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10 — 07.2010 La scienza per tutti

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078 – 083 006 Editoriale di Charles Landry

022 – 025

Smart Cities: Londra

054 – 061 Photoreport

di Alessandra Viola

Casette a forma di casa

084 – 087

di Michele De Lucchi

Le città sostenibili

007

Le città come seme del cambiamento di Peter Droege

026 – 029

040 – 044

Smart Cities: Malaga

L’alba della sociologia digitale

di Michele Calcaterra

di Andrea Vaccari

008 – 009

Verso le città del futuro

030 – 033 Intervista a Marta Vincenzi

Illustrazione di Raimondo Di Persio

Smart Cities: Genova di Francesco Ferrari

010 – 014

La città del benessere di Gennaro De Michele 016 – 020

Zero-Emissions Cities: Masdar di Pino Buongiorno 021

Zerofootprint versus CO2: la filosofia di Ron Dembo

Nuove reti per nuove città

046 – 050

La città possibile: progettazione partecipata e cittadinanza attiva di Marco Rainò

034 – 035 Traveller

di Nicola Nosengo

di Livio Gallo 062 – 063 I luoghi della scienza

La casa del futuro? Sugli alberi, o in fondo al mare...

088 – 091 Intervista a Paolo Costa

Serenissimo Porto Verde di Claudio Pasqualetto

064 – 069

Sustainable Connected Home

092 – 093 La scienza dal giocattolaio

di Federico Casalegno

Gli ingegneri che giocavano al Meccano

051

Tataki, San Francisco: il sushi sostenibile alla conquista del mondo

Better City, Better Life

070 – 071 Oxygen versus CO2

di Uberto Siola

Casa Passiva, ambiente in attivo

094 – 095 Photoreport

036 – 039

052 – 053 Future Tech

072 – 077

Le città sono la forma del tempo

Una città può funzionare come un’auto da Formula Uno? di Carlo Ratti

Sustainable Dancefloor: se la sostenibilità fa anche tendenza

Soluzioni mobili sostenibili

Illustrazione di Daniel Egnéus

di Carlo Falciola e Manuela Lehnus

096 – 127 English version


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Oxygen 2007/2010

immagine di copertina Illustrazione di Matteo Pericoli

Oxygen nasce da un’idea di Enel, per promuovere la diffusione del pensiero e del dialogo scientifico.

Zhores Alferov, Enrico Alleva, Colin Anderson, Paola Antonelli, Andrea Bajani, Pablo Balbontin, Philip Ball, Ugo Bardi, Paolo Barelli, Vincenzo Balzani, Roberto Battiston, Enrico Bellone, Carlo Bernardini, Tobias Bernhard, Michael Bevan, Piero Bevilacqua, Andrew Blum, Albino Claudio Bosio, Stewart Brand, Luigino Bruni, Giuseppe Bruzzaniti, Massimiano Bucchi, Pino Buongiorno, Tania Cagnotto, Paola Capatano, Carlo Carraro, Stefano Caserini, Ilaria Catastini, Marco Cattaneo, Corrado Clini, Co+Life/Stine Norden & Søren Rud, Ashley Cooper, George Coyne, Paul Crutzen, Partha Dasgupta, Mario De Caro, Giulio De Leo, Freeman Dyson, Richard Ernst, Monica Fabris, Carlo Falciola, Paolo Ferri, Tim Flach, Stephen Frink, Antonio Galdo, Attilio Geroni, David Gross, Julia Guther, Søren

Hermansen, Thomas P. Hughes, Jeffrey Inaba, Christian Kaiser, Sir David King, Hans Jurgen Köch, Manuela Lehnus, Johan Lehrer, François Lenoir, Jean Marc Lévy-Leblond, Ignazio Licata, Armin Linke, Giuseppe Longo, L. Hunter Lovins, Tommaso Maccararo, Giovanni Malagò, Mark Maslin, John McNeill, Joel Meyerowitz, Marcella Miriello, Antonio Moccaldi, Patrick Moore, Richard A. Muller, Helga Nowotny, Robert Oerter, Alberto Oliverio, Sheila Olmstead, Rajendra K. Pachauri, Mario Pagliaro, Francesco Paresce, Federica Pellegrini, Emanuele Perugini, Telmo Pievani, Michelangelo Pistoletto, Viviana Poletti, Giovanni Previdi, Filippo Preziosi, Jorgen Randers, Henri Revol, Marco Ricotti, Sergio Risaliti, Kevin Roberts, Lew Robertson, Kim Stanley Robinson, Alexis Rosenfeld, John Ross, Marina Rossi, Jeffrey D. Sachs, Gerge Saliba, Saskia Sassen, Steven Shapin, Clay Shirky, Antonio Sofi, Robert Stavins, Bruce Sterling, Stephen Tindale, Chicco Testa, Mario Tozzi, Nick Veasey, Jules Verne, Umberto Veronesi, Gabrielle Walker, Carl Zimmer.


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direttore responsabile Gianluca Comin

direttore editoriale Vittorio Bo

art direction e impaginazione

coordinamento editoriale

studiofluo

Giorgio Gianotto

comitato scientifico Enrico Alleva presidente Giulio Ballio Roberto Cingolani Fulvio Conti Derrick De Kerckhove Niles Eldredge Paola Girdinio Piero Gnudi Helga Nowotny Telmo Pievani Francesco Profumo Carlo Rizzuto Robert Stavins Umberto Veronesi

Luca Di Nardo Paolo Iammatteo Dina Zanieri

ricerca iconografica studiofluo

managing editor Stefano Milano

collaboratori Simone Arcagni Davide Coero Borga Andrea Milano Giorgia Scaturro

traduzioni Susanna Bourlot Laura Culver Gail McDowell Michelle Nebiolo

rivista trimestrale edita da Codice Edizioni

stampa Officine Grafiche Artistiche Grafart, Venaria (Torino)

distribuzione esclusiva per l’Italia Arnoldo Mondadori editore via Bianca di Savoia 12 20122 Milano t +39 02 754 21 f +39 02 754 22 584

sede legale, direzione, pubblicità e amministrazione Oxygen c/o Codice Edizioni via Giuseppe Pomba 17 10123 Torino t +39 011 197 00 579 f +39 011 197 00 582 oxygen@codiceedizioni.it www.oxygenmag.it

© Codice Edizioni. Tutti i diritti di riproduzione e traduzione degli articoli pubblicati sono riservati.


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Hanno contribuito a questo numero

Pino Buongiorno

Paolo Costa

Gennaro De Michele

Vicedirettore del settimanale “Panorama”, è stato inviato speciale, corrispondente dagli Stati Uniti e capo della redazione romana. Di recente ha curato la raccolta di saggi Il mondo che verrà. Idee e proposte per il dopo G8 (Università Bocconi Editore), tradotto anche in inglese.

Docente in diverse università italiane ed estere e rettore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia dal 1992 al 1996, è stato ministro dei Lavori pubblici del governo Prodi e nel 2004 è stato eletto deputato al Parlamento europeo, dove è presidente della Commissione per i trasporti e il turismo (TRAN) e membro di varie altre commissioni. È stato sindaco di Venezia dal 2000 al 2005 ed è l’attuale presidente dell’Autorità portuale veneziana.

È Responsabile Politiche di Ricerca e Sviluppo Enel Ingegneria e Innovazione, oltre che membro dell’Advisory Council della Technology Platform for the Zero Emission Fossil Fuel Power Plants dell’Unione Europea, del Clean Coal Science Group dell’IEA (International Energy Agency) e General Secretary della IFRF International Flame Research Foundation. È autore di oltre 200 pubblicazioni e titolare di 11 brevetti. Ha ricevuto vari riconoscimenti tra cui il “Premio Philip Morris per la ricerca scientifica e tecnologica”, il “Premio Industria e Ambiente” del Ministero delle Attività Produttive e il “Premio Innovazione Amica dell’Ambiente” istituito da Legambiente e Università Bocconi.

Michele Calcaterra Corrispondente de “Il Sole 24 Ore” da Madrid e vicedirettore del giornale economico spagnolo “elEconomista”. In passato è stato caporedattore centrale e corrispondente da Londra, Tokyo e Parigi de “Il Sole 24 Ore”, oltre che caporedattore del settimanale “Mondo Economico”.

Federico Casalegno Federico Casalegno è direttore del MIT Mobile Experience Lab e direttore associato del MIT Design Laboratory al Massachusetts Institute of Technology. Dal 2006 dirige la Green Home Alliance tra il MIT e la Fondazione Bruno Kessler in Italia. Scienziato sociale che studia l’impatto delle tecnologie digitali collegate in rete sul comportamento umano e sulla società, Casalegno insegna al MIT, dove è anche a capo di ricerche avanzate e progetta media interattivi che promuovono i contatti tra persone, informazioni e luoghi fisici grazie a una tecnologia dell’informazione all’avanguardia.

Michele De Lucchi Negli anni dell’architettura radicale è stato tra i protagonisti di movimenti come Cavart, Alchymia e Memphis. Ha disegnato lampade ed elementi d’arredo per le più conosciute aziende italiane ed europee ed è stato responsabile del design Olivetti e incaricato della riqualificazione di alcune centrali elettriche Enel. Per Deutsche Bank, Deutsche Bundesbahn, Enel, Poste Italiane, Telecom Italia, Intesa Sanpaolo e altri istituti italiani ed esteri ha collaborato all’evoluzione dell’immagine, introducendo innovazione tecnica ed estetica. Ha progettato edifici espositivi per musei come la Triennale di Milano, il Palazzo delle Esposizioni di Roma, il Neues Museum di Berlino. Una selezione dei suoi oggetti è esposta nei più importanti musei del mondo.

Ron Dembo Fondatore di Zerofootprint, organizzazione canadese non profit che – tramite la rete, il social networking e i software dedicati – si rivolge alle grandi organizzazioni (come le città, le scuole, le università, le multinazionali e le comunità internazionali) fornendo loro le infrastrutture per misurare, registrare, aggregare dati e controllare l’impatto individuale e collettivo.

Peter Droege Ha insegnato alla School of Architecture and Planning del MIT e in diverse università in Giappone e in Australia. Ha lavorato con le amministrazioni delle città di Amsterdam, Singapore e Pechino, e ha collaborato con la task force del governo australiano sul design

urbano. Dopo aver ottenuto prestigiosi riconoscimenti internazionali per i suoi lavori a Chongqing (Cina), ha diretto Solar City®, un progetto sviluppato in collaborazione con l’Agenzia internazionale per l’energia. Attualmente è presidente del World Council for Renewable Energy per l’Asia e il Pacifico. Il suo libro La città rinnovabile è pubblicato in Italia da Edizioni Ambiente.

Carlo Falciola Giornalista freelance, fotografo e autore televisivo, si occupa da vent’anni di divulgazione e comunicazione scientifica. Ha realizzato programmi televisivi e documentari per i canali Mediaset e per La7. Ha collaborato con testate dei gruppi editoriali Mondadori, RCS e L’Espresso. Per dieci anni ha fotografato la natura italiana e africana, collaborando con agenzie fotografiche ed enti di ricerca.

Francesco Ferrari Capo della redazione economica de “Il Secolo XIX” dall’ottobre 2008, in passato ha scritto per “la Repubblica”, “Il Corriere della Sera”, “Il Mondo” e “Italia Oggi”.

Livio Gallo Direttore della Divisione Infrastrutture e Reti Enel. Dal 2004 al 2005 è stato Responsabile dell’Area di Business Rete Elettrica di Enel Distribuzione. Dal 2002 al 2004, Responsabile Commerciale Clienti Vincolati di Enel Distribuzione. Dal 1999 al 2001, Responsabile Area Mercato delle Generation Companies-Gencos, cedute


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da Enel. È stato amministratore delegato e membro dei consigli di amministrazione di varie società in Italia e all’estero.

Charles Landry Fondatore di Comedia (www.comedia.org.uk), società di consulenza che dal 1978 si occupa delle relazioni tra cultura, creatività e pianificazione territoriale. Tra le sue pubblicazioni, The Creative City, The Intercultural City e City Making – L’arte di fare la città (Codice Edizioni, 2009).

Manuela Lehnus Ha collaborato alla realizzazione di documentari e servizi scientifici per il programma televisivo Sfera, su La7. Nel campo della comunicazione ha lavorato con l’Istituto Hoffman ed è consulente di Paramount Home Entertainment e DreamWorks. Dal 2002 scrive articoli di carattere divulgativoscientifico per diverse testate periodiche nazionali, tra cui “D la Repubblica” del gruppo Espresso e magazine editi da Mondadori, Hachette-Rusconi RCS.

Nicola Nosengo Giornalista scientifico, scrive per “Nature”, “Wired”, “La Stampa”. Ha curato le voci di tecnologia per diverse opere dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Ha pubblicato i libri L'estinzione dei tecosauri – Storie di tecnologie che non ce l’hanno fatta (2003) e, con Daniela Cipolloni, Compagno Darwin – L’evoluzione è di destra o di sinistra?, entrambi pubblicati da Sironi Editore.

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Claudio Pasqualetto

Marco Rainò

Andrea Vaccari

Dal 1999 si occupa del nord-est d'Italia per “Il Sole 24 Ore”. In passato ha lavorato a lungo per l’Ansa, di cui è stato per un decennio responsabile della sede regionale per il Veneto, e ha collaborato per numerose testate, a cominciare da “Il Corriere della Sera”. Ha pubblicato Dialoghi sul Nordest (Marsilio), una raccolta di interviste a personaggi simbolo dell’area.

Socio fondatore di brh+, uno studio costituito a Torino nel 2002 con l’intento di affrontare il tema del progetto attraverso un approccio sperimentale ad ampio spettro e intuire l’architettura come nodo di sintesi tra molteplici circostanze del sapere. Interessato all’aspetto di riflessione critica, approfondisce i rapporti tra architettura, design e arti visive come curatore di eventi pubblici, esposizioni e in numerosi scritti. È fondatore e Presidente di TURN, la prima design community italiana.

Scienziato e ingegnere in ambito informatico e nelle nuove tecnologie, studia lifestyle e zeitgeist della società moderna attraverso l’analisi delle interazioni umane con le tecnologie digitali e i sistemi pervasivi: da Internet ai telefoni cellulari, per arrivare ai sistemi di trasporto pubblico. Ha collaborato con il Massachusetts Institute of Technology e il Santa Fe Institute. Alcuni dei suoi lavori sono stati esposti al MoMA di New York e al Design Museum di Barcellona.

Carlo Ratti

Marta Vincenzi

Ingegnere e architetto, insegna al MIT - Massachusetts Institute of Technology di Boston, dove dal 2004 dirige il SENSEable City Laboratory. Tra i suoi molti innovativi progetti, ci sono Real Time Rome, Trash Track, Copenhagen Wheel, EyeStop e l'ambizioso The Cloud, grande nuvola trasparente sospesa nell'aria proposta per le Olimpiadi di Londra 2012.

Sindaco di Genova dal 2007, dal 2004 al 2007 è stata parlamentare europeo e dal 1992 al 2002 presidente della Provincia di Genova. Sta lavorando al progetto per la candidatura di Genova a smart city europea.

Matteo Pericoli Architetto e disegnatore, collabora regolarmente come illustratore con “La Stampa” e scrive per “L’Unità”. I suoi lavori sono stati pubblicati, tra gli altri, sul “New York Times” e sul “New Yorker”. Con Random House ha pubblicato nel 2001 Manhattan Unfurled, nel 2003 Manhattan Within e nel 2009 The City Out My Window: 63 Views on New York. Pericoli ha esposto il suo lavoro in varie gallerie e musei a New York e a Roma, ha disegnato la copertina di To the 5 Boroughs dei Beastie Boys e ha realizzato lo Skyline of the World al JFK International Airport di New York. www.matteopericoli.com

Uberto Siola Professore ordinario presso la Facoltà di architettura dell’Università Federico II di Napoli, direttore del Centro Interdipartimentale di Progettazione Urbana “Luigi Pisciotti”, presidente della Fondazione Internazionale per gli Studi Superiori dell’Architettura e presidente del comitato scientifico del padiglione italiano all’Expo 2010 di Shanghai.

Alessandra Viola Giornalista freelance, scrive di scienza per diverse testate italiane e straniere tra cui “L’Espresso”, “la Repubblica”, “Wired” e “Wired UK”, “Il Sole 24 Ore”, e collabora con la Rai come autrice di programmi televisivi. Nel 2008 è stata premiata come miglior giornalista scientifica italiana dalla Fondazione Armenise-Harvard e dall’Unione Italiana Giornalisti Scientifici (UGIS). Realizza reportage e documentari sui temi dell’energia, della ricerca e dello sviluppo sostenibile.


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Editoriale

Charles Landry

Ogni strategia o visione urbana contiene immancabilmente una frase: «Saremo sostenibili». Troppo spesso, però, non se ne vedono le prove. Leggiamo questo tipo di dichiarazioni nella letteratura promozionale, eppure non crediamo che i loro autori faranno quel che dicono. Le città dovrebbero comunicare il loro intento tramite ogni fibra della loro esistenza fisica. Dovrebbero creare una potente estetica verde che sia emblematica delle loro intenzioni riguardo all’aspetto di edifici, strade e infrastrutture e al modo in cui gestiscono le cose. Il sistema segnico di una città è un ottimo modo di promuovere un cambiamento nei comportamenti, perché nel condurre la nostra vita quotidiana riceviamo dei messaggi. Sempre più persone vogliono essere verdi, ma non per questo gradiscono le prediche. La persuasione più profonda spesso avviene a livello subliminale. Naturalmente sappiamo che alcune città stanno facendo cose eccezionali. Friburgo, Stoccolma, Malmö, Portland e Copenaghen, ad esempio, hanno ridotto le emissioni, e in modo radicale. Nel 2010 Stoccolma si è aggiudicata il premio di prima città verde d’Europa, e nel 2011 il trofeo andrà ad Amburgo. Ma come possiamo sapere che Stoccolma è verde? L’intero distretto di Hammarby Sjöstad è come un circolo chiuso: i rifiuti organici vengono trasformati in biogas, l’immondizia viene bruciata per ottenere energia, l’acqua è riciclata. Nell’ingresso di tutte le case ci sono degli sportellini, ognuno collegato a un tubo pneumatico. In uno va l’umido, in un altro la carta o l’indifferenziato e così via, e dei sensori controllano che non vengano commessi errori. Negli alloggi non ci sono lavatrici, perché per risparmiare energia si ricorre a un’unica grande lavanderia, in comune tra più edifici. Viene usato meno spazio e gli alloggi sono piccoli; in compenso, c’è un grande centro ricreativo aperto a tutti. Il parcheggio è costoso, ma siccome il traghetto è veloce e il tram passa ogni pochi minuti, che bisogno c’è dell’auto? Se abitate lì, sape-

te di essere verdi, ma il resto del mondo lo sa che state cercando di passare al one world living, cioè il vivere tutti bene in un equilibrio sostenibile? Quelle meravigliose innovazioni sono comunque all’interno della città. Friburgo è meglio. Famosa per essere la città verde d’Europa, la stessa disposizione fisica di Riesefeld e Vauban, due quartieri, vi fa subito capire che siete in un luogo particolare. Quasi non s'incontrano macchine, i bambini giocano in strada e gli spazi verdi s'intersecano con la superficie edificata e i palazzi dall’aria interessante. Una realizzazione su grande scala è la Sonnenshiff, la nave solare. Il nome già dice di cosa si tratta: è un quartiere in cui ogni struttura produce più energia di quanta ne usi. Ciascun abitante è un eco-imprenditore che rivende energia alla rete di distribuzione nazionale. È stata co-progettata da artisti e architetti, ecco perché in quest’area variopinta vi sembra di avere davanti qualcosa di diverso, e a un esame più ravvicinato noterete la raffinatezza tecnica grazie a cui Sonnenshiff funziona. Il Western Harbour di Malmö è un altro esempio di area a emissioni zero. La sua icona è il grattacielo Turning Torso progettato da Santiago Calatrava, ma ci sono anche centinaia di appartamenti alimentati dal riscaldamento prodotto nel quartiere e molto altro. Se passeggiate per Western Harbour, vedrete tante micro-innovazioni, come i canali di scolo per riciclare l’acqua. Vi accorgerete che è un posto molto speciale. BedZED, nel borough londinese di Merton, è un quartiere alquanto selvaggio e molto colorato. È caratterizzato da tetti scanalati alla Gaudí e giardini pensili. Vi spinge a chiedervi in che strano posto siete finiti. E per quanto riguarda Milano e l’Expo 2015? Il tema è la sostenibilità e la restituzione di qualcosa al mondo. Come verrà espressa l’esposizione? E quando cammineremo per Milano, nel 2016, ci troveremo in una città verde?


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Le città come seme del cambiamento

Peter Droege

Osservate da prospettive diverse, l’antica Babilonia e la moderna Houston possono presentare una miriade di differenze, oppure di similitudini. Ma un fattore, di certo, le accomuna inscindibilmente: sono il frutto dei propri regimi energetici. L’antica città e la moderna metropoli condividono, insieme a tutti gli altri insediamenti umani, un comune destino: la loro conformazione, la loro funzione e il loro futuro sono da sempre, e sempre saranno, il risultato diretto delle loro prerogative e disponibilità energetiche. In un’epoca in cui i cambiamenti, a livello di politiche nazionali e internazionali, sono tanto vaghi quanto lenti, le città possono svolgere un ruolo chiave, e fare la differenza, mettendo in atto azioni incisive in tempi brevi. Promuovere un’autonomia energetica fondata sull’impiego delle energie rinnovabili è l’imperativo del momento. Città, regioni urbane, piccoli centri e comunità rurali di ogni parte del mondo hanno già intrapreso questa strada. Se adottate senza ritardi, le strategie in tal senso consentiranno, da qui al 2050, di aprire nuovi scenari, offrendo incredibili prospettive e opportunità. I principi su cui si fonda questa trasformazione non sono affatto utopici, ma delineano un quadro futuro plausibile e perfino necessario. I sistemi e le tecnologie rinnovabili oggi disponibili sono l’espressione di uno spostamento generalizzato verso un futuro caratterizzato da una maggiore autonomia dei centri urbani. In tutto il mondo, svariate comunità urbane, grandi e piccole, hanno compreso che i programmi volti a promuovere su larga scala l’efficienza e il risparmio energetico, nonché l’introduzione di tecnologie rivoluzionarie per lo sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili, contribuiscono tangibilmente a favorire una visione più rosea del futuro, opposta all’incubo di una catastrofe globale determinata dall’attuale modello di sviluppo. Città come Adelaide, Barcellona, Chicago, Curitiba, Friburgo, Londra e Monaco hanno compreso che la riforma dei sistemi di trasporto, dei modelli di mobilità, della struttura urbana, del-

le forme degli insediamenti e delle pratiche di gestione del territorio costituisce un altro aspetto della sfida posta dalla progettazione di una città in termini rinnovabili. Impianti, infrastrutture, sistemi di collegamento e combustibili rinnovabili rappresentano solo una frazione del grande piano di riprogettazione della città sulla base di modelli rinnovabili. Dallo smog dell’impostazione urbanistica “fossilista” sta emergendo un nuovo paradigma, vettore di un innovativo ed elettrizzante quadro teorico e pratico. Un approccio che investe tutti gli aspetti della rivoluzione energetica rinnovabile delle città, delineando l’iter dello spostamento culturale ed economico verso una maggiore autosufficienza a livello locale e regionale. Uno spostamento che è riflesso nella maggiore misura e sobrietà della pianificazione del territorio, dell’efficienza dei trasporti, nonché in ambiti come quello della finanza, amministrazione, gestione della domanda e distribuzione delle tecnologie per la generazione di energie rinnovabili. Gli insediamenti urbani rappresentano il miglior teatro, il substrato più tangibile, per mettere in atto questa rivoluzione globale. La realizzazione di una Città Rinnovabile si traduce in una maggiore compartecipazione della comunità alla gestione locale, conferisce un maggior potere decisionale ai cittadini e costituisce un pilastro fondamentale delle politiche a favore della pace, della sicurezza e del benessere a livello mondiale. Le iniziative prese oggi, e già in atto, innescheranno un importante processo di cambiamento che darà ampio spazio alla creatività, e metterà nuovamente al centro del discorso la qualità della vita, il piacere dell’essenzialità e della condivisione.


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Verso le città del futuro Itinerari urbani, circuiti digitali, mappe culturali, percorsi innovativi: la vita nelle città del futuro sarà una conversazione fra oggetti, strumenti e filosofie... Sociali, ambientali e tecnologici. Le prove generali per l’inte(g)razione sono cominciate.

illustrazione di Raimondo Di Persio


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La città del benessere

di Gennaro De Michele illustrazioni di Matteo Pericoli

Il 2008 è stato l’anno in cui la popolazione che vive nelle città ha superato quella delle campagne. Le città stanno diventando “sistemi aperti”, creando nuovi equilibri tra competizione e cooperazione che determinano nuove opportunità e nuovi pericoli. Ma quali sono i nuovi modelli verdi delle “città di smeraldo” del futuro?

Quando L. Frank Baum, giornalista, commesso viaggiatore e scrittore, pubblicò nel 1900 Il mago di Oz, uno dei libri per ragazzi più famosi e venduti del mondo, non immaginava certo che una sua idea potesse dopo più di 100 anni servire a indicare un’importante aspirazione per gli uomini del XXI secolo: vivere in una città che metta il benessere dei cittadini al primo posto. È stata una ricercatrice della Northeastern University, Joan Fitzgerald, a utilizzare il nome inventato da Baum, “Emerald City”, per indicare la città in cui tutti vorrebbero vivere. Ma che cos’è per la Fitzgerald una città di smeraldo? Molte città vogliono essere “verdi”, ma spesso il verde è solo una vernice e sotto c’è poco o niente; gli smeraldi, invece, sotto la superficie verde hanno ancora materia verde, e verde ancora sotto, e sotto ancora. In altre parole, il “verde” delle città di smeraldo non è di facciata, ma profondo e totale proprio come negli smeraldi. Per capire se questa idea ha concrete possibilità di successo è necessario analizzarne non solo gli aspetti tecnologici, ma anche, e forse soprattutto, quelli sociali, poiché la città di

smeraldo non è soltanto una città sostenibile dal punto di vista energetico, ma gode anche di una totale integrazione informatica e comunicativa. Un’integrazione che quando coinvolgerà la maggior parte delle città determinerà una trasformazione epocale. Vediamo perché. Il 2008 è stato l’anno in cui la popolazione che vive nelle città ha superato quella che sta nelle campagne. Si è trattato di un processo rapidissimo che ha avuto conseguenze importanti non solo sulla qualità della vita in città, ma anche sull’idea stessa di città. I dati parlano da soli: 200 anni fa solo il 3% della gente risiedeva in contesti urbani organizzati, mentre solo negli ultimi 50 anni un terzo della popolazione mondiale si è trasferita dalle campagne nelle città, determinando il sorpasso del 2008. Questo movimento ha dimostrato come la città più che “un sistema territoriale” sia “un sistema vivente” che, a differenza dei sistemi fisici, cambia forma e struttura secondo una dinamica evolutiva. Quindi, se prima l’elemento territoriale faceva in modo che i modelli di comportamento fossero caratterizzati dal contesto e dalla cultura locale e le aree urbane si configuravano come sistemi


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chiusi, ora invece esistono relazioni forti tra elementi diversi in un ampio territorio, collegati in una sorta di rete attraverso la quale si sostengono reciprocamente. Così, per alimentare le loro funzioni vitali, le città stanno diventando “sistemi aperti” creando nuovi equilibri tra competizione e cooperazione che determinano nuove opportunità e nuovi pericoli. L’intensificarsi di questa tendenza inoltre non è ostacolato da processi di globalizzazione, anzi si può dire che proprio la globalizzazione ne aumenta la velocità in quanto riduce il ruolo della dimensione nazionale e valorizza quello locale, tanto che la stessa Europa tende a divenire “l’Europa delle città” piuttosto che “l’Europa delle Nazioni”. I pericoli maggiori sono inquinamento e rischio sociale. Per l’inquinamento basta un dato: l’80% della CO2 immessa nell’ambiente dalle attività umane proviene oggi dalle città dove, in particolare per l’autotrazione, a tale prodotto di per sé non inquinante, si accompagnano composti ben più insidiosi come idrocarburi e polveri fini emessi a livello del suolo. La trasformazione che si richiede qui è radicale: le città che erano state, a partire dalla Rivoluzione industriale, luoghi di

produzione di beni con fabbriche e industrie inserite direttamente nel tessuto urbano, sono diventate prevalentemente, con l’industria più pesante scacciata in periferia, luoghi di servizi e commercio e, grazie al diffondersi delle automobili, del riscaldamento e delle macchine domestiche, luoghi di forte consumo energetico. Mentre si cerca di ridurre questi consumi attraverso politiche di “efficientamento” e di risparmio, si affaccia concretamente un nuovo modello di città: la città sostenibile ed energeticamente autosufficiente. Non è impossibile. Infatti se efficienza e risparmio consentiranno di ridurre drasticamente i bisogni di energia, basterà produrre quella che serve direttamente nelle città in maniera distribuita – c’è qualcuno che ipotizza addirittura una produzione a livello domestico – da fonti rinnovabili o comunque pulite. Saranno principalmente le tecnologie del solare termico e fotovoltaico, e in parte quelle eoliche, che, con una massiccia applicazione, consentiranno di raggiungere l’autosufficienza energetica. Le reti elettriche contemporaneamente diverranno bidirezionali, le famose smart grids, e consentiranno ai consumatori-produttori anche di scambiarsi


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energia o di accumularla per un impiego successivo. Si creerà così un impianto di generazione virtuale composto da migliaia di piccoli e medi impianti di generazione rinnovabile, collegati tra loro e ai grandi impianti di generazione fossile a emissione zero o nucleari, oltre che agli impianti virtuali delle altre città del territorio. Completamente elettrici saranno i sistemi di condizionamento costituiti da pompe di calore geotermiche ad alta efficienza. Elettriche o a idrogeno (prodotto negli impianti nucleari o direttamente dal sole) saranno le automobili che circoleranno silenziose per le strade, finalmente libere da inquinanti e rumori. Ma non è tutto. Con le nuove tecnologie di trasporto i veicoli non saranno estranei alla rete energetica, poiché, grazie alle batterie e agli accumulatori di idrogeno che li equipaggeranno, potranno agire come punti di accumulo energetico distribuito e concorrere alla stabilità delle reti e del sistema energetico territoriale. Una città insomma dominata dal vettore elettrico che si pone in prospettiva come il più pulito, il più sicuro e il più economico per la grande rivoluzione che si annuncia.


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La città del benessere

La città di smeraldo non è soltanto sostenibile dal punto di vista energetico, ma gode anche di una totale integrazione informatica e comunicativa, che, quando coinvolgerà la maggior parte delle città, determinerà una trasformazione epocale.

Non meno rivoluzionario l’obiettivo di una completa ri-pianificazione funzionale e gestionale delle città. Qui si tratta di realizzare una completa integrazione delle tecnologie di comunicazione con quelle informatiche ed elettromeccaniche e con sistemi di controllo avanzati, ridisegnando gli attuali servizi e creandone di nuovi. Un sistema ubiquitario in cui ogni cittadino avrà, in ogni momento e in ogni luogo, la piena accessibilità a qualsiasi dato, sempre aggiornato in tempo reale, e la possibilità di prendere decisioni e attuare le azioni conseguenti. La particolarità di questa visione non è nell'informatizzazione dei diversi comparti, che in molte città è stata già in gran parte effettuata, ma nella loro integrazione in un sistema unico. Non si tratta di idee astratte, come dimostra il progetto sudcoreano U-City, dove “U” sta per “Ubiquitos”, da poco avviato. La prima U-City sarà la nuova città di Sejong in Corea del Sud, che rappresenterà un modello di integrazione e di armonizzazione in grado di assicurare un largo utilizzo di energie alternative, aree verdi, controllo dell’inquinamento. Sejong non sarà solo un laboratorio per la dimostrazione di

tecnologie ambientali, ma anche un laboratorio sociale. Sì, perché se sulle tecnologie ci sono già certezze tangibili è difficile fare previsioni sul comportamento degli individui e della società in un così mutato contesto. Le organizzazioni sociali sono infatti sistemi complessi che, secondo la classica definizione di Le Moigne, sono «intrinsecamente imprevedibili». La città come sistema sociale è infatti nello stesso tempo “acentrata” (funziona cioè in maniera anarchica attraverso interazioni spontanee), “policentrica” (caratterizzata cioè da numerosi centri di controllo e organizzazione) e “centrata” (dispone cioè di un centro decisionale). Le città si auto-organizzano nello stesso tempo a partire da un centro di comando e di decisione (lo Stato, il governo), da molteplici centri di organizzazione (le autorità regionali, comunali, partiti politici, ecc.) e da interazioni spontanee tra gruppi e individui. Diventa così inevitabile che si generi uno stato d’incertezza in cui la corrispondenza tra i comportamenti certi (perché necessari) e quelli possibili è indefinita. È in questa situazione che si genera rischio sociale, ovvero diventa più probabile che un comportamento possa andare non

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nella direzione voluta bensì in un’altra indesiderata, producendo così effetti negativi e danni. Data la distribuzione della popolazione, è ovvio che il rischio sociale si vada concentrando nelle città. Non è stato sempre così: nel XIX secolo tale rischio era limitato, i rapporti erano regolati da fattori di classe e le gerarchie sociali erano nette. Nel giro di due secoli tutto è cambiato e molto ancora cambierà. Che si tratti di una Emerald City o di una U-City, si tratterà di ridefinire i concetti di contesto, ambiente e costruzione sociale, e di trovare soluzioni, non in termini generali ma attraverso la costruzione di relazioni tra specificità locali e i nuovi processi messi in atto. I rischi potranno nascere dalla difficoltà di difendere la privacy delle persone, dall’incontrollata diffusione delle informazioni che potrà dar luogo a reazioni collettive ed emergenze, dall’emarginazione di gruppi sociali, come ad esempio anziani e ceti meno acculturati, avversi all’uso delle tecnologie informatiche e alla tecnologia in generale. In altre parole, la rivoluzione tecnologica delle città potrebbe essere percepita come un attentato alla sicurezza, alle virtù civiche e a valori consolidati e con-

divisi. Evitare la nascita di tali pregiudizi è una delle sfide che istituzioni, scienziati, tecnologi e comunicatori devono affrontare e vincere insieme. Torniamo, per concludere, al libro di Baum, e per la precisione al Capitolo XI, dove Dorothy e i suoi amici hanno inforcato gli occhiali dai vetri verdi e vanno in giro per la città: «Le strade erano fiancheggiate da begli edifici, tutti di marmo verde tempestato di pietre preziose. I vetri delle finestre erano verdi, […] per le vie si vedeva molta gente, uomini, donne e bambini, tutti a passeggio e tutti invariabilmente vestiti di verde. Le vie erano abbellite da molti negozi, e Dorothy osservò che tutta la merce nelle vetrine era del colore degli smeraldi. […] Non si vedevano né cavalli né altri animali, la gente trasportava la merce su piccoli carrelli verdi che spingeva da sola. Tutti avevano un aspetto prospero e felice». Ebbene, se sostituiamo al verde immaginato da Baum il “verde” nel suo significato simbolico di oggi – vale a dire pulito, ecosostenibile, efficace ed efficiente – avremo subito un’idea di quale sia la città a cui sta lavorando Joan Fitzgerald: la città del benessere.


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È L’INNOVAZIONE DI OGGI A SOSTENERE IL BENESSERE DI DOMANI.

IL NOSTRO FUTURO È COSTRUITO SUL CORAGGIO E LA RESPONSABILITÀ DELLE SCELTE DI OGGI. Crediamo che il benessere vada costruito giorno dopo giorno, pensando sempre ai bisogni di oggi e di domani. È per questo che riteniamo determinante investire su tutte le fonti energetiche. Anche sul nucleare. Enel infatti, è uno dei principali operatori del settore già oggi in Spagna e Slovacchia. Il nucleare è una fonte diffusa in tutto il mondo e che grazie ad una tecnologia sperimentata, ci aiuta a costruire un futuro in modo pulito e sicuro, con meno emissioni inquinanti e più energia per crescere ed essere competitivi. Perché solo la responsabilità nelle scelte di oggi può garantire un benessere sostenibile domani.

enel.com


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di Pino Buongiorno

La nascente ecocittà-laboratorio di Masdar City, a pochi chilometri da Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, è il primo esempio di urbanistica sostenibile, il modello più vivido di come dovremo vivere domani, senza consumare troppo le già scarse risorse del Pianeta e limitando al massimo i danni ambientali grazie alle energie rinnovabili. Ma non è solo un giocattolo per far divertire il mondo: serve anche a sviluppare un solido business verde.

L’autobus con i vetri oscurati per proteggere i passeggeri dal sole abbacinante si ferma nel parcheggio polveroso di questo deserto lunare. Indossiamo tutti occhiali UV al 100%, scarponi Caterpillar forniti dall’organizzazione e un casco protettivo. Siamo accompagnati da due guide che urlano i loro ordini e non ammettono la minima variazione sul tragitto. Due giorni prima eravamo stati scelti fra un gruppo già ristretto di giornalisti per partecipare all’avventura, che non è una gita nel deserto. Superiamo i controlli ed entriamo emozionati nel mondo descritto già nel 1987 da Richard Register, che per primo coniò il termine eco-city parlando di Berkeley e della costruzione delle città per «un futuro più sano». Siamo a Masdar City, 17 chilometri a sud-est di Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti, accanto all’aeroporto internazionale. È qui che sta nascendo il primo esempio di urbanistica sostenibile, il modello più vivido di come dovremo vivere domani, senza consumare troppo le già scarse risorse del Pianeta e limitando al massimo i danni ambientali grazie alle energie rinnovabili. Sembra un miraggio questa oasi che di verde ha

solo le fonti di energia. Lo pensi, trattieni il dubbio, ma gli ingegneri e gli architetti che accolgono il gruppo di visitatori anticipano la domanda e iniziano le loro presentazioni invariabilmente così: «Non è affatto un miraggio. È piuttosto una visione che sta diventando realtà e che presto potrebbe allargarsi ad altre metropoli del mondo». «Un giorno tutte le città saranno costruite così», recita l’opuscolo che ci viene donato all’inizio del viaggio. Gli esempi internazionali sono già numerosi. In Australia, Moreland, a nord di Melbourne; in Canada, Calgary; in Cina, Dongtan, vicino a Shanghai; in Danimarca, il parco industriale di Kalundborg; in Ecuador, Loja; in Corea del Sud, Songdo; in Nuova Zelanda, Waitakere; e in Gran Bretagna, St. Davis, la più piccola città del Regno Unito che vuole battere tutti i record già alla fine del 2010. Masdar City è però la punta avanzata, l’eco-città laboratorio, con tutti i suoi pregi e difetti, i successi e gli insuccessi. Agli ipercritici sembra un parco di divertimenti per snob dell’ambientalismo, fanatici del nuovo trend ecologico, miliardari con abiti di carta riciclata, secondo i criteri

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di alcuni stilisti londinesi. Agli scettici può dare l’impressione dell’ennesima trovata dei geni del marketing che, in una confederazione di sette Emirati, hanno già inventato le isole a forma di palma con la sabbia tutta importata dal deserto e le piste da sci nei fantasmagorici centri commerciali di Dubai. Eppure l’esperimento lanciato dal principe ereditario di Abu Dhabi – il generale Mohammed Al Nayan, 48 anni – è annunciato e pubblicizzato come “strategico”. Gli Emirati, quinti produttori di greggio al mondo e terzi per riserve accertate, che estraggono 2,42 milioni di barili di petrolio ogni giorno (diventeranno 3,5 milioni nel 2011), non possono accontentarsi di continuare a produrre reddito basandosi sempre sulle risorse fossili, destinate comunque a esaurirsi fra 80100 anni. Non possono più gloriarsi di essere i migliori al mondo per quanto riguarda le emissioni di CO2 pro capite (gli abitanti sono appena cinque milioni), secondo la classifica del Living Planet Report del WWF. Non possono più salire a bordo di SUV da 6000 di cilindrata che consumano un litro di benzina a chilometro. Hanno bisogno di un’altra way of life, di un nuovo modello di sviluppo avveniristico che lasci l’impronta in tutto il Pianeta. Ecco quindi l’idea della Silicon Valley del nuovo secolo da creare nella capitale Abu Dhabi, dove la cultura, rivisitata e adattata all’ambiente locale, si mescola con le energie alternative di ultima generazione. Una parte di questa visione è costituita dal polo di attrazione culturale, con tanto di Guggenheim nel deserto, firmato da Frank Gehry, del Louvre, disegnato da Jean Nouvel, del teatro dell’Opéra, a cura di Zara Hadid, e del museo nazionale intitolato allo sceicco Zayed, il fondatore degli Emirati, che porta la firma dello studio di architettura inglese Foster & Partners. Ma il fulcro di questo disegno complessivo per realizzare qui il centro globale di eccellenza per l’innovazione, lo sviluppo e la ricerca sulle energie verdi è un altro ancora. È l’Iniziativa Masdar, in arabo “la fonte”, una società totalmente controllata dal fondo sovrano locale Mubadala Development. È questo il braccio operativo della famiglia reale per tutti gli investimenti all’interno e soprattutto all’estero con proprietà e partecipazioni dirette che si aggirano sui 200 miliardi di dollari (fra cui il 5% della Ferrari e il 35% della Piaggio Aero Industries, una delle più importan-

ti aziende aeronautiche italiane). L’uomo incaricato di trasformare i sogni visionari in realtà è Sultan Al Jaber, l’amministratore delegato di Masdar, un tecnocrate dal perfetto accento oxfordiano che ama presentarsi con kefiah e tunica immacolata. «La crescita del nostro emirato deve avvenire attraverso la diversificazione del PIL», mi aveva spiegato Al Jaber in un precedente incontro del maggio 2007. «Intendiamo muoverci velocemente e con la massima efficienza per ottenere risultati concreti in partnership con le migliori università del mondo e con le multinazionali come General Electric, Siemens, BP, Total e Rolls-Royce. Le nostre aspirazioni sono vaste e le nostre ambizioni globali». Ben 15 miliardi di dollari sono stati messi sul piatto all’inizio, nel 2006. Sono saliti a 22 già nel 2010, di cui 4-5 nelle infrastrutture. Il primo colpaccio per dare credibilità a Masdar è stato messo a segno quando il sultano Al Jaber ha ottenuto di trasferire ad Abu Dhabi il quartier generale della nuovissima Agenzia internazionale per l’energia rinnovabile (IRENA), costituita a Bonn nel gennaio 2009, a cui finora hanno aderito 144 paesi, fra cui l’Italia. È stata la prima volta che un’organizzazione internazionale di alto livello ha scelto il Medio Oriente come sede centrale. Masdar ha diverse unità operative. C’è Masdar Carbon, che investe in tutto il mondo nei progetti per la riduzione delle emissioni di gas serra e per la cattura e il sequestro della CO2. C’è Masdar Venture Capital, che, attraverso due fondi, ha speso già 500 milioni di dollari per acquistare quote o intere società attive nel business verde. E c’è Masdar Power, specializzata nella costruzione di centrali per la produzione di energia elettrica, alimentate da fonti rinnovabili. La prima sarà quella solare, la più grande del mondo, costruita ad Abu Dhabi in joint venture con la francese Total e la spagnola Abengoa. Nella vicina Madinat Zayed sorgerà invece un impianto di solare termico, simile ad Archimede, il campo solare che Enel ed Enea hanno in costruzione a Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa. Il funzionamento è lo stesso: il calore del sole non viene trasformato immediatamente in elettricità, come nel fotovoltaico, ma concentrato da specchi parabolici e conservato da una miscela di sali. Il calore può poi essere convertito in vapore che alimenta una normale turbina per la genera-


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zione elettrica. Questo sistema ha il vantaggio di produrre energia da immettere nella rete anche quando non c’è sole o vento. È la soluzione ideale per un’assolata area desertica come Abu Dhabi, dove si può disporre di grandi spazi liberi. Anche nell’eolico Masdar pretende di essere all’avanguardia. Masdar Power ha comprato il 20% di London Array, destinato a essere il principale campo eolico offshore del mondo con 341 turbine per una potenza di 1000 MW, situate sull’estuario del Tamigi. Due miliardi di dollari sono stati investiti inoltre per realizzare un impianto a idrogeno da 400 MW. L’impianto trasformerà una quota dell’abbondante gas naturale di Abu Dhabi in idrogeno da usare per produrre elettricità, mentre la CO2 sarà catturata e sequestrata. Altri due miliardi di dollari sono infine destinati a un gigantesco progetto in tre fasi di produzione di pannelli fotovoltaici di nuova generazione con una capacità di 210 MW, da vendere anche sul mercato europeo. Ma le ambizioni vere sono concentrate sulla quarta divisione della Masdar Initiative. È la città

di Masdar, dove, in un’area di 6,5 chilometri quadrati, dove risiederanno 50.000 persone e saranno ospitate 1500 imprese incentivate dall’esenzione fiscale e dalla protezione dei brevetti, c’è un solo numero che conta. È lo zero, secondo la teoria degli insiemi, il numero cardine dell’“insieme vuoto”, in questo caso liberato da tutto ciò che sta uccidendo il Pianeta: le emissioni di gas inquinanti, i rifiuti, le auto, gli sprechi. Masdar, il cui partner strategico è la General Electric, è progettata per consumare solo il 20% di elettricità rispetto a una città convenzionale e per essere autosufficiente in tutto e per tutto grazie all’uso di energia prodotta dal vento, dal sole e da biocombustibili ricavati dalle alghe o da altre coltivazioni. L’acqua verrà dal mare e sarà trattata da un impianto di desalinazione a energia solare. Infine, grazie al sistema di riciclaggio, l’impatto dei rifiuti sarà nullo. Il cervello di tutto questo sforzo lungimirante, ma anche assai complesso e rischioso, è il Masdar Institute of Science and Technology, gemellato con l’illustre MIT (Massachusetts Institute

1 — 3 Masdar, la prima città completamente sostenibile sorge a pochi chilometri da Abu Dhabi, in una zona strategica per i collegamenti ferroviari e aereoportuali. L’attenta pianificazione di Masdar City (Foster & Partners) ha fissato i nuovi parametri di riferimento per le città sostenibili del futuro e grazie all’integrazione di energia eolica, solare, fattorie, piantagioni e centri di ricerca consentirà la completa autosufficienza.


