, mentre la road map del gennaio 2007 suggerisce di raddoppiare l’uso delle biomasse, con l’obiettivo di raggiungere la quota del 20% dei consumi energetici assicurati dalle rinnovabili. Anche in Italia le potenzialità delle biomasse per la produzione di energia sono considerevoli. Secondo i dati di uno studio elaborato recentemente [2], il contributo energetico potenziale aggiuntivo che l’agricoltura potrebbe fornire al 2020 è pari a 11,50 Mtep, oltre ai 4,3 Mtep attuali. Il ruolo delle agroenergie Secondo questo scenario, il contributo percentuale delle agroenergie rispetto al bilancio energetico nazionale al 2020, potrebbe raggiungere l’8%, per un totale di energia rinnovabile prodotta pari a 15,80 Mtep. Il ruolo delle agroenergie risulta dunque essenziale per raggiungere gli obiettivi europei al 2020 in tema di rinnovabili. Un’ulteriore previsione riguarda gli impatti occupazionali: si tratta di poco meno di 100.000 unità attive nelle fasi di produzione o di conversione delle energie dalle varie fonti rinnovabili. Per quanto riguarda le emissioni, l’anidride carbonica evitata potrebbe essere pari a 26,37 Mt/annuo. In termini di superfici agricole, per quanto riguarda la stima delle potenzialità energetiche (al 2020) delle biomasse combustibili, si possono considerare 10,7 milioni di ettari delle foreste italiane, 70.000 ettari di colture energetiche dedicate, 30 milioni di ettari complessivi (cereali, semi oleosi, frutta, agrumi, olivo e vite) da cui attingere per i residui delle attività agricole. A queste superfici vanno aggiunte quelle potenzialmente investite a biocarburanti, pari a circa 360.000 ettari. [1] Report from the Commission to the Council and the European Parliament on sustainability requirements for the use of solid and gaseous biomass sources in electricity, heating and cooling. 25.02.2010 (65/66). [2] E. Bonari, R. Jodice, S. Masini. L’impresa agroenergetica. Ruolo e prospettive nello scenario “2 volte 20 per il 2020”, Aprile 2009, Quaderni Gruppo 2013, Roma.

Gli aspetti positivi della produzione bioenergetica sono molteplici e si distinguono a seconda dei soggetti coinvolti: - per le aziende agricole: sviluppo della multifunzionalità, incremento della biodiversità, conservazione della fertilità, maggiore competitività, ecc. - per il territorio rurale: nuovi posti di lavoro, conservazione delle comunità rurali, valorizzazione dei residui da smaltire, gestione attiva delle foreste, ecc. - per la nazione: riduzione delle importazioni di energia, incremento di competitività del sistema, allineamento delle politiche comunitarie, ecc. - per l’ambiente: riduzione dell’effetto serra, sequestro del carbonio, riduzione del consumo di combustibili fossili, riduzione delle emissioni di composti tossici ecc. Produzione di biomasse e sostenibilità Accanto a queste indicazioni, sono stati posti in modo sempre più incisivo i quesiti sulla sostenibilità della produzione di biomasse. In altri termini: la produzione delle biomasse è sempre sostenibile? E se la risposta è positiva, in quale misura? È sorto il dubbio, infatti, che l’impatto ambientale di alcune filiere produttive sia molto elevato e che il bilancio energetico della produzione di alcuni carburanti sia neutro o positivo ma in modo molto tenue. La Commissione Europea negli ultimi anni è intervenuta con decisione sugli argomenti considerati, adottando raccomandazioni molto precise: 1. produzione della biomassa senza ripercussioni negative sull'ambiente, attraverso i seguenti accorgimenti: tutela delle zone agricole ad alto valore naturalistico; mantenimento di una percentuale minima di superficie messa a riposo (3%) ad area di compensazione ecologica nelle zone intensamente coltivate; salvaguardia delle zone destinate a pascolo, degli oliveti, dei boschi e delle boscaglie; divieto di coltivazione dove si pratica l'environmentally farming; salvaguardia delle aree protette e in particolare delle aree forestali. 2. sviluppo di modelli per il calcolo delle superfici coltivabili per ogni regione sulla base

dei principi ambientali stabiliti. 3. individuazione, in base alle esigenze pedoclimatiche, delle diverse zone di coltivazione, delle colture e delle varietà più idonee per la produzione di biomassa. 4. valutazione del potenziale bioenergetico di ogni singola coltura e del loro mix. Il rapporto della Commissione Europea già citato [1] riferisce dei requisiti di sostenibilità per l’uso delle fonti di biomassa solida e gassosa nella produzione di energia elettrica e termica. Il documento rammenta che la direttiva sull’energia rinnovabile (2009/28/CE) riporta considerazioni per valutare la sostenibilità di: biocarburanti per i trasporti, bioliquidi usati in altri settori (produzione di elettricità, riscaldamento, raffrescamento). Ecco le indicazioni sulla sostenibilità delle biomasse solide e gassose: - uso del suolo e gestione delle risorse: si raccomanda di estendere ai Paesi in sviluppo i metodi per valutarne le emissioni; - LCA (Life Cycle Assessment) ed emissioni di gas ad effetto serra: per queste biomasse si consiglia di utilizzare la metodologia già utilizzata per i biocarburanti e i bioliquidi. In tal senso si riportano i risparmi di GES (Gas ad Effetto Serra) derivanti dall’impiego energetico delle biomasse solide; - sono formulate raccomandazioni agli Stati membri affinché dispongano schemi tecnici e norme che rispettino gli indirizzi della Direttiva sulle Energie Rinnovabili, senza però incidere in modo molto vincolante sulle biomasse forestali o agricole a causa degli alti costi per gli operatori. Nel rapporto, la Commissione dà precise indicazioni sulle emissioni tipiche di gas climalteranti nel corso della produzione di energia da parte di alcune filiere a biomasse (tabella 2) Considerazioni generali per lo sviluppo delle filiere energetiche a biomassa: linee di indirizzo - Occorre subordinare la produzione di energia rinnovabile (da biomasse) ai criteri di sostenibilità ambientale ed economica. - La scelta europea restituisce al territorio una piena centralità nell'ambito delle strategie di