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of Technology) di Boston, che ospiterà laboratori e centri di ricerca per la progettazione di nuovi sistemi ecocompatibili. I primi 100 studenti sono stati già prescelti e dovrebbero iniziare presto i corsi. L’istituto è anche il primo edificio attualmente visibile dell’intero progetto che, in un primo tempo, doveva essere finito nel 2016, ma che attualmente è previsto per il 2020. Grande come un intero quartiere, il fiore all’occhiello di Masdar City è parzialmente rivestito da pannelli curvati, color terracotta, che ricordano la tradizione musulmana delle finestrelle per proteggere la vista delle donne. Servono certamente per decorare, ma anche per scopi più pratici, in modo da limitare la luce del sole. Il genio di Gerard Evenden, l’architetto dello studio britannico Foster & Partners che ha disegnato il “master plan” di Masdar City, è stato quello di mettere assieme il vecchio e il nuovo, la tradizionale architettura del deserto, come i vicoli stretti orientati in diagonale per bloccare il caldo e massimizzare le brezze notturne, con le moderne tecnologie del XXI secolo. L’esempio più citato sono i giganteschi ombrelli Lava, progettati sui principi dei girasoli, che forniranno l’ombra di giorno, cattureranno il calore e lo rilasceranno di notte nelle piazze di Masdar. Una tecnologia che presto sarà esportata in tutto il Medio Oriente e l’Africa. L’obiettivo degli sceicchi degli Emirati è proprio

questo: la città di Masdar non è un giocattolo per divertire e far divertire il mondo. Non è l’ultimo gadget di chi ha tanti petro-dollari da spendere. Serve anche a fare soldi. Ecco perché negli ultimi mesi è iniziato un profondo processo di revisione per evitare che le spese fuori controllo possano far deragliare l’interna iniziativa. «È un lavoro in corso d’opera», ripetono i portavoce di Masdar. «Dobbiamo valutare di volta in volta la compatibilità non solo ingegneristica, ma anche finanziaria». Sulla carta alcune idee sembrano vincenti. Messe poi in pratica, assai meno. Tutto questo può portare a mugugni, a dimissioni anche eccellenti, a voci catastrofiche sulla fine del sogno, ma è il prezzo che di solito si paga alle opere dei pionieri. Prendiamo, per esempio, il sistema di trasporto urbano. Si basava sul cosiddetto PRT, il trasporto personale rapido, affidato a minuscoli veicoli senza guidatori, tutti elettrici, pilotati da sensori collocati lungo la rete stradale. Ebbene, questo sistema assai costoso e di difficile realizzazione è stato in parte ridimensionato, in pratica attorno al campus dell’Istituto Masdar, dal momento che stanno per essere fabbricate e commercializzate tante auto elettriche. «Dobbiamo avere un approccio pragmatico, altrimenti che sostenibilità è questa?», si domanda Sultan Al Jaber. E non è solo retorica, mentre scruta ossessivamente i bilanci.


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Zerofootprint versus CO2 La filosofia di Ron Dembo

«Ok, Houston, abbiamo avuto un problema», trasmisero i tre astronauti dell’Apollo 13, 55 ore dopo l’inizio della missione lunare, l’11 aprile 1970. “Uomini e donne di tutto il pianeta, abbiamo un problema”, ripete, 40 anni dopo, Ron Dembo, già professore all’università di Yale, fondatore e amministratore delegato di Zerofootprint, organizzazione canadese non profit che, tramite Internet, il social networking e i software dedicati, si pone l'ambizioso obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 nel mondo e di informare e sensibilizzare organizzazioni e individui, soprattutto i più giovani, sui temi del riscaldamento globale. Oggi come allora il grido d'allarme rischia di essere sottovalutato. Sulle pagine di benvenuto di Zerofootprint.net c’è una sorta di contatore di anidride carbonica che ha già superato la quota impressionante di 165 milioni di tonnellate. Era a zero quando la società fu fondata nel 2005 e continua a schizzare all’insù man mano che l’impatto dei gas velenosi si amplifica sulla nostra Terra. Ogni secondo il mondo rilascia 864 tonnellate di emissioni che vengono immesse nell’atmosfera, arrivando a 27.245.758 tonnellate l’anno. «Tante cose possiamo fare per risolvere questa concentrazione di gas», avverte Dembo, secondo il quale gli edifici sono la parte principale del “problema”. Solo negli Stati Uniti, per esempio, il 40% di consumo di energia può essere attribuita alle operazioni che si svolgono nei palazzi: riscaldamento, illuminazione, raffreddamento e acqua calda. A New York,

la quota raggiunge il 79% e a Londra il 52%. Tutto questo perché gli edifici sono vecchi: «Non è un problema di isolamento termale», continua il guru americano-canadese, «quello che dobbiamo fare è rimodernare intere città. Dovremo rivestire palazzi e grattacieli, cioè ripensarli». Zerofootprint si rivolge a città, scuole, università, imprese multinazionali e comunità, fornendo loro le infrastrutture e i software per misurare, registrare, aggregare dati e controllare l'impatto individuale e collettivo. E mettendoli in rete con il mondo. Le proposte di Dembo e dei suoi collaboratori sono pionieristiche, come quella lanciata di recente affinché «ogni spina possa parlare. Se potessimo rendere tutte le spine che abbiamo in casa o in ufficio intelligenti e capaci di parlare, potremmo controllare e ottimizzare le operazioni delle nostre macchine», afferma Dembo, che immagina un mondo dove ogni spina e ogni presa della corrente sia in grado, via wireless o via Internet, di segnalare esattamente quale apparecchio o elettrodomestico è collegato, se è acceso o no, e quanta energia sta usando. «Contemporaneamente noi potremo interagire tramite lo stesso collegamento per stabilire se è proprio necessario tenere acceso l’uno o altro impianto, il frigorifero, il forno, il computer o la TV». Un esperimento di questo tipo, in corso nella Carolina del Nord, ha permesso di tagliare del 15% la bolletta elettrica. Ma l’esempio più recente di come si possa combattere efficacemente

il cambiamento del clima Ron Dembo lo ha scoperto in Italia, in Toscana, alla Petraia, nella zona del Chianti classico, in un agriturismo gestito da una coppia di canadesi. «Producono autonomamente il 90% del cibo, il vino, l’olio, il grano, fanno il pane in un forno a legna e quello che manca lo comprano dai produttori locali», si entusiasma il fondatore di Zerofootprint, plaudendo a Susan e Michael McKenna Grant. «Il loro è un progettopilota, un lavoro d’amore, ma in grado di provare che il vivere sostenibile può essere un’esperienza eccezionale. È un modello da apprendere e adattare altrove. E non è per ricchi. I locali che lavorano per Michael e Susan vivono vite semplici dello stesso tenore. Questa è la sostenibilità: bella, saporita e leggera». (P.B.)


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di Alessandra Viola

Le Olimpiadi sono portatrici di grandi cambiamenti o di colossali sprechi. Londra 2012 non si accontenta di un bilancio positivo: il suo sindaco Boris Johnson vuole dare alla cittĂ  la leadership europea tra le capitali verdi. Ecco il suo ambizioso progetto.

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Secondo le moderne interpretazioni di un’antica profezia Maya, il 2012 è l’anno che cambierà per sempre il Pianeta. Segnerà una qualche imprecisata trasformazione dell’umanità, o addirittura la fine del mondo. Sia come sia, è chiaro che il 2012 sarà un anno speciale. Ma probabilmente l’evento in grado di tenere il Pianeta col fiato sospeso, più che l’allineamento dei pianeti o la fine di uno dei cicli del calendario Maya, saranno semplicemente… le Olimpiadi. Quelle del 2012 sono infatti destinate a cambiare profondamente il volto di Londra, non solo in senso architettonico (come è già accaduto a Pechino), ma in un modo completamente nuovo. Il sindaco della capitale inglese, Boris Johnson, non ha dubbi: le sue saranno le Olimpiadi più “verdi”, eco-compatibili e sostenibili della storia. Questa tappa inglese dei Giochi calza infatti a pennello nelle strategie del sindaco che ha fatto dell’abbattimento delle emissioni di CO2 e del lancio di un’economia low carbon i punti cardine della sua campagna elettorale. Si tratta decisamente di una scommessa, per una delle metropoli più inquinate d’Europa, famosa da mezzo millennio per il suo pestilenziale e velenosissimo “fumo”. Al punto che solo poche settimane fa la Commissione Europea ha inviato al governo inglese il suo final warning per il miglioramento della qualità dell’aria londinese, con minaccia di elevare sanzioni fino a 300 milioni di sterline (oltre 300 milioni di euro) se Gibilterra e l’intera area urbana di Londra continueranno a eccedere i limiti di PM10 fissati dall’Unione. Eppure, trainati dalle Olimpiadi, molti cambiamenti sono già in arrivo. «Oltre 9,3 miliardi di denaro pubblico verranno spesi per preparare e organizzare le Olimpiadi di Londra 2012 – ha dichiarato Johnson –, e ogni sforzo deve essere fatto per cogliere la maggior parte delle opportunità che si offrono, realizzando la visione dei Giochi più eco-compatibili del-

la storia, ma soprattutto consegnando un lascito durevole e sostenibile all’intera città». Una preoccupazione condivisibile, perché le Olimpiadi, a seconda dei casi, sono famose per i monumentali e avveniristici palasport, per le superbe ed elegantissime piscine, per i fuochi d’artificio e le cerimonie, ma anche per i faraonici sprechi, per le colossali strutture incompiute e inutilizzate, per i danni ambientali. E quello del “lascito” per la città dei grandi eventi rimane un problema sempre aperto (che anche in Italia si dibatte per l’Expo di Milano). «Voglio che entro il 2012 Londra sia la più pulita e la più verde città del Pianeta», ha detto Johnson. «La costruzione del Parco Olimpico offre una imparagonabile opportunità di assicurare un radicale miglioramento a tutta l’area est della città, e allo stesso tempo fornirà un ottimo esempio di cosa può essere ottenuto anche in altri piccoli e grandi quartieri. Lavoreremo per trasferire alla città l’ampio potenziale di competenze e tecnologie che verrà convogliato a Londra dai Giochi, per assicurare ai miei concittadini un’eredità duratura». L’eredità dei londinesi è garantita dalla firma di Richard Burdett, architetto “guru” della sostenibilità che ha già stilato un progetto per il restyling dei 1450 ettari di città che verranno adibiti a Parco Olimpico. Subito dopo la fine dei Giochi, quello spazio verrà trasformato in un parco lungo tre chilometri, lo stadio da 80.000 posti verrà trasformato in uno da 25.000 e altri edifici verranno trasformati in uffici e centri culturali. In totale, il 90%, delle strutture realizzate per le Olimpiadi (già costruite riciclando parte del materiale ricavato dalle demolizioni) verranno smontate e riutilizzate dopo i Giochi. Il 72% dei londinesi, secondo una recente indagine pubblicata dal “Times”, è sensibile ai problemi ambientali. Così l’impegno di Johnson per la riduzione dell’inquinamento e delle emis-

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sioni di anidride carbonica è partito proprio dai quartieri, con un concorso bandito per scegliere 10 zone low carbon alle quali sono stati assegnati finanziamenti per progetti sulle energie rinnovabili e l’edilizia verde. I vincitori hanno accettato di tagliare le emissioni del 20,12% (una percentuale non scelta a caso, in linea con la recente mania londinese di combinare i quattro numeri che compongono la fatidica data olimpica in ogni modo possibile) entro il 2012 e hanno presentato un piano degli interventi da adottare, in base a una propria “ricetta energetica”. Così Queens Park e Barking istalleranno punti di ricarica per auto elettriche, mentre Muswell Hill istallerà un piccolo parco solare sul tetto di un centro commerciale, e Archway, Wandle Valley e Peckham si concentreranno sulle azioni a favore della riduzione del consumo energetico nelle abitazioni private. Quartieri vecchi e nuovi sperano così di rinascere trainati dalla green economy, come già è accaduto ai sobborghi meridionali di Londra grazie a BedZED, un intero quartiere costruito seguendo esclusivamente le logiche sostenibili e utilizzando tecnologie basate sull'energia rinnovabile. «Scegliere tra i vari progetti in gara è stato difficile – ha commentato Johnson – perché ogni quartiere ha presentato proposte interes-

santi e all’avanguardia. Ma i vincitori stanno sperimentando le ultime tecnologie disponibili e ci aiuteranno a diventare leader tra le città a basso impatto ambientale». Il concorso è solo l’ultima di una serie di iniziative lanciate dal sindaco, che ha dichiarato di essere pronto a intervenire praticamente su ogni aspetto migliorabile della città, per assicurarle la leadership europea tra le capitali verdi. S'inserisce in questo sforzo, per esempio, il progetto di un ampio network di biciclette in affitto, che vede nello stesso Johnson, ciclista assiduo, il miglior testimonial pubblicitario: «Sono certo che la rivoluzione su due ruote che sto preparando nella capitale sarà ben presto l’invidia del mondo intero», ha detto orgoglioso del piano da 140 milioni di sterline che prevede di portare in città nei prossimi sei anni ben 6000 biciclette, da affittare e restituire in 400 punti-noleggio, generando un “traffico” di oltre 40.000 nuovi cicloutenti al giorno. Per chi non ha voglia di sgambettare ma ama comunque l’aria pulita, Johnson non trascura comunque di occuparsi anche di taxi e bus. Saranno 20, entro il 2012, i black cab alimentati a idrogeno (i primi due circolano in città già da alcune settimane): in tutto uguali ai tradizionali taxi neri londinesi, questi nuovi veicoli funzioneranno


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Smart cities: Londra

Le Olimpiadi più verdi della storia? Per le “Olimpiadi più verdi della storia”, Londra ha messo in campo diverse soluzioni innovative. Il villaggio olimpico ridurrà del 44% le emissioni di CO2 e del 30% il consumo di acqua potabile grazie alla raccolta di quella piovana, che verrà usata per l’irrigazione e lo scarico delle toilette. Molti dei materiali ricavati dalle demolizioni verranno riutilizzati per la costruzione dei nuovi edifici: dai vecchi tubi del gas (per il tetto dello stadio olimpico) al calcestruzzo (per le fondamenta), dalle travi in legno (per le palizzate) ai marmi. Gli altri materiali arriveranno in loco via acqua o su rotaie, sempre per ridurre le emissioni inquinanti. Oltre agli ampi spazi verdi già previsti, anche i tetti saranno coperti di piante e saranno costruite delle casette per uccelli e pipistrelli. Il ricorso all’illuminazione artificiale sarà ridotto, dove possibile, dall’introduzione di corridoi di luce, mentre nel velodromo un accurato studio della ventilazione consentirà di affidarsi quasi al 100% a quella naturale.

grazie a un motore a celle a combustibile, ed emetteranno come gas di scarico unicamente… Vapore acqueo. Il progetto pilota segna la prima fase di un ambizioso programma che entro il 2020 mira a rimpiazzare tutti i 20.000 taxi londinesi grazie anche alla costruzione in città di un network di stazioni di rifornimento per l’idrogeno, realizzato nei prossimi due anni. E pure un altro simbolo di Londra, stavolta reinventato in un look energeticamente più efficiente fino al 40%, sta per diventare low carbon e a zero emissioni. Il primo bus a due piani alimentato a idrogeno potrebbe circolare già entro il 2010: «Questa parte del nostro trasporto urbano non è solo bellissima, ma ha anche un cuore verde che batte sotto e al di là dello stile che rappresenta», ha detto Johnson. «I nuovi bus taglieranno le emissioni e daranno ai londinesi un autobus del quale essere fieri: pulito ed elegante». Johnson ha tentato di applicare la sua intelligenza e la sua verve a ogni aspetto del traffico cittadino e ha già dichiarato di voler anche sostituire le lampadine di oltre 300 semafori cittadini con sistemi LED in grado di ridurre emissioni e bolletta elettrica. Tutto fa brodo, nell’ambizioso obiettivo di tagliare in città i gas inquinanti del 60% (entro il 2025) e di sostenere la nascita di una nuova economia low

carbon. «Un secolo fa guadagnavamo col carbone, – ricorda Johnson – oggi ci sono interessanti opportunità per una nuova economia tesa a sbarazzarsene. Voglio che Londra sia in testa alle economie che trarranno vantaggio dal cambiamento. Che ottenga per i suoi cittadini una significativa percentuale dei posti di lavoro e delle opportunità economiche che arriveranno da questa nuova generazione di merci e servizi a basso impatto ambientale». Per riuscirci, il sindaco punta su un distretto per l’energia verde spalmato su sei quartieri della zona est, basato su energia rinnovabile, basse emissioni, riuso e riciclo di materiali, gestione eco-compatibile dei rifiuti. Ma per ripulire l’aria di Londra e renderla più verde, Johnson punta anche a un sistema più “attivo”: seminare piante e costruire interi giardini sui tetti inutilizzati della città, lungo ferrovie e dentro scuole e cortili privati. Obiettivo secondario, cibare gli olimpionici con vegetables made in London coltivati – neanche a dirlo – in 2012 nuovi orticelli urbani.

Le dichiarazioni di Boris Johnson sono tratte da interviste rilasciate a BBC.co.uk, Businessgreen.com, Guardian.co.uk, Telegraph.co.uk, Timesonline.co.uk.

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1 Rendering del Velodromo Olimpico. 2 Il quartiere ecosostenibile BedZED.


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Smart cities: Malaga

di Michele Calcaterra

La capitale della Costa del Sol cerca il riscatto attraverso una rivoluzione verde che la renda energeticamente autosufficiente, grazie alle rinnovabili, in forte crescita in tutta la Spagna (nonostante la crisi). 027

Se i fenici hanno avuto il merito di fondare Malaga, Endesa ha la missione di rinnovarla e di spingerla all’avanguardia delle nuove tecnologie. Malaga è diventata così capitale mondiale dell’energia intelligente: quella vicina all’utente, facile da utilizzare, amica dell’ambiente, a buon mercato per gli utenti e per i produttori, nemica degli sprechi e delle emissioni dannose. Malaga, capitale della Costa del Sol, affacciata sul Mediterraneo e prospiciente il Marocco. Simbolo della Spagna, per parafrasare la Milano degli anni '70, da “bere e da mangiare”. Quella degli anni del boom economico, degli investimenti immobiliari a tappeto, dei campi da golf come quelli, splendidi, di Torremolinos. Oggi a un soffio da Madrid, dato che il treno ad alta velocità (l’AVE) collega la capitale alla città andalusa in poco più di due ore. Quanto basta perché la Costa del Sol sia oggi la “spiaggia” di Madrid, in attesa che l’AVE a fine anno arrivi a Valencia. Malaga città dalle grandi tradizioni, ricca di storia e di cultura, che ha dato i natali al genio della pittura, Pablo Picasso, all’attore Antonio Banderas e allo scultore Miguel Berrocal. Malaga che ha visto passare fenici, romani, musulmani (sconfitti da Federico il cattolico nel 1487) e la guerra civile spagnola (gli aerei di Mussolini

hanno bombardato la città) e che ha dato all’Europa generazioni di emigranti, data la povertà galoppante dell’epoca franchista. Una città che da alcuni anni cerca il riscatto. Con il turismo, ovviamente, con qualche industria, con l’agricoltura, ma anche con la tecnologia. Dapprima l’idea di costituire “Malaga Valley”, un cluster per raccogliere aziende di punta nella ricerca e nell’innovazione, e da ultima “SmartCity”, l’iniziativa promossa da Endesa nell’ambito delle energie rinnovabili. Una città nella città che s'inserisce in un progetto di più largo respiro che unisce Malaga ad altre “smart” ed “eco” cities internazionali come Boulder in Colorado, Columbus in Ohio, Malta, Dubai e Stoccolma. Europa, dunque, ma anche Stati Uniti e Oriente. Una sorta di “filo d’Arianna” fortemente tecnologico che lega poli virtuosi, ma anche aziende di primissimo livello nel mondo, come General Electric e IBM. “Energia nelle tue mani” è lo slogan creato per SmartCity. Di che cosa si tratta? L’idea di Endesa per questo progetto pilota, che gradualmente verrà allargato ad altri centri spagnoli, è quella di unire aziende, governi locali e centrali per creare città via-via sempre più energeticamente autosufficienti, sfruttando le risorse naturali che l’ambiente fornisce e la sofisticatezza delle nuo-


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ve tecnologie. In breve, un intero quartiere di Malaga, quello di Playa della Misericordia, affacciato sul mare, sarà il “laboratorio” di un'esperienza innovativa di città efficiente in materia energetica. L’obiettivo è quello di conseguire un risparmio energetico del 20%, la riduzione delle emissioni di 6000 tonnellate di CO2 all’anno e un aumento sensibile del consumo delle energie rinnovabili. Grazie a un investimento complessivo di 31 milioni di euro, 300 clienti industriali, 900 commerciali e oltre 11.000 utenti privati, cioè domestici, utilizzeranno oltre all’energia “classica” fornita dalla rete, anche quella delle rinnovabili, grazie ai pannelli fotovoltaici installati sugli edifici pubblici, all’uso di micro-generatori posti in alcuni alberghi e a sistemi micro-eolici situati nella zona. Una sorta di rivoluzione verde che si spingerà ancora più in là. Il progetto prevede infatti il riutilizzo dell’energia prodotta in eccesso o di quella immagazzinata in speciali batterie.

Così come si potenzierà l’utilizzo di veicoli elettrici, con l’installazione di speciali postazioni per la ricarica delle auto. Ma il progetto è soprattutto un “esercizio” di educazione e di nuova cultura nei confronti del cittadino: di risparmio energetico e di ottimizzazione delle risorse, in un’ottica di sempre maggiore sostenibilità del sistema. Così facendo, grazie all'installazione di contatori intelligenti, sarà il cliente a gestire e a programmare il proprio consumo d’energia. Un apporto attivo, dunque, e non più passivo come è stato finora. È del resto proprio questo il salto di qualità che ci si attende dalle prossime generazioni, quelle più sensibili ai consumi e all’ambiente. Grazie a quest'azione, per il momento ancora embrionale e “pionieristica”, con l’aggiunta dei sistemi avanzati di telecomunicazione e di telecontrollo, sarà un domani tutta la rete energetica della Spagna a essere costantemente sotto controllo, a dispensare energia solo quando ce n’è bisogno, evitando inutili sprechi e quindi co-


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sti. Come a dire che la rete sarà sempre più intelligente, vicina a chi produce e a chi consuma: grandi utenti e famiglie. Così come sarà sempre più di qualità ed efficiente il servizio. Appare quindi logico e naturale che per questo progetto pilota Endesa si sia affidata a partner di prestigio di livello internazionale come Enel (sua “casa madre”), Acciona, IBM, Sadiel, Ormazabal, Neo Metrics, Isotrol, Telvent, Ingeteam e Green Power. Cui bisogna aggiungere la collaborazione di varie università e centri di ricerca nazionali. Insomma un pool di primissimo livello. E tutto questo ci porta a parlare del fatto che la Spagna è diventata negli ultimi anni uno dei paesi di riferimento nel mondo per quel che riguarda le energie rinnovabili. Dapprima l’eolico e ora il fotovoltaico. L’obiettivo è quello di ridurre il più possibile la dipendenza dall’estero, che è rilevante, nonostante la presenza sul territorio del nucleare. La parola d’ordine è dunque: diversificazione delle fonti, ma con un occhio al risparmio energetico e all’innovazione.

Una politica, questa, che parte da lontano e che sicuramente ha dato i suoi frutti, anche se lo sviluppo nelle rinnovabili è stato in qualche modo caotico e ha favorito qualche sacca speculativa di troppo e di sovrapproduzione. Come a dire che ci sarà bisogno di una razionalizzazione nel medio termine. Al di là di queste considerazioni, va detto che la Spagna sta attraversando una fase piuttosto delicata della sua economia, con una crescita sostanzialmente piatta, consumi in sensibile calo e disoccupazione al 20%. Così come preoccupano la scarsa liquidità in circolazione, il deterioramento dei conti pubblici, per quel che riguarda non solo l’indebitamento, ma anche e soprattutto l’esplosione del disavanzo. Quanto basta per capire che per almeno questo e il prossimo anno il paese vivrà in una sorta di fase di stallo, sperando che le riforme di carattere strutturale (lavoro e pensioni) e la ripresa internazionale facciano da volano a un'inversione della tendenza e l’economica torni a crescere.


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Intervista a Marta Vincenzi

Smart cities: Genova

di Francesco Ferrari

Genova si candida a diventare smart city europea, e il progetto del sindaco Vincenzi è allo stesso tempo ambizioso e complesso: intende rivoluzionare e rendere sostenibili l’area portuale così come il centro storico, puntando anche a un netto cambio di rotta per quanto riguarda i trasporti ferroviari e su gomma.

La creazione del primo quartiere italiano interamente green. Un porto commerciale capace di ridurre le emissioni e riaprire i suoi varchi alla cittadinanza, sul modello dei grandi scali nord-europei. E ancora: il recupero sostenibile del centro storico, il potenziamento del trasporto merci e passeggeri su rotaia, un sistema di illuminazione pubblica a bassissimi consumi. Sono le sfide che Genova dovrà vincere per essere ammessa al bando europeo Smart Cities, “città intelligenti”. Sul piatto, investimenti che l’Unione europea ha stimato in 11 miliardi nei prossimi 10 anni. «Genova è la città ideale per un esperimento pilota così ambizioso», spiega il sindaco Marta Vincenzi. «Il progetto ha già

avuto il supporto di Enel. Entro dicembre ne definiremo tutti gli aspetti. Poi sarà Bruxelles a decidere». Sindaco Vincenzi, perché la candidatura di Genova a smart city europea? Genova ha la caratteristica di fornire le soluzioni e porre i problemi, è un interessante laboratorio di città intelligente. Le spiego perché. Da una parte possiede forti competenze nella ricerca, nelle tecnologie, un’industria attenta ai temi delle energie rinnovabili, una volontà condivisa di una governance pubblica e partecipata del processo di sviluppo. Dall’altra, presenta aspetti critici legati alle sue caratteristiche orografiche, a una storia antica e recente che ha

portato situazioni critiche dal punto di vista ambientale e, non da ultimo, a una sorta di vischiosità che da anni ne impedisce il rilancio e il ricollocamento tra le città in crescita economica. Sappiamo che a Genova le riforme coraggiose si arenano nelle sabbie mobili dei consociativismi, della conservazione dei poteri (piccoli), del mantenimento delle posizioni acquisite. Ancora una volta noi vorremmo smuovere questa città e il progetto Smart City ci dà una grande opportunità di rimuovere le staticità storiche. E tutto questo come si concilia con il concetto di “città intelligente”? Noi vogliamo una Genova smart, che


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vuole dire sì intelligente, ma anche bella, scaltra. Crediamo che il processo innescato con la candidatura di Genova a città intelligente possa davvero consentirci di proseguire nel percorso fissato di rilancio della città e innescare un circolo virtuoso che porti sviluppo economico, riforme, liberalizzazione e rispetto delle regole della concorrenza. Io penso che la volontà dell’Unione europea sia proprio quella di individuare alcune città pilota, che infatti vengono chiamate ambiziose o pioniere, e noi intendiamo diventare una di queste. L’entusiastica adesione alla nostra idea mi conferma che la proposta di un processo guidato dal Comune cui tutti sono invitati a prendere parte per un avvicina-

mento alla neutralità climatica attraverso la crescita economica è un’idea vincente. Genova è conosciuta in Italia e all’estero come città portuale. Il porto dà lavoro a 15.000 persone, eppure è considerato da buona parte della cittadinanza come un elemento ingombrante, spesso di fastidio, a causa del traffico pesante generato dalla movimentazione delle merci. Come pensa di conciliare questo senso di distacco, ancora oggi molto diffuso, con il modello di città intelligente? Il porto è croce e delizia, ricchezza e futuro potenziale di Genova. Ma è anche fonte di inquinamento e terreno adatto

per soluzioni innovative e sperimentali migliorative dell’uso dell’energia. Come ho sostenuto sin dalla campagna elettorale, il porto dev’essere il punto di partenza per lo sviluppo economico della nostra città. Se da una parte intendiamo continuare a restituire alla città gli spazi non più adatti alle operazioni portuali, dall’altra sosteniamo fortemente la necessità di intervenire in maniera radicale sullo sviluppo dell’attività economica, promuovendo le riforme auspicate sia a livello locale sia legislativo, la realizzazione delle infrastrutture necessarie. La nostra collaborazione nella pianificazione urbanistica, che tocca temi quali il porto lungo e i legami con il basso Piemonte, la gronda, il


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nodo ferroviario, ma anche la improcrastinabile realizzazione del terzo valico, fondamentale per ridurre il traffico su gomma e liberare la città e l’Appennino, si accompagna a un’azione politica e comunicativa che prevede maggiore e migliore informazione e partecipazione della popolazione, come è stato per il débat public sulla gronda. Lo sviluppo del porto dev’essere vissuto dall’intera città come una mission strategica. La smart city è quella che sa appunto sfruttare le sinapsi e mettere a frutto i collegamenti per migliorare il prodotto finale, ovvero la qualità di vita degli abitanti. Fra le reti intelligenti sulle quali dovrete concentrarvi ci sono anche i trasporti. Genova in questi anni ha realizzato una piccola rete metropolitana ma, dopo avere rinunciato al tram, continua a

concentrare la gran parte del trasporto pubblico sulla gomma. Su quale modello di mobilità sostenibile vi state orientando, per invertire questa tendenza? Le caratteristiche fisiche e della popolazione richiedono soluzioni innovative e attente all’inquinamento per consentire spostamenti fluidi, efficaci e rispettosi dell’ambiente. Sono diversi gli aspetti su cui stiamo intervenendo per arrivare alla mobilità sostenibile, e una parte consistente del progetto Genova Smart City è legata a queste tematiche. Cito alcune azioni: la trasformazione del nodo ferroviario in metropolitana di superficie, la reintroduzione dei tram in Valbisagno e nell’asse Fiera-Brignole, il piano comunale della mobilità elettrica, le eco-rimesse, il sistema di rilevazione e mappatura dei flussi di traffico e l’interessante

progetto “Città porto veloce e sostenibile” per un nuovo modello di mobilità portuale. Fra le caratteristiche delle smart cities, una riguarda la promozione di edifici e interi quartieri a impatto zero. Un obiettivo che non si preannuncia facile per la città con il più grande centro storico d’Europa... Il nostro splendido centro storico prevedeva già nell’antichità misure di edilizia ecologica con alti edifici, tetti di ardesia e strade strette, che sono state abbandonate negli sviluppi urbani più recenti, spesso caotici e privi di riferimento all’impronta ambientale; ancora una volta si tratta di una criticità sulla quale è necessario intervenire ma che consente ampi spazi a iniziative e azioni innovative e mirate alla salva-


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Io penso che la volontà dell’Unione europea sia proprio quella di individuare alcune città pilota, ambiziose o pioniere: noi intendiamo diventare una di queste.

guardia ambientale. Tra le iniziative che intendiamo inserire vi è un progetto pilota tratto da un altro progetto europeo, che prevede la sperimentazione a Voltri del quartiere mediterraneo sostenibile “Mela Verde”, che sarà magro (minor uso di energia), pulito (fornitura efficiente di energia) e verde (uso di energia rinnovabile), e altri edifici e complessi residenziali sostenibili e in classe A. Intendiamo effettuare diagnosi energetica degli edifici; non dimentichiamo gli impianti solari nelle scuole e negli impianti sportivi e l’uso di pitture riflettenti e fonti di illuminazione a basso consumo. La partecipazione di Assedil al nostro progetto è proprio legata alla consapevolezza che occorra individuare soluzioni innovative per gliedifici esistenti. La collaborazione con la ricerca e con l’alta tecnologia industriale consentirà di proporre progetti concreti e, soprattutto, trasferibili. Quale sarà il ruolo dei privati, nella candidatura genovese? Fondamentale: la candidatura genovese raccoglie l’adesione delle istituzioni e dei privati, della ricerca e delle associazioni. Dopo una prima fase di presentazione ai diversi stakeholders, stiamo ora passando alla fase operativa chiedendo alle imprese di “mettere il chip per giocare”, ossia di impegnarsi concretamente per consentire a una struttura snella ed efficace di predisporre la candidatura, attraverso la selezione delle azioni da inserire nel progetto, l’analisi e la definizione degli aspetti economici, le iniziative di lobbying a livello nazionale ed euro-

peo. All’indiscusso ruolo di promotore del Comune s’aggiunge la forte partecipazione e condivisione richiesta alle imprese e alle istituzioni e la ricerca. E quali saranno le conseguenze per la vita dei cittadini? L’obiettivo finale del progetto è proprio il miglioramento della qualità della vita degli abitanti, non solo genovesi, poiché, come sa, lo sviluppo sostenibile prevede una crescita che non danneggi altri né nel tempo né nello spazio. Riteniamo pertanto che il progetto debba mirare anche a modifiche comportamentali importanti che realizzino risparmi ed efficientamenti energetici e che, soprattutto, ci educhino a un rispetto dell’ambiente nelle nostre azioni quotidiane. La comunicazione e informazione, così come la formazione in questi temi, saranno parte integrante della nostra candidatura. Genova Smart City consentirà di realizzare in maniera organica e coordinata iniziative di riduzione dell’impatto ambientale, ma noi vorremmo anche costituire una best practice e un esempio trasferibile di azioni, proposte e, non da ultimo, modelli comportamentali che portino verso la città climaticamente neutrale. I nostri cittadini, specialmente i nostri figli, respireranno un’aria più pulita, sentiranno meno rumori e saranno più sani; ma avranno anche maggiori opportunità di lavoro. Lei, prima di diventare sindaco, è stata europarlamentare. Quanto è grande, a suo avviso, il gap che separa l’Italia dall’Europa in termini di vivibilità dei gran-

di centri urbani? Non a caso ho scelto di tornare qui: si ricordi che la domenica amo zappare il mio orto e non sono molte le città delle nostre dimensioni e caratteristiche in cui possiamo correre nel lungo mare o coltivare zucche dopo aver visitato una mostra. Ma la strada è molto lunga. Come ho detto all’inizio partiamo da una posizione molto svantaggiata perché il nostro porto è strozzato dalla città, le colline sono eccessivamente inurbate senza le adeguate infrastrutture di collegamento, l’Appennino (o i governi che si sono succeduti) ci separano dalla pianura padana. In passato non c’è forse stata attenzione a questa parola così importante, la vivibilità, cui noi invece puntiamo e la partecipazione al progetto Genova Smart City, su cui stiamo investendo energie e risorse, ne è la prova: vorremmo che gli autobus fossero adatti ai passeggeri, anziani, col passeggino o che si recano al lavoro; che le allergie dei nostri bambini legate all’inquinamento fossero drasticamente ridotte; che il porto diventasse un modello che i cinesi ci copino per unire sviluppo economico e sostenibilità ambientale; che, grazie anche ai vantaggi del nostro clima, le nostre abitazioni si avvicinassero alle “case passive”. Devo, con grande sincerità, riconoscere che vi sono città, soprattutto nel Nord Europa, nelle quali la vita è più facile, ma credo che disponiamo degli strumenti culturali, tecnici, scientifici e della creatività e competenza per raggiungerle in tempi non biblici.


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Tataki, San Francisco: il sushi sostenibile alla conquista del mondo

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Quella di Kin Lui e Raymond Ho è la storia di molti new americans immigrati negli States: originari di Hong Kong, sono approdati a San Francisco e hanno aperto un ristorante di sushi. Il loro era un sushi bar tra i tanti, finché un giorno un articolo sul giornale non ha cambiato le cose: i due hanno scoperto che negli ultimi 30 anni la popolazione presente negli oceani di maguro e hamachi – due pesci tipici serviti nei sushi restaurant – è precipitata del 90%. Se si pensa che lo scorso anno nel mondo sono stati consumati 225 milioni di pasti a base di sushi, e nei soli Stati Uniti l'incremento è stato dell’11%, è facile intuire l'enorme pericolo per la biodiversità marina. Dopo averne preso coscienza, Lui e Ho hanno quindi deciso di reinventare l’arte del sushi, puntando sulla sostenibilità. Ed è avvenuta la seconda svolta: l'incontro con Casson Trenor, ambientalista di Santa Cruz che si batte per la pesca sostenibile con l’ONG FishWise (fishwise.org). «Già nel 2007, mentre stavo scrivendo il mio libro Sustainable Sushi, avevo avuto l'idea di aprire un ristorante, perché volevo dimostrare che era possibile realizzarlo e la mia non era solo una bella idea», spiega Trenor, con aria supercool, cappello sulle ventitré e un dente di squalo appeso al collo. «Non volevo che l'industria del sushi


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Viola Berlanda

“tradizionale” mi attaccasse dicendo che il mio fosse un progetto impossibile e irrealizzabile. L'unica maniera di rispondere alle critiche era avere un ristorante già operativo al momento dell'uscita del libro. Quasi per caso ho incontrato Kin e Raymond, che avevano in mente la stessa cosa». Il primo incontro tra i tre “pionieri” del sushi sostenibile (che un anno più tardi si sarebbero ritrovati nella prestigiosissima lista degli Eroi dell’ambiente di “Time Magazine”) è stato curioso: Casson si è seduto a un tavolo del ristorante di Lui e Ho e ha chiesto loro un menù. «Volevo vedere se i miei due futuri soci facevano sul serio, e allora ho preso una penna rossa e ho iniziato a cancellare tutti i piatti che contenevano pesci non in linea con la missione del ristorante sostenibile che volevamo aprire: la maggior parte. Dopo un attimo di silenzio, Kin e Raymond si sono messi a confabulare tra di loro in cinese, e poi Kin mi ha detto: “Si può fare”. Sono rimasto colpito, perché avevo cancellato il salmone di allevamento, l'anguilla, il tonno pinna blu e un sacco di altri prodotti convenzionalmente usati per il sushi. A quel punto ho preso una penna nera e ho scritto i nomi di altre sei o sette specie, tra cui sardine, merluzzo nero e cozze. Kin, terroriz-

zato, mi ha detto: “Non possiamo usare neanche queste?!”. Gli ho detto che per quelle non c'era problema, e ha tirato un sospiro di sollievo». E così nel febbraio del 2008 è nato Tataki (tatakisushibar.com), il primo ristorante di sushi sostenibile degli USA («E forse del mondo, ma non siamo sicuri», si vanta Trenor) in cui l'intera filiera dall’acquisto del pesce al piatto servito in tavola è stata ridefinita in funzione della sostenibilità e della difesa della biodiversità marina. «Abbiamo informato i nostri fornitori che, se non possono dimostrare la provenienza sostenibile del pesce che vendono, non possono lavorare con noi. Sono molto contento, perché alcuni di loro hanno modificato il loro modo di scegliere il pesce, e non solo per Tataki, ma per tutti i loro clienti». Grazie alla scelta della sostenibilità, Tataki non solo è diventato il ristorante più di moda di San Francisco, ma ha fatto scuola: negli Stati Uniti è sorto un ampio movimento in difesa della pesca sostenibile, delle specie a rischio e della biodiversità degli oceani, che ha coinvolto catene di supermercati (come Whole Foods) ed enti come il Blue Ocean Institute o il Monterey Bay Aquarium (Seafood Watch Program), che hanno creato una vera e pro-

pria organizzazione di controllo attraverso internet. E naturalmente sono spuntati altri “piccoli Tataki”: «Uno a Seattle, uno a Portland e uno a New Haven, e altri sei stanno per aprire. Certo, ci hanno copiato, ma va bene così: è meraviglioso vedere come la nostra idea si stia diffondendo», sottolinea Casson. «Il sushi sostenibile ha a che fare con la consapevolezza local e la creatività: i menù dei ristoranti di Seattle e New Haven sono molto differenti dal nostro, ma i principi da rispettare sono gli stessi. La cosa più interessante è proprio vedere come i diversi chef possono interpretare in maniera creativa i principi di sostenibilità e reinventare l'arte del sushi in modi meravigliosi, specialmente per il palato». Anche in Europa qualcosa si sta muovendo. A Londra c'è Moshi Moshi (www.moshimoshi.co.uk), che si sta muovendo nella direzione giusta, così come due altri ristoranti a Parigi e Reykjavik, ma non c'è ancora un vero e proprio ristorante di sushi sostenibile che abbia aperto i battenti. «Se qualcuno che sta leggendo Oxygen vuole aprirlo, mi contatti: sarei felice di aiutarlo!», scherza (ma dicendo sul serio) Casson.