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pianificazione, comprese quelle attinenti al settore energetico. - Rispetto alla scelta dei grandi impianti appare preferibile una produzione energetica caratterizzata dalla diffusione sul territorio di impianti di piccola taglia: la cosiddetta “generazione distribuita”. - Si determina così un'offerta energetica legata al territorio secondo il modello della “filiera corta”. - Per l'insieme dei motivi ricordati in questa relazione si ritiene corretto valorizzare gli impianti di produzione di biomassa di piccolamedia dimensione diffusi sul territorio, il cui sistema sia caratterizzato da un costo energetico dovuto al trasporto del combustibile non superiore al 2% rispetto al contenuto energetico della biomassa e che inoltre abbiano rendimenti energetici di conversione molto elevati. A questo proposito si sottolinea che alcuni Paesi concedono i contributi ai sistemi cogenerativi quando è utilizzato almeno il 30% dell'energia termica. Nuovi settori in fase di sviluppo Alla luce dell’attuale regime di sostegno che premia la produzione di energia elettrica, vi sono dei settori in particolare sviluppo. Oltre a biogas, pirolisi, gassificazione, usi termici della biomassa e cogenerazione ad olio vegetale, ai fini dell’incremento quantitativo del settore energia da biomassa, si ritengono importanti i seguenti sistemi: biogas da residui agricoli, zootecnici, agroalimentari, con sviluppo di tecnologie per potenza inferiore a 250 kWe; produzione di biometano (ove possibile) per aumentare il rendimento energetico dell’utilizzo; microgenerazione a biomasse nell’intervallo 80–600 kWe (in cogenerazione) con microturbine ad aria e con microturbine ad aria e ciclo ORC. Proiezioni Il nuovo sistema di incentivazione alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili favorisce nettamente gli impianti di potenza inferiore a 1 MW e rende economicamente sostenibili anche impianti di piccola taglia. L’introduzione della tariffa onnicomprensiva con un valore che non ha

eguali in Europa e la semplificazione sul modello del Conto Energia evitano inoltre l’attivazione di contrattazioni sul mercato dei certificati verdi. Contrariamente a quanto avvenuto spesso negli ultimi anni, in cui le economie di scala favorivano gli impianti di grande taglia, oggi è economicamente fattibile proporre impianti dimensionati sulla base delle reali potenzialità del contesto locale in termini di disponibilità di materie prime e di terreno. Ciò consentirà la massima espressione delle potenzialità in un ambito di sostenibilità ambientale della filiera, sia a livello aziendale, sia a livello locale. Raccomandazioni Le coltivazioni scelte devono essere idonee rispetto alle caratteristiche agropedoclimatiche del comprensorio. I livelli tecnologici attuali spesso risultano inadatti per strutture di mediopiccola dimensione: è necessario quindi puntare sulla ricerca e sull’innovazione. Occorre inoltre dimostrare la sostenibilità ambientale ed energetica della produzione mediante, ad esempio, lo sviluppo della cogenerazione per aumentare il rendimento complessivo. E ancora: premiare la generazione diffusa attraverso il consolidamento di una rete di piccoli impianti, anche ipotizzando la costruzione di veri e propri distretti agroenergetici, e sviluppare ulteriormente il rapporto tra il mondo dell’impresa agroenergetica e gli enti locali, in un contesto di pianificazione degli interventi sul territorio, anche di medio lungo periodo.

AGRICULTURAL BIOMASS UTILISATION FOR RENEWABLE ENERGY PRODUCTION IN ITALY The contribution of agriculture to “renewables” development: directives and projections by Roberto Jodice, CORTEA - Trieste The recent report from the European Commission [1]to the Council and the European Parliament, stresses that in Europe about 5% of the final consumptions of energy are covered by biomass sources, while the road map of the January 2007

advises to double the use of biomass, with the objective to reach 20% of energy use covered by renewables. In Italy the capacity of the biomass for the production of energy is also considerable. According to the data of a recently published study [2], the potential supplementary energy contribution that agriculture could supply by 2020 is 11.50 Mtep/y, as opposed to the current 4.3 Mtep/y. The role of agricultural energy Accordingly, the contribution percentage of agricultural energy, with respect to the Italian energy balance in the year 2020, could reach 8%, with a renewable energy total production of 15.80 Mtep/y. Therefore the role of agricultural energy becomes essential to reach the European objectives of the year 2020. A further prediction regards the impact on employment : approximately 100,000 units involved in the production or in conversion of energy from the different renewable sources. For that concerning emissions, the carbon dioxide avoided would be 26.37 Mt/year, while the agricultural surface involved, in the biomass production, will be 10.7 million hectares (forests), 70,000 hectares (energy crops), 30 million comprehensive hectares (cereals, oil crops, citrus, olive tree and vineyards) that produce residues and waste. To these surfaces one must be add those potentially useable for biofuels, about 360,000 hectares. The positive aspects of the bioenergy production are complex and different for every subject involved: - for the farms: development of multifunctionality, increase of biodiversity, preservation of soil fertility, greater competitiveness, etc. - for the rural area: new employment, preservation of the rural community, exploitation of waste, profitable management of [1] Report from the Commission to the Council and the European Parliament on sustainability requirements for the use of solid and gaseous biomass sources in electricity, heating and cooling. 25.02.2010 (65/66). [2] E. Bonari, R. Jodice, S. Masini. L’impresa agroenergetica. Ruolo e prospettive nello scenario “2 volte 20 per il 2020”, Aprile 2009, Quaderni Gruppo 2013, Roma.


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the forests, etc. - for the nation: reduction of energy imports, increase of competitiveness of the system - for the environment: reduction of greenhouse effect, carbon font, decreasing of fossil fuel utilisation, decreasing of polluting emissions Production of biomass and sustainability But aligned with these indications, the questions on the sustainability of biomass production were made in more incisive manner. In other words: is the production of the biomass always sustainable? And if the answer is yes, in what measure? The doubt was thrown up, in fact, that the environmental impact of some productive networks is very high and that the energy balance of the production of some biofuels is neutral or positive but in a very small way. The European Commission in the last years has intervened decisively on these aspects, adopting very precise recommendations: 1. production of biomass without negative repercussion on the environment, overcoming the following obstacles: protection of the agricultural zones of high naturalistic value; maintenance of a smaller percentage of surface set aside (3%) as ecological area of compensation in the areas intensely cultivated; safeguards of some zones destined to pasture, olive groves, forests and undergrowth; prohibition of cultivation where environmental farming is in practice; safeguards of some areas and particularly the forest areas. 2. development of models for calculating the area cultivated for each region based on environmental principles 3. identification, according to the climatic requirements, of the various areas of cultivation, crops and varieties suitable for biomass production. 4. evaluation of bio-energy potential of each culture and their mix. The report of the European Commission, already considered [1], reports on the sustainability requirements for the use of renewable solid and gaseous biomass in electricity and heat production. The document recalls that the Renewable Energy Directive (2009/28/EC) lists considerations for assessing the sustainability

of: bio-fuels for transport, and bio-liquids used in other sectors (electricity, heating, cooling). Here are the instructions on the sustainability of solid and gaseous biomass utilisation: - land use and resource management: it is recommended that the methods to assess emissions be extended to developing countries - LCA (Life Cycle Assessment) and emissions of greenhouse gases: for these biomasses the methodology already used for biofuels and bioliquids should be used. Thus the savings in GHG (greenhouse gas) emissions are reported, resulting from the use of solid biomass energy. - recommendations to Member States area reported, for adopting standards that comply with the guidelines of the renewable energy Directive, but without affecting much binding on agricultural or forest biomass due to high costs for operators. The Commission report gives detailed information on typical emissions of greenhouse gases during energy production from biomass in some sectors (table 2). General considerations for biomass - energy sectors development: guidelines - The production of renewable energy from biomass must be subject to criteria for environmental and economic sustainability. - The European policy gives a full centrality to the territory, in the context of planning strategies, including those related to the energy sector. - Compared to big plants, the choice for the production characterized by the spread in the territory of small plants is preferred: the socalled "distributed generation”. - An offer of energy related to the territory along the lines of "short chain" is determined. - For all the reasons mentioned in this report it is considered correct to exploit the energy production in medium-small size plants, where the system is characterized by an energy transport cost due to fuel, not exceeding 2% of the energy content of biomass; and by very high energy conversion efficiencies. A point of interest here: some countries grant subsidies for cogenerative CHPs systems when at least 30% thermal energy is used

New areas under development In the light of the support system concerning the production of electricity, there are areas of particular development. In addition to biogas, pyrolysis, gasification, thermal uses of biomass and oil cogeneration plant, the following sectors are considered the most important: biogas from agricultural waste, livestock, food processing, with the development of technologies P <250 kW, production of bio-methane (where possible) to increase energy utilization efficiency, micro-generation with biomass in the range 80-600 kW (for CHP) using microturbines. The new projection system to encourage the production of electricity from renewable sources clearly favours power plants <1 MW and makes even the small plants affordable. The introduction of the tariff with a comprehensive value that has no equal in Europe and simplification along the lines of "Conto Energia” (energy bill) prevents further activation of trading in the market for “green certificates”. Contrary to what happened often in recent years, where scale economies favoured large dimension plants, it is now economically feasible to propose facilities with dimensions based on the real potential of the local context, in terms of availability of raw materials and land. This will allow the maximum expression of the potential within a framework of environmental sustainability in the sector, both at corporate and local level. Recommendations The chosen crops must be appropriate with respect to pedoclimatic characteristics of the area. The current technological levels are often unsuitable for structures of medium-small size: it is therefore necessary to focus on research and innovation. It should also demonstrate the environmental sustainability of energy production, for example through the development of cogeneration to increase the overall efficiency. Again: rewarding the generation spread through the consolidation of a network of small plants, even organizing agroenergy districts; and further developing the relationship between the agricultural enterprises the and local authorities, in a context of local planning assistance, also including a long-term average.


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Tabella 1: Il contributo delle agroenergie al bilancio energetico nazionale previsto al 2020

Tabella 2: Emissioni tipiche di gas climalteranti nel corso della produzione di energia da parte di alcune filiere a biomasse

Table 1: The contribution of the agricultural energy to the national energy balance expected in the year 2020

Table 2: Typical emissions of greenhouse gases during energy production from biomass in some sectors


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BIO-COGENERAZIONE AL SERVIZIO DELLE IMPRESE AGRICOLE L’imprenditore agricolo diventa produttore di energia grazie alla valorizzazione del biogas di Mauro Bonera, Area Manager di AB Energy SpA

La crescente attenzione del mondo agricolo verso la bio-cogenerazione è un fatto certamente positivo che evidenzia un’evoluzione nell’imprenditorialità di settore. La valorizzazione del biogas è, infatti, un’importante opportunità di profitto, come dimostra il crescente numero di impianti installati presso aziende agricole e la campagna di informazione volta a divulgare una cultura di prodotto e la tecnologia di processo. Un’opportunità i cui benefici si sono rafforzati anche a livello legislativo: il ddl “Sviluppo” 1141 (approvato il 1° luglio 2009) ha incrementato, infatti, gli importanti incentivi alla produzione di energia elettrica da biogas, con una potenza d’impianto non superiore a 1 MW: viene infatti riconosciuta la tariffa omnicomprensiva (incentivo ed energia elettrica prodotta) pari a 0,28 euro per kWh immesso nella rete elettrica. Si tratta di una tariffa decisamente più remunerativa rispetto alla media degli incentivi della Comunità Europea che si attestano sugli 0,18 euro. Gli ecoincentivi permettono di ammortizzare un impianto di cogenerazione a biogas in tempi particolarmente veloci, per dare il via al ricavo di significativi utili da un investimento veramente efficace, sia a livello imprenditoriale sia per la salvaguardia dell’ambiente. È altrettanto comprovato che l’argomento richiede un’informazione chiara e circostanziata. In particolare è fondamentale che l’imprenditore agricolo apprenda le varie fasi del processo di produzione del biogas e della valorizzazione energetica dello stesso, destinando maggior attenzione alla scelta dei componenti tecnologici in grado di condizionare positivamente la performance produttiva dell’intero sistema. Fra questi senz’altro spicca il gruppo di cogenerazione. Dalla qualità e dalle soluzioni tecnologiche che caratterizzano il gruppo di cogenerazione dipendono il rendimento energetico e la performance economica complessiva dell’impianto. L’esperienza della Cooperativa Speranza di Candiolo (TO) Un significativo esempio dei vantaggi della biocogerazione è l’impianto operativo dal 2008 presso la Cooperativa Speranza di Candiolo, in provincia di Torino. Questa esperienza dimostra