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Una città può funzionare come un’auto da Formula Uno? «La rivoluzione digitale non ha finito per uccidere le nostre città, ma non le ha neanche lasciate inalterate. Uno strato di elementi, collegati tra loro in una rete, ha ricoperto come un manto uniforme ogni minimo aspetto, ogni atomo del nostro ambiente, [...] influenzando aspetti complessi e dinamici della città e migliorando la sostenibilità economica, sociale e ambientale del luogo in cui viviamo». La città del futuro immaginata da Carlo Ratti, direttore del SENSEable City Lab del MIT.

di Carlo Ratti


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Nel 1995 gli studiosi provarono a immaginare l’impatto che la rivoluzione digitale avrebbe avuto sulle città. Solo 15 anni fa la tesi più diffusa era che siccome i media digitali e internet avevano ammazzato le distanze, avrebbero ammazzato anche le città. George Gilder proclamò che «le città sono un bagaglio rimasto dall’era industriale» e concluse che «ci stiamo dirigendo verso la morte delle città», a causa della crescita continua di personal computer, telecomunicazioni e produzione distribuita. Nello stesso periodo, Nicholas Negroponte scrisse su “Being Digital” che «l’era della post-informazione eliminerà le limitazioni imposte dalla geografia. Nella vita digitale, conterà sempre meno essere in un certo posto a una certa ora, e comincerà a essere possibile trasmettere le proprie coordinate».

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Col senno di poi, sappiamo che le cose sono andate in modo piuttosto diverso. Anzi, le città non hanno mai prosperato tanto quanto negli ultimi due decenni. Oggi la Cina è avviata a costruire più tessuto urbano di quanto ne sia mai stato costruito dall’umanità. E lo scorso anno ha segna-

to un momento particolarmente importante: per la prima volta nella storia, oltre la metà della popolazione mondiale, 3,3 miliardi di persone, viveva in aree urbane. Secondo le previsioni, nel 2030 questa cifra si avvicinerà ai cinque miliardi. La rivoluzione digitale non ha finito per uccidere le nostre città, ma non le ha neanche lasciate inalterate. Uno strato di elementi, collegati tra loro in una rete, ha ricoperto come un manto uniforme ogni minimo aspetto, ogni atomo del nostro ambiente. Sempre di più, sensori, videocamere e micro-controller vengono usati per gestire le infrastrutture cittadine, ottimizzare i trasporti, monitorare l’ambiente e far girare applicazioni di sicurezza. I progressi della microelettronica permettono oggi di diffondere reti smart dust di sensori, robot o dispositivi MEMS (piccolissimi sistemi microelettromeccanici) wireless. Il cambiamento più evidente è il boom della telefonia mobile avvenuto su tutto il pianeta. Nel 2007 nel mondo si usavano più di 3,5 miliardi di telefoni cellulari. Nelle diverse classi socioeconomiche e nei cinque continenti, i cellulari sono onnipresenti: non solo ci permettono di comuni-


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care tra noi in modi inediti, ma creano una rete pervasiva di rilevazione che copre l’intero globo. Una conseguenza di questo processo è particolarmente importante: le città possono cominciare a funzionare come sistemi di controllo in tempo reale, regolati da una serie di feedback circolari. Nei decenni passati, sono stati sviluppati sistemi di controllo in tempo reale per numerose applicazioni ingegneristiche. Questo ha radicalmente aumentato l’efficienza dei sistemi grazie al risparmio di energia, alla regolazione delle dinamiche, alla maggiore robustezza e tolleranza ai disturbi. Insomma: possiamo avere una città che funzioni come un sistema di controllo in tempo reale? Esaminiamo le quattro componenti-chiave di un sistema di controllo in tempo reale, per esempio un’auto da FormulaUno, di quelle successive alla grande trasformazione tecnologica vissuta dal settore delle macchine da corsa alla fine degli anni Novanta: 1. un’entità da controllare in un ambiente caratterizzato da incertezza (ad esempio l’auto da Formula Uno); 2. sensori capaci di acquisire in tempo reale informazioni sullo stato dell’entità (da dieci anni

a questa parte, le auto da Formula Uno sono dotate di migliaia di sensori wireless che aiutano a monitorarle); 3. un’intelligenza capace di valutare la performance del sistema in rapporto agli esiti desiderati (tutti quei computer spuntati nei box della Formula Uno); 4. azionatori fisici che agiscano sul sistema per realizzare la strategia di controllo (ad esempio, una pompa che aumenti la pressione nel motore dell’auto o un elemento mobile che ne modifichi il profilo aerodinamico). Senza dubbio una città collima con la definizione del punto 1, e il punto 2 non sembra porre particolari problemi. Per fare un esempio, molti dei nostri progetti adoperavano telefoni cellulari e dispostivi GPS per raccogliere i pattern di spostamento delle persone e dei sistemi di trasporto, e il loro uso spaziale e sociale delle strade e dei quartieri. Ma come creare un feedback circolare e far reagire la città? La città contiene già varie classi di “attuatori”, come i semafori, i cartelli elettronici aggiornati a distanza, ecc. Ma un’azione più profonda risulta problematica: ad esempio, non possiamo raddoppiare in tempo reale la dimensione di una


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Una città può funzionare come un’auto da Formula Uno?

Il progetto The Cloud, proposto per le Olimpiadi di Londra 2012 da un team internazionale di cui fanno parte, tra i tanti, Carlo Ratti e Walter Nicolino, ingegneri della Arup, designer del Massachussets Institute of Technology, artisti come il tedesco Tomas Saraceno e consulenti del calibro di Umberto Eco (www.raisethecloud.org).

strada se rileviamo degli ingorghi. Gli atomi urbani hanno un’inerzia. Tuttavia, diversamente da altri sistemi di controllo in tempo reale, le città possiedono una caratteristica speciale: i cittadini! Se ricevessero in tempo reale le informazioni, adeguatamente visualizzate e disseminate, i cittadini potrebbero diventare degli attori intelligenti e distribuiti, che perseguono i loro interessi individuali nella cooperazione e competizione con gli altri, e assurgere quindi ad attori principali della scena urbana. Elaborare informazioni urbane, catturate in tempo reale, e renderle pubblicamente accessibili può consentire alle persone di prendere decisioni migliori riguardo all’uso delle risorse urbane, alla mobilità e all’interazione sociale. Questo feedback circolare di rilevazioni ed elaborazioni digitali può cominciare a influenzare veri aspetti complessi e dinamici della città, migliorare la sostenibilità economica, sociale e ambientale del luogo in cui viviamo. Ad esempio, un trip planner automatizzato che usi informazioni in tempo reale sulla posizione di autobus, treni e taxi, oltre che sui livelli di traffico e inquinamento, può aiutare i cittadini a trovare non solo il percorso più veloce e adatto al loro budget, ma

anche quello col minore impatto sulla qualità dell’aria. Un semplice meccanismo di feedback in tempo reale tra cittadini e unità di soccorso potrebbe evitare il ripetersi di tragedie come quella di New Orleans nel 2005. Infine, lo scambio di profili basato sullo spazio e in tempo reale – grossomodo un misto tra Twitter e Facebook, con l’aggiunta di informazioni geografiche – rivoluzionerà il modo in cui incontriamo le persone che ci interessano, rendendo la città uno spazio delle opportunità ancora più interattivo. Tutte queste ricche informazioni possono essere catturate e trasmesse non solo tramite sensori e computer integrati nell’ambiente urbano: grazie a dispostivi digitali personali come i telefoni cellulari, gli stessi cittadini possono diventare delle sonde, e riferire quel che sta accadendo intorno a loro sfruttando in modo intelligente la capacità elaborativa e la larghezza di banda che si portano dietro pressoché dovunque vadano. Di conseguenza, la nostra esperienza degli spazi urbani ne esce trasformata, perché non sono più soprattutto i progettisti e gli sviluppatori urbani a dare forma ai luoghi cittadini: infatti, praticamente chiunque può contribuire a formare lo strato digitale del nostro ambiente.


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L’alba della sociologia digitale

di Andrea Vaccari

Un sistema di misurazione sfaccettato derivato dalle azioni della gente nello spazio urbano può offrire uno strumento utile a valutare l’efficacia delle decisioni politiche: l'analisi delle tracce digitali può aiutare i policy-maker a rendere le città più vivibili, sostenibili ed efficienti.

Il decennio passato ha visto uno straordinario sviluppo di sistemi pervasivi come le reti di telefonia mobile e gli aggregatori di contenuti su internet che, come prodotto secondario della loro interazione con gli utenti, producono enormi quantità di dati. Ogni giorno, gli esseri umani generano una miriade di dati comportamentali, codificando in tal modo i loro spostamenti, la trasmissione di informazioni e, forse, le loro convinzioni. Questi dati sono correlati alle azioni e alle opinioni delle persone e quindi alla dinamica generale delle città, al modo in cui funzionano e si evolvono nel tempo. Nonostante questa nuova ricchezza di dati, gli scienziati sociali si basano ancora sui dati delle indagini qualitative per misurare intenzioni che

potrebbero indicare o prevedere le mutevoli tendenze sociali, o sugli esperimenti di laboratorio per verificare i comportamenti a partire da convinzioni manipolate. Tuttavia, le metodologie esistenti hanno dei limiti intrinseci, e identificare le correlazioni tra convinzione e azione non è affatto un’impresa facile. È noto che le indagini su grande scala sono costose, e che è difficile aggiornarle di frequente; gli esperimenti di laboratorio limitano artificialmente il decision-making e quindi non riescono a catturare le complesse interrelazioni del mondo reale. In altre parole, le attuali misure sono costose e tediose perché esigono una raccolta e un’analisi manuali, e non permettono di monitorare le opinioni in modo istantaneo e continuo. Inoltre,


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l’affidabilità dei dati di indagini basate sul selfreport è stata molto dibattuta; secondo certi studi, i comportamenti riferiti sono sorprendentemente deboli rispetto ai dati osservati. Infine, il costo di un’indagine spesso rende difficile raccogliere dati che siano sufficientemente “raffinati” e longitudinali rispetto al campo d’interesse. Credo che l’uso delle nuove tracce digitali oggi disponibili possa fornire nuove informazioni sulla vita e le preferenze delle comunità nel corso del tempo, a un costo assai più contenuto delle self-report survey. Ad esempio, la ricostruzione algoritmica di dataset diversi potrebbe essere usata per misurare le opinioni sui temi politici, o per prevedere la popolarità e il tasso di adozione di un nuovo prodotto, o per studiare le dina-

miche spaziali del governo e l’influenza dei media, così da regolare quasi in tempo reale le campagne di sensibilizzazione e le operazioni di marketing. Queste opportunità sono già state discusse da Bruno Latour in un articolo intitolato Beware, your imagination leaves digital traces, per il “Times Higher Literary Supplement” (6 aprile 2007). Nell’articolo, Latour spiega che «è come se il lavorio interno degli universi privati fosse stato scoperchiato perché i suoi input e output sono ormai del tutto tracciabili. […] Le conseguenze per le scienze sociali saranno enormi: potranno finalmente avere accesso a una moltitudine di dati che sono dello stesso ordine di grandezza di quelli delle loro sorelle maggiori, le scien-


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Differenti visualizzazioni dei dati raccolti dai ricercatori del MIT SENSEable Lab nell’ambito del progetto Obama One People (senseable.mit.edu/obama): attraverso l’analisi del traffico telefonico, sono stati rilevati gli spostamenti nel centro cittadino delle persone arrivate a Washington dal resto degli USA e del mondo in occasione della cerimonia di insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca, e la destinazione della loro attività telefonica.


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L’alba della sociologia digitale

ze naturali». Oggi la sociologia digitale è una realtà. In questo articolo, intendo presentare due importanti applicazioni di queste idee che ho sviluppato durante il mio lavoro al Massachusetts Institute of Technology, al Santa Fe Institute e alla University of Illinois di Chicago. La prima illustra come possiamo usare i dati delle comunicazioni per studiare la mobilità dei visitatori e dei turisti nelle grandi città e durante eventi pubblici. La seconda spiega invece come, prendendo in considerazione i milioni di opinioni non sollecitate e di transazioni inosservate sul web, possiamo capire meglio la mentalità delle centinaia di milioni di persone che producono questi dati, e le società in cui vivono.

luppato ispirandoci agli indicatori finanziari e alla teoria delle reti. Ad esempio, confrontammo l’attrattività dei maggiori punti di interesse di New York basandoci sulla rispettiva densità di tracce digitali. Analizzammo anche i flussi di visitatori tra diversi punti di interesse a Lower Manhattan per individuare l’evoluzione della centralità dell’area delle cascate in confronto ad altri punti di richiamo. Mappando questi nuovi tipi di analisi delle tracce digitali, si capisce quanto un evento riesca a portare gente in parti meno battute di una città nel corso del tempo, informazione che può essere estremamente preziosa per la progettazione urbana e gli studi sul turismo.

Il primo progetto fu sviluppato al MIT SENSEable City Lab nell’estate del 2008. Si tratta di uno studio d’impatto sulle New York City Waterfalls, un’installazione pubblica da 20 milioni di dollari, costituita da quattro cascate artificiali che si buttavano dal New York Harbor (nell’East River), e che dovevano attrarre gente sulla banchina della città. Analizzando i log elettronici delle chiamate al cellulare e le fotografie geo-taggate, dimostrammo che i dati digitali possono fornire nuove informazioni sul modo in cui la gente vive la città, rivelando aspetti diversi della mobilità, dei viaggi e del turismo, e permettendo di studiare i diversi attrattori dell’ambiente urbano. Le nostre analisi permisero di definire l’evoluzione dell’attrattività di varie aree di interesse a Lower Manhattan e West Brooklyn. Le nuove informazioni furono usate per completare uno studio che si avvaleva di mezzi tradizionali, come calcoli manuali e indagini, per quantificare l’impatto delle Waterfalls in mostra in vari punti della banchina newyorchese dal giugno all’ottobre del 2008. Il nostro approccio si basava su diversi indicatori di attrattività urbana che avevamo svi-

Il secondo progetto è invece un’iniziativa di ricerca tuttora in atto in collaborazione con la University of Illinois di Chicago e il Santa Fe Institute. Il progetto intende misurare le intenzioni dei consumatori direttamente dalle azioni delle persone, usando quel che riteniamo essere uno dei più grandi dataset del comportamento umano mai studiato: le registrazioni delle transazioni con carte di credito, la mobilità e i pattern di comunicazione estratti dai log delle telefonate al cellulare, e opinioni ricavate dai social media creati da decine di milioni di utenti sul web. Come parametro, la fiducia del consumatore è fondamentale per una chiara comprensione dello status finanziario di una nazione, ma è anche un indice cruciale del decision-making nei settori finanziario, governativo e industriale. Per tradizione, la fiducia nell’economia è sempre stata valutata tramite costose indagini periodiche su un piccolo sottoinsieme di unità familiari. Usando solo dati comportamentali, proponiamo di inferire un indice dell’intenzione di spesa dei consumatori modellato sul Consumer Sentiment Index (CSI) della University of Michigan. Pensiamo che questo lavoro non solo of-

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Il futuro sembra luminoso. La sociologia digitale può aiutare le autorità e le organizzazioni a stabilire una relazione causale tra il benessere dei gruppi sociali, il loro coinvolgimento in uno scambio di opinioni salutare e attivo e la loro disposizione a cambiare opinioni e comportamenti consolidati.

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frirà un’alternativa alle indagini come misura dell’intenzione dei consumatori, ma permetterà anche una comprensione senza precedenti del movimento, la comunicazione e i pattern di spesa della popolazione americana. Inoltre, questa ricerca ha il potenziale per aiutare organizzazioni pubbliche e private a capire meglio i comportamenti dinamici di clienti ed elettori, e per prendere decisioni politiche e commerciali che tengano conto delle tendenze economiche derivate dai dati. I log elettronici delle chiamate al cellulare e le fotografie geo-taggate sono esempi di digital footprint che oggi permettono ai ricercatori di capire meglio come si muovano le persone nello spazio urbano, e in definitiva potrebbero aiutare chi gestisce e vive nelle aree urbane a configurare città più vivibili, sostenibili ed efficienti. Inoltre le notizie e le descrizioni di eventi, oltre ai post sui blog e alle recensioni on-line di prodotti e servizi, sono forme di buzz quantificabile che spesso può essere geo-codificato così da costruire degli indici semantici delle diverse parti di una città. I nuovi mezzi per misurare la fiducia dei consumatori hanno il potenziale di influenzare fortemente i dibattiti politici. Attualmente, i policymaker dipendono da un’unica, limitata metodologia per raccogliere informazioni sulle intenzioni economiche; un sistema di misurazione sfaccettato derivato dalle azioni – e non solamente dalle affermazioni – della gente può

offrire una comprensione inedita, utile a ispirare la pianificazione economica e prevedere l’efficacia delle decisioni politiche, oltre che a prendere concrete decisioni commerciali in un clima economico in continua e rapida evoluzione. So bene che il telefono cellulare e i dati finanziari includono informazioni estremamente sensibili, e voglio precisare che tutti i dati usati negli studi descritti furono resi anonimi in osservanza della Direttiva sulla privacy e le comunicazioni elettroniche del 2002 del Parlamento europeo. Tuttavia è chiaro che, se vogliamo che i vantaggi sociali di queste applicazioni non entrino in conflitto con importanti requisiti di riservatezza, i ricercatori e gli sviluppatori di questo campo dovranno adottare misure chiare, scrupolose e inderogabili per proteggere la privacy delle persone. Eppure, il futuro sembra luminoso. Da una prospettiva sociologica, la sociologia digitale può aiutare le autorità e le organizzazioni a stabilire una relazione causale tra il benessere dei gruppi sociali, il loro coinvolgimento in uno scambio di opinioni salutare e attivo e la loro disposizione a cambiare opinioni e comportamenti consolidati. Da una prospettiva computazionale, la sociologia digitale può migliorare la nostra capacità di raccogliere e analizzare grandi quantità di tracce digitali, dati che sono il sottoprodotto dell’interazione degli utenti con sistemi pervasivi come i sistemi di pagamento con carta di credito, le reti di telefonia mobile e gli aggregatori di contenuti generati dagli utenti sul web.


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È L’INNOVAZIONE DI OGGI A SOSTENERE IL BENESSERE DI DOMANI.

IL NOSTRO FUTURO È COSTRUITO SUL CORAGGIO E LA RESPONSABILITÀ DELLE SCELTE DI OGGI. Crediamo che il benessere vada costruito giorno dopo giorno, pensando sempre ai bisogni di oggi e di domani. È per questo che investiamo in tutte le fonti energetiche, ricercando e usando le tecnologie più avanzate per rendere anche quelle tradizionali come il carbone, fonti all’avanguardia. Per produrre energia più pulita, compatibile con l’ambiente e capace di soddisfare subito la richiesta di energia necessaria ad un Paese per crescere, svilupparsi, essere competitivo. Perché solo la responsabilità nelle scelte di oggi può garantire un benessere sostenibile domani.

enel.com


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La città possibile: progettazione partecipata e cittadinanza attiva

di Marco Rainò

Nato negli anni Sessanta, il metodo operativo-partecipativo riconosce la condivisione di opinioni tra utenti e il confronto delle esigenze dei cittadini come fattori utili a innescare importanti trasformazioni materiali e sociali nei contesti urbani, portando all’elaborazione e adozione di nuovi modelli di governance, validi per migliorare le condizioni ambientali e la qualità della vita in città.

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La progettazione partecipata, processo culturale interdisciplinare capace di esprimersi attraverso azioni di riqualificazione e rigenerazione urbana condivisa e ragionata con gli utenti finali, si configura come uno strumento di pianificazione territoriale di grande importanza la cui applicazione, in tempi recenti, sembra aver assunto nuova e significativa considerazione. Nato negli anni Sessanta negli Stati Uniti, il metodo operativo-partecipativo riconosce la condivisione di opinioni tra utenti e il confronto delle esigenze dei cittadini come fattori utili a innescare importanti trasformazioni materiali e sociali nei luoghi urbani, qualificandosi anche come un complesso di riflessioni teoriche e di azioni pratiche capaci di influenzare in maniera diretta e determinante il quadro delle condizioni ambientali generali e, di conseguenza, la qualità del vivere dei singoli individui. In principio furono alcune rivendicazioni sociali collegate al manifestarsi di opinioni espresse da collettivi di cittadini in tema di qualità ambientale: a Manhattan, nel 1963, il registrarsi di un forte dissenso pubblico riferito a decisioni politiche di governo del territorio suggerì il costituirsi di una realtà associativa inedita – l’Architectural Renewal Commitee di Harlem – che propose azioni di trasformazione di parcelle di tessuto urbano secondo le pratiche di ciò che, a breve, sarebbe stato identificato come l’advocacy planning. Il termine, coniato dal sociologo americano Paul Davidoff nel 1965, individuava una modalità alternativa di pianificazione territoriale, ponendo in essere nuove pratiche attraverso le quali promuovere il coinvolgimento effettivo dei cittadini nel dialogo con gli amministratori locali e i pianificatori incaricati. Il tentativo di dare corso a inediti modelli urbanistici con finalità marcatamente sociali dava nuovo carattere e significato al “dialogo” tra le

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parti in causa, suggerendo la considerazione dell’opinione degli abitanti nei processi decisionali di trasformazione dei luoghi urbani come necessariamente determinante. Attraverso azioni di community design si puntava a garantire l’ascolto delle esigenze quotidiane dei cittadini, assistendo i più deboli nella rivendicazione di migliori condizioni di vita nei quartieri; nascevano così gruppi volontari di professionisti con esperienze nella progettazione e gestione del territorio, che si rendevano disponibili ad assistere le unità di vicinato generalmente costituite da minoranze economicamente e socialmente svantaggiate. Le esperienze originariamente affrontate in questo senso nei soli Stati Uniti si tradussero in Europa nella pratica del community planning, il cui punto di forza restava fortemente connesso alla ricerca di forme di partecipazione delle comunità in materia di pianificazione urbana. Il community planning si colloca tra urbanistica e politiche sociali: se da un certo punto di vista la comunità è l’esperto designato a fornire indicazioni ai progettisti per sviluppare soluzioni complessivamente più rispondenti ai bisogni reali, dall’altro il consolidamento della comunità in quanto tale è uno degli scopi del processo di piano. Per la prima volta, le iniziative di governo in materia di gestione e trasformazione del paesaggio pubblico, le logiche di disegno della rete infrastrutturale e le decisioni connesse ai piani riguardanti l’abitare diventano più “trasparenti”, aprendosi a recepire i pareri dei cittadini – che diventano attori attivi – come opinioni preziose, privilegiate dall’esperienza diretta. La prassi della partecipazione implica il tentativo di superare una logica procedurale più marcatamente tradizionale, gestita in modo esclusivo dall’urbanista o dal pianificatore incaricato, per arrivare a codificare un modello basato su


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un approccio intersettoriale e multiculturale, che prevede il coinvolgimento di un ampio spettro di consulenti che, a vario titolo, co-producono proposte attorno a cui mobilitare consenso per l'individuazione delle priorità e delle prerogative dell’azione. Negli anni Settanta si registrano le prime, più concrete esperienze europee, che non mancano di prendere direzioni diverse tra loro e manifestarsi con esiti distinti da quelli raggiunti negli USA. Nel Vecchio Continente, tra le tante figure impegnate nell’esercizio della pratica collegata alla progettazione partecipata si distinguono i nomi di Giancarlo De Carlo e Lucien Kroll. La lezione, non solo italiana, di De Carlo parte dalla convinzione che la professione dell’architetto, quando si confronta con il pubblico, sia «definita e delimitata dalla delega che le istituzioni le affidano»; in una condizione di partecipazione collettiva, questo mandato «non viene dalle istituzioni ma dall’intera collettività o – più esattamente – non si tratta più di delega ma di un accordo che continuamente si rinnova attraverso un confronto continuo. L’esercizio della critica non solo è ammesso, ma diventa necessario e non può essere circoscritto agli aspetti tecnici dei problemi ma esteso a tutto l’arco che va dalle motivazioni alle conseguenze di ogni decisione, sul filo di una permanente verifica che sempre rimette in discussione anche gli obiettivi generali». Il quadro di riferimento delle azioni partecipate è sempre complesso e il processo che s'investiga e pone in essere è sempre bottom-up, utile a catalizzare e canalizzare le spontaneità di espressione e le istintive rivelazioni di necessità dei cittadini. Una progettazione che sappia ricorrere in maniera costruttiva al dialogo tra specialisti e cittadini è caratterizzante una nuova e più piena dimensione del fare architettura; a questo pro-

posito, De Carlo rileva che «per uscire dalla sterile situazione di isolamento in cui si trova l’architettura, è importante che la gente partecipi ai processi di trasformazione delle città e dei territori, ma è anche importante che la cultura architettonica si interroghi su come rendere l’architettura intrinsecamente partecipabile». Lucien Kroll, architetto belga da molti indicato come padre fondatore della corrente più sensibile e radicale del progettare in modalità partecipata, assume il dialogo con i cittadini come strumento privilegiato di comprensione del sentire sociale, del manifestarsi delle genuine e necessarie esigenze dell’uomo che abita gli agglomerati urbani. Fortemente critico nei confronti della monotonia e della generale inospitalità che troppo spesso connota il paesaggio delle città, Kroll punta a “coltivare” habitat ad alto tasso di adattabilità e trasformabilità: il suo pensiero è interessato al “recupero urbano”, che si articola anche in operazioni di delicata cucitura di porzioni esistenti del territorio costruito con frammenti di nuova edificazione, secondo un piano complessivo che esprime vocazione nei confronti di una progettazione inclusiva, aggregativa, organica, vitale, varia, che ha espressione visiva in una "estetica del conflitto” nella quale trovano continuità anche le disomogeneità linguistiche di un’architettura risultante dall’autocostruzione. Le significative esperienze di De Carlo e Kroll, associate e completate da quelle di molti altri, percorrono un tratto temporale che, oltre ai Settanta e Ottanta, comprende periodi più prossimi al nostro: è in questo lungo percorso che la storia della progettazione concertata e realizzata insieme agli abitanti ha acquistato non solo dignità, ma anche credibilità. Negli anni, gli esiti delle azioni compiute sul territorio perdono progressivamente il carattere di


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La città possibile

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provvisorietà, di prova sporadica o esperimento proprio delle esperienze pilota, assumendo la solidità e l’importanza di progetti che, sempre più spesso, vengono confermati per la loro estrema validità. E la pianificazione partecipata moltiplica i casi-studio e l'eterogeneità dei risultati. All’interno della macro-disciplina partecipativa trovano posto teorie riferite ad ambiti distinti e prima non collegati tra loro; ipotesi, metodi operativi e prassi di vario tipo vengono collegate, influenzandosi reciprocamente e miscelandosi in formulazioni innovative, inaspettate e sorprendentemente funzionali, esercitate nel campo della costruzione di ambienti abitativi più ospitali e a misura d’uomo. Prende corpo l’ipotesi di una contemporanea disciplina “di convergenza”, che trae maggior forza dall’attrazione simultanea di una grande quantità di pensieri che, seppur caratterizzati da una propria autonomia, risultano capaci di entrare in relazione in seno a un discorso aperto dedicato alle nuove figurazioni di città. Tra questi pensieri, ad esempio, si segnala l’innovativa Open Space Technology (OST) dell’antropologo Harrison Owen, uno strumento di apprendimento informale che agevola la circolazione di informazioni, conoscenze ed esperienze all’interno di organizzazioni di vario tipo, utilizzando la leva del cambiamento come risorsa utile per risolvere i problemi e preferendo la creazione di ambienti “liberi” dalle regole rigi-

de e dai tecnicismi che caratterizzano altre dinamiche partecipative. Altro riferimento interessante ed esemplificativo riguarda le teorie di Scott E. Page, docente di scienze politiche ed economiche presso l’Università del Michigan, che si concentrano sullo studio dei sistemi complessi introducendo il concetto di “potere della diversità” nell’analisi della struttura dell’interazione sociale: entro la cornice della progettazione partecipata, questo punto di vista trova rilevanti applicazioni nel dimostrare come gruppi di utenti composti in maniera non omogenea – per capacità dei singoli, estrazione sociale, interessi personali – riescano a sviluppare processi decisionali di grande concretezza, raggiungendo obiettivi ambiziosi e non banali. Nel novero degli altri contributi importanti, ci sono le teorie che nutrono la formulazione di un pensiero riguardante il principio di “democrazia diretta”, della “democrazia partecipativa” e di quella “deliberativa”: vale a questo proposito ricordare la voce di James S. Fishkin, ma anche quella di Carolyn Lukensmeyer, fondatrice e anima di AmericaSpeaks, fondazione che si dedica a sostenere il coinvolgimento attivo dei cittadini nei processi decisionali pubblici, credendo che più alti gradi di democrazia possano essere raggiunti solo prendendo in seria considerazione l’espressione delle volontà e delle necessità dei singoli cittadini. Tutti i pensieri a cui si è sinteticamente accen-

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La Place de la République vue par les petits è una mosta in corso a Parigi, al Pavillon de l’Arsenal. Architetti e urbanisti sono stati invitati a contribuire alla futura sistemazione della piazza, secondo le proposte creative e sorprendenti dei bambini delle scuole elementari.

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nato, collegati dialetticamente tra loro per corrispondenze spesso sottili ma significative, risultano anche connessi – con diversi gradi di relazione – alla riflessione teorica in materia di city making presentata da Charles Landry, ricercatore che insiste sul ricorso all’inventiva e alla creatività come strumenti privilegiati e insostituibili per trasformare progressivamente le città in luoghi di solidarietà reale e di condivisione tanto funzionale quanto quotidiana tra individui e tra gruppi. Le teorie e le tecniche comprese nel complesso sistema della pianificazione e progettazione partecipata, producono da sempre modelli di governance contraddistinti da un riferirsi costante all’argomento della sostenibilità. Dalle rivendicazioni di matrice marcatamente ecologica, sino alle riflessioni odierne riguardanti il consumo delle risorse disponibili e la minimizzazione dell’impatto sull’ambiente delle azioni di trasformazione dei territori, il discorso sulla salvaguardia e sulla riqualificazione dell’ecosistema è sempre stato considerato centrale nel garantire il bene comune nelle collettività. Limitandosi a riferire delle esperienze più recenti a questo riguardo, il caso delle Transition Towns sembra essere di particolare interesse. Nato in Inghilterra nel 2005 su impulso delle riflessioni di Rob Hopkins, il Transition Network, mediante un sistema di azioni pianificate, mira ad affrancare le collettività dal consolidato modello economico legato ai consumi delle risorse naturalmente disponibili. Quello della Transizione può essere definito come un movimento cultura-

le, animato da collettività di individui che, attraverso una ripianificazione energetica che rifiuta il consumo di combustibili fossili e un generale ripensamento dei comportamenti quotidiani di rispetto ambientale, fondano comunità in cui vivere secondo modelli alternativi green oriented. I transition townies, come vengono chiamati gli abitanti di queste cittadine di nuova fondazione (alcune anche italiane), sperimentano la condivisione delle risorse e si orientano a consumare prodotti rigorosamente locali, costituendo gruppi di acquisto secondo pratiche solidali. Le famiglie, aspirando all'autosufficienza alimentare, tornano alla coltivazione diretta dei terreni e attivano programmi di salvaguardia energetica installando pannelli solari o impianti fotovoltaici in abitazioni realizzate con il ricorso a tecniche di edificazione eco-compatibili. In sostanza, con il ricorso al coinvolgimento democratico dei cittadini, si è sempre aspirato alla costruzione di un paesaggio urbano capace di esprimere qualità ambientali vicine alle loro reali necessità e aspirazioni: una modalità di progettazione cooperativa, ispirata anche dal dialogo tra individui, ambisce a identificare nuove configurazioni per i territori urbani del presente e del futuro. Nel tentativo di smorzare le rigidità e lo schematismo dei tradizionali piani di regolamentazione territoriale riferiti a un modello non più attuale di società industrializzata, la pianificazione partecipata si candida, sin dalla sua comparsa, a sviluppare energie adattative inedite, e potenziare i connotati di resilienza delle società.

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Progettazione partecipata in rete Alcuni link di approfondimento su recenti tematiche di dibattito relative alla progettazione partecipata: www.beingcitizen.eu www.americaspeaks.org www.transitiontowns.org www.transitionculture.org www.seednetwork.org www.comedia.org.uk Gli esempi italiani: www.abcitta.org www.avventuraurbana.it www.marraiafura.com


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Better City, Better Life

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di Uberto Siola

L’Expo di Shanghai, con il suo titolo Better City, Better Life, si realizza in un momento quanto mai opportuno con riguardo al dibattito sulla trasformazione della città contemporanea. Dopo che per lungo tempo le nostre città sono diventate la “vetrina” di un nuovo presunto stile internazionale, la convinzione che questa fosse la strada da seguire per la modernizzazione delle città in ogni parte del mondo sta mostrando con evidenza i suoi limiti. Anche per Milano, nella prospettiva dell’occasione offerta dalla prossima Expo, si è aperta una discussione in tal senso e anche il convincimento che la sostenibilità ecologica e ambientale dello sviluppo dei nostri territori debba tradursi in forme architettoniche e urbane innovative sembra non appartenere più a tutti. Certo c’è un ritardo imbarazzante e pericoloso nello scoprire che ogni città è diversa dall’altra, che ogni città è sostanzialmente, anche se dialetticamente, continua con il suo passato, che ogni città è, nella sua bellezza, un’opera d’arte collettiva. Il ritardo è imbarazzante se si pensa all’Europa e ancor più all’Italia, che sembra talvolta aver dimenticato la specificità e il valore della propria esperienza come Paese “costruttore di città”, ed è pericoloso perché rischia di farci perdere questo primato e di distruggere le identità locali che, nella struttura fisica delle strade, delle piazze, degli edifici, dei monumenti, trovano comunque una maggiore inerzia rispetto a

quanto accade per molti altri aspetti della vita contemporanea, già travolti dalla globalizzazione. Ecco allora che all’Expo di Shanghai va riconosciuto il merito di aver portato all’attenzione di un ampio pubblico la discussione su questi temi, una discussione che non vuole essere rivolta nostalgicamente al passato ma, al contrario, parte dalla storia e dalla tradizione per disegnare scenari possibili e sostenibili per la città del futuro. Il progetto Italy of the Cities – un’installazione multimediale, una “macchina tecnologica” ad alto contenuto artistico supportata però da un “progetto” scientifico che vuole mettere in evidenza la relazione che esiste tra architettura e città – si carica della responsabilità di dare una risposta alla domanda su come disegnare le nostre città del futuro. A questa domanda potremmo rispondere, con Peter Greenaway, dicendo che una città di oggi, per essere espressione del nostro tempo, deve coniugare i valori e i sogni della storia con quelli della tecnologia non pervasiva. E, in tale direzione, la scuola italiana, che ha sostenuto e dimostrato che senza un riferimento continuo alla città nel suo insieme è impossibile costruire spazi urbani ed edifici in cui una collettività possa riconoscersi, è chiamata a dare un contributo importante. Per far ciò c’è bisogno che tutti gli attori coinvolti dimostrino di essere culturalmente preparati a ricoprire i loro specifici

compiti e che, ad esempio, la committenza, pubblica o privata che sia, rinunci al ricorso – sintomo di un estremo provincialismo – alla griffe e rinunci, aderendo a logiche di rapido consumo del bene architettonico trattato come un qualsiasi prodotto di mercato, a produrre oggetti uguali in ogni dove e incapaci di assolvere alle esigenze della vita dell’uomo. Design, restauro, architettura, città sono invece tutti termini, autonomi ma connessi, che devono restituirci una capacità di progettare e realizzare città della nostra epoca in ogni parte del mondo.


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Future Tech di Simone Arcagni

Sustainable Dancefloor: se la sostenibilità fa anche tendenza

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Si sa che ballare fa bruciare molte energie... E se venissero riutilizzate per illuminare le piste da ballo? Chi l’anno scorso ha partecipato a “Uniamo le energie” a Torino ha potuto vedere all’opera il dancefloor Sustainable Dance Club, approntato dalla crew di Xplosiva, che permetteva di riutilizzare i battiti dei piedi dei ballerini per alimentare una piccola pista da ballo. L’idea nasce a Londra, grazie a Sir Andrew Charalambous, dell’associazione Club4climate per un ballo a zero impatto ambientale chiamato “Dr. Hearth”. Nasce così il Sustainable Dance Club che, tramite a una pressione meccanica, produce energia elettrica che viene immagazzinata con batterie riciclabili, garantendo al locale più del 50% del suo fabbisogno. Un’idea che presto si è diffusa in tutto il mondo: famoso il Watt Club di Rotterdam, che oltre a convertire l’energia cinetica in energia elettrica pulita, provvede a servire cibo e drink in recipienti in policarbonato, mentre usa l’acqua piovana recuperata per le toilette. E, come se non bastasse, se volete en-


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trare dovete dimostrare di aver raggiunto il locale a piedi, in bicicletta o con mezzi pubblici. Ma alla lista si possono aggiungere il Green House di New York, il Surya di Londra (che si alimenta con energia eolica e solare), il Temple Nightclub di San Francisco, il Butterfly Social Club di Chicago e il Beta Nightclub di Denver (che oltre al riciclo prevede il giardino esterno in grado di compensare le emissioni di CO2). È interessante che anche i luoghi del divertimento e gli spazi pubblici comincino a progettarsi in senso sostenibile. Un bell’esempio arriva anche dall’Italia, più precisamente a Roma, dove è nata Ecos Natural Disco, uno spazio realizzato all’interno del progetto Ecosphere nel quartiere EUR di Roma: una discoteca dalla forma avveniristica e realizzata con materiali e tecnologie improntate all'eco-sostenibilità. Il locale prevede serate musicali con dj nazionali e internazionali, ma anche proiezioni video e serate vijng, il tutto sempre con un occhio di riguardo ai temi ambientali di

cui la discoteca si fa carico anche a livello di informazione e sensibilizzazione. Progettare ambienti ecosostenibili per lo svago è davvero un passo in avanti, anche perché la sensibilizzazione verso i temi ambientali diviene diretta e interessa un pubblico sempre più vasto, offrendo un corretto modo di godere del tempo libero. In questa direzione si è mossa anche la ristrutturazione di uno storico locale di Milano, l’ATM (così chiamato in quanto ex biglietteria dei trasporti pubblici milanesi), da poco riaperto e realizzato con accorgimenti tecnici, scelta di materiali e finiture tutti nel segno del rispetto di criteri di eco-sostenibilità. Progettato dallo studio BPM (Bertero-Panto-Mazzoli, ma anche acronimo di “battiti per minuto”, cioè la velocità di un brano musicale), ATM Bar utilizza un sistema di pannelli fotovoltaici, un eco-rivestimento a pavimento e un sistema di eco-pittura, oltre ad arredi realizzati con materiale di riciclo. E infine come non citare il PAV (Parco d’Arte Vivente) di Torino, dove ambien-

te e arte si incontrano per offrire un posto di svago per tutti, un parco per l’appunto dove le esigenze dell’ambiente vengono prima di ogni cosa e dove opere di land art si sposano al verde per creare un ambiente unico, rilassante e allo stesso tempo donano alla città un posto per riflettere e informarsi sui temi ambientali. Per entrare nel centro direzionale del parco (ottenuto da un'ex area industriale) bisogna letteralmente immergersi nel verde (anche il tetto dell’edificio propone vialetti e aiuole artistiche) e all’interno si trovano sale riunioni, percorsi didattici, scientifici e informativi. I luoghi pubblici possono trasformarsi in spazi sostenibili e creare così una diversa fruizione delle nostre metropoli, proprio come “dal basso” fanno i “guerriglieri” del guerrilla gardening, che occupano zone abbandonate e creano orti e giardini per il divertimento dei bambini, la pace degli adulti e, perché no, l’approvvigionamento di frutta e verdura dei volenterosi che si mettono a coltivare nel tempo libero.

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Casette a forma di casa «Sono casette di legno pieno, trovate dentro ai tronchi degli alberi morti, abbattuti dal vento. Queste casette sono piene perché non sono state svuotate; sono state ricavate dalla forma del legno e costruite senza muri e solai, con un procedimento che svela l’atteggiamento mentale di accettare e valorizzare quello che la natura ci mette davanti e quello che i contesti specifici definiscono. Il segno dell’architetto non è astratto rispetto alla specificità della materia, del luogo e della funzionalità richieste dall’intervento. Non sono necessariamente case da costruire, non sono state fatte per aggiungere case alle case. Sto ancora pensando perché faccio queste casette e perché sono belle così piccole e tutte storte e sarebbero invece così brutte realizzate in scala reale, tutte diritte e perfette, con le gronde e le finestre sigillate, con gli scuri e i balconi e gli interruttori per accendere le lampadine».

di Michele De Lucchi


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1 Casetta 152, 2008 (noce, lavorazioni varie). 2 Torre 107, Torre 108 e Torre 109 (ciliegio, lavorazioni varie).

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3 Casetta 130, 2008 (kauri, lavorazioni varie). 4 Casetta 185, 2009 (rovere e noce, lavorazioni varie).

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5 Torre T3, 2007 (rovere, lavorazioni varie).

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I luoghi della scienza di Giorgia Scaturro

La casa del futuro? Sugli alberi, o in fondo al mare...

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Un rifugio nella natura: non solo “casa dolce casa”, ma anche una casa che sia più ecologica possibile. Non è certo roba da Tarzan il Fab Tree House, il sofisticato concetto elaborato da Joachim Mitchell, fondatore di Terreform 1, tra i più visionari studi di architettura ecologica e design urbano del mondo – con sede a New York – che sfruttando la tecnologia 3D riesce a dare agli alberi la forma di perfette abitazioni all’interno delle quali acqua potabile, calore ed energia elettrica sono interamente prodotte da fonti rinnovabili.

Fotografia di Alasdair Jardine tratta da Case sugli alberi di Andreas Wenning (Edizioni L’Archivolto). Il volume illustra 25 progetti di case sugli alberi realizzate in Germania e nel resto d’Europa e 10 progetti di case avveniristiche ancora da realizzare (www.baumraum.de).