che investendo in tecnologia cogenerativa evoluta si ha la certezza che neppure un euro vada... “in fumo!”. La Cooperativa Speranza opera prevalentemente nel settore zootecnico e vende direttamente al pubblico i suoi prodotti. La biocogenerazione si basa su un ciclo naturale. Gli allevatori della Cooperativa hanno proposto la loro idea di impianto all’amministrazione comunale di Candiolo nel gennaio 2006. Nell’estate del 2007 sono iniziati i lavori e l’impianto è stato attivato nel mese di aprile 2008. Esso produce otto milioni di chilowatt (energia elettrica) annui e altrettante chilocalorie (energia termica). Utilizza il letame e il liquame animale, gli scarti di prodotti vegetali e una parte di trinciato di mais. Il tutto viene posto all’interno dei digestori, dove la decomposizione della materia organica produce metano. Al termine di tale ciclo, il biogas diventa combustibile per il cogeneratore, producendo energia elettrica e calore; la biomassa rimanente viene separata formando un compost e un concime minerale che ritornano ai campi, esattamente dove era iniziato il ciclo. Tutto il processo di trasformazione viene tenuto costantemente monitorato tramite un software dedicato e una centrale di controllo. Inoltre, immettendo nella rete energia prodotta da fonti rinnovabili, l’impianto consente di evitare una grande quantità di emissioni di CO2 (circa 5.670 t/a), grazie al non impiego di combustibile fossile. La scelta di dotarsi di un impianto di questo tipo concilia l’utile imprenditoriale con l’attenzione che la Cooperativa nutre per l’ambiente. L’impianto inoltre non produce alcuna esalazione nell’aria in quanto la sostanza organica viene digerita in ambiente anaerobico e viene quindi mineralizzata. La Cooperativa, grazie all’investimento effettuato, è in grado di produrre una media annua di 4.200.000 metri cubi di biogas che genererano energia elettrica da un’unità cogenerativa di 990 kWe per un totale di oltre 8.400.000 kWh. Viene prodotta anche energia termica ad una potenza iniziale di 588 kWt che aumenterà in seguito all’installazione, già predisposta, di una caldaia per il raggiungimento di una produzione totale di oltre 6.780.000 kWh.

BIO CO-GENERATION FOR FACTORY FARMS Farmers become energy producers thanks to the exploitation of biogas by Mauro Bonera, Area Manager of AB Energy SpA The increasing attention paid by farmers to bio co-generation is a positive fact, which underlines the evolution of the entrepreneurial spirit in this business. In fact, the exploitation of biogas is an important source of revenues, as is demonstrated by the multiplying of facilities installed in farms and the information campaign dedicated to raising awareness of this product culture and process technology. At a legislative level, the benefits of this opportunity have also been enhanced: the “Sviluppo”; proposed development law no. 1141 (approved July 1st, 2009), improved the incentives for the production of electricity from biogas plants with power not exceeding 1 MW: the so-called “all-inclusive fixed rate” (incentive fee and produced energy) is indeed acknowledged and its value is 28 eurocents per kWh on the electricity network. This fee is much more remunerative than the average incentive of the European Community, evaluated at 18 eurocents. Eco-incentives allow the costs of a biogas co-generation plant to be absorbed quite quickly and the farmer should see improved margins, so this is a very effective investment both from the entrepreneurial and the environmental point of view. It is also clear that this issue is in need of clear and documented information. In particular, it is of primary importance that the farmer learn the different phases of the biogas production process and of the energetic value of it, choosing carefully the technological components that can increase the performance of the whole system. The co-generator is surely one of these components: of course, the production of biogas takes place in the anaerobic digesters, but the global energetic and economic performance of the plant also depends on the quality and technological solution of the co-generator.


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Case history: the Cooperativa Speranza of Candiolo (Turin) An example of the advantages of bio cogeneration is the biogas plant operating since 2008 near the Cooperativa Speranza of Candiolo, in the province of Turin. This experience demonstrates that investing in an evolved co-generative technology assures that not even one euro will vanish. Cooperativa Speranza has been working in the livestock industry and sells its products directly to the clients. Bio co-generation is based on a natural cycle. The Cooperative breeders proposed their idea of a biogas plant to the Candiolo local council in January 2006. Work began in summer 2007 and the plant was active by April 2008. The plant produces eight million kilowatts (electric energy) per year and as many kilocalories (thermal energy). It uses dung and slurry, the waste of vegetable products and a part of shredded corn. Everything is put in the digesters, where the decomposition of the organic matter produces methane. At the end of this phase, biogas becomes the fuel for the cogenerator producing both electric energy and heat; the biomass left is separated and becomes a fertilizer for the fields, exectly where the whole cycle began. The whole process is monitored by dedicated software in the control room. Moreover, not using fossil fuels and entering in the electricity network energy from renewable sources, the plant reduces considerably the emission of CO2 (about 5,670 ton/year). The decision to install this kind of plant reconciles company profit with the focus the Cooperative places on the environment. Moreover the plant does not produce any air emissions as the organic matter is digested in an anaerobic context and is therefore mineralized. Thanks to this investment, the Cooperative can produce an annual average of 4,2 million cubic metres of biogas that will generate more than 8,400,000 kWh electricity from a CHP of 990 kW and thermal energy with an initial power of 588 kWt to be increased after the installation of a new boiler, in order to achieve a total production of over 6,780,000 kWh.

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Fig. 1: Impianto di bio-cogenerazione della Cooperativa Speranza di Candiolo TO - Co-generative plant of the Cooperativa Speranza of Candiolo (Turin) Fig. 2: Schema dellâ&#x20AC;&#x2122;impianto - Plant scheme


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BIOGAS E SVILUPPO RURALE Il ruolo strategico dell’imprenditore agricolo di Paulina Campos, Responsabile Marketing di MT-Energie Italia Srl

La produzione di biogas rappresenta una soluzione efficiente per la salvaguardia dell’ambiente, rendendo possibile la valorizzazione di materia prima rinnovabile disponibile sul territorio: scarti agro-industriali o reflui zootecnici, oltre alle colture energetiche, per la trasformazione in calore, elettricità e biocombustibili. Il biogas può essere prodotto continuamente, indipendentemente delle condizioni atmosferiche. Ha inoltre il grande vantaggio di poter essere stoccato (come biometano) e pertanto utilizzato nel momento in cui viene richiesto. Le opportunità del biogas Il biogas offre un’opportunità reale di diversificazione del reddito aziendale per il settore agricolo - prendendo in considerazione la tariffa fissa omnicomprensiva, concetto introdotto dalla Legge Finanziaria 2008 (244/07)il cui valore, pari a 28 centesimi/kWh per impianti di biogas inferiore a 1 Megawatt, è stato fissato dalla Legge 99/09. Davanti al momento di difficoltà che vive il mondo agricolo, la strada del biogas apre la possibilità al contesto agro-zootecnico di integrare l’attività agro-energetica a quella tradizionale, permettendo di partecipare ai benefici della green economy e di rinforzare la competitività presente e futura. L’imprenditore agricolo ha un ruolo strategico per l’incremento della sicurezza energetica nazionale tramite la creazione di diverse centrali agroenergetiche dislocate nel territorio. Terreni agricoli che a causa di una scarsa redditività non vengono più coltivati, possono essere riattivati, con una conseguente ripresa economica per le zone rurali. In più, una pianificazione colturale che prevede un doppio raccolto può incrementare la resa agronomica dei terreni. Il digestato, sottoprodotto della digestione anaerobica, rappresenta un concime naturale, in grado di sostituire l’utilizzo di fertilizzanti chimici, aggiungendo valore economico e agronomico alla produzione di biogas. Italia e Germania a confronto In Germania - questo Paese è tra i leader in Europa nella produzione di biogas - il numero di impianti è passato da 850 nel 1999 a 4.500 alla