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I luoghi della scienza

L’habitat arboreo è realizzato a partire da un’impalcatura sviluppata con la tecnica del CNC (Computer Numerical Control) che consente di sagomare la geometria delle piante e impostare gli intrecci dei rami. La tecnologia è assistita dalla chimica e in particolare dal principio aeroponico delle radici, che se cresciute in assenza di aria restano morbide e quindi possono essere modellate senza rompersi. Queste poi s’induriscono una volta piantate nel terreno grazie alla citochina, un ormone delle piante che ne stimola la crescita. Da oltre dieci anni, Gordon Glaze, Ezekiel Golan e Yael Stav fondatori di Treennovation, centro di orticoltura e design di Tel Aviv, stanno studiando (come Mitchell) questo principio e ideando applicazioni creative, come alberi che crescono a forma di fermate dell’autobus o di panchine. L’idea è che in un futuro non troppo lontano potranno sorgere interi villaggi naturali, fatti di alberi, totalmente autosufficienti e... Commestibili. L’idea di Joachim Mitchell è infatti quella di avere «case al 100% biologiche in modo che uomini, animali e organismi possano ricavare da queste il proprio cibo, nel pieno rispetto dei cicli dell’ecosistema». Per esempio, pensate a pomodori che crescono sulle pareti della vostra casa-albero. «Più che case eco-compatibili, saranno parte della stessa ecologia locale», dice Joachim. La sperimentazione abitativa di Mitchell si spinge però al di là dei vegetali: insieme ai ricercatori Eric Tan,

Maria Aiolova e Oliver Medvedik del Bioworks Institute di Brooklyn, sta lavorando a una “casa di carne”, un modello di habitat fatto interamente di pelle. Si tratta di un’abitazione organica composta di cellule di maiale, cresciute in vitro (dunque nessuna tortura sugli animali) con tessuti sviluppati in laboratorio usando il sodio benzoato come agente per uccidere batteri e funghi e una matrice composta di materiali tra cui polveri di collagene, gomma xantana, pirosolfato di sodio e impalcature di PET (Polietilene tereftalato) riciclato. Queste case di pelle non sono forse così promettenti come le case-albero, che costituiscono invece una vera e propria nuova tendenza del vivere naturale. Sono molte infatti le compagnie che ne stanno promuovendo la costruzione in tutto il mondo: basti pensare ai modelli futuristici esposti nel volume Case sugli alberi di Andreas Wenning. In Italia già dal 2002 è sorto il primo “villaggio arboricolo” ai piedi della montagna “la Bella Addormentata”, tra i boschi dei Monti Pelati in Piemonte, che sta continuando a espandersi con nuove abitazioni costruite su castagni: palafitte a sei metri da terra, collegate tra loro da passerelle di legno e costruite secondo i principi della bioedilizia, usando materiali riciclati e il più possibile offerti dal bosco. Se vi avventurate invece nella foresta di Qualicum Beach, sull’isola di Vancouver in Canada, rimarrete con il naso per aria: Eve, Eryn e Melody sono infatti gigantesche sfere di 500 chili che pen-

dolano dagli alberi, legate a delle corde, facendo provare l’effetto rimbalzo a chi ci cammina dentro, dal letto alla cucina. Queste Free Spirits Spheres, le “sfere degli spiriti liberi”, sono state ideate dall’ingegnere canadese Tom Chudleigh, che le ha modellate come grossi occhi di legno e fibra di vetro (3,2 metri di diametro) che ti guardano dall’alto della foresta. Chudleigh le ha dotate di elettricità, frigorifero e forno a microonde, e le affitta come un bed ma senza breakfast per una notte di meditazione. Dalle vette degli alberi ai fondali marini. C’è chi, pur non essendo un pesce o una sirena, ha dimostrato che è possibile vivere in una casa sotto il mare. Quantomeno per 13 giorni. Nel 2007, l’australiano Lloyd Godson ha sperimentato il primo habitat sottomarino autosufficiente e autosostenibile dotato di un sistema di supporto alla vita basato completamente sulle piante. Il suo progetto BioSub consisteva in una capsula grande quanto un container da spedizione, all’interno della quale l’ossigeno che lui respirava era per la prima volta interamente prodotto dal processo di fotosintesi delle alghe. A generare elettricità erano celle solari fuori dal container e, all’interno, pedalando sulla sua bicicletta Lloyd produceva la luce artificiale necessaria alle alghe e alla crescita di alcune verdure. Le avventure dell’“uomo pesce” australiano stanno ora continuando con Life Amphibious: non una casa, ma un sottomarino a propulsione umana che imita l’efficienza del nuoto dei pinguini.

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Sustainable Connected Home

di Federico Casalegno

Il gruppo di ricerca guidato da Federico Casalegno lavora da due anni al prototipo di una casa ecologica e tecnologica, utilizzando soluzioni innovative per migliorare le interazioni tra persone, spazi architettonici e ambiente naturale: componenti robotiche, finestre dinamiche, domotica, energia solare e delle biomasse, cucina e frigorifero intelligenti, e materiali naturali.

Tra gli architetti e i designer, la sostenibilità critica radicale è un concetto emergente. In questo settore, la maggior parte degli sforzi riguarda l’uso di materiali edili sostenibili e l’energia verde. Noi stiamo tentando un approccio più ampio. La nostra idea è incentrata su una casa che non solo sia costruita con materiali sostenibili e che usi energia verde, ma che sfrutti anche appieno tutto quello che il mondo digitale ha da offrire, così da avere un edificio che possa rispondere in modo più intelligente al suo ambiente e ai bisogni dei suoi abitanti. Si tratta di usare le ultime novità nel campo dell’intelligenza artificiale, oltre che della robotica avanzata, per migliorare la qualità della vita di chi in quella casa ci abita. E, guardando ancora più lontano, è una casa che, per il solo fatto di esserci e grazie al modo in cui “funziona”, soddisfa il comportamento umano e quindi promuove la sostenibilità sociale.

Sappiamo che le risposte intelligenti sono, per loro natura, le risposte più efficaci. Immaginate una casa capace di funzionare con semplici riflessi e risposte a degli stimoli, e che possa addirittura imparare nel tempo. Immaginate una casa che crei un flusso dettagliato di informazioni sul modo in cui l’edificio sta rispondendo ai suoi abitanti e viceversa, e a quello che quegli abitanti fanno nel corso del tempo. Immaginate una casa che da questi dati sappia estrarre dei pattern. E poi immaginate una casa con una memoria come quella che abbiamo noi umani, una casa capace di accumulare esperienze nel tempo e di imparare da quelle esperienze, e che alla fine rifletta e decida di fare dei compromessi tra obiettivi in competizione tra loro. È questa l’immagine della Connected Sustainable Home. È l’immagine di un futuro in cui l’architettura e l’urbanistica sono davvero sostenibili, non solo

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in virtù dei materiali che usano ma anche di quel che gli edifici possono fare e della migliore qualità di vita che offrono ai loro abitanti. I quattro principi fondanti

La Connected Sustainable Home si basa su quattro principi progettuali che pongono dei quesiti essenziali: - Architettura sostenibile: come progettare delle case che posseggano una prospettiva estetica e funzionale d’insieme e che si integrino bene nel paesaggio e nell’ambiente urbano? - Energia verde: come progettare delle case che per ottenere l’energia di cui hanno bisogno sfruttino le nostre risorse naturali, come il sole, il vento, l’acqua piovana e le biomasse? - Tecnologie dell’informazione e della comunicazione: come progettare delle case che adoperino le tecnologie digitali per creare un sistema altamente responsivo tra utenti, architettura generale, sistemi energetici e tutti gli altri aspetti dell’edificio? - Sostenibilità sociale: come progettare delle case che siano utili non solo agli interessi dei loro abitanti, ma anche a quelli sociali di intere comunità – e che quindi intensifichino i rapporti umani? Scheletro, sistema interno e sistemi elettronici in tempo reale

Cominciamo a rispondere a queste domande dal punto di vista della progettazione architettonica. Per farlo, pensiamo alla Connected Sustainable Home come a un edificio formato da uno

scheletro, da un sistema interno e da sistemi elettronici in tempo reale. Lo scheletro è costruito in modo tale da durare decenni, e da incarnare per tutto quel tempo principi di sostenibilità. Come l’unità di elaborazione centrale del personal computer, lo scheletro della casa è la struttura portante su cui s'innesta tutto il resto. Il suo progetto tiene conto delle particolari condizioni fisiche della zona, come la topografia, l’accessibilità, il clima e i materiali locali, e della cultura del posto, così da creare un senso del “luogo”. Il sistema interno della casa consiste di elementi modulari dalle interfacce standardizzate. Questi elementi, che hanno una configurazione iniziale, possono essere adattati nel corso del tempo dagli abitanti della casa, con le loro scelte intelligenti sull’ambiente in cui vivono e sulle condizioni mutevoli della loro vita (ad esempio le condizioni economiche); inoltre possono integrare nuove tecnologie e nuovi prodotti. Sono gli elementi di sistema interno della Connected Sustainable Home che accrescono la sostenibilità, perché consentono un’integrazione e un adattamento rapidi ed efficaci. Eliminano ogni rigidità e inerzia dalle condizioni e dai processi abitativi, e mettono gran parte del potere decisionale nelle mani degli abitanti stessi. Spalancano anche la possibilità di comunità innovative e open-source di utenti/designer. I sistemi elettronici in tempo reale si avvalgono di sensori, processori, display, azionatori e reti integrati in apparecchiature portatili – che fanno parte del sistema interno – e del software. Questi sistemi controllano la risposta di display e azio-


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natori alle condizioni rilevate dai sensori, oltre che tramite i comandi degli utenti. Permettono di automatizzare molto del decision-making a breve termine che altrimenti ricadrebbe sulle spalle degli abitanti della casa. Migliorano la sostenibilità fornendo risposte istantanee ai cambiamenti dinamici che si verificano nelle esigenze e nel comportamento degli utenti, oltre che al clima esterno e alle condizioni di luce, e così via. Consentono livelli molti alti di personalizzazione dell’ambiente abitativo. Il software di questi sistemi viene aggiornato di continuo tramite un network. Attuazione tramite semplici idee progettuali

Per realizzare la Connected Sustainable Home dobbiamo adottare alcune idee semplici ma fondamentali. Partiamo dall’idea dell’edificio stesso, e delle sue forme potenziali. Le prime forme cui abbiamo pensato comprendono un edificio lungo e stretto, a forma di lingotto; un edificio cubico dal basamento molto spesso; un edificio cilindrico e piatto e infine un edificio alto, a forma di tubo. Tutte queste forme posseggono delle proprietà architettoniche particolari, adatte a usi particolari in particolari contesti urbani: in questo modo ci permettono di progettare un’architettura sostenibile, come definita in precedenza. La seconda idea è di coniugare queste forme architettoniche fondamentali alle tecnologie per l’energia verde. Ad esempio, l’edifico a forma di lingotto, se orientato nella giusta direzione, consente di usare l’ampia superficie del tetto

per i pannelli solari. Un edificio cubico dal basamento spesso offre un’utile area centrale dove bruciare biomasse; e se il perimetro è isolato, il calore generato non si disperde. Associare una determinata tecnologia verde a una determinata forma architettonica non è difficile: sappiamo che certe tecnologie funzioneranno meglio con certe forme. La terza idea ci porta invece a capovolgere alcuni precetti dell’architettura e a portare l’edificio in un regno innovativo dove le tecnologie dell’informazione e della comunicazione vengono usate per creare un nuovo ambiente domestico di connettività e sostenibilità. Pensate ad esempio all’idea radicata secondo cui le finestre debbano avere una posizione fissa. Ebbene, nella Connected Sustainable Home le finestre sono dinamiche: sono programmabili e si muovono a seconda delle esigenze degli abitanti. Una finestra potrebbe seguirvi mentre vi spostate da una parte all’altra della casa; oppure le dimensioni della finestra sono determinate da come la casa “interpreta” il vostro umore o il vostro bisogno di privacy in un certo momento. Le finestre controllano quel che vedete e il passaggio della luce, del calore, dell’aria attraverso i muri perimetrali. Siccome le condizioni esterne e le attività interne variano in modo dinamico, dovremmo regolare di continuo le finestre se vogliamo mantenere il rapporto più confortevole ed energeticamente efficiente tra interno ed esterno. Ma le capacità di regolazione di una finestra tradizionale sono limitate: la sua apertura ha una dimensione e una posizio-


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ne fissa, e le proprietà di trasmissione variano grazie a scomodi dispositivi meccanici, come tende e persiane. Con le finestre dinamiche, invece, la dimensione e la forma della finestra viene controllata elettronicamente, e può variare liberamente. La variazione può avvenire sotto il diretto controllo degli abitanti della casa; oppure può rispondere automaticamente agli input dei sensori; o può attuare delle strategie per minimizzare il consumo energetico dell’edificio. Un’altra idea diffusa è che la produzione di energia eolica debba avvenire su una scala di grandezza inaccessibile per una singola casa. Gli aerogeneratori a misura di singola abitazione sono molto vulnerabili alle turbolenze. Tuttavia, stiamo cominciando a individuare delle opzioni che, una volta integrate nel progetto architettonico, potranno risolvere il problema e creare un’altra fonte di energia verde per la Connected Sustainable Home. I progressi tecnologici ci permettono di ripensare i sistemi energetici urbani. Possiamo situare la Connected Sustainable Home in ambienti adatti a un certo tipo di edificio e a particolari forme di energia verde. Ad esempio, una casa con aerogeneratori sarà adatta alle zone ventose, una con pannelli solari a luoghi soleggiati e dovrà essere orientata nella giusta direzione, e una casa che usa l’energia derivata dalle biomasse andrebbe situata in prossimità delle fonti di quelle biomasse. Nel modello della Connected Sustainable Home, cominciamo a raggiungere una correlazione ambientale tra i principi sopra citati, i tipi di edificio e i luoghi di costruzione. Uno dei modi in cui la connettività entra in gioco riguarda questi sistemi energetici ecologici. Immaginate una rete di distribuzione della corrente basata non su una centrale elettrica, ma su connessioni simmetriche tra i vari edifici, che vendono l’elettricità in eccesso in un sistema dinamico dei prezzi. Ad esempio, la notte, quando

soffia il vento, la casa a energia eolica può vendere l’energia in eccesso a quella a energia solare – che invece sfrutta la luce diurna. Un altro concetto fondamentale è che le case s'ispirino all’idea di connettore USB (Universal System Bus), come quello che trovate sul vostro personal computer. Il connettore USB è un’interfaccia standardizzata che genera simultaneamente una connessione strutturale, una elettrica, una meccanica e una di dati. Immaginate di tradurre tutto questo in architettura: la Connected Sustainable Home possiede delle unità intelligenti che si attivano insieme, dando non solo una struttura all’edificio, ma stabilendo anche immediati collegamenti elettrici, idraulici, ecc. Il primo prototipo

Con questi principi guida e queste idee in mente, abbiamo cominciato a realizzare il prototipo della Connected Sustainable Home. Le nostre prime interazioni riguardano la cosiddetta “architettura robotica” e la nozione di “casa come personal trainer”. La robotica è essenziale per la Connected Sustainable Home. L’obiettivo è di costruire una struttura che risponderà roboticamente all’interazione umana e all’ambiente. Questo implica che la casa sia personalizzata per i suoi abitanti e che sia completamente integrata nell’ambiente. Nel nostro prototipo, i dispositivi robotici sono stati installati nei pavimenti e nei muri. Il “robofloor” (pavimento robotizzato) include unità HVAC (Heating, Ventilation and Air Conditioning) “tagliate” su misura per il cliente, con sensori che rispondono agli abitanti della casa. Queste unità raccolgono anche i dati sul comportamento degli esseri umani, permettendo al sistema di diventare sempre più intelligente e di rispondere agli abitanti della casa senza che questi debbano fare delle azioni specifiche. I “robo-walls” (pareti robotizzate) consentono in-


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vece un uso personalizzato della luce, oltre che la riconfigurazione programmabile dello spazio dentro casa. Una stanza, ad esempio, può essere facilmente configurata per l’uso di una persona sola, di tutta la famiglia o per una riunione più affollata con altri membri della comunità. L’idea della “casa come personal trainer” prevede la costruzione di una struttura che educhi i suoi abitanti e la comunità così da incoraggiare un comportamento consono alla sostenibilità. Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono decisive per raggiungere quest’obiettivo. Nel nostro prototipo, i robo-wall possono funzionare come centro medico o clinica a distanza, e consentire interazioni in tempo reale con medici e ospedali. Se uno degli abitanti della casa sta seguendo un programma di esercizio fisico, i robo-wall possono raccogliere dati sulla prestazione fisica e regolare il programma di conseguenza (e di concerto con il medico). Possono anche trasformare la casa in una palestra o in una sala per i giochi virtuali. L’unico limite alle possibilità è l’immaginazione.

Sulla strada per la vera sostenibilità

Sappiamo che la vera sostenibilità dipende dalla nostra intelligenza, che va usata al massimo grado possibile. È così che gli esseri umani si adattano a comportarsi in nuovi modi, e ci serve questa capacità di adattamento se vogliamo preservare energia e conservare risorse, in un mondo dove sono sempre più sotto attacco. La Connected Sustainable Home non solo impiega le ultime innovazioni della tecnologia e dell’architettura sostenibile per raggiungere quest’obiettivo, ma fornisce anche un ambiente in cui le persone possono rafforzare i legami con gli altri, con la loro cultura e con il luogo in cui vivono. La visione della connected sustainable home è parte della Green Home Alliance, alleanza triennale nata nel 2008 tra il MIT – Massachusetts Institute of Technology, Mobile Experience Lab, e la Fondazione Bruno Kessler in Italia (http://mobile.mit.edu.fbk). Il professor William J. Mitchell ha ampiamente contribuito al progetto e a questo testo, e a lui va tutta la nostra gratitudine e riconoscenza per il contributo fondamentale. Questo articolo e le immagini che ne fanno parte nascono dalla nostra visione sul progetto e da un lavoro d’équipe (per una lista dei ricercatori che vi partecipano: http://mobile.mit.edu/fbk/about/team/).


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Oxygen versus CO2 di Andrea Milano Illustrazione di Andrio Abero

Casa Passiva, ambiente in attivo

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Oggi tutti parlano di risparmio energetico, ecologia, energie rinnovabili, salvaguardia dell’ambiente, ma la recente catastrofe ambientale del Golfo del Messico ci ricorda che siamo ancora troppo dipendenti dai combustibili fossili. In realtà tutti possiamo fare qualcosa di concreto, e subito. L’edilizia è responsabile del 40% dei consumi energetici mondiali e ognuno di noi abita in una casa. Il consumo medio degli edifici in Italia è di 160 kWh/mq annui, che nella classificazione energetica attuale corrisponde alla settima classe: la peggiore. Quindi lo spazio per un miglioramento c’è, e ha proprio senso partire da qui. Migliorare la qualità del costruito fa subito venire un dubbio: quanto costa? A differenza di quel che si possa credere, l’attuale fase storica viene in aiuto anche sulle spese: il Protocollo di Kyoto obbliga i paesi aderenti a ridurre del 5% le emissioni di gas serra entro il 2012, rispetto al 1990, e ne deriva una cascata di bandi e incentivi comunitari, nazionali e regionali per favorire in ogni forma il risparmio energetico.


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Oxygen versus CO2

Dunque un miglioramento non è solo sensato e sostenibile, ma anche realizzabile, per tutti. Come si fa e da dove s'inizia questo restyling energetico-ambientale dei nostri edifici? Partendo da quell’ultima classe G si può arrivare all’efficiente classe A, e anche oltre, con la Casa Passiva e consumi che tendono a zero, attraverso alcuni passi progettuali fondamentali. Il primo passo si può applicare solo se si sta realizzando un nuovo edificio, e si tratta della progettazione bioclimatica. Ciò significa ottimizzare le relazioni tra l’uomo – bios – e il clima grazie a un perfetto orientamento delle facciate, una geometria compatta e meno disperdente, lo sfruttamento di ventilazione e irraggiamento naturali, la schermatura del calore quando indesiderato. Il secondo passo si concentra sull’elemento che separa l’uomo dal clima circostante, ossia l’involucro o “pelle” dell’edificio, nuovo o esistente che sia. Si parla di pareti perimetrali ben isolate, traspiranti e dotate di una certa inerzia, superfici trasparenti che trattengono il calore d’inverno, coperture ventilate ma non ponti termici continui. Una casa che disperde poco

può essere di conseguenza riscaldata meno, e questo permette di ridurre l’utilizzo degli impianti di riscaldamento, devastanti per l’ambiente. Il terzo passo verso la casa del “futuro già presente” è proprio l’evoluzione impiantistica, con la progressiva eliminazione della vecchia caldaia. Per la climatizzazione degli ambienti questa è sostituita dalla pompa di calore geotermica, che sfrutta l’energia gratuita e le temperature costanti del sottosuolo per alimentare un riscaldamento radiante a pavimento. Il consumo elettrico di questo sistema, oltre che quello quotidiano per l’illuminazione e l’utilizzo della casa, è garantito dai moduli fotovoltaici, mentre i collettori solari termici producono l’acqua calda sanitaria di cui necessitiamo. Infine la ventilazione meccanica controllata garantisce il ricambio d’aria dei locali, recuperando l’energia del flusso uscente a favore di quello entrante. Un edificio progettato in questo modo è energeticamente autosufficiente, con emissioni di CO2 pari a zero e con tempi di ritorno economico dell’intervento davvero brevi (mediamente una decina d'anni, ma dipende da vari fattori). Vi-

sto lo stato generale dell’edilizia da cui si parte, tuttavia, avrebbe un impatto ambientale notevole già un intero Pianeta costruito in classe B! Per arrivare a certi risultati in breve tempo, la partita si gioca su tre campi: politico, tecnico e sociale. Significativa è quindi la Nuova Direttiva UE sul rendimento energetico in edilizia, che prevede entro il 2020 la realizzazione di sole nuove costruzioni a “energia quasi zero”. Imprescindibile è poi l’evoluzione della tecnologia e la formazione di progettisti, imprese, artigiani e impiantisti, nonché degli enti pubblici responsabili dell’approvazione di opere pubbliche e private. Infine è importante ampliare il volume dei soggetti coinvolti, l’aspetto sociale e la mentalità delle persone. Chiunque d’ora in poi compri una casa avrà a disposizione il relativo “Attestato di Certificazione Energetica”, che ne esprime la prestazione globale congiunta edificio-impianto. Solo quando questo avrà valore quanto le finiture interne di un appartamento, il Pianeta potrà finalmente respirare un po’ meglio e bere meno petrolio.

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Soluzioni mobili sostenibili

di Carlo Falciola e Manuela Lehnus illustrazioni di Paddy Mills

Qualità dell’aria e traffico congestionato ci impongono un cambiamento radicale. Il progresso tecnologico, ma soprattutto un nuovo modo di pensare, possono aiutarci a ridisegnare questo scenario.


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Muoversi costa fatica. Quando il mezzo utilizzato è il nostro corpo, l’impegno viene ampiamente ripagato dai benefici per l’organismo. Quando il veicolo utilizzato invece è un altro, più tecnologico, la “fatica” si traduce in un costo per l’ambiente, per le risorse energetiche e per la qualità della vita. Nel tempo, la nostra specie, ha imparato a spostarsi ovunque sempre più facilmente e velocemente, ma da alcuni anni le nostre abitudini a riguardo si sono rivelate dannose e ormai insostenibili. L’aria che respiriamo non è delle migliori. Secondo i rilievi dell’Istat, dal 2005 sono state mediamente 60 le giornate in cui il particolato nelle città italiane ha superato i limiti consentiti dalla legge, un dato che appare in lieve discesa, ma che rimane ancora allarmante. Poco incoraggianti anche i dati del traf-

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fico automobilistico. L’Italia, infatti, detiene il primato europeo del maggior numero di vetture pro-capite, con 60 auto ogni 100 italiani (il 20% in più della media UE). Certo, la percentuale di auto Euro 4 è quadruplicata dal 2005 a oggi, però si continua a viaggiare con i veicoli praticamente vuoti: in media 10 automobili non trasportano più di 12 persone. Negli ultimi anni, sono state studiate e proposte numerose soluzioni per rendere la mobilità più sostenibile. Benché nessuna di queste per il momento si sia rivelata quella vincente, molte di esse hanno dimostrato una certa efficacia e, soprattutto, stanno costruendo un’importante base di informazioni e di esperienze utili a delineare i nuovi paradigmi per la mobilità. Secondo Alberto Colorni, professore ordinario di


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Modelli per le decisioni presso il Politecnico di Milano, esperto di mobilità dell’ateneo milanese, «oggi cominciamo ad avere a disposizione strategie e strumenti che ci consentono di arginare il problema nell’immediato e di costruire scenari promettenti per il futuro». Già nel 1988, proprio Colorni si era occupato della realizzazione del primo servizio di trasporto pubblico a chiamata in Italia, realizzato sull’Appennino piacentino in collaborazione con il CNR. In seguito, ha realizzato diversi progetti di car pooling (l’utilizzo condiviso e organizzato di veicoli privati) e di car e bike sharing (il servizio di prestito di un veicolo a costi estremamente vantaggiosi, gestito da enti o associazioni, per utenti abbonati). Queste modalità di condivisione dei mezzi di trasporto potrebbero essere tra gli strumenti più efficaci per migliorare la mobilità: «Per noi italiani possedere un’automobile è una comodità e uno status symbol a cui si rinuncia con difficoltà. Abbandonare questa concezione e pensare, invece, al veicolo come lo strumento di un servizio da condividere con altri, potrebbe portare notevoli vantaggi. Tra l’altro, pensandoci bene, il car pooling è una cosa che si fa comunemente tra amici, in occasione di eventi, gite o vacanze. Il punto di svolta è trasformare un’opportunità sporadica e improvvisata che utilizziamo nel tempo libero in una modalità consueta e ben organizzata da applicare, ad esempio, ai tragitti per raggiungere il luogo di lavoro». Colorni e il suo gruppo si stanno occupando proprio di due progetti di car pooling, uno nell’ambito del Politecnico, l’altro finanziato dalla Regione Lombardia. «Nel nostro ateneo, come in tutti gli enti e le aziende di grandi dimensioni, c’è un gruppo dedicato al mobility management, di cui faccio parte anch’io, e che si occupa proprio di studiare e ottimizzare gli spostamenti delle persone che gravitano attorno alla struttura. Nel nostro caso si tratta di oltre 40.000 stu-

denti e di alcune migliaia di lavoratori, tra docenti ordinari, professori a contratto e personale amministrativo e logistico. Abbiamo già analizzato i percorsi del personale e presto faremo un’indagine anche su quelli degli studenti. È fondamentale che domande e risposte siano molto accurate per poter delineare le caratteristiche e le esigenze dell’utenza ed elaborare, quindi, un modello di organizzazione adeguato. Per prima cosa è importante suddividere gli utenti per categorie basate su provenienza, orari e tragitti, ma anche sulle preferenze di utilizzo del mezzo. Sappiamo che esistono “guidatori puri”, che sono disposti a portare qualcuno ma non rinuncerebbero mai al loro veicolo, “passeggeri puri” che non hanno un’automobile o comunque non possono o non sono interessati a utilizzarla, e infine gli “utenti misti” che possono essere indifferentemente conducenti o passeggeri. Dai primi dati abbiamo riscontrato che c’è un notevole interesse all’iniziativa. A questo punto, il passo successivo sarà quello di studiare un modello per organizzare e mettere in contatto gli utenti, sulla base delle effettive disponibilità ed esigenze». I vantaggi delle iniziative di car pooling, in termini di riduzione dell’inquinamento e della congestione del traffico, sono evidenti, ma come superare le eventuali resistenze di chi vuole un autoveicolo a sua completa e illimitata disposizione? «Nell’ambito del progetto che stiamo elaborando per la Regione e il Comune di Milano stiamo valutando la creazione di particolari incentivi per chi partecipa all’iniziativa. Ad esempio l’individuazione di parcheggi dedicati e, magari, gratuiti per chi arriva con un auto in pooling. Oppure l’accumulo di “crediti di mobilità” da convertire ad esempio in sconti o abbonamenti gratuiti per i servizi di bike sharing e per il trasporto pubblico». Le iniziative per la mobilità sostenibile risultano davvero efficaci


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se sono integrate e coordinate fra loro e se rispondono in maniera sempre più precisa alle esigenze degli utenti. «È importante organizzare e governare complessivamente queste attività, collegandole fra loro. Ad esempio i percorsi di car pooling possono essere studiati per facilitare l’accesso ai mezzi pubblici. Ma dobbiamo anche migliorare le singole iniziative, tenendo conto delle necessità dei potenziali fruitori. È il caso dei sistemi di bus a chiamata che spesso prevedono fermate precise, mentre potrebbe essere opportuno, in particolare nelle ore serali, offrire la possibilità di accompagnare le persone sotto casa. Si tratta di soluzioni facilmente attuabili che incentivano l’utilizzo di trasporti alternativi e, soprattutto, contribuiscono a migliorare la qualità della vita degli utenti». Nel nostro paese queste iniziative sono in crescita lenta ma costante. Gli abbonati ai servizi di car sharing sono raddoppiati negli ultimi tre anni, passando da 9000 nel 2006 a 18.000 nel 2009. Sul fronte del bike sharing, invece, i sistemi attualmente attivi in Italia sono circa 130 con un totale di 5500 biciclette. Il più grande è quello di Milano, che offre 1300 bici in circa 100 postazioni e che prevede presto l’aggiunta di altre 170 stazioni per un totale di 5000 biciclette. Risultati importanti, ma ancora lontani dai traguardi raggiunti in altri paesi europei. In Francia, ad esempio, il bike sharing è organizzato in soli 34 sistemi locali, ma offre più di 35.000 biciclette comples-

sive. Per avere un’idea della dimensione del fenomeno basta raffrontare il numero di biciclette per abitante disponibili a Milano, una ogni mille, con quelle della capitale francese, una ogni cento. In Olanda, dove tra l’altro la bicicletta è già tra i mezzi più diffusi, le ferrovie nazionali hanno appena concluso un accordo con una grande compagnia di car sharing: in 85 stazioni verranno installati punti di prelievo delle automobili, riservati ai possessori di un abbonamento ferroviario, con l’obiettivo di raddoppiare il numero di utenti, in particolare nel settore degli affari. Tra le iniziative promosse in molte città europee per ridurre il traffico e l’inquinamento c’è il road pricing, l’ingresso a pagamento in determinate aree della città, regolato sulle caratteristiche del veicolo. In Italia è in funzione il sistema Ecopass a Milano, che fino ad ora ha suscitato enormi polemiche e opinioni contrastanti sulla sua reale efficacia. Occorre, probabilmente, considerare che si tratta di un esperimento in corso da troppo poco tempo e su un’area molto limitata per poter essere valutato oggettivamente. In realtà iniziative del genere in altri paesi esistono da parecchi anni e in diversi casi sono stati riconfermati da referendum popolari. Il primato spetta a Singapore, che ha introdotto la prima tassazione sulla congestione del traffico addirittura nel 1975, con la riscossione manuale. Nel tempo a


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Singapore il traffico si è ridotto del 45% ed è aumentato del 20% l’uso del trasporto pubblico. Simili operazioni hanno consentito una riduzione del traffico di circa il 30% a Londra e del 15% a Stoccolma, mentre sul fronte delle emissioni di CO2 le due città hanno ottenuto una diminuzione del 15% circa. «Il road pricing è sicuramente un argomento delicato, ma può essere anche un valido strumento, a condizione che venga applicato per un certo periodo di tempo e in modo dinamico», aggiunge Alberto Colorni. «Occorre monitorare la variazione nella tipologia dei veicoli e delle utenze e adeguare di conseguenza il sistema con l’obiettivo di ridurre la congestione e controllare le emissioni. Inoltre è essenziale che i proventi siano effettivamente reinvestiti in strutture e iniziative che favoriscono concretamente la mobilità sostenibile». Un altro dei grandi temi collegati alla sostenibilità dei trasporti è quello dei combustibili. Attualmente i veicoli in circolazione su tutto il pianeta sono circa un miliardo e i loro serbatoi sono riempiti essenzialmente da benzina e diesel. In Europa il settore dei trasporti dipende per il 97% dai prodotti petroliferi ed è responsabile del 24% delle emissioni dei gas serra. I sistemi di alimentazione alternativi, meno impattanti dal punto di vista ambientale, rappresentano una percentuale ancora irrisoria.

Dal punto di vista delle emissioni di monossido di carbonio e di polveri sottili, si ottengono importanti riduzioni utilizzando veicoli alimentati a biodiesel, etanolo, gas gpl e metano. Secondo il Dipartimento dello sviluppo sostenibile dell’ONU, i biocombustibili, come il biodiesel e l’etanolo, potrebbero arrivare a coprire il 25% del fabbisogno energetico mondiale entro i prossimi 30 anni. Una soluzione che avrebbe degli effetti estremamente positivi è l’impiego di auto elettriche che potrebbero ridurre almeno della metà le emissioni di CO2. Le emissioni potrebbero addirittura avvicinarsi allo zero se l’energia elettrica destinata all’autotrazione venisse prodotta con fonti rinnovabili o attraverso il nucleare. I veicoli ibridi, presenti da qualche anno, si stanno lentamente diffondendo sul mercato, mentre adesso è giunto il momento delle auto completamente elettriche. Entro un anno diversi grandi produttori commercializzeranno i loro primi modelli elettrici. Nel frattempo, una serie di importanti accordi tra il settore energetico e quello automobilistico favoriranno lo sviluppo di una rete di strutture di ricarica. In particolare Enel ed Endesa (il suo equivalente spagnolo) hanno appena siglato un accordo con l’alleanza Renault-Nissan per lo sviluppo di queste tecnologie in Europa e America Latina. I veicoli proposti potranno mediamente raggiungere


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una velocità di oltre 100 chilometri orari, con un’autonomia di 130 chilometri e un tempo di ricarica di circa 6/7 ore. «Stiamo studiando anche un sistema di ricarica rapida con una potenza di 40 kw capace di concludere l’operazione in 20 minuti», spiega Andrea Valcalda, Responsabile innovazione e ambiente della Divisione ingegneria e innovazione di Enel. Secondo Carlos Ghosn, numero uno del gruppo automobilistico franco-nipponico: «Entro il 2015 prevediamo che il 10% della produzione mondiale sarà costituito da auto elettriche». I progressi nel settore dei veicoli che possono favorire una mobilità più sostenibile non sono solo quelli che riguardano la propulsione. Un notevole contributo può arrivare dall’integrazione nella strumentazione di bordo di dispositivi interattivi per la localizzazione e lo scambio di dati e di informazioni in tempo reale. I veicoli potranno, così, comunicare tra loro e con i sistemi di gestione del traffico centralizzati, ricevendo indicazioni continue sui percorsi migliori, la velocità ottimale, i parcheggi, i punti di connessione con altri sistemi di trasporto e tutte quelle informazioni che possono rendere un tragitto più efficiente e confortevole. «Le nuove tecnologie di comunicazione abbinate alla diffusione di internet e all’utilizzo sempre più esteso del meccanismo di social newtork aprono interessanti prospettive per migliorare la situazione, proprio

a partire dal contributo dei singoli utenti», conclude Alberto Colorni. «Ad esempio, potrebbero essere gli stessi automobilisti ad aggiornare in tempo reale la situazione del traffico nelle singole aree, inviando via web le informazioni a una centrale in grado di filtrarle, organizzarle e distribuirle. Inoltre, i principi di condivisione e comunicazione che caratterizzano la rete sono perfetti anche per l’ottimizzazione e la diffusione di iniziative come il car pooling». Ma tutto ciò dove ci porterà in futuro? La risposta arriva dall’Australia. Peter Newman, docente di Politiche della sostenibilità e responsabile del Programma di sostenibilità australiano, il primo del genere mai adottato da uno stato, dipinge uno scenario incoraggiante: entro il 2050 il traffico sulle strade si sarà ridotto del 50%, aumenteranno considerevolmente gli spostamenti a piedi e in bicicletta, le ferrovie saranno più veloci, più diffuse e alimentate da elettricità prodotta con fonti rinnovabili, il trasporto merci avverrà su veicoli alimentati a gas naturale, prodotto con energia solare, mentre il petrolio sarà destinato essenzialmente all’aviazione. Secondo Newman, i primi segnali di questi cambiamenti sono già in atto in Australia e negli Stati Uniti, dove da alcuni anni l’utilizzo dell’automobile è in calo, a fronte di un aumento del trasporto pubblico.


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Nuove reti per nuove città

di Nicola Nosengo illustrazioni di Daniel Egnéus

La rete elettrica ha contribuito più di ogni altra cosa a trasformare le città a partire dalla fine dell’Ottocento. E l’attuale rivoluzione delle smart cities non può prescindere da una rete elettrica intelligente che garantisca una città silenziosa grazie ai veicoli elettrici e che sia capace di garantire tutta l’energia necessaria per vivere e lavorare senza sprecarne una goccia, e rispettando l’ambiente.


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In un libro del 1963 divenuto presto un classico degli studi sull’urbanizzazione, Le città nella storia, lo storico e urbanista statunitense Lewis Mumford criticava aspramente il modello urbano contemporaneo, la megalopoli votata a una continua espansione attorno al proprio centro. Una struttura (o meglio, un’assenza di struttura) che considerava responsabile di molti mali e disagi della modernità, e lontanissima dalla città ideale. In futuro, scriveva, la città avrebbe dovuto ispirarsi piuttosto alla città medievale, non votata all’espansione continua ma basata su un equilibrio organico tra persone e spazi vitali, tra la città stessa e l’ambiente in cui è immersa. Oggi molti urbanisti sottoscriverebbero, anche se in modo meno drastico, alcune idee di Mumford. Decentralizzazione, equilibro con l’ambiente naturale, città progettate attorno all’uomo, che abbiano nella qualità della vita e non nell’aumento delle dimensioni il loro scopo: tutte diventate parole d’ordine dell’urbanistica. Ma questo ripensamento del tessuto urbano deve passare per forza per un ridisegno del suo fondamentale sistema circolatorio: la rete elettrica. Più di ogni altra cosa, la rete elettrica ha contribuito a trasformare le città a partire dalla fine dell’Ottocento, e un ripensamento della città deve passare per forza da un ripensamento di quella infrastruttura. Volendo sintetizzare in uno slogan: una città intelligente ha bisogno di una rete elettrica intelligente. Lo hanno ben presente tanto gli Stati Uniti quanto l’Europa, che hanno lanciato da anni ambiziosi programmi multidisciplinari per ripensare dalle fondamenta le reti del futuro. Negli USA, già nel 2003, un gruppo di esperti del United States Department of Energy Office of Electric Transmission and Distribution ha redatto “Grid 2030”, una sorta di roadmap per il ripensamento della rete elettrica nordamericana. A partire da una constatazione impietosa: obsolescenza tecnologica e continuo aumento del consumo e della corrente generata hanno prodotto colli di bottiglia che oggi compromettono seriamente la funzionalità della rete, portando a dispersioni di corrente che ormai si aggirano sul 10% e disfunzioni o interruzioni di corrente: con black out a volte clamorosi, come quello epico dell’agosto 2003 negli stati nordorientali degli USA e l’Ontario, che lasciò senza corrente 55 milioni di persone.

Il tutto costa all’economia statunitense circa 180 milioni di dollari l’anno. A questo quadro, “Grid 2030” ha contrapposto una visione, appunto quella di come dovrebbe essere la rete nel 2030. Una rete in cui i progressi tecnologici nello sfruttamento dei materiali superconduttori (quei materiali capaci di farsi attraversare dalla corrente elettrica praticamente senza dispersione) permettono di portare grandi quantità di corrente su lunghe distanze, raggiungendo le aree più congestionate senza dispersioni. Una rete in cui sistemi di immagazzinamento dell’energia e una migliore gestione della domanda hanno eliminato il problema dei picchi di consumo. Una rete in cui le parole d’ordine diventano intelligenza distribuita (sistemi di controllo dell’erogazione su tutti i punti della rete), sfruttamento delle comunicazioni a larga banda per scambiare informazioni tra centro e periferia, fornitura di corrente tagliata su misura per le esigenze di ogni singolo utente in ogni momento. È simile lo spirito che ha animato la Commissione Europea al momento di lanciare, nel 2005, il progetto “Smart Grids”. L’attuale rete elettrica europea, è la diagnosi della Commissione, è inadatta a sostenere le sfide della lotta al cambiamento climatico e del superamento della dipendenza dai combustibili fossili. È basata sulla presenza di grandi centrali di produzione, connesse a sistemi di trasmissione ad alto voltaggio, che a loro volta forniscono energia a sottosistemi a basso o medio voltaggio. A fronte di un settore della produzione sempre più competitivo, la distribuzione è in gran parte gestita in modo monopolistico. Il sistema non prevede che l’energia possa scorrere in due direzioni: non solo dal produttore al consumatore, ma anche viceversa. Al contrario, le reti di distribuzione del futuro dovranno essere “attive”, gestire e facilitare lo scambio di energia elettrica in più direzioni: assecondare un mercato aperto in cui la produzione è distribuita in modo intelligente, mettendo al centro le fonti di energia verdi e rinnovabili. In concreto, in entrambi i casi si pensa a una rete che sia in grado di non sprecare un solo kilowatt di energia, individuando i surplus di energia e indirizzandoli verso le aree in quel momento più assetate. E qui veniamo al primo elemento tecnologico fondamentale di una città “elettricamente” in-


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telligente: i contatori, che si trasformano da semplici “tassametri” del consumo di corrente in veri e propri terminali di comunicazione, capaci di dialogare in tempo reale con i nodi della rete, comunicando la domanda o al contrario la disponibilità di energia in eccesso, in modo da indirizzare i flussi. Al suo minimo, il contatore intelligente si può definire come un contatore che tiene conto del fattore tempo. Ovvero che non solo misura quanta corrente è consumata, ma come il suo consumo cambia nel tempo, e restituisce questa informazione alla rete per “negoziare” in tempo reale il fabbisogno di energia, e magari anche il suo prezzo. Per la cronaca, il nostro Paese è patria della più ampia esperienza finora intrapresa di installazione di contatori intelligenti, che Enel ha fatto arrivare a oltre 32 milioni di utenze. Il contatore intelligente non basta da solo a fare

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una smart grid, ma ne è il primo tassello fondamentale. Grazie ad esso, e al suo accoppiamento a tecnologie in gran parte già esistenti, ogni singola abitazione può diventare una rete elettrica su piccola scala, in parte autonoma e soprattutto “intelligente” a sua volta nel gestire flussi e consumi. Si pensi per esempio al controllo a distanza di elettrodomestici e illuminazione. Appoggiandosi all’altra rete intelligente per eccellenza, quella delle telecomunicazioni mobili, e abbinandole a un contatore intelligente, diventa relativamente banale sviluppare applicazioni per cui l’accensione, per esempio, di una lavatrice o di un impianto di riscaldamento viene controllata a distanza con un semplice SMS, evitando una delle più classiche fonti di sprechi. Il vero salto alla città del futuro e alla rete intelligente si ha però nel momento in cui la singola


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abitazione diventa a sua volta una piccola centrale elettrica, produttrice e non solo consumatrice di energia. Fotovoltaico e solare termico sono le parole d’ordine, parole che comportano una trasformazione radicale della rete elettrica. Una possibilità già esistente e sfruttata in Italia da qualche migliaio di cittadini che si collegano alla rete elettrica con pannelli solari installati sulle proprie abitazioni, spesso vendendo al gestore l’energia in eccesso. Ma è una possibilità, come tutti sanno, che dipende ancora in modo fondamentale dai regimi di agevolazione fiscale

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o incentivazione garantiti dai governi. Per il vero salto di qualità del fotovoltaico, che porti questa tecnologia a costi effettivamente competitivi nei confronti dei combustibili fossili, saranno necessarie vitali innovazioni tecnologiche nel campo del materiali. Un grosso aiuto, si spera, verrà dalla scienza dell’infinitamente piccolo. Non a caso “Technology Review”, la rivista del Massachusetts Institute of Technology di Boston, indicava tra le 10 tecnologie emergenti più promettenti del 2010 i lavori della ricercatrice australiana Kylie Catchpole,


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che ha scoperto una tecnica per aumentare in modo esponenziale l’efficienza di conversione della luce in elettricità con l’aggiunta di nanoparticelle di argento alla superficie delle cosiddette celle solari thin film, quelle più economicamente abbordabili. Trasformare l’intuizione in un processo di produzione su larga scala non sarà semplice, ma in principio potrebbe essere “la soluzione” (o una delle soluzioni, per lo meno), per fare compiere al fotovoltaico il salto di qualità e avvicinare quel sogno, proposto in modo visionario da autori come Jeremy Rifkin, di una rete elettrica “delocalizzata”. Una prospettiva, se procederanno ricerche come quella di Catchpole, che sarà parte integrante dello scenario delle città del futuro. Naturalmente, a una rete intelligente in una città intelligente, si appoggerà una mobilità... Non da meno. Oggetto per decenni di incrollabile scetticismo, la propulsione elettrica per autoveicoli e mezzi pubblici si sta ormai facendo strada, e da promessa eternamente rimandata appare ormai solo questione di tempo. Per ora l’auto ibrida, in cui un motore elettrico dà una mano a quello a combustione interna recuperandone parte dell’energia, la fa da padrona. Ma i tempi appaiono maturi per la diffusione su larga scala dell’auto elettrica “pura”. Le batterie al litio consentono autonomia di percorrenza fino a 130 km circa (ben entro la media quotidiana percorsa da chi usa l’auto in città), e una ricarica “veloce” di 3-4 ore collegandosi a una qualunque presa elettrica. Progetti pilota di diffusione di veicoli elettrici in ambito urbano sono ormai all’ordine del giorno in molte città europee. Si veda per esempio il progetto “e-mobility Italy”, che vede Enel e Mercedes collaborare per mettere in piazza 100 autovetture Smart elettriche, noleggiate agli utenti che ne faranno richiesta, a Roma, Pisa e Milano. Ma esperienze analoghe sono in corso anche a Berlino e Londra.

Anche se tali autovetture possono benissimo ricaricarsi con una normale presa di corrente, tipicamente in garage, è ovvio che la presenza diffusa di punti di ricarica rimane il nodo cruciale da sciogliere per una effettiva diffusione delle auto elettriche, particolarmente in ambiente urbano dove solo una minoranza degli automobilisti possono disporre di un garage o dove non è possibile far arrivare prolunghe dall’interno delle abitazioni con troppa disinvoltura. Per questo motivo, i progetti di questo tipo prevedono l’installazione di colonnine attrezzate: dotate, non serve dirlo, ognuna di un contatore intelligente che possa informare in tempo reale gli automobilisti sui punti di ricarica liberi più vicini, di riconoscere i dati dell’auto e del cliente e quindi di prelevare dalla bolletta dell’utente il costo di ricarica. Infine, la città intelligente passa anche per un ripensamento dell’illuminazione pubblica, che, è bene ricordarlo, fu la prima fondamentale applicazione dell’elettricità in ambiente urbano e ne rimane un elemento chiave. Anche il buon vecchio lampione deve diventare “intelligente”, sostituendo l’ormai obsoleta lampada a incandescenza con i più efficienti LED (Light Emitting Diode). Oltre a essere di gran lunga più efficienti da un punto di vista energetico, garantiscono un’illuminazione più diffusa, più in sintonia con la fisiologia dell’occhio umano, trovando il compromesso ideale tra basso inquinamento luminoso e massima “resa”. Appartengono tra l’altro a questa famiglia i lampioni “Archilede” di Enel, già diffusi in oltre 470 comuni italiani. Silenziosa grazie ai veicoli elettrici, capace di garantire in ogni suo angolo tutta l’energia necessaria per vivere e lavorare senza sprecarne una goccia, e rispettando così l’ambiente in cui è immersa: questa città del futuro sarebbe piaciuta persino a Mumford.

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Le città sostenibili

di Livio Gallo

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra. – Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan. – Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, – risponde Marco, – ma dalla linea dell'arco che esse formano. Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell'arco che mi importa. Polo risponde: – Senza pietre non c'è arco.

Questo passaggio di Le città invisibili di Italo Calvino descrive in modo chiaro l’importanza delle singole parti che compongono un arco e allo stesso tempo dell’arco in se stesso, perfetto e funzionale solo nella sua interezza. Il concetto può essere applicato alla multiforme realtà che sono oggi le città, insieme di innumerevoli complessità e produttrici di opportunità e ricchezza anche se attraverso un consumo elevato di risorse. Molteplici sono le azioni, in particolare nel campo a più alto impatto come quello energetico, che potrebbero contribuire a far si che il benessere prodotto non si riduca senza allo stesso tempo bruciare irrimediabilmente le risorse, sempre più limitate, a nostra disposizione. Prima di tutto deve essere ripensato il modello di consumo energetico vigente, in particolare nei Paesi sviluppati, progettato per funzionare senza troppa attenzione all’efficienza, anche grazie a costi relativamente bassi delle fonti energetiche. Sul livello dei consumi pro capite l’Italia è un Paese sufficientemente virtuoso, e che ha imparato a esserlo per sua tradizione e per l’alto costo della produzione energetica; in

altri Paesi “occidentali” il livello di consumo pro capite sale considerevolmente sia per abitudini diverse che per poca attenzione agli sprechi: ciò apre la strada ad ampi margini di miglioramento. Tutte le azioni necessarie ad acquisire la consapevolezza sull’importanza di quale impatto abbiano le nostre azioni di consumo, sulle risorse limitate a nostra disposizione e sull’ambiente che ci circonda, devono essere rese altresì facili e di comprensione immediata; viviamo in una società dell’informazione, dove tutto è facilmente reperibile, acquisibile, consumabile e dove spesso si fa fatica a fare delle rinunce su diritti acquisiti, come quello di consumare. Il cambio culturale nelle nostre abitudini di consumo è necessario, ma non può che essere per sua natura un’azione di medio-lungo periodo, che educhi le nuove generazioni a un rispetto verso le risorse attorno a loro che già i nostri nonni avevano per necessità. Sul breve, e per avere benefici significativi nelle azioni di miglioramento del quadro energetico urbano, dove si concentra l’80% delle emissioni totali di anidride carbonica, è possibile portare


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innovazioni e automatismi che rendano di applicazione immediata meccanismi di riduzione degli sprechi energetici negli usi finali: fondamentali, e forse pietra di volta del tutto, sono dispositivi come i misuratori di energia e tutte le applicazioni automatiche a loro collegabili, che fanno da punto nodale di questa nuova rete nervosa e intelligente, in grado di misurare e controllare i flussi energetici. Partendo da questi “mattoni di base”, si possono costruire una molteplicità di interventi con il medesimo fine di renderci più facile il minor consumo senza rinunce: mobilità elettrica, massimo sfruttamento delle fonti rinnovabili, alimentazione efficiente di punti di consumo pubblici, come l’illuminazione fatta coi LED, dispositivi per conoscere e regolare i nostri consumi in modo facile o addirittura automatico. Ma così come per un arco, tutte queste pietre possono funzionare in modo ottimale solo se in equilibrio assieme, coordinate tra loro, in modo da poterne sfruttare non solo i singoli vantaggi ma anche quelli da un uso congiunto: pensiamo alle auto elettriche, auto che usiamo solo per il 10% del nostro tempo, che si ricaricano quando è disponibile l’energia rinnovabile che altrimenti non verrebbe usata, perché prodotta in modo intermittente, o a un contatore intelligente che regola i flussi energetici in casa in modo automatico dando priorità alle fonti meno costose per l’ambiente, i pannelli sul tetto o l’idroelettrico dalla rete.

Andando verso un orizzonte più ampio, una città smart deve promuovere uno sviluppo sostenibile che ha come paradigmi la riduzione dell’ammontare dei rifiuti, la differenziazione della loro raccolta, la loro valorizzazione economica; la riduzione drastica delle emissioni di gas serra tramite la limitazione del traffico privato, l’ottimizzazione delle emissioni industriali, la razionalizzazione dell’edilizia così da abbattere l’impatto del riscaldamento e della climatizzazione; la razionalizzazione dell’illuminazione pubblica; la promozione, protezione e gestione del verde urbano; lo sviluppo urbanistico basato sul “risparmio di suolo”, la bonifica delle aree dismesse. L’aspetto “energetico” caratterizza direttamente o indirettamente tutti questi interventi, ed è questo il motivo per cui non possiamo prescindere dal portare avanti un'azione coordinata tra pubblico e privato, tra istituzioni, università, centri di ricerca e realtà industriali di eccellenza che possono sfruttare in modo immediato la loro ramificazione territoriale, così come possono sfruttare una rete di dipendenti che vivono il territorio, che sono “cittadini Enel” ma non solo: sono “cittadini”, che in quel territorio vivono e del quale conoscono aspirazioni, peculiarità, vocazioni. Così come le pietre di un arco e la sua pietra di volta, tutti questi contributi assieme sono essenziali perché le nostre città aprano la strada verso un loro sviluppo ambientale, economico e culturale sempre più sostenibile.

Smart Grid Gallery, installazione luminosa realizzata dall’eclettico artista e designer spagnolo Jaime Hayon, in collaborazione con Enel, e presentata in occasione della mostra “Interni Think Tank” del FuoriSalone del Salone del Mobile 2010, a Milano.


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I numeri di Enel per la rete elettrica del futuro

Rete elettrica

Archilede

1 miliardo di euro all’anno di investimento in Italia

50.000 lampioni a LED venduti in Europa

Contatore elettronico 36 milioni di contatori installati in Italia, 11 milioni in Spagna e un milione in altri paesi

Automazione 2 miliardi di euro investiti entro il 2020 su progetti europei di automazione della casa e della rete

Per vedere il video “Smart Grids” inquadra il QR code con il tuo cellulare o con la webcam del pc. Se non hai il software, puoi scaricarlo gratuitamente da Internet oppure vedere il video su www.enel.com/reti_intelligenti

Mobilità 100 veicoli elettrici in test con 500 colonnine di ricarica


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Intervista a Paolo Costa

Serenissimo Porto Verde Il grande progetto del “porto verde” di Venezia non è solo una scelta in linea con il Protocollo di Kyoto per l'abbattimento delle emissioni di CO2: apre anche importanti scenari futuri nei traffici marittimi attraverso il Mediterraneo. Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale veneziana, ci spiega perché.

di Claudio Pasqualetto


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Voglio fare chiarezza subito: la scelta di Venezia di fare del suo scalo marittimo un “porto verde” all’avanguardia nel panorama mondiale dei porti non è certo una di quelle scelte che seguono una moda o che cercano una sorta di etichetta “trendy”. È vero che la green economy sembra essere il futuro in cui tutti, almeno a parole, credono, ma è altrettanto vero che Venezia ha fatto bene i suoi conti e ha scoperto che il vantaggio non è certo solo di immagine, ma che l’operazione, oltre a consentire notevoli risparmi, apre anche scenari importanti nelle strategie di sviluppo dei traffici marittimi. Paolo Costa – un passato da docente di Economia dei trasporti, sindaco di Venezia, ministro per le infrastrutture, presidente della Commissione trasporti del Parlamento europeo – è oggi il presidente dell’Autorità portuale veneziana e in questa veste ha siglato con Enel un protocollo d’intesa per dare il via al cosiddetto “Porto verde”. Professor Costa, perché questa scelta? Non è una decisione estemporanea, ma s'inserisce nel contesto di un piano ben più vasto sia come obiettivi che come durata temporale. Venezia ha il dovere di tutelare non solo la sua area portuale, ma l’intero sistema lagunare, per questo punta a diventare il primo scalo carbon neutral, un programma ambizioso che oltre al cold ironing prevede la progettazione di impianti fotovoltaici nell’area marittima e un piano di riqualificazione

del sistema energetico delle aree portali per permettere un abbattimento dei costi e una sensibile riduzione delle emissioni nocive in linea con le esigenze espresse dal protocollo di Kyoto. Un programma impegnativo, ma spesso bisogna partire dalle piccole cose per far capire che oltre le parole c’è anche la concretezza dei fatti. Voi queste piccole cose le avete fatte? Abbiamo cominciato proprio da lì. È stato fatto una sorta di check-up dello stato di salute energetica del nostro porto e abbiamo visto che già solo attraverso interventi minimi avremmo potuto abbattere i consumi del 60%. Questi interventi sono quelli più tradizionali, dall’uso delle lampadine a risparmio energetico alla diversa coibentazione degli infissi, dall’attenzione nello spegnere le luci a un uso attento di riscaldamento e raffreddamento. Giusto in queste settimane si stanno installando delle torri-faro sul molo di ponente del terminal crocieristico. Un’opera importante per il risultato atteso, ma anche per i costi previsti, considerato che si tratta di torri dove le luci sono accese per circa 2700 ore l’anno. Nel progetto originale erano previste sorgenti di luce tradizionali con una potenza di 148 kW. Noi abbiamo deciso di cambiare e ci siamo orientati sulla tecnologia LED diventando i primi in Europa a fare una scelta di questo tipo, grazie anche alla collaborazione di

un'impresa italiana leader nell'illuminazione di grandi superfici. La potenza complessiva dei LED sarà di 65 kW e alla fine abbiamo calcolato che avremo un risparmio di CO2 pari a circa 87 tonnellate l’anno, ma anche un risparmio economico in bolletta di 2500 euro l’anno. Su cosa punta in particolare il protocollo d’intesa che avete siglato con Enel? Come ho già detto, l’impegno comune è quello di realizzare un porto a basso impatto ambientale. Le torri d'illuminazione a LED sono un primo passo, ma l’obiettivo principale è il cold ironing. Significa rifornire da terra di energia elettrica le navi, attraverso una specifica rete, durante la loro sosta in porto, evitando così che siano costrette a tenere accessi i motori ausiliari di bordo. Giusto per dare qualche numero, si può ricordare che una nave da crociera sosta mediamente in porto una decina di ore. Passando dai motori di bordo all’energia fornita da terra si abbattono del 30% le emissioni di CO2 e di oltre il 95% quelle di altre sostanze inquinanti e del particolato. A raccontarla così sembrerebbe una cosa semplicissima, si fermano i motori e si attacca la spina… Il problema è decisamente più complesso. Qui stiamo parlando di consumi pari a quelli di una cittadina di 30.000 abitanti, e già questo è un primo


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Serenissimo Porto Verde

Venezia ha il dovere di tutelare non solo la sua area portuale, ma l’intero sistema lagunare: per questo punta a diventare il primo scalo carbon neutral. 091

problema. Una nave in sosta nel porto richiede 7 MW di energia. Poi bisogna non solo che il porto sia attrezzato per fornire l’energia sufficiente, ma che soprattutto la nave sia attrezzata per riceverla. Solo le navi più moderne oggi hanno un sistema adeguato, ma bisogna vincere anche la diffidenza degli armatori. Finora li abbiamo in qualche modo costretti a usare combustibili più puliti all’interno dell’area portuale, ma serve un passaggio successivo e sarebbe molto utile una norma europea che dettasse degli standard, un po’ come già avviene negli Stati Uniti. Su questo terreno siamo decisamente in ritardo. Avendo degli standard già ben definiti è chiaro che ci si può muovere con più sicurezza, se poi c’è anche il supporto di una norma europea con tempi e modi fissati sia l’Autorità portuale che gli armatori possono avere un riferimento su cui investire. Tornando all’accordo con Enel, oltre al cold ironing, cosa prevede? Almeno altre tre cose, tutte molto importanti. La prima è una nuova attenzione al fotovoltaico e non a caso in tutte le progettazioni che riguardano recupero o nuovi edifici all’interno dell’area portuale già prevediamo in maniera obbligatoria la predisposizione per l’installazione di pannelli fotovoltaici. La seconda è uno studio che stiamo andando a realizzare sulla mobilità di merci e passeggeri all’interno del porto, fondamen-

tale per individuare elementi di scarsa efficienza. Infine, un monitoraggio dei consumi dell’intero porto per valutare il potenziale efficientamento energetico. A Venezia, comunque, questa sensibilità verso i problemi ambientali trova anche altre espressioni. Che fine ha fatto il progetto che avevate annunciato tempo fa per produrre energia dalle alghe? È un progetto sperimentale, ma che ha solide basi. Stiamo facendo una prima sperimentazione nell’area di Pellestrina. In fondo servono solo due cose: alghe e acqua. Con Elnag abbiamo costituito una società per sfruttare una tecnologia brevettata dal gruppo americano Solena. Da un processo di fotosintesi delle microalghe si arriva alla produzione di energia e noi abbiamo stimato che a Venezia si possa arrivare a produrre fino a 40 MW a impatto zero. Abbiamo detto che questa comunque non è una strategia fine a se stessa o modaiola, ma che guarda lontano. Quali sono gli obiettivi di lungo periodo? Il porto di Venezia ha un'importante centralità geografica che deve diventare anche economica. Abbiamo in corso un piano quadriennale che andrà a concludersi l’anno prossimo e che prevede investimenti per 870 milioni di euro. Da un lato siamo il primo home port del Mediterraneo per le crociere, dall’altro siamo in una posizione privilegiata per tutti i traffici da e verso l’Asia che attraver-

sano il Mediterraneo e sfruttano il Canale di Suez. Non solo. Abbiamo alle spalle il più importante bacino economico e produttivo italiano, dobbiamo poter sfruttare adeguatamente infrastrutture stradali e ferroviarie, ma soprattutto siamo in grado di garantire direttrici verso l’Europa che, rispetto ai grandi porti del Nord del continente, che oggi sono ampiamente i più trafficati, assicurano grossi risparmi sia di tempi sia in termini di consumo energetico. La tratta “diritta” che passa da Venezia consente abbattimenti straordinari di CO2 e quando, come in certi casi già avviene, questo consumo diventa anche un costo è chiaro che Venezia diventa una scelta quasi obbligata. Il porto verde, quindi, è un passaggio straordinario per le nostre strategie future: prima dobbiamo pensare, come stiamo facendo, a rendere ambientalmente compatibili le nostre attività quotidiane, ma poi abbiamo in prospettiva un'opportunità importante da andare a cogliere, forti appunto di un'esperienza e di un'attenzione che andranno a consolidare la nostra offerta e la nostra leadership. Non illudiamoci che sia un percorso breve, ma ormai anche in questo settore si corre e bisogna porre oggi le basi per un futuro migliore per il porto di Venezia, ma anche per l’eccezionale ambiente che lo circonda.


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La scienza dal giocattolaio di Davide Coero Borga

Gli ingegneri che giocavano al Meccano

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Barrette di metallo perforate, viti, piatti e travi con le rotelle, pulegge, ingranaggi, collari e assi per meccanismi in movimento, e dadi e bulloni per assemblare i pezzi tra loro. Semplice “ferraglia” per i profani, oggetto di culto per coloro che hanno speso l’infanzia a montare, smontare e rimontare il contenuto di quelle scatole. Un gioco senza età. L’unico, peraltro, ad aver conquistato gli scaffali di improbabili paradisi della brugola: le ferramente. Inventato e brevettato nel 1901, il celeberrimo Meccano ha da poco festeggiato i cent’anni di produzione. Frank Hornby, umile impiegato di Liverpool che inventò e brevettò il nuovo giocattolo, lo chiamò “Mechanics Made Easy” – come a dire “la meccanica per tutti” – perché si basava sui principi elementari dell’ingegneria meccanica. Nel set erano contenute le ben note strisce di metallo colorate. Le perforazioni seguivano lo standard di mezzo pollice (12,7 mm), gli assi erano calibro 8 e i dadi e i bulloni con un filetto da 5/32 di pollice BSW. Gli unici attrezzi necessari per montare e smontare i modellini erano chiavi e cacciavite. Una palestra per le mani e per il cervello che improvvisa-

va di volta in volta nuove sofisticate combinazioni. Più che un giocattolo, il Meccano si è rivelato uno strumento utile per insegnare a generazioni di bambini e ragazzi i principi fondamentali della meccanica: leve, innesti, linee di forza e contrappesi. La confezione portava i numeri da 1 a 10, a seconda del numero dei pezzi contenuti. La scatola numero 10, un sogno irraggiungibile, era ovviamente alla sola portata dei benestanti: conteneva tutti i pezzi per costruire una gru a motore alta due metri. Ma a ben vedere ogni singolo set del Meccano, anche il numero 1, permetteva di costruire moltissime cose, tutte realmente funzionanti. Cosa che, ancora oggi, non è per niente banale. Arrivato sul mercato nel primissimo Novecento, il prodotto ha rivelato immediatamente le sue caratteristiche di originalità e in breve tempo la richiesta ha superato le forniture. Tanto che Hornby ha dovuto fondare una propria fabbrica in Duke Street. Presto il Meccano è diventato popolare in tutto il mondo: nel 1908 il primo stabilimento, nel 1914 una nuova fabbrica in Binns Road, sempre a Liverpool, che ha tra-

sformato la giovane azienda nella Meccano Ltd. – vero quartier generale dei 60 anni seguenti. Nel corso degli anni, il giocattolo preferito da ingegneri e architetti è stato più volte riprogettato. Tante le combinazioni di colori scelte, ma il vero boom si è avuto negli anni Sessanta. Tra il 1958 e il 1964 sono state prodotte almeno 90 nuove parti del Meccano, l’imballaggio è stato modernizzato e sono stati realizzati 10 nuovi set con l’introduzione dei primi pezzi di plastica. La vera novità, tuttavia, è rappresentata dalla comparsa del diagramma esploso con le istruzioni. Un libretto che suggeriva alcuni dei modelli che si potevano costruire con i pezzi contenuti nella scatola: un mulino a vento, una locomotiva, una scavatrice, un camion a rimorchio, una bilancia, un’elica a manovella, il martello battipalo. Piccoli progetti per piccoli cantieri. La Meccano Ltd. annovera fra i suoi progettisti numerosi laureati in ingegneria e architettura. Un’équipe di creativi che si è messa alla prova esaurendo tutte le combinazioni possibili con il numero di pezzi limitato delle confezioni del gioco. Un modello educativo con dupli-


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La scienza dal giocattolaio

ce finalità: da una parte quella di costringere i bambini a interpretare e seguire un progetto, e dall’altra uno stimolo a inventare nuove combinazioni nel rispetto della meccanica. Il gioco delle costruzioni ha avuto così tanto successo che tra il 1916 e il 1963 ha avuto una rivista dedicata: “Meccano Magazine”. Fra gli architetti che si sono ispirati al concept grafico del gioco c'è Richard Rogers, che ha progettato il complesso della Lloyd’s Bank di Londra come una sofisticatissima architettura di strisce metalliche. Di fatto, il Meccano rientra tuttoggi nel materiale didattico in uso presso i politecnici italiani e del mondo. E poi dicono che sono giochi da ragazzi.

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© Daniel Egnéus per O2/Thorogood Illustration

photoreport

Le città sono la forma del tempo

illustrazione di Daniel Egnéus

«Di una città non godi le sette o le settanta meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. Le città sono la forma del tempo. Chi rifiuta l’inferno per cercarvi il riflesso del cielo edificherà la “città ideale”. Ma che cos’è una città? Un luogo complesso, un rombo lontano in fondo all’orecchio, un brusio di voci, un ronzio di ruote. Quando nel palazzo tutto è fermo, la città si muove, le ruote corrono le vie, le vie corrono come raggi di ruote, i dischi ruotano sui grammofoni, la puntina gratta un vecchio disco, la musica va e viene, a strappi, oscilla, giù nel solco rombante delle vie, o sale alta col vento che fa girare le ventole dei camini. La città è una ruota che ha per perno il luogo in cui tu stai immobile, ascoltando. Le città non sono solo scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi». (Italo Calvino, Le città invisibili)


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La divulgazione è fondamentale per la scienza; se rimane isolata la scienza perde i legami con la società e fallisce nel suo obiettivo Umberto Veronesi

Codice Edizioni s.r.l. via G. Pomba 17 10123 Torino t +39.011.19700579/580 f +39.011.19700582 www.codiceedizioni.it info@codiceedizioni.it

EDIZIONI

I libri di Biennale Democrazia

“Fare la città” significa inoltrarsi in un nuovo spirito dei tempi che sappia vedere sia il dettaglio sia il quadro d’insieme. Significa comprendere la dinamica dialettica della nostra ecologia creativa e immaginativa in quanto individui, organizzazioni e città.

Claudio Magris, Stefano Levi Della Torre Democrazia, legge e coscienza pp. 56, euro 56

Giorgio Napolitano, Gustavo Zagrebelsky L’esercizio della democrazia

Charles Landry

pp. 72, euro 17,00

Charles Landry City making. L’arte di fare la città pp. 568, euro 37,00

Due sono i modi di prosciugare la democrazia: chiuderne le condotte e spegnerne il desiderio. Rendersi conto di questa implicazione che ci riguarda tutti e mettere in gioco le nostre responsabilità è lo scopo e il presupposto di ogni discorso sulla e per la democrazia. Gustavo Zagrebelsky

Oliver James Il capitalista egoista pp. 184, euro 18,00

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Ogni essere umano è un designer. Norman Potter

Che cos’è esattamente questo corpo in cui cerchiamo di vivere? Quale parte di noi rappresenta? Come dovremmo relazionarci con esso? Susie Orbach Norman Potter Cos’è un designer pp. 224, euro 16,00

Susie Orbach Corpi pp. 160, 17,00 euro


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English version

Contributors

Works in Prodi’s government and

including the “Philip Morris Prize

programs and documentaries for

in 2004 became a member of the

for

Mediaset and La7. He has collabo-

European Parliament, where he is

research,”

and

rated with newspapers published

Pino Buongiorno

President of the TRAN Committee

Environment Prize” from the Min-

by Mondadori, RCS and L’Espresso.

Deputy director of the weekly

on Transport and Tourism and a

istry of Productive Activities and the

He has been photographing Italian

magazine “Panorama,” he has

member of other committees. He

“Innovazione Amica dell’Ambiente”

and African nature for ten years,

been special correspondent from

was Mayor of Venice from 2000 to

(literally, “environment friendly inno-

cooperating with photography

the United States and editor-in-

2005 and is currently President of

vation”) award from Legambiente

agencies and research institutions.

chief of the editorial team in Rome.

the city’s Port Authority.

and Bocconi University.

collection Il mondo che verrà. Idee

Michele De Lucchi

Ron Dembo

Business editor for “Il Secolo XIX”

e proposte per il dopo G8 (Univer-

One of the leading figures of move-

Founder of Zerofootprint, a Cana-

since October 2008, in the past he

sità Bocconi Editore), which was

ments such as Cavart, Alchymia

dian non-profit organization that

wrote for “la Repubblica,” “Il Cor-

also translated into English.

and Memphis during the years of

– through the web, social network-

riere della Sera,” “Il Mondo” and

radical architecture, he designed

ing and dedicated software – offers

“Italia Oggi.”

Michele Calcaterra

lamps and interior design items for

large organizations (such as cities,

Madrid correspondent for “Il Sole

the most well-known Italian and

schools, universities, multinational

Livio Gallo

24 Ore” and deputy director of the

European companies. He was head

companies and international com-

Enel’s Networks and Infrastructures

Spanish business newspaper “elE-

of design for Olivetti and was com-

munities) the infrastructure they

Director, he was Executive Vice

conomista.” He has been central

missioned for the requalification of

need to measure, record and

President of the Business Area Elec-

editor-in-chief and correspondent

some of Enel’s energy plants. He

aggregate data to monitor individ-

tric Network of Enel Distribuzione

from London, Tokyo and Paris for

has contributed, with technical and

ual and collective environmental

from 2004 to 2005. From 2002 to

“Il Sole 24 Ore,” as well as editor-

aesthetic innovation, to the evolu-

impact.

2004, he was Executive Vice Presi-

in-chief of the weekly “Mondo

tion of the image of Deutsche

Economico.”

Bank, Deutsche Bundesbahn, Enel,

Peter Droege

Enel Distribuzione. From 1999 to

Poste Italiane, Telecom Italia, Intesa

Is an expert on the role of renew-

2001, he was Executive Vice Presi-

Federico Casalegno

Sanpaolo and other Italian and for-

able energy within the fields of

dent of the Sales Area of Genera-

Director of the MIT Mobile Experi-

eign institutes. He has designed

urban design, development and

tion Companies – Gencos – priva-

ence Lab and associate director of

exhibition buildings for museums

urban infrastructure. He has direct-

tized by Enel. He was CEO and a

the MIT Design Laboratory at the

such as Milan’s Triennale, Palazzo

ed and developed Solar City, a

member of the Board of Directors

Massachusetts Institute of Technol-

delle Esposizioni in Rome and the

research development effort con-

of several companies in Italy and

ogy. Since 2006, he is the director

Neues Museum in Berlin. A selec-

ducted under the auspices of the

abroad.

of the Green Home Alliance

tion of the objects he designed is

International Energy Agency.

between MIT and the Fondazione

on exhibit in the most important

Droege has performed academic

Charles Landry

Bruno Kessler in Italy. A social sci-

museums in the world.

roles at major universities in the

Founder of Comedia (www.come-

United States and Japan, and is

dia.org.uk), a consultancy firm

scientific the

and

technologic

“Industry

Francesco Ferrari

He has recently edited the essay

entist with an interest in the impact

dent of Regulated Sales Area of

of networked digital technologies

Gennaro De Michele

presently holding professorial posi-

developing projects concerned

in human behavior and society,

Head of Research and Develop-

tions at the Universities of Newcas-

with city life, culture and creativity

Casalegno both teaches and leads

ment Policies of Enel’s Engineering

tle, Australia and Beijing, China. He

since 1978. Amongst his publica-

advanced research at MIT, and

and Innovation Division, he is a

is a Chair of the World Council for

tions, The Creative City, The Inter-

designs interactive media to foster

member of the Advisory Council of

Renewable Energy, for Asia Pacific,

cultural City and The Art of City

connections

people,

the European Union’s Technology

and directs Epolis, a Sydney-based

Making (published in Italian by

information and physical places

Platform for the Zero Emission Fos-

consultancy active in sustainable

Codice Edizioni).

using cutting-edge information

sil Fuel Power Plants and of the IEA’s

urban change worldwide

technology.

(International Energy Agency) Clean

between

Manuela Lehnus

Coal Science Group, as well as

Carlo Falciola

Involved in documentaries and sci-

Paolo Costa

General Secretary of the IFRF Inter-

Freelance journalist, photographer

entific reports for “Sfera,” broad-

Professor at various Italian universi-

national Flame Research Founda-

and television author, he has

cast on La7 in Italy, she has worked

ties and Chancellor of Venice’s Ca’

tion. He is the author of over 200

worked in the field of popular sci-

in the field of communications

Foscari University from 1992 to

published works and 11 patents.

ence and scientific communication

with the Hoffman Institute and is a

1996, he was Minister of Public

He has received several awards,

for twenty years. He has created TV

consultant for Paramount Home

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Entertainment and DreamWorks.

design and visual arts, and he is the

President of the Province of Genoa

Freiburg, Stockholm, Malmo, Port-

She has been writing popular sci-

curator of public events and exhibi-

from 1992 to 2002. She is current-

land or Copenhagen. They have

ence articles since 2002 for various

tions and a prolific author. He is

ly working on Genoa’s application

reduced emissions, for example,

national publications such as Grup-

founder and President of TURN, the

to become a “smart city.”

dramatically. Stockholm has been

po Espresso’s “D - la Repubblica”

first designer community in Italy.

green city in 2010 and Hamburg

Carlo Ratti

Science journalist working as a

will follow in 2011. But how do

Engineer and architect, he teaches

contributor for many newspapers

you know it is green? The whole

Claudio Pasqualetto

at Boston’s MIT – Massachusetts

and magazines (including “L’E-

Hammarby Sjostad district is a

North-Eastern Italy editor for “Il

Institute of Technology, where he

spresso,” “la Repubblica,” “Wired

closed loop—food waste is turned

Sole 24 Ore” since 1999, in the

has been Director of the SENSEable

Italy,” “Wired UK,” “Il Sole 24

into biogas, rubbish is burned for

past he worked for Ansa, where he

City

2004.

Ore”). In 2008, she was awarded

energy, water is recycled. Each

was head of the regional office for

Amongst his many innovative proj-

the Armenise-Harvard Foundation

apartment lobby has portholes in

Veneto, and cooperated with vari-

ects, Real Time Rome, Trash Track,

and UGIS (Italian association for

their walls, each connected to a

ous newspapers, starting with “Il

Copenhagen Wheel, EyeStop and

science journalists) Prize for Sci-

pneumatic tube. You put food

Corriere della Sera.” He is the

the ambitious The Cloud, a large

ence

writes

waste in one, paper or rubbish in

author of Dialoghi sul Nordest

transparent cloud suspended in the

reportages and documentaries

the next and so on and a sensor

(Marsilio), a collection of interviews

air, which he suggested for Lon-

about energy, research and sustain-

monitors any errors. There is no

with iconic people from the North-

don’s 2012 Olympics.

able development.

washing machine in your flat as

dadori, Hachette-Rusconi and RCS

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awarded the prize as Europe’s first

Alessandra Viola

and magazines published by Mon-

Laboratory

since

Journalism.

She

Eastern area of Italy.

energy is saved by having a wash

Uberto Siola

house shared by a few buildings.

Matteo Pericoli

Professor at Naples’ Federico II Uni-

Architect and illustrator, he regular-

versity’s Architecture faculty, he is

ly draws for “La Stampa” and

the Director of the Interdepartmen-

writes for “L’Unità.” His work has

tal Center for Urban Planning “Luigi

by Charles Landry

by all. Parking is expensive but

been published, to mention but a

Pisciotti,” President of the Interna-

Every urban strategy or vision has

with a fast ferry to town and a

few, in “The New York Times” and

tional Foundation for Higher Stud-

one constant phrase: “We will be

tram every few minutes who

“New Yorker.” Random House

ies in Architecture and President of

sustainable.” Too often you can-

needs a car. When you live there

published his Manhattan Unfurled

the scientific board for Shanghai’s

not see the evidence. You read

you know you are being green but

(2001), Manhattan Within (2003)

2010 Expo Italian pavilion.

their claims in promotional litera-

does the outside world know it is

ture yet somehow you do not

trying to move to one world liv-

and The City Out My Window: 63

Less space is used and the flats are

Editorial

small; instead, there is an extended home recreation centre shared

Views on New York (2009). Peri-

Andrea Vaccari

believe they are “walking the

ing? The wonderful innovations

coli‘s work has been exhibited in

Scientist and engineer in the field

talk.” Cities should communicate

are inside.

various galleries and museums in

of informatics and new technolo-

their intent through every fibre of

Freiburg is better. Renowned as

New York and Rome. He drew the

gies, he studies modern society’s

their physical being. They should

Europe’s green city, the physical

cover for the Beastie Boys’ To the 5

lifestyle and zeitgeist by analyzing

create a powerful green aesthetic

layout of Riesefeld or Vauban

Boroughs and created the Skyline

human interactions with digital

that emblematically shows their

immediately tells you that you are

of the World for New York’s JFK

technologies and pervasive sys-

intentions in what buildings,

in a different kind of place. Hardly

International Airport (www.mat-

tems: from the Internet to mobile

roads, infrastructure look like and

a car in sight, children playing in

teopericoli.com).

phones, all the way to public trans-

how the city goes about its busi-

the streets, green spaces inter-

port systems. He cooperated with

ness. The sign system of the city is

weaving with the built fabric and

Marco Rainò

the Massachusetts Institute of

a powerful way of fostering

interesting looking buildings. One

Partner of brh+, which he co-

Technology and Santa Fe Institute.

behaviour change as you are

large-scale development is the

founded in Turin in 2002 to tackle

Some of his works are on exhibit at

receiving messages by simply

‘Sonnenschiff’ – the sun ship. The

the issue of design through a far-

New York’s MoMA and Barcelona’s

negotiating daily life. More and

name itself tells you what it is

reaching experimental approach

Design Museum.

more people want to be green but

about and indeed it is solar pow-

do not want to be lectured. Deep-

ered, with each structure produc-

and to gain insight into architecture as a crucial hub between different

Marta Vincenzi

er persuasion often happens sub-

ing more energy than it uses. Each

knowledge instances. His interests

Genoa’s Mayor since 2007, she

liminally.

owner has become an eco-entre-

are critical reflection and the rela-

was a member of the European

We know, of course, some cities

preneur selling energy back to the

tionship

Parliament from 2004 to 2007 and

are doing exceptional things like

national grid. It was co-designed

between

architecture,


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by artists working in collaboration

direct result of their prerogatives

the challenge involved when plan-

with architects so the multi-

and energy availability.

ning the city in renewable energy

coloured fabric tells you this is

In an age in which changes on the

terms. Power plants, infrastruc-

something different and close up

national and international levels

tures, transportation networks and

you notice the technical sophisti-

are as vague as they are slow, cities

renewable fuels represent only a

cation that makes it work.

can develop a key role and make all

fraction of the great plan for

Malmo Western Harbour is anoth-

the difference by putting incisive

redesigning cities based on renew-

er example of a carbon neutral

actions into practice swiftly. At the

able models. From the smog to the

development. There is the icon –

moment, it is imperative to pro-

“fossil fuel” based city planning, a

the turning torso by Santiago

mote autonomous energy based

new paradigm is emerging, carrier

Calatrava and then several hun-

on the use of renewable energies.

of an innovative and exciting theo-

dred apartments fed by district

Some cities, urban areas, small

retical and practical framework.

heating and much else. You wan-

towns and rural communities all

This is an approach that involves all

der around and can see many

over the world have already under-

aspects of the renewable energy

micro innovations, such as gullies

taken this route. If put into effect

revolution in cities, outlining the

for recycling water. You know this

without delay, between now and

process of the cultural and eco-

a special place.

2050, such strategies would open

nomic shift towards greater auton-

The BedZED development in Mer-

up new scenarios offering incredi-

omy on a local and regional level. A

ton in London is aesthetically quite

ble prospects and opportunities.

shift that is reflected in the greater

wild and very colourful. It is dis-

The principles that this transforma-

extent and sobriety of territorial

tinctive with its fluted Gaudi-like

tion is based upon are not at all

planning and transportation effi-

roof and gardens in the sky. It

utopian, but rather, outline a plau-

ciency as well as in areas such as

leads you to ask “what is this place

sible, even necessary, picture of the

finance, administration, demand

about.”

future. The renewable systems and

management and the distribution

What about Milan and Expo

technologies

of the technologies for the genera-

2015? Its theme is sustainable liv-

express the general shift towards a

tion of renewable energies

ing and giving something back to

future characterized by a greater

The urban settlements represent

the world. How will the exhibition

autonomy of the urban centers.

the best theatre, the most tangible

be expressed? And will we be able

Many large and small urban com-

substratum, for putting this global

to wander around Milan in 2016

munities around the world have

revolution into act. The creation of

and know that this is a green city?

understood that the programs

a Renewable City translates into a

aimed at promoting large-scale

greater participation of the com-

energy efficiency and savings, as

munity in local management, con-

well as the introduction of revolu-

ferring greater decisional power to

tionary technologies for exploiting

the citizens and constituting a fun-

renewable energy sources, have

damental basis of the policies in

tangibly contributed to fostering a

favor of worldwide peace, safety

by Peter Droege

rosier vision of the future, as

and well-being. The initiatives

If seen from diverse standpoints,

opposed to the possible nightmare

undertaken today, and those

ancient Babylon and modern-day

of a global catastrophe caused by

already underway, will trigger an

Houston either have a myriad of

the present models of develop-

important process of change that

differences, or else, similarities. But

ment.

allows lots of space for creativity,

they definitely have one factor in

Cities such as Adelaide, Barcelona,

and once again the quality of life,

common: they are both the results

Chicago, Curitiba, Freiburg, Lon-

the pleasures of existence and

of their energy regimes. The

don and Munich have understood

sharing, will be the core issues.

ancient city and the modern

that the reform of the transporta-

metropolis, along with all other

tion systems, the models of mobili-

human settlements, share a com-

ty, the urban structures, the forma-

mon destiny: their formation, their

tions of the inhabited areas and

functioning and their future have

the territorial management prac-

always been and will always be the

tices constitute other aspects of

Cities as the Seeds of Change

available

today

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TODAY’S INNOVATIONS ARE THE BASIS FOR TOMORROW’S SUSTAINABILITY.

OUR FUTURE IS BUILT ON THE BOLD, RESPONSIBLE CHOICES WE MAKE TODAY. We believe that sustainability has to be achieved day by day, constantly balancing today’s needs with tomorrow’s. Which is why we invest in all energy sources, researching and using the most advanced technologies. We believe in using gas and coal, in an environmentally compatible way, to meet today’s immediate energy needs. At the same time, we’re investing in renewable sources to make them more competitive and efficient. For example, Archimede, the world’s most advanced solar thermodynamic power generating project. The fact is, we can only ensure sustainability tomorrow by making bold, responsible choices today.

enel.com


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English version

A City of Wellbeing

sustainable in terms of energy but

regarding pollution is that 80% of CO2 emissions due to human activ-

Cars will run on electricity or

create a total integration of inforby Gennaro De Michele

matics and communication. An

ities now comes from cities, where

plants or directly from the Sun),

2008 was the first year in which

integration that is bound to deter-

(especially for transportation) these

and will silently zoom around the

more people lived in the cities

mine a historic turning point once

gases are combined with much

streets, finally free of pollutants

than in the country. Cities are

it is embraced by most cities. Let us

more noxious compounds such as

and noise.

becoming “open systems,”

see why.

hydrocarbons and particulate. We

But that is not all. New transporta-

creating new balances between

2008 was the first year in which

need a radical transformation: with

tion technologies will bring vehi-

competition and cooperation,

more people lived in the cities than

the Industrial Revolution, cities had

cles into the energy grid, as their

which determines new oppor-

in the country. This was the result

become the place where goods

batteries and hydrogen storage

tunities as well as new dangers.

of a very rapid process which had

were produced, in factories built

units might also serve as diffused

But what are the new green

an impact on both the quality of

within the urban layout; now they

energy storage points and help

models for the “Emerald

life in cities and on the very con-

have turned into the place for serv-

make the system and network

Cities” of the future?

cept of the city. The figures speak

ices and trade, with the industry

more stable.

for themselves: 200 years ago, a

pushed out to the outskirts, and

All in all, we envision a city where

In 1900, when journalist, traveling

mere 3% of people lived in organ-

for warming due to the growing

the energy vector – what we come

salesman and writer L. Frank Baum

ized urban contexts while, in the

number of cars and the energy

to realize is the cleanest, safest and

published The Wizard of Oz –

past 50 years, one third of the

consumption of the many appli-

cheapest for the great revolution in

which would become one of the

world population has moved from

ances in our homes. While we try

store – is dominant.

most famous and best-selling chil-

country to city, until the balance

to reduce consumption with effi-

Completely reengineering cities in

dren’s books in history – he surely

tilted in 2008. This phenomenon

ciency policies and energy saving,

terms of function and manage-

could not imagine that his idea,

proved that cities are not a “territo-

a new model of city is emerging:

ment will not be less revolutionary.

over 100 years later, would help

rial system” as much as a “living

the sustainable and energy self-

What we need is a thorough inte-

people describe an important aspi-

system” which, unlike physical sys-

sufficient city.

gration of communication tech-

ration of theirs in the 21st century:

tems, changes shape and structure

It is not impossible. In fact, when

nologies with informatics and elec-

to live in a city that puts citizens’

according to evolutionary dynam-

efficiency and energy saving will

tro-mechanics, and with advanced

wellbeing at the top of its priorities.

ics. Hence, while in the past the

allow us to reduce our energy

control systems, redesigning cur-

Joan Fitzgerald, a researcher from

element of territory kept behavior

needs dramatically, all we will have

rent services and creating new

Northeastern University, was the

models linked to the local culture

to do is generate what we need

ones. In this capillary system, every

first to use the name made up by

and context and urban areas were

right inside the cities in a diffused

citizen will have full access to any

Baum, “Emerald City,” for the

closed systems, now we can see

way – some even suggest house-

data, updated in real-time, anytime

place where we would all like to

strong relations between different

hold generation – from renewable

and anywhere, and the opportuni-

live. But what did Fitzgerald mean

elements in a vast territory, con-

or, in any case, clean sources. Ener-

ty to decide and act accordingly.

by emerald city?

nected in a network that allows

gy self-sufficiency will be the result

What is important in this vision is

Many cities strive to be “green,”

them to support each other. To sus-

of the mass-application of mainly

not the different compartments’

but often we find that it is just a

tain their vital signs, cities are

solar, solar thermal and some wind

digitalization, which has already

coat of color under which there is

becoming “open systems,” creat-

technologies. Also, power grids

started in many cities, but their

little or nothing to be found; emer-

ing new balances between compe-

will turn into the so-called two-way

integration into a single system.

alds, instead, are green under their

tition and cooperation which

“smart grids,” allowing consumer-

These are not only abstract ideas,

green surface and then are still

determine new opportunities as

producers to exchange energy or

as proved by the South Korean U-

green below that. In other words,

well as new dangers. Globalization

store it for later use. A virtual gen-

City project that has just started, in

the “green” of an emerald city is

processes do not hamper this

eration plant will appear, made up

which “U” stands for “Ubiqui-

not only in its appearance: it goes

growing trend; in fact they seem to

of thousands of small and medium

tous.” The first U-City will be the

deeper and colors everything, just

speed it up as they reduce the

renewable generation units con-

new Sejong, which will represent a

like the green in emeralds.

importance of nations in favor of

nected to each other and to the

model of integration and harmo-

In order to understand whether

local entities – so much so, that

larger zero-emissions fossil fuel or

nization ensuring widespread use

this idea has a fair chance of suc-

Europe itself is leaning toward

nuclear plants, as well as to the vir-

of alternative energy, green areas,

cess, we need to analyze both its

becoming a “Europe of cities”

tual plants in other surrounding

and pollution control.

technical and social aspects; the

rather than a “Europe of nations.”

cities. Conditioning systems will be

Sejong will be a laboratory for envi-

latter are particularly important

The biggest dangers are pollution

completely electric, thanks to high-

ronmental technologies as well as

because emerald cities are not only

and social risk. All we need to say

efficiency geothermal heat pumps.

social phenomena. That is right:

hydrogen (produced by nuclear

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Zero-Emissions Cities: Masdar

because while we have tangible

difficulties we will encounter in

certainties about technologies, we

defending people’s privacy from

can hardly make any real forecast

the out-of-control diffusion of

about how people and society will

information – perhaps yielding col-

by Pino Buongiorno

mizing damage to the environment,

behave in such a different context.

lective reactions and emergencies –

Masdar City, the nascent avant-

thanks to renewable energies.