fine del 2009. La potenza installata è cresciuta di quasi 1.000 MWe nel giro degli ultimi 4 anni, per arrivare ad un totale di 1.650 MWe nel 2009, assicurando un posto di lavoro a 11.000 dipendenti, secondo le ultime statistiche dell’Associazione Tedesca di Biogas. Nel 2006, due anni dopo la revisione della Legge Tedesca sulle Energie Rinnovabili (EEG 2004), il settore del biogas tedesco ha vissuto la sua maggiore crescita, con la costruzione di 820 nuovi impianti e un incremento della potenza installata di 450 MWe. Secondo l’indagine realizzata recentemente dal Consorzio Italiano di Biogas, in Italia vi sono oltre 120 impianti di biogas agricolo in funzione, per una potenza installata di 70 MWe, pari a quella della Germania nel 2000. Questi numeri potranno raddoppiare entro la fine dell’anno, in un trend di crescita costante negli anni successivi, se diversi fattori come i tempi autorizzativi, l’accesso al finanziamento e soprattutto la chiarezza e la lungimiranza della tariffa incentivante, si svilupperanno in maniera favorevole per il settore.

BIOGAS AND RURAL DEVELOPMENT The strategic role of farmers by Paulina Campos, Marketing manager of MTEnergie Italia Srl The production of biogas is an efficient solution for the preservation of environment as it increases the value of some renewable material available in the area: agro-industrial waste, animal husbandry effluents and energetic cultures, in fact, can be turned into heat, electricity or biofuels. Biogas can be produced with continuity as it does not depend on weather conditions and has the advantage of being storable (as biomethane) and used when needed. Opportunities offered by biogas Biogas offers to commercial farms a real opportunity of income diversification if we consider the so called “all-inclusive fixed rate”

introduced by the 2008 Financial Act (law no. 244/07). Its value has been fixed by the Law no. 99/09 to 28 eurocent/kWh for biogas plants producing less than one megawatt. In this difficult moment, biogas is a good opportunity for the agricultural and zoo technical sector, to integrate traditional and agro-energetic activities, getting the benefits of green economy and reinforcing present and future competitiveness. Farmers have a strategic role for the growth of national energetic security by the establishment of several agro-energetic power plants distributed in the area. Low-profitable lands which are no longer cultivated can be reactivated with a consequent economic revival of rural areas. Moreover, a double-harvest agricultural plan can increase the yield from the land. Furthermore, digestate - a by-product of anaerobic digestion - is a natural soil conditioner that can replace chemical fertilizers, increasing the agronomic and economic value of biogas. Comparison between Italy and Germany Germany is one of the leading European Countries for the production of biogas. There, the number of biogas plants increased from 850 in 1999 to 4,500 at the end of 2009. The installed capacity has grown by almost 1,000 MWe within the last 4 years, reaching a total of 1,650 Mwe in 2009 and according to the last statistics of the German Biogas Association the business counts 11,000 employees. In 2006, two years after the revision of the German renewable energy law (EEG 2004), the biogas business had his biggest growth with the establishment of 820 new facilities and an increase of installed capacity of 450 MWe. According to a recent survey by the Italian Biogas Association, in Italy there are more than 120 biogas plants, with an installed capacity of 70 MWe, equivalent to the one in Germany in 2000. There are some factors that, if developed in a favourable way for the business, could double these values by the end of the year, with a constant growth trend in the following years: authorisation times, access to financing and above all the clarity and farsightedness of the incentive fee.


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Fig. 1: Impianto biogas MT-Energie dalla Tenuta di Bagnoli (PD) durante la fase di ampliamento a 1 MW MT-Energie biogas plant in Tenuta di Bagnoli (Padua) in the phase of extension to 1 MW. Fig. 2: Vista impianto MT-Energie con allevamento suino - MT-Energie plant with swine-breeding

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SFRUTTARE I CANALI IRRIGUI PER PRODURRE ENERGIA Da un approccio su grande scala ai benefici del mini idroelettrico di Giovanni Fornasa, ZECO Srl

Le centrali idroelettriche utilizzano il potenziale gravitazionale di cui gode una massa d’acqua per generare energia elettrica. Infatti l’acqua, opportunamente convogliata, porta in rotazione una turbina idraulica che, accoppiata con un generatore elettrico, produce elettricità. L’idroelettrico tuttavia racchiude in sé alcune distinzioni che è opportuno fare per comprendere le profonde diversità tra le tipologie di centrali esistenti. La prima fondamentale distinzione riguarda le dimensioni dell’impianto e, in particolare, la potenza installata, che, dipendendo dalle condizioni idrauliche disponibili, può variare da qualche kilowatt fino a migliaia di megawatt. Le grandi centrali, purtroppo, non sono solamente accomunate da un’ingente produzione d’energia, ma anche da una serie di problematiche inevitabilmente connesse alle loro dimensioni: distruzione di interi ecosistemi per la creazione dell’invaso, pericolosità insita nell’accumulo di ingenti quantità d’acqua, arrivando addirittura a cambiamenti climatici, sono solo alcuni degli effetti causati sul territorio. Un’alternativa vantaggiosa: il mini idroelettrico A questo approccio su grande scala, si contrappone il mini idroelettrico, caratterizzato da una potenza installata ridotta, fino 10 MW secondo l’European Small Hydropower Association, che comporta l’utilizzo di strutture di dimensioni molto minori rispetto ad un impianto idroelettrico classico. Da ciò deriva una maggiore sicurezza, grazie al minor volume d’acqua nel bacino, e un minor impatto ambientale e paesaggistico. A questo si aggiunge una valutazione di tipo economico: questi piccoli impianti richiedono investimenti iniziali limitati, minori costi di manutenzione e tempi di realizzazione più contenuti. Altro fattore di distinzione negli impianti idroelettrici è la modalità di sfruttamento dell’acqua: negli impianti a bacino il flusso viene sbarrato per creare un invaso che contenga l’acqua successivamente turbinata; viceversa, negli impianti ad acqua fluente non si creano opere di sbarramento ma si sfrutta la portata disponibile

sul corso d’acqua. Ancora una volta le differenze tra le due tipologie stanno nell’impatto ambientale e nei differenti costi: un impianto ad acqua fluente richiederà minori opere civili, riducendo costi ed effetti sull’ambiente.