Social organizations are complex

and in the marginalization of social

garde eco-city just a few kilo-

This oasis seems like a mirage,

systems that, according to Le

groups, such as the elderly and

meters from the United Arab

although the only thing green

Moigne’s classical definition, are

uneducated, who will resist using

Emirates’ capital, Abu Dhabi, is

about it is its source of energy. As

“essentially unpredictable.” In fact,

informatics and technologies in

the first example of sustainable

you consider this doubtfully, the

the city as a social system is at the

general. In other words, the cities’

city-planning, the most vivid

engineers and architects welcom-

same time “a-centric” (functioning

technological revolution might be

model of how we should live

ing the group of visitors invariably

through an anarchy of sponta-

perceived as an attack on safety,

tomorrow: without too much

begin introducing themselves this

neous interactions), “polycentric”

civil virtues and solid, shared val-

consumption of the Planet’s

way, before you have a chance to

(with many control and organiza-

ues. Avoiding this kind of prejudice

already scarce resources

ask: “No, it is not a mirage at all.

tional centers) and “centric” (since

is one of the challenges that insti-

and minimizing damage to

Instead, it is a view of what is

it has a decision center as well).

tutions, scientists, technologists

the environment, thanks

becoming a reality and may soon

Cities self-organize starting from a

and communicators must face and

to renewable energies. But this

spread to cities around the world.”

command and decision center (the

win together.

is not just some toy for the

“All the world’s cities will be made

State, the government), from many

Finally, let us go back to Baum’s

world’s amusement: what must

like this one day,” declares the

organizational centers (regional

book, and precisely to Chapter 11,

be developed now is a solid

brochure that was given to us at

and municipal authorities, political

in which Dorothy and her friends

business of green energy.

the beginning of the trip.

parties, etc.) and from sponta-

have put on green glasses and are

neous interactions between groups

walking around the city: “The

The bus, its windows darkened to

tional examples: in Australia, More-

and individuals at the same time.

streets were lined with beautiful

protect the passengers from the

land, north of Melbourne; in Cal-

Therefore, they inevitably create a

houses all built of green marble

bright sun, stops in the dusty park-

gary, Canada; in China, near

state of uncertainty in which the

and studded everywhere with

ing lot of the lunar desert. We are

Shanghai in Dongtan; in Denmark,

link between certain (necessary)

sparkling emeralds. [...] The win-

all wearing 100% UV sunglasses,

the industrial park in Kalundborg;

behaviors and possible ones is elu-

dow panes were of green glass

Caterpillar boots and a protective

in Loja, Ecuador; in Songdo, South

sive. This is the situation in which

[…]. There were many people –

helmet provided by the organiza-

Korea; in Waitakere, New Zealand;

social risk emerges: there is an

men, women, and children – walk-

tion. There are two guides accom-

and in the smallest city in Great

increased chance that behavior will

ing about, and these were all

panying us who are shouting out

Britain, St. Davis, which wants to

go in a different direction than the

dressed in green clothes and had

orders and who do not allow the

beat all of the records already by

one we desire, with negative

greenish skins. [...] Many shops

slightest variation in the route. Two

the end of 2010.

effects and damage.

stood in the street, and Dorothy

days before, we had been chosen

However it is Masdar City that is at

Given the demographic distribu-

saw that everything in them was

from among a very small group of

the forefront, this eco-city labora-

tion, it is obvious that social risk is

green. […] There seemed to be no

journalists to participate in this

tory with all its pros and cons, suc-

concentrating in cities. That is not how it always was: in the 19th cen-

horses nor animals of any kind; the

adventure, which is no mere jaunt

cesses and failures. To those who

men carried things around in little

in the desert.

are highly critical, it seems like an

tury there were limited risks, rela-

green carts, which they pushed

We pass the controls and excitedly

amusement park for environmen-

tionships defined by classes and

before them. Everyone seemed

enter into a world described back

talist snobs, the fanatical followers

stark social hierarchies. In two cen-

happy and contented and prosper-

in 1987 by Richard Register, who

of new ecology trends and million-

turies everything has changed and

ous.”

was the first to coin the term eco-

aires wearing recycled-paper cloth-

more will change soon. Whether

If we substitute the green of

city in reference to Berkeley, for the

ing, according to the criterion of

we talk about an Emerald City or a

Baum’s

the

building of cities for “a healthier

some London fashion designers. To

U-City, we need to redefine the

“green” we can think of today

future.” We are next to the airport

the skeptic, it can seem like the

concepts of context, environment

– symbolic of something clean,

in Masdar City, 17 kilometers

umpteenth gimmick by the mar-

and social construction, and to find

environmental, effective and effi-

southeast of Abu Dhabi, capital of

keting geniuses who, in a confed-

solutions not in general terms but

cient – we can easily understand

the United Arab Emirates. This is

eration of seven Emirates, have

by building relations between local

the kind of city Joan Fitzgerald is

where the first example of sustain-

already

specifications and new processes.

working on: a city of wellbeing.

able city-planning is taking shape,

islands with all the sand imported

the most vivid model of how we

from the desert and ski slopes in

There may be risks entailed in the

imagination

with

should live tomorrow: without consuming too much of the Planet’s already scarce resources and mini-

There are already many interna-

invented

palm-shaped


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the shopping centers in Dubai.

an excellent global center for the

chosen the Middle East for their

Thames River. Two billion dollars

And yet the experiment launched

innovative research and develop-

headquarters.

have been further invested for

by the Hereditary Prince of Abu

ment of green energies is some-

Masdar has several different opera-

building a hydrogen power plant

Dhabi

General

thing else: it is the Masdar Initiative

tional units. There is Masdar Car-

with 400 MW. The plant will trans-

Mohammed Al Nayan – has been

– in Arabic “the source,” a compa-

bon, which invests in projects for

form a quota of Abu Dhabi’s abun-

announced and advertised as

ny that is wholly owned by the

dant natural gas into hydrogen to

“strategic.” The Emirates, the

local sovereign fund, Mubadala

the reduction of greenhouse gases and to capture and seize CO2 emis-

world’s fifth largest producer of

Development. This is the operative

sions; Masdar Venture Capital,

be used for the production of electricity, whereas the CO2 will be cap-

crude oil and the third for ascer-

branch of the royal family for inter-

which using two different funds

tured and retained. Another two

tained reserves, which extract 2.42

nal investments and, above all, for

has already spent 500 million dol-

billion dollars have been allocated

million barrels of oil every day

those abroad, with ownership and

lars for the purchase of shares of

for a gigantic three-phase project

(increasing to 3.5 million in 2011),

direct holdings totaling around 200

businesses or whole companies in

for producing new generation

cannot allow themselves to contin-

billion dollars (including 5% of Fer-

the field of green energy; and then

photovoltaic panels with a capacity

ue to produce revenue that is

rari and 25% of Piaggio Aero

there is Masdar Power, specialized

of 210 MW, also to be sold on the

always based on their fossil fuel

Industries, one of Italy’s most

in building power plants to pro-

European market.

sources, and that at any rate, are

important aviation companies).

duce electricity that are run by

But the real ambitions are focused

destined to be depleted within the

The man in charge of making these

energy from renewable sources.

on the fourth sector of the Masdar

next 80 – 100 years. They can no

visionary dreams come true is Sul-

The first one will be solar energy,

Initiative, and that is the city of

longer pride themselves on being

tan Al Jaber, the CEO of Masdar, a

the largest in the world, built in

Masdar where, in an area of 6.5

the best in the world concerning

technocrat with a perfect Oxford

Abu Dhabi in a joint venture with

square kilometers where 50,000

the CO2 emissions per person

accent who likes to wear a keffiyeh

the French company, Total and the

people live and which will host

(there are just five million inhabi-

and an immaculate tunic. “The

Spanish Abengoa. In nearby Madi-

1,500 businesses stimulated by fis-

tants), according to the classifica-

growth of our emirate has to hap-

nat Zayed, instead, a solar heating

cal exemptions and the protection

tion in the WWF’s Living Planet

pen through the diversification of

plant will be built that is similar to

of patents, there is only one num-

Report. They can no longer climb

the GDP,” Al Jaber explained to me

Archimede, the solar field that Enel

ber that counts. And that is the

into their 6,000 cylinder SUVs that

at our previous meeting in May,

and Enea are building in Priolo Gar-

number zero, according to the set

guzzle a liter of gas per kilometer.

2007. “We mean to move quickly

gallo, in the province of Syracuse,

theory, the cardinal number of the

They need another way of life, a

and with maximum efficiency to

Italy. It functions in the same way:

“empty set,” in this case, freed

new model of futuristic develop-

obtain concrete results through

the heat from the sun is not imme-

from everything that is killing the

ment that will make its mark upon

partnerships with the best universi-

diately turned into electricity, as it is

Planet: emissions of polluting

the entire Planet.

ties in the world and with multina-

in the photovoltaic system; instead,

gases, refuse, cars and wastage.

Hence, the idea of creating the Sil-

tional companies such as General

by using parabolic mirrors, it is con-

Masdar, whose strategic partner is

icon Valley of the new century in

Electric, Siemens, BP, Total and

centrated and then conserved with

General Electric, is designed to

the capital Abu Dhabi, where the

Rolls-Royce. Our aspirations are

a salt mixture. The heat can then

consume only 20% of the electric-

culture, revised and adapted to the

great and our ambitions are glob-

be converted into steam to run a

ity that a conventional city would

local environment, combines with

al.” 15 billion dollars were put into

normal turbine for generating elec-

use and to be self-sufficient in

the alternative energies of the lat-

the pot right at the start, in 2006.

tricity. This system has the advan-

everything, thanks to the use of

est generation. Part of this vision

This figure has already risen to 22

tage of producing energy to be

energy produced by the wind, the

consisted of a pole of cultural

billion in 2010, 4-5 of which were

emitted within the network even

sun and bio-combustibles made

attractions, complete with desert

invested in the infrastructures.

when there is no sun or wind. It is

out of algae or other crops. The

versions of the Guggenheim Muse-

The first coup for giving credibility

the ideal solution for sunny desert

water comes from the sea and will

um, designed by Frank Gehry, the

to Masdar happened when Sultan

areas like Abu Dhabi, where there

be treated by a desalination system

Louvre, designed by Jean Nouvel,

Al Jaber requested transferring the

is an availability of vast open space.

that runs on solar energy. Lastly,

the Opera Theatre, under Zara

headquarters of the brand-new

Masdar is also in the avant-garde

thanks to the recycling system,

Hadid’s direction and the National

International Agency for Renew-

with regards to wind energy. Mas-

there will be practically no refuse.

Museum named after Sheik Zayed,

able Energy (IRENA), established in

dar Power has bought 20% of

The brains behind this farsighted

the founder of the Emirates, which

Bonn in January of 2009 and

London Array, which will surely

yet complex and risky effort is the

was designed by the English archi-

which so far has 144 member

become the main offshore wind

Masdar Institute of Science and

tectural firm Foster & Partners.

countries including Italy, to Abu

field in the world with its 341 tur-

Technology, paired with MIT (Mass-

But here, the main focus of this

Dhabi. This was the first time that

bines for a capacity of 1000 MW,

achusetts Institute of Technology)

overall design for the creation of

an international organization has

located on the estuary of the

in Boston, which will house labora-

48-year-old

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Zerofootprint versus CO2: Ron Dembo’s Philosophy

tories and research centers for cre-

progress,” Masdar’s spokesmen

ating new eco-compatible systems.

repeat. “From time to time we

The first 100 students have already

have to evaluate the compatibility,

been selected and the courses

not just from an engineering

“Ok, Houston, we have a prob-

whole cities. We have to cover (or

should be starting soon. The Insti-

standpoint, but also from a finan-

lem,” announced the three astro-

re-clothe) the buildings and sky-

tute will also be the first building of

cial one.” On paper, some ideas

nauts of the Apollo 13 on April 11,

scrapers, that is to say, to rethink

this whole project to take shape.

may seem great. Then when put

1970, 55 hours after the start of

them.”

Originally, it was to be finished by

into practice, not so very great. All

their moon mission. 40 years later,

Zerofootprint

2016 but now its completion is

this can lead to people grumbling,

“Men and women of the Planet,

schools, universities, multinational

predicted to be in 2020. As big as

high-level resignations, catastroph-

we have a problem,” reiterates Ron

businesses and communities, pro-

an entire neighborhood, this feath-

ic predictions of the end of a

Dembo, a former professor at Yale

viding them with the infrastruc-

er in the cap of Masdar City is par-

dream, but that is the usual price

University who is the founder and

tures and the software for measur-

tially coated with curved, terracot-

to be paid for pioneering work. For

CEO of Zerofootprint, a non-profit

ing, recording, gathering data and

ta-colored panels that recall the

example, take the urban trans-

Canadian organization with the

controlling the individual and col-

Muslim tradition of tiny windows

portation system. It is based on the

ambitious objective of reducing

lective impact. And then all this

to protect women’s eyesight. Of

so-called PRT, rapid personal trans-

CO2 emissions around the world

information is put on the network

course, these panels are used as

port, entrusted to tiny cars without

and of informing and sensitizing

for the rest of the world. The pro-

decoration but they also have more

drivers, all of them running on

organizations

individuals,

posals by Dembo and his associates

practical purposes, such as limiting

electricity and driven by sensors

especially the very young, about

are pioneering ones, such as the

the amount of sunlight. Gerard

placed along the road network.

global warming issues through use

one launched recently so that

Evenden, an architect with the

Well, this extremely expensive sys-

of the Internet, social networking

“each outlet can speak.” ”If we

British firm Foster & Partners who

tem that is quite difficult to make

and specific software.

could make all the plugs and out-

designed Masdar City’s “master

has had to be partly re-dimen-

Today as before, the shouts of

lets we have at home or at the

plan,” had the brilliant idea of

sioned, to basically just around the

alarm risk being underestimated.

office become smart and capable

combining the old and the new:

Masdar Institute campus, since

On the welcome pages of Zero-

of speech, we would be able to

traditional desert architecture, such

many, many electric cars are soon

footprint.net there is a sort of car-

control and optimize the opera-

as the narrow streets placed diago-

going to be produced and sold.

bon dioxide meter that has already

tions of our machines,” states

nally so as to block the heat and

“We have to have a pragmatic

surpassed the shocking quota of

Dembo, who can imagine a world

make the most of the nocturnal

approach, otherwise what kind of

165 million tons. It was at zero

where every plug and every outlet

breezes, and modern technology

sustainability would it be?” Sultan

when the organization was found-

would be able, by wireless or the

of the 21st century. Cited most

Al Jaber asks. And he is not being

ed in 2005 and it continues shoot-

Internet, to signal just exactly

often is the example of the gigan-

rhetorical, since he meticulously

ing upwards little by little as the

which device or appliance is con-

tic Lava umbrellas, designed along

scrutinizes the budgets.

poisonous gases spread over our

nected, whether it is turned on or

the sunflower principle, that pro-

Earth. Every second, the world

not and how much energy is being

vide shade by day, and capture and

releases 864 tons of emissions that

used. “We can simultaneously

release heat at night in Masdar’s

go into the atmosphere, reaching

interact by means of the same con-

public squares. This kind of tech-

up to 27,245,758 tons a year.

nection to establish if it is really

nology will soon be exported all

“There are a lot of things we can

necessary to keep on one kind of

over the Middle East and Africa.

do to resolve this concentration of

system or device or the other: the

The aim of the Emirates’ sheiks is

gas,” admonishes Dembo, accord-

refrigerator, the oven, the comput-

precisely this: the city of Masdar is

ing to whom our buildings are the

er or the TV.” An experiment of

not a toy for the world’s amuse-

main part of the “problem.” For

this kind is underway in North Car-

ment. It is not the latest gadget for

example, in the United States

olina and has allowed for a 15%

somebody with plenty of oil money

alone, 40% of energy consump-

cost reduction on electricity bills.

to spend. It also serves for making

tion can be attributed to opera-

But Ron Dembo found the most

money. That is why in recent

tions that take place in buildings:

recent example of how to efficient-

months they began a thorough

heating, lighting, air-conditioning

ly combat climate change in Italy, in

revision process in order to keep

and hot water. In New York, the

Tuscany in the zone of the classic

the whole initiative from being

quota reaches 79% and in London,

Chianti wine, at the Petraia, a place

derailed due to expenses spiraling

it is 52%. All this is because the

for farm holidays that is run by a

out of control. “It is an artwork in

buildings are old: ”It is not an insu-

Canadian couple. “They produce

lation problem,” the AmericanCanadian guru continues, “what we have to do is re-modernize

and

addresses

cities,


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90% of their own food, wine, olive

made up: his Olympics will be the

sterling example of what can be

built according to sustainable crite-

oil and grain and make bread in a

“greenest,” most eco-compatible

achieved across the capital in other

ria and using renewable energy

wood-burning stove and whatever

and sustainable in history. It is a

developments, small and large. We

technologies. “There was a high

is lacking is purchased locally,” the

perfect fit for his strategies to

will be working to tap the potential

caliber of bids from across the bor-

founder of Zerofootprint says

lower CO2 emissions and launch a

springing from the Games to ensure

oughs and it was a difficult

enthusiastically, applauding Susan

low carbon economy – both crucial

a lasting legacy for Londoners.”

choice,” Johnson commented,

and Michael McKenna Grant.

to his electoral campaign. It surely

Londoners’ legacy has the seal of

“but the winning entries are cham-

“Theirs is a pilot project, a work of

is a challenge for one of the most

approval of Richard Burdett, the

pioning the latest technologies,

love, but it shows that sustainable

polluted metropolises in Europe,

sustainability guru architect who

which will help us become a lead-

living can be an exceptional experi-

known for over half a millennium

has already planned the restyling of

ing low-carbon city.”

ence. It is a model to learn from

of noxious and poisonous “fog”:

the 1,450-hectare area where the

The competition is only the latest in

and to adapt elsewhere. And it is

just a few weeks ago the European

Olympic Park will be. As soon as

a series of initiatives fostered by the

not just for the rich. The local resi-

Commission sent the British gov-

the Games are over, this space will

mayor, who stated he is ready to

dents who have worked for

ernment its final warning over Lon-

turn into a 3-chilometer-long park

act on any aspect of the city that

Michael and Susan have the same

don’s air quality, threatening fines

and the 80,000-seat stadium will

can be improved to make it the

simple lifestyle. This is sustainabili-

up to 300 million pounds (over 300

be downscaled to 25,000, as other

leader amongst green capitals in

ty: lovely, delicious and light.” (P.B.)

million euros) if Gibraltar and the

buildings will be transformed into

Europe. One example of this is the

London Urban Area continue to

offices and cultural centers. All in

extensive bike rental network set

exceed the limit values for PM10

all, 90% of the infrastructures built

up: Johnson, an avid cyclist, is its

set by the UE.

for the Olympics (recycling part of

best advertising: “I’m sure that the

However, thanks to the Olympics, a

the material from torn-down build-

cycling revolution taking place in

number of changes are ready to

ings) will be dismantled and

the capital will rapidly become the

by Alessandra Viola

happen: “Over 9.3 billion pounds

reused.

envy of the world,” he proudly

The Olympics will bring great

of public money is being spent to

According to a recent inquiry by

commented on the 140-million-

changes, and huge waste. For

prepare for and stage the 2012

“The Times,” 72% of Londoners

pound plan that will bring 6,000

London 2012, a positive balan-

Games,” said Johnson, “so it is

care about environmental issues.

bikes into town over the next six

ce is not enough: the mayor,

vital that this funding provides an

So Johnson’s effort to reduce pollu-

years, to be rented and returned to

Boris Johnson, wants to turn

environmentally sustainable legacy.

tion and carbon emissions started

400 stations with an overall “traf-

the city into the greenest capi-

Every effort must now be taken to

from the streets, with a competi-

fic” of over 40,000 cyclists a day.

tal in Europe. Here is his ambi-

make the most of opportunities

tion to pick the 10 low carbon

For those who are up for the clean

tious plan.

and realize the vision of the most

zones that should receive funding

air, but not for the exercise, John-

eco-friendly Games ever.” An

for renewable energies and green

son thinks about taxis and busses,

According to the modern interpre-

understandable concern, consider-

architecture. Winners agreed to cut

too. By 2012 there will be 20 black

tation of an ancient Maya prophe-

ing the Olympics are famous for

emissions by 20.12% (in step with

cabs running on hydrogen (the first

cy, 2012 is the year that will

monumental and futuristic sports

London’s latest trend – the date of

two are already on the streets):

change this planet forever: human-

arenas, superb and elegant swim-

the Olympics turning up at every

apparently identical to the tradi-

ity is up for some mysterious trans-

ming pools, fireworks, ceremonies,

chance) by 2012, and presented an

tional models, these new vehicles

formation, if not the end of the

but also wondrous waste, unfin-

action plan according to their own

will have fuel cells instead of a reg-

world itself. 2012 will certainly be a

ished and unused colossal projects

“energy recipe.” Queens Park and

ular engine, so their tailpipes will

special year. But the event keeping

and environmental damage.

Barking will install electric car

produce only... steam. This pilot

the planet on its toes will probably

Great events’ “legacy” in cities is

charge stations, while Muswell Hill

project is only the first phase of an

not have anything to do with celes-

always an open issue (in Italy,

will put a small solar park on a

ambitious program aiming at

tial alignments or the end of a cycle

Milan’s Expo is now a point of dis-

shopping center’s roof, and Arch-

replacing all the 20,000 cabs in

in the Maya calendar: it might be,

cussion). “I want London to be the

way, Wandle Valley and Peckham

London by 2020, as well as build-

more simply, the Olympics.

cleanest and greenest city in the

will focus on energy saving in pri-

ing a network of hydrogen stations

The 2012 Olympic Games are des-

world by 2012,” Boris Johnson has

vate housing.

within the next two years.

tined to change London forever,

stated. “The construction of the

Old and new neighborhoods are

There is another London icon that

not only in terms of architecture

Olympic Park offers an unparalleled

hoping to be born again thanks to

is about to become low carbon and

(like Beijing) but in a completely

opportunity to secure a radical

the green economy, following in

zero emissions, but with a new

new way. The British capital’s

improvement to east London’s

the steps of the southern boroughs

look that is up to 40% more ener-

mayor, Boris Johnson, has his mind

environment, whilst providing a

of London with BedZED, entirely

gy efficient: the first hydrogen dou-

Smart Cities: London

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Smart Cities: Malaga

ble-decker could be a reality by the

Boris Johnson’s statements

end of 2010. “This iconic new part

are from interviews for:

of our transport system is not only

BBC.co.uk

by Michele Calcaterra

inhabitants have contributed gen-

beautiful, but also has a green

Businessgreen.com,

The Sun Coast capital tries to

erations of emigrants to the rest of

heart beating beneath its stylish,

Guardian.co.uk

renew itself through a green

Europe, due to rampant poverty

swooshing exterior,” said Johnson.

Telegraph.co.uk,

revolution for energy self-suffi-

during the Franco era.

“It will cut emissions and give Lon-

Timesonline.co.uk

ciency, thanks to renewable

It is a city that has been trying for

doners a bus they can be proud of,

energy, which is used increasin-

years to renew itself: with tourism,

complete

gly throughout Spain (despite

obviously, with a few industries,

the crisis).

with agriculture but also with

with

cutting

airplanes bombed the city) and its

edge

design, and the freedom of an 106

open platform.” Johnson has been

The Greenest Olympics

trying to bring his intelligence and

in History?

the Spanish Civil War (Mussolini’s

technology. First came the idea of

enthusiasm to every aspect of city

If the Phoenicians had the merit of

building “Malaga Valley,” a cluster

founding Malaga, Endesa has a

bringing together leading compa-

traffic and has already said he

For “the greenest Olympics in his-

mission to renew it and with new

nies in research and innovation,

wants to change the light bulbs in

tory,” London has chosen an array

technologies push it to the fore-

and lately, “SmartCity,” the initia-

over 300 traffic lights with LED sys-

of

The

front. So Malaga has become the

tive promoted by Endesa in the

tems that can cut emissions and

world capital of smart energy: of

field of renewable energy.

costs.

Olympic village will reduce CO2 emissions by 44% and waste 30%

the kind that is tailored to the

A city inside a city that is part of a

Every little bit helps towards the

less drinkable water, using rainwa-

user’s needs, easy to use, environ-

larger project uniting Malaga with

ambitious goal of cutting air pollu-

ter to water the lawn and flush toi-

mentally friendly, inexpensive for

other international “smart” and

tants by 60% in the city by 2025,

lets. A lot of the construction

users

a

“eco” cities such as Boulder in

supporting a new low carbon

materials from torn-down build-

declared enemy of waste and toxic

Colorado, Columbus in Ohio,

economy. “A century ago, we were

ings will be reused: old gas pipes

emissions.

Malta, Dubai and Stockholm;

cashing in on carbon,” Johnson

(for the stadium’s roof), concrete

Malaga is the capital of the Sun

therefore, Europe but also the

says, “yet now there are clear eco-

(for the foundation), wood beams

Coast overlooking the Mediter-

United States and Asia. A sort of

nomic opportunities coming from

(for fences) and marble, just to

ranean Sea, facing Morocco. A

highly technological “Ariadne’s

getting rid of it. I want London to

name a few. The rest of the mate-

symbol of Spain, to paraphrase

thread” binding virtuous poles and

be ahead of the queue, grasping a

rials will be transported to the con-

Milan’s slogan in the ‘70s, of

also the highest quality companies

significant share of the jobs and

struction site by boat or train, in

“food and drink”: of those years

in the world, such as General Elec-

economic booty arising from this

order to contain emissions. Not

of the economic boom, real estate

tric and IBM.

new generation of low carbon

only will there be large green areas,

investments and splendid golf

“Energy is in your hands” is the

goods and services.” In order to

but also roof gardens and bird and

courses, like the one at Torremoli-

slogan that was created for

make it, the mayor is promoting a

bat houses. Artificial lighting will

nos. Just a breath away from

SmartCity. So what does it mean?

green energy district overarching

be dialed back thanks to light tun-

Madrid, seeing as today the high

Endesa’s idea for this pilot project,

six East London neighborhoods,

nels, where possible, while a care-

speed train (the AVE) linking the

which will gradually spread to

based on renewable energy, low

ful study of ventilation will allow

capital with the Andalusian city

other Spanish cities, is that of unit-

emissions, reuse, recycling and

the cycle track to rely almost entire-

takes just a little over two hours.

ing companies and the central and

environment-friendly waste man-

ly on nature, not air conditioners.

Just enough so that the Sun Coast

local governments to create cities

agement.

has

Madrid’s

that gradually become more and

But to clean London’s air and make

“beach,” awaiting the end of the

more self-sufficient with regards

the city greener, Johnson also takes

year, when the AVE train will reach

to energy by taking advantage of

a more “hands-on” approach:

Valencia.

the natural resources provided by

planting seeds and building gar-

Malaga, a city of great traditions,

the surrounding environment and

dens on the unused roofs in the

is rich with history and culture and

the sophistication of the new

city, along railways and inside

the birthplace of that genius of

technologies.

schools and private courtyards.

art, Pablo Picasso, the actor Anto-

In short, an entire neighborhood in

With the collateral goal of feeding

nio Banderas and the sculptor

Malaga, Playa della Misericordia,

made-in-London vegetables, grown

Miguel Berrocal. Malaga has seen

which overlooks the sea, will be

in (of course!) 2012 new urban

the

Phoenicians,

the “laboratory” of an innovative

gardens, to the Olympic athletes.

Romans and Muslims (defeated by

experience of an efficient city as

Frederick the Catholic in 1487),

far as energy matters are con-

innovative

solutions.

and

producers

now

passage

become

of

and


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cerned. The aim is to attain energy

pensing energy only when it is

flat, with consumption dropping

over the next 10 years. “Genoa is

savings of up to 20%, reduce the

needed and thus avoiding useless

considerably and unemployment

the ideal city for such an ambitious

6,000 tons of CO2 emissions per

wastage and, therefore, costs. That

up to 20%. Likewise of concern is

pilot project,” says Mayor Marta

year and considerably increase the

is like saying the network will

the lack of liquidity in circulation

Vincenzi. “The project already has

consumption of renewable energy.

become smarter and smarter, and

and the deterioration of public

Enel’s support. By December we

Thanks to a total investment of 31

more and more attentive towards

accounts, with regards not only to

will have all the details. Then the

million

industrial

those who produce it and those

indebtedness but also and most of

decision will be up to Brussels.”

clients, 900 business customers

who consume it: large users and

all, to the explosion of the deficit.

and more than 11,000 private

families. Just as it will be of increas-

Enough for this nation to under-

Mayor Vincenzi, why is Genoa

users, that is to say, households,

ingly higher quality and with more

stand that it will have to live

running for Smart City?

along with the “classic” energy

and more efficient service.

through a sort of stalemate this

Genoa typically offers solutions

supplied by the energy network,

So naturally it seems logical that

year and the next while hoping

and poses problems, so it is an

will also use renewable energy

for a pilot project like this Endesa

that structural reforms (work and

interesting laboratory for smart

coming from photovoltaic panels

has relied on prestigious partners

pensions) and the international

cities. Let me explain why. On the

installed on public buildings, from

of international caliber such as

recovery will steer it towards an

one hand, Genoa has strong skills

micro-generators placed in some

Enel (its “parent company”),

inversion of tendencies and its

in research, technologies, renew-

hotels and a micro-wind power

Acciona, IBM, Sadiel, Ormazabal,

economy will start growing again.

able energy industries and a public

system located in the area.

Neo

This is the kind of green revolution

Ingeteam and Green Power. To

ticipates

that goes even further. In fact, the

which we must add collaborations

process. On the other hand, it pres-

project plans on the re-utilization

from many universities and nation-

of the energy produced in excess

al research centers. In short, a tal-

or which is stored in special batter-

ent pool of the highest level.

ies. Likewise, the use of electric

And all this leads us to bring up the

by Francesco Ferrari

scenarios for the environment –

cars will be encouraged, since spe-

fact that, with regards to renew-

As Genoa runs for European

and, last but not least, because of

cial places will be installed for re-

able energy matters, in the last few

Smart City, Mayor Vincenzi’s

a certain “stickiness” that has

charging the cars.

years Spain has become one of the

plan is both ambitious and

stopped it from really taking off

But above all, the project is an

countries of reference for the rest

complex: her intention is to

and reclaiming its place amongst

“exercise” in education and new

of the world. At first, wind power

revolutionize the port area and

growing cities. We know that in

culture for the citizens: energy sav-

and now, photovoltaic power. The

old town in order to make

Genoa, brave reforms tend to sink

ings and resource optimization,

aim is to reduce its dependency on

them sustainable, with –

into the quicksand of associativity

with a view to increasing the sus-

foreign countries as much as possi-

among other things – a sharp

and (small) power conservation,

tainability of the system.

ble, which is considerable despite

change in direction for train

with the powers that be holding on

Thereby, thanks to the installation

the presence of nuclear energy in

and road transport.

to their roles. But once again, we

of smart energy meters, customers

the territory. Therefore, the watch-

will manage and schedule their

word is diversification of sources

The first entirely “green” neighbor-

Smart City project gives us a great

own consumption of energy.

but with a view to energy savings

hood in Italy. A commercial port

opportunity to get rid of Genoa’s

Therefore, it is an active contribu-

and innovation.

that can reduce emissions and

historical immobility.

tion, and not passive as it has

This policy, which was begun some

open up to the public, like the

always been until now. Actually,

time ago, has certainly paid off,

great Northern European hubs.

How does all of this tie in with

this is the breakthrough that is

even though the development of

Plus: the sustainable restoration of

the concept of “smart city”?

expected by the next generations,

renewable energy has been some-

the old town, the improvement of

We want a smart Genoa – i.e. an

which are more aware of con-

what chaotic and has encouraged

freight and people transport by

intelligent city, but also a beautiful

sumption and the environment.

a bit too much speculation and

train, an efficient energy saving

and shrewd one. We believe that

Thanks to this undertaking - at the

over-production. That is to say that

public lighting system. These are

running for Smart City has started

moment still germinal and “pio-

a medium-term rationalization is

the challenges that Genoa will

a process that can really help us re-

neering” - with the addition of

needed.

need to win in order to be admit-

launch the city and spark a virtuous

advanced telecommunication and

Beyond these considerations, it

ted to the European Smart Cities

cycle bringing economic develop-

control systems, tomorrow the

must be noted that Spain is going

initiative. At stake, there are invest-

ment, reforms, liberalization and

entire energy network in Spain will

through a rather delicate phase as

ments expected by the European

healthy competition. I think the

be under constant control, dis-

to its economy, which is basically

Union to reach 11 billions Euros

European Union’s goal is to pick a

Euros,

300

Metrics,

Isotrol,

governance that supports and par-

Telvent,

Interview with Marta Vincenzi Smart Cities: Genoa

in

its

development

ents critical issues because of its orography, its ancient and recent history – which has led to critical

want to shake up the city and the

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few pilot cities they can call ambi-

more and better information and

roads. More recent developments –

the lobbying initiatives on both the

tious or pioneer – and we want to

public participation, as the Gronda

more chaotic and less mindful of

national and European levels.

be one of them. The enthusiastic

public debate proves. The whole

environmental impact – ignored all

While City Hall will be the most

response our idea received con-

town must see the port’s develop-

of that. Once again, this is a critical

important promoter, we ask com-

firms that a process led by City

ment as a strategic mission. A

issue we must do something

panies and research institutes to

Hall, in which everyone is invited to

smart city, in fact, should be able to

about, but also an opportunity for

participate actively.

take part, with the goal of moving

put every interaction and connec-

a number of initiatives and innova-

towards becoming carbon neutral

tion to good use in order to

tive actions to safeguard the envi-

What will the consequences be

through economic growth, is a

improve the final result, i.e. peo-

ronment. One of the actions we

for the people living in Genoa?

winning suggestion.

ple’s quality of life.

plan on implementing is a pilot

Our final goal is to improve their

project from a different European

quality of life, and not only theirs:

108

Genoa is known in Italy and

Transportation is one of the

program, starting up with the

it is obvious that sustainable devel-

abroad as a port city. Although

smart networks you will have

“Mela Verda” (literally, “green

opment requires growing without

there are 15,000 people

to focus on. In the past few

apple”) sustainable neighborhood

harming anyone else, in any place

working in the port, it is consi-

years, Genoa has built a small

in Voltri – which will be light (ener-

or time they may be. Therefore, we

dered by many residents a

subway but, after giving up

gy-saving strategies), clean (effi-

believe that the project should tar-

cumbersome, often botherso-

trams, most of its public tran-

cient energy supply) and green (use

get important behavioral changes

me, element because of the

sport is by bus. What sustaina-

of renewable energy) – and other

leading to energy saving and effi-

heavy traffic generated by frei-

ble mobility model are you lea-

sustainable, class-A buildings and

ciency, which, most importantly,

ght transport. How will you

ning towards to turn the situa-

complexes. We want buildings to

can educate us to think about the

bring this sense of detachment

tion around?

undergo an energy check-up, and

environment

into the smart city model?

The geography and demography

schools and sports facilities to

habits. Communication and infor-

The port is a mixed blessing. It rep-

of Genoa require innovative and

install solar panels and use reflec-

mation, as well as education on

resents Genoa’s wealth and poten-

environment-friendly solutions for

tive paint and energy-saving lights.

these subjects, will be essential to

tial future, but also a source of pol-

fluid, effective and “green” trans-

Assedil’s involvement in our project

our campaign. Genoa Smart City

lution. It is the perfect test field for

port. We are working on different

was motivated by the awareness

will foster the organic and coordi-

innovative and experimental solu-

aspects in order to reach sustain-

that we need to find innovative

nated implementation of many ini-

tions to improve energy use. As I

able mobility and an important

solutions for existing buildings.

tiatives to reduce our environmen-

said during my campaign, the port

part of the Genoa Smart City proj-

Working with research and high

tal impact, but we also want to set

should be the starting point for our

ect relies on our actions in this

industrial technology will allow us

a best practice, with examples of

city’s

development.

field. Let me just mention a few:

to suggest concrete projects which,

actions, suggestions, and also

While we want to continue to give

transforming the railway hub into

most importantly, we can later

behavioral models which can help

back to the city any areas that are

an above-ground subway; bringing

transfer to different situations.

a city become carbon neutral. Our

no longer fit for port activities, we

back trams in Valbisagno and on

also strongly support the need to

the Fiera-Brignole axis; the munici-

What role will private citizens

will breathe cleaner air, hear less

do more to aid economic develop-

pal electric mobility plan; the traf-

have in Genoa’s campaign?

noise and be healthier; but they will

ment, with both local and law

fic-flow-tracking and -mapping

A crucial one: the city’s decision to

also have more job opportunities.

reforms, by creating any necessary

system; and the interesting “Fast

run for Smart City is supported by

infrastructure. We work with urban

and sustainable port city” plan for

institutions and private citizens, by

Before being elected mayor,

planners to tackle everything from

a new port mobility model.

research companies and associa-

you were a member of the

tions. After an initial phase during

European parliament. What is

economic

the “long port” issue (creating an

in

our

everyday

citizens, and our children especially,

intermodal hub around the port) to

Another requirement for smart

which we presented the project to

the gap between Italy and

the relationship with Southern

cities is to support zero-impact

different stakeholders, we are now

Europe, in your view, in terms

Piedmont, from the “Gronda” (a

buildings and neighborhoods.

entering an operative phase in

of large cities’ livability?

new motorway) and the railway

Not an easy goal for the city

which we ask companies to “chip

It is not by chance that I decided to

hub to the third mountain pass –

with the largest old town in

in to play” – i.e. to make a real

come back here: I like to work in

which is vital to reduce road traffic,

Europe...

effort to allow a swift and effective

my garden every Sunday and there

freeing the city and the Apennine.

From its ancient beginnings, our

structure to define our application

are not many cities of our size and

All this goes hand in hand with our

gorgeous old town already had an

by selecting the actions to include

type where you can run along the

political action and communica-

environmental urban plan with tall

in the project, the analysis and def-

beach or plant pumpkins right

tion, which goes in the direction of

buildings, slate roofs and narrow

inition of economic aspects, and

after seeing an art exhibition. But


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there is still a long way to go. As I

in the newspaper changed things:

menu. “I wanted to see if my two

defend sustainable fishing, espe-

mentioned earlier, we have a

the two of them learned that in the

future partners were serious and so

cially for species in danger of

beginning handicap because our

last thirty years, the ocean popula-

I took a red pen and began cross-

extinction, threatening the oceans’

port is suffocated by the city, the

tion of maguro and hamachi – two

ing off all the dishes with fish that

bio-diversity. As well as sustainable

hills are too populated for the few

kinds of fish typically served in

weren’t in line with the mission of

sushi bars, the movement has also

infrastructures they have, and the

sushi restaurants - has declined by

the sustainable restaurant we

involved supermarket chains (such

Apennine (or our past politicians)

90%. If you think that 225 million

wished to open: it turned out to be

as Whole Foods) and institutions

separate us from the Po valley. Per-

meals based on sushi were con-

almost all of them. After a moment

like the Blue Ocean Institute and

haps in the past we did not consid-

sumed all over the world last year,

of silence, Kin and Raymond talked

the

er livability as much as we should

11% of which in the United States

in rapid Chinese to each other and

(Seafood Watch Program). It has

have, but we are now – and our

alone, it is easy to comprehend the

then Kin said to me, ‘It can be

also created an actual organization

Genoa Smart City campaign proves

extreme

done.’ I was definitely impressed

for activating controls and checks

it. We want to invest in energy and

marine bio-diversity.

because I’d crossed off bred

through the Internet.

resources; we want busses made

So after their having become

salmon, eel, blue-fin tuna and a lot

And naturally, other “little Tatakis”

for their passengers, whether they

aware of this, Lui and Ho decided

of other products that are usually

have sprung up. “There’s one in

are elderly, new parents pushing a

to re-invent the art of sushi, aiming

used for sushi. At that point, I took

Seattle, one in Portland and one in

stroller, or going to work; we want

at sustainability. And thus, the sec-

a black pen and I wrote the names

New Haven, and six others about

a sharp decrease in our children’s

ond change came about: they met

of six or seven other species,

to open. Sure, they’ve copied us

allergies caused by pollution, and

Casson Trenor, an environmentalist

including sardines, black cod and

but that’s all right: it’s great to see

the port to become a model of

from Santa Cruz who is involved in

mussels. Kin, looking shaken, said,

how our idea is spreading,” Cas-

both economic development and

the fight for sustainable fishing

‘We can’t even use these?!’ I told

son stresses. “Sustainable sushi has

environmental sustainability, that

with the non-profit organization

him it wouldn’t be a problem to

to do with local awareness and cre-

everyone will want to copy. We

FishWise (fishwise.org). “Already in

use them and he sighed with

ativity: the menus of the restau-

want our homes to become similar

2007, while I was writing my book

relief.”

rants in Seattle and New Haven are

to “passive houses” thanks to our

Sustainable Sushi, I’d had the idea

Hence, the opening in February

very different from ours, but the

favorable climate. To be honest, I

of opening a restaurant because I

2008 of Tataki (tatakisushibar.com),

principles respected are the same.

must admit there are cities where

wanted to show that it really could

the first sustainable sushi restau-

The most interesting thing is seeing

life is easier – especially in Northern

be done and wasn’t just some nice

rant in the United States (“And

how the different chefs creatively

Europe – but I think we have all the

idea of mine,” explains Trenor,

perhaps in the whole world, but

interpret the principles of sustain-

cultural, technical, scientific and

whose supercool attitude is reflect-

we’re not sure,” boasts Trenor), in

ability and reinvent the art of sushi

creative means, as well as the skills,

ed in his tilted hat and shark’s

which the entire supply chain -

in marvelous ways, especially for

to reach their level within a reason-

tooth pendant.

from the purchasing of the fish to

our palate.”

able timeframe.

“I didn’t want to be under attack

its being served at the tables - has

Something is happening now in

from the ‘traditional’ sushi industry

been redefined in terms of sustain-

Europe, too. In London, there is

saying that my idea would have

ability and the defense of marine

Moshi Moshi (moshimoshi.co.uk),

been impossible and impractical.

bio-diversity.

which is headed in the right direc-

The only way to respond to the

“We informed our suppliers that if

tion, as are two other restaurants,

critics would be to have a restau-

they couldn’t vouch for the sus-

one in Paris and one in Reykjavik,

rant already in operation by the

tainable origins of the fish they

but still no truly sustainable sushi

time the book was published.

sold, they could no longer work

restaurant has opened. “But if

Almost purely by chance, I met Kin

with us. I’m very pleased because

someone reading Oxygen wants to

and Raymond, who had the same

some of them have changed their

open one, just contact me: I’d be

by Stefano Milano

thing in mind.”

way of choosing the fish, and not

happy to help out!” Casson says

The story of Kin Lui and Raymond

The first meeting of the three “pio-

just for Tataki, but for all of their

jokingly (but he seriously means it).

Ho is similar to that of many new

neers” of sustainable sushi (who

clients.”

Americans who have immigrated

just a year later would find them-

Thanks to their choice of sustain-

from Asia: originally from Hong

selves on the list of "Time Maga-

ability, not only has Tataki become

Kong, they came to San Francisco

zine"’s Heroes of the Environment)

the most fashionable restaurant in

and opened a sushi restaurant.

was quite strange: Casson sat

San Francisco but it has also set an

Theirs was just another one among

down at a table in Lui and Ho’s

example. In the United States, a

the many, until one day, an article

restaurant and asked them for a

vast movement has developed to

Traveller Tataki, San Francisco: Sustainable sushi conquers the world

danger

threatening

Monterey

Bay

Aquarium 109


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oxygen

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Can a City Act as a Formula One Racing Car?

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more urban fabric than has ever

can you have a city that performs

control systems, cities have a spe-

been built by humanity. And a par-

as a real-time control system?.

cial feature: citizens! By receiving

ticularly

moment

Let us examine the four key com-

real-time information, appropriate-

by Carlo Ratti

occurred last year: for the first time

ponents of a real-time control sys-

ly visualized and disseminated, citi-

“The digital revolution did not

in history more than half the

tem, for instance a Formula One

zens themselves can become dis-

end up killing our cities, but

world's population, 3.3 billion peo-

racing car as it emerged after the

tributed

neither did it leave them unaf-

ple, lived in urban areas. By 2030,

major IT transformation that hit the

which pursue their individual inter-

fected. A layer of networked

this figure is expected

racing industry in the late Nineties:

ests in cooperation and competi-

digital elements has blanketed

almost 5 billion.

1 entity to be controlled in an envi-

tion with others, and thus become

our environment, blending bits

The digital revolution did not end

ronment characterized by uncer-

prime actors on the urban scene.

and atoms together in a seam-

up killing our cities, but neither did

tainty (say the Formula One racing

Processing urban information cap-

less way […] influencing

it leave them unaffected. A layer of

car);

tured in real time and making it

various complex and dynamic

networked digital elements has

2 sensors able to acquire informa-

publicly accessible can enable peo-

aspects of the city, improving

blanketed our environment blend-

tion about the entity's state in real

ple to make better decisions about

the economic, social, and envi-

ing bits and atoms together in a

time (since a decade ago, Formula

the use of urban resources, mobili-

ronmental sustainability of the

seamless way. Sensors, cameras

One racing cars have been blanket-

ty, and social interaction.

places we inhabit.” The city of

and microcontrollers are used ever

ed with thousands of wireless sen-

This feedback loop of digital sens-

the future, as imagined by

more extensively to manage city

sors that help monitor them);

ing and processing can begin to

Carlo Ratti, Director of the Sen-

infrastructure, optimize transporta-

3 intelligence capable of evaluating

influence various complex and

seable City Lab at MIT.

tion, monitor the environment and

system

against

dynamic aspects of the city,

to

applications.

desired outcomes (all of those

improving the economic, social,

In 1995, scholars speculated about

Advances in microelectronics now

computers that have appeared

and environmental sustainability of

the impact of the ongoing digital

make it possible to spread “smart

next to the Formula One pits);

the places we inhabit. For example,

revolution on the viability of cities.

dust” networks of tiny wireless

4 physical actuators able to act

an automated trip planner that

Only 14 years ago, the mainstream

microelectromechanical systems

upon the system to realize the con-

relies on real-time information

view was that, just like digital

(MEMS) sensors, robots, or devices.

trol strategy (for instance, a pump

about bus, train, and taxi location,

media and the Internet had killed

Most noticeable is the explosion in

that increases pressure in the car's

as well as congestion and pollution

distance, they would also kill cities.

mobile phone use around the

motor or a moveable element that

levels, can help transit riders not

George Gilder proclaimed that

globe. More than 3.5 billion cell

modifies its aerodynamic profile).

only find the fastest travel route

"Cities are leftover baggage from

phones were in use worldwide in

the industrial era" and concluded

2007. Across socio-economic class-

A city certainly fits the definition of

which also has the least impact on

that "we are headed for the death

es and throughout the five conti-

point 1, and point 2 does not seem

air quality.

of cities," due to the continued

nents, mobile phones are ubiqui-

to pose particular problems. As an

A simple real-time feedback mech-

growth of personal computing,

tous: they not only allow us to

example, several of our projects

anism between citizens and emer-

telecommunications and distrib-

communicate with each other in

used cell phones and GPS devices

gency rescue units could avoid the

uted production. At the same time,

unprecedented ways, but create a

to collect the movement patterns

repeat of tragedies like that of

Nicholas Negroponte wrote in

pervasive sensing network that

of people and transportation sys-

New Orleans in 2005. Finally, a

Being Digital that "The post-infor-

covers the whole globe.

tems, and their spatial and social

space-based and real-time profil-

mation age will remove the limita-

One consequence of this process is

usage of streets and neighbor-

ing exchange - some kind of mix

tions of geography. Digital living

particularly important: cities can

hoods. But how to create a feed-

between Twitter and Facebook,

will include less and less depend-

start to work as real-time control

back loop and actuate the city?

with the addition of geographic

ence upon being in a specific place

systems, regulated by a number of

The city already contains several

information - will revolutionize the

at a specific time, and the transmis-

feedback

past

classes of actuators such as traffic

way we meet the people we

sion of place itself will start to

decades, real-time control systems

lights, remotely updated street sig-

care about, making the city an

become possible."

have been developed in a variety of

nage, etc. But more profound actu-

even more conducive space of

With hindsight we all know that

engineering applications. In so

ation is more problematic: for

opportunities.

the story turned out quite differ-

doing, they have dramatically

instance, we cannot double the

Such rich information can be cap-

ently. In fact, cities have never pros-

increased the efficiency of systems

size of a street in real time if we

tured and transmitted not only

pered as much as they have over

through energy savings, regulation

detect traffic congestions. Urban

through ambient sensors and com-

the past couple of decades. China

of dynamics, increased robustness

atoms have inertia.

puters embedded in the urban

is currently on the road to building

and disturbance tolerance. Now:

However, unlike other real-time

environment. Through personal

run

noteworthy

security

loops.

In

to reach

the

performance

intelligent

actuators,

that matches their budget, but


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digital devices such as mobile

survey data to measure sentiments

in a piece entitled Beware, your

digital data can provide novel

phones, people themselves can

that might indicate or predict

imagination leaves digital traces,

insights into how people experi-

become probes, reporting on what

changing social trends, and on lab

for the Times Higher Literary Sup-

ence the city, revealing different

is happening around them by intel-

experiments to test behavior given

plement (6th of April 2007). In the

aspects of mobility, travel and

ligently harnessing the processing

manipulated beliefs. There are,

article, Latour explains that “it is as

tourism, and allowing the study of

power and bandwidth they carry

however, inherent limitations in

if the inner workings of private

different attractors in the urban

almost everywhere they go. As a

the existing methodologies and

worlds have been pried open

environment.

result, our experience of urban

teasing

correlations

because their inputs and outputs

Our analyses tracked the evolution

spaces is transformed: it is no

between belief and action is no

have become thoroughly trace-

of the attractiveness of different

longer predominantly city design-

simple feat. Surveys are notorious-

able. [...] The consequences for the

areas of interest in Lower Manhat-

ers and developers who give shape

ly expensive to scale and difficult

social sciences will be enormous:

tan and West Brooklyn. The new

to our urban spaces, but almost

to conduct frequently; lab experi-

they can finally have access to

information was used to supple-

anyone can participate in forming

ments artificially constrain deci-

masses of data that are of the

ment a study which used tradition-

the digital layer of our environment.

sion-making and thus fail to cap-

same order of magnitude as that

al means like manual counts and

ture the complex dependencies of

of their older sisters, the natural

surveys to quantify the impact of

real-world actions.

sciences.�

the New York Waterfalls public

In other words, current measures

Today, digital sociology is a reality.

exhibition on show around the

are expensive and tedious because

In this article, I set out to present

New York waterfront from June to

they require manual collection and

two major applications of these

October 2008. Our approach

analysis, prohibiting the computa-

ideas that I developed during my

relied on several indicators of

by Andrea Vaccari

tion of a continuous, instanta-

work at the Massachusetts Insti-

urban attractiveness which we

A system of multifaceted mea-

neous snapshot of opinions. More-

tute of Technology, the Santa Fe

developed inspired by financial

surements derived from the

over, the reliability of self-report

Institute, and the University of Illi-

indicators and network theory.

actions of people within cities

survey data has been the subject

nois at Chicago. The former illus-

For instance, we compared the

could become a useful instru-

of much debate, with studies

trates how we can use communi-

attractiveness of major points of

ment for evaluating the effecti-

showing that reported behaviors

cation data to study the mobility

interests in New York based on the

veness of political decisions.

are surprisingly weakly related to

of visitors and tourists in major

relative density of digital foot-

Analyzing the digital traces

observational data. Finally, the cost

cities and during public events.

prints. We also analyzed the flows

could help policy makers make

of conducting a survey often

The latter illustrates how, by con-

of visitors between several points

cities more livable, sustainable

makes it difficult to collect data

sidering the millions of unsolicited

of interest in Lower Manhattan to

and efficient.

that is sufficiently fine-grained and

opinions and unobserved transac-

track the evolution of centrality of

longitudinal over the domain of

tions on the Web, we can better

the waterfront area in comparison

Over the past decade there has

interest.

understand the mindsets of the

to the other points of interest.

been an explosion in the deploy-

I believe that mining the new digi-

hundreds of millions of people

Mapping this new type of digital

ment of pervasive systems like cell

tal traces available today can pro-

producing this data, and the soci-

footprint

phone networks and content

vide new insight into the lives and

eties in which they live.

capacity of an event to drive peo-

aggregators on the Internet that

preferences of communities over

produce massive amounts of data

time, at a fraction of the cost of

The first project I want to discuss

over time, information which can

as by-products of their interaction

self-report surveys. For example,

was

be highly valuable for urban

with users. Every day, humans

the algorithmic reconciliation of

SENSEable City Lab during the

generate huge amounts of behav-

diverse datasets might be used to

summer of 2008. The project was

ioral data, encoding our popula-

measure opinions on policy issues,

an impact study of the NYC

The second project I want to pres-

tion’s movement, transmission of

to predict the popularity and

Waterfalls, a $20 million public

ent is an ongoing research initia-

information and, perhaps, our

adoption rate of a new product, or

exhibition in New York of four

tive in collaboration with the Uni-

beliefs. This data is related to the

to study the spatial dynamics of

man-made waterfalls rising from

versity of Illinois at Chicago and

actions and opinions of people

government and media influence

the New York Harbor (in the East

the Santa Fe Institute. The project

and thereby to the overall dynam-

in order to adjust awareness cam-

River) aimed at attracting people

aims to generate measurements of

ics of cities, how they function and

paigns and marketing operations

towards the waterfront of the city.

consumer sentiment directly from

evolve over time.

in near real-time.

By analyzing electronic logs of cell

the actions of people, using what

Despite this newly-found wealth

These opportunities were already

phone calls and geotagged photo-

we believe to be one of the largest

of data, social scientists still rely on

discussed by Bruno Latour in 2007,

graphs, we demonstrated how

datasets of human behavior ever

The Dawn of the Digital Sociology

out

the

analysis

shows

the

ple to less explored parts of a city developed

at

the

MIT

design and tourism studies.

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studied: credit card transaction

quantifiable buzz that can often

that is the by-product of the inter-

actions that can directly and defini-

records, mobility and communica-

be geocoded to build semantic

action of users with pervasive sys-

tively influence the general frame-

tion patterns extracted from cell

indexes of different parts of a city.

tems like credit card payment sys-

work of the environmental condi-

phone call logs, and opinions

The new means of measuring con-

tems, mobile phone cellular net-

tions, and consequently, the quality

mined from the social media creat-

sumer confidence have the poten-

works, and user-generated con-

of life of each and every individual.

ed by tens of millions of users on

tial to impact policy discussions in

tent aggregators on the Web.

In the beginning, there were some

the Web.

big and meaningful ways. Policy-

social demands of citizens related

As a metric, consumer confidence

makers currently depend on a sin-

to the emergence of collective

is central not only to a clear under-

gle, constrained methodology for

standing of a nation’s financial sta-

gathering information about eco-

tus, but also a key index for deci-

nomic sentiment; a multi-faceted

sion-making in the financial, gov-

metric derived from the actions -

ernment and industrial sectors.

and not merely the statements - of

Traditionally, confidence in the

people can offer unprecedented

by Marco Rainò

formation of a novel associative

economy

assessed

insight to inform economic plan-

The operative-participatory

reality – the Architectural Renewal

through expensive, periodic sur-

ning, predict the effectiveness of

method, created in the ‘60s, is

Committee of Harlem – which pro-

veys of a small subset of house-

policy decisions, as well as to make

based on the fact that the sha-

posed action for transforming por-

holds. Using only behavioral data,

practical business decisions in a rap-

ring of views among the users

tions of the urban fabric in accor-

we propose to infer an index of

idly-changing economic climate.

and the matter of the citizens’

dance with what soon would

consumer sentiment modeled on

On a side note, I am well aware

needs are considered to be

become known as advocacy plan-

the University of Michigan Con-

that cell phone and financial data

relevant factors for triggering

ning. Coined by the American soci-

sumer Sentiment Index (CSI).

include extremely sensitive infor-

important material and social

ologist Paul Davidoff in 1965, the

We believe this work will not only

mation; all the data used in the

changes within the urban con-

term individuated an alternative

offer an alternative to surveys as a

above studies was anonymized in

text, leading to the elaboration

way of territorial planning by put-

measure of consumer sentiment,

compliance with the 2002 Direc-

and adoption of new valid

ting into act new practices with

but will also generate unprece-

tive of the European Parliament

models of governance for

which to promote the effective

dented insight into the movement,

and Council on Privacy and Elec-

improving the environmental

involvement of citizens in a dia-

communication, and spending

tronic Communications. It is clear,

conditions and the quality of

logue with the local administrators

patterns of the American popula-

however, that in order to ensure

life in the city.

and planners in charge. The

tion. In addition, this research has

that the social advantages of these

the potential to help public and

applications are not in conflict with

Participatory planning, the interdis-

models for city planning with

private organizations better under-

important privacy requirements,

ciplinary cultural process that can

markedly social purposes gave new

stand the dynamic behaviors of

researchers and developers in this

be expressed through urban re-

character and meaning to the con-

customers and constituents, and

field will have to take conscientious,

qualification and re-generation

cept of “dialogue” among the par-

to make business and policy deci-

principled, and evident measures to

actions that are shared and rea-

ties involved, suggesting a new

sions informed by economic trends

protect people’s privacy.

soned out with the end users, fig-

consideration of the inhabitants’

derived from data.

Nonetheless, the future appears

ures as a very important tool for

opinions in the decisional processes

bright. From a sociological per-

territorial planning, the application

for changing urban places as being

Electronic logs of cell phone calls

spective, a digital sociology may

of which, in recent times, seems to

necessarily decisive.

and geotagged photographs are

help authorities and organizations

have acquired new and significant

The aim was to ensure that the cit-

examples of digital footprints that

establish a casual relationship

consideration.

izens’ daily needs would be lis-

today allow researchers to better

between the welfare of social

The operative-participatory method

tened to, by assisting the weaker

understand how people flow

groups, their involvement in a

was created in the United States in

categories in their demands for

through urban space and could

healthy and active exchange of

the ‘60s and is based on the sharing

better living conditions in their

ultimately help those who manage

ideas and opinions, and their dis-

of views between the users and the

neighborhoods, through commu-

and live in urban areas to config-

position for changing strongly held

constant checks of the citizens’

nity design actions. Thus, groups

ure more livable, sustainable, and

opinions and behaviors. From a

needs as relevant factors for trigger-

arose of professionals with experi-

efficient cities. Moreover, news

computational perspective, a digi-

ing important material and social

ence in planning and managing

and descriptions of events, as well

tal sociology may improve our abil-

changes in urban areas, and also

the land, who were available to

as blog posts and online reviews of

ity to gather and analyze massive

applies to a whole complex of theo-

assist neighborhood units generally

products and services, are forms of

amounts of digital traces, data

retical reflections and practical

consisting of economically and

has

been

views about the quality of the envi-

The Possible City: Participatory Planning and Active Citizenship

ronment: in Manhattan, in 1963, the demonstration of strong social dissent related to policy decisions of the local government led to the

attempt to provide untried urban


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socially disadvantaged minorities.

off in different directions and

in the transformation processes of

progressively lose their imperma-

This concept, originally addressed

achieved results that were distinct-

the cities and territories, but it is

nent nature of a sporadic attempt

in this sense only in the United

ly different from those in the U.S.A.

also important that the architectur-

or another experiment of the pilot

States, was translated in Europe

Among the many distinguished fig-

al culture should question itself as

experience and eventually take on

into the practice of community

ures in the Old Continent involved

to how to render the architecture

the solidity and importance of proj-

planning, the strength of which

in practices tied to participatory

intrinsically participatory.”

ects that are acclaimed more and

remains strongly connected to the

planning, mentioned here are

Lucien Kroll, a Belgian architect

more often for their extreme valid-

search for forms of community

Giancarlo De Carlo and Lucien

considered by many to be the

ity. And the participatory planning

participation in matters of urban

Kroll.

founding father of the most sensi-

increases with the case-studies and

planning. Community planning lies

De Carlo’s lesson, and not only for

tive and radical school of thought

the heterogeneity of the results.

somewhere between the concepts

Italy, is one that starts from the

for participatory planning, regards

Within this participatory macro-dis-

of urban planning and social poli-

conviction that the profession of

the dialogue with citizens as a priv-

cipline, there is room for theories

cy: on the one hand, it is the com-

the architect, when dealing with

ileged tool for understanding the

related to distinct areas that have

munity that becomes the appoint-

the public, is “defined and delimit-

social feeling, the emergence of

never been linked to one another

ed expert providing guidance to

ed by the delegate the institutions

the genuine needs and necessities

before:

the designers for developing solu-

have entrusted to him;” in a condi-

of the human beings living in the

methods and practices of various

tions that on the whole would be

tion of collective participation, this

urban agglomerations. Highly criti-

kinds have become connected,

more responsive to the real needs,

mandate “does not come from the

cal as to the monotony and gener-

mutually influencing one another

and on the other, the very consoli-

institutions but from the whole col-

al inhospitality that all too often

and mixing together as innovative

dation of the community in and of

lectivity or – more exactly – it is no

connotes city landscapes, Kroll

formulations, quite often unex-

itself is one of the aims of the plan-

longer a delegated matter but an

aims to “cultivate” habitats of

pected and surprisingly functional,

ning process. For the first time, the

agreement

constantly

high-level adaptability and trans-

and applicable to the construction

governmental initiatives in man-

renewed through continuous con-

formability: he is interested in

of more hospitable and humane

agement and transformation of

frontation. Not only is criticism

“urban recovery” that also consists

living environments. The hypothe-

the public landscape, the logical

allowed, it is also necessary and

of delicate operations to “sew”

sis is taking shape for a contempo-

design of the network’s infrastruc-

cannot be circumscribed by the

existent buildings in portions of the

rary discipline “of convergence”

tures and the decisions related to

technical aspects of the problems

area together with the new con-

that draws greater strength from

plans for the living area had

but is extended to the whole, rang-

structions, according to a compre-

the simultaneous attraction of a

become more “transparent” and

ing from the motivations to the

hensive plan that expresses a voca-

large number of thoughts, which

open to acknowledging the views

consequences of each decision, on

tion towards planning that is inclu-

even if characterized by their own

of citizens – who became active

the edge of a verification that

sive, composite, organic, vital and

autonomy, are able to enter into a

protagonists – as precious opin-

always calls the general objectives

varied, that has a visual expression

relationship within an open discus-

ions, privileged through direct

into question.”

in an “aesthetic conflict” where

sion devoted to a new representa-

experience.

The frame of reference for the par-

there is a continuity also of the

tion of the city.

The practice of participation plan-

ticipatory actions is always complex

non-homogeneous languages of

Among these thoughts, for exam-

ning implies the attempt to over-

and the process that investigates

an architecture resulting from the

ple, there is the innovative Open

come a markedly more traditional

and puts them into act is always

self-construction.

Space Technology (OST) of the

procedural logic, managed exclu-

bottom-up, useful to catalyze and

These significant experiences of De

anthropologist Harrison Owen, a

sively by the city planner in charge,

channel the spontaneity of expres-

Carlo and Kroll’s have been associ-

sort of informal learning tool that

so as to achieve the codification of

sion and the instinctive revelation

ated with and supplemented by

aids the circulation of information,

a model based on an intersectoral

of the citizens’ needs. The kind of

those of many others, over a peri-

knowledge and experiences within

and multicultural approach that

planning that is effective in creat-

od of time that, besides the

organizations of all kinds, using the

includes the involvement of a

ing constructive dialogue between

decades of the ‘60s and ‘70s,

incentive of change as a useful

broad spectrum of advisers who,

the specialists and the citizens is

includes periods closer to ours: and

resource for solving problems and

for various reasons, co-produce

characterized by a new and fuller

through this long journey, the his-

preferring the creation of environ-

proposals around which to mobi-

dimension of making architecture.

tory of concerted planning and

ments that are “free” from the

lize consensus for identifying the

In this respect, De Carlo reveals

building with the inhabitants has

rigid rules and technicalities that

priorities and the prerogatives of

that “in order to come out from

acquired not only dignity but also

characterize other participatory

the action.

the situation of sterile isolation in

credibility.

dynamics.

The first concrete experiences in

which architecture finds itself, it is

Over the years, the results of

Another

Europe, reported in the ‘60s, took

important that people participate

actions performed on the territory

regards the theories of Scott E.

that

is

hypotheses,

interesting

operative

reference


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Better City, Better Life

Page, a political science and econ-

tional solidarity and sharing take

ly local products by forming buying

omy professor at the University of

place daily among individuals and

groups that support fair practices.

Michigan, who has concentrated

groups.

The families, aspiring to food self-

by Uberto Siola

on the study of complex systems

The

techniques

sufficiency, are going back to

The Shanghai Expo, entitled Better

that introduce the concept of

included in the complex system of

directly cultivating the land and

City, Better Life, happened at an op-

“power of diversity” in the analysis

participatory planning and design-

activating programs for safeguard-

portune moment with regards to

of the structure of social interac-

ing have always produced models

ing energy by installing solar panels

the public debate on the transfor-

tions: in a participatory planning

of governance that are marked by

or photo-voltaic systems in their

mation of our contemporary cities.

framework, this point of view finds

constant references to the topic of

homes, made with the use of eco-

After a long period of time when

relevant applications to demon-

sustainability. From the claims of a

friendly building techniques.

our cities were the “showcases” of

strate how groups of users that are

decidedly ecological matrix, up to

Essentially, with the recourse to the

a presumably new international

not homogeneous in composition

the current reflections on the con-

democratic involvement of citizens,

style, the conviction that this was

– due to the capabilities of the indi-

sumption of the available sources

there has always been the aspira-

the way to go for modernizing cities

viduals, social extraction, personal

and the minimizing of the environ-

tion of building an urban land-

all over the world has obviously

interests – manage to develop

mental impact of the territorial

scape that can deliver environmen-

shown its limitations.

decisional processes that are highly

transformation operations, the

tal quality that is closer to their real

This subject has arisen in view of the

concrete and can achieve ambi-

matter of safeguarding and re-

needs and expectations: a mode of

next Expo in Milan. Also, the convic-

tious, not banal, objectives.

qualifying the eco-system has

cooperative planning, also inspired

tion that ecological and environ-

Among other important contribu-

always been considered essential

through dialogue between individ-

mental sustainability in the develop-

tions are the theories that feed the

for ensuring the common good of

uals, that aims to identify new pat-

ment of our territory should be

formulation of thought concerning

the collectivity.

terns for urban territories of the

translated into innovative urban

the principle of “direct democra-

Merely to report recent experiences

present and for the future.

forms and architectonic shapes no

cy,” of “participatory democracy”

in this regard, the case of the Tran-

In an attempt to soften the

longer seems to be a commonly

and the “deliberative” kind of

sition Towns seems especially inter-

schematic rigidity of the traditional

shared opinion. And of course,

democracy: with regards to this,

esting. Created in England in 2005,

regulation plans that refer to an

there has been an embarrassing

we should remember the voice of

at the instigation of Rob Hopkins’

outdated territorial model of an

and dangerous delay in discovering

James S. Fishkin and also that of

reflections, the Transition Network

industrial society that no longer

that each city is different, that each

Carolyn Lukensmeyer, the founder

aims at freeing the community

exists today, participatory planning

city is essentially, even dialectically, a

and the heart and soul of Americ-

from the established economic

is a candidate, and has been ever

continuation of its past and that

aSpeaks, a foundation dedicated

model linked to the consumption

since it first appeared, to develop

every city is, in all its beauty, a col-

to supporting the active involve-

of the natural resources available

novel kinds of adaptive energy and

lective work of art.

ment of the citizens in public deci-

through a system of planned

enhance the characteristics of soci-

The delay is embarrassing if you

sional processes. She believes that

actions. That of Transition could be

ety’s resilience.

think of Europe and even more so

the highest degree of democracy

defined as a cultural movement,

can be reached only by seriously

one which is animated by the col-

Participatory Planning

times seems to have forgotten its

taking into consideration the

lectivity of individuals who -

on the Internet

uniqueness and the value of its ex-

expression of the will and needs of

through a re-vamping of the ener-

Some links with further informa-

perience as the country known as

the individuals. All these thoughts

gy system to become one that is

tion on recent topics of discussion

the “city builder.” This is dangerous

that we have touched upon briefly,

not based on fossil fuels and a gen-

related to participatory planning:

because Italy risks losing its preemi-

dialectically linked together by sub-

eral rethinking of their daily behav-

www.beingcitizen.eu

nence and is facing the destruction

tle yet often meaningful similari-

ior in order to respect the environ-

www.americaspeaks.org

of the identity of these places, even

ties, are also related – in varying

ment - establish communities in

www.transitiontowns.org

though the physical structuring of

degrees – to the theoretical reflec-

which to live according to alterna-

www.transitionculture.org

the roads, squares, buildings and

tion on the matter of city making

tive green oriented models.

www.seednetwork.org

monuments is met with more iner-

as presented by Charles Landry, a

The transition townies, the so-

www.comedia.org.uk

tia than in many other aspects of

research scholar who insists on the

called inhabitants of these newly

www.abcitta.org

contemporary life, which is already

use of inventiveness and creativity

established cities (there are also a

www.avventuraurbana.it

overwhelmed by globalization.

as privileged and irreplaceable

few in Italy), experience the sharing

www.marraiafura.com

That is why the Shanghai Expo de-

tools for progressively transforming

of resources and are oriented

serves acknowledgement for having

cities into places where truly func-

towards the consumption of strict-

brought these matters to the atten-

theories

and

if you think of Italy, which some-


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tion of a broader public. Rather

us back the capability of designing

also include the Green House in

Panto-Mazzoli but is also an

than intending to create nostalgia

and building the city of our time,

New York, the Surya in London

acronym for “beats per minute,”

for the past, it presented the part of

anywhere in the world

(which is run with wind and solar

or that is to say, the speed of

our history and tradition which can

energy), the Temple Nightclub in

tunes), the ATM Bar utilizes a sys-

help design possible and sustain-

San Francisco, the Butterfly Social

tem of photo-voltaic panels, eco-

able scenarios for the future of our

Club in Chicago and the Beta

logically sustainable floor coverings

Nightclub in Denver (which, as well

and a kind of eco-painting, as well

as recycling, also has an outdoor

as furnishings made out of recycla-

garden that can compensate for the CO2 emissions).

ble materials.

It is interesting that places for

PAV (the Park of Living Art) in Turin,

cities. The multi-media installation

Future tech

entitled Italy of the Cities - a sort of highly artistic “technological machine,” sustained by a scientific “project,” that highlights the rela-

Sustainable Dance Floor: and if sustainability is also a trend?

And finally, we must mention the

entertainment and public spaces,

where the environment and art

chitecture – undertakes the respon-

by Simone Arcagni

too, are beginning to be designed

come together to offer a place for

sibility of finding an answer to the

We know that dancing burns a lot

in a sustainable way. A good exam-

leisure that is open to everyone. It

question of how to design our cities

of energy… And what if it were to

ple also comes from Italy; more

is a park where environmental

in the future.

be re-used to illuminate the dance

precisely, from Rome, where the

needs come first and where works

We could answer this question as

floor? Those who went to the con-

Eco Natural Disco was created as

of land art are integrated into the

Peter Greenaway did, when he said

vention “Let’s Unite Energy” in

part of the Ecosphere project in the

green areas to create a unique

that for a city today to be an expres-

Turin last year were able to see the

EUR district: this futuristic-shaped

ambience for relaxation, while at

sion of our time, it must combine

dance floor prepared by the Xplosi-

discotheque is made of materials

the same endowing the city with a

the values and dreams of history

va crew of the Sustainable Dance

and technologies inspired by eco-

place for reflecting upon and learn-

with those of our technology that is

Club at work, enabling the re-uti-

sustainability.

hosts

ing about environmental issues.

not pervasive.

lization of the beating of the

evenings of music with nationally

Visitors to the park’s headquarters

And the Italian school, which has

dancers’ feet to operate a small

and internationally renowned DJs,

(recuperated from an ex-industrial

sustained and demonstrated that

dance floor. Thanks go to Sir

as well as video projections and VJ

area) are literally immersed in the

without a constant reference to the

Andrew

nick-

evenings, all the while with an eye

greenery (even the roof of the

city as a whole it is impossible to

named

the

on environmental issues, for which

building is covered with walkways

construct urban spaces and build-

Club4climate Association in Lon-

the club takes on the responsibility

and artistic flowerbeds) and inside

ings in which the community recog-

don, who had the idea of creating

of spreading information and

there are meeting rooms and edu-

nizes itself, is now called upon to

a dance floor with zero environ-

awareness.

cational, scientific and information-

make an important contribution. To

mental impact. Thus, the Sustain-

Designing eco-sustainable environ-

al tours or “pathways.”

do this, all the main figures who are

able Dance Club was created; by

ments for entertainment is truly a

Public places can be transformed

involved have to demonstrate that

means of mechanical pressure, it

step forward, also because aware-

into sustainable spaces, thus creat-

they are culturally prepared to carry

produces electrical energy that is

ness of environmental issues then

ing different ways to use our cities:

out their specific assignments. For

stored in recyclable batteries, thus

becomes direct and interests and

such as that which comes from

example, clients, whether public or

guaranteeing more than 50% of

affects an increasingly wide public

“the bottom” by the “guerillas”

private, must renounce the appeal

the club’s needs.

while offering a correct way of

who undertake guerrilla gardening

of brand names - a sign of extreme

This idea has quickly spread

enjoying one’s free time. Another

and occupy abandoned areas to

provincialism. Likewise, in adher-

throughout the world: there is the

move in this direction is the remod-

create flower and vegetable gar-

ence to the logic of the rapid con-

famous Watt Club in Rotterdam

eling of a historical landmark in

dens which become a place where

sumption of architectural goods

which not only converts kinetic

Milan, the ATM (thus named

children can have fun, adults can

that are treated like any other mar-

energy into clean electric energy

because it is located in what was

find peace and quiet and, why not,

ket product, they must stop the

but also serves food and drinks in

formerly Milan’s public transporta-

can even provide a supply of fruits

widespread production of the same

polycarbonate containers and uses

tion building). It has re-opened just

and vegetables to those who are

objects, which are in any case un-

recovered rainwater for the toilets.

recently and was made with tech-

willing to cultivate the plots in their

able to fulfill the needs of human

And as if that were not enough, if

nical features, materials and details

spare time.

life.

you want to get into the club you

that have been chosen in compli-

Design, restoration and city are

must prove that you reached the

ance with eco-sustainable criteria.

terms that are all autonomous, yet

club on foot, by bicycle or public

Designed by the architectural firm

they are connected and must give

transportation. But the list must

BPM (which stands for Bertero-

tionship between a city and its ar-

Charalambous, “Dr.

Earth,”

of

The

club

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Science’s Sites

they grow. The idea is to create

The village continues to expand

of the container and, on the inside,

entire “nature” villages made out

with new dwellings in the chestnut

by pedaling on a bicycle. Lloyd thus

of trees in the near future which

trees: pile dwellings six meters

produced the artificial light neces-

will

above the ground, connected to

sary for the algae and for growing

and….edible.

one another with wooden foot-

vegetables. The adventures of the

Joachim Mitchell’s idea is, in fact,

bridges and built according to eco-

Australian “Fish-man” continue

by Giorgia Scaturro

to construct “houses that are

logical

principles,

with the “Amphibious Life” proj-

A “nature” refuge: not only is it

100% biological so that the ani-

using recyclable materials and,

ect: it is not a house but rather a

“home sweet home,” it is also a

mals and organisms can even get

when possible, whatever can be

non-propeller submarine that imi-

house that is as ecologically com-

their food from them while fully

found in the woods.

tates the efficient swimming style

patible as possible. This is not just

respecting the cycles of the eco-

Instead, if you go into the forest at

of penguins.

some Tarzan stuff we are talking

system.” For example, imagine

Qualicum Beach on the island of

about; it is the Fab Tree House, the

tomatoes growing on the walls of

Vancouver, Canada, you will be

sophisticated concept developed

your tree-house. “More than sim-

craning your neck to see Eve, Eryn

by Joachim Mitchell, the founder

ply eco-compatible houses, they

and Melody, which are actually

of New York-based Terreform 1,

are an integral part of the local

gigantic 500-kilo spheres hanging

one of the most visionary ecologi-

ecology itself,” says Joachim.

from the trees by ropes, which

cal architecture and urban design

Mitchell’s experiments for living

gives the people inside them the

by Federico Casalegno

firms in the world. Through the use

spaces go beyond that of the

feeling that they are bouncing as

For two years, the research

of 3D technology they have man-

sphere of vegetation: together

they walk from their bed to the

group headed by Federico

aged to turn trees into a perfect

with the researchers Eric Tan, Maria

kitchen.

Casalegno has been working

space for indoor living, equipped

Aiolova and Oliver Medvedik of the

Spheres,” 3.2 m in diameter, were

on the prototype of an ecologi-

with drinkable water, heating and

Bioworks Institute in Brooklyn, he is

created by Tom Chudleigh, a Cana-

cal and technological house

electric energy produced from

working on a “house of meat,” a

dian engineer, and are shaped like

that uses innovative solutions

entirely recyclable sources.

model of a habitat made entirely of

big eyes made out of wood and

to improve the interaction

The tree habitat was created start-

skin. It is an organic living space

fiberglass looking down from on

between people, architectonic

ing from a framework developed

made out of swine cells grown in

high in the forest. Chudleigh has

spaces and the natural environ-

with a CNC technique (Computer

test tubes (therefore no animals are

equipped them with electricity, a

ment: robotic components,

Numerical Control) that permits

tortured), with tissues developed in

refrigerator and a microwave oven

dynamic windows, domotics,

the geometrical shaping of the

the laboratory by using sodium

and rents them as a “bed without

solar energy and biomass, intel-

plants and that sets the interweav-

benzoate as an agent for killing

breakfast” for overnight medita-

ligent kitchens and refrigera-

ing of the branches. This technolo-

bacteria and fungi, and a matrix

tion.

tors and natural materials.

gy is aided by chemistry and, in

composed of materials including

From the treetops to the bottom of

particular, by applying the aero-

powdered collagen, rubber, xan-

the sea: although neither a mer-

Among architects and designers,

ponic root principle, according to

than, sodium pyrosulphate and a

maid nor a fish, there is someone

the notion of critical radical sus-

which roots remain soft if grown in

framework made of recycled PET

who has demonstrated that it is

tainability is an emerging notion.

the absence of air and therefore

(Polyethylene Tereftalato).

possible to live in a house under

Most efforts in this area focus on

can be shaped without breaking.

Perhaps these skin-houses are not

the sea. At least for thirteen days.

the use of sustainable building

Once they are planted in the

as promising as the tree-houses,

In 2007, the Australian Lloyd God-

materials and green energy. We are

ground, they harden thanks to

which instead really and truly do

son conducted an experiment with

taking a broader approach; we call

their cytokine, a plant hormone

constitute a new trend in natural

the first self-sufficient underwater

it the Connected Sustainable Home.

that stimulates growth.

living. In fact, there are many com-

habitat equipped with a life-sup-

Our vision is of a home that is not

For more than ten years, Gordon

panies promoting their construc-

port system completely based on

only built with sustainable materi-

Glaze, Ezekiel Golan and Yael Stav,

tion all over the world: just think of

plants. His Bio-Sub project consist-

als and that uses green energy, but

the founders of the TreeNovation

the futuristic models shown in the

ed of a capsule as large as a ship-

also takes full advantage of all the

Center of Horticulture and Design

book Treehouses by Andreas Wen-

ping crate, inside which, for the

digital world has to offer to create

in Tel Aviv, have been studying this

ning. Already in 2002, the first

very first time, the oxygen he

a building that can respond to its

principle (as has Mitchell) and they

“arboreal village” in Italy came into

breathed was completely produced

environment and to the needs of

have conceived various applica-

being at the foot of “Sleeping

by the photosynthesis process of

its inhabitants more intelligently. It

tions, such as trees that take on the

Beauty” mountain in the woods of

algae. Electricity was generated by

employs the latest in what we

shape of a bus stop or benches as

the Pelati Mountains in Piedmont.

means of solar cells on the outside

know about artificial intelligence,

The House of the Future? In The Treetops or at the Bottom of the Sea…

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be

totally

self-sufficient

construction

These

“Free

Spirit

The Connected Sustainable Home


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as well as advanced robotics, to

needed energy?

integration. They remove rigidity

technologies to these fundamental

improve the quality of life for those

Information and communication

and inertia from housing stocks

building forms. For example, a

who live in the home. And, going

technologies – How can homes be

and processes and they put a lot of

long, bar-shaped building facing in

even further, it is a home that by

designed employing digital tech-

decision making directly in the

the right direction affords a

its very existence and the way

nologies to create a highly respon-

hands of inhabitants. They also

tremendous amount of roof area

it “works” can satisfy human

sive system between users, overall

open up the possibility of innova-

that is extremely well-suited for

behavior and thus promote social

architecture, energy systems and

tive, open-source user/designer

solar panels. A deep floorplate,

sustainability.

all other aspects of the building?

communities.

cubic building offers a very useful

We know that intelligent responses

Social sustainability – How can

The real-time electronic systems

core area in which to burn biomass

are, inherently, the most efficient

homes be designed so that they

are

sensors,

to insulate the perimeter; with an

responses. Imagine a home capa-

serve the interests not only of the

processors, displays, actuators and

insulated perimeter, the heat gen-

ble of functioning with simple

immediate inhabitants but also the

networking embedded in portable

erated can be conserved for the

reflexes and simple responses to

social interests of entire communi-

devices, as part of the infill and in

home.

stimuli, and that can even learn

ties – including enhancing human

software. The systems control the

The association of green technolo-

over time. Imagine a home that

connections?

response of displays and actuators

gy with building shape is relatively

to conditions detected by sensors,

straightforward: we know that

creates a detailed stream of infor-

implemented

in

mation about how the building is

Chassis, infill, and real-time

as well as through user commands.

some technologies will work better

responding to its inhabitants, and

electronic systems

They make it possible to automate

with certain shapes. The third basic

vice versa, and what those inhabi-

From an architectural design per-

much of the short-term decision

idea involves overturning some of

tants are doing over time. Imagine

spective, we begin to answer these

making required of a home’s

the fundamental assumptions of

a home that can extract patterns

questions by envisioning the Con-

inhabitants. They enhance sustain-

architecture and taking the build-

from these data. And then imagine

nected Sustainable Home as com-

ability by providing instantaneous

ing into an innovative realm where

a home with a memory similar to

prising chassis, infill and real-time

responses to dynamic changes in

information and communication

what we humans have, that can

electronic systems.

user needs and behavior, external

technologies are used to create a

accumulate experiences over time

The chassis is built to last for

weather and lighting conditions,

new home environment of connec-

and learn from those experiences,

decades and to embody principles

and so on. They enable very high

tivity and sustainability.

and can ultimately reflect on mak-

of sustainability over that period.

levels of personalization of the liv-

Consider, for example, the funda-

ing intelligent tradeoffs among

Like the central processing unit of

ing environment. Software for

mental assumption that windows

competing goals.

the personal computer, the home’s

these systems is updated continu-

are in fixed locations. In the Con-

That is the vision of the Connected

chassis is the major structure into

ally over a network.

nected Sustainable Home, win-

Sustainable Home. It is a vision of a

which everything else plugs. Its

future in which architecture and

design responds to the particular

Implementation through

grammable and move in response

urbanism are truly sustainable, not

physical conditions of a location,

simple design ideas

to the needs of the inhabitants. A

only by virtue of the materials they

such as topography, access, climate

To achieve the Connected Sustain-

window might follow you as you

use but also by what buildings can

and local materials, to the endur-

able Home, we adopt a few simple

walk in the home from one place

do and the better lives they enable

ing local culture to create a sense

and basic ideas. We begin with the

to another. Perhaps the dimensions

their inhabitants to live.

of local place.

idea of the building itself and its

of the visible window are deter-

The home’s infill are modular ele-

potential shapes. Our initial set of

mined by the home’s understand-

Four main principles

ments with standardized inter-

elementary shapes includes a long,

ing of your mood, or your need for

The Connected Sustainable Home is

faces. These elements can be con-

narrow, bar-shaped building; a

privacy, at a given moment.

built on four main design principles

figured initially and then adapted

deep floorplate, cubic building; a

Windows control the passage of

that pose fundamental questions:

over time by inhabitants making

flat, cylindrical building; and finally,

light, view, heat, and air across the

Sustainable architecture – How can

intelligent choices about their living

a tall tube-shaped building. Each of

exterior walls of buildings. Because

homes be designed with an overall

environments and the changing

these shapes has particular archi-

exterior conditions and internal

aesthetic and functional perspec-

conditions of their lives (e.g., eco-

tectural properties and is appropri-

activities vary dynamically, win-

tive and be well integrated into the

nomic conditions), and integrating

ate for particular uses in particular

dows require continual adjustment

landscape and urban setting?

new technologies and products. It

urban contexts, thus satisfying our

to maintain the most comfortable

Green energy – How can homes be

is the infill elements of the Con-

need to design with sustainable

and energy-efficient relationships

designed to leverage our natural

nected Sustainable Home that

architecture as defined above.

of interiors to exteriors. But capa-

resources – including solar, wind,

enhance sustainability by allowing

The second simple, basic idea is to

bilities for adjustment of traditional

rainwater and biomass – for their

this quick, efficient adaptation and

relate a number of green energy

windows are limited: window

dows are dynamic: they are pro-

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openings are of fixed size and loca-

around a central power plant but

sensors that respond to the inhabi-

attack. The Connected Sustainable

tion, and cumbersome mechanical

with

connections

tants. These units also collect data

Home not only employs the latest

devices, such as shutters and

among buildings that sell their

on inhabitant behavior, which

advances in technology and sus-

blinds, are used to vary the trans-

excess electricity in a dynamically

enables the system to become

tainable architecture to achieve this

mission properties of openings.

priced system. When the wind is

increasingly intelligent and respond

objective but also provides an envi-

With dynamic windows, the sizes

blowing at night, the wind-pow-

to those who live in the home with-

ronment in which people can

and shapes of windows are elec-

ered home has an excess of energy

out the inhabitants having to take

strengthen the connections they

tronically controlled, and they can

it can sell to the solar-powered

specific action. The “robo-wall”

have to other people, to their cul-

vary freely. Variation can be under

home that relies on daylight for its

installations provide for the use of

ture and to their place.

the direct control of building users;

power, for instance.

customized light, as well as pro-

This paper is part of a vision and

it can respond automatically to

Another basic concept involves

grammable reconfiguration of the

research conducted in close col-

sensor input; and it can implement

construction that is closely analo-

space in the home. A room, for

laboration with Professor William

strategies for minimizing building

gous to the notion of a Universal

example, can be easily configured

J. Mitchell, and part of the Green

energy use.