USING IRRIGATION CHANNELS FOR CLEAN ENERGY

Lo sfruttamento dei canali irrigui Considerando questi aspetti, risulta facilmente intuibile come la scelta progettuale di un mini impianto ad acqua fluente risulti essere, ove possibile, l'alternativa migliore per lo sfruttamento di un corso d'acqua. In particolare, i presupposti per una scelta di questo tipo si trovano nello sfruttamento dei canali irrigui, che vengono ad essere così una risorsa energetica distribuita sul territorio agricolo italiano. L'esperienza di ZECO nel settore idroelettrico diventa la chiave d'accesso a questo patrimonio energetico: l'azienda, infatti, possiede un punto di forza nella realizzazione di turbine “a bulbo” Kaplan, le più idonee allo sfruttamento di siti con piccoli salti e grandi portate, caratteristiche tipiche dei canali irrigui. Queste turbine possiedono il grande vantaggio di integrare il generatore elettrico, permettendo così la riduzione dei costi delle opere civili e nel contempo di avere un impatto ambientale ancora più ridotto. Attualmente la tariffa incentivata corrisposta per i piccoli impianti è di 0,22 euro/kWh: ciò fa sì che si abbia un ritorno dell'investimento iniziale nel giro di qualche anno. Lo sfruttamento dei canali irrigui è quindi un'opportunità meritevole di attenta valutazione. Se affrontata assieme ad un interlocutore capace ed esperto, può divenire oltre che un contributo per migliorare l'ambiente nel quale tutti viviamo, una notevole fonte di reddito.

Hydroelectric power stations use the gravitational potential of a water mass to generate electric power. In fact the water is appropriately channelled to rotate a hydraulic turbine that, coupled to an electric generator, produces electricity. Hydropower nevertheless has many facets that have to be recognised in order to understand the profound differences between the types of existing power stations. The first important distinction can be seen in the size of the plant and especially the installed power which, depending on the hydraulic conditions available, can vary from several kilowatts up to a thousand megawatt. Unfortunately large-scale power stations not only have the enormous production of electricity in common, but also a series of inevitable problems associated with their size: the destruction of whole ecosystems to create the reservoir, the intrinsic hazards related to the build up of such large quantities of water, which can even result in climate changes, are just some of the effects incurred by the area.

From a large-scale approach to the benefits of mini hydropowers by Giovanni Fornasa, ZECO Srl

An advantageous alternative: the mini hydropower This large-scale approach can be contrasted by the mini hydropower, characterised by a reduced installed power of up to 10 MW, according to the European Small Hydropower Association, which involves the use of much smaller sized plants than the classic hydroelectric power station. This results in greater safety, thanks to the lower water volume in the reservoir, and naturally a lower impact on the environment and the countryside. The financial aspects can be added to this evaluation: these small plants require limited initial investment, lower maintenance costs and shorter construction times. Another distinctive factor of hydroelectric stations is the way they


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use the water: a reservoir plant dams the flow to create a build-up of water that is subsequently turbined, while vice versa in flowing water plants no damming work is created as they exploit the head offered by the water course. Once again the differences between the two types of plant lie in environmental impact and the different costs: a running water plant requires less building work, reducing costs and environmental effects. The utilisation of irrigation channels In the light of these aspects, it is easy to imagine how the engineering choice of a mini running water plant is, where feasible, the best alternative for exploiting a watercourse. In particular, the basis for this kind of choice can be found in the use of irrigation channels, which thereby become an energy resource distributed over the entire Italian farmland. ZECO’s experience in the hydroelectric sector becomes a gateway to access this enormous energy asset. In fact the company’s strength lies in the manufacturing of Kaplan “bulb” turbines, best suited to exploit sites with small gradients and large heads, typical characteristics of irrigation channels. These turbines have the great advantage of integrating the power generator in the turbine body, thereby offering a reduction in building costs and also an even lower environmental impact. The current incentive paid for a small plant is 0.22 euro/kWh: this means that a return on the initial investment can be obtained within a few years. The utilisation of irrigation channels is therefore an opportunity well worth careful consideration and, if advised by a competent expert, it can not only become a contribution towards improving the environment we live in, but also a considerable source of income.

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Fig 1: Esempio di impianto idroelettrico realizzato su un canale irriguo nella Pianura Padana - Hydroelectric plant built on an irrigation canal in the Po Valley Fig. 2: Turbina Kaplan a bulbo Kaplan “bulb” turbine


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UN RUOLO DA PROTAGONISTA PER IL POLESINE Verso un futuro “green” del territorio di Angelo Zanellato, Presidente di Consvipo (Consorzio per lo Sviluppo del Polesine)

Il Polesine è una terra che vive una forte contraddizione in merito al tema energetico. Negli anni ‘70 infatti, nonostante la forte vocazione naturalistica e agricola, è stata individuata come zona ideale per l’insediamento di una centrale termoelettrica. Il territorio, dopo aver già ospitato il più grande rigassificatore off shore d’Europa sulle coste del Parco Regionale Veneto del Delta del Po, si trova oggi al centro del dibattito energetico/ambientale per l’imminente trasformazione a carbone dell’originaria centrale Enel di Porto Tolle. Valorizzare il Polesine Il Polesine non intende diventare un polo energetico, nonostante qui si sia insediata in passato la centrale termoelettrica Enel e a tutt’oggi si installino imponenti impianti energetici da fonte tradizionale. Da anni, il territorio sta tentando di puntare sulla valorizzazione del proprio patrimonio ambientale per favorire un turismo sostenibile e una crescita dei propri settori economici di eccellenza (agricoltura, pesca, trasformazioni di prodotti ittici, artigianato e piccola industria). In tutto questo si inserisce, con l’irruenza tipica dei prodotti a forte innovazione tecnologica e con la seduzione dei business a rendimento “sicuro”, il tema degli impianti da fonti di energia rinnovabile, sia fotovoltaico sia a biomasse, trovando nel nostro tessuto imprenditoriale e istituzionale un interlocutore ricettivo. Il Consvipo (Consorzio per lo Sviluppo del Polesine), che rappresenta la Provincia di Rovigo e la quasi totalità dei Comuni della provincia stessa, forte delle esperienze di concertazione e programmazione dello sviluppo locale maturate nell’ultimo decennio, ha ritenuto di essere promotore attivo di questa iniziativa. Il Consorzio, infatti, è consapevole che anche sul tema delle energie rinnovabili vi sia la necessità di interrogarsi sulle modalità più idonee per favorirne una diffusione che si integri con l’economia endogena e tenga conto delle esigenze e delle priorità di sviluppo che il territorio già ha individuato. Il Consvipo, assieme alla Provincia di Rovigo, è già impegnato nella realizzazione di un progetto imponente per l’installazione di 58 impianti fotovoltaici su