System Bus (USB) connector, like

for individual use, use by the family

Home Alliance, with the Fon-

Another assumption has been that

the ones you find on your personal

group of inhabitants, or even to

dazione Bruno Kessler in Italy

wind power can be harnessed,

computer. The USB connector is a

host a larger gathering that includes

(http://mobile.mit.edu/fbk).

generally, on a scale that goes

standardized interface that simul-

people from the community.

beyond the individual home. Wind-

taneously forms a structural con-

The idea of having a home as per-

mills that might be scaled for the

nection, an electrical connection, a

sonal trainer involves building a

home are highly susceptible to tur-

mechanical connection and a data

structure that educates its inhabi-

bulent conditions. However, we are

connection. Imagine this in the

tants and the broader community

beginning to see some options that

context of architectural construc-

so as to encourage behavior con-

can be integrated into architectural

tion. The Connected Sustainable

sistent with sustainability. Informa-

design to solve that problem, which

Home has intelligent units that

tion and communication technolo-

creates yet another source of green

snap together, not only giving

gies are central to achieving this

energy into which the Connected

structure to the building but also

objective. In our prototype, the

Sustainable Home can tap.

establishing immediate, USB-like

robo-walls can function as a med-

Advances in technology give us the

electrical, networking, plumbing

ical center or remote clinic, project-

opportunity to rethink urban ener-

and other links.

ing interactions with healthcare

symmetrical

gy systems. We can locate Con-

providers in real time. The robo-

nected Sustainable Homes in set-

First prototype

wall can interact with the inhabi-

tings that make sense for the type

With these guiding principles and

tant as she or he goes through an

of building and for particular forms

concepts in mind, we have begun

exercise regimen, collecting data

of green energy. For instance, a

to prototype the Connected Sus-

on the exercise performance and

home with windmills can be in

tainable Home. Our first iterations

adjusting the regimen accordingly

windy locations; a solar-based

involve what we call robotic archi-

(and in concert with healthcare

home can be built in a sunny loca-

tecture and the notion of the home

providers). It can also transform the

tion, with the proper orientation;

as personal trainer.

home into an athletic center or vir-

and a home that employs power

Robotics are key to the Connected

tual game room. The possibilities

from biomass can be sited in prox-

Sustainable Home. The objective is

are limited only by the imagination.

imity to the sources of that bio-

to build a structure that will

mass. In the Connected Sustain-

respond robotically to human inter-

On the path to genuine

able Home model, we begin to

action and to the environment.

sustainability

achieve a landscape relationship

This requires that the home be cus-

We know that genuine sustainabil-

between the principles articulated

tomized for its inhabitants and be

ity is predicated on using our intel-

above, building types and building

completely integrated into the

ligence to the greatest degree pos-

locations.

environment.

sible. This is how humans adapt to

One of the ways in which connec-

In our prototype, robotics are

behave in new ways and we need

tivity comes into play involves these

installed in the floors and in the

that adaptation to conserve energy

green energy systems. Imagine an

walls. The “robo-floor” includes

and conserve resources in a world

electrical

custom-designed HVAC units with

where they are under increasing

grid

organized

not


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Oxygen versus CO2

Sustainable Mobile Solutions

planning a few fundamental steps.

perating the exiting flow of energy

The first step can be applied only if

in favor of that which is entering.

the building is a new one and this

A building that is designed this way

is a matter of bio-climactic design.

is energetically self-sufficient, with zero CO2 emissions and truly brief

by Carlo Falciola

This means optimizing the rapport by Andrea Milano

between man - bios – and the cli-

times of economic return (an aver-

Air quality and traffic issues are

Today everyone talks about saving

mate, thanks to a perfect orienta-

age of 10 years’ time, but this

forcing us towards radical

energy, ecology, renewable energy

tion of the façade, compact geom-

depends on various factors). See-

change. But technological pro-

and safeguarding the environment

etry and less dispersion, the

ing the general state of the build-

gress, and a new way of

but the recent environmental

exploitation of the ventilation and

ing trade to start with, however,

thinking first of all, can help us

catastrophe in the Gulf of Mexico

natural radiation and the screening

there would already be a consider-

redesign this scenario.

reminds us that we are still too

of undesirable heat.

able environmental impact if the

dependent on fossil fuels. In reality,

The second step focuses on the

entire planet were constructing

Moving is hard work. When our

there is something we can all actu-

elements that separate man from

according to the class B category!

body is our means of transporta-

ally do, starting immediately. The

the surrounding climate, or rather,

To achieve certain results in a short

tion, it is immediately repaid by the

building trade is responsible for

the covering or “skin” of the build-

time, the game has to be played in

physical benefits of moving. But

40% of the consumption of ener-

ing, whether it is a new or already

three fields: political, technical and

when a different, more technolog-

gy world-wide and each and every

existent one. This means well-insu-

social. So it is significant that the

ical means of transportation is

one of us lives in some kind of

lated

can

EU’s New Instructions on the ener-

used, its “hard work” translates

house. The average consumption

“breathe” and are equipped with a

gy yield in the building trade fore-

into a cost for the environment,

of the buildings in Italy is 160

kind of inertia, transparent surfaces

sees that by the year 2020 there

energy sources and our quality of

kWh/square meter, which in the

that capture the heat in winter,

will be the creation of only new

life. Over time, our species has

current energy classification corre-

ventilated coverings but not a con-

“practically zero energy” construc-

learned to move anywhere more

sponds to the seventh class: the

tinuous thermal bridge. A house

tions. This cannot be set aside from

and more easily and quickly but in

worst. So there is lots of room for

with little dispersion can conse-

the evolution of technology and

the past few years our habits have

improvement and it makes sense

quently be heated less and this

the education of designers, busi-

turned out to be harmful and even

to start here.

allows for a reduction of the use of

ness concerns, craftsmen and plant

impossible to sustain. The air we

Improving the quality of buildings

heating systems, which are devas-

engineers, as well as the public

breathe is not exactly the best we

immediately raises the question:

tating for the environment.

institutions responsible for the

can get. According to Istat (the Ital-

how much will it cost? Contrary to

The third step towards a house of

approval of public and private

ian statistics institute), during 2005

what one may think, the current

the “already present future” is

works. In the end, it is important to

particulate in Italian cities exceeded

historical phase is even helping out

exactly that of the evolution of

broaden the volume of the subjects

the limits set by law for an average

on costs: the Kyoto Protocol

plant engineering, with the pro-

involved, the social aspect and

of 60 days. The situation seems to

requires that its member countries

gressive elimination of the use of

people’s mentality. From now on,

have slowly improved since then

reduce their emission of green-

the old boiler. For the air-condition-

anyone who buys a house will have

but it is still alarming. Data regard-

house gases by 2012, compared to

ing of rooms, it is substituted by

a “Proof of Energy Certification” at

ing car traffic is not encouraging

1990, and the result is a cascade of

the geothermal heat pump, which

their disposition, testifying to the

either, since Italy holds the Euro-

national and regional grants and

exploits free energy and the con-

overall services of the building’s

pean record for number of cars per

EU incentives to aid all kinds of

stant temperatures of the soil

engineering design. Only when this

person (60 cars every 100 Italians,

energy savings.

underground to fuel radiating

will have as much value as an

20% more than the EU average).

Therefore, improvement is not only

heating of the floors. The con-

apartment’s interior details will the

Sure, the proportion of Euro 4 cars

sensible and sustainable but it is

sumption of electricity of this sys-

planet finally be able to breathe a

today is four times what it was in

actually being made possible for

tem, beyond that which is used

bit better and drink less oil.

2005 but we still travel in almost

everyone. How do we do it and

daily for lighting and use in the

empty vehicles: on average, 10 cars

where do we begin this restyling of

home, is guaranteed by photo-

carry no more than 12 people.

the energy used in our buildings?

voltaic modules, whereas solar

In the past few years, a number of

Starting from that last class G, you

thermal collectors produce the san-

solutions to make mobility more

can get to the most efficient class

itary hot water that we need.

sustainable have been studied and

A, and beyond, with the Passive

Finally, mechanically controlled

suggested. Although none has

House and consumption that tends

ventilation guarantees the replace-

proven to be the winning one until

to be practically zero, by means of

ment of the air in the rooms, recu-

now, many have been quite effec-

Passive House, Active Ambience

outer

walls

that

and Manuela Lehnus

119


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oxygen

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tive and, most importantly, have

body or company, there is a group

portation.” Sustainable mobility

service has just signed an agree-

helped build an important knowl-

focused on mobility management,

initiatives are really most effective

ment with a major car sharing

edge base that can be used to

which I am part of, too, to study

when integrated and coordinated

company: car pick-up stations will

define the new paradigms of

and optimize how people having

with each other, and when they

be set up in 85 train stations,

mobility.

to do with the structure move

match users’ needs precisely. “It is

reserved for railway pass-holders,

According to Alberto Colorni, pro-

around. In our case, this means

important to organize and manage

with the goal of doubling users

fessor of Decision Models at the

over 40,000 students and another

these activities as a whole, con-

especially in the business segment.

Politecnico di Milano and mobility

few

professionals,

necting them one to the other.

Road pricing – charging a fee,

expert at the city’s university, “We

between professors and staff. We

Carpooling routes, for example,

which varies according to the vehi-

are now starting to have the strate-

have already analyzed the person-

can be planned to facilitate access

cle, for entrance in certain areas of

gies and tools we need to curb the

nel’s journeys and we will soon

to public transportation. But we

town – is another initiative that

problem in the near future and

start research about the students’.

also need to improve single initia-

many European cities have promot-

build promising scenarios for the

It is essential that questions and

tives, keeping the needs of poten-

ed to reduce traffic and pollution.

future.”

answers be accurate, in order to

tial users in mind. For example, on-

In Italy, we have Milan’s Ecopass

In 1988, Colorni created the first

define users’ features and needs

demand buses usually make cer-

system, which has sparked huge

on-demand public transportation

and to create a fitting organiza-

tain set stops; sometimes, especial-

discussions and contrasting opin-

service in Italy, in the Apennine

tional model. Firstly, we must

ly at night, it would help if they

ions about its true effectiveness.

area around Piacenza, in coopera-

divide

categories

could take people right to their

We probably need to keep in mind

tion with CNR (Italy’s National

depending on where they come

front door instead. These solutions

that it would be impossible to

Research Council). Later, he started

from, at what time, and along

would be easy to implement,

objectively evaluate this experi-

a number of projects for carpool-

which route, but also on what their

would promote the use of alterna-

ment at the moment, since for

ing (sharing private vehicles) and

preferred means of transportation

tive transportation and, most

now it is limited to a short time and

car or bike sharing (in which sub-

is. We know there are ‘pure driv-

importantly, would help improve

to a very small area. Similar initia-

scribers can borrow a vehicle at an

ers,’ who are willing to drive some-

users’ quality of life.”

tives actually have existed in other

extremely convenient fee from a

one but would never give up their

In Italy, this kind of initiative is in

countries for many years and in

company or association). These

own vehicle, as well as ‘pure pas-

slow but constant growth. Car

some cases have been confirmed

ways of sharing means of trans-

sengers,’ who do not have a car or

sharing members have doubled in

by popular vote. Singapore is the

portation could be some of the

cannot or do not want to use it,

the past three years, going from

record holder, introducing its first

most effective options to improve

and finally ‘mixed users,’ who can

9,000 in 2006 to 18,000 in 2009.

taxation against traffic in 1975

mobility: “For us Italians, having a

be both drivers and passengers.

Bike sharing, on the other hand,

with manual collection. Over time,

car is both a matter of convenience

According to our first results, there

can count on about 130 active sys-

Singapore’s traffic decreased by

and one of status, and is difficult to

is a strong interest in the initiative.

tems in Italy at the moment, with

45%, while use of public trans-

give up. Changing our mindset and

The next step is to study a model to

5,500 bicycles overall. The biggest

portation increased by 20%. Simi-

starting to think about every vehi-

organize and put users in touch,

one is Milan’s, offering 1,300 bikes

lar operations allowed London to

cle as the instrument of a service

according to their actual availability

in about 100 stations (with plans to

cut traffic by 30% and Stockholm

we can share with others could

and needs.”

add another 170 stations soon,

bring remarkable benefits. If you

Carpooling initiatives have obvious

reaching a total of 5,000 bikes)

by 15%, both with around 15% fewer CO2 emissions.

think about it, by the way, we reg-

benefits in terms of pollution and

– but that is still far from the results

“Road pricing is definitely a touchy

ularly carpool with friends for

traffic, but how could we over-

achieved in other European coun-

subject, but might be a valid instru-

events, short trips or holidays. The

come the resistance of those want-

tries. In France, for example, bike

ment, if implemented for a certain

turning point will be changing

ing a vehicle at their complete and

sharing is organized in just 34 local

period of time and in a dynamic

what is a sporadic and impromptu

unlimited disposal? “In the project

systems but offers over 35,000

way,” Alberto Colorni adds. “We

opportunity we take during our

we are working on for the Region

bikes overall. To get a better idea of

need to monitor how the types of

free time into a regular and well-

and the Municipality of Milan, we

the size of the phenomenon, just

vehicles and users change, and to

organized habit we can adopt, for

are considering particular incen-

compare the number of bikes per

change the system accordingly in

example, to commute to work.”

tives for those who participate.

person in Milan (one every thou-

order to reduce traffic and keep

Colorni and his group are working

Reserved, if not free parking

sand people) to that in the French

emissions under control. It is essen-

on two carpooling projects, one for

spaces, for example, or ‘mobility

capital (one every hundred people).

tial that profits be reinvested in

the Politecnico and one funded by

credits’ one can collect and convert

In the Netherlands, where bikes are

structures and initiatives that favor

the Lombardy Region. “In our uni-

into discounts or free membership

one of the most popular means of

sustainable mobility.”

versity, just like in any major public

for bike sharing or public trans-

transportation, the national train

Fuel is another important theme

thousand

users

into


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that regards the sustainability of

working on a quick charge system

ever to be implemented by a State

transportation. At the moment,

with 40 Kw power, which will take

– has an encouraging outlook: by

there are about one billion vehicles

only 20 minutes,” says Andrea Val-

2050,

around the planet, with tanks usu-

calda, Head of Innovation and

decreased by 50%, with a strong

ally filling up on gasoline or diesel.

Environment of Enel’s Engineering

increase in bikes and pedestrians;

In Europe, the transportation

and Innovation Division. According

trains will be faster, more capillary

industry relies on oil derivatives for

to Carlos Ghosn, the French-Japan-

and powered by electricity generat-

97% of its fuel and is responsible

ese automotive group’s top man-

ed by renewable sources; freight

for 24% of greenhouse gas emis-

ager, “We estimate that 10% of

transport will be carried out using

sions. Alternative systems, deter-

the world’s car production will be

vehicles running on natural gas,

mining a smaller environmental

electric models by 2015.”

produced with solar energy, while

impact, are still an irrelevant

The progress made by the automo-

oil will be mainly used for aviation.

percentage.

tive industry to favor sustainable

According to Newman, the first

In terms of carbon dioxide emis-

mobility is not limited to the area

signs of these changes are already

sions and fine particles, using vehi-

of propulsion. Integrating interac-

visible in Australia and the United

cles running on biodiesel, ethanol,

tive devices for localization and real

States – where the use of cars has

lpg gas and methane determines

time data or information exchange

been decreasing in the past few

remarkable reductions. According

could also make a large contribu-

years and public transportation has

to the UN Commission on Sustain-

tion: vehicles could communicate

increased.

able Development, biofuels like

with each other and with central-

biodiesel and ethanol could cover

ized traffic management systems,

up to 25% of the world’s energy

constantly

needs for the next 30 years. Using

about best routes, optimal speed,

electric cars that could cut CO2

parking, connection points with

emissions in half would also be a

other transportation systems and

solution with extremely positive

all the other information that can

results. Emissions could even come

make for an efficient and comfort-

close to zero if the electricity they

able journey. “New communica-

use is generated from renewable

tion technologies, paired with the

sources or nuclear plants.

Internet’s

Hybrid vehicles, launched a few

increasingly wide use of social net-

years ago, are slowly making their

work mechanisms, create interest-

way into the market but it is time

ing opportunities to improve the

for completely electric cars now. A

situation, starting with single users’

number of different manufacturers

contributions,” Alberto Colorni

will launch their first electric mod-

sums up. “For example, car drivers

els within a year. Meanwhile, a

themselves could update the traffic

range of important agreements

situation in different areas in real

between the automotive and ener-

time, sending information through

gy industries will favor the develop-

the web to a central system that

ment of a network of recharge sta-

can filter, organize and distribute

tions. Enel and Endesa (the for-

them. Moreover, the web’s sharing

mer’s equivalent in Spain), in par-

and communication principles are

ticular, have just signed a contract

perfect to optimize and promote

with the Renault-Nissan alliance to

carpooling initiatives.”

develop these technologies in

But where will all of this take us in

Europe and Latin America, with

the future? The answer comes

vehicles reaching an average speed

from Australia. Peter Newman,

of over 100 kilometers per hour, a

professor of Sustainability Policies

range of 130 kilometers and 6-7

and head of the Australian Sustain-

hours charge time. “We are also

ability Program – the first of its kind

receiving

popularity

directions

and

the

road

traffic

will

have

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New Grids for New Cities

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perforce pass by way of its basic

gested areas without dispersion: a

where it is most needed at the

circulatory system: the electric

network in which energy storage

time.

by Nicola Nosengo

energy network or grid.

systems and a better management

And this is where we come to the

The electric energy network

The electric energy network has

of the demand have eliminated the

first fundamental technological ele-

has contributed more than

contributed more than anything

problem of peak consumption. A

ment of an “electrically smart” city:

anything else to changing our

else to changing our cities, starting

network in which the watchwords

the meters, which are transformed

cities, starting at the end of the

at the end of the 1800s, and

have become distributed intelli-

from simple devices for counting

1800s. The current revolution

rethinking the city means needing

gence (systems controlling delivery

consumption into real communica-

of the smart cities would not

to specifically rethink this infrastruc-

at all points of the network),

tions terminals, able to converse in

be possible without an intelli-

ture. To synthesize with a slogan:

exploitation of broad-band com-

real time with the network nodes

gent electric energy network

“a smart city needs a smart electric

munications for exchanging infor-

and communicate the demand, or

that can guarantee the city

grid.”

mation between the city center and

on the contrary, the availability of

silent electric vehicles and that

Both the United States and Europe

the outskirts and a supply of electric

extra energy, so as to direct the

is able to provide all the

are quite aware of this and over the

current tailored to the needs of

flow. At the very least, the smart

energy necessary for living and

years ambitious multi-disciplinary

every single user at any given

energy meter can be defined as a

working without wasting any,

programs have been launched to

moment.

counter that includes a time factor.

all the while respecting the

fundamentally rethink the future

This is similar to the spirit that ani-

That is to say, not only does it meas-

environment.

networks. Already in 2003, a group

mated the European Commission

ure how much current is being con-

of experts from the United States

when it launched the "Smart

sumed but also how the consump-

In a book dated 1963 which soon

Department of Energy Office of

Grids" project in 2005. As diag-

tion changes over time. This infor-

became a classic of urban studies,

Electric Transmission and Distribu-

nosed by the Commission, the pres-

mation is then returned to the net-

The City in History, the American

tion drafted “Grid 2030,” a sort of

ent European electricity network is

work to “negotiate” the energy

historian and city-planner Lewis

roadmap for the network. From the

inadequate regarding the challenge

needs, and perhaps even the cost,

Mumford bitterly criticized the con-

ruthless challenge of obsolescent

of climate change and overcoming

in real time. For the record, our

temporary urban model, the mega-

technology to the constant increase

dependency on fossil fuels. It is

country has the most experience so

lopolis devoted to continuous

in consumption and the generated

based on the presence of large

far in undertaking the installation

expansion around its center. A

current, bottlenecks have been cre-

power plants connected to a high

of smart meters, with which Enel

structure (or better yet, an absence

ated today that are seriously impair-

voltage transmission system, which

has reached 32 million users.

of structure) that has been consid-

ing the functionality of the net-

in turn supplies energy to low or

The meter alone is not enough for

ered to be the reason for many of

work, leading to current leakage

medium voltage subsystems. Com-

making a smart grid, although it is

modernity’s ills and troubles and

now ranging around 10%; mal-

pared to an increasingly competi-

the first fundamental step. Thanks

which is a far cry from the ideal

functions or current interruptions

tive industrial sector, distribution is

to it, and pairing up with the tech-

city. In the future, he wrote, a city

sometimes cause enormous black-

largely managed as a monopoly.

nology that already largely exists,

should draw its inspiration from

outs, such as the epic one in

The system does not provide for

every single dwelling can become a

cities of the Middle Ages; not

August 2003 in the northern states

energy that can flow in two direc-

small-scale electric energy network,

devoted to continuous expansion,

of the U.S.A. and Ontario, leaving

tions: not only from the producer to

partly autonomous and, above all,

but based on an organic balance

55 million people without electrici-

the consumer but also vice versa.

“smart” in managing flow and

between the people and their habi-

ty. And all told, it costs the United

On the contrary, the distribution

consumption. An example might

tats, between the city itself and the

States about 180 million dollars per

networks of the future will have to

be the remote control of appliances

environment surrounding it.

year.

be “active,” to manage and facili-

and lighting. Supported by that

Today, many city-planners would

Contrary to this picture is the vision

tate the exchange of electricity in

other smart network par excel-

agree with some of Mumford’s

of "Grid 2030," which precisely

many directions: to indulge an

lence, mobile telecommunications,

ideas, although perhaps less drasti-

depicts how the network should be

open market in which production is

and coupled with a smart meter, it

cally. Decentralization, balance

in the year 2030. A network in

distributed in an intelligent way,

becomes relatively simple to devel-

with the natural environment,

which

focusing on sources of green and

op applications where, for example,

cities planned around Man’s needs,

exploits super-conductive materials

renewable energy.

a washing machine can be turned

the purpose of which is the quality

(those materials capable of passing

In both cases, what specifically

on or a heating system can be

of life and not increasing its size:

electric current with hardly any dis-

comes to mind is a network that

remote-controlled simply with a

these have become the key words

persion) that enable large amounts

would not waste a single kilowatt

phone text message, to avoid one

for urban planning. But this

of power to be carried over long

of energy, while pinpointing sur-

of the more traditional sources of

rethinking of the urban fabric must

distances, reaching the more con-

plus energy and sending it to areas

waste.

technological

progress


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The real leap to the city of tomor-

al writers, including Jeremy Rifkin.

why projects of this kind include

row and the smart grid will happen

A perspective, if research like

plans for installing adequately

when the single habitat, in turn,

Catchpole’s continues, that will be

equipped columns: it goes without

becomes a small electric power

an integral part of the scenario of

saying that each one is to be

plant that produces and does not

the city of tomorrow.

equipped with a smart meter that

just consume energy. Photovoltaic

Naturally, a smart grid in a smart

can inform the drivers of the clos-

and thermal solar are the watch-

city will have supporting mobili-

est available recharge point, recog-

words, words implying a radical

ty…that is just as smart.

For

nize the data of the car and cus-

transformation of the electric ener-

decades the object of unwavering

tomer and therefore withdraw the

gy network. This possibility already

skepticism, electric propulsion for

recharge cost from the user’s ener-

exists in Italy and is exploited by a

cars and public transportation vehi-

gy bill, all in real time.

few thousand citizens who connect

cles is making headway by now

After all, a smart city also rethinks

their electric energy system to solar

and after promises that are eternal-

its public lighting which, it should

panels installed in their homes,

ly postponed, it now seems only a

be remembered, was the first fun-

often selling the excess electricity to

matter of time. For now, the hybrid

damental application of electricity

the energy operator. But as every-

car, in which an electric motor

in an urban environment and still is

one knows, this is a possibility that

assists the internal combustion

a key element. Even the good old

still depends fundamentally on tax

motor, recovering part of the ener-

street lamp has to become “smart”

breaks or incentives guaranteed by

gy, is the host. But the time is ripe

by substituting the now obsolete

governments. The true break-

for a large-scale diffusion of the

incandescent bulb with the more

through of photovoltaic energy,

“purely” electric car. Lithium bat-

efficient

leading this technology to actually

teries permit independent travel of

Diode). As well as being much

compete in cost against that of fos-

about 130 km (well within the daily

more efficient in terms of energy,

sil fuels, calls for some vital techno-

average of whoever uses a car in

LEDs guarantee a more diffuse

logical innovation in the field of the

the city) and a “quick” recharge of

lighting that is more in tune with

materials.

3-4 hours by plugging it into any

the physiology of the human eye,

A big help, one hopes, will come

outlet. Pilot projects for the diffu-

the ideal compromise between low

from the science of the infinitely

sion of electric cars in an urban

light pollution and maximum

small. Not surprisingly, "Technology

context are taking place every day

“yield.” This category also includes

Review," the magazine of the Mas-

in many European cities. For exam-

the Enel “Archilede” street lamps,

sachusetts Institute of Technology

ple, take the "e-mobility Italy"

which are already located in more

in Boston, cited as one of the 10

project, in which Enel and Mer-

than 470 Italian cities.

most promising kinds of emergent

cedes are collaborating to place

Silent thanks to the electric car,

technology in 2010, that of the

100 Smart electric cars in piazzas in

which is able to provide all the nec-

Australian researcher Kylie Catch-

Rome, Pisa and Milan to be rented

essary energy everywhere for living

pole, who has discovered a tech-

to those who request them. And

and working, without wasting the

nique for exponentially increasing

analogous experiences are also

slightest bit, and is, therefore,

the efficiency of converting light

underway in Berlin and London.

respectful of the surrounding envi-

into electricity with the addition of

Even though these cars can be

ronment: even Mumford would

silver nanoparticles to the surface

recharged perfectly well with just a

have liked this city of tomorrow.

of the so-called thin film solar cells,

normal outlet, usually in the

the most affordable kind. Turning

garage, it is obvious that the wide-

an intuition into a large-scale pro-

spread presence of recharging

duction will not be a simple

points is still the crux of the matter

process, but it could, in principle,

for creating an effective diffusion

be “the solution” (or at least, one

of electric cars, particularly in

of the solutions) to make a quality

urban areas where only a minority

breakthrough in photovoltaic ener-

of car-owners actually have a

gy and bring about the dream of a

garage or where cars cannot be

“delocalized” electric energy net-

reached very easily with extension

work, a visionary proposal of sever-

cords from inside the home. That is

LED

(Light

123

Emitting


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oxygen

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Sustainable Cities

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be this way through its tradition

different applications, all of which

doned areas. The “energy” aspect

and also because of the high cost

will make it easier for us to con-

directly or indirectly characterizes

by Livio Gallo

of producing energy. In other

sume less energy without having to

all these actions and this is why we

Marco Polo describes a bridge,

“western” countries, the level of

make sacrifices: electric mobility;

must not neglect coordinated ini-

stone by stone.

consumption pro capita is consid-

completely exploiting renewable

tiatives between public and pri-

“But which is the stone that

erably higher, in part because of

energy sources; efficient power

vate, between institutions, univer-

holds up the bridge?” asks

different customs and in part

supplies in points of public energy

sities, research centers and indus-

Kublai Khan.

through wasteful distraction. This

consumption, such as using LEDs

trial realities of excellence that can

“The bridge isn’t held up by

paves the way for broad margins of

for public lighting; devices that rec-

immediately exploit their ramifica-

one stone or another,” replies

improvement.

ognize and regulate our consump-

tion throughout the territory and

Marco, “but by the line of the

All the actions that can help us

tion in an easy or even automatic

which can also exploit a network of

arch that they form.”

acquire an awareness of the impact

way.

employees living in the territory.

Kublai Khan reflects silently.

of our consumption habits, of the

But, just like an arch, all these

These people are “Enel citizens”

Then he adds, “Why do you

limited resources at our disposal

stones can only function perfectly

but they are also “citizens” who

speak to me of the stones?

and of the surrounding environ-

if they are in joint equilibrium,

live in that territory and who know

It is only that arch that matters

ment, must also be made easy to

inter-coordinated in order to make

the local aspirations, peculiarities,

to me.” Polo replies, “Without

understand. We live in an informa-

the most not only of the single

vocations.

the stones there is no arch.”

tion society, where everything is

advantages but also of the shared

Just like the stones of an arch and

easy to find, to buy, to consume,

advantages.

for

its keystone, all of these contribu-

This passage from Invisible Cities by

and where it is often difficult to

instance: cars which we only use

tions together are essential so that

Italy Calvino clearly depicts the im-

renounce acquired rights, such as

for 10% of our time, which can be

our cities can pave the way toward

portance of each single component

the right to consume.

recharged when a source of

environmental, economic and cul-

that forms an arch and, at the same

We need to make a cultural

renewable energy is available that

tural development that is increas-

time, the importance of the arch it-

change of course in our consump-

otherwise would not be used

ingly sustainable.

self, perfect and functional only in

tion habits but, by its very nature,

because it is produced in an inter-

its totality.

this is an action with medium- to

mittent manner. Or an intelligent

This concept can also be applied to

long-term consequences, which

meter that automatically regulates

the multiform reality of cities today,

teaches new generations more

the flows of energy at home, giv-

conglomerations of countless com-

respect for the resources around

ing priority to the sources that

plexities and producers of opportu-

them, something our grandparents

weigh less heavily on the environ-

nities and wealth, albeit through an

were forced to learn.

ment, such as solar panels on the

elevated consumption of resources.

In the short-term, and in order to

roof or hydroelectricity supplied by

1 billion Euros per year in inve-

There are many actions that could

reap significant benefits from

the network.

stments for the Italian grid

be taken, in particular in the field

actions to improve the urban ener-

Broadening our horizon, a smart

of energy resources, which has the

gy network (where 80% of all car-

city must promote sustainable

36 million electronic meters

highest impact, which could help

bon dioxide emissions are concen-

development whose paradigms

installed in Italy, 11 million in

ensure that the wellbeing which is

trated), innovations and automatic

include reducing the amount of

Spain and one million in other

produced can be maintained with-

mechanisms can be activated

garbage; sorting waste and valoriz-

countries

out at the same time irremediably

which can immediately reduce

ing it economically; drastically

depleting the increasingly limited

energy waste by end consumers.

reducing the emission of green-

50,000 Archilede LED street

resources at our disposal. First of

Of fundamental importance, and

house gasses by limiting the circu-

lights sold in Europe

all, we must rethink the way ener-

perhaps the keystone to the entire

lation of private cars; optimizing

gy is now being consumed, in par-

process, are devices such as energy

industrial emissions; rationalizing

100 electric vehicles now being

ticular in developed countries,

meters and the many automatic

the construction industry in order

tested with 500 recharging sta-

which are designed to function

applications that can be connected

to radically lower the impact of

tions

without paying much attention to

to them,

making them a nodal

heating and air conditioning;

efficiency, in part thanks to the rel-

point to this new, incisive and intel-

rationalizing public illumination;

By the year 2020, 2 billion

atively low cost of the energy

ligent network which can measure

promoting, protecting and manag-

Euros will have been invested

sources. On the level of pro capita

and control energy flows.

ing green areas in the city; urbanis-

on European projects for the

consumption, Italy is a fairly virtu-

Starting with these “basic building

tic development based on “saving

automation of the home and

ous country and it has learned to

blocks,” we can construct many

the land” and upgrading aban-

the grid.

Electric

cars,

Enel Smart Grids: Smart Grids for the cities of the future


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English version

Interview with Paolo Costa Green Port Project in “Serenissima” Venice

context of a broader plan, both as

kW. We changed our minds and

the most modern ships have an

to its objectives and its length. Not

focused

technology,

adequate system and even the dif-

only does Venice have to protect

becoming the first in Europe to

fidence of the shipbuilders must be

the port area, it also has to protect

make a choice of this kind, also

overcome. Until now, we have

by Claudio Pasqualetto

the entire lagoon: that is why its

thanks to the collaboration with a

somehow made them use cleaner

With its great “green port”

aim is to become the first carbon

leading Italian company for light-

fuels inside the port area, but the

project, not only has Venice

neutral port. This is an ambitious

ing large areas. The total power of

next step is needed and a Euro-

made a choice that is in line

project which, along with the proj-

the LEDs will be 65 kW and we

pean regulation that sets the stan-

with the Kyoto Protocol

ect regarding cold ironing, also

dards would be very useful, sort of

for the reduction of CO2 emis-

calls for designing maritime photo-

have calculated that in the end there will be a savings of CO2 emis-

sions: it also opens up impor-

voltaic systems and plans for the

sions equal to around 87 tons a

the United States. We are definite-

tant future possibilities in mari-

re-qualification of the port areas’

years and even a savings of 2,500

ly behind in this matter. If there

time trade across the Mediter-

energy systems, resulting in the

Euros a year on the power bill.

were well-defined standards, clear-

ranean Sea. Paolo Costa, the

reduction of costs and a consider-

Venice Port Authority’s Presi-

able reduction of harmful emissions,

What is your particular aim in

security and if these were sus-

dent, tells us why.

as well as being in line with the req-

your agreement with Enel?

tained by a European standard

uisites of the Kyoto Protocol.

As I already mentioned, the city’s

establishing times and ways, then

commitment is to create a port

both the Port Authority and the

It is best to clarify at once: Venice’s

on

LED

like what is already happening in

ly one could move with greater

choice to turn its port into an

That is a challenging project

with a low impact on the environ-

shipbuilders could have supplies in

avant-garde “green port,” fore-

but it is often necessary to start

ment. The towers lit with LEDs are

which to invest.

most in the panorama of the

off with some small steps in

just the first step, but the main

world’s harbors, is certainly not one

order to make people under-

objective is the so-called "cold

Going back to the agreement

of those choices that is made just

stand that beyond the mere

ironing." This means supplying

with Enel, besides the cold iro-

to follow some style or an attempt

words, there are also concrete

shore-side energy, by means of a

ning, what else is planned?

to be labeled as “trendy.” It is true

facts. Have you taken some of

specific network, to the vessels

At least three other things, all of

that in the future it seems that the

these steps?

during their stay in the port, thus

which are very important. The first

economy will be based on a

That is right where we started.

avoiding the need to turn on the

is the attention given to photo-

“green” economy, which people at

There was a sort of check-up on

ships’ auxiliary onboard engines.

voltaic or solar energy, and not by

least say they believe in. But it is

the state of the “energy health” of

Just to cite a few numbers, remem-

chance all the plans for remodeling

likewise true that Venice has calcu-

our ports and we found that with

ber that a cruise ship, on the aver-

or constructing new buildings

lated wisely, discovering that it is

even the smallest interventions we

age, stays in the port for ten hours.

inside the port area already require

not just a matter that will be

would be able to reduce consump-

Switching from onboard engines to

a predisposition for the installation

advantageous for its image but

tion by 60%. These interventions

energy supplied shore-side would

of photo-voltaic panels. The sec-

that this operation will also open

were of the most traditional kinds:

reduce the CO2 emissions by 30%

ond is a study we are conducting

up important opportunities for

from the use of energy-saving light

and those of other pollutants and

on the mobility of vessels with

developing strategies in maritime

bulbs to the insulation of different

particles by 95%.

goods and those with passengers

trade and traffic. Paolo Costa, who

frames, from remembering to

is a former professor of Transport

switch off the lights to the careful

In those terms, it sounds very

essential for pinpointing inefficient

Economics, Mayor of Venice, Min-

use of the heating and air-condi-

simple: turn off the engines

elements. And the last thing is

ister of Infrastructures and Presi-

tioning systems.

and plug in the plug…

monitoring the consumption of the

dent of the European Parliament’s

weeks, some lighthouse towers are

The problem is much more com-

entire port, to evaluate the poten-

Transportation Commission, is now

being installed on the west pier of

plex. Here we are talking about

tial energy efficiency improvement.

the President of the Venice Port

the cruise terminal. This undertak-

consumption equal to that of a

In Venice, however, this sensiti-

Authority and as such, has signed

ing is an important one, regarding

town with 30,000 inhabitants and

vity towards environmental

an agreement with Enel to kick off

both the expected results and the

this is already the first problem. A

problems has also found other

the so-called “Green Port.”

estimated costs, considering that

ship staying in the port needs 7

expressions. Whatever happe-

these are towers where the lights

MW of energy. And not only does

ned to the project you announ-

Professor Costa, why was this

are on for about 2,700 hours a

the port need to be equipped to

ced a while ago for producing

choice made?

year. The original project had

supply enough energy, but first and

energy from algae?

It was not an extemporaneous

planned on traditional light sources

foremost,

be

It is an experimental project but

decision, but rather part of the

with the power capacity of 148

equipped to receive it. Today, only

one that has a solid basis. We are

In these very

within the port area, which is

the

ship

must

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doing our first experimentation in

make. Therefore, this green port is

cal engineering.

ties. Between 1958 and 1964, at

the area of Pellestrina. Basically,

an extraordinary passage for our

The set contained the well-known

least 90 new Meccano parts were

two things are needed: algae and

future strategies: first of all, we

colored metal strips. The perfora-

produced, the packaging was

sunshine. Together with Elnag, we

have to think, as we already are,

tions were standard half-inch (12,7

revamped and 10 new sets were

have created a company using

about how to make our daily activ-

mm), the axles were 8-gauge and

created using the first pieces made

technology patented by Solena, an

ities compatible with the environ-

the nuts and bolts of a 5/32 BSW

out of plastic. The real novelty,

American group. Energy can be

ment. Then, we must seize this

thread. The only tools needed to

however, was the appearance of

produced from the process of pho-

opportunity, strengthened by our

assemble and take apart the mod-

the blown-up diagram with the

tosynthesis of the micro-algae and

experience and awareness, and

els were wrenches and screw-

instructions. There was also a

we estimate that Venice will be

consolidate our offer and our lead-

drivers. Gymnastics of the hands

booklet that suggested some mod-

able to produce up to 40 MW with

ership. We must not have any illu-

and the brain for improvising

els that could be made with the

zero environmental impact.

sions that the path will be brief but

sophisticated new combinations

pieces in the box: a windmill, a

by now, even this sector is off and

over and over again. More than a

locomotive, an excavator, a trailer

We have mentioned, though,

running. Today, we need a basis for

mere toy, Meccano proved to be a

truck, scales, a propeller crank and

that this is not just some kind

a better future for Venice’s port but

useful tool for teaching genera-

a pile driver. Small projects for

of fashion or trend; instead, it

even more so, for the unique envi-

tions of little children and young

small construction sites.

is quite far-sighted. What are

ronment surrounding it.

boys the fundamental principles of

The personnel of Meccano Ltd.

the long-term objectives?

mechanics: levers, clutches, power

includes many graduates in engi-

The Port of Venice has an impor-

lines and balances.

neering and architecture: a creative

tant geographical centrality and it

The box had a number from 1 to

team that has tested every possible

10 printed on it, according to the

way of putting together the pieces

number of pieces inside. Box 10, a

contained in any given box. It is a

dream come true, was obviously

two-fold educational model: on

one only the well-off could afford:

the one hand, it forces children to

it had all the pieces for building a

interpret and follow a project, and

must also become central for the

Science at the toy store

economy. We have a four-year plan underway that will conclude next year and involves an investment

Engineers Who Play with Mechancal Toys

estimated at 870 million Euros. On the one hand, we are the first

by Davide Coero Borga

motorized crane that was 2 meters

on the other, it stimulates the

home port in the Mediterranean

Perforated metal bars, screws,

tall. But actually, with every single

invention of new mechanical com-

for cruise ships and on the other,

plates, beams with wheels, pulleys,

set, even Box 1, you could build

binations.

we are in a privileged position for

gears, couplings and axles for mov-

lots of things that all worked.

The construction game was so suc-

all the traffic travelling across the

ing mechanisms, and nuts and

Which is by no means trivial, even

cessful that from 1916 to 1963 it

Mediterranean, coming from and

bolts for assembling the pieces.

today.

had its own magazine: “Meccano

going to Asia, thus avoiding the

Simply “scrap metal” to the unini-

First introduced in the very early

Magazine.” Richard Rogers, one of

Suez Canal. And that is not all.

tiated but cult objects for those

twentieth century, the product

the many architects inspired by the

What you see behind us is Italy’s

who spent their childhood erecting

immediately revealed its character-

concept of the game’s graphics,

most important economic and pro-

and taking apart and putting back

istics of originality and shortly the

has designed a sophisticated archi-

ductive basin and we need to make

together the contents of those

demand exceeded the supply. To

tecture of metal strips for the

the maximum use of the infrastruc-

boxes. An ageless game: the only

the point that Hornby had to

Lloyd’s Bank complex in London. In

tures of the roads and railways.

one, however, to have conquered

establish his own factory on Duke

fact, today Meccano is used as

Most of all, we can provide guide-

the shelves of those unlikely para-

Street. Soon Meccano became

educational material at the Poly-

lines for Europe which, compared

dises of Allen wrenches: the hard-

popular throughout the world: the

technic Institutes in Italy and

to the great northern ports of the

ware stores.

first establishment in 1908, then in

around the world. And then they

continent with much heavier traffic

This famous “Meccano” toy has

1914, another new plant in Liver-

say games are for kids.

today, would guarantee huge sav-

just recently celebrated its hun-

pool at Binns Road turned the

ings both in terms of time and

dredth year of production: Frank

young company into Meccano Ltd.

energy

Hornby, the humble employee of

– the general headquarters for the

“straight” path through Venice

Liverpool

next sixty years.

allows for an extraordinary elimination of CO2 and when this con-

patented the new toy in 1901,

Over the years, this favorite toy of

called it "Mechanics Made Easy" –

engineers and architects has been

sumption, as sometimes happens,

that is to say “mechanics for every-

re-designed many times - lots of

also becomes an expense, it is clear

one” - because it was based on the

color combination choices - but the

that Venice is the only choice to

elementary principles of mechani-

real “boom” happened in the Six-

consumption.

The

who

invented

and


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Oxygen è stampata su carta UPM Fine 120 gsm, certificata EU Flower.

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Il marchio EU Flower garantisce che l’intero ciclo di vita del prodotto ha un impatto ambientale limitato, a partire dalla scelta delle materie prime fino alla lavorazione, e dal dispendio energetico allo smaltimento dei rifiuti.

Per le riproduzioni grafiche e fotografiche appartenenti alla proprietà di terzi inserite in quest’opera, l’Editore è a disposizione degli aventi diritto, nonché per eventuali non volute omissioni e/o errori di attribuzione nei riferimenti bibliografici.

I testi sono composti in Arnhem © OurType, 2002. Tutti i diritti sono riservati. Frutiger ©1988 Adobe Systems Incorporated. Tutti i diritti sono riservati. Frutiger è un marchio registrato di Linotype AG e/o delle sue sussidiarie.

Testata registrata presso il Tribunale di Torino autorizzazione n. 76 del 16 luglio 2007 Iscrizione al Roc n. 16116


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