altrettanti edifici di 38 Comuni polesani, ma ritiene che si possa e si debba intervenire su molteplici altri fronti per rendere il Polesine più “green” e creare sinergia tra l’economia esistente e le nuove opportunità offerte dalle fonti rinnovabili. Basti pensare ad esempio, alle numerose aree industriali/artigianali ancora disponibili che potrebbero ospitare parchi solari, come nel caso della macroarea di Castelguglielmo e San Bellino. O ancora, agli impegni che si potrebbero chiedere ad Enel in termini di ricerca e innovazione su energie rinnovabili da impiegare sul territorio per compensare gli effetti negativi della centrale a carbone e rendere così il Polesine altamente competitivo quando la centrale sarà dismessa. Il convegno tenutosi a Rovigo per la Settimana dell’Energia Sostenibile, ha rappresentato un’importante occasione di confronto pubblico sul tema, che mi auguro apra la strada alla programmazione sinergica degli interventi e degli incentivi agli investimenti privati “green”. Quando il Consvipo è stato invitato a far parte del comitato organizzatore di GREENordEsT week (quest’anno, in termini di complessità e di risonanza, è stata la manifestazione più vasta in Italia in questo settore), ha colto con umiltà ma con altrettanto vigore questa sfida perché consapevole che il tema ha un altissimo valore per il Polesine, sia in termini culturali e sociali legati al rispetto dell’ambiente e del risparmio energetico - sia come opportunità per il tessuto imprenditoriale e occupazionale locale. Il Polesine non può continuare ad essere considerato anche in questa era delle energie rinnovabili solo come terra di conquista o un bacino di risorse a cui attingere, ma deve svolgere un ruolo da protagonista del proprio futuro. Il Consvipo è convinto, come anche nel caso della riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle, che non ci si possa ritenere contenti solo di quello che ci viene riconosciuto o calato dall’esterno, ma che occorra dire e pretendere ciò che riteniamo giusto per il futuro del nostro territorio. Naturalmente il Consvipo non ha la soluzione preconfezionata, ma si pone come stimolatore di ragionamenti, di confronti tra tutti i portatori di interessi in gioco

(associazioni di categoria, Provincia, Comuni, CCIAA), avendo cura di guardare anche oltre: ai giovani che ancora studiano e agli ordini dei professionisti del settore, i quali possono portare un contributo prezioso alla discussione e al sistema del credito che, se coinvolto adeguatamente, può contribuire a dare un supporto a percorsi condivisi di sviluppo. Quest’economia “verde”, che molto più di altre si coniuga con la vocazione del nostro territorio, potrebbe, se ben gestita e programmata, offrire un alto valore aggiunto a tutti i settori di eccellenza, oltre che aiutarci per far decollare finalmente il nostro turismo. La proposta di Consvipo per uno sviluppo “green” GREENordEsT week è un’iniziativa nata dal basso, da soggetti che operano sul territorio per la promozione di uno sviluppo sostenibile e che l’anno prossimo si ritroveranno a verificare quanti nuovi tasselli è stato possibile aggiungere nel quadro della sostenibilità ambientale e dell’efficienza energetica. Il Consvipo intende quindi lanciare una proposta, prima di tutto al territorio polesano e alle istituzioni che in esso vi operano perché, se condivisa, possa essere estesa ai partner di questa iniziativa. Perché non cogliere l’occasione per investire in ricerca e sviluppo sulle energie da fonti rinnovabili mettendo a frutto proprio parte dei fondi che il territorio dovrebbe ricevere come compensazione ambientale dalla riconversione della centrale Enel di Porto Tolle? La sfida consiste nel mettere a sistema i vari attori che hanno organizzato GREENordEsT week 2010 e mettere loro a disposizione parte dei fondi Enel per la ricerca e il trasferimento tecnologico sul risparmio energetico e le energie rinnovabili, al fine di creare delle opportunità di sviluppo “green” per il Polesine e tutto il Nordest.


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FOR POLESINE A LEADING ROLE For its own future â&#x20AC;&#x153;greenâ&#x20AC;? by Angelo Zanellato, President of Consvipo (Consortium for the development of Polesine) Polesine (the Po Delta) is a land of strong contradictions regarding the energy issue. In fact in the '70s, despite the strong agricultural and nature vocation, it was identified as an ideal area for the establishment of a thermoelectric plant. The territory, having already hosted the largest European regasification terminal offshore in the waters of the Veneto Regional Park of the Po Delta, is still the focus of an energy environment debate for the imminent transformation of coal to the original Enel Porto Tolle centre. The enhancement of Polesine Polesine does not intend to become an energy hub, although there is already an established Enel power plant and there are still installation plants of impressive energy from traditional sources. For years the territory has attempted to focus on the enhancement of its environmental heritage to promote sustainable tourism and the growth of its economic sectors of excellence (agriculture, fishing and the transformation of handicrafts and small industries). In all, this fits in with the strength of traditional products with high technological innovation and the seduction of "safe" business performance, the theme of renewable energy plant sources, both photovoltaic and biomass, and a receptive interlocator is found in our entrepreneurial and institutional web. Consvipo (Consortium for the development of Polesine), which represents the Province of Rovigo and almost all the municipalities in the province, has strong experience in consultation and local development planning which has been gained over the past decade, and is considered to be an active promoter of this initiative. We are conscious that there is an issue of renewable energy and there is a need to question how best to promote dissemination which will integrate the endogenous economy and take into account the needs and development priorities that the

area has already identified. Consvipo, along with the Province of Rovigo, is already engaged in carrying out a massive project for the installation of 58 photovoltaic systems on many buildings in 38 Polesine municipalities, but believes that more can and should be done on several other fronts to make Polesine "greener" and create synergy between existing economies and new economic opportunities offered by renewable sources. Just think, for example, of the numerous industrial/craft areas already available which could accommodate solar parks, such as the macro area of Castelguglielmo and San Bellino. It could even be possible to ask Enel to conclude their research and innovations on renewable energy in the territory to compensate for the negative effects of the carbon centre to give Polesine the chance to become highly competitive when the plant is decommissioned. The conference held in Rovigo during EUSEW represented an important opportunity for public discussion on the topic, which I hope will pave the way for synergistic programming of the operation and incentives for private green investment. When Consvipo was invited to join the organizing committee of GREENordEsT week (the largest event this year in Italy in terms of complexity and resonance) it accepted the challenge with humility but also with great enthusiasm because they are conscious that the issue is of the utmost importance to Polesine, both culturally and socially, in respect of the environment and energy conservation, but also in opportunities for the entrepreneurial network and local employment. Polesine cannot, in this era of renewable energy, continue to be considered a conquered land or a pool of resources to be drawn from, but must play a key role in the future. Consvipo is convinced, as in the case of coal conversion of the Porto Tolle centre, that even in this situation we should not be content just to be acknowledged or praised from the outside, but we should say what we believe is right and demand what we consider right for the future of our territory. Of course Consvipo doesnâ&#x20AC;&#x2122;t have a prepackaged solution, but presents itself as a stimulator of

ideas to instigate discussion between all stakeholders involved (industrial categories, Provinces, Municipalities, CCIAA), also with a regard for young people still studying, professionals who can make a valuable contribution to discussions and credit systems and those who can, if properly employed, help to provide support to shared development. This "green" economy which more than others is linked strongly to jobs in our territory could, if well managed and planned, offer a high added value to all sectors of excellence, as well as help our tourism take off. The proposal of Consvipo for the development of a "green" territory GREENordEsT week is an initiative born from the base, by subjects operating in the territory promoting sustainable development and will meet next year to see how many new pieces can be added to the puzzle of environmental sustainability and energy efficiency. Consvipo intends to launch a proposal, first of all in the Polesine territories and all the institutions that they work with because, if shared, it is possible to extend this initiative to partners. Starting from a traditional source of energy represented by coal, which could characterize the conversion at the Enel centre in Porto Tolle, why not take the opportunity to invest in research for renewable energy sources by using the part of the funds that the territory will receive as compensation from the re-conversion? The challenge is to put into system the various people who organized GREENordEsT week 2010 and make available to them part of the Enel funds for research and technology transfer for energy efficiency and renewable energy, to create green development opportunities for Polesine and all the North East.


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IL PRIMATO DI ROVIGO: NASCE IL PARCO FOTOVOLTAICO PIÙ ESTESO D’EUROPA Avrà una dimensione pari a quella di 120 campi da calcio e sarà operativo entro la fine del 2010 a cura dell’Ufficio stampa di SunEdison Italia Srl

Si svilupperà su una superficie di oltre 850 mila mq e avrà una potenza di 72 MW. Il più grande parco fotovoltaico d’Europa sta per sorgere in provincia di Rovigo ad opera di SunEdison. L’impianto ad energia solare raggiungerà la piena operatività entro la fine dell’anno. Nel primo periodo di attività, si calcola che il sistema produrrà energia in quantità equivalente al fabbisogno di oltre 17 mila famiglie, con un risparmio annuo di quasi 41 mila tonnellate di CO2, paragonabile all’eliminazione dalle strade di 8.000 automobili. Il progetto - che vede come partner SunEdison, Banco Santander, MEMC e Isolúx Corsán presenta interessanti ricadute sul piano occupazionale perché assicura la creazione di oltre 350 posti di lavoro nella fase di costruzione e nuove competenze locali nel campo delle fonti di energia rinnovabile. Il parco fotovoltaico della provincia di Rovigo rappresenta una pietra miliare nel percorso di sviluppo ed affermazione dell’energia fotovoltaica in Italia. SunEdison si candida così ad assumere un ruolo di guida per valorizzare le potenzialità dell’energia solare per l’economia e l’ambiente nel territorio italiano. Confrontando la produzione energetica di questo impianto con la stessa produzione generata da centrali convenzionali, si evidenziano enormi benefici per l’ambiente e si evita l’immissione in atmosfera di: - 41.000 tonnellate di anidride carbonica; - 41 tonnellate di anidride solforosa; - 32 tonnellate di ossidi di azoto; - 1,4 tonnellate di polveri sottili. La Regione Veneto che ha appoggiato questo progetto, dimostra in questo modo la propria attenzione verso la tutela ambientale e l’innovazione tecnologica in campo energetico. L’impianto sarà il più esteso a livello europeo, al primo posto davanti a quello di 60 MW ad Olmedilla, in Spagna e a quello di 50 MW a Strasskirchen in Germania realizzato da MEMC Electronic Materials con una joint venture.

ROVIGO RECORD: EUROPE’S BIGGEST PHOTOVOLATIC PARK TO BE BUILT HERE A size equivalent to 120 football pitches, it will be up and running by the end of 2010 by by the press office of SunEdison Italia Srl It will occupy an area of more than 850,000 m2 and have a power of 72 MW. Europe’s biggest photovoltaic park is being established by SunEdison in the neighbourhood of Rovigo. The solar plant will be fully operational by the end of this year. It is calculated that it will produce energy to satisfy the needs of more than 17,000 families in the first period of activity, with a saving of nearly 41 tons of CO2, that is as if 8,000 cars were taken off the streets. The project - involving the partners SunEdison, Banco Santander, MEMC and Isolúx Corsán - is interesting from an employment viewpoint as it means 350 workplaces in the building phase and new local skills in the renewable energy business.The photovoltaic park of Rovigo is a milestone in the development and use of photovoltaic in Italy. SunEdison is therefore putting itself forward as a leader in the development of solar energy to improve the Italian economy and environment . If we compare the energy production of this plant with the same production of traditional power stations, great benefits for the environment are to be had when the following gases are no longer dispersed into the atmosphere: - 41,000 tons of carbon dioxide; - 41 tons of sulphur dioxide; - 32 tons of nitric oxides; - 1,4 tons of fine particles. The Veneto Region supports this project and therefore demonstrates its attention to environmental protection and technological innovation in the energy business. The park is going to be the widest in Europe, taking first place over the 60 MW plant of Olmedilla (Spain) and the 50 MW plant of Strasskirchen (Germany), achieved in a joint-venture which also includes MEMC Electronic Materials.


I quaderni - parte 